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Discussione: Saguy: «Netanyahu e Barak alimentano pericolosamente la guerra all'Iran»

  1. #1

    Saguy : Netanyahu e Barak alimentano pericolosamente la guerra all'Iran

    sintesi personale

    Saguy, capo delle operazioni dell'IDF durante la prima guerra in Libano e MI chief dal 1991 al 1995, ha deciso questa settimana ,alla luce di ciò che egli chiama "orchestrata isteria ," di far sentire la sua voce in pubblico.

    "Sono indignato per il grado zero di responsabilità dimostrata e dalle informazioni sulle perdite anche se non posso dire che sono sorpreso da questo. Sarebbe un errore se Israele usa la forza, certamente ora, al fine di contrastare il potenziale nucleare iraniano. "
    L'essenza del messaggio di Saguy: i cittadini di Israele non possono fidarsi di Ministro della Difesa Ehud Barak e del primo ministro Benjamin Netanyahu. Lui non si fida del secondo perché non lo ha visto mai prendere, in uno dei suoi due mandati come primo ministro, una decisione importante. Lui non si fida di Barak perché ha visto i risultati di molte delle sue decisioni importanti , come capo di stato maggiore, primo ministro e ministro della difesa e non ha superato la maggior parte dei test strategici ai quali è stato sottoposto
    In realtà, Saguy riesce a malapena a pronunciare il nome di Barak. e non parla molto di Netanyahu perché "non ho mai avuto l'opportunità di lavorare con lui nei momenti di pressione e di crisi.".
    La scorsa settimana una fonte ,vicino a Netanyahu ,ha offerto alcuni dettagli supplementari in merito al numero - citato da Barak - di vittime possibili . Non ha contestato l 500 morti tra i civili,ma includendo i feriti il totale i definitivo risulterebbe di 4.000 persone

    "Non prendo la minaccia iraniana alla leggera", Saguy mi assicura. "Una bomba nucleare iraniana sarà un pericolo. Non l'uso di essa, tra l'altro, ma il possesso di esso. Ma io sono indignato per l'utilizzo del termine 'minaccia esistenziale. Non è sufficiente dire 'grave' ?' Tutti i confronti storici con l'Olocausto derivano da una scuola di pensiero ideologica.
    E 'necessario essere razionali Questo è un problema internazionale e regionale e Israele sta cercando di togliere le castagne dal fuoco da sola . L'uso della forza militare non può contrastare le intenzioni dell'Iran , forse ritarderà il programma nucleare iraniano o forse non lo farà . Un attacco non è possibile senza un coordinamento con gli americani e il loro accordo. Abbiamo bisogno di eliminare dal lessico la frase : 'Non sono d'accordo che l'Iran dovrebbe avere una bomba- No, io personalmente non sono d'accordo, ma non dipende solo da me e un attacco comporta anche pericoli a lungo termine. Rabin si sforzò di raggiungere accordi con i nostri vicini, prima che gli iraniani ottenessero una bomba. Se avessimo accordi di pace oggi con i paesi arabi e con i palestinesi, esattamente cosa farebbero gli iraniani '? Gli sciiti non amano i sunniti, ma quando l' 'ex presidente siriano Hafez Assad era disposto a fare la pace con Barak, nel 1999-2000, gli iraniani dichiararono che non si sarebbero opposti alla mossa. Tanto di cappello a chi dice che la persona che ha contrastato la pace con la Siria nel 2000 ci ha fatto un favore. Tali sono i poteri profetici. La riluttanza a fare la pace con la Siria è stata un'occasione persa rozzamente. L'avremmo impegnata a rinunciare a qualsiasi altra alleanza che mettesse in discussione la pace con Israele ".
    Non ci può essere una situazione in cui Israele si basa esclusivamente sulla sua forza militare per rispondere alle minacce, Un attacco contro l'Iran sarà inevitabilmente condannato da parte dei paesi del mondo arabo, "anche se nel profondo del loro cuore si rallegreranno." Il momento attuale rende questa prospettiva particolarmente pericolosa.visto che sciiti e sunniti sono in rotta di collisione, la Turchia è alle prese con l'Iran per questioni egemone e ,invece di sfruttare questa lotta, abbiamo posto in crisi le relazioni con la Turchia . "
    Barak era vice capo del personale (e il capo del personale designato) durante la guerra del Golfo del 1991. Come IDF capo se ne uscì con l'Operazione Bramble Bush un piano assurdo , folle, contrario agli interessi di Israele e avversata dal primo Ministro Shamir. Il problema è se Israele deve agire come uno sceriffo e, pertanto, decidere di contrastare o uccidere un capo di Stato legittimo, anche se lui non è un amante di Sion".
    Saguy ricorda che lo sviluppo nucleare iraniano ha subito un'accelerazione dopo che Saddam Hussein è stato indebolito in seguito alla guerra del Golfo e in seguito all'invasione americana dell'Iraq nel 2003. Così, dice, "è imperativo non andare contro la posizione americana e intraprendere una guerra, senza ottenere la collaborazione di cui abbiamo bisogno in futuro. Non si può dipingere tutto in nero o bianco, essere o non essere. Ci sono sfumature. Siamo un paese forte che sa quando non usare la forza militare. L'importante non è essere isterici "
    http://www.haaretz.com/weekend/week-...emium-1.458941

  2. #2
    dimmi pegaso, tu che stai seguendo con attenzione, a 'sto giro un attacco è altamente probabile, vero?

  3. #3
    spezzoni di servizi segreti, miltari , Kadima intellettuali sono contrari e anche la Likud non naviga in acque tranquille per N e B è l'ultima spiaggia per risolvere i problemi interni. e stanno giocando pericolosamente alcune carte Sicuramente una parte della comunità internazionale vuole un rimpasto interno tre articoli di oggi
    La nato ha già messo le mani avanti

    http://frammentivocalimo.blogspot.it...hp?id=5463&r=1
    (giornale di N e finanziato dai neocon

    http://www.israelhayom.com/site/news...hp?id=5463&r=1
    http://www.jpost.com/DiplomacyAndPol...aspx?id=281882
    solo alcuni articoli

    in italiano


    e qui eravamo nenel 2010 http://frammentivocalimo.blogspot.it...ashkenazi.html


    Altri articoli
    http://frammentivocalimo.blogspot.it...an-e-meno.html
    http://frammentivocalimo.blogspot.it...buren-gli.html
    http://frammentivocalimo.blogspot.it...-in-libya.html
    http://frammentivocalimo.blogspot.it...rrafondai.html
    Ultima modifica di Pegaso; 20-08-2012 alle 12:47

  4. #4

  5. #5
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    Inseguendo notizie, sono incappata in questo gruppo di FB, che esprime il dissenso del popolo verso questa guerra.

    https://www.facebook.com/israellovesiran?ref=ts

    A quanto pare, il gruppo era nato a marzo del 2012

    http://www.thenational.ae/news/world...s-and-israelis
    "Essendo una parte, l'essere umano non può intendere il tutto"
    [C. G. Jung]

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  6. #6
    Citazione Originariamente Scritto da Pegaso Visualizza Messaggio
    Lo ritengo plausibile.
    Qui in Svizzera ogni casa ha i rifugi antiaerei. In certi casi sono raggruppati per esempio sotto qualche edificio pubblico.
    In realtà i rifugi nelle case private e molti di quelli negli edifici pubblici, pur se solidissimi, sono adibiti a cantine, archivi o altro. Prima che siano agibili si dovrebbero sgomberare e attrezzare (per esempio è previsto che i letti debbano essere costruiti con i listoni di separazione delle cantine e le ante delle porte che si trovano negli appartamenti). Dunque in caso di allarme aereo passerebbero giorni prima che la gente potrebbe effettivamente utilizzare i rifugi, ammesso che lo sappia fare.
    Inoltre sono stati fatti dei test e le persone/famiglie che si erano volontariamente rinchiuse nei rifugi, anche solo durante circa una decina di ore al giorno, dopo una settimana sono "scoppiate".
    Penso che in Israele le cose non siano molto diverse anche se probabilmente l'istruzione della popolazione è un pochino migliore.
    “Verrà il tempo in cui i responsabili dei crimini contro l’umanità che hanno accompagnato il conflitto israelo-palestinese e altri conflitti in questo passaggio d’epoca, saranno chiamati a rispondere davanti ai tribunali degli uomini o della storia, accompagnati dai loro complici e da quanti in Occidente hanno scelto il silenzio, la viltà e l’opportunismo.”

  7. #7
    e che lo scontro sia pericolosamente in atto e coingolge, per me non da adesso, blocchi interni militari e politici. lo conferma questo articolo che è bene sintetizzare. e conferma quanto si diceva. Il vantaggio è che fa emergere lo schieramento e l'asse che s sta coagulando anche in Italia ,pur con le dovute "differenze".: estrema destra nazionalista e religiosa in salsa Im Tirtzu di noantri.

    In sintesi : o adesso o non più
    Uno scontro pericoloso se giornali moderati prendono posizioni decise. entrare in una guerra per avventurismo e ambizioni di B. e N anche per laSamaria e la Giudea ecc è oggi tutt'altro che assurdo. E lo scontro è istituzionale
    http://www.ynetnews.com/articles/0,7...270970,00.html
    http://blogs.timesofisrael.com/our-p...ref_map=%5B%5D
    Ultima modifica di Pegaso; 21-08-2012 alle 20:34

  8. #8
    “Netanyahu vuole attaccare l’Iran prima di novembre”. Ma nel partito del premier resiste il fronte del “no” alla guerra



    «Ma quale primavera! Il governo israeliano vuole attaccare l’Iran prima delle elezioni americane!». Lunedì sera l’emittente tv israeliana Channel 10 ha mandato in fibrillazione un bel po’ di cancellerie. Abituate, ormai, all’idea che no, una guerra contro Teheran non ci sarà fino a febbraio-marzo 2013.

    È bastato vedere in primo piano la faccia di Alon Ben-David, giornalista esperto di cose militari, per aspettarsi tutto tranne che notizie buone. E infatti. «Il primo ministro Benjamin Netanyahu è intenzionato ad attaccare l’Iran prima delle elezioni statunitensi del 6 novembre», ha detto Ben-David. E ha aggiunto, nel caso non fosse chiaro: «Mai prima d’ora Israele è stata così vicino alla guerra ai programmi nucleari della Repubblica islamica».

    Come ricorda il quotidiano elettronico Times of Israel, «Ben-David è stato l’unico autorizzato a curiosare nelle forze aeree israeliane per vedere come ci si sta preparando all’attacco militare». E Ben-David non ha tradito le attese. «Dal punto di vista di Netanyahu le sanzioni non hanno funzionato e ogni giorno che passa avvicina l’ora X», ha detto durante l’edizione principale del tg.

    Quanto all’incontro con il presidente Usa previsto a settembre, in occasione dell’Assemblea generale dell’Onu, Ben-David ha gelato tutti: «Non si sa nemmeno se ci sarà l’incontro», ha rivelato. E anche se un faccia a faccia ci sarà, continua l’analista, «dubito Obama sarà in grado di convincere Netanyahu a far ritardare l’attacco».


    L’analista militare Alon Ben-David lunedì sera durante il tg di Channel 10
    La guerra si avvicina. La guerra si allontana. L’elastico nucleare, in salsa mediorientale, continua ormai da settimane. Tanto che, secondo molti, i toni non sono più quelli di un conflitto, «ma di una telenovela». Telenovela che, però, a qualcuno non dispiace. «Più Netanyahu minaccia di attaccare l’Iran più in realtà questa guerra resta solo un’idea», spiega a Falafel Cafè un parlamentare del Likud, il partito del premier. «All’interno della nostra formazione non tutti seguono il ragionamento di Bibi: più di qualcuno – me compreso – non vuole avere sulla coscienza migliaia di vittime civili qui, nello Stato ebraico, e anche là, nella Repubblica islamica».

    Il timore è anche un altro. «Bibi (Netanyahu, nda) mese dopo mese ha perso l’appoggio di molti Stati nostri alleati fino a qualche anno fa», continua il parlamentare del Likud. «Abbiamo perso la Turchia, abbiamo perso l’Egitto, la Giordania inizia ad avere problemi di stabilità e l’Arabia Saudita ci ha praticamente chiuso i corridoi aerei e navali». Quindi lo scenario successivo all’eventuale attacco all’Iran: «Basta una sola bomba su Teheran per incendiare tutto il Medio Oriente. Ci troveremmo a dover gestire più conflitti contemporaneamente e non ne siamo ancora in grado, checché ne dica Bibi». Poi, chiude il ragionamento, «ci sarebbe la questione – non meno importante – dei costi da sostenere per il conflitto su larga scala».

    Già, i costi. Secondo l’analisi del gruppo di ricerca BDI-Coface la guerra potrebbe costare all’economia israeliana addirittura 167 miliardi di shekel, 42 miliardi di dollari. Ci sarebbero danni economici «diretti» (47 miliardi di shekel, pari al 5,4% del Pil del 2011). E danni «indiretti»: 24 miliardi di shekel all’anno, in un periodo previsto di recessione che va dai tre ai cinque anni. Per fare un confronto: la guerra in Libano nel 2006, durata 32 giorni, fece ridurre la crescita economica dello 0,5%. A cui si aggiunse un altro 1,3% del Pil utilizzato per ricostruire le infrastrutture danneggiate da Hezbollah. Ma nella guerra contro il Paese dei Cedri fu coinvolta soltanto la parte settentrionale, dove si produce il 20% della ricchezza nazionale. «In caso di attacco all’Iran – precisa lo studio – sarebbe coinvolta la parte d’Israele che realizza il 70% del Pil annuale».

    © Leonard Berberi
    http://falafelcafe.wordpress.com/201...o-alla-guerra/

  9. #9
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    Il popolo di twitter è perplesso per questa notizia:
    Il Canada chiude l'ambasciata in Iran ed espelle i diplomatici iraniani da Ottawa.

    Come mai?


    qui
    "Essendo una parte, l'essere umano non può intendere il tutto"
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  10. #10
    la domanda è giusta: per alcuni prefigura un attacco, per altri " interventi sotterranei e non legali" ossia servizi segreti . Da seguire. Di certo non credo alla versione ufficiale visto che non c'è nulla di nuovo sotto il sole, se non la conferenza dei paesi non allineati
    Ultima modifica di Pegaso; 09-09-2012 alle 09:58

  11. #11
    Iran, per Israele il tempo stringe


    Ugo Tramballi (IlSole24Ore)



    il-sole24ore-logoAriel Sharon, che 40 anni fa lo aveva scelto per eliminare i capi palestinesi, diceva che «la sua specialità è separare un arabo dalla sua testa». Non si può dire che Meir Dagan, capo del Mossad fino a qualche mese fa, sia un pacifista. Ma è di questo che Bibi Netanyahu e il ministro della Difesa Ehud Barak lo accusano, da quando l'ex capo del servizio segreto ha detto che bombardare i siti nucleari iraniani è sbagliato: «L'Iran emergerebbe da un attacco più unito che mai e più determinato ad avere il nucleare». Come dire: si può bombardare la Bomba, non la capacità tecnica e la volontà politica di farla.

    Il dilemma israeliano se attaccare o no l'Iran, nato come dibattito discreto fra i vertici politici e della sicurezza, è diventato una rissa pubblica. Come molti altri comandanti militari, anche l'ex capo di stato maggiore Gabi Ashkenazi è contrario all'operazione. Shimon Peres, il presidente, sostiene che «attaccare l'Iran senza il consenso americano sarebbe una follia». Sentitosi tradito, Netanyahu lo ha accusato di aver ucciso i mille israeliani vittime della seconda Intifada: Peres aveva firmato gli accordi di pace di Oslo, 1993. Da allora premier e presidente non si parlano.

    La rissa è tracimata dagli stretti confini d'Israele. Qualche giorno fa Netanyahu e Dan Shapiro, ambasciatore Usa in Israele, hanno avuto uno scambio verbale che ha superato di gran lunga i limiti del bon ton diplomatico, dice chi ha partecipato all'incontro. L'eventuale bombardamento non sarebbe una questione fra Israele e Iran: esploderebbe il Golfo e difficilmente gli americani riuscirebbero a restarne fuori. È una questione internazionale: potenzialmente più importante della crisi economica globale che una guerra, i cui campi di battaglia sarebbero quelli petroliferi, aggraverebbe. Anche pensando ai rischi economici, Angela Merkel ha chiamato Netanyahu intimandogli di non attaccare l'Iran e «dare tempo alle sanzioni e alla diplomazia di essere efficaci».

    Bibi ed Ehud Barak, al momento gli uomini più potenti d'Israele, sono i due fondamentali sostenitori dell'attacco. Il fondamentale oppositore al loro disegno è l'amministrazione democratica americana.

    Gli israeliani sono convinti che Barack Obama rivincerà e una volta rieletto sarà troppo forte per essere ignorato. Il presidente la pensa come Meir Dagan: c'è ancora spazio per la diplomazia, le sanzioni economiche e per sfruttare le divisioni nel potere iraniano. Per attaccare dunque la finestra possibile per Israele è da qui all'inizio di novembre. Mitt Romney è dichiaratamente favorevole ai piani di Netanyahu: un'operazione militare in campagna elettorale costringerebbe Obama a sostenerla. I sondaggi dicono che la comunità ebraica, potente negli "swing states" decisivi per la rielezione, continuerà a votare democratico. Ma non per un presidente democratico che non sostiene Israele in guerra.

    L'altro ieri Netanyahu è stato minaccioso come con l'ambasciatore Shapiro: la comunità internazionale non è abbastanza determinata con l'Iran che «non deve avere armi nucleari». Temendo un'azione unilaterale, l'amministrazione americana ha pianificato nuove esercitazioni e missioni segrete nel Golfo. Bibi non è amato da nessun leader al mondo: Nicolas Sarkozy diceva che è un bugiardo. Ma Obama lo detesta. Da presidente non ha mai visitato Israele.

    Dalla guerra in giù, gli americani stanno vagliando tutte le opportunità nel Golfo: compresa quella, al polo estremo del conflitto, di "vivere con la Bomba iraniana" o con la capacità tecnica iraniana di assemblare una bomba. Molti Paesi sono a questo livello che non viola il Trattato sulla non proliferazione. Per Israele questo è insostenibile. Bibi e Barak affermano che nonostante gli assassinii degli scienziati (organizzati da Dagan) e la guerra cibernetica di Usa e Israele ai computer iraniani, la Bomba è quasi pronta. L'Iran sta mettendo le sue centrali nel sottosuolo, è vicino al punto in cui, dice Israele, non sarà più possibile bombardarle.
    Netanyahu ama paragonare la minaccia iraniana all'Olocausto: della retorica è un campione. Ephraim Sneh, ex generale e ministro laburista, anche lui contrario all'attacco, è più convincente sui rischi che corre il Paese: nell'ipotesi della Bomba iraniana, «Israele perderebbe il suo vantaggio strategico nella regione. Perderebbe la guida come Paese d'imprenditorialità ed eccellenza; calerebbero gli investimenti stranieri e i giovani israeliani di talento costruirebbero all'estero il loro futuro. Nessun leader israeliano responsabile permetterebbe che un tale incubo diventi realtà».

    http://www.cipmo.org/rassegna-nazion...o-stringe.html

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