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Discussione: Perché Assange con Ecuador e Sud America?

  1. #1
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    Perché Assange con Ecuador e Sud America?

    Mi è stato suggerito un testo piuttosto interessante, che prova a spiegare come mai Assange, ricercato dai servizi segreti di mezzo mondo, si rifugia nella (e parla dalla) Ambasciata dell'Ecuador.

    Prima di affrontare la lettura, ridate una occhiata al discorso di Assange, che ho postato qui, soprattutto laddove ringrazia i governi di Ecuador, Argentina, Chile ecc...
    http://www.metaforum.it/showthread.p...l=1#post379998


    Cosa pensate di questo testo? E' un po' lungo, ma vale la pena di mettersi comodi e leggere almeno i passi più salienti. Roderigo, soprattutto mi interessa sapere cosa ne pensi tu. Fantapolitica? O una lettura della geopolitica che non possiamo fare, perché non ne abbiamo le informazioni necessarie?


    ***

    sabato 18 agosto 2012
    Ecco il perchè di Londra.

    di Sergio Di Cori Modigliani


    Oggi parliamo di geo-politica e di libera informazione in rete.
    Tutto ciò che sta accadendo oggi, tecnicamente (nel senso di “politicamente”) è iniziato il 12 dicembre del 2008. Secondo altri, invece, sarebbe iniziato nel settembre di quell’anno. Ma ci volevano almeno quattro anni prima che l’onda d’urto arrivasse in Europa e in Usa.
    Forse è meglio cominciare dall’inizio per spiegare gli accadimenti.
    Anzi, è meglio cominciare dalla fine.
    Con qualche specifica domanda, che –è molto probabile- pochi in Europa si sono posti.
    Mi riferisco qui alla questione di Jules Assange, wikileaks, e la Repubblica di Ecuador.

    Perché il caso esplode, oggi?
    Perché, Jules Assange, ha scelto un minuscolo, nonché pacifico, staterello del Sudamerica che conta poco o nulla?

    Come mai la corona dell’impero britannico perde la testa e si fa prendere a schiaffi davanti al mondo intero da un certo signor Patino, ministro degli esteri ecuadoregno, per gli euro-atlantici un vero e proprio Signor Nessuno, il quale ha dato una risposta alla super elite planetaria (cioè il Foreign Office di Sua Maestà) tale per cui, cinque anni fa avrebbe prodotto soltanto omeriche risate di pena e disprezzo, mentre oggi li costringe ad abbozzare, ritrattare, scusarsi davanti al mondo intero?
    Perché l’Ecuador? Perché, adesso?


    Tutto era più che prevedibile, nonché scontato.
    Intendiamoci: era scontato in tutto il continente americano, in Australia, Nuova Zelanda, Danimarca, paesi scandinavi. In Europa e a Washington pensavano che il mondo fosse lo stesso di dieci anni fa. Perché l’Europa –e soprattutto l’Italia- è al 100% eurocentrica, vive sotto un costante bombardamento mediatico semi-dittatoriale, non ha la minima idea di ciò che accade nel resto del mondo, ma (quel che più conta) pensa ancora come nel 1812, ovvero: “se crolla l’Europa crolla il mondo intero; se crolla l’euro e l’Europa si disintegra scompare la civiltà nel mondo” e ragiona ancora in termini coloniali. Ma il mondo non funziona più così. In Italia, ad esempio, nessuno è informato sulla zuffa (che sta già diventando rissa) tra il Brasile e l’Onu, malamente gestita da Christine Lagarde, la persona che presiede il Fondo Monetario Internazionale, e che ruota intorno all’applicazione base di un concetto formale, banale, quasi sciocco, ma che potrebbe avere ripercussioni psico-simboliche immense: l’Italia è stata ufficialmente retrocessa. Non è più l’ottava potenza al mondo, bensì la nona. E’ stata superata dal Brasile. Quindi al prossimo G8 l’Italia non verrà invitata, ma ci andrà il Brasile. Da cui la scelta di abolire il G8 trasformandolo in G10 standard. Si stanno scannando.
    La prima notizia Vera (per chi vuole ricavare informazioni reali dal mondo reale) è questa: “L’Europa, con l’Inghilterra e Germania in testa, non possono (non vogliono) accettare il trionfo keynesiano del Sudamerica e la loro irruzione nel teatro della Storia come soggetti politici autonomi. Per loro vale il principio per cui “che se ne stiano a casa loro, non rompano, e ringrazino il cielo che li facciamo anche sopravvivere, come facciamo con gli africani. Altrimenti, da quelle parti, uno per uno faranno la fine di Gheddafi”. Il messaggio in sintesi è questo.
    Dal Sudamerica negli ultimi quaranta giorni sono arrivati tre potentissimi messaggi in risposta: niente è stato pubblicizzato in Europa. Tanto meno l’ultimo (il più importante) in data 3 agosto, se non altro per il fatto che era in diretta televisiva dalla sede di New York del Fondo Monetario Internazionale. Nessuno lo ha trasmesso in Europa, ad esclusione del Regno di Danimarca. E così, preso atto che esiste una compattezza mediatica planetaria di censura, e avendo preso atto che se non se ne parla la televisione, non c’è in rete e non si trovano notizie su wikipedia, allora vuol dire che non esiste, il Sudamerica ha scelto il palcoscenico mediatico globale più intelligente in assoluto: il cuore della finanza oligarchica planetaria, la city di Londra.
    E adesso veniamo ai fatti.

    Jules Assange, il 15 giugno del 2012 capisce che per lui è finita. Si trova a Londra. Gli agenti inglesi l’arresteranno la settimana dopo, lo porteranno a Stoccolma, dove all’aereoporto non verrà prelevato dalle forze di polizia di Sua Maestà la regina di Svezia, bensì da due ufficiali della Cia, e un diplomatico statunitense, i quali avvalendosi di specifici accordi formali sanciti tra le due nazioni farà prevalere il “diritto di opzione militare in caso di conflitto bellico dichiarato” sostenendo che Jules Assange è “intervenuto attivamente” all’interno del conflitto Nato-Iraq mentre la guerra era in corso. Lo porteranno direttamente in Usa, nello Stato del Texas, dove verrà sottoposto a processo penale per attività terroristiche, chiedendo per lui l’applicazione della pena di morte sulla base dell’applicazione del Patriot Act Law. Si consulta con il suo gruppo, fanno la scelta giusta dopo tre giorni di vorticosi scambi di informazioni in tutto il pianeta. “vai all’ambasciata dell’Ecuador a piedi, con la metropolitana, stai lì”. Alle 9 del mattino del 19 giugno entra nell’ambasciata dell’Ecuador. Nessuna notizia, non lo sa nessuno. Il suo gruppo apre una trattativa con gli agenti inglesi a Londra, con gli svedesi a Stoccolma e con i diplomatici americani a Rio de Janeiro. Raggiungono un accordo: “evitiamo rischio di attentati e facciamo passare le olimpiadi, il 13 agosto se ne può andare in Sudamerica, facciamo tutto in silenzio, basta che non se ne parli”. I suoi accettano, ma allo stesso tempo non si fidano (giustamente) degli anglo-americani. Si danno da fare e mettono a segno due favolosi colpi. Il primo avviene il 3 agosto, il secondo il 4.
    Il 3 agosto 2012, con un anticipo rispetto alla scadenza di 16 mesi, la presidente della Repubblica Argentina, Cristina Kirchner, si presenta alla sede di Manhattan del Fondo Monetario Internazionale accompagnata dal suo ministro dell’economia e dal ministro degli esteri ecuadoregno, Patino, in rappresentanza di “Alba” (acronimo che sta per Alianza Laburista Bolivariana America”) l’unione economica tra Ecuador, Colombia e Venezuela. In tale occasione, la Kirchner si fa fotografare e riprendere dalle televisioni con un gigantesco cartellone che mostra un assegno di 12 miliardi di euro intestato al Fondo Monetario Internazionale con scadenza 31 dicembre 2013, che il governo argentino ha versato poche ore prima. “Con questa tranche, la Repubblica Argentina ha dimostrato di essere solvibile, di essere una nazione responsabile, attendibile e affidabile per chiunque voglia investire i propri soldi. Nel 2003 andammo in default per 112 miliardi di dollari, ma ci rifiutammo di chiedere la cancellazione del debito: scegliemmo semplicemente la dichiarazione ufficiale di bancarotta e chiedemmo dieci anni di tempo per restituire i soldi a tutti, compresi gli interessi. Per dieci, lunghi anni, abbiamo vissuto nel limbo. Per dieci, lunghi anni, abbiamo protestato, contestato e combattuto contro le decisioni del Fondo Monetario Internazionale che voleva imporci misure restrittive di rigore economico sostenendo che fosse l’unica strada. Noi abbiamo seguito una strada diversa, opposta: quella del keynesismo basato sul bilancio sociale, sul benessere equo sostenibile e sugli investimenti in infrastrutture, ricerca, innovazione, investendo invece di tagliare. Abbiamo risolto i nostri problemi. Ci siamo ripresi. Non solo. Siamo oggi in grado di saldare l’ultima tranche con 16 mesi di anticipo. Le idee del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale in materia economica sono idee errate, sbagliate. Lo erano allora lo sono ancor di più oggi: Chi vuole operare, imprendere, creare lavoro e ricchezza, è benvenuto in Argentina: siamo una nazione che ha dimostrato di essere solvibile, quindi pretendiamo rispetto e fedeltà alle norme e alle regole, da parte di tutti, dato che abbiamo dimostrato, noi per primi, di rispettare i dispositivi del diritto internazionale……” ecc. Subito dopo (cioè 15 minuti dopo) la Kirchner ha presentato una denuncia formale contro la Gran Bretagna e gli Usa al WTO (World Trade Organization) la più importante associazione planetaria di scambi commerciali coinvolgendo il Fondo Monetario Internazionale grazie ai files messi a disposizione da Wikileaks, cioè Assange. L’Argentina ha saldato i debiti, ma adesso vuole i danni. Con gli interessi composti. “Volevano questo, bene, l’hanno ottenuto. Adesso che paghino”. E’ una lotta tra la Kirchner e la Lagarde. Le due Cristine duellano da un anno impietosamente. Grazie (o per colpa) di Assange, dato che il suo gruppo ha tutte le trascrizioni di diverse conversazioni in diverse cancellerie del globo, che coinvolgono gli Usa, la Gran Bretagna, la Francia, l’Italia, la Germania, il Vaticano, dove l’economia la fa da padrone: Osama Bin Laden è stato mandato in soffitta e sostituito da John Maynard Keynes, lui è diventato il nemico pubblico numero uno delle grandi potenze; in queste lunghe conversazioni si parla di come mettere in ginocchio le economie sudamericane, come portar via le loro risorse energetiche, come impedir loro di riprendersi e crescere, come fare per impedire ai loro governi di far passare i piani economici keynesiani applicando invece i dettami del Fondo Monetario Internazionale il cui unico scopo consiste nel praticare una politica neo-colonialista a vantaggio soprattutto di Spagna, Italia e Germania, con capitali inglesi. Gran parte dei file già resi pubblici su internet. Gran parte dei file, gentilmente offerti da Assange all’ambasciatore in Gran Bretagna dell’Ecuador, il quale -siamo sempre il 3 agosto a New York- ricorda chi rappresenta e che cosa ha fatto l’Ecuador, ovvero la prima nazione del continente americano, e unica nazione nel mondo occidentale dal 1948, ad aver applicato il concetto di “debito immorale” ovvero “il rifiuto politico e tecnico di saldare alla comunità internazionale i debiti consolidati dello Stato perché ottenuti dai precedenti governi attraverso la corruzione, la violazione dello Stato di Dirirtto, la violazione di norme costituzionali”. Il 12 dicembre del 2008, infatti, il neo presidente del governo dell’Ecuador Rafael Correa (pil intorno ai 50 miliardi di euro, pari a 30 volte di meno dell’Italia) dichiara ufficialmente in diretta televisiva in tutto il continente americano (l’Europa non ha mai trasmesso neppure un fotogramma e difficilmente si trova nella rete europea materiale visivo) di “aver deciso di cancellare il debito nazionale considerandolo immondo, perché immorale; hanno alterato la costituzione per opprimere il popolo raccontando il falso. Hanno fatto credere che ciò chè è Legge, cioè legittimo, è giusto. Non è così: da oggi in terra d’Ecuador vale il nuovo principio costituzionale per cui ciò che è giusto per la collettività allora diventa legittimo”. Cifra del debito: 11 miliardi di euro. Il Fondo Monetario Internazionale fa cancellare l’Ecuador dal nòvero delle nazioni civili: non avrà mai più aiuti di nessun genere da nessuno “Il paese va isolato” dichiara Dominique Strauss Kahn, allora segretario del Fondo Monetario.. Il paese è in ginocchio. Il giorno dopo, Hugo Chavez annuncia ufficialmente che darà il proprio contributo dando petrolio e gas gratis all’Ecuador per dieci anni. Quattro ore più tardi, il presidente Lula annuncia in televisione che darà gratis 100 tonnellate al giorno di grano, riso, soya e frutta per nutrire la popolazione, finchè la nazione non si sarà ripresa. La sera, l’Argentina annuncia che darà il 3% della propria produzione di carne bovina di prima scelta gratis all’Ecuador per garantire la quantità di proteine per la popolazione. Il mattino dopo, in Bolivia, Evo Morales annuncia di aver legalizzato la cocaina considerandola produzione nazionale e bene collettivo. Tassa i produttori di foglie di coca e offre all’Ecuador un prestito di 5 miliardi di euro a tasso zero restituibile in dieci anni in 120 rate. Due giorni dopo, l’Ecuador denuncia la United Fruit Company e la Del Monte & Associates per “schiavismo e crimini contro l’umanità”, nazionalizza l’industria agricola delle banane (l’Ecuador è il primo produttore al mondi di banane) e lancia un piano nazionale di investimento di agricoltura biologica ecologica pura. Dieci giorni dopo, i verdi bavaresi, i verdi dello Schleswig Holstein, in Italia la Conad, e in Danimarca la Haagen Daaz, si dichiarano disponibili a firmare subito dei contratti decennali di acquisto della produzione di banane attraverso regolari tratte finanziarie pagate in euro che possono essere scontate subito alla borsa delle merci di Chicago. Il 20 dicembre del 2008, facendosi carico della protesta della United Fruit Company, il presidente George Bush (già deposto ma in carica formale fino al 17 gennaio 2009) dichiara “nulla e criminale la decisione dell’Ecuador” annunciando la richiesta di espulsione del paese dall’Onu: “siamo pronti anche a una opzione militare per salvaguardare gli interessi statunitensi”. Il mattino dopo, il potente studio legale di New York Goldberg & Goldberg presenta una memoria difensiva sostenendo che c’è un precedente legale. Sei ore dopo, gli Usa si arrendono e impongono alla comunità internazionale l’accettazione e la legittimità del concetto di “debito immorale”. La United Fruit company viene provata come “multinazionale che pratica sistematicamente la corruzione politica” e condannata a pagare danni per 6 miliardi di euro. Da notare che il “precedente legale” (tuttora ignoto a gran parte degli europei) è datato 4 gennaio 2003 a firma George Bush. Eh già. E’ accaduto in Iraq, che in quel momento risultava “tecnicamente” possedimento americano in quanto occupato dai marines con governo provvisorio non ancora riconosciuto dall’Onu. Saddam Hussein aveva lasciato debiti per 250 miliardi di euro (di cui 40 miliardi di euro nei confronti dell’Italia grazie alle manovre di Taraq Aziz, vice di Hussein e uomo dell’opus dei fedele al vaticano) che gli Usa cancellano applicando il concetto di “debito immorale” e quindi aprendo la strada a un precedente storico recente. Gli avvocati newyorchesi dell’Ecuador offrono al governo americano una scelta: o accettano e stanno zitti oppure se si annulla la decisione dell’Ecuador allora si annulla anche quella dell’Iraq e quindi il tesoro Usa deve pagare subito i 250 miliardi di euro a tutti compresi gli interessi composti per quattro anni. Obama, non ancora insediato ma già eletto, impone a Bush di gettare la spugna. La solida parcella degli avvocati newyorchesi viene pagata dal governo brasiliano.
    Nasce allora il Sudamerica moderno.
    E cresce e si diffonde il mito di Rafael Correa, presidente eletto dell’Ecuador. Non un contadino indio come Morales, un sindacalista come Lula, un operaio degli altiforni come Chavez. Tutt’altra pasta. Proveniente da una famiglia dell’alta borghesia caraibica, è un intellettuale cattolico. Laureato in economia e pianificazione economica a Harvard, cattolico credente e molto osservante, si auto-definisce “cristiano-socialista come Gesù Cristo, sempre schierato dalla parte di chi ha bisogno e soffre”. Il suo primo atto ufficiale consiste nel congelare tutti i conti correnti dello Ior nella banche cattoliche di Quito e tale cifra viene dirottata in un programma di welfare sociale per i ceti più disagiati. Fa arrestare l’intera classe politica del precedente governo che viene sottoposta a regolare processo. Finiscono tutti in carcere, media di dieci anni a testa con il massimo rigore. Beni confiscati, proprietà nazionalizzate e ridistribuite in cooperative agricole ecologiche. Invia una lettera a papa Ratzinger dove si dichiara “sempre umile servo di Sua Illuminata Santità” dove chiede ufficialmente che il vaticano invii in Ecuador soltanto “religiosi dotati di profonda spiritualità e desiderosi di confortare i bisognosi evitando gli affaristi che finirebbero sotto il rigore della Legge degli uomini”.
    Tutto ciò lo si può raccontare oggi, grazie alla bella pensata del Foreign Office, andati nel pallone. In tutto il pianeta Terra, oggi, si parla di Rafael Correa, dell’Ecuador, del debito immorale, del nuovo Sudamerica che ha detto no al colonialismo e alla servitù alle multinazionali europee e statunitensi.
    In Italia lo faccio io sperando di essere soltanto uno dei tanti.
    Questo, per spiegare “perché l’Ecuador”.
    E’ un chiaro segnale che il gruppo di Assange sta dando a chi vuol capire e comprendere che TINA è un Falso. Non è vero che non esiste alternativa. Per 400 anni, da quando gli europei scoprirono le banane ricche di potassio, gli ecuadoregni hanno vissuto nella povertà, nello sfruttamento, nell’indigenza, mentre per centinaia di anni un gruppo di efferati oligarchi si arricchiva alle loro spalle. Non è più così. E non lo sarà mai più. A meno che non finiscano per vincere Mitt Romney, Mario Draghi, Mario Monti, David Cameron e l’oligarchia finanziaria. L’esempio dell’Ecuador è vivo, può essere replicato in ogni nazione africana o asiatica del mondo.
    Anche in Europa.
    Per questo Jules Assange ha scelto l’Ecuador.
    Ma non basta.
    Il colpo decisivo al sistema viene dato da una notizia esplosiva resa pubblica (non a caso) il 4 agosto del 2012. “Jules Assange ha firmato il contratto di delega con il magistrato spagnolo Garzòn che ne rappresenta i diritti legali a tutti gli effetti e in ogni nazione del globo”.
    Ma chi è Garzòn?
    E’ il nemico pubblico numero uno della criminalità organizzata.
    E’ il nemico pubblico numero uno dell’opus dei.
    E’ il più feroce nemico di Silvio Berlusconi.
    E’ in assoluto il nemico più pericoloso per il sistema bancario mondiale.

    Magistrato spagnolo con 35 anni di attività ed esperienza alle spalle, responsabile della procura reale di Madrid, ha avuto tra le mani i più importanti processi spagnoli degli ultimi 25 anni. Esperto in “media & finanza” e soprattutto grande esperto in incroci azionari e finanziari, salì alla ribalta internazionale nel 1993 perché presentò all’interpol una denuncia contro Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri (chiedendone l’arresto) relativa a Telecinco, Pentafilm, Fininvest, reteitalia e Le cinq da cui veniva fuori che la Pentafilm (Berlusconi e Cecchi Gori soci, cioè Pd e PDL insieme) acquistava a 100 $ i diritti di un film alla Columbia Pictures che rivendeva a 500$ alla telecinco che li rivendeva a 1000$ a rete Italia che poi in ultima istanza vendeva a 2000$ alla Rai, in ben 142 casi tre volte: li ha venduti sia a Rai1 che a Ra2 che a Rai3. Lo stesso film. Cioè la Rai (ovvero noi) ha pagato i diritti di un film 20 volte il valore di mercato e l’ha acquistato tre volte, così tutti i partiti erano presenti alla pari. Quando si arrivò al nocciolo definitivo della faccenda, Berlusconi era presidente del consiglio, quindi Garzòn venne fermato dall’Unione Europea. Ottenne una mezza vittoria. Chiuse la telecinco e finirono in galera i manager spagnoli. Ma Berlusconi rientrò dalla finestra nel 2003 come Mediaset. Si riaprì la battaglia, Garzòn stava sempre lì. Nel 2006 pensava di avercela fatta ma il governo italiano di allora (Prodi & co.) aiutò Berlusconi a uscirne. Nel 2004 aprì un incartamento contro papa Woytila e contro il managament dello Ior in Spagna e in Argentina, in relazione al finanziamento e sostegno da parte del vaticano delle giunte militari di Pinochet e Videla in Sudamerica. Nel 2010 Garzòn si dimise andando in pensione ma aprì uno studio di diritto internazionale dedicato esclusivamente a “media & finanza” con sede all’Aja in Olanda. E’ il magistrato che è andato a mettere il naso negli affari più scottanti, in campo mediatico, dell’Europa, degli ultimi venti anni. In quanto legale ufficiale di Assange, il giudice Garzòn ha l’accesso ai 145.000 file ancora in possesso di Jules Assange che non sono stati resi pubblici. Ha già fatto sapere che il suo studio è pronto a denunciare diversi capi di stato occidentali al tribunale dei diritti civili con sede all’Aja. L’accusa sarà “crimini contro l’umanità, crimini contro la dignità della persona”.
    La battaglia è dunque aperta.
    E sarà decisiva soprattutto per il futuro della libertà in rete.
    In Usa non fanno mistero del fatto che lo vogliono morto. Anche gli inglesi.
    Ma hanno non pochi guai perché, nel frattempo, nonostante sia abbastanza paranoico (e ne ha ben donde) Assange ha provveduto a tirar su un gruppo planetario che si occupa di contro-informazione (vera non quella italiana). I suoi esponenti sono anonimi. Nessuno sa chi siano. Non hanno un sito identificato. Semplicemente immettono in rete dati, notizie, informazioni, eventi. Poi, chi vuole sapere sa dove cercare e chi vuole capire capisce.
    Quando la temperatura si alza, va da sé, il tutto viene in superficie.
    E allora si balla tutti.
    In Sudamerica, oggi, la chiamano “British dance”.
    Speriamo soltanto che non abbia seguiti dolorosi o sanguinosi.
    Per questo Assange sta dentro l’ambasciata dell’Ecuador.
    Per questo Garzòn lo difende.
    Per questo, questa storia relativa al Sudamerica, va raccontata.
    Per questo l’Impero Britannico ha perso la testa e lo vuole far fuori.
    Perché Assange ha accesso a materiale di fonte diretta.
    E il solo fatto di dirlo, e divulgarlo, scopre le carte a chi governa, e ricorda alla gente che siamo dentro una Guerra Invisibile Mediatica.
    Non sanno come fare a fermare la diffusione di informazioni su ciò che accade nel mondo.
    Finora gli è andata bene, rimbecillendo e addormentando l’umanità.
    Ma nel caso ci si risvegliasse, per il potere sarebbero dolori davvero imbarazzanti.
    Wikileaks non va letto come gossip.
    Non lo è.
    C’è gente che per immettere una informazione da un anonimo internet point a Canberra, Bogotà o Saint Tropez, rischia anche la pelle.
    Questi anonimi meritano il nostro rispetto.
    E ci ricordano anche che non potremo più dire, domani “ma noi non sapevamo”.
    Chi vuole sapere, oggi, è ben servito. Basta cercare.
    Se poi, con questo Sapere un internauta non ne fa nulla, è una sua scelta.
    Tradotto vuol dire: finchè non mandiamo a casa l’immonda classe politica che mal ci rappresenta, le chiacchiere rimarranno a zero. Perché ormai sappiamo tutti come stanno le cose.
    Altrimenti, non ci si può lamentare o sorprendersi che in Italia nessuno abbia mai parlato prima dell’Ecuador, di Rafael Correa, di ciò che accade in Sudamerica, dello scontro furibondo in atto tra la presidente argentina e brasiliana da una parte e Christine Lagarde e la Merkel dall’altra.
    Perché stupirsi, quindi, che gli inglesi vogliano invadere un’ambasciata straniera?
    Non era mai accaduto neppure nei momenti più bollenti della cosiddetta Guerra Fredda.
    Come dicono in Sudamerica quando si chiede “ma che fanno in Europa, che succede lì?”
    Ormai si risponde dovunque “In Europa dormono. Non sanno che la vita esiste”.

    fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogs...l-ecuador.html
    "Essendo una parte, l'essere umano non può intendere il tutto"
    [C. G. Jung]

    "Ci son più cose tra cielo e terra, caro Orazio, di quante se ne figùri la tua ragione"
    [Shakespeare, Amleto]

  2. #2
    Laureato in economia e pianificazione economica a Harvard, cattolico credente e molto osservante, si auto-definisce “cristiano-socialista come Gesù Cristo, sempre schierato dalla parte di chi ha bisogno e soffre”. Il suo primo atto ufficiale consiste nel congelare tutti i conti correnti dello Ior nella banche cattoliche di Quito e tale cifra viene dirottata in un programma di welfare sociale per i ceti più disagiati. Fa arrestare l’intera classe politica del precedente governo che viene sottoposta a regolare processo. Finiscono tutti in carcere, media di dieci anni a testa con il massimo rigore. Beni confiscati, proprietà nazionalizzate e ridistribuite in cooperative agricole ecologiche. Invia una lettera a papa Ratzinger dove si dichiara “sempre umile servo di Sua Illuminata Santità” dove chiede ufficialmente che il vaticano invii in Ecuador soltanto “religiosi dotati di profonda spiritualità e desiderosi di confortare i bisognosi evitando gli affaristi che finirebbero sotto il rigore della Legge degli uomini”.

    Altro che Monti
    chissà se ce lo prestano per un annetto
    Chiunque rifletta su queste quattro cose:
    ciò che è sopra, ciò che è sotto,
    ciò che è prima e ciò che è dopo,
    meglio sarebbe se non fosse mai nato.

    Talmud, Hagigah.

    ho una intelligenza intermittente
    come le luci dell'albero di natale

  3. #3
    Citazione Originariamente Scritto da satya Visualizza Messaggio
    Cosa pensate di questo testo? E' un po' lungo, ma vale la pena di mettersi comodi e leggere almeno i passi più salienti. Roderigo, soprattutto mi interessa sapere cosa ne pensi tu. Fantapolitica? O una lettura della geopolitica che non possiamo fare, perché non ne abbiamo le informazioni necessarie?
    Certamente c'è un conflitto tra stati sudamericani, Usa e Europa sulla questione del debito, sul controllo delle risorse in America Latina, sull'impostazione della politica economica mondiale (keynesismo vs liberismo) e ormai anche di concorrenza tra economie emergenti e vecchie potenze. Il caso di Assange, con tutto il suo archivio arsenale di informazioni segrete, si può inserire in questo conflitto. Non so valutare se in tutti i termini che racconta l'articolo (che non ha note), ma nel complesso il discorso è plausibile.
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  4. #4
    Senior Member L'avatar di satya
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    Citazione Originariamente Scritto da Roderigo Visualizza Messaggio
    Certamente c'è un conflitto tra stati sudamericani, Usa e Europa sulla questione del debito, sul controllo delle risorse in America Latina, sull'impostazione della politica economica mondiale (keynesismo vs liberismo) e ormai anche di concorrenza tra economie emergenti e vecchie potenze. Il caso di Assange, con tutto il suo archivio arsenale di informazioni segrete, si può inserire in questo conflitto. Non so valutare se in tutti i termini che racconta l'articolo (che non ha note), ma nel complesso il discorso è plausibile.
    Ok, grazie per il parere.
    Anche a me era sembrato plausibile. Non su una base di rigore analitico, ma diciamo su una base intuitiva: mi aveva infatti colpito molto che nella sua unica apparizione (forse l'ultima?) Assange - che poteva dire ennemila cose - abbia detto proprio quello che ha detto, citando e ringraziando, uno per uno, molti paesi del Sud America.

    El pueblo unido... ?
    "Essendo una parte, l'essere umano non può intendere il tutto"
    [C. G. Jung]

    "Ci son più cose tra cielo e terra, caro Orazio, di quante se ne figùri la tua ragione"
    [Shakespeare, Amleto]

  5. #5
    Come non ricordare che l'anno scorso la multinazionale del petrolio americana, la Chevron è stata condannata a rimborsare 9,5 miliardi di dollari per danni ambientali in un area di frontiera tra Ecuador e Colombia?
    Per non parlare del fallito tentativo di colpo di stato in Ecuador contro l'attuale presidente a cavallo tra settembre-ottobre 2010!
    Se è vero che il fine giustifica i mezzi, ne discende che il non raggiungimento del fine non consente più di giustificarli. N.Bobbio

    La tolleranza deve essere estesa a tutti tranne che agli intolleranti. N.Bobbio

  6. #6
    Citazione Originariamente Scritto da satya Visualizza Messaggio
    Ok, grazie per il parere.
    Anche a me era sembrato plausibile. Non su una base di rigore analitico, ma diciamo su una base intuitiva: mi aveva infatti colpito molto che nella sua unica apparizione (forse l'ultima?) Assange - che poteva dire ennemila cose - abbia detto proprio quello che ha detto, citando e ringraziando, uno per uno, molti paesi del Sud America.

    El pueblo unido... ?
    E ricordando le condizioni di Brad Manning, il soldato accusato di aver trafugato i files.
    Se è vero che il fine giustifica i mezzi, ne discende che il non raggiungimento del fine non consente più di giustificarli. N.Bobbio

    La tolleranza deve essere estesa a tutti tranne che agli intolleranti. N.Bobbio

  7. #7
    Senior Member L'avatar di satya
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    Citazione Originariamente Scritto da Edric Visualizza Messaggio
    E ricordando le condizioni di Brad Manning, il soldato accusato di aver trafugato i files.
    Sì, certo, bravo Edric, avevo dimenticato di sottolineare anche questo.

    Non so. Nel discorso di Assange a me sembra di rilevare alcuni indizi.
    Non ci sono le prove, certo, non abbiamo le note, come dice Roderigo, non abbiamo i files...
    I dati sono che:
    - Assange (e non stiamo a spiegare chi è, lo sappiamo tutti) parla dalle finestre dell'ambasciata di un piccolo paese del Sud America (Ecuador), unico (o prediletto?) ad avergli dato asilo;
    - ringrazia alcuni esponenti di questo paese
    - ringrazia, citandoli uno per uno, molti paesi del Sud America
    - ringrazia i cittadini di quei paesi che lo hanno sostenuto, ma i cui governi invece lo perseguitano (e indica anche quelli uno per uno - un'indicazione in codice per il suo popolo di hacker? mah...)
    - invoca la liberazione di Brad Manning, e cita parimenti Thomas Drake, William Binney and John Kirakou e tutti gli altri dell'Armata Privata dei "whistleblowers", a vario titolo incarcerati o perseguitati
    - mette in guardia Obama e gli USA, invitandoli a cessare la guerra a wikileaks... (altrimenti?)

    Direi che, più che nelle parole, Assange abbia detto molto nei silenzi e con questi segni. Intuitivamente, a me sono vibrate le antenne. Certo, i dati e i files non li abbiamo. Ma qualcosa, sotto sotto, ci deve essere di sicuro.
    L'articolo che ho postato io è una proposta di lettura di questi indizi, ma anche di informazioni che qui, nel nostro occidente, sicuramente non arrivano.
    Poi, su come stanno realmente le cose, non lo sapremo oggettivamente mai.

    Personalmente spero che Assange possa continuare il suo lavoro. Purtroppo questo suo messaggio ha anche il sapore di un testamento. E qui, sì, spero di sbagliarmi.
    "Essendo una parte, l'essere umano non può intendere il tutto"
    [C. G. Jung]

    "Ci son più cose tra cielo e terra, caro Orazio, di quante se ne figùri la tua ragione"
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  8. #8

  9. #9
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    Obama non risponde, per ora.
    Credo nemmeno risponderà.

    Tutto ciò di cui parla Assange... non esiste
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  10. #10
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    In compenso, l'Unione delle Nazioni Sudamericane si è espressa a favore dell'ospitalità offerta da Ecuador ad Assange.

    http://www.reuters.com/video/2012/08...Channel=117760

    Il che non mi sembra "poco"...
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  11. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da satya Visualizza Messaggio
    Obama non risponde, per ora.
    Credo nemmeno risponderà.

    Tutto ciò di cui parla Assange... non esiste
    Oh oh, mi hanno smentito, pare alcune dichiarazioni siano uscite.
    Dicono praticamente che gli USA non c'entrano niente con le beghe di Assange e le sue pendenze giudiziarie a sfondo sessuale
    Per ora non trovo altre fonti che queste...
    http://www.sbs.com.au/news/article/1...Assange-asylum
    http://www.huffingtonpost.com/huff-w...-us-wikileaks/

    Vedremo domani se c'è qualcosa di più ufficiale
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  12. #12
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    e intanto l'Ecuador scende in piazza per Assange

    http://translate.google.com/translat...4%26Itemid%3D2


    mentre per Obama si crea anche qualche problemino in patria... (ahi ahi, le elezioni, ahi ahi)
    http://www.bradleymanning.org/news/u...tics-interview
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  13. #13
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    ... e Anonymous attacca i siti del governo britannico

    http://www.theregister.co.uk/2012/08...ernment_atack/
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  14. #14
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    Assange continua a essere intrappolato nell'ambasciata ecuadoregna a Londra, non può allontanarsi, pena l'arresto immediato appena mette piede sul suolo britannico. Per contro, il ministro degli esteri dell'Ecuador insiste a richiedere che lo si lasci passare, per poterlo ospitare in Ecuador.

    Una vicenda di cui la stampa ufficiale si occupa ben poco...

    http://en.trend.az/regions/world/oco...s/2062657.html
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  15. #15
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    WikiLeaks: Ecuador a Onu, pronti a tutto per proteggere Assange
    27 Settembre 2012 - 11:46

    (ASCA-AFP) - New York, 27 set - Il governo ecuadoriano ''e' pronto a proteggere Julian Assange anche per 10 anni. Siamo disposti a resistere a tutto e non abbiamo intenzione di tornare sulla nostra decisione. Quando abbiamo concesso l'asilo politico ad Assange sapevamo a cosa andavamo incontro''. Cosi', il ministro dgli Esteri di Quito, Ricardo Patino, si e' rivolto alla diplomazia internazionale nel corso di un incontro in occasione della 67* Assemblea generale delle Nazioni Unite.

    ''Per noi - ha aggiunto - l'unico modo di risolvere il problema in modo legale e' difendere i diritti umani del signor Assange e concedergli un salvacondotto''.

    Dal canto suo, il fondatore di WikiLeaks, intervenuto in video-link da Londra ha accusato le forze armate americane in Iraq di ''omicidi e corruzione politica'' e ''ringraziato l'Ecuador'' che gli ha permesso di esprimersi ''da uomo libero''. Oggi il ministro degli Esteri britannico William Hague e lo stesso Patino si incontreranno al Palazzo di Vetro proprio per discutre il caso dell'attivista australiano.


    fonte
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