di Alessandra De Angelis
Così gli affittuari non in regola risparmiamo 750 euro al mese e lo Stato ci guadagna
La legge entrata in vigore il numero 23 del 7 giugno del 2011 (articolo 3) permette agli affittuari in nero che denunciano il proprietario di casa di restare per ben otto anni (4 più 4 di rinnovo automatico) in casa pagando un canone di locazione annuo corrispondente al triplo della rendita catastale (in sostanza un decimo del valore di mercato). Forse in molti ancora non conoscono questa legge ma tra chi ne è a conoscenza c’è stato un vero e proprio boom di ricorsi all’Agenzia delle entrate. L’Unione Inquilini parla di un “Bilancio straordinario”.
Quanto risparmia l’inquilino che denuncia il contratto di affitto in nero
Per gli affittuari tradotto in numeri significa risparmiare in media fino 750 euro al mese (circa l’80 su ogni contratto). In sostanza per otto anni il canone di affitto si aggira intorno ai 100-150 euro. Nel complesso gli affittuari che si sono avvalsi della normativa hanno già risparmiato circa 8,2 milioni di euro. E intanto con questo sistema lo Stato ha incassato più di 900 mila euro prima evasi alle casse dell’Erario.
Il locatore non può mandare via l’inquilino che registra il contratto prima di otto anni
Certo umanamente non ci si può aspettare che i rapporti tra l’affittuario che ha registrato di sua iniziativa il contratto e il padrone di casa messo alle strette siano in seguito privi di ogni astio. E quando si vivono situazioni di questo tipo non è mai facile: non c’è collaborazione e ogni piccola problematica (anche ad esempio un danno di lieve entità in casa o una riparazione da fare) rischia di essere trascinata per le lunghe. Ma la legge parla chiaro: il locatore non può costringere l’inquilino a lasciare la casa e il canone agevolato dura fino ad otto anni.
Boom di richieste a Roma: a “vendicarsi” soprattutto studenti fuori sede
Il picco di richieste è stato registrato a Roma, in particolare nelle zone universitarie di Tor Vergata, San Lorenzo, San Giovanni, Tiburtina e Tuscolana. Nel 60% dei casi si ratta di studenti fuori sede, spesso abituati a vivere in case sovraffollate a canoni altamente superiori alla media nazionale. Un business quello degli affitti agli studenti che sicuramente ha attratto molti proprietari di casa avidi e intenzionati ad ottimizzare il lucro anche a danno del comfort abitativo dell’appartamento (sono spesso case vecchie, arredate in maniera economica e private di spazi comuni come la sala da pranzo per ottimizzare il numero dei posti letto).
Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: si tratta di piccoli risparmiatori che con il canone di affitto a stento coprono la rata del mutuo sulla casa (essendo gravati anche dalle tasse sulla locazione e dall’Imu sulla seconda casa). L’alternativa, illegale e non consigliabile ma statisticamente ancora molto diffusa, per non gravare economicamente troppo sugli inquilini è quella di trovare un “compromesso”: far pagare meno di affitto “risparmiando” sulle tasse. In queste situazioni la denuncia, sebbene legittima legalmente, viene interpretata come una sorta di voltafaccia. Il confine tra morale e legale del resto non è sempre completamente nitido. E’ la stessa questione che si propone quando si tratta di denunciare l’evasione fiscale messa in atto da commercianti o liberi professionisti: tra i contribuenti vessati dal gettito fiscale scatta una sorta di “solidarietà” contro il “nemico” identificato con Equitalia. Ma coprire un evasore significa inevitabilmente contribuire all’aumento delle tasse a carico dei contribuenti onesti.
Nel 40% dei casi invece la denuncia viene fatta da lavoratori fuori sede. Molto meno numerose le richieste avanzate da famiglie in affitto, forse anche per il timore di essere ricattati e costretti a lasciare l’immobile (anche se, lo ricordiamo, la legge tutela il denunciante per otto anni). Quando il proprietario di casa è ricorso al giudice per difendersi dalla denuncia quest’ultimo in nove casi su dieci ha respinto la causa difendendo le ragioni dell’inquilino. Ovviamente quest’ultimo deve essere in gradi di provare, meglio se tramite bonifici mensili o intestazione delle bollette, di vivere nell’immobile considerato e di corrispondere per questo un canone di locazione mensile.
27 luglio 2012
www.investireoggi.it




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