Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.
(Don Lorenzo Milani)
Francesco Alberti
Dopo due anni di assenza, torna un esponente del governo per l'anniversario
BOLOGNA — L'orologio, lo stesso di allora, fermo sulle 10.25. Il minuto di silenzio religiosamente rispettato. Poi l'applauso, lungo e delicato. Il palco davanti alla stazione è affollatissimo. Ci sono i familiari delle vittime, capitanati dal presidente Paolo Bolognesi. Il sindaco pd Virginio Merola. E poi una presenza che potrebbe essere ingombrante, ma che stavolta invece non lo è. Dopo due anni, torna un esponente del governo nella piazza che fu teatro della strage alla stazione di Bologna (2 agosto 1980, 85 morti, 200 feriti): è Anna Maria Cancellieri, ministro degli Interni, per un anno commissario sotto le Due Torri ai tempi dello scandalo Delbono. Sarà per i suoi trascorsi bolognesi o forse perché i tempi sono cambiati, ma per la prima volta dopo tanto tempo un esponente del governo non viene trafitto da fischi o contestazioni, anzi. E lei, scendendo dal palco, ci scherza anche sopra: «Applausi? C'è sempre una prima volta...».
«Bologna non dimentica» è la colonna sonora di questa giornata. Una cerimonia sobria, adeguata alle atrocità di quella mattina. Sono quasi in 10 mila a sfilare lungo via dell'Indipendenza. Il canovaccio degli striscioni è puntato sul segreto di Stato, che da 32 anni fa da tappo ai tanti lati oscuri della strage, a cominciare dai mandanti. La Cancellieri si impegna «a rendere pubblica e trasparente ogni cosa utile alla verità» e annuncia, sulla tuttora irrisolta questione dei risarcimenti ai familiari, la nomina di un commissario straordinario. Arriva invece tramite messaggio la voce del presidente Napolitano: «Il decorrere del tempo — scrive — non lenisce il dolore dei familiari: tenere vivo il ricordo delle vittime innocenti del terrorismo consente di trasmettere il senso della democrazia». Anche il capo dello Stato chiede chiarezza, definendo «di particolare importanza le iniziative per ricostruire ogni aspetto delle inchieste giudiziarie e parlamentari».
Per quella bomba furono condannati in via definitiva all'ergastolo (ora sono in stato di libertà) gli ex nar Valerio Fioravanti e la moglie Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti. Alla tesi della matrice fascista, cementata dalla verità giudiziaria, si contrappone la pista palestinese (un ordigno scoppiato mentre era di passaggio alla stazione di Bologna) con il coinvolgimento di terroristi tedeschi del gruppo di Carlos. Una doppia lettura che anche quest'anno è stata fonte di polemica tra il presidente dei familiari, Paolo Bolognesi, e il deputato finiano Enzo Raisi. Bolognesi, dal palco, ha parlato di «bomba fascista», ha definito Fioravanti e la Mambro «gli ergastolani più agevolati nella storia criminale del nostro Paese», invitando il deputato Raisi (che ha risposto con una querela) «a occuparsi d'altro, anziché tutelare i due stragisti». In linea con lui, il sindaco Merola, che, tra gli applausi, ha tuonato: «Ai terroristi sia chiara una cosa: abbiamo vinto noi, non loro!».
Corriere della Sera | 03 Agosto 2012
Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.
(Don Lorenzo Milani)
GIUSI MARCANTE
C'è un rito collettivo che porta in piazza ancora migliaia di persone che si sono radunate in una mattina caldissima per ricordare la bomba alla stazione di Bologna di 32 anni fa. Quel rito ieri ha raccolto circa 8 mila persone, la stima è delle forze dell'ordine. Non solo chi c'era e chi è sopravvissuto ma i padri e le madri con i loro figli quasi in un passaggio di testimone della memoria.
Il Governo è tornato con il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri che ha incassato la soddisfazione dei familiari delle vittime per le parole che ha speso nell'intervento in consiglio comunale. Di più: il ministro, che è stato commissario prefettizio in città e in un certo senso giocava in casa, è stata accolta con simpatia durante il percorso del tradizionale corteo verso la stazione e sono partiti degli applausi quando è salita sul palco.
Una notizia, visto che questa piazza ha sempre accolto con i fischi i rappresentanti del Governo, di centrodestra o centrosinistra.
Cancellieri nel suo intervento in consiglio comunale si è assunta un impegno preciso: per consentire che i familiari delle vittime non siano ostaggio di svariate interpretazioni della legge 206 sui risarcimenti, è pronta a nominare un commissario ad hoc. «C'è stato un indecoroso esibizionismo dei carnefici - ha detto - che ha prevaricato i diritti delle vittime». E poi ci sono i mandanti della strage, rimasti ignoti. «Ci sono molti interrogativi - ha aggiunto il ministro - che rimangono senza risposta e di fronte a questi non ci può essere nessuna porta chiusa. Io sono con voi pronta a percorrere tutte le strade che possono portarci alla verità. C'è una verità giudiziaria, ci sono molti passi da fare per raggiungere una verità storica senza alcun pregiudizio». Il ministro parla di verità storica ma l'associazione spera che anche per i mandanti si possa arrivare a una verità giudiziaria. Per questo mesi fa è stata depositata in Procura una memoria di 650 pagine che collega una serie di atti e testimonianze che sono emersi dai procedimenti giudiziari di altre stragi italiane come quella di piazza della Loggia e dell'Italicus.
In corteo con i familiari delle vittime delle stragi, anche lui con la gerbera bianca che tradizionalmente è appuntata al petto, c'era anche il fratello del giudice Paolo Borsellino, Salvatore. Con la sua agenda rossa in mano ha accettato l'invito dell'associazione a venire a Bologna. Troppi ostacoli quando si arriva vicini alla verità, ha ricordato Borsellino pensando all'indagine sulla trattativa.
Dal palco della stazione il presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime Paolo Bolognesi si è scagliato contro il deputato di Fli Enzo Raisi. Un attacco duro quando ha detto: «La sua attività sembra focalizzata nel tentativo di riabilitare i neofascisti Mambro e Fioravanti, eppure il lauto stipendio che percepisce dovrebbe essere finalizzato a soddisfare gli interessi dei cittadini onesti». E poi: «Il suo squallido comportamento merita solo disprezzo». Raisi da Roma ha annunciato querela. I giorni precedenti all'anniversario hanno visto un crescendo di polemiche tra lui e Bolognesi. Il deputato rilancia la pista palestinese dietro la strage e, negli ultimi mesi ha acceso i riflettori su Mauro Di Vittorio: è una vittima della strage, un ragazzo di 24 anni che viene collegato da Raisi all'Autonomia operaia ma il fatto viene smentito dalla sorella e, l'altro ieri, da un irritato Daniele Pifano che a sua volta ha detto di voler denunciare Raisi. Paolo Bolognesi ha parlato anche di lui dal palco raccontando che dietro la sua presenza a Bologna non c'è nessun mistero: Di Vittorio voleva andare a Londra per cercare lavoro ma è stato respinto dalla polizia di frontiera britannica. Per questo si trovava lì mentre la famiglia lo credeva oltremanica, stava tornando a Roma. In ogni caso le circostanze che Raisi ha raccontato su Di Vittorio, i due ragazzi che andarono all'obitorio e quando lo videro scapparono, sono oggetto di approfondimento da parte della Procura che sta conducendo l'inchiesta sulla pista palestinese.
il manifesto | 03 Agosto 2012
Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.
(Don Lorenzo Milani)
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