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Discussione: Venezia, pur di non prendere ordini da un capo donna egiziano si licenzia

  1. #61
    Senior Member L'avatar di satya
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    Citazione Originariamente Scritto da taccaromiceto Visualizza Messaggio
    Non ho licenziato nessuna,ho solo fermato il turnover,perchè QUELLE donne stavano per mandare infrantumi tutta la ''baracca'',oltre che la mia vita privata
    "Alcune" donne ti hanno creato dei problemi e tu decidi di non assumerne più "NESSUNA".
    Ce la fai a fare l'equazione sessista, o ti serve un disegnino?
    (taccaromiceto, santo cielo....)

    Comunque sono cose che fanno parte del passato,ed avevo una coscienza del sessismo diversa rispetto a quella che ho adesso.
    Forse ora non lo rifarei più.
    alleluja, alleluja (mi aggrappo al tuo "forse", con speranza...)

    Ho anche smesso di dar lavoro ed ho deciso di farmelo dare ''sono un operaio qualsiasi adesso.
    Ho deciso che non voglio più capitare in mezzo a questi casini.
    Dì un po', e se fosse una donna il tuo capo? Una di quelle che "creano casini", che "danno delle zoccole" alle altre donne?
    Che fai, torni a far l'imprenditore? Oppure no, perché 'sti mostri di donne ti hanno rovinato?
    "Essendo una parte, l'essere umano non può intendere il tutto"
    [C. G. Jung]

    "Ci son più cose tra cielo e terra, caro Orazio, di quante se ne figùri la tua ragione"
    [Shakespeare, Amleto]

  2. #62
    Il mio capo è una donna.
    Può essere gelosa quanto vuole,di certo non lo sarà di un sottoposto come me.

    Inoltre,se vai nel 3rd intitolato ''rischio d'impresa'',ci sono le motivazioni per il quale ho abbandonato l'attività.

    Non ti nascondo che un minimo ha influito anche questa storia,ma a livello di problema ''gestione del personale'' in generale.

    P.S:Pesandoci bene avrei anche potuto querelarle per diffamazione,ma poi mi toccava un processo,ed in Italia sono state riammesse al lavoro persone che avevano rubato.
    http://sitav.splinder.com/

    Sono responsabile di ciò che scrivo,non di ciò che capisci.


    L'appartenenza a sistemi valoriali, si deve dimostrare coi fatti, con l'intera vita, non semplicemente brandendo l'atto di nascita

    Zigmunt Bauman

  3. #63
    Quanto pesa avere un capo donna?

    di Alessandra Coppola


    Quando il capo è donna, il lavoratore maschio è frustrato?

    Dicono che sia successo all’Hotel Danieli di Venezia: un facchino – uomo, egiziano, islamico – si sarebbe rifiutato di prendere ordini da una femmina. “Insopportabile”, avrebbe detto. Il dipendente si sarebbe dimesso, per poi tornare indietro e accettare nuovamente la mansione, ammansito dalla presenza di un “mediatore” tra lui e la superiore. Tutto smentito ufficialmente. Ma in Italia, oggi, è un copione credibile?

    Teniamo da parte la scena del lavoro rifiutato e poi ripreso con tanta facilità e addirittura con i desideri dell’impiegato pienamente esauditi: probabilmente è la parte più debole di tutto il racconto.

    E concentriamoci sul rapporto donna-capo e uomo-sottoposto.

    Non è un Paese per femmine al comando, lo sappiamo già. Nei ruoli che contano, dalla politica all’impresa agli uffici pubblici, sono in poche. Una manciata di pioniere davanti a un esercito di capitani maschi. Nell’Italia del 2012 fa ancora notizia una ministra della Giustizia donna. E in Europa, nonostante le statistiche dei parlamenti rosa, va solo un po’ meglio. Mi rimase impressa nel 1991 una frase dell’appena nominata premier francese Édith Cresson (prima e unica donna mai arrivata ai vertici di un governo a Parigi): se se ne parla, vuol dire che la parità è lontana. Più o meno disse qualcosa di simile, e vale ancora.

    Il punto è: i maschi provenienti da contesti più maschilisti soffrono di più (non necessariamente perché egiziani e islamici, ma perché magari originari di villaggi remoti o di famiglie fortemente patriarcali)? E allora vanno rispettati nella loro diversità culturale? Se vogliono il mediatore per prendere ordini da una donna, glielo concediamo?

    Da due anni mi occupo quasi a tempo pieno di intercultura, migranti, seconde generazioni. Mi accusano di essere buonista, troppo tollerante, relativista (qualcuno lo dice in modo meno gentile), di fare dell’antirazzismo un’ideologia pericolosa quanto il razzismo. Ma è un equivoco. Perché io sono abbastanza convinta che per quanto possa risultare un’imposizione etnocentrica, tutti gli scalini già percorsi nella lotta per la parità dei sessi (e per tutte le altre conquiste democratiche, antirazzismo compreso) vadano presidiati. Non si scende. La considero una sfida affascinante (oltre che inevitabile) quella con la diversità. Che può servire però anche a piantare meglio in terra i nostri paletti, le nostre regole condivise. Dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino alla Costituzione italiana, parecchie maniglie a cui aggrapparci le abbiamo già. Basta recuperarle.

    Quindi: la parità non è raggiunta e la strada è lunga. Ma se arriva qualcuno che su questa scala sta degli scalini indietro è lui/lei a dover salire. Su questo dobbiamo essere tutti d’accordo. Vale per i diritti delle donne come per la difesa di uno Stato laico (il che naturalmente non significa negare il diritto di culto agli islamici).

    A essere “comprensivi” si finisce come quel giudice di Bückeburg, Germania, che appena nel 2007 ha ridotto la pena da otto a sei anni a un cameriere colpevole di stupro, tenuto conto della sua origine sarda.

    Più il mondo è vario, più i paletti devono essere solidi.

    http://27esimaora.corriere.it/artico...nna/#more-5357

  4. #64

    La bufala sul facchino musulmano: troppo verosimile per essere falsa

    Prendere ordini da una donna era un’onta insopportabile. Così tanto che avrebbe pure rinunciato al posto di lavoro… Non è la prima volta che le strutture alberghiere veneziane si trovano a dover gestire problemi legati alla variegata composizione multietnica delle maestranze e alla presenza di una clientela da sempre cosmopolita.
    Da Il Messaggero

    La direzione dell'hotel ha provato a spiegare al musulmano come fosse difficile cambiare la situazione dal momento che la sua capa lavorava lì da anni. Ma il facchino non ha voluto sentirne e ha lasciato il suo posto di lavoro.
    Da Il Giornale

    Sono innumerevoli le testate che sono andate a nozze con questa storia. Il Tg5 ci ha fatto un servizio con taglio ironico di cattivo gusto nell’edizione serale; le dichiarazioni disfattiste dei politici e opinion maker non si sono fatte attendere. Nel tam tam mediatico si è buttato anche l’imam di Venezia che alle agenzie hadichiarato come le richieste del facchino siano inaccettabili.

    Tutti a sparlare e a sentenziare su un fatto di cui mancano dei dettagli fondamentali come il nome del facchino ( che per convenienza è stato chiamato il facchino musulmano…ma se fosse stato protestante lo avrebbero chiamato il facchino protestante? ) e la conferma dei diretti interessati come i colleghi e la donna a cui l’uomo deve rispondere.
    In mancanza di conferme, le agenzie e i giornali si sono arrabattati declinando i verbi al condizionale: il facchino avrebbe detto, avrebbe fatto, si sarebbe dimesso…

    Morale della favola: arriva secca la smentita.

    Non esiste nessun "caso" e sembra che nulla sia effettivamente successo. Il direttore dell'Hotel Danieli di Venezia si dice "sorpreso" dalla notizia del facchino musulmano, dipendente del suo albergo, che per motivi religiosi non vuole prendere ordini dal capo donna e che per questo si sarebbe licenziato e sarebbe stato reintegrato solo alla condizione di avere un uomo dal quale farsi dirigere. Da La Repubblica.it

    Ebbene:
    Quello che poteva essere il caso mediatico dell’estate su cui speculare per tirare su l'audience e la storia ideale da far girare sui social network per far aumentare i click delle testate on line è una bufala. E invece delle scuse o delle rettifiche, cosa fanno i giornali: fanno titoli da paraculi come questo: Niente ordini da una donna. Il caso diventa un giallo.

    Storia troppo verosimile per essere falsa
    Mettici un egiziano immigrato che lavora in un albergo, che casualmente sia musulmano, che il suo capo è una donna, mettici anche che il fatto che è Ramadan, ometti poi di intervistare il diretto interessato, tralascia di verificare le fonti e il gioco dello sputtanamento riesce alla grande.
    In questa vicenda ci sono tutti i componenti per soddisfare la classica regola del giornalismo italiano: l’importante è che le storie non siano vere, ma verosimili.

    Però...
    "Oltre a rappresentare l'ennesimo danno d’immagine alle comunità egiziane in italiana e alla reputazione dei musulmani, la bufala prova che il cancro dell’informazione mainstream ha raggiunto il suo stadio maligno.
    Di peggiore di chi non vuol prendere ordini da una donna, forse c'è solo chi accetta di prendere ordini dal marketing... Tag: egiziano facchino hotel musulmano venezia

    http://www.yallaitalia.it/2012/07/la...-essere-falsa/

  5. #65
    il direttore ha detto di dover verificare...non ha smentito niente.

    Così, mentre il direttore Cristophe Mercier si dichiara sorpreso e afferma di non averne saputo nulla direttamente, il responsabile di area Venezia della Starwood ordina ai dipendenti il silenzio stampa. Contattata da Diritto di Critica, la direzione non ha rilasciato alcuna dichiarazione né ha richiamato per chiarire la vicenda (come aveva invece assicurato telefonicamente).

    Nella giornata di mercoledì succede però qualcosa di inaspettato, il Gazzettino di Venezia pubblica un’intervista ad un anonimo dipendente del Danieli che ha seguito molto da vicino la vicenda e che dichiara: “Il facchino egiziano ha detto alla governante che non voleva prendere ordini da una donna e se n’era andato. Poi ha capito di avere sbagliato ed è ritornato sui suoi passi. Ora è perfettamente integrato: ha accettato le disposizioni dell’azienda. La governante non è stata sminuita, diciamo che in una serie di situazioni viene supportata da un collega maschio. Questa è una vicenda di integrazione, non altro. L’albergo dovrebbe riconoscerlo e andarne orgoglioso, anziché cercare di nasconderlo e scatenare la caccia a chi ha diffuso la notizia”.
    http://www.dirittodicritica.com/2012...venezia-40718/

  6. #66

    Il facchino di Venezia e l'onorevole

    di Sabina Ambrogi

    La parlamentare del Pdl Souad Sbai che interpreta il ruolo della musulmana indignata con i musulmani, l’Islam e le donne spiegati ai cretini, il caso (presunto) del dipendente dell’hotel Danieli, la manipolazione della politica.

    Alcuni giorni fa il notissimo hotel Danieli di Venezia è stato protagonista, su tutti i quotidiani regionali e nazionali, di una grottesca vicenda di cronaca. Un facchino egiziano pare si sia rifiutato di ricevere ordini da una sua superiore perché donna, e pertanto avrebbe deciso di licenziarsi. La direzione avrebbe rifiutato le dimissioni. Questa di per sé sarebbe “la” notizia: un lavoratore che si vuole licenziare e invece glielo impediscono. L'altra notizia è che sempre la Direzione, dopo averlo trattenuto avrebbe accettato che gli ordini venissero allora mediati da un uomo. E questa è una super notizia: il rispetto della Direzione del Danieli per il lavoratore, a qualsiasi livello, è tale da accettarne anche le bizze personali, al punto di pagare anche qualcosina in più, o far sì che un altro lavoratore perda tempo a mediare ordini come “porta le valigie in camera”.

    Il direttore del Danieli ha comunque smentito e si è detto pronto a dialogare con questa persona, per cui ad oggi l'intera vicenda si basa su un “ si narra”. Che significa anche che qualcuno l'ha voluta narrare. Ciò che importa in questa sede non è più la veridicità del fatto ma come l'ipotesi di un tale accadimento sia stata letta, manipolata dalla politica, da quali figure, e in che modo sia rimbalzata nei media e entrata nella comunicazione, peraltro con grave danno di immagine per l'hotel Danieli. Si è infatti scatenata una valanga di reazioni alla testa delle quali c'è la deputata del Pdl, la marocchina Souad Sbai che, cavalcando di mestiere le politiche securitarie anti immigrazione del centro destra e della Lega, in parlamento ha il ruolo di musulmana indignata per fattacci compiuti da altri musulmani, dai più macroscopici ai più infimi, che sono tanti quanto quelli dei cattolici. Solo che si vedono di più perché gli autori sono immigrati e musulmani. Del resto, in azioni di questo genere la religione c'entra solo se inserita in un quadro di sottosviluppo, ignoranza, credenze popolari, tradizioni oscurantiste. Ma il compito e lo schema di “azione politica” di Souad Sbai è ricollocare ogni azione compiuta da un arabo nell'ambito della religione. Dopo di che si indigna e passa ai giornali e tv che è la parte che le preme: qui annuncia interrogazioni o chiede dimissioni peraltro servendosi di neologismi a vanvera come “ il multiculturalismo criminogeno”. Nella fattispecie la deputata minaccia interrogazioni al ministro del Lavoro Elsa Fornero, quello della Cooperazione Andrea Riccardi perché facciano chiarezza sulla vicenda, che anche se non si sa neppure se sia vera è sufficientemente il linea con le farneticazioni del Pdl da essere cavalcata a garanzia di futuri posti in parlamento.

    Una volta sollevato da una donna politica di religione musulmana del parlamento italiano “il caso di religione e immigrazione” i media si sentono in dovere (secondo il principio “se lo dice lei, sarà vero” ) di chiedere conto a qualche Imam, quello di Venezia nel nostro caso, il quale ovviamente ricusa le gesta del fedele e smentisce che la religione abbia mai previsto nulla del genere. E infatti all' Imam Hammad Mohammed, caduto anche lui nel trappolone Sbai, non gli tornano i conti nella storia del facchino: “Non capisco per quale motivo questa persona (cioè il facchino ndr.) abbia voluto legare una vicenda che è del tutto personale con la religione islamica. Come possiamo dire che un musulmano non può lavorare agli ordini di una donna se lo stesso Maometto ha lavorato per anni per conto di una donna, quella che poi sarebbe divenuta sua moglie, Khadija. Per anni ha preso soldi da lei e ha agito per suo conto. Nulla nel Corano o nella tradizione profetica vieta a un uomo musulmano di avere una donna come capo. Non troviamo versetti in merito. Per quanto riguarda invece il versetto 228 della seconda sura del Corano, usato dagli estremisti salafiti per giustificare questo genere di posizione (“Gli uomini sono un gradino superiori di esse”), spiega l'Imam: “Questo versetto parla del rapporto tra marito e moglie all’interno della coppia e si riferisce unicamente alla forza fisica dell’uomo e della donna e non ai rapporti interpersonali e nella società. Ci possono essere donne che sono superiori agli uomini per fede o per altro”.

    Ma la mostruosità della storia, che ne svela tante altre, oltre che nella manipolazione vigliacca da parte di Sbai sta nel fatto che il facchino accusato di discriminazione si sia voluto licenziare. In realtà questo sarebbe un gesto di grandissima libertà e responsabilità e che suggerisce l'assunto: non sopporto che una donna mi dia degli ordini, per mille ragioni mie, comprese quelle stimate abiette dalla collettività, e pertanto mi licenzio. Cioè se non sopporto i neri e non vado in Africa...sono un razzista, ma non opero nessuna discriminazione razziale rilevabile a nessun livello, poiché io mi limito a vivere la mia posizione razzista e a non imporla a nessuno. Viceversa se non assumo una persona perché è di colore, o la pago meno, o la sfrutto come avviene spessissimo in Italia con gli immigrati, è una gravissima discriminazione razziale. E via di seguito. Ugualmente se un uomo, per giunta in un ruolo di inferiorità nella scala gerarchica del lavoro, decide di andarsene perché non tollera ricevere ordini da una donna, possiamo considerarlo uno sciocco, un misogino, ma sta semplicemente esercitando la sua libertà di fare quello che crede, visto che non impone assolutamente nulla a nessuno. Ma anzi la sua stupidità non crea danni se non a se stesso. Diversamente dalle politiche misogine italiane che creano danni a tutte le donne e anche al paese e alla sua economia.

    E sempre sulla stessa linea è ben diversa la misoginia di questo facchino egiziano, probabilmente anche animata dalla religione e da una sua cattiva interpretazione, da quella di far licenziare una donna, magari perché è incinta, esattamente come avviene a migliaia di italiane precarie. E' ben poca e innocua cosa la scelta libera e personalissima dell'egiziano rispetto al senato della Repubblica che boccia l'emendamento che prevede la parità di genere nelle rappresentanze elette al Senato. E' ben poca cosa rispetto alle fallite proposte di introduzione di quote di genere nei consigli di amministrazione, impedendo sin dalle origini alle donne di esercitare il potere. E' ben diverso da politici uomini che si occupano o fanno carriera come Magdi Allam, sulla libertà delle donne intervenendo sulla 194. Queste carenze citate sono appunto oggetto delle battaglie delle femministe. E Sbai anche qui si indigna che le “veterofemmiste” (ancora parole a casaccio), che si occupano di libertà di tutte, non si uniscano all'idiozia della sua battaglia.
    Nemmeno la Santa Inquisizione sarebbe arrivata a un livello di ingerenza su una scelta libera e personale. Manco a dirlo Libero si è precipitato pure lui a indignarsi della libertà dell'arabo.
    Così la la storia del facchino si discute nelle aule della Regione Veneto. Prende posizione l'assessore al Lavoro Elena Donazzan : «Avrei preferito che si licenziasse lasciasse il posto ad un italiano magari padre di famiglia, più rispettoso della nostra civiltà e cultura e magari fosse tornato a casa sua a prendere ordini da un uomo». Fortunatamente invece il facchino non segue la nostra sottocultura in fatto di donne, e non impone niente a nessuno. E siccome l'idiozia è spesso bipartisan anche la capogruppo del Pd Laura Puppato si precipita: «Il facchino musulmano non ha titolo per discutere la nostra Costituzione. Una notizia che ci riporta a tempi bui, quando l'inferiorità della donna era un teorema indiscusso». Fino all'esilarante dichiarazione di Luca Zaia: “è offensivo per i nostri 152 mila disoccupati”.
    E chissà cosa avrà mai pensato Zaia di Renzo Bossi e dei milioni di disoccupati laureati in Italia.


    27 luglio 2012
    www.goleminformazione.it
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  7. #67
    Secondo Sabina Ambrogi il facchino si è licenziato, senza imporre nulla a nessuno.
    Non è così perché, almeno per come la vicenda è stata raccontata, alla fine è rimasto al suo posto ed è stato messo un mediatore uomo per trasmettergli gli ordini della donna.
    Questa è una discriminazione, la donna è stata umiliata, gli è stato imposto di non dare ordini a un uomo che non lo gradisce. E di questa discriminazione non è responsabile solo la direzione dell'albergo, ma anche il facchino che oltre che avere posto il "problema" si è prestato alla vergognosa soluzione invece di mantenere la sua decisione di andarsene.
    Ultima modifica di Annibale; 28-07-2012 alle 18:37

  8. #68
    per come la vedo io è già grasso che cola che la governante sia rimasta al suo posto

    ( la Sbai è insopportabile )
    Chiunque rifletta su queste quattro cose:
    ciò che è sopra, ciò che è sotto,
    ciò che è prima e ciò che è dopo,
    meglio sarebbe se non fosse mai nato.

    Talmud, Hagigah.

    ho una intelligenza intermittente
    come le luci dell'albero di natale

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