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Discussione: Israele, un Paese «murato» per 1000 km

  1. #1

    Israele, un Paese «murato» per 1000 km

    di Umberto De Giovannangeli

    Dopo quello con l’Egitto e la Cisgiordania, il governo Netanyahu sta progettando un nuovo muro lungo il confine con la Giordania. Costo: 130 milioni di euro. Lo Stato ebraico è sempre più isolato. Questa volta il motivo è bloccare l’immigrazione

    Un Paese in trincea. Un Paese «murato». È Israele. Oltre mille chilometri di filo spinato, di cemento armato... Israele «mura» i suoi confini con il Libano, bissa con l’Egitto. Poi, c’è il «Muro» per antonomasia: quello che corre per l’intera Cisgiordania. Oggi, il nuovo pericolo per Israele si chiama immigrazione irregolare. Un nemico contro cui far fronte, murandosi ancora di più. A quanto risulta a l’Unità, il premier Netanyahu sta «seriamente valutando» di dar via libera alla realizzazione di una nuova barriera da erigere al confine con la Giordania (costo stimato: 131 milioni di euro). Obiettivo: fermare l’immigrazione clandestina. «Di fronte a infiltrazioni quotidiane, questa strada appare ormai l’unica percorribile», conferma a l’Unità una fonte di Tel Aviv. Entro la fine dell’anno tutti i confini israeliani, oltre mille chilometri, saranno protetti da muri, barriere, protezioni fisiche. Filo spinato. Cemento. Acciaio. Sensori ottici. Fossati. Altro che «ponti». In Terrasanta è tempo di Muri. Muri contro i kamikaze. Muri contro il contrabbando. Ora muri contro l'immigrazione clandestina. Muri o barriere che spezzano in mille frammenti territoriali la Cisgiordania. Muri che chiudono in una morsa d'acciaio e non è una immagine metaforica la Striscia di Gaza. Muri che costeggiano la frontiera tra Israele ed Egitto. Ed ora, muri che dovrebbero anche spezzare la Valle del Giordano. Quanto alla Barriera con l’Egitto – uno sbarramento di circa 253 km ha comportato l'innalzamento di reticolati sotto l'ombra di un sofisticato sistema di controllo radar lungo l'intera linea di confine che separa l'estrema propaggine meridionale del deserto israeliano del Neghev dal Sinai egiziano. La Barriera un investimento da 372 milioni di dollari sarà completata entro la fine del 2012 e formata da uno spezzone di 60 km a sud dell’area di Rafah e un altro della stessa lunghezza a nord di Eilat. Il tratto intermedio, considerato poco soggetto alle infiltrazioni a causa del terreno accidentato, sarà protetto da apparecchi elettronici.

    SCELTE STRATEGICHE

    «Ho preso la decisione di chiudere la frontiera sud d'Israele a infiltrati e terroristi», ha ribadito più volte Netanyahu. «Si tratta di una scelta strategica diretta a tutelare il carattere ebraico e democratico di Israele», ha aggiunto, sottolineando come non sia a suo parere possibile sostenere l'ingresso di «decine di migliaia di lavoratori illegali che (provenienti dal continente africano) inondano il Paese attraverso i suoi confini meridionali». «Il governo non vuole profughi e dimentica che anche noi siamo stati profughi e abbiamo bussato alle porte degli altri», ribatte Zahava Galon, ex deputato del partito progressista Meretz. Un nuovo muro, stavolta a nord sul confine con il Libano, è stato realizzato in tre mesi. La barriera, che in alcuni punti è alta anche 11 metri, corre sulla linea del cessate il fuoco del 2000 inizialmente per un chilometro, tra le pianure di Khiam e la cittadina libanese di al-Addaiseh, passando per l’ex valico di frontiera di Fatima Gate.

    I muri, ovvero la sanzione di un fallimento della politica. Per Israele è la barriera di sicurezza. Per i palestinesi il «muro dell'apartheid». La Barriera-muro, nella parte già completata, si dipana per 709 chilometri e il suo tracciato corre per l'85% all'interno del territorio palestinese della Cisgiordania e solo per il 15% a ridosso della linea di frontiera. Nei punti più alti, il muro in questione raggiunge l'altezza di 8 metri e si estenderà, al suo completamento, per oltre 752 km. Al suo confronto, il Muro di Berlino era un «nano», lungo «solo» 155 km e alto 3,6 metri. Una volta completato, il muro annette di fatto il 50% della Cisgiordania, isolando diverse comunità in cantoni, enclavi o «zone militari». Quasi il 16% dei palestinesi in Cisgiordania vivranno «fuori» dal muro, sottoposti a condizioni di vita insopportabili la perdita di terra, possibilità di commercio, mobilità e mezzi di sussistenza e minacciati di espulsione. Questi comprendono gli oltre 200 mila abitanti di Gerusalemme Est, che dopo la costruzione del muro si vedranno isolati dal resto della Cisgiordania. Il muro in cemento, presente a Qalqilia, parte di Tulkarem e Gerusalemme Est, è alto 8 metri, con torri di guardia armate ed una zona cuscinetto larga fino a 100 metri destinata a barriere elettriche, trincee, telecamere, sensori ed al pattugliamento dei militari. In altri luoghi, il muro consiste in diversi livelli di filo spinato, zone sabbiose per rintracciare le impronte, fossati, telecamere di sorveglianza e, in mezzo, una barriera elettrica alta tre metri.

    Nella valle del Giordano è previsto un altro muro, 20-30 km all'interno della Cisgiordania occupata, con l'obiettivo di tagliare fuori i palestinesi da terre fertili, risorse idriche e da ogni sbocco verso la Giordania. In tal modo verranno annesse sia la valle del Giordano che il «deserto della Giudea». Qui, ragioni di sicurezza s'intrecciano a quelle, non meno rilevanti, del controllo delle risorse idriche. Il completamento del muro porterà di fatto all'annessione da parte d' Israele della fertilissima Jordan Valley, al confine con la Giordania. «Nessun Paese moderno può circondarsi di mura», annota uno dei padri dello Stato ebraico, Yigal Allon. Ma così è. I pionieri sionisti, quelli che aspiravano a fare di Israele un Paese normale, oggi non sarebbero felici.


    l'Unità 12 luglio 2012
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  2. #2
    Una volta completato, il muro annette di fatto il 50% della Cisgiordania, isolando diverse comunità in cantoni, enclavi o «zone militari».

    Da quello che vedo da questa mappa, presa da wikipedia, non si direbbe.



  3. #3
    Citazione Originariamente Scritto da Annibale Visualizza Messaggio
    Da quello che vedo da questa mappa, presa da wikipedia, non si direbbe.



    non si direbbe perchè lo fa già : entro i confini del 1967 nulla da ridire, il resto è solo furto e speculazione edilizia un esempio tra tanti


    La cittadina di Tulkarem è isolata dal suo circondario da due barriere. Da un lato la presenza di un muro di separazione (alto 8 metri) e dall'altro una barriera, detta «barriera d'isolamento», che costituisce un'estensione del muro, col risultato di creare un'estensione del muro che genera un isolamento quasi totale della cittadina.A nord di Tulkarem, la barriera si estende fino al fiume Giordano, al di sotto della frontiera con la Giordania. Lungo la parte orientale essa segue all'incirca la Linea Verde. All'altezza della colonia di Réhan, la barriera penetra per circa 5 km all'interno della Cisgiordania.

    e di situazioni così ce ne sono parecchie: vite distrutte, campi divisi, gente prigioniera in ghetti ecc ecc ed è così evidente il progetto per me:
    annettere Samaria Giudea e sui resti costruire il futuro stato palestinese, solo così si spiega il rinnovato fervore per il muro
    Ultima modifica di Pegaso; 13-07-2012 alle 18:20

  4. #4
    Citazione Originariamente Scritto da Pegaso Visualizza Messaggio
    non si direbbe perchè lo fa già : entro i confini del 1967 nulla da ridire, il resto è solo furto e speculazione edilizia un esempio tra tanti


    La cittadina di Tulkarem è isolata dal suo circondario da due barriere. Da un lato la presenza di un muro di separazione (alto 8 metri) e dall'altro una barriera, detta «barriera d'isolamento», che costituisce un'estensione del muro, col risultato di creare un'estensione del muro che genera un isolamento quasi totale della cittadina.A nord di Tulkarem, la barriera si estende fino al fiume Giordano, al di sotto della frontiera con la Giordania. Lungo la parte orientale essa segue all'incirca la Linea Verde. All'altezza della colonia di Réhan, la barriera penetra per circa 5 km all'interno della Cisgiordania.

    E di situazioni così ce ne sono parecchie: vite distrutte, campi divisi, gente prigioniera in ghetti ecc ecc ed è così evidente il progetto per me:
    annettere Samaria Giudea e sui resti costruire il futuro stato palestinese, solo così si spiega il rinnovato fervore per il muro
    la cartina pubblicata da Annibale è stravecchia.
    Inoltre non contempla le colonie (nella zona della colonia maggiore di Ariel con annessi e connessi il muro è solo tratteggiato), le strade riservate ai coloni, i checkpoints e i posti di blocco, le zone militari, le zone definite da Israele "Parchi naturali", le zone archeologiche, le zone utilizzate da Israele come deponia di rifiuti, per istallazioni varie come impianti per l'acqua, ecc. ecc. Tra l'altro tutta la valle del Giordano, che nella cartina sembra far parte della Cisgiordania palestinese è sotto controllo israeliano e off limits per i palestinesi. E questa parte del territorio fa da sola cira 1/3 della Cisgiordania.
    Da notare la disgraziata situazione di Qalqilya, imprigionata dal muro. Da notare la disgraziata situazione dei palestinesi che sono venuti a trovarsi loro o le loro proprietà tra il muro e la linea verde, ovvero il territorio israeliano. Vengono confinati al di là del muro e le loro proprietà sono confiscate. Da notare pure che nella zona di Gerusalemme est il muro ha un percorso tortuoso, con zone dove il muro si sdoppia e zone che sono delle isole. Tutto questo nella cartina di Annibale non risulta.
    La sostanza del discorso è che oggi come oggi ai palestinesi resta poco meno del 9 % della Palestina, oltretutto la parte peggiore. E la pulizia etnica continua.
    Ultima modifica di Volpone; 13-07-2012 alle 20:38
    “Verrà il tempo in cui i responsabili dei crimini contro l’umanità che hanno accompagnato il conflitto israelo-palestinese e altri conflitti in questo passaggio d’epoca, saranno chiamati a rispondere davanti ai tribunali degli uomini o della storia, accompagnati dai loro complici e da quanti in Occidente hanno scelto il silenzio, la viltà e l’opportunismo.”

  5. #5
    questo lo dice uno che più moderato non si può

    1Purtroppo ed è questo il punto che voglio chiarire ai lettori italiani il governo Sharon non sta attuando la soluzione chiesta da me e dai miei compagni. Finora nemmeno un insediamento è stato smantellato; al contrario, vengono create sempre più colonie illegali. In secondo luogo la barriera che si sta costruendo penetra spesso in profondità nei territori occupati inglobando zone destinate al futuro stato palestinese, espropriando i contadini dai loro terreni e creando insopportabili divisioni tra villaggi palestinesi e tra agricoltori e la loro terra. Chi fra i palestinesi è convinto che questa area geografica appartenga a l suo popolo e nel giro di cent’anni gli ebrei verranno surclassati da un punto di vista demografico, non ha interesse a stabilire alcun confine. Al contrario, la sua intenzione è di continuare a infiltrarsi e a penetrare in Israele, con scopi pacifici o violenti, grazie alla presenza della già consistente minoranza araba israeliana. Finora però queste convinzioni hanno procurato solo sofferenze, sconfitte e la perdita di territori sempre più ampi. Se gli insediamenti israeliani, motivo di sofferenza e di minaccia per il futuro dei palestinesi, verranno smantellati, se un confine con valichi di frontiera per il passaggio di merci e persone verrà stabilito come in ogni nazione civile, i palestinesi capiranno che questa soluzione può garantire loro l’agognata sovranità, almeno in una parte della loro madrepatria.

    eravamo nel 2003

    Il mio "muro" non è quello di Sharon

    Abraham B. Yehoshua

    http://www.metaforum.it/archivio/200...html?t884.html


    2 e questo libro israeliano evidenzia aspetti poco noti

    Sintesi personale(solo elementi essenziali)

    By Shuki Sadeh

    Il 4 settembre, 2007, la Corte suprema ordinò lo smantellamento , a Bil'in ,di un 1,7 km-del muro .Shaul Arieli che negli ultimi anni ha dedicato la maggior parte del suo tempo a tale problema , ha esclamato "Quando ho sentito di la decisione della Corte, ho pensato ai NSI 20 milioni spesi per la barriera di Bil'in, è non per Sderot", Complessivamente la recinzione è costata più più di 7,5 miliardi di NIS come riporta il libro "Homa v'mehdal," ( "Il muro di follia") scritto da Ariel insieme a Michael Sfard avvocato. Il libro spiega come lo stato abbia costruito chilometri di recinzioni e muri di cemento solo per doverli distruggerli in un futuro più o meno prossimo ""Tutti associano il muro di separazione agli attentati suicidi del 2002 , ma è necessario ricordare che in quel periodo eravamo in piena recessione e importanti uomini di affari avevano avvisato Sharron che senza un recinto di separazione l'economia israeliana sarebbe peggiorata. DOPO , sei anni, si può chiaramente vedere che,il percorso del Muro non corrisponde a esigenze di sicurezza, ma politiche: stabilire confini definitivi annettendo più territori possibili a est della linea verde. La spesa sostenuta per erigere la barriera tè di circa NSI 7.5-10 miliardi di euro. Si deve tenere presente che la lunghezza della linea verde è di 313 km, mentre il tracciato copre 790 km ,finora sono stati costruiti solo 460 chilometri.
    Dato che il costo di costruzione di un km del muro è NSI 12 milioni di euro, il completamento di questa infrastruttura costerebbe circa 5,7 miliardi di NIS.,la costruzione lungo la linea verde avrebbe garantito un risparmio di miliardi per il contribuente.Inoltre visto il costo alto che ciò richiederebbe non sono state preventivate risorse per costruzioni di controllo lungo la barriera, così un camion con una bomba ha raggiunto Tel Aviv da Qalqiliya un anno fa con una certa facilità. Altre volte il muro ha separato i palestinesi dai loro campi per creare zone industriali o edificare unità abitative (villaggi di Azun,e Nabi Elias , Tzofim) e l'alta Corte ne ha ingiunto lo smantellamento : costo circa 102 milioni di NISDopo Bil'in (settembre 2007) e Tzofim (maggio 2006), l'Alta corte ha stabilito lo smantellamento di una parte del muro a Menashe : nonostante le tre sentenze l'IDF scandalosamente non ha ancora eseguito quanto ingiunto La motivazione del ministero della Difesa: non ci sono soldi per farlo Per Arieli, " i responsabili di questo fallimento sono: Ariel Sharon,Shaul Mofaz, ministro della Difesa, e poi la IDF, che non ha lottato contro la politicizzazione del percorso. Oggi, il fallimento pesa sulle spalle di Olmert e Barak, e prima di loro di Amir Peretz, che negli ultimi anni non hanno fatto nulla per correggere gli errori dei loro predecessori, scegliendo invece di evitare ogni responsabilità ".Quando qualcuno perde, c'è sempre qualcuno che vince. Nel caso del muro di separazione, quelli che hanno beneficiato di più sono centinaia di imprese private. Infatti, il Ministero della difesa ha appaltato 700 diversi fornitori: 60 uffici di pianificazione, 53 imprenditori, cinque costruttori di recinzione, 11 imprese di sicurezza, e 34 produttori di attrezzature elettroniche per la sorveglianza
    allegati

    http://www.haaretz.com/hasen/spages/1031952.html

    l'articolo in Inglese è qui
    http://www.peace-security-council.or...p=55&id_t=3487

  6. #6
    Importante: vedere la mappa degli autobus israeliani in questo sito (non so riprodurre la foto)..se qualcuno ha dubbi

    http://mondoweiss.net/2012/07/what-i...ccupation.html


    la sintesi in Italiano è qui

    http://frammentivocalimo.blogspot.it...iani-e-il.html

  7. #7
    Il muro israeliano che separa Battir dai suoi campi





    Il Muro di Separazione si appresta a dividere gli abitanti di questo
    stupendo villaggio palestinese dalle loro fertili e suggestive terre.



    di Elena Viola


    "È come una rete," dice Hassan Moamar, uno degli abitanti dei Battir, villaggio palestinese in lotta da ben sette anni contro la minaccia incombente del Muro costruito da Israele in Cisgiordania. "Non puoi tagliarla nel mezzo senza romperla."

    Battir è un villaggio palestinese situato 10km a sud-ovest di Gerusalemme, lungo la storica linea ferroviaria che dalla Città Santa conduce alle coste del Mediterraneo in prossimità di Giaffa. La peculiarità e l'importanza di una località, solo apparentemente come le altre, risiedono proprio nella sua localizzazione geografica.

    Durante la guerra arabo-israeliana (1947-1949), il villaggio di Battir era luogo di contesa per la sua prossimità con la madre di tutti i crocevia commerciali: la stazione ferroviaria di Gerusalemme. Nonostante questo villaggio, e altri in una simile posizione come Al-Qabu, Al-Walaja, Al-Malha, Sharafat e Beit Safafa, fosse nel mirino del nemico, mai fu occupato dalle forze israeliane.

    Quando fu firmato l'armistizio al termine della guerra, le località attigue, e Battir in primo luogo, si vennero a trovare nel mezzo di quell'area demilitarizzata denominata No Man's Land (Terra di Nessuno) situata tra le due linee immaginarie poste ad indicare le posizioni del fronte giordano e israeliano al momento del "cessate il fuoco". Trovarsi nel limbo di due parti non omogenee poteva voler dire solo una cosa: il dover sgomberare al più presto.

    In aggiunta a una posizione logistica certamente scomoda, a complicare le cose fu l'autorizzazione concessa dal giordano King Abdullah di lasciare i villaggi palestinesi situati nella Terra di Nessuno al governo israeliano, dando così alla potenza rivale il pieno e tanto voluto controllo sull'intera linea ferroviaria.

    "Attraverso una campagna di resistenza civile, presenza effettiva sul territorio, scaltrezza politica, lobbismo, e coraggio, le forze israeliane non entrarono nel villaggio di Battir nel 1949," dice Jawad Botmeh in Civil Resistance in Palestine: The Village of Battir in 1948 (La resistenza civile in Palestina: Il villaggio di Battir nel 1948). "Esso si salvò dalla distruzione grazie alle azioni orchestrate dal "Figlio del Villaggio" Hasa Mustafa." Mustafa convinse il comandante delle forze israeliane Moshe Dayan, il cui unico scopo era avere pieno controllo sugli spostamenti terrestri in Israele a partire dalla stazione di Gerusalemme, di lasciare a lui e agli abitanti di Battir la possibilità di continuare a coltivare le proprie terre senza doversi spostare altrove, in cambio del loro personale impegno a occuparsi della manutenzione della linea ferroviaria. Il patto orale tra i due trova conferma scritta nell'Accordo di Armistizio del 1949.

    Inoltre, per risollevare gli animi cupi dei suoi compaesani, Mustafa iniziò un piano di sviluppo nella comunità di Battir senza precedenti. Tra scuole, strade, e strutture comunitarie, a lui si deve anche la primitiva versione del sistema d'irrigazione detto "ciclo a otto giorni". Come riporta il quotidiano Haaretz, "si tratta di un sistema di distribuzione dell'acqua dai pozzi del villaggio alle otto famiglie che vi abitano, che permette a ogni famiglia di utilizzare l'acqua comune per un giorno a settimana."

    Tale sistema di irrigazione è alla base dell'antica, sofisticata ma molto fragile, tecnica di coltivazione per terrazzamenti tipica di Battir. È in virtù dei suoi campi stratificati su più livelli che il villaggio palestinese dall'avvincente trascorso è un papabile candidato al titolo di Patrimonio dell'Unesco. Non di meno, è proprio questo scenario mozzafiato, quale unica fonte di sostentamento per gli abitanti-agricoltori di Battir, a rischiare di non farcela qualora il temibile muro tranciasse a metà il territorio.

    Se il ministro della Difesa israeliano promette che la barriera includerà un cancello che renderà i campi accessibili ai suoi padroni, i palestinesi di Battir non ci credono nemmeno un po'. Senza contare che il muro andrebbe a danneggiare il sistema idrico e, conseguentemente, l'intero metodo di coltura a terrazze.

    Una soluzione l'avvocato in difesa del villaggio di Battir, Jiat Nasser, l'avrebbe trovata. "Se la barriera può essere costruita dozzine di chilometri all'interno del territorio palestinese," dice Nasser a Haaretz, "può anche essere eretta un centinaio di metri all'interno di quello israeliano." Così facendo si avrebbero evidenti vantaggi sia a livello di ambiente che di sicurezza: il muro valicherebbe un terreno più alto senza compromettere un sistema di agricoltura tradizionale e senza violare l'accordo del 1949.

    Negli ultimi anni gli abitanti di Battir stanno collaborando con Friends of the Earth (Amici della Terra) su questioni quali acqua, agricoltura e progetti ambientali, nel tentativo di ribattezzare Battir sia villaggio ecologico che meta turistica dall'interessante trascorso storico.

    Ma, l'aver assistito inermi al completamento del muro, e alla distruzione dell'agricoltura a terrazze e del magnifico paesaggio, nel limitrofo villaggio di Al-walaja, ha scosso gli animi degli abitanti di Battir, i quali non possono non pensare a cosa accadrebbe se il loro villaggio andasse incontro a una simile tragica sorte.


    29 luglio 2012
    www.globalist.it
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  8. #8


    A parte il fatto che le linee dei trasporti pubblici israleiani servono solo le colonie israeliane, è pure evidente che le isole palestinesi sono completamenmte circondate da zone sotto il totale controllo di Israele.
    È pure verosimile che il prossimo passo è quello di circondare le isole palestinesi con un muro (quasi completato) creando di fatto dei ghetti completamente isolati.
    “Verrà il tempo in cui i responsabili dei crimini contro l’umanità che hanno accompagnato il conflitto israelo-palestinese e altri conflitti in questo passaggio d’epoca, saranno chiamati a rispondere davanti ai tribunali degli uomini o della storia, accompagnati dai loro complici e da quanti in Occidente hanno scelto il silenzio, la viltà e l’opportunismo.”

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