di Lucio Caracciolo
Qualcuno s'era illuso che la bomba atomica fosse il terrificante ma ormai desueto marchio della guerra fredda. Gli arsenali sarebbero stati gradualmente smantellati, fino alla “opzione zero”. Stati Uniti e Russia non avevano più bisogno di minacciarsi di morte — peraltro simultanea — trascinando nell'olocausto il resto del pianeta. Così nei primi anni Novanta, nell'entusiasmo del dopo-Muro.
Oggi lo scenario è assai meno confortante. Washington e Mosca hanno sfoltito i depositi di testate nucleari e i missili — assicurano — non sono più puntati sulle città ex nemiche (come se per ripuntarli occorresse più di qualche minuto). Eppure Putin siede su un arsenale di circa diecimila bombe atomiche, Obama quasi altrettante, lanciabili da vettori sempre più avanzati. E alle potenze nucleari classiche (con Usa e Russia, anche Francia, Gran Bretagna e Cina) si sono aggiunti allo scadere del secolo scorso i due arcinemici India e Pakistan, oltre all'imperscrutabile Corea del Nord.
Ad essi va aggiunto Israele, che conta fra le 80 e le 200 testate atomiche, alcune montate su sommergibili di fabbricazione tedesca che pattugliano le coste mediterranee e l'imboccatura del Golfo Persico. Ma lo Stato ebraico non recede dalla dottrina ufficiale, per cui il suo status atomico non è ammesso né smentito. Infine, l'incognita Iran: i servizi segreti di Gerusalemme assicurano da qualche anno che Teheran è a pochi mesi dall'atomica. Pur di impedire che l'incubo diventi realtà, Israele è pronto alla guerra preventiva.
Ma non sono solo questi gli attori atomici. Nella storia recente, altri Paesi come il Sudafrica o il Brasile, l'Italia o la Germania (d'intesa con la Francia), più recentemente la Libia, la Siria e l'Iraq hanno studiato e in alcuni casi sviluppato ambizioni nucleari poi abortite o stroncate dall'intervento persuasivo dei cinque membri del Consiglio di Sicurezza (guarda caso tutti soci del club atomico), Stati Uniti in testa, o di Israele. Perché in fondo l'arma atomica resta la garanzia estrema, fino a prova contraria, contro eventuali aggressioni esterne. Possiamo immaginare, ad esempio, che se Gheddafi non avesse rinunciato a dotarsi di un arsenale nucleare, ben difficilmente francesi e inglesi, e dietro di loro mezza Nato, avrebbero accettato il rischio di attaccarlo.
Repubblica 8 luglio 2012



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