Haaretz:Israele giustifica il crimine più efferato : i settler e l'inganno del catast
SINTESI PERSONALE 1 Ci si potrebbe aspettare che in un paese rispettoso della legge le autorità si oppongano con forza e determinazione all'uso, da parte dei settler , di costruire insediamenti sulle terre palestinesi private, come evidenzia la petizione presentata all'Alta Corte di Giustizia contro Migron e il quartiere di Beit El Ulpana. Ma il governo Netanyahu-Barak ha ancora una volta dimostrato che anche il crimine più efferato può essere giustificato. Chaim Levinson ha esposto i dettagli di un piano il cui scopo è quello di consentire ai coloni di inserire i propri nomi nel catasto fondiario . L'obiettivo è quello di aggirare il registro ufficiale della terra israeliana (Tabu) , impedire ai palestinesi di rivendicare le loro proprietà e di contestare la validità della registrazione della proprietà da parte dei coloni.Dal 1967 i colon hanno ottenuto il controllo di migliaia di ettari in Cisgiordania, spesso con mezzi discutibili e con la benedizione delle autorità. Un rapporto del 2004 ,redatto per conto del Ministero della Difesa da Briga. Gen. (ris.) Baruch Spiegel ,documenta di dozzine di insediamenti e avamposti costruiti su terreni privati palestinesi. Nel marzo del 2005 Talia Sasson ha pubblicato un rapporto simile. lI Controllore di Stato ha anche documentato la pratica inaccettabile di trasferire i terreni di proprietà dei palestinesi che vivono all'estero ai settler (principalmente nella valle del Giordano).Le stesse agenzie giudiziarie e di sicurezza, che eccellono nel non rispettare la legge contro i coloni ,propongono ora che il governo estenda il suo patrocinio a tutti questi casi di invasione criminale e neghi ai palestinesi il diritto al ricorso. Solo agli ebrei sarebbe concesso la rapida registrazione. I palestinesi rimarrebbero vincolati alla legge giordana che richiede la prova della proprietà sotto forma di documenti o altro . La registrazione dei diritti alla terra da parte dei coloni in Cisgiordania costituisce una prova ulteriore che sono solo belle parole quelle del primo ministro Benjamin Netanyahu circa i due stati e il suo desiderio di riprendere i negoziati con i palestinesi . Possiamo solo sperare che tutti i suoi partner della coalizione e, soprattutto il ministro della Difesa Ehud Barak, responsabile direttamente dei territori occupati, si rifiutino di collaborare a questa manovra.Israel expropriates Palestinian land in order to legalize West Bank ... Justifying the highest crime
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Il Comitato per lo Stato di Costruzione in Giudea e Samaria (Cisgiordania, ndr), guidato dal giudice della Corte Suprema, Edmund Levy, ha stabilito che l’occupazione non esiste e che le colonie israeliane nei Territori Palestinesi occupati nel 1967 non violano la legge internazionale.
Il Comitato è stato creato dal primo ministro Benjamin Netanyahu e dal ministro della Giustizia, il professor Yaakov Neeman, contro le sentenze dell’Alta Corte che impongono l’evacuazione di numerosi insediamenti, tra cui Migron e Givat Assaf. Al Comitato è stato richiesto di fornire raccomandazioni al governo su vari aspetti, come le procedure per la legalizzazione delle costruzioni illegali e le procedure necessarie a verificare se una terra è proprietà privata o no.
Secondo Yesh Din, organizzazione israeliana per i diritti umani, “il Comitato è stato creato con l’obiettivo di eludere gli uffici del Procuratore Generale e del Procuratore di Stato. Infatti, il Comitato ha il compito di trovare strumenti che permettano la legalizzazione retroattiva degli insediamenti e delle costruzioni illegali nelle colonie”.
Come previsto dalle organizzazioni per i diritti umani a maggio, il Comitato guidato da Levy ha concluso che “considerando gli accordi con l’Autorità Palestinese, la legge internazionale non si applica alla Giudea e alla Samaria (Cisgiordania, ndr)”.
Al Comitato ha fatto eco la posizione ufficiale israeliane: “L’assunzione di sovranità della Giordania sulla gran parte della Giudea e della Samaria dopo la guerra d’Indipendenza del 1948 non fu legalmente riconosciuta dalla comunità internazionale: ciò significa che Israele non ha occupato la terra nella Guerra dei Sei Giorni del 1967”.
La comunità internazionale, Europa e Stati Uniti in primis, hanno sempre definito la presenza israeliane nei territori occupati nel 1967 come un’occupazione militare. Tale punto di vista va di pari passo con le numerose risoluzioni adottate dall’Assemblea Generale e dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dalla Conferenza Internazionale della Croce Rossa.
Tuttavia, il Comitato di Levy ha dichiarato che la legge internazionale non si applica in Cisgiordania e ha suggerito al governo una legge per cui i palestinesi e i coloni in Cisgiordania sono tenuti a registrare i propri diritti sulla terra entro 4-5 anni, pena la perdita di tali diritti. Infine, il Comitato ha proposto che l’Autorità Nazionale Parchi dichiari migliaia di acri di terra in Cisgiordania “parchi naturali”.
Le conclusioni del Comitato saranno girate al Procuratore Generale, Yehuda Weinstein, che ha detto in passato di non essere obbligato a tenere conto delle conclusioni fornite e del lavoro del nuovo comitato ministeriale.
L'Obiettivo: l'annessione della Samaria e della Giudea
Henry Siegman
Nel 2012, dopo aver neutralizzato l'opposizione americana agli sforzi per stabilire - attraverso l'espansione degli insediamenti ebraici in Cisgiordania - irreversibili "fatti sul terreno" che impediranno l'emergere di una soluzione con due stati del conflitto israelo-palestinese , e al tempo stesso negando la cittadinanza israeliana ai milioni di residenti palestinesi dei territori occupati, il governo del primo ministro Benjamin Netanyahu è riuscito a far rivivere la calunnia che il sionismo è razzismo, qualcosa che gli antisemiti e i nemici di Israele non erano riusciti a fare.
I fondatori del sionismo sono stati tra i leader più illuminati e progressisti del mondo ebraico. Non erano razzisti, né lo erano i membri dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite che hanno votato nel 1947 per creare uno Stato ebraico a fianco di uno Stato palestinese.
Ma Netanyahu e il suo governo hanno dimostrato che, sebbene il sionismo non sia razzismo, i sionisti possono senz’altro essere razzisti. Nel 1980 molti nell’ establishment ebraico-americano (io compreso) hanno partecipato a manifestazioni contro il regime di apartheid del Sud Africa. La lotta contro l’apartheid era considerata dalla comunità ebraica (non solo dai liberal) una causa ebraica. Ma era il 1980, e l'apartheid era in Sud Africa. Oggi è in Israele - e non come una possibilità futura, come molti hanno cercato di metterci in guardia, ma una realtà attuale
. Netanyahu e il suo governo hanno cercato di nascondere il loro regime di apartheid de facto, fingendo che lo status quo nella Cisgiordania occupata sia temporaneo, e che porterebbe a un accordo per i due stati se solo i palestinesi tornassero ai negoziati in un processo di pace che è stato una farsa: l’unico scopo a cui è servito è stato quello di mascherare l'ampliamento del progetto degli insediamenti che tanto per cominciare ha creato l'apartheid.
Tuttavia, appena c'è anche la minima possibilità che i negoziati possano effettivamente riprendere, sulla base delle linee pre-1967, una linea che Netanyahu ha incessantemente cercato di cancellare dalla memoria del mondo, lui e il suo governo ritornano alla tesi che Israele non ha nessun partner per i colloqui di pace, e che quindi i negoziati devono aspettare per una o più generazioni, quando possa emergere una leadership palestinese più ragionevole. L’anno scorso, quando i palestinesi si sono rivolti alle Nazioni Unite per ribadire il loro diritto ad uno Stato, il Ministero degli Esteri di Netanyahu ha diffuso a vari governi un documento riservato che, tra molti altri crimini, accusa Mahmoud Abbas, capo dell'Autorità palestinese, di incoraggiare il terrorismo e la delegittimazione di Israele. Il documento conclude che "nessun accordo [con i palestinesi] sarà mai possibile finché Mahmoud Abbas dirige l'Autorità palestinese." Questo dell'uomo a cui i servizi di sicurezza israeliani e l’IDF hanno recentemente attribuito il merito di aver contribuito a porre fine al terrorismo in Cisgiordania.
Quando nel 1991 il primo ministro Yitzhak Shamir ha deciso di far entrare nel suo governo il del partito di destra Moledet, guidato da Rechav'am Ze'evy, Benny Begin, figlio dell'ex primo ministro Menachem Begin, ha preavvisato che poiché il Moledet sostiene il "transfer" (espulsione forzata) dei residenti arabi della West Bank, includerlo nel governo di Israele "conferma in effetti la risoluzione Onu per la quale il sionismo è razzismo".Oggi il partito al governo, il Likud, di cui Benny Begin è uno dei ministri più influenti, si oppone ad uno stato palestinese e al dare la cittadinanza israeliana ai residenti palestinesi della Cisgiordania, confinandoli in enclave dietro posti di blocco e recinzioni di filo spinato. Mentre Netanyahu afferma di opporsi al transfer, i partiti che lo vogliono fanno parte del suo governo, e i palestinesi vengono sistematicamente espulsi dai territori dell’Area C (così designata dagli accordi di Oslo) che comprendono oltre il 60 per cento della Cisgiordania. Un recente rapporto della Commissione europea rileva che Israele ha messo sulla lista della demolizione centinaia di case palestinesi in quella zona. Se il governo Shamir ha meritato di essere criticato da Begin in quanto confermava la risoluzione "sionismo è razzismo", cosa si può dire di un governo che attua nei fatti quanto Ze'evy e il suo partito Moledet hanno solo auspicato? L’ex primo ministro Ehud Olmert, Ehud Barak e altri ormai da anni mettono in guardia Israele che la mancanza di progressi verso una soluzione a due Stati rischia di portare a perdere la democrazia di Israele e ad uno stato di apartheid. Ma l'avviso di una minaccia futura, invece di sollevare un allarme su una realtà attuale che “sembra, cammina e fa qua-qua” ("looks, walks and quacks") come un regime di apartheid ha dato un vantaggio indebito al governo Netanyahu. Netanyahu ritiene che invocando l'Olocausto e accusando chi critica l’apartheid (di fatto) di Israele di essere antisemiti e di puntare continuamente il dito contro Israele, può continuare a intimidirli, screditarli, e farli tacere. Che né il governo degli Stati Uniti né l’establishment delle organizzazioni ebraiche-americane siano riusciti a dire la verità circa la realtà attuale di Israele è hanno avuto l’unico effetto di rassicurare Netanyahu che il suo regime di apartheid può essere permanentemente nascosto.
Tuttavia, Netanyahu non sta rischiando alcunché. Naftali Bennett, uno stretto collaboratore di Netanyahu che ha già guidato il suo Gabinetto di Primo Ministro (ed è anche un ex capo della Yesha, il Consiglio dei coloni di Giudea e Samaria), ha recentemente annunciato di aver presentato un piano per la "soluzione" del conflitto israelo-palestinese ai leader politici di Israele e ai suoi militari e funzionari della difesa, e che il piano ha ricevuto "elogi". Gli elementi chiave del piano di Bennett, che si potrebbe ragionevolmente considerare come il ballon d'essai di Netanyahu, sono: 1) imporre unilateralmente piena sovranità israeliana nella zona C (che come prima indicato costituisce il 62 per cento della Cisgiordania, lasciando ai palestinesi meno del 9 per cento della Palestina pre-partizione) .2) "garantirsi" tutta Gerusalemme,
3) un "ombrello di sicurezza" israeliano su tutta la Cisgiordania, compreso il territorio in cui in questo piano si prevedono enclave palestinesi geograficamente scollegate;
4) disconnettere la Striscia di Gaza dalla Cisgiordania e "assegnarla" all’Egitto,
5) rifiutare un diritto palestinese al ritorno per i profughi anche nelle enclave che costituirebbero un futuro Stato palestinese,
6) concedere la cittadinanza israeliana ai 50.000 palestinesi che, secondo il Bennett, ora risiedono nell’ Area C da annettere ad Israele. Questa mossa brillante, Bennett ha annunciato trionfale: "tirerà il tappeto da sotto a chiunque parli di apartheid." Va notato che, secondo la relazione della Commissione europea a cui si è fatto prima riferimento,in Area C abitano 150.000 palestinesi, che solleva la questione se un aspetto non dichiarato del piano di Bennett è il "transfer" di 100.000 palestinesi fuori da lì.
Finora non ci è stato nemmeno un sussurro di critica a questo tentativo terribile di rendere casher l’apartheid israeliana da parte della leadership delle organizzazioni ebraiche americane, che continuano a confondere il supporto per Netanyahu e il suo governo di cui fanno parte partiti razzisti duri e puri (tra cui un ministro dell’edilizia che ha pubblicamente incoraggiato l'esclusione arabi di Israele dai quartieri ebraici) con il sostegno per lo stato ebraico immaginato dai suoi fondatori sionisti. Le politiche di Netanyahu hanno trasformato Israele in un’etnocrazia simile a quella di Stati come la Serbia di Milosevic e Mladic, il cui nazionalismo xenofobo, l’accaparramento di terre in Bosnia, la demonizzazione dei musulmani bosniaci, e i legami ad un Ortodossia serba ottenebrata che ha fornito sostegno religioso e incoraggiamento per gli atti predatori dei loro leader rispecchia la realtà presente di Israele. (Non dovrebbe sorprendere che Ariel Sharon fosse all’epoca l'unico leader nel mondo democratico a condannare i bombardamenti della NATO su Belgrado. Aveva preannunciato infatti che avrebbero potuto costituire un precedente per analoghe misure internazionali contro Israele.) Netanyahu e i suoi sostenitori in Israele e nella diaspora non stanno solo distruggendo la democrazia di Israele, ma diffamando il sionismo e l’ebraismo che invocano in modo fuorviante per giustificare l'apartheid che si radica a Sion. Da questa Sion non usciranno né Torà, né la giustizia o la pace.
Henry Siegman, presidente dello US / Middle East Project in New York, è un ex direttore nazionale del American Jewish Congress e del consiglio del Synagogue Council of America. E’ professore di ricerca non residente presso il Sir Joseph Hotung Middle East Program, Scholl ofOriental and African Studies, Universty of London.Zionism is not racism, but Zionists can be racists by Henry Siegman ...
Annexing Israel
US displeased with Levy Report
DC official says US 'does not accept legitimacy of continued Israeli settlement activity and we oppose any effort to legalize settlement outposts'
WASHINGTON – The American Administration vehemently disagrees with the findings of the Levy Report, which states that the Israeli government must promote the legitimization of all West Bank settlements and outposts.
Speaking at a press briefing on Monday evening, State Department Spokesman Patrick Ventrell said that, "The US position on settlements is clear.
continua qui
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If there are no Palestinians, there's no Israeli occupation
The Fourth Geneva Convention prohibits occupying powers from settling their own populations in occupied lands. But that's not a problem for Israel, according to the committee set up by Prime Minister Benjamin Netanyahu and Justice Minister Yaakov Neeman to examine construction in the West Bank, because Israel is not a "military occupier" in the territories.
The panel said it based its finding on the fact that the area was conquered from Jordan, which it said never had a solid legal claim and has since forfeited any interest in the land. In any case, the committee has decided that the Geneva Convention's prohibition is not relevant to Jewish settlement in the West Bank, given the Balfour Declaration and the British Mandate, whose documents referred to a national home for the Jews in Palestine and did not mention any national rights of the Arabs.
In the eyes of the committee, headed by former Supreme Court Justice Edmond Levy, the West Bank is part of the area meant to serve as the Jewish national home; Israel never committed itself to observing the Geneva Convention in these lands and has allowed Israelis to live there. The reliance on the Balfour Declaration demonstrates that the Netanyahu-appointed committee appears to be living in colonial times, during which Britain had the authority to determine the future of a territory, and isn't aware that nowadays we recognize the rights of peoples to self-determination.
These declarations, of course, ignore the existence of a Palestinian population in these areas and the fact that when we talk today about the occupation, we are speaking first and foremost about the occupied population, which is being denied its right to self-determination.
It must be noted that the committee's declarations aren't exactly news. After 1967, Israel took the official position that since the territories had not been captured from a country that was sovereign there, they aren't exactly occupied territory, so the Geneva Convention doesn't apply to them. Moreover, the prohibition against an occupying country transferring its population to an occupied area is irrelevant if people move there of their own accord.
Still, Israel had not categorically denied is status as occupier, and did agree to take on a different aspect of an occupier's legal obligations, as laid out in the Hague Convention. Practically speaking, the whole legal structure of Israeli control over the territories was based on this differentiation, backed by ostensibly formal arguments that distinguish between the two conventions.
Thus, since 1967, Israel has been trying to have it both ways. On the one hand, it accepts the authority vested in the army that controls the conquered area, as per the Hague Convention, while on the other hand denying its obligations to the residents of the occupied area and denying their rights as laid out in the Geneva Convention. Thus there was a blurring of the legal status of the territories, as occupied or not occupied, that for all these years has been the heart of the occupation's legal structure.
The Levy Committee seems to be taking this a step further, in that it says that these territories are not occupied territory at all, in order to reject the argument calling for application of the Geneva Convention. But in doing so, the committee totally ignores the ramifications of such a declaration on the legality of exercising the Israel Defense Forces' authority in the territories, which were based on the Hague Convention.
In hundreds, if not thousands of rulings made by the High Court of Justice, the court accepted the state's position that the army is permitted to seize Palestinian lands for military purposes (for example, to build the security barrier ), based on the authority of the military commander in an area under belligerent occupation, or, in other words, military occupation. The Levy Committee's conclusions, therefore, are very helpful in piercing the veil of legal hypocrisy behind Israeli control in the territories: If it's an occupation, then the whole body of occupation law applies, making all the settlements - and here there is no distinction between "settlements" and "outposts" - illegal. On the other hand, if we're not talking about an occupation, then everything the military commanders have been doing all this time was unauthorized and it must thus return to the Palestinians any and all lands that were seized.
Bradley Burston : finalmente Israele ha posto fine all'occupazione. Tick. Tick. Tick.
Sintesi personale
Pensavo che l'occupazione sarebbe finita diversamente. Pensavo che, quando l'occupazione si fosse conclusa definitivamente, i palestinesi avrebbero inondato le strade per la gioia , per sollievo : la speranza nei diritti e nell' indipendenza si era concretizzata.. Ho pensato che la fine dell'occupazione sarebbe stata assordante , terrificante e liberatoria. Ciò non è avvenuto quando un ex vice capo della Corte Suprema, incaricato dal primo ministro di studiare la legittimità della presenza di Israele in Cisgiordania, ha annunciato che, dal punto di vista giuridico non vi er in realtà nessuna occupazione.
"Apprezzo molto gli sforzi del giudice (Edmond), Levy e delle persone che hanno lavorato con lui", ha detto Netanyahu. "Hanno fatto l un lavoro serio e tranquillo per lunghi mesi." Nello stesso giorno in cui la relazione è stata resa pubblica a malincuore, un nuovo studio ha mostrato che mentre i giovani ebrei americani sono sempre più legati ad Israele questo non si riscontra per quanto concerne le politiche di Israele verso i palestinesi. Questi giovani ebrei americani hanno imparato che l'occupazione è ancora lì, viva e più potente che mai.
Loro capiscono istintivamente che se un paese ebreo fa tutto il possibile per legalizzare comportamenti illegali , limita il movimento dei palestinesi, nega loro l'autorizzazione per costruire alloggi , demolisce le loro case - qualcosa qui è andato molto male.
Parte di ciò che è andato storto scaturisce dalla nostra abitudine radicata di rispondere alle domande sul destino dei territori, l'occupazione e la possibilità di una soluzione praticabile, con un motto di due parole : Sì, ma.
Domanda: Più di due milioni di palestinesi in Cisgiordania non hanno le libertà fondamentali di auto-determinazione, sono privati della libertà di parole , di riunione,di movimento, dei mezzi di sostentamento e delle opportunità di base date dalla proprietà .
Risposta:
Sì, ma la responsabilità è dei loro capi che hanno rifiutato le aperture di pace israeliane
Sì, ma la responsabilità è del mondo musulmano che ha rifiutato di di accoglierli
Sì, ma la responsabilità è l dei terroristi che hanno sventato ogni possibilità di compromesso e di pace
Sì, ma gli insediamenti sono irrilevanti per il problema, perché i palestinesi volevano distruggere Israele anche prima del 1967.
Sì, ma se ci ritiriamo da ogni territorio, si incoraggeranno ulteriori richieste e concederemo loro piattaforme per il lancio di razzi.
Sì, ma non c'è nessun popolo palestinese né vi è mai stato una Palestina.
Sì, ma anche se i sondaggi dimostrano costantemente che una netta maggioranza di israeliani e di palestinesi sono favorevoli a una soluzione a due stati, una maggioranza ancora più grande non ha fiducia che ciò possa accadere
Si,ma nella commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite è in corso un'indagine sull'impatto degli insediamenti e del' 'occupazione sui palestinesi,. Si dice che la Siria ha la possibilità di aderire al Consiglio, ciò invalida ogni accusa nei confronti di Israele
Sì, ma Analizziamo il boicottaggio anche se un esperto illustre britannico del diritto internazionale ha dichiarato che i governi europei sono pienamente nel loro diritto legale di boicottare i prodotti realizzati dagli ebrei in Cisgiordania, dobbiamo vedere questo per quello che è : anti-semitismo.
Sì, ma la minaccia rappresentata dall'Iran è tale che questo non è il momento per Israele di arrivare al compromesso .
Sì, sì, sì, abbiamo capito il problema, siamo ricchi di etica , di umanesimo , di valori, ma ... vedere quanto detto sopra.
Il rapporto di Levy sostiene che la Cisgiordania non è un territorio occupato e che Israele ha tutto il diritto di legalizzare e quindi espandere il regolamento.
Nessuno si lascia ingannare. Nè noi , nè il mondo.
Gli israeliani sanno che questa situazione non è solo immorale, ma anche insostenibile?
Sì, ma c'è sempre la possibilità di un messia o un non definito potente braccio
L'occupazione è un mostro che prende i nostri cari e quelle del lato opposto, alimenta la rabbia , la violenza , l'isolamento , le misure restrittive nei confronti della libertà sia per l'occupato che per l'occupante . L' occupazione produce questo giorno e notte senza sosta, sabato e festivi inclusi.
Sì, ma che scelta abbiamo davvero? E, con questa frase semplice, riduciamo a zero le nostre scelte ed il nostro futuro,.
In Israele, la fine dell'occupazione è facile come chiudere gli occhi grazie al rapporto di Levy
There. It's finally done. Israel has ended the occupation. Tick. Tick. Tick.
frammentivocalimo.blogspot.it : non esistono i palestinesi, non esiste l'occupazione
U.S. opposes report recommending legalization of West Bank settlements
Bury the report
If there are no Palestinians, there's no Israeli occupation
Bombshell for the settlement enterprise in Levy report
Israele, la commissione raccomanda di legalizzare gli insediamenti illegali in Cisgiordania
Occupation no more http://frammentivocalimo.blogspot.it...sraele-ha.html
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