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Discussione: La riforma sanitaria di Obama è costituzionale

  1. #1

    La riforma sanitaria di Obama è costituzionale

    di Francesco Costa

    La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato costituzionale la riforma sanitaria varata dai democratici e dell’amministrazione Obama nel 2010. La Corte ha votato a favore con cinque voti contro quattro: il giudice capo Roberts, di orientamento conservatore, ha votato con i giudici di orientamento liberal, Ruth Bader Ginsburg, Stephen Breyer, Elena Kagan e Sonia Sotomayor (le due giudici nominate da Obama). Il testo integrale della sentenza si può leggere qui, in pdf.

    Il punto fondamentale riguardava il cosiddetto individual mandate, cioè la norma che obbliga ogni cittadino americano ad acquistare un’assicurazione sanitaria. Era la norma più contestata dai repubblicani, che consideravano incostituzionale che il governo americano o il Congresso potessero obbligare gli americani a comprare qualcosa. La Corte Suprema ha confermato invece il contenuto della legge, modificandone una parte: chi non compra alcuna assicurazione sanitaria non dovrà più pagare una sanzione, una multa, come sosteneva inizialmente il testo della riforma, ma una tassa. E il Congresso ha la libertà di imporre le tasse che vuole, ha detto la Corte Suprema, che ha bocciato invece una norma che dava al governo federale il potere di tagliare i fondi per il programma Medicaid agli Stati che si rifiutano di espanderlo secondo quanto dice la riforma Obama.

    Che cosa prevede la legge
    La riforma sanitaria approvata nel marzo del 2010 è una delle leggi più vaste mai approvate dagli Stati Uniti e modifica la legislazione precedente sotto moltissimi aspetti. Negli Stati Uniti, come noto, il sistema sanitario ruota attorno alle assicurazioni: stipulate direttamente dai cittadini o dai loro datori di lavoro, salvo gli anziani, protetti dal programma Medicare, e le persone a basso reddito, protette dal programma Medicaid.
    La riforma sanitaria di Obama non stravolge questo quadro – non introduce niente di lontanamente simile a un sistema europeo – ma amplia la copertura sostanzialmente in tre modi. Primo: costringendo le società assicurative a concedere le loro polizze anche ai cittadini malati o affetti da patologie croniche, che prima venivano sistematicamente rifiutati. Secondo: garantendo sgravi fiscali e sussidi a un numero di cittadini americani molto più largo rispetto al passato, per permettere di acquistare una polizza anche alle persone con i redditi medio-bassi. Terzo, alla luce di quanto sopra, stabilendo per legge l’obbligo per ogni cittadino americano di contrarre un’assicurazione sanitaria entro il 2014, anno in cui il Patient Protection and Affordable Care Act dovrebbe entrare definitivamente in vigore. Il cosiddetto individual mandate di cui sopra, che la Corte ha sostanzialmente confermato.

    Le conseguenze politiche
    Sono imperscrutabili, almeno per il momento, ma qualche valutazione si può già fare. Barack Obama ottiene una grande vittoria politica: ha dedicato alla riforma sanitaria i primi due anni del suo mandato, investendoci gran parte del suo capitale politico, mentre i repubblicani sostenevano che la legge fosse sbagliata e incostituzionale. Dall’altro lato, esiste il rischio per lui che la sentenza di oggi possa motivare ancora di più l’elettorato repubblicano in vista del voto di novembre, rassicurando i democratici. Anche a Mitt Romney questa sentenza tutto sommato non fa troppi danni: può continuare a promettere l’abrogazione della riforma senza essere costretto a suggerire come sostituirla. La cosa, infatti, lo mette in difficoltà: da governatore del Massachusetts, Romney fece approvare una riforma che ricalca lo schema della riforma Obama, individual mandate compreso. Allo stesso modo, la trasformazione della multa in una tassa darà modo ai repubblicani di continuare ad accusare Obama di avere aumentato le tasse. Di certo la sentenza di oggi è una grossa sconfitta politica per i tea party e i repubblicani più estremisti, che per anni hanno definito incostituzionale la riforma sanitaria.

    28 giugno 2012
    www.ilpost.it
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  2. #2

    Perché la riforma sanitaria non piace a tanti americani

    risponde Sergio Romano

    Perché negli Usa i democratici sono a favore della legge sanitaria e i repubblicani no? Che cosa ha di particolare questa legge per cui addirittura un intero schieramento è contrario? Normalmente nessuno di buon senso dovrebbe essere contrario ad una legge che garantisce il servizio sanitario a tutti. O non è così?
    Angelo Ferrara


    Caro Ferrara,
    La legge di Obama non garantisce l'assistenza medica a tutti gli americani e non ha nulla a che vedere con il servizio sanitario nazionale introdotto dal governo laburista britannico di Clement Attlee dopo la fine della Seconda guerra mondiale, poi imitato dalla maggior parte delle democrazie europee. Se il presidente degli Stati Uniti avesse adottato questa soluzione, la maggioranza dei suoi connazionali lo avrebbe definito «europeo» e «socialista»: due definizioni che in America si equivalgono e hanno sempre avuto, ora più ora meno, una connotazione negativa. Per estendere un certo numero di benefici a circa 30 milioni di americani privi di qualsiasi protezione, Obama si è ispirato ai sistemi mutualistici utilizzati in Europa fino alla Seconda guerra mondiale (in Italia, per gli impiegati dello Stato, fu istituito nel 1942 l'Enpas, Ente nazionale previdenza e assistenza).
    Per grandi linee le cose funzioneranno così. Entro una certa data tutti i cittadini americani privi di assistenza saranno obbligati a contrarre una polizza con una compagnia d'assicurazione, mentre le compagnie dovranno assicurare anche coloro che hanno malattie pregresse e rappresentano quindi un rischio maggiore. Per evitare polizze intollerabilmente costose e superare le resistenze di alcune categorie professionali (medici, ospedali, assicuratori), Obama ha dovuto impegnare il bilancio federale e stanziare somme che si dimostreranno, in corso d'opera, piuttosto consistenti.
    L'obbligo dell'assicurazione e l'onere a carico dello Stato hanno suscitato l'opposizione dei repubblicani e di quella parte della società americana per cui anche questa riforma sanitaria è statalista e socialista. È stato sostenuto che le norme volute dalla Casa Bianca e approvate dal Congresso sono contrarie ai principi della Costituzione ed è stato chiesto alla Corte Suprema, oggi composta da una maggioranza di giudici conservatori, di pronunciarsi sulla materia. Con grande sorpresa di tutti gli osservatori, il presidente della Corte John Roberts (un conservatore cattolico nominato da George W. Bush nel 2005) si è schierato con i progressisti e ha salvato la legge. Ma ha usato un argomento che potrebbe essere motivo di un certo imbarazzo per Obama e per i democratici. Le legge è costituzionale, ha scritto Roberts nella sua opinione, perché è in realtà una tassa approvata dal Congresso. E anche la parola «tassa», per molti americani, è sinonimo di socialismo e statalismo.
    Sergio Romano

    Corriere della Sera 4 luglio 2012
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  3. #3

    Obama, nemico della Chiesa

    risponde Furio Colombo

    Caro Colombo, ora che il presidente Obama ha avuto l’approvazione della Corte Suprema, la sua riforma sanitaria (che garantisce cure mediche a tutti i cittadini americani, poveri inclusi), dovrebbe avere la strada libera. Perché tu scrivi che il grande nemico, adesso, saranno le miriadi di chiese e organizzazioni religiose che formano il fronte del cristianesimo fondamentalista? Sono più forti del Partito democratico e del carisma di Obama?
    Francesco


    POTREBBERO esserlo. Perché al vasto fronte del cristianesimo fondamentalista americano, che ha esclusivo interesse per la fede e le sue leggi e nessun interesse per le opere, si unisce il peso, il potere, la forte organizzazione e la presa su 50 milioni di cittadini americani, della Chiesa cattolica. Le rigide posizioni assunte negli ultimi due decenni dalla Chiesa cattolica americana contro la libertà di decisione delle donne (aborto), per l’equiparazione degli embrioni alle persone, per il divieto di testamento di fine vita, per il diritto dei medici a diventare obiettori contro leggi ritenute “non cristiane”, pongono la più potente e influente organizzazione religiosa degli Stati Uniti in diretta contrapposizione con il Presidente e la sua legge a tutela dei poveri. Infatti, la “Riforma del sistema sanitario” per la quale il presidente americano si batte, prevede e tutela la libera scelta delle donne (aborto), la libertà di ricerca scientifica (embrioni), il diritto al testamento di fine vita dei cittadini (con impegno giuridico al rispetto della volontà espressa), il dovere dei medici di rispettare il loro giuramento. E finanzia tutto questo attraverso un’assicurazione a condizioni anche minime per i meno abbienti, sottraendo i cittadini americani al dominio esclusivo delle compagnie di assicurazioni, come avviene oggi. Comporta l’esclusione completa dei poveri e dei malati cronici. Pazienza, dicono i vescovi cattolici (assieme a decine di migliaia di pastori delle Chiese fondamentaliste attive in tutta l’America). Prima viene la teologia. Per capire quanto questa storia ci riguardi, sentite come la racconta l’editorialista Marco Ventura (“Corriere della Sera”, 1 luglio): “L’opposizione cattolica alla riforma sanitaria di Obama ha ragioni profonde e grandi spazi di fronte a sé. Se il governo rende obbligatoria una polizza sanitaria che copra anche spese contraccettive, esso, protesta la Chiesa, attenta alla libertà degli americani. Dunque la lotta alla politica sanitaria laica di Obama è una questione di libertà religiosa”. Spiegazione: in nome di Dio, la Chiesa americana vuole spingere i poveri a votare in massa contro se stessi e contro le cure che, dalle compagnie di assicurazione, non avranno mai. È una nuova definizione di carità e di amore.
    Furio Colombo

    Il Fatto Quotidiano 10 luglio 2012
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

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