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Discussione: Esodati, la bugia di Fornero: sono 390mila

  1. #1

    Esodati, la bugia di Fornero: sono 390mila

    di Pietro Spataro

    Scandaloso balletto di cifre

    Il documento è stato protocollato in uscita dall’Inps il 22 maggio. Ed era quindi a conoscenza di Elsa Fornero alla firma del decreto interministeriale sui 65mila che è stato firmato dalla ministra il 23 maggio

    QUESTA VOLTA ELSA FORNERO HA SUPERATO SE STESSA: HA MENTITO AL PAESE. E ha mentito su un argomento che brucia sulla pelle di tanti lavoratori, stravolge la loro vita e sconvolge la serenità del loro futuro. Un ministro che tiene chiuso in un cassetto un dossier scottante come quello sugli «esodati» e che, pur conoscendo le cifre ufficiali certificate dall'Inps, continua a insistere su un numero di gran lunga più basso, compie sicuramente un atto grave.

    Che incrina il rapporto di fiducia e di rispetto che deve esserci sia con le parti sociali che con i partiti che compongono la «strana maggioranza» che sostiene il governo. In questo modo, insomma, si compromette seriamente il patto di lealtà politica.
    Il caso degli esodati è uno degli effetti collaterali più iniqui della riforma del sistema pensionistico approvata dal governo di Mario Monti. Stiamo parlando di lavoratori che avevano concordato un percorso verso la pensione (concordato, si badi bene, con le aziende e con l’Inps) sulla base di una normativa vigente e che, all’improvviso, si sono ritrovati in mezzo al guado: senza più lavoro e senza possibilità di assegno pensionistico. L’allungamento dell’età, infatti, li ha ricacciati in una sorta di terra di nessuno senza alcun diritto e senza alcun sostegno. Non si tratta di "furbetti", ma di persone che erano al lavoro e hanno accettato la cassa integrazione, la mobilità, hanno subito il licenziamento oppure hanno firmato accordi di fuoriuscita che gli consentivano di pagarsi i contributi volontari per arrivare alla pensione. In molti casi lo hanno fatto convinti da aziende in stato di crisi, che in questo modo hanno alleggerito i loro organici. Quel patto tra lavoratore, Stato e imprenditore è stato stracciato con una leggerezza impressionante.

    Ma più impressionante ancora è il modo in cui il ministro Fornero ha gestito una vicenda umana delicatissima. I sindacati, il Pd e il centrosinistra sin dall’inizio avevano lanciato l’allarme sulle reali dimensioni della platea interessata a quel drastico taglio. Di fronte alla cifra di 330-350 mila lavoratori indicata da Cgil, Cisl e Uil e che oggi appare persino drammaticamente sottostimata il ministro ha sempre scrollato le spalle. Accusò addirittura, appena un mese fa, «chi ironizza» sui ritardi nel calcolo esatto degli aventi diritto: «Vengano a vedere le difficoltà degli screening che stiamo facendo», disse con tono perentorio. Quali fossero questi screening non è dato sapere. Sappiamo, invece, che alla vigilia dell’approvazione del decreto nella sede di via Veneto è arrivato il dossier dell’Inps con quel numero drammatico (390.200) e che il ministro lo ha tenuto segreto, prevedendo una copertura solo per 65 mila lavoratori. Una grave, persino irresponsabile, scorrettezza. Avremmo preferito un discorso di verità: non ci sono i soldi per tutti, per il momento salviamo quelli che possiamo, nei prossimi mesi faremo di tutto anche per gli altri. Si è adottato invece un escamotage che non ha niente di tecnico e che finiva per lasciare il conto al prossimo governo. Che sarebbe stato costretto a intervenire, magari subendo anche l’accusa di aumentare la spesa pubblica da parte di qualche solerte commentatore di fede liberista.

    Ma ora il dossier uscito dagli uffici dell’Inps mette fine all’indecente balletto dei numeri. Che ormai diventa di scarso interesse di fronte a un decreto già fortemente restrittivo e che contiene un grave errore di impostazione: partire dalle risorse per definire i numeri. Un percorso tanto più ingiusto se si pensa che il taglio alle pensioni è stato il più drastico tra quelli operati dal governo Monti. E allora, qualunque sia la cifra reale degli esodati, il governo deve assicurare subito che a tutti sarà garantito il diritto sacrosanto di andare in pensione. In Parlamento sono depositate proposte di legge che vanno in questa direzione e che il ministro potrà facilmente consultare. Non ci sono le risorse? Si devono trovare: usando, per esempio, i risparmi della spending review, una più efficace lotta all’evasione fiscale oppure mirate dismissioni. Quel che non si può accettare è che ci sia anche un solo lavoratore che alla fine resti senza salario e senza pensione. Perchè questo non è soltanto eticamente disdicevole o pesantemente iniquo ma è un colpo grave alla credibilità dello Stato.


    l'Unità 12 giugno 2012
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  2. #2

    Susanna Camusso:«Responsabilità anche di Monti, deve trovare i soldi»

    di Laura Matteucci

    Il segretario Cgil: lo avevamo detto, ma non siamo stati ascoltati. Ora mettano rimedio con una norma generale che valga per tutti

    «Al di là del gioco di conferme e smentite, che gli esodati siano molti di più dei 65mila indicati dal decreto e finora salvaguardati, lo sappiamo da lungo tempo. Infatti, di quel decreto abbiamo dato subito un giudizio di totale insufficienza. Lo dicemmo chiaro anche alla prima manifestazione organizzata a favore degli esodati». La segretaria Cgil Susanna Camusso non entra nel merito dell’ultimo grottesco balletto dei numeri degli esodati: l’Ansa sostiene di avere in mano la relazione dell’Inps che, già a maggio, parlava di 390.200 persone, l’Inps smentisce, l’agenzia di stampa conferma. E il ministro Elsa Fornero tace, per poi però convocare in tutta fretta i vertici dell’Inps. «Nei passati confronti col governo, abbiamo sempre avuto il sospetto che avesse in mano numeri ben diversi da quelli che annunciava ufficialmente. Ma il punto dice Camusso è un altro».

    Come si interviene? Ci vuole una misura emergenziale?
    «Posto che la logica dei numeri non ci porta da nessuna parte, e che l’unica strada è partire dalla realtà, bisogna dire con chiarezza che tutte le persone che hanno sottoscritto, a vario titolo, accordi a norma di legge prima che questa legge gli venisse cambiata sotto gli occhi, hanno il diritto di andare in pensione con i criteri ante-riforma. A prescindere dal numero. Si parla di un arco temporale che va da qui al 2017, quindi c’è la possibilità di diluire meccanismi e risorse. Ma serve una norma generale, che valga per tutti e che ovviamente comprenda il fabbisogno necessario per finanziarla».

    Ecco, appunto: dove si trovano i soldi? Dalla riforma delle pensioni, come consiglia Bonanni, visto che farà risparmiare 40 miliardi in 10 anni?
    «Li trovino dalla riforma delle pensioni, da una patrimoniale, dai capitali scudati, da quelli che potrebbero tornare dalla Svizzera, li trovino dove vogliono. Di sicuro, non è pensabile continuare ad agire su pensionati e dipendenti. Il tema non è che mancano le risorse, ma che questo governo ha deciso di andare avanti solo sui tagli. Di investimenti non se ne vedono, sanno solo tagliare, nell’idea che si possa continuare tartassando i lavoratori dipendenti».

    Dopo il decreto per i 65mila, dissolvenza: degli esodati Fornero non ha più parlato. Non è che sperano di scaricare il problema sulla prossima legislatura?
    «Fornero pensa di aver esaurito la questione. È chiaro che la cosa più civile sarebbe che riaprisse subito il confronto. Di sicuro, la norma di cui parlavo prima la deve fare questo governo». La manifestazione Cgil, Cisl e Uil di sabato prossimo sui temi del welfare e del fisco a questo punto viene reimpostata? «Resta su welfare e fisco, ma certamente ci saranno anche gli esodati. L’appuntamento è per tutti».

    Secondo lei, errori così clamorosi potrebbero motivare le dimissioni di Fornero?

    «Non è utile personalizzare, questa è una vicenda di cui è responsabile l’intero governo. Perché le politiche economiche sono una scelta collettiva, non certo di un singolo ministro. Comunque, sul tema esodati Fornero aveva pur ammesso di avere sbagliato. Sarebbe bene ne traesse le conseguenze, e trovasse finalmente una soluzione definitiva. Per tutti».

    Da un lato il lavoro che fa fatica, tra esodati, disoccupati, rassegnati, e dall’altro il decreto sviluppo che ancora arranca: il governo è all’impasse?
    «Tutto ruota intorno a questi temi, e al fatto che il governo non fa politiche di crescita per il Paese. Si occupa e preoccupa solo della riduzione del debito, ma le operazioni per raggiungerla determinano un aumento progressivo della recessione, che ormai nemmeno la politica dei tagli riesce più a frenare. Non c’è più tempo, le politiche del governo devono cambiare direzione immediatamente».

    Il sindaco di Milano Pisapia si è dimesso da commissario straordinario dell’Expo 2015, anche lui in polemica con la mancanza di investimento, operativo e finanziario, da parte del governo.
    «Il senso di questa protesta va assunto in modo positivo. Pisapia ha ragione, il Paese non si può permettere di perdere una opportunità di crescita come quella rappresentata da Expo, tanto più dopo averla voluta e cercata. Anche su questo tema, però, c’è un governo che sceglie la logica del non rispondere e del non fare».


    l'Unità 12 giugno 2012
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  3. #3

    Il governo sapeva: 390mila esodati, ma ne ha salvato solo 65mila

    di Salvatore Cannavò

    Nuovo scontro tra i dirigenti Inps e la Fornero


    Il caos nel governo si riflette anche nei numeri degli “esodati”. Ieri l'Ansa ha rivelato un documento inviato dall'Inps al ministero del Lavoro a fine maggio, quindi prima del decreto ministeriale, in cui l'istituto previdenziale faceva le proprie stime sui lavoratori che avrebbero diritto ad andare in pensione con le vecchie regole previdenziali: 390.200 persone mentre il governo ne “salvaguarda” solo 65 mila. L’estensore del documento, il direttore generale dell'Inps Mauro Nori, cerca di smussare smentendo di aver fornito una stima diversa da quella del ministero del Lavoro. Ma senza limitare i danni di immagine, tanto che il ministero convoca d'urgenza in serata i vertici dell'Inps, presidente e direttore generale, per chiarire la situazione.

    I numeri reali sono quelli diffusi dall'agenzia di stampa e se il governo può individuare numeri più bassi è solo grazie ai “criteri restrittivi nell'interpretazione delle norme”, messi a punto dalla Ragioneria dello Stato e “imposti” al ministero del Lavoro il quale, su questa base, ha definito la platea dei lavoratori da salvare. Sapendo di sacrificarne centinaia di migliaia.

    A FAR LIEVITARE i numeri, si legge nella relazione pubblicata dall'Ansa, ci sono 133 mila posizioni autorizzate a versare contributi volontari con ultimo contributo antedecente alla data del 6 dicembre 2011 (decreto Salva Italia). Poi ci sono i “cessati”, cioè coloro che sono usciti dall'attività per dimissioni, licenziamento o altre cause, tra il 2009 e il 2011, hanno più di 53 anni e che non si sono rioccupati (180 mila). Il governo, invece, per queste categorie ha previsto, rispettivamente 10.250 e 6.890 “salvaguardati”.

    Ma secondo l'Inps i numeri sono molto più consistenti di quelli del ministero anche per la mobilità (45 mila invece di 29.050), per i fondi di solidarietà (26.200 contro 17.710) e per i beneficiari del congedo straordinario per l'assistenza ai figli gravemente disabili (3.330 contro 150). Per quanto riguarda la mobilità la differenza dipende se si sceglie come data che fa scattare il diritto il 4 dicembre 2011 (come prevede il governo) oppure il 31 dicembre.

    Mauro Nori, che ha precisato di non aver “fornito numeri diversi” da quelli del governo, è lo stesso che a metà aprile aveva tenuto, come direttore generale dell'Inps, un'audizione parlamentare in cui forniva la cifra di 130 mila lavoratori da tutelare, escludendo quelli soggetti a regime di contribuzione volontaria (stimati in 200 mila). Ora le cifre mutano ancora, ma non di molto. E i numeri dell’Inps stridono sempre di più con quelli di Elsa Fornero. Che ha già ammesso qualche settimana fa di aver sbagliato: “Tutti sbagliamo ma quando siamo stati chiamati al governo il Paese era sull'orlo del baratro”. E quindi non si poteva sottilizzare.

    PREVEDIBILE, quindi, in questo contesto, l'allarme dei sindacati che chiedono, come fa la Cgil, di “non giocare con i numeri” e, come esige la Cisl, “di essere convocati immediatamente”. Mentre i distinguo politici non si esaurisono solo a quelli dell'Idv che, con Antonio Di Pietro e Maurizo Zipponi, definisce “irresponsabile e antisociale” l'azione del governo Monti” ma provengono anche dal Pd che, con Cesare Damiano, ex ministro del governo Prodi, giudica “sconcertante che la cifra di 390 mila lavoratori che rimangono senza stipendio e senza pensione fosse a conoscenza del governo prima della emanazione del decreto interministeriale”. Con il decreto Sviluppo bloccato e con lo scontro interno all'esecutivo sembra difficile che le risorse vengano reperite. Circola anche il sospetto che su questi numeri si stia consumando quella partita di potere tra governo e alta burocrazia ministeriale esplicitata nel botta e risposta su Repubblica tra Eugenio Scalfari e Mario Monti. Con il premier costretto a difendere, ma senza esagerare, anche il vertice della Ragioneria dello Stato, Mario Canzio. Resta un dato: il governo “tecnico”, che avrebbe dovuto fare faville proprio sui numeri, si dimostra incapace di gestire una difficoltà che a questo punto è tutta politica. E sociale.


    Il Fatto Quotidiano 12 giugno 2012
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

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