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Discussione: I cinque bimbi bocciati in prima elementare

  1. #1

    I cinque bimbi bocciati in prima elementare

    I cinque bimbi bocciati in prima elementare




    Due bambini italiani, uno dei quali disabile, e tre extracomunitari bocciati in prima elementare all'istituto «Giulio Tifoni» di Pontremoli (Massa Carrara).
    Scontro tra insegnanti e genitori che faranno ricorso al ministero per annullare i provvedimenti e chiederanno risarcimenti.



    Marco Gasperetti


    PONTREMOLI (Massa Carrara) — Cinque bocciati in prima elementare. Tre sono extracomunitari, due sono italiani. E di quest'ultimi uno è disabile. «È un provvedimento adottato all'unanimità dal collegio dei docenti nel rispetto della normativa ministeriale e per tutelare questi alunni», spiega Angelo Frediani, il dirigente scolastico, l'istituto comprensivo Giulio Tifoni di Pontremoli. «Un atto di gravità inaudita che potrebbe segnare non solo la vita scolastica di questi alunni sfortunati», replicano alcuni politici, pedagogisti e sociologi. Perché, come scriveva don Milani dalla sua scuola toscana di Barbiana, «bocciare è come sparare su un cespuglio, forse era una lepre o forse era un ragazzo». Ma c'è anche chi giudica legittima e auspicabile una maggiore selettività nella scuola primaria «per essere realmente in Europa, competitivi e preparati».

    Così, tra mille polemiche, arrabbiature dei genitori, lacrime e rossori dei piccoli esclusi, il caso della scuola toscana diventa nazionale con due interrogazioni «bipartisan» al ministro Profumo: la prima firmata dal Pd chiede l'invio di ispettori nella scuola toscana e, soprattutto, in quelle due prime classi delle bocciature-scandalo definite «pollaio» con 30 e 29 bambini. La seconda del Pdl con la «solidarietà ai genitori degli scolari» colpiti dal provvedimento iperselettivo.

    Il Miur si è attivato immediatamente. «Abbiamo chiesto al direttore scolastico regionale una relazione sui fatti — spiegano al ministero — senza intenti inquisitori ma solo per appurare la realtà dei fatti. Poi valuteremo l'invio degli ispettori nel rispetto dell'autonomia della scuole e della professionalità degli insegnanti».
    Intanto i genitori dei bambini minacciano una class action. Avevano già vinto pochi mesi fa al Tar un ricorso per le classi troppo numerose ma senza avere poi risultati concreti. Adesso si sono rivolti all'avvocato Giuseppe Romeo, responsabile del Codacons di Massa Carrara. Che conferma: «Da una prima indagine interna sappiamo che, al di là dei bocciati, la maggior parte dei bambini non ha raggiunto gli obiettivi minimi del programma ministeriale. La colpa è soprattutto del sovraffollamento delle classi: stiamo valutando un ipotesi di risarcimento».

    Il dibattito è aperto anche se sul fronte politico Pd e Pdl si trovano d'accordo sull'importanza di studiare il «caso Pontremoli». «La vicenda va approfondita — sottolinea il deputato Lucio Barani, firmatario dell'interrogazione Pdl — perché esula dalla prassi e probabilmente dal buonsenso, coinvolgendo dei bambini».
    Più critico Francesco Puglisi, responsabile scuola del Pd, anche lui autore di un'interrogazione al ministro. «Il rifiuto, l'esclusione in quella tenera età, lascia impronte profonde nell'anima — sostiene Puglisi —. Manifestiamo tutto il nostro sdegno per quel che è successo e continueremo a combattere. Nelle indicazioni della scuola del Primo ciclo, si dice che l'attenzione massima deve essere posta a quell'essere unico e irripetibile che si ha in classe. Straordinariamente diversi e irripetibili sono senz'altro i cinque piccoli bocciati, meritevoli di continuare a stare con i loro compagni di classe, perché importanti anche per i promossi».

    Ma è proprio vero che una bocciatura in tenera età può essere un trauma? «Non esageriamo — risponde Anna Oliverio Ferraris, professore di Psicologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma —. Certo, se si evita, soprattutto in prima elementare, è meglio, magari valutando se allungare il periodo della materna. Non tutti i bambino hanno uno sviluppo identico, c'è chi cresce prima, chi più lentamente. In Finlandia s'inizia a sette anni. Però non sono tollerabili classi con 30 alunni. Non si può insegnare in queste condizioni».

    Il sindaco di Pontremoli e dirigente scolastico di due istituti compresivi, Lucia Baracchini (lista civica centrodestra) difende il provvedimento delle colleghe. «Giudico inopportuna la richiesta dell'invio degli ispettori — spiega —. L'istituzione scolastica ha per fortuna l'autonomia nella valutazione formativa e anche questa volta lo ha fatto valutando la complessità dei casi anche con il ricorso di un gruppo di lavoro di esperti dell'Asl».

    12/06/2012


    Corriere della Sera
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  2. #2
    Elementari, altri 4 bambini bocciati
    E arriva la decisione del ministero


    Dopo il caso Pontremoli, altre bocciature al primo anno alla scuola primaria di Landriano, in provincia di Pavia, e di Mapello, nel bergamasco. E intanto stanno per concludersi gli accertamenti del Miur. Il Pd propone: "Tornino le compresenze degli insegnanti per aiutare gli alunni a raggiungere gli stessi livelli"



    PAVIA - Bocciati in prima elementare. Quattro bambini dovranno ripetere l'anno: tre a seguito dei risultati degli scrutini effettuati alla scuola primaria di Landriano in provincia di Pavia e un altro non potrà frequentare la seconda classe di una scuola di Mapello, nel bergamasco. Dopo il caso della scuola di Pontremoli, in cui erano coinvolti cinque bambini bocciati anch'essi in prima, anche queste decisioni creano polemiche.

    Landriano. Nel caso della scuola pavese, la dirigente scolastica, Domenica Crea Foti, ha spiegato alla Provincia Pavese che i tre alunni sono stati respinti perché non avevano raggiunto "i traguardi contenuti nelle indicazioni del curriculum formativo". I tre bambini, insieme ad altri tre della stessa classe, erano seguiti da una logopedista secondo l'indicazione fornita dalla maestra.

    Ma i genitori non ci stanno e fanno sapere di essersi già rivolti ad un legale per ricorrere contro la bocciatura. "I nostri figli non hanno problemi di aggressività o di ritardi particolari - sostengono - la logopedista ha solo suggerito per loro compiti diversi, ma portando avanti il programma del resto della classe". E accusano la scuola "di aver già deciso da tempo di bocciare i bambini". La preside però difende la scelta degli insegnanti, sostenendo che è stata fatta sulla base del loro rendimento durante l'anno scolastico.

    Mapello. Delicata la vicenda di Mapello. Il bambino bocciato era già rimasto per motivi di salute a lungo tempo lontano dalla scuola. Vista la situazione, i genitori avevano chiesto una valutazione al servizio di neuropsichiatria dell'Azienda ospedaliera di Treviglio (Bergamo) e il risultato aveva certificato la piena adeguatezza del bambino all'iscrizione alla prima elementare. Iscritto a Locate, il bimbo aveva cominciato a manifestare stati d'ansia, pare per il rapporto difficile con un'insegnante, quindi i genitori avevano optato per il trasferimento a Mapello. Ora i genitori, infuriati per la bocciatura, hanno scritto al provveditore di Bergamo Patrizia Graziani, che si è riservata di approfondire la vicenda.

    Il "caso Pontremoli". Nel frattempo continuano gli accertamenti del Miur sul "caso Pontremoli". Il dicastero ha fatto sapere che l'esito delle indagini arriverà domani e da Roma, facendo chiarezza sulla questione e smentendo pubblicamente il preside dell'Istituto "Giulio Tifoni" che aveva annunciato che l'ispezione ministeriale non aveva messo in evidenza alcuna irregolarità nell'episodio di cui è stata protagonista la scuola da lui diretta. Sortita che non è piaciuta affatto al dicastero di viale Trastevere che in una nota dell'ufficio stampa rettifica e parla di dichiarazioni "incongrue" del dirigente scolastico perché "prefigurerebbero già un esito degli accertamenti sulla situazione che, invece, sono ancora in corso".

    Dal Miur spiegano, infatti, che c'è stata una prima ricognizione, con conseguente relazione, fatta dall'Ufficio scolastico regionale in accordo con il capo dipartimento all'Istruzione, Lucrezia Stellacci. L'ufficio scolastico regionale ha quindi disposto un secondo accertamento sul posto, "naturalmente nel pieno rispetto della libertà d'insegnamento". La relazione finale, che sarà messa a punto al termine di questa seconda indagine, verrà consegnata domani dall'ufficio scolastico regionale al ministero e solo allora "il ministero, e non altri, trarrà le dovute conclusioni adottando, se necessario, provvedimenti".

    Le reazioni. Intanto arrivano le prime reazioni: "Si ristabiliscano le compresenze nella scuola primaria" dice Francesca Puglisi, responsabile Scuola del Pd, alla luce della notizia di altri tre bambini bocciati in prima elementare in provincia di Pavia. "Quando nella primaria c'erano, a Natale si compiva sempre il miracolo della scuola pubblica: tutti sapevano leggere e scrivere e bimbi tanto diversi, per cultura e per ceto, diventavano una classe. Tutta la comunità, oggi, si senta corresponsabile di questi fallimenti scolastici. Vengano ripristinate le compresenze, perché è inaccettabile che i più piccoli e i più deboli, vengano umiliati da un'esclusione precoce che lascia ferite profonde".

    (14 giugno 2012)


    http://www.repubblica.it
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  3. #3
    Cercasi Don Milani disperatamente





    Bocciati alle elementari. Bocciati alle scuole medie inferiori. Bambini con disagi, moltissimi extracomunitari. Ma anche molti e molte bambine italiane. La 12enne a cui è morta la mamma di cancro e di conseguenza ha fatto molte assenza? Bocciata. Il bambino problematico? Non c’è più il sostegno,bocciato. Aida lavora come cameriera in centro città, vive sola con la figlia di 11 anni che frequenta una scuola in zona. Abitano lontanissimo, la ragazzina è intelligente ha solo bisogno di un po’ di comprensione: bocciata.
    E’ emergenza.
    “Noi badiamo al profitto, ai voti. Questa è una scuola esigente, sforniamo ragazzi con alte performance. Chi non ce la fa deve cercare altrove”.
    Dov’è l’altrove?

    Quasi 2milioni e mezzo i NEET, acronimo di Not In Employment Education or Training. Cioè ragazzi tra i 15 e i 24 anni che non studiano e non lavorano. Non fanno niente.
    NON MI DITE CHE è COLPA LORO. Non lo accetto. E’ lo stesso atteggiamento degli adulti ipocriti seduti davanti alla tv che ascoltando le solite trite interviste alle ragazzine esclama: “Che vergogna, tutte vogliono fare le veline!” No, la vergogna è nostra che abbiamo permesso una tv che ha proposto solo la soubrette come modello da seguire.

    E dunque una scuola deve accogliere, far crescere e accudire oltre che educare, almeno fino ai 15 anni. La valutazione sulle performance non la fanno più nemmeno le aziende, che hanno capito che ci vuole anche altro.
    Diciamo invece che la scuola è stata fatta a pezzi, che i tagli stanno dando i risultati che vediamo. E anche considerando il problema solo da un punti di vista di costi, uno Stato farà pure un bilancio complessivo: i soldi per così dire risparmiati sbattendo fuori dal percorso scolastico migliaia di ragazzini, non dovremo poi invece spenderli per sostenere i costi sociali dei NEET? E dunque conviene occuparsi dei ragazzi e delle ragazze PRIMA che sia tardi. Questa è politica.
    Una scuola elitaria, siamo tornati a questo. Perchè è chiaro che andrà avanti chi è bravo certo, ma in particolar modo chi è seguito da famiglie o insegnanti per lo studio assistito.


    “Lavoro io al pomeriggio, non ho tempo!” rispondeva la madre adirata alla professoressa che le chiedeva di seguire i figli nello studio. L’Italia, il Paese dove tutti vanno a ripetizione, succede solo qui.
    A chi viene voglia o si può permettere di fare figli? Niente lavoro per le giovani ma se anche lo trovano poi dell’educazione se ne dovranno fare carico le famiglie. Mente lavorano, curano i vecchi, puliscono eccetera eccetera.
    Siamo poi certe che il mondo che verrà abbia bisogno di individui performanti? O di persone anche con altre qualità?

    Non sono una buonista, tutt’altro, ma ritengo che si possa chiedere molto a degli studenti/esse quando li si è prima aiutati a crescere nel modo migliore. Con amore oltre che con competenza. In modo maieutico: creando per loro un ambiente dove possano capire chi sono e duqnue compredere cosa vorranno essere. Mi vengono i brividi quando mi dicono che una classe è composta solo da bambini bravissimi: cosa ne verrà fuori? Una elite ariana?

    Cosa ci sarà nel cuore di quei bambini di prima elementare bocciati? A 6 anni è anche difficile comprendere cosa mai avrai fatto perchè la mamma sia così triste, il papà arrabbiato. Sei al mondo da così poco e già ti presentano il conto? Intanto guardi il tuo pupazzetto, lo abbracci, cerchi le coccole. Ma cosa mai sarà successo? Non ti sembrava di essere stato cattivo. Ti chiedono qualcosa che non comprendi nemmeno. Ti dicono che sei diventato grande ma hai solo 6 anni.
    Io credo che quando una società non è più in grado di proteggere gli anziani e i bambini, significa che un ciclo si è concluso e dobbiamo dare inizio ad altro. Facciamo in fretta

    15 giugno 2012


    http://www.ilcorpodelledonne.net/
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  4. #4
    Promossi e bocciati


    È stata confermata la bocciatura dei cinque bambini di prima elementare di una scuola di Pontremoli, che è poi un piccolo paese di 7000 abitanti nella Toscana meno conosciuta. Due bimbi italiani (tra cui un disabile) e tre stranieri che non sanno leggere, né far di conto, si legge nelle motivazioni. Cinque bambini sui 58 che frequentavano le due classi prime (da 29 ciascuna quindi), cinque bambini che nell'età in cui più hanno bisogno di essere attesi e accuditi, sono stati rispediti al mittente. Devo dire che, nella rassegna stampa, ho trovato ben espressi le ragioni della bocciatura, ma non ho trovato traccia del giudizio sull'operato della Scuola e degli insegnanti. Questa certo non è una notizia da prima pagina, ma è la spia di un modo tutto italiano di rincorrere, almeno nella facciata, il merito. Dell'inutilità, e soprattutto dell'inefficacia, delle bocciature aveva già parlato la ricerca dell'Ocse e non voglio quindi tornarci su. Dò per scontato che la cultura della paura e della punizione abbia già dimostrato le sue falle e che gli spauracchi del sei politico siano stati metabolizzati e digeriti. Siamo entrati nell'era della modernità: quella, per intenderci, che valuta l'efficienza scolastica dalla sua capacità di dare a generazioni di alunni e studenti gli strumenti idonei per affrontare il presente. Anche a quelli meno dotati e fortunati, anzi, soprattutto a quelli meno dotati e fortunati, perché saranno loro che, se rispediti al mittente, saranno un costo maggiore per la società. Potremmo bocciarli certo, ma sarà impossibile ignorarli e dimenticarsi di loro, almeno questo ricordiamocelo. Eppure, persino in qualche genitore, serpeggia questa impazienza del giudizio sommario, del bisogno narcisistico dell'approvazione del proprio figlio in contrasto al fallimento, che deve essere ben chiaro, del compagno. A volte ho l'impressione che la Scuola, sollecitata da questa cultura falsamente meritocratica dell'ultima ora, si accomodi con un certo godimento in questa arena: è l'ultimo atto di una Scuola che sta perdendo anche l'ultimo barlume di autorevolezza e risponde quindi, urlando, con quel che le resta di autorità. E contro dei bambini di 6 anni, già palesemente in difficoltà, è fin troppo facile. I soli ad essersi lamentati sono i genitori dei cinque piccoli protagonisti: possibile che anche gli altri non si siano accorti che una Scuola che non riesce a dare gli strumenti base a tutti è una cattiva Scuola? Possibile che non sappiamo che si impara anche dalle mancanze, dagli sbagli, dalle attese… e che forse, anche in questo caso, non esiste un merito, ma ne esistono tanti? Si sono chiesti per che cosa vale la pena di lamentarsi? Per il “disturbo” dato da un bambino che rimane indietro o per un insegnante in più che gli consenta di stare e restare nel suo posto, e cioè integrato nella comunità? E se volevano dimostrare che questi sono il risultato di una Scuola senza mezzi con classi pollaio, dovevano farlo attraverso i bambini? Eppure noi viviamo in un Paese in cui una certa Maria Montessori diceva: «Una prova della correttezza del nostro agire educativo è la felicità del bambino». Molte scuole pubbliche nel mondo, poche in Italia, hanno messo in pratica questo metodo. Noi lo ritiriamo fuori solo quando dobbiamo parlare a manager stressati dalla competizione e prigionieri del pensiero verticale o per vantarci che sta all'origine di Amazon, Google o Wikipedia. Per il resto, cresciuti nel tifo da stadio, non sappiamo far altro che fare delle lavagne dove elencare i buoni e i cattivi, i promossi e i bocciati, senza per altro dare a tutti, e in egual misura, la possibilità di vederla la lavagna e neppure di assicurare che questa regola vale davvero, e non per un'estemporanea dimostrazione di forza. Perché la riconoscenza del merito non è il risultato finale, ma un lungo e condiviso processo di giustizia che passa, ahimé, anche attraverso il rispetto reciproco e la consapevolezza del ruolo che ci è stato dato. Dopo di che, ben vengano le bocciature: anche degli insegnanti però.


    2 luglio 2012


    http://www.ipaziaevviva.com/
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  5. #5
    A me sembra la prova, sempre se ce ne fosse bisogno, della impreparazione di tutto il corpo docente.
    Si fanno scioperi contro le riforme, il sistema di formazione di questi scioperi resta altamente discutibile perchè gli alunni vengono "coinvolti" in tematiche a loro estranee, senza contare che qualsiasi riforma brutta è sempre meglio di avere una scuola pubblica così mal strutturata. Sento alla radio e alla TV pubbliche giornalisti che non sanno coniugare i verbi!
    Questo è il bel risultato di 60 di scuola pubblica!
    Speriamo nella nuova riforma sui concorsi pubblici.

  6. #6
    da Il Manifesto


    Questo articolo è di qualche tempo fa, ma mi sembra bellissimo e quindi lo posto lo stesso

    La scuola nel merito

    Per fortuna, questa volta, la reazione al pacchetto di proposte sul merito del ministro Profumo è stata tempestiva e molto ben articolata *nelle argomentazioni e, soprattutto, è parsa provenire da molteplici e diverse direzioni: dal mondo della pedagogia e della didattica, dal mondo della politica, dalle organizzazioni sindacali.

    Della proposta sono state criticate la forma, il decreto legge, che impedisce l’apertura di un ampio e serio dibattito nel Paese e in Parlamento, il contenuto e l’ideologia di sfondo, quella di una scuola e di un’università condizionate dalla competizione e dal mercato del lavoro e, soprattutto per la scuola, divergenti dalle finalità di inclusione e di promozione della cultura della cittadinanza previste dalla Costituzione, la povertà delle risorse messe in campo, a fronte dei feroci tagli operati dal Governo Berlusconi, che tanto male hanno arrecato e stanno continuando ad arrecare alla scuola della Repubblica, *la scuola di tutti.

    * * * * * * Vorrei aggiungere un punto di vista squisitamente professionale, da docente, poiché si ha l’impressione che chi amministra la scuola in realtà ne conosca molto poco la realtà e i meccanismi di funzionamento.

    “Merito” non è una parola di destra.

    Ogni docente competente sa che deve riuscire a far emergere e a valorizzare in ogni alunno il meglio delle proprie attitudini e capacità, a partire dal bagaglio di esperienze che ciascuno ha fatto e continua a fare all’esterno della scuola.

    Ed è qui che si gioca la differenza fra i diversi soggetti, che non deve essere né appiattita, né negata, ma che non deve alimentare le disuguaglianze dei destini futuri della vita lavorativa e dell’inclusione sociale.

    Ma è anche qui, purtroppo, che si gioca l’incapacità della scuola di vincere sulle condizioni sfavorevoli di partenza di molti alunni, così che la scuola stessa, anziché diventare un fattore di promozione per tutti, rischia di diventare strumento di ratifica delle disuguaglianze e dei destini, già tracciati dei soggetti più sfavoriti.

    Povertà economiche e culturali delle famiglie e delle realtà sociali da cui si proviene, limiti oggettivi del patrimonio linguistico e delle esperienze extrascolastiche, angustia di spazi fisici in cui si è costretti a vivere …tutti questi fattori, fortemente condizionanti del successo scolastico di ciascun alunno devono essere affrontati in modo molto precoce, perché non si consolidino e non divengano limiti irreversibili al libero sviluppo delle potenzialità di ciascuno.

    Per questo sono fondamentali gli investimenti nei nidi, nella scuola dell’infanzia, nei percorsi di sostegno alla genitorialità, nella prevenzione sanitaria e nell’educazione alla salute, così come sono centrali le politiche di sostegno economico alle famiglie che vivono precarietà lavorativa e disagio economico, situazioni di cui i bambini e gli adolescenti diventano termometri sensibilissimi e di cui portano a scuola sofferenze e incertezze che spesso si traducono in disattenzione, fughe dall’impegno scolastico, talvolta in rabbia e antagonismo controproducente verso le istituzioni tutte.

    Diventa essenziale investire di più nel diritto allo studio, nell’edilizia scolastica, nelle aule attrezzate, nei laboratori, nei sussidi didattici, negli spazi esterni alle scuole.

    Vivere in ambienti gradevoli, attrezzati ed esteticamente curati è fondamentale per chi, a casa, non ha spazi propri di vita, perché magari condivide 60 mq con genitori, fratelli, spesso anche nonni.



    (Ricordo ancora con fastidio un’assistente sociale, la quale durante un GLH per un bambino con disabilità , insisteva nel pretendere che quell’alunno non dormisse con la nonna e avesse i suoi spazi per fare i compiti in silenzio, senza rendersi conto che quel nucleo familiare, composto dai genitori, da altri due fratellini e dalla nonna, viveva in due stanze e, ogni sera, spostando tavoli, trasformava i divani in letti e faceva fronte, grazie alla pensione dell’anziana, alla disoccupazione forzata del papà!)



    Ma anche poter conoscere, attraverso campi scuola e visite guidate paesaggi e ambienti diversi è importante per aprire orizzonti meno angusti rispetto a quelli in cui quotidianamente molti alunni socialmente sfavoriti sono costretti a vivere.

    Ci sono alunni di grandi città che non hanno mai visitato i centri storici, le ricchezze artistiche, i musei, le cattedrali, i palazzi delle loro città e che trascorrono le domeniche presso i centri commerciali, vere nuove “basiliche” delle nostre tristi e sterminate periferie urbane.

    Ci sono sempre più alunni che non hanno mai viaggiato, che non vanno in vacanza e non conoscono ambienti diversi da quelli in cui sono nati e cresciuti: veramente si pensa che le loro esperienze possano essere confrontate con quelli di bambini e adolescenti di altri ceti sociali?

    Il tempo pieno, i campi scuola, le visite guidate, gli scambi culturali, i progetti Comenius….sono percorsi che le scuole hanno utilizzano per ovviare alle povertà *di esperienze di molti alunni, ma le risorse delle famiglie e degli Enti Locali sono sempre più ridotte e costringono spesso a rinunciare a interventi giudicati troppo costosi e non più compatibili con l’essenzialità dei servizi da offrire alle scuole.

    Il ministro Profumo parla di risultati raggiunti, ma anche di considerare le situazioni di partenza.

    Allora, però, le scuole non dovranno essere costrette a segnalare come meritevoli gli alunni del “100 e lode”, ma quelli che avranno effettuato i percorsi più ampi fra le situazioni di partenza e i risultati ottenuti.

    Allora, però, non il voto finale né i soli crediti formativi formulati in termini di voto, ma la documentazione o, meglio ancora, la narrazione di tali percorsi dovrebbe essere alla base di eventuali segnalazioni di “merito”.

    Ci sono, poi, due altre osservazioni che vorrei porre all’attenzione del ministro.

    Una riguarda il fatto che l’eccellenza, nella scuola e nell’università si raggiunge lavorando insieme agli altri e che i prodotti scolastici e della ricerca sono spesso prodotti collettivi, il cui valore aggiunto risiede proprio nell’essere il risultato dell’impegno diversificato di tanti.

    Il merito che la buona scuola deve saper promuovere è quello che ciascuno deve, consapevolmente, offrire per raggiungere uno scopo comune. Solo così il merito di alcuni può trascinare il gruppo e l’intera classe.

    Ma allora perché si deve premiare uno solo fra gli artefici del risultato?

    La buona scuola è luogo in cui si apprende insieme, senza competere fra compagni.

    La competizione vera, quella utile, va rivolta verso le difficoltà che si incontrano sulla strada della ricerca, verso i nodi “duri” del confronto con i problemi da risolvere o con gli aspetti della realtà che si devono affrontare e il successo consiste nella capacità di trovare insieme una soluzione, di arrivare ad un prodotto di qualità, di scoprire strade non ancora percorse per rispondere a problemi seri della società (ma anche della micro-società classe! dove i problemi possono andare dal compito reale di costruire una quinta teatrale, al trovare testi classici di corredo alla ricerca storica, dal tradurre in prodotto informatico i risultati di una ricerca scientifica al costruire un plastico secondo un progetto stilato insieme, dall’inventare strumenti di osservazione della natura o del comportamento degli uccelli in giardino, all’impostare una guida turistica per i compagni che verranno in visita nelle nostre città da altri Paesi, dal trovare un algoritmo efficace ed economico per risolvere un problema di matematica, all’impostare un sistema di riciclaggio dei rifiuti organici della mensa scolastica….. )

    La competizione più apprezzabile è quella che ogni soggetto deve poi ingaggiare con se stesso, con le proprie pigrizie e con i propri presunti limiti.

    "Conosciti, ragazzo, scopri il meglio che c’è in te e mettilo a disposizione della comunità che, così, ti aiuterà a realizzarti e, contemporaneamente, ti restituirà la parte migliore di te, riconoscendosi in te e nelle tue doti “

    I migliori insegnanti sanno valorizzare l’apporto che ciascun alunno, a partire dalle proprie caratteristiche di intelligenza e di abilità sa portare alla realizzazione di un compito comune e declinano in questa modalità collaborativa le eccellenze di ciascun alunno.

    Con un sistema di premi e crediti, fra l’altro, è molto difficile valorizzare le eccellenze e le doti particolari di alcuni, poiché queste attengono a campi specifici di abilità e saperi e non si distendono, spesso, sull’intero arco della competenze scolasticamente accertabili (per essere più chiari, non sempre l’alunno geniale in musica è anche quello che se la cava in maniera ottimale in latino e quello particolarmente versato in matematica o in geometria può essere dislessico o avere problemi con l’espressione linguistica, quello molto lento nelle risposte a domande chiuse è, magari, un genio nel pensiero “lento” della filosofia e quello che si distrae durante le spiegazioni di lingua o matematica e guarda il volo di una mosca, sta, forse, vagando sulla divergenza di pensiero che ne potrà fare un futuro cultore di scrittura letteraria o un appassionato ricercatore in entomologia!)

    Intendo, da insegnante, rivendicare lo spettro amplissimo delle *doti e capacità che dobbiamo essere in grado di scovare nei nostri alunni e *di saper valorizzare, al di là di premi e dei riconoscimenti di merito che troppo spesso servono a ratificare il conformismo e le logiche di successo socialmente riconosciute.

    Infine, e non ultimo, fra i motivi che non mi fanno affatto apprezzare le proposte del Ministro c’è il vero e proprio “imbroglio” per cui da anni, mentre si lesinano risorse alla scuola e la si marginalizza davanti all’opinione pubblica, si esce mediaticamente e con proposte che la riportano sulle prime pagine dei giornali, senza, però interloquire con chi a scuola vive ed opera: i docenti e le docenti.

    Tutti pronti, Ministro, politici, sottosegretari a dare lezioni a chi quotidianamente le lezioni le affronta veramente e conosce il nocciolo duro dei problemi: la necessità di motivare gli alunni allo studio, alla fatica dell’apprendere, ma anche alla gioia della scoperta e del lavoro comune, del “gioco con gli oggetti del sapere”, libero da scopi di utile immediato.

    La scuola è anche emozioni, trasmissione di valori *per cui battersi e in cui riconoscersi come collettività, spazio per il confronto di idee e luogo in cui costruire un progetto di società

    più giusta, in cui esercitare la propria voglia di cambiare, sfidando angustie e meschine aspettative di successo personale: è la scuola che lavora con le associazioni come “Libera”, che si batte contro la mafia, che si appassiona nell’ascolto degli ultimi testimoni della Resistenza e che si commuove davanti alla Storia, con la S maiuscola che è fatta di grandi maestri, che hanno pagato anche con la vita il loro impegno per cambiare la società.

    La buona scuola deve impastare pensiero ed emozioni, trasmissione dei saperi e costruzione di nuovi saperi ed essere capace di promuovere progetti individuali insieme a speranze collettive.

    Per questa scuola servono investimenti, professionalità arricchite, rinnovamento vero dei curricola *(non solo tagli agli orari, ai laboratori, alle sperimentazioni), collegamento con la ricerca, per uscire dalla solitudine e dall’angustia delle difficoltà della sopravvivenza * quotidiane.

    Servono nuove indicazioni programmatiche, revisione dei contenuti disciplinari che si aprano ad orizzonti europei e mondiali, formazione e aggiornamento costanti perché gli insegnanti sappiano rinnovare le proprie conoscenze disciplinari e didattiche.

    Servono ascolto e sostegno sociale, ma anche attenzione e a valorizzazione dei risultati che spesso docenti, studenti, genitori che ancora collaborano con entusiasmo alla vita delle comunità educanti raggiungono, nonostante situazioni di partenza veramente insostenibili.

    Questo è il “merito” delle scuole, dei docenti, degli studenti , che vorremmo fosse riconosciuto, promosso, reso visibile, ampliato e diffuso in ogni parte del nostro territorio nazionale.
    Questo ci aspettiamo dal Governo e dalle forze politiche: più attenzione concreta, meno spot pubblicitari, meno mercato, più cura vera per la la crescita armonica e completa in tutte le dimensioni dello sviluppo dei nostri bambini, adolescenti, giovani.


    ]*già Dirigente scolastica della Scuola”Iqbal Masih si Roma”

    Responsabile nazionale scuola di SEL

    *
    Ultima modifica di Qfwfq; 29-08-2012 alle 14:06

  7. #7
    Citazione Originariamente Scritto da Qfwfq Visualizza Messaggio


    La buona scuola deve impastare pensiero ed emozioni, trasmissione dei saperi e costruzione di nuovi saperi ed essere capace di promuovere progetti individuali insieme a speranze collettive.

    [...]

    Servono ascolto e sostegno sociale, ma anche attenzione e a valorizzazione dei risultati che spesso docenti, studenti, genitori che ancora collaborano con entusiasmo alla vita delle comunità educanti raggiungono, nonostante situazioni di partenza veramente insostenibili.

    Questo è il “merito” delle scuole, dei docenti, degli studenti , che vorremmo fosse riconosciuto, promosso, reso visibile, ampliato e diffuso in ogni parte del nostro territorio nazionale.

    Come il lavoro che ha fatto lei insieme ai docenti ai genitori ed agli alunni in tanti anni, dirigendo il circolo didattico "Iqbal Masih" di Roma.

    Ci vorrebbero più persone come lei nella scuola.
    ...

  8. #8
    Citazione Originariamente Scritto da foglie di acqua Visualizza Messaggio
    Come il lavoro che ha fatto lei insieme ai docenti ai genitori ed agli alunni in tanti anni, dirigendo il circolo didattico "Iqbal Masih" di Roma.

    Ci vorrebbero più persone come lei nella scuola.
    Vero.
    Posso testimoniare di non aver mai conosciuto una dirigente tanto amata dai docenti, dai genitori e dai bambini di una scuola.

  9. #9
    Se esiste la possibilità di bocciatura ci sarà pure un motivo.
    Naturalmente non credo che sia giusta la bocciatura del disabile,a patto che la disabilità sia relativa all'apprendimento,e non alla capacità di deambulare.

    Per quanto riguarda gli stranieri,ancora mi fischiano le orecchie per gli strali ricevuti quando affermai che vedevo di buon occhio una riforma come quella tedesca,che prevede classi preobbligo per bambini stranieri per facilitarne l'inserimento e l'apprendimento.

    Non si possono tenere 25 bambini di seconda ''indietro'' per stare dietro ad altri 5.
    http://sitav.splinder.com/

    Sono responsabile di ciò che scrivo,non di ciò che capisci.


    L'appartenenza a sistemi valoriali, si deve dimostrare coi fatti, con l'intera vita, non semplicemente brandendo l'atto di nascita

    Zigmunt Bauman

  10. #10
    Citazione Originariamente Scritto da Qfwfq Visualizza Messaggio
    Vero.
    Posso testimoniare di non aver mai conosciuto una dirigente tanto amata dai docenti, dai genitori e dai bambini di una scuola.
    Già.
    Per me è una di quelle persone che costruiscono ponti e non barriere. Per la scuola è molto importante avere persone come lei.
    ...

  11. #11
    Citazione Originariamente Scritto da taccaromiceto Visualizza Messaggio
    Se esiste la possibilità di bocciatura ci sarà pure un motivo.
    Naturalmente non credo che sia giusta la bocciatura del disabile,a patto che la disabilità sia relativa all'apprendimento,e non alla capacità di deambulare.

    Per quanto riguarda gli stranieri,ancora mi fischiano le orecchie per gli strali ricevuti quando affermai che vedevo di buon occhio una riforma come quella tedesca,che prevede classi preobbligo per bambini stranieri per facilitarne l'inserimento e l'apprendimento.

    Non si possono tenere 25 bambini di seconda ''indietro'' per stare dietro ad altri 5.


    Io penso che ci servono solo più insegnanti di sostegno e mediatori culturali per organizzare progetti di integrazione con il dirigente scolastico, il corpo docente e i genitori, per far sentire tutti i bambini ognuno con i suoi tempi e le sue caratteristiche parte di un insieme.
    Il compito della scuola è quella di far sviluppare e crescere la persona in tutte le sue forme, non è solo un luogo dove s’impara a leggere a scrivere a far di conto, ad impartire nozioni, a dare e ricevere voti.

    In sostanza per me la scuola è un luogo dove si impara a crescere e a rispettare l’altro.
    ...

  12. #12
    TUTTINCLASSE

    Ieri ho visto, purtroppo in modo discontinuo,*
    questa bella trasmissione in cui sono state narrate le vicende che hanno condotto dalla scuola esclusiva e selettiva del primo dopoguerra alla scuola moderna, figlia del vivace dibattito degli anni '70, quando si cercò di trovare una risposta adeguata alle istanze di una società in forte rinnovamento, come era quella del boom economico e delle contestazioni giovanili degli anni pre e post '68.
    È stata una trasmissione commovente, in alcuni tratti, e anche deprimente se si pensa a ciò che è diventata oggi, dopo le 'riforme' Moratti e, soprattutto, Gelmini. Purtroppo la trasmissione non si è spinta fino agli anni più recenti, fermandosi all'epoca del riflusso degli anni '80, e questa è una critica che mi sento di fare: bisognava fare un ultimo sforzo e raccontare come sono state tradite le aspettative dei dibattiti settantini, che avevano destato l'attenzione di tutto il mondo sul nostro Paese, che allora si dimostrò all'avanguardia in questo campo: la nascita delle scuole materne, delle elementari a tempo pieno, la cancellazione delle classi differenziali dove confluivano i disabili ma anche i figli dei poveri, quelli che provenivano da famiglie svantaggiate e che in questo modo non avevano neanche il barlume di una speranza di affrancarsi e progredire. E la messa a punto di quelle scuole, in Emilia Romagna, che avrebbero costituito un modello pedagogico per le scuole di tutto il mondo.
    Oggi il tempo pieno è stato abolito, le due maestre per classe pure (adducendo motivazioni tanto meschine e false da essere vergognose), le classi differenziali vengono richieste a gran voce da alcune parti politiche e il merito si misura con i test INVALSI.
    Che depressione!
    Anzi no: che vergogna e che rabbia!
    Ultima modifica di Qfwfq; 30-08-2012 alle 09:58

  13. #13
    Citazione Originariamente Scritto da foglie di acqua Visualizza Messaggio
    Io penso che ci servono solo più insegnanti di sostegno e mediatori culturali per organizzare progetti di integrazione con il dirigente scolastico, il corpo docente e i genitori, per far sentire tutti i bambini ognuno con i suoi tempi e le sue caratteristiche parte di un insieme.
    Il compito della scuola è quella di far sviluppare e crescere la persona in tutte le sue forme, non è solo un luogo dove s’impara a leggere a scrivere a far di conto, ad impartire nozioni, a dare e ricevere voti.

    In sostanza per me la scuola è un luogo dove si impara a crescere e a rispettare l’altro.
    MAh,hai voglia ad inserire mediatori culturali se (ad esempio) un bimbo cinese ha prlato solo ed esclusivamente il mandarino fino al primo giorno di scuola dell'obbligo,eccezion fatta per la materna,che non garantisce nulla sul piano formativo
    http://sitav.splinder.com/

    Sono responsabile di ciò che scrivo,non di ciò che capisci.


    L'appartenenza a sistemi valoriali, si deve dimostrare coi fatti, con l'intera vita, non semplicemente brandendo l'atto di nascita

    Zigmunt Bauman

  14. #14
    Citazione Originariamente Scritto da taccaromiceto Visualizza Messaggio
    MAh,hai voglia ad inserire mediatori culturali se (ad esempio) un bimbo cinese ha prlato solo ed esclusivamente il mandarino fino al primo giorno di scuola dell'obbligo,eccezion fatta per la materna,che non garantisce nulla sul piano formativo

    Sì, penso che siano figure utili per organizzare con il dirigente scolastico e il corpo docente progetti di sostegno linguistico, per far in modo che i bambini possano partecipare alle attività comuni della classe. La lingua si apprende più facilmente a contatto con i coetanei in una continua interazione e soprattutto giocando. Il gioco è formativo; aiuta il processo di apprendimento, di creatività, di socializzazione e di rispetto per se stessi e per l'altro. In questo senso è molto importante la scuola materna sul piano formativo del bambino.
    Ripeto il compito della scuola - soprattutto dell'obbligo - è quello d'imparare a crescere in tutte le sue forme e sentirsi parte di un insieme.
    ...

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