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Discussione: La Corte costituzionale decide sulla fecondazione eterologa

  1. #1

    La Corte costituzionale decide sulla fecondazione eterologa

    di Maria Novella Oppo

    Dal 2004 migliaia di coppie italiane sono andate alll´estero
    Nella fabbrica dei bambini dove le coppie cercano la felicità


    Domani la Corte Costituzionale dovrà decidere se il divieto di fecondazione eterologa è legittimo o no. Dal suo verdetto dipende il destino di migliaia di aspiranti genitori che ogni anno si affidano a un centro estero da quando nel 2004 è stata approvata la Legge 40. Alcuni migrano nei Paesi dell´Est o in Grecia, dove i requisiti di sicurezza sono però bassi. La maggior parte vola al centro Dexeus di Barcellona, uno degli istituti di medicina della riproduzione più famosi in Europa. Ecco le loro storie. "Prima di andare in Spagna, ho abortito tre volte rischiando la vita per una follia ideologica". "Attendo la sentenza. Vorrei poter diventare mamma qui, con i miei medici"

    BARCELLONA. Grazie, gracias, mille grazie». Sorrisi di neonati, di madri e di padri, fiocchi rosa, fiocchi azzurri. Le immagini formano un unico grande arazzo: Valentina, Matteo, Domenico, Alice, centinaia di foto e centinaia di nomi italiani. Il primo compleanno, il primo triciclo. La vita che inizia, l´avvenire che si schiude. Scherzano le addette del Dipartimento Internazionale: «Ogni anno riceviamo decine di inviti a battesimi e feste di bambini italiani concepiti qui. E molti genitori continuano ad inviarci le foto dei loro figli che crescono». Centro "Dexeus" di Barcellona, istituto di medicina della riproduzione tra i più famosi d´Europa, Gran Via Carlos III, nemmeno mezz´ora dall´aeroporto di El Prat. Le pareti di vetro e cristallo catturano la luce dietro l´antica facciata neoclassica, insieme ai riflessi dell´acqua che scorre in due lunghe vasche-fontane. È in questo avveniristico ospedale privato diretto da Pedro Barri Raguè, famoso ginecologo e uno dei padri della fecondazione assistita in Spagna, che migliaia di coppie italiane in fuga dalla legge 40 e con la speranza nel cuore, sono approdate dal 2004 a oggi in cerca di un figlio. Oltre 500 soltanto nel 2011, l´80% di tutte le pazienti straniere del Dexeus, e di queste più della metà per accedere alla fecondazione eterologa.

    Ossia al concepimento in vitro di un bambino con l´ovocita o lo sperma di una donatrice o di un donatore. Pratica severamente vietata in Italia, ma sulla quale tra pochi giorni la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi, e decidere se quel divieto è legittimo o no. Sentenza dalla quale dipende il destino di gran parte di quelle coppie che ogni anno abbandonano l´Italia, per affidare il loro sogno di genitori a un centro estero di fecondazione assistita.

    Ricorda Alessandra P., approdata in Spagna nel 2010 dopo aver tentato di diventare madre in Italia nel pieno dei divieti della legge 40. «C´era un clima di sospetto e paura negli ospedali italiani. Mi dissero che non potevo congelare gli embrioni, che si potevano fecondare soltanto tre ovociti, e che mi dovevano essere trasferiti nell´utero tutti insieme. Una tragedia: ho partorito tre bambini all´inizio del quarto mese, sono morti in pochi minuti, avevo già 40 anni, ho rischiato la vita per la follia ideologica di una legge sbagliata... Per anni mio marito e io abbiamo vissuto nel lutto. Poi abbiamo deciso di riprovare, di ritrovare il filo di quel sogno. Nel 2010 ho fatto una ovodonazione a Barcellona, sono rimasta incinta subito e oggi siamo genitori di Benedetta, la gioia della nostra esistenza».

    «Con immenso affetto Vanessa e Giulia». Una mamma e la sua bambina abbracciate guardano lontano nella foto-ritratto che la dottoressa Maria Josè Gomez Cuesta, responsabile del laboratorio di "Fertilizzazione In Vitro" tiene alle spalle della sua scrivania. «Sono molto legata a loro, un grande successo dopo un grande dolore», racconta la dottoressa Gomez, per tutti Fina, un concentrato di passione e rigore, che per quattro anni ha lavorato in Toscana, all´ospedale della Versilia, dal 2003 al 2008. «Ero arrivata con un grande entusiasmo, il centro di Procreazione assistita era tutto da costruire, ma nel 2004 è stata approvata nel vostro paese la legge 40, una legge atroce, pericolosa per le donne e per i bambini, di profonda ingiustizia sociale. Ho provato a resistere, ma con tutti quei divieti era diventato impossibile aiutare le coppie, e così sono tornata qui, al Dexeus, che è il centro dove mi sono formata, dove abbiamo laboratori all´avanguardia, sia per la fecondazione in vitro che per l´analisi pre-impianto, in particolare lo studio dei cromosomi dell´embrione, attraverso la tecnica Cgh, comparative genomic hybridization». E nel laboratorio dove inizia la vita, l´aria è perfetta e asettica perché nulla contamini gli embrioni che sono custoditi in incubatori a 37 gradi, la temperatura del corpo materno, su ogni incubatore (una sorta di cassetto) c´è il nome della madre, mentre sui monitor scorre la vita dell´uovo fecondato che cresce, si sviluppa, fino a quando potrà essere trasferito nell´utero della paziente. «Molte coppie italiane mi hanno seguito - dice Fina Gomez - soprattutto quelle che avevano bisogno della fecondazione eterologa, ricordo una ragazza giovanissima, a 25 anni non riusciva a produrre ovociti, un dramma, e poi qui è rimasta incinta».

    Perché il centro Dexeus, oltre a essere un polo multidisciplinare per la salute della donna, è una delle cliniche più famose dove viene praticata l´ovodonazione. Per concepire un bambino le donne ricevono l´ovocita di una donatrice che viene fecondato con il seme del partner. A meno che non si tratti di coppie omosessuali, perché in quel caso il seme viene prelevato da una banca dello sperma esterna al centro. «In Spagna - spiega Andrea Barri, responsabile dell´ufficio marketing - sono consentite tutte le tecniche tranne l´utero in affitto, e alle tecniche possono accedere anche le donne single. In generale le nostre pazienti italiane hanno tra i 36 e i 40 anni, sono sposate, hanno una formazione universitaria, e arrivano su consiglio dei loro ginecologi, o di altre donne che qui sono diventate madri. Al Dexeus però siamo rigorosi sui limiti d´età: accettiamo di sottoporre le donne alla fecondazione assistita soltanto fino a 50 anni. Oltre no, perché i rischi per la loro salute sono troppo elevati».

    È stata l´eldorado dei "migranti" italiani della provetta la Spagna, dove in questi anni le cliniche della fertilità sono diventate decine, prima che il lucroso business si spostasse anche nei paesi dell´Est o in Grecia, centri con requisiti di sicurezza assai minori però. E nemmeno la svolta a destra del governo Rajoy, sostenuta dalla Chiesa, ha toccato i capisaldi della legge, una delle più "liberal" del mondo. «Un ciclo di ovodonazione costa 8.700 euro, un ciclo di fecondazione in vitro 5.700, mentre le donatrici ricevono un rimborso di circa 900 euro. Siamo molto attenti nella scelta delle donatrici - aggiunge Andrea Barri - se la nostra paziente ha occhi neri e capelli neri, sceglieremo una ragazza con le stesse caratteristiche somatiche. Per questo a volte bisogna aspettare qualche settimana, perché tra chi riceve e chi dona ci sia la maggiore somiglianza possibile».

    Sembra tutto semplice ma è invece proprio questa triangolazione genetica a preoccupare gli avversari della fecondazione eterologa, che resta in Italia uno dei punti cardine della legge 40, dopo che nel 2009 la Corte Costituzionale aveva fatto decadere l´obbligo di impianto dei tre embrioni, i divieti di congelamento e di analisi pre-impianto. Paola F. ha 38 anni, convive con il suo compagno da 10, e dopo il terzo tentativo fallito di Fivet (fecondazione in vitro) a Firenze, ha deciso di partire. «I medici italiani sono bravissimi, il centro che mi segue è davvero eccellente, ma non c´è nulla da fare: nonostante tutte le stimolazioni produco pochissimi ovociti, e di pessima qualità... E per me non c´è altra speranza che diventare madre con l´uovo di un´altra donna. Aspetterò la sentenza, magari fosse possibile farlo qui, con i propri medici, senza dover andare all´estero, in un paese straniero. Ma non ci credo: il divieto resterà, in Italia comanda la Chiesa, e noi donne infertili continueremo a emigrare».

    «Non siamo un centro che fa miracoli - avverte però il professor Pedro Barri Raguè, direttore del Dexeus, dove nel 1984 è nato il primo bambino spagnolo concepito in vitro - ma abbiamo un´alta percentuale di successi, cioè gravidanze ottenute. Cerchiamo di essere vicini alle pazienti, molte arrivano da fuori, come le italiane, che vengono da noi soprattutto per l´ovodonazione, visto che l´età delle madri continua a salire in tutta Europa, o per accedere a una unità specifica dove ci occupiamo di quelle pazienti che hanno subito più di un fallimento. Ma c´è anche un buon numero di donne, circa il 20%, alle quali purtroppo dobbiamo dire che per loro al Dexeus non possiamo fare nulla».


    Repubblica 21 maggio 2012
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  2. #2
    La Corte Costituzionale ha rimesso la questione nelle mani dei giudici. Siamo ridotti che dobbiamo sempre fare affidamento nella Corte Costituzionale o nella Corte di Strasburgo quando anche in questo caso era sufficiente andare a votare! Ma la deficienza (nel senso di carenza) del sentimento di Giustizia in ambito sociale della maggior parte degli italiani ha fatto sì che quella schifosa legge rimanesse inalterata (e per lo stesso motivo andarono a farsi fottere il referendum sulla scuola e molti altri). Io ai tempi del referendum la mia parte l'ho fatta (oltre che andando a votare) tappezzando le bacheche universitarie e altri luoghi di volantini che invitavano a votare 4 "sì".

  3. #3

    Lo spiraglio della Corte

    di Stefano Rodotà

    La decisione della Corte costituzionale sulla legge in materia di procreazione assistita lascia aperta la questione della legittimità del divieto della fecondazione eterologa. Infatti, invitando i tribunali che avevano sollevato la questione a riesaminarla tenendo conto di una recente sentenza della Corte europea dei diritti dell´uomo, i giudici della Consulta hanno ritenuto necessario un ulteriore approfondimento, così mostrando di considerare insufficienti gli argomenti di chi aveva chiesto una sentenza che riaffermasse senz´altro la costituzionalità di quel divieto.

    Come si sa, il divieto di ricorrere alla procreazione assistita è all´origine di un consistente «turismo procreativo», che obbliga ogni anno migliaia di donne italiane a recarsi in altri paesi per ricorrere ad una tecnica ormai accettata quasi ovunque. Non volendo continuare a subire questo stato delle cose, alcune coppie si sono rivolte ai tribunali che, non ritenendo infondata la questione di illegittimità riguardante quella norma, hanno investito del problema la Corte costituzionale.

    L´ulteriore approfondimento richiesto ieri è basato su una sentenza della Corte di Strasburgo che, modificando un suo precedente orientamento, in un caso riguardante l´Austria ha riconosciuto agli Stati la possibilità di vietare la fecondazione eterologa.Molte sono le ragioni che inducono a ritenere che questo rinvio non possa essere inteso come il segno di un orientamento comunque negativo della Corte costituzionale di fronte alla richiesta di rimuovere quel divieto dal nostro ordinamento. Nella sentenza europea, tecnicamente assai complessa e che si è attirata critiche ben argomentate, si trova infatti più di un elemento che consente di darle una lettura non necessariamente preclusiva della possibilità di allineare il nostro agli altri sistemi giuridici, con una decisione rispettosa dei diritti fondamentali delle persone. Interpretando quella sentenza, e chiedendosi fino a che punto possa essere ritenuta vincolante in Italia, non si può dimenticare che, «laddove una aspetto particolarmente importante dell´esistenza e dell´identità dell´individuo sia in gioco, il margine consentito ad uno Stato sarà di norma limitato».

    Queste sono parole contenute in altre sentenze della Corte europea, che i giudici di Strasburgo questa volta sembrano aver dimenticato e che, tuttavia, consentono di utilizzare brani dell´ultima sentenza in modo da poter giungere alla conclusione che essa non debba essere intesa come un via libera a qualsiasi divieto che il legislatore italiano voglia imporre. Pur non potendo qui analizzare nei dettagli tecnici quella decisione, si può ricordare che proprio la Corte di Strasburgo ha riconosciuto che le scelte procreative sono espressione del diritto al rispetto della vita privata e familiare, affermato dall´articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell´uomo. E che, in materie caratterizzate da forti dinamiche determinate dalle innovazioni scientifiche e tecnologiche, è indispensabile tener conto del contesto e della sue variazioni. Argomento non trascurabile in via generale, e che appare particolarmente rilevante in questo caso, visto che la legge austriaca era del 1999 e che in questi anni molte cose sono radicalmente cambiate nel mondo della procreazione assistita.
    Ma vi è un altro punto, davvero essenziale, che non può essere trascurato.
    Il riferimento alla sentenza di Strasburgo e il suo necessario approfondimento non cancellano il fatto che la legittimità del divieto impugnato deve essere valutata alla luce dei principi fondamentali della Costituzione italiana.

    Principi che, questa volta, riguardano in particolare l´eguaglianza e il diritto fondamentale alla salute. L´eguaglianza è violata perché il divieto della fecondazione eterologa discrimina le coppie alla cui infertilità può essere posto rimedio solo con questa particolare tecnica, che offre loro la possibilità di rendere concrete le loro scelte procreative al pari di ogni altra coppia. La legge 40 sulla procreazione assistita, peraltro, è concepita come strumento per la «soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità e dalla infertilità umana», ed è dunque collocata nel quadro della tutela della salute.

    Poiché l´articolo 32 della Costituzione qualifica la salute come diritto «fondamentale», il divieto di accesso a determinate tecniche viola proprio questo diritto. Si deve aggiungere che, con la sentenza n. 151 del 2010, che ha dichiarato illegittime altre norme della stessa legge 40, la Corte ha ricordato che «la giurisprudenza costituzionale ha ripetutamente posto l´accento sui limiti che alla discrezionalità legislativa pongono le acquisizioni scientifiche e sperimentali, che sono in continua evoluzione e sulle quali si fonda l´arte medica; sicché, in materia di pratica terapeutica la regola di fondo deve essere l´autonomia e la responsabilità del medico che, con il consenso del paziente, opera le necessarie scelte professionali». Le pretese del legislatore-scienziato, che vuol definire che cosa sia un trattamento terapeutico, e del legislatore-medico, che vuol stabilire se e come curare, vengono esplicitamente dichiarate illegittime.

    La Corte non ha deciso di non decidere, ma di avviare una fase di ulteriore riflessione, durante la quale le questioni qui accennate potranno essere meglio approfondite. Ma un Parlamento degno di questo nome, consapevole della continua delegittimazione che gli deriva dal fatto che una sua legge obbliga le persone ad aggirarla per far valere i propri diritti, dovrebbe esso stesso porre fino a questo stato delle cose. Che mortifica le persone e fa rinascere la cittadinanza «censitaria», perché solo chi è fornito di adeguate risorse finanziarie può recarsi all´estero e rendere effettivo un proprio diritto.


    Repubblica 23 maggio 2012
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

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