di Umberto De Giovannangeli
Fabius agli Esteri, entra anche Filippetti
Polemiche per l’assenza dell’ex sfidante di Hollande alle primarie
Di 34 tra ministri e vice, 16 sono donne.
Il fidato Moscovici alle Finanze, Sapin al lavoro
Alla fine, Martine rimase senza poltrona. ll segretario del partito socialista francese, Martine Aubry, non farà parte del nuovo governo guidato da Jean-Marc Ayrault. Fra lei, 62 anni, figlia di Jacques Delors, tre volte ministra e numero 2 del governo di Lionel Jospin, e il neo presidente, François Hollande, non è mai corso buon sangue. Aubry ha perso la corsa alla candidatura all’Eliseo, poi è stata messa da parte a favore di Ayrault per la poltrona di primo ministro, infine anche il superministero della Cultura più Educazione è sfumato per una sfuriata di Peillon, che si prepara da anni a riformare la scuola. Spazientita, ieri mattina è risalita in auto ed è partita per Lille infilandosi rabbuiata in auto: «Abbiamo convenuto che in questa configurazione il posto dove sono più utile è alla testa del partito». Non è stata una impresa agevole per il neo premier definire la lista dei ministri, tant’è che l’annuncio è stato rimandato dal primo pomeriggio alla tarda serata. Infine, però, la squadra è stata varat: il primo governo dell’era Hollande è un mix di esperienza e di nuove energie: vecchia guardia e i volti più affermati della «Generazione H». Ed è il governo della parità uomo-donna e della multietnicità.
Complessivamente, il nuovo governo francese è composto da 34 ministri, 17 dei quali donne. I nomi sono stati annunciati dallo stesso premier, che ieri mattina aveva trascorso 4 ore a colloquio con Hollande. Agli Esteri, va l’ex premier del governo Mitterrand, Laurent Fabius; il capo della campagna del presidente, Pierre Moscovici, è invece il nuovo ministro dell’Economia, delle Finanze e del Commercio estero. Manuel Valls ex possibile candidato premier va all’Interno; mentre al Lavoro s’insedia Michel Sapin, uno dei più stretti collaboratori di Hollande, mentre alla Cultura, va una delle animatrici della campagna elettorale del neo capo dell’Eliseo, Aurèlie Fillippetti, scrittrice e parlamentare di origini italiane. Vincent Peillon è il nuovo ministro dell’Educazione, Michel Sapin, altro fedelissimo di Hollande, va al ministero del Lavoro, mentre alla guida del dicastero della Reindustrializzazione va Arnaud Montebourg, esponente della sinistra del partito socialista. La Verde Cecile Duflot è stata nominata ministra dell’Eguaglianza dei territori e dell’Alloggio, Nicole Bricq ministra dell’Ecologia. Alla Difesa Jean-Yves Le Drian, all’Università Genevieve Fioraso, ai Diritti delle Donne e portavoce del governo Vallaud Belkacem, all’Agricoltura Stephane Le Foll, alla Riforma dello Stato Marylise Lebranchu; Territori d’Oltremare, Victorin Lurel; Sport, Valérie Fourneyron, Bilancio, Jerome Cahuzac, Relazioni con il Parlamento, Alain Vidalies, Affari europei, Bernard Cazeneuve, Anziani, Bernard Delaunay, Economia sociale, Benoit Hamon, Famiglia, Dominique Bertinotti, Disabili, Marie-Arlette Carlotti, Sviluppo, Pascal Canfin, Francesi all’Estero, Yamina Benguigui, Trasporti, Frederic Cuviller, Innovazione, Fleur Pellerin, Reduci di guerra, Kader Arif.
È anche un governo espressione di una Francia multietnica: uno dei suoi volti più significativi è Christiane Taubira, 60 anni, deputata della Guiana, neo ministra della Giustizia. Il governo risulta senz’altro più malleabile di quanto non sarebbe stato con la presenza della «dame delle 35 ore», quasi tutti i ministri importanti sono di stretta osservanza socialista, Manuel Valls all’Interno è l’alfiere dell’ala destra, Arnaud Montebourg al Rilancio produttivo è il rappresentante degli «antagonisti», che alle primarie predicava la «demondializzazione». Rappresentati in modo importante gli strausskahniani, con il premio a Pierre Moscovici (Economia) per la fedeltà in campagna elettorale a Hollande, finiscono in cassaforte anche i vecchi fabiusiani, con il Quai d’Orsay all’uomo che rappresentò più di tutti il «no» vincente della sinistra alla Costituzione europea.
Che quella della crescita sia la grande sfida della presidenza Hollande, che riunirà l’esecutivo oggi alle 13, lo rimarca lo stesso Ayrault, che in diretta tv afferma che l’esecutivo da lui diretto si concentrerà sul riassetto dei conti pubblici, e sul bilanciamento delle nuove spese con tagli dei costi. Gli uomini del presidente, però, non dormono sonni tranquilli. L’ombra lunga di Martine Aubry, che ha in mano il partito, si allunga sul futuro della compagine appena nata e sulle legislative, anche se lei ha assicurato fedeltà. E il malumore di chi è stato tagliato fuori («Francois ha preferito qualche traditore a chi è stato al suo fianco», ha protestato un hollandista rimasto a bocca asciutta) rischia di accendere la mischia ancora prima di aver portato a casa la maggioranza in Parlamento.
l'Unità 17 maggio 2012




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