(...) Probabilmente vi è capitato di cercare di spiegare qualcosa a un individuo intelligente che però non riesce a capire. Immaginiamo che presentando un’argomentazione razionale e illustrando i fatti in maniera chiara e logica, quest’ultimo arriverà prima o poi alla giusta conclusione e vedrà le cose come noi.
La stranezza, invece, è che lui non pensa in modo logico, perciò il tentativo di ragionare si rivela inutile. La sua reazione si basa sulle sue sensazioni; quindi le sue conclusioni hanno una carica emotiva piuttosto che basarsi sulla ragione. Il suo punto di vista sulla situazione è troppo ristretto, e invece di avere una visione accurata della realtà, vede una proiezione dei suoi desideri e bisogni.
(...) Egli pensa emotivamente più che razionalmente; di conseguenza i fatti spesso entrano in conflitto con il modo in cui il suo ego ha bisogno di vedere il mondo.
«Come può essere così stupido?» ci chiediamo. Stiamo ancora cercando la logica dietro a una razionalità che non esiste. Cerchiamo la ragione in un paesaggio psicologico privo di ragione.
Ma qui sta l’ironia: chi è più razionale? Colui che non riesce a cogliere la verità, quando gli viene esposta, oppure, colui che continua disperatamente a dire la verità a qualcuno che non ascolta? Se ci facciamo prendere dalla rabbia, dalla frustrazione o dall’irritazione perchè qualcuno semplicemente non capisce, ci comportiamo in modo ancora più irrazionale del nostro interlocutore. L’altro non può farne a meno. Ma noi sappiamo come stanno le cose e possiamo scegliere di porre fine a questo esercizio di futilità. (...)
(David J. Lieberman, 2010)



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