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Discussione: Farmaci omeopatici sbloccati

  1. #1

    Farmaci omeopatici sbloccati

    La carica dei nuovi farmaci omeopatici
    "Saranno trattati come le altre medicine"


    Dopo 17 anni di blocco del mercato saranno controllati dall'Aifa e registrati in via definitiva. Ma è polemica. Garattini: "Efficacia non provata"


    di MICHELE BOCCI

    SARANNO trattati come farmaci: stesse procedure di autorizzazione per la messa in vendita e dunque stessa dignità. E in più aumenteranno di numero. In Italia si sta avvicinando una rivoluzione per i prodotti omeopatici e per la medicina che li utilizza. Dopo 17 anni di blocco del mercato, di autorizzazioni transitorie alla vendita via via prorogate, verrà applicata una direttiva europea del 2006.

    Una direttiva che cambia faccia al settore. Tutti i principi attivi già in commercio, almeno 30mila, verranno controllati dall'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco, e registrati in via definitiva. I produttori potranno inoltre vendere nuovi farmaci. Quanti saranno? Non è facile dirlo. Una parte risalgono a prima del 1995 ma a suo tempo non rientrarono nella grande lista di quelli da mettere in commercio. Altri sono nuovi. La Guna, uno dei più grossi produttori del nostro paese, ha annunciato di averne pronti 90.

    "Ci sono almeno tre grandi categorie di prodotti nuovi che potrebbero affacciarsi sul mercato". A parlare è Elio Rossi, responsabile del Centro di riferimento di omeopatia della Toscana, regione dove gli ambulatori pubblici di medicine complementari sono 110. "Intanto i nosodi, simili ai vaccini ed efficaci contro l'influenza. Poi forme omeopatiche di farmaci della tradizione cinese, ayurvedica o europea che possono servire contro virus anche importanti. Infine prodotti complessi, nati dalla sinergia di più principi attivi che potrebbero servire per problemi come le dipendenze o aiutare i pazienti cronici".

    Nel mondo scientifico non sono pochi i detrattori dell'omeopatia, medici e studiosi che ne contestano l'efficacia. È sempre stato molto duro nei confronti di questa disciplina Silvio Garattini del Mario Negri di Milano. Per un caso del destino il professore è da poco entrato nel cda dell'ente che dovrà autorizzare i farmaci omeopatici, l'Aifa. Dovrà applicare la direttiva europea che ha creato il Codice unico del farmaco disponendo che tutti paesi membri adottassero misure per la registrazione dei prodotti omeopatici. "L'Agenzia deve rispettare le regole internazionali e quindi seguirà quanto previsto da quell'atto - dice - Questo non si discute. Come farmacologo però ritengo che sia insostenibile il fatto di avere in circolazione prodotti per cui non esistono prove scientifiche di efficacia. Dovranno ottemperare alle leggi come i farmaci allopatici ma sarà difficile dimostrare che qualcosa che non contiene niente funzioni per curare le persone". Rossi vede l'altra faccia della medaglia, ovviamente. "Con le leggi vigenti non era possibile sperimentare nel pubblico i medicinali omeopatici - spiega - Quindi non è possibile rispondere all'accusa di chi ci dice che non fanno niente e sono come il placebo. Ma con il nuovo regime si darà la possibilità anche di fare ricerca e potremo dimostrare l'efficacia".

    Sono molto soddisfatti della novità i produttori di medicine omeopatiche, quasi tutti raccolti sotto la sigla di Omeoimprese. Con l'Aifa si sta già predisponendo il database di tutti i farmaci presenti sul mercato dal 1995. Verranno tutti registrati secondo una procedura più snella rispetto ai medicinali allopatici. "Malgrado la direttiva europea del 2006 negli anni scorsi non c'era molto dialogo tra noi, ministero e Aifa - spiega Fausto Panni, presidente di Omeoimprese - Adesso siamo alla svolta, e potremmo seguire Francia e Germania. A noi interessa intanto la registrazione dei farmaci esistenti, poi la possibilità di metterne di nuovi sul mercato che dipende dalla capacità industriale di ogni singola azienda". E aggiunge: "Ma c'è un altro aspetto importante: avere la possibilità di vendere all'estero. Oggi come aziende italiane non possiamo farlo perché i nostri prodotti non hanno un'autorizzazione definitiva ma transitoria. È stata rinnovata varie volte in questi 17 anni e adesso scade nel 2015. Ovviamente ritengo che faremo tutte le registrazioni definitive ben prima di quella data".


    (02 aprile 2012)
    www.repubblica.it
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  2. #2
    Ma se poi verrà fuori (come mi aspetto) che i "farmaci" omeopatici sono inefficaci che faranno, li toglieranno tutti dal commercio?
    Da una parte mi sembra uno sperpero di denaro pubblico sperimentare pozioni magiche, dall'altra parte però potrebbe essere l'occasione buona per toglierli tutti dal commercio.
    Vorrei capire meglio cosa hanno in mente di fare.

  3. #3
    a proposito di sperpero di denaro e di danni (non di inefficacia!!) sulla salute pubblica, ecco cosa dice proprio garattini dei farmaci "quelli veri".
    viene da dire che perfino l'effetto placebo ("effetto", per l'appunto. non semplicemente "placebo") sembrerebbe preferibile a molti dei farmaci di cui ci intossichiamo e che paghiamo.
    ed è talmente vero, che c'è chi lo studia (per esempio negli usa).




    Garattini: le nuove terapie solo una speranza

    Il direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano: forse è la strada giusta, ma l’Italia non è pronta



    MILANO - Non tutte le persone rispondono bene allo stesso farmaco: la percentuale di fallimento è alta, spesso superiore al 50%. Ma è ancora da dimostrare che sarà la farmacogenomica - cioè la scienza che intende descrivere in modo preciso, attraverso lo studio del patrimonio genetico, perché alcune persone traggono beneficio da certi medicinali e altre no - a farci superare lo scoglio della scarsa efficacia: «Allo stato attuale, la farmacogenomica è solo una speranza» dice Silvio Garattini, direttore dell’Istituto «Mario Negri» di Milano. Il farmacologo conferma le percentuali di insuccesso dei medicinali fornite dal collega della GlaxoSmithKline: «La quota di pazienti che davvero trae vantaggio dall’uso di un determinato medicinale è compresa fra il 30 e il 50 per cento - dice Garattini -. Per gli altri, il farmaco si rivela inutile se non dannoso. Prendiamo gli antinfiammatori: in alcuni casi funzionano, in altri solo parzialmente, in altri non funzionano per niente».
    Vale per tutti i medicinali, anche per l’aspirina?
    «Vale per tutti. Gli antiipertensivi, per esempio: non tutte le ipertensioni rispondono allo stesso farmaco e non tutte allo stesso modo. Questo pone il problema dei pazienti resistenti al medicinale, a cui si dedica poca attenzione: in generale l’industria farmaceutica non fa ricerca su di loro».
    Neppure se i «resistenti» sono il 50 per cento o più?
    «Il numero in realtà è molto più basso. Chi è resistente a un farmaco può ottenere buoni risultati con un altro.
    Quando il medico si accorge che con quel determinato paziente il prodotto non funziona, cambia medicinale, oppure somma un farmaco a un altro. Così alla fine - per restare agli ipertensivi - i pazienti "resistenti" non superano il 10 per cento».
    I farmaci per l’Alzheimer, dicono alla Glaxo, funzionano in meno di un caso su tre. Un po’ poco, non crede?
    «Ritengo che le percentuali siano ancora più basse: un risultato veramente significativo lo si ottiene nel 5-10% dei casi».

    I pazienti lo sanno?
    «Se ne parla poco, ma la realtà è questa. L’infallibilità del farmaco è un mito alimentato solo dall’industria farmaceutica, che molto spesso tace degli effetti collaterali».
    La farmacogenomica è la soluzione?
    «E’ una speranza, è quello che si pensa potrà dare risultati positivi. Ma, per ora, di certezze non ce ne sono».
    Come funziona?
    «L’azione di un farmaco dipende da come viene elaborato dall’organismo, da come viene assorbito, da come entra nella circolazione, da come arriva agli organi. L’idea è che se noi potessimo sapere come funzionano questi processi - e lo possiamo sapere in parte attraverso la conoscenza dei geni che sovraintendono a tutto questo - potremmo avere i profili genetici di chi ha forte probabilità di rispondere bene a un farmaco e i profili genetici di chi invece potrebbe riceverne effetti tossici. Questa è la speranza. In realtà non abbiamo ancora nessuna conferma, siamo indietro dal proporre queste metodologie».
    Ma è la strada giusta?
    «Forse, però non sono sicuro che l’industria vorrà percorrerla. Supponiamo che un farmaco funziona solo su 10 pazienti ogni mille trattati. Questo vuole dire che ci sono 990 persone che lo comprano inutilmente. Ora, se potessimo scoprire quali sono le 10 persone per le quali funziona, gli altri non lo acquisterebbero più. Non mi sembra un grande affare per l’industria».
    E allora?
    «La genetica, comunque, è il nodo centrale. L’obiettivo a cui si punta non è quello di avere un farmaco buono per tutti, ma più farmaci in grado di colpire tutte le categorie della malattia. Mano a mano che le conoscenze progrediscono, ci accorgiamo come malattie all’apparenza simili sono in realtà molto diverse fra loro. Prendiamo i tumori al colon: li chiamiamo con lo stesso nome, ma non sono tutti uguali e grazie alla genomica oggi sappiamo che hanno profili genici differenti».
    La farmacogenomica è una ricerca anche italiana?
    «E’ estremamente costosa e quindi alla portata solo dei colossi farmaceutici: le nostre aziende non raggiungono quelle dimensioni. In più non dà la certezza di centrare l’obiettivo. La ricerca italiana, dal punto di vista qualitativo, molto spesso è buona, ma manca la massa critica, manca un numero sufficiente di ricercatori e mancano imprenditori in grado di tramutare un’idea in un risultato».
    Fonte: Corriere della Sera (09/12/2003)

    http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=248

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da kalandar Visualizza Messaggio
    a proposito di sperpero di denaro e di danni (non di inefficacia!!) sulla salute pubblica, ecco cosa dice proprio garattini dei farmaci "quelli veri".
    viene da dire che perfino l'effetto placebo ("effetto", per l'appunto. non semplicemente "placebo") sembrerebbe preferibile a molti dei farmaci di cui ci intossichiamo e che paghiamo.
    ed è talmente vero, che c'è chi lo studia (per esempio negli usa).

    Esatto


    Persino in Italia sta arrivando, questa "onda", anche se siamo come sempre un po' in ritardo. Anche la farmacopea tradizionale sta sperimentando che il principio attivo diventa via via più efficace man mano che viene DILUITO. Micro-dosi "re-insegnano" a organi e sistemi a svolgere determinate funzioni, compromesse dalla malattia, mentre dosi massicce li "addormentano" ulteriormente. A questo anche la ricerca clinica sta arrivando. E appunto si sperimentano principi attivi "omeopatizzati".

    Si tratta di una nuova corrente, che va sotto il nome di MRF: medicina rigenerativa funzionale (in america FRM)

    Sono ancora nicchie, ma io sono molto fiduciosa.
    "Essendo una parte, l'essere umano non può intendere il tutto"
    [C. G. Jung]

    "Ci son più cose tra cielo e terra, caro Orazio, di quante se ne figùri la tua ragione"
    [Shakespeare, Amleto]

  5. #5
    comunque mi riferivo a studi relativi anche solo all'effetto placebo. stiamo parlando di guarigioni o effetti identici a quelli farmacologici, ottenuti dando acqua fresca. i numeri relativi all'effetto placebo sono notevoli e degni di nota, spesso simili o molto vicini a quelli dei farmaci. è materia estremamente interessante.
    se anche il farmaco omeopatico fosse acqua fresca, i risultati ottenuti sono significativi.

  6. #6
    Citazione Originariamente Scritto da kalandar Visualizza Messaggio
    comunque mi riferivo a studi relativi anche solo all'effetto placebo. stiamo parlando di guarigioni o effetti identici a quelli farmacologici, ottenuti dando acqua fresca. i numeri relativi all'effetto placebo sono notevoli e degni di nota, spesso simili o molto vicini a quelli dei farmaci. è materia estremamente interessante.
    se anche il farmaco omeopatico fosse acqua fresca, i risultati ottenuti sono significativi.
    E perchè non l'acqua di Lourdes?
    Facciamo sperimentare anche quella dall'Agenzia Italiana del Farmaco.
    Anche quello è effetto placebo.
    Ultima modifica di Annibale; 02-04-2012 alle 17:28

  7. #7
    Farmaci omeopatici? Un ossimoro bello e buono. Saranno controllati dall'AIFA? Meglio così, se va tutto bene li stroncano una volta per tutte. Altrimenti va bene lo stesso: la selezione naturale farà il suo corso...

  8. #8
    Citazione Originariamente Scritto da Annibale Visualizza Messaggio
    E perchè non l'acqua di Lourdes?
    Facciamo sperimentare anche quella dall'Agenzia Italiana del Farmaco.
    Anche quello è effetto placebo.
    per curiosità, garattini lo hai letto? o dice cose sensate solo quando parla di omeopatia?

    in effetti, a ben vedere, meglio l'acqua di lourdes (che almeno non intossica) di un discreto numero di farmaci che ci costano due volte: per prenderli e per curarci dagli effetti collaterali a fronte in una assoluta inutilità in termini di efficacia.

    del discorso di garattini, degli interessi delle case farmaceutiche, dell'inefficacia della maggior parte dei farmaci che ci vengono prescritti e che ingoiamo, nulla da dire?


  9. #9
    Citazione Originariamente Scritto da kalandar Visualizza Messaggio
    [...] meglio l'acqua di lourdes (che almeno non intossica) di un discreto numero di farmaci che ci costano due volte: per prenderli e per curarci dagli effetti collaterali a fronte in una assoluta inutilità in termini di efficacia [...]
    Non ho capito bene. Sostieni che i farmaci convenzionali causano effetti collaterali e non sono efficaci? Oppure che è meglio prendere qualcosa di inefficace ma che non lasci strascichi sull'organismo? Posto che l'effetto placebo esiste ma non funziona sempre, nei casi in cui una persona necessiti di cure cosa dovrebbe prendere per curarsi? Sempre e solo acqua omeopatica? Oppure va bene per il mal di testa ma non per il cancro? Me lo spiegate, una volta per tutte, il motivo di tanta avversione verso la medicina convenzionale? E, parimenti, m'imbeccate sulle motivazioni che dovrebbero portare un povero cristo malato a tentare la via omeopatica? Così, per curiosità, per capire meglio...

  10. #10
    veramente mi sembrava che il punto fosse l'inefficacia delle medicine omeopatiche, e per di più l'inefficacia a spese dello stato. lo sperpero di denaro per sperimentare le medicine omeopatiche.
    ho semplicemente posto una questione sollevata da garattini (per motivazioni altre) e non da me. pare che molti farmaci abbiano un'efficacia nulla per una percentuale altissima di individui, ci sono farmaci con efficacia di pochissimo superiore a quella di un placebo, con l'aggravante di avere gravi effetti collaterali.
    difronte a queste evidenze, perfino un placebo (quindi anche quello omeopatico, se è un placebo) è migliore rispetto a moltissimi farmaci della rispettabile scienza, che funzionano più o meno come un placebo e in più intossicano.
    trovo che quindi perfino stuadiare l'effetto placebo (negli stati uniti lo stanno facendo, per esempio) merita dispendio di denaro. magari si approfondisse davvero!

    non ho cosa spiegare, figuriamoci imbeccare.
    non me ne frega nulla se tu o altri prendete acqua omeopatica, solo, sempre o qualche volta.
    parli con me e mi dai del voi?
    aggiungo che non ho avversione particolare verso la medicina convenzionale.

  11. #11
    Omeopatia, una svolta storica

    di Guglielmo Pepe

    La direttiva adottata dall’Aifa (Agenzia nazionale del farmaco), che impone ai prodotti omeopatici di adeguarsi ai farmaci cosiddetti tradizionali, o ufficiali, rappresenta una svolta storica per questa medicina. Perché in questo modo la ufficializza di fronte alla collettività – è l’Aifa del Ssn a controllare – e al tempo stesso la sottopone a regole di fronte alle quali nessuno può opporsi, perché si tratta di norme approvate in sede europea.
    Avendo sempre scritto – per quasi vent’anni – a sostegno dell’omeopatia, ritengo che questa decisione rappresenti un punto di passaggio innovativo per l’ìntera medicina. Perché se i prodotti omeopatici supereranno i controlli, avranno un punto di forza a loro sostegno. E rappresenteranno un beneficio per la sanità nazionale, al di là delle infinite polemiche che hanno visto contrapposte le posizioni pro e contro. Non è detto che le polemiche finiranno, ma proseguiranno su un altro binario: perché (almeno mi auguro) non si potrà più dire che da una parte ci sono i maghi e i ciarlatani e dall’altra la medicina ufficiale. Perché il ruolo che svolge l’Aifa taglia la testa a molte, inutili, parole.
    Tuttavia questo passaggio rappresenta una sfida anche per le aziende omeopatiche. Sfida che devono raccogliere. Ho più volte chiesto alle industrie “specializzate” di produrre ricerca e di presentrare gli studi che provino l’efficacia dei vari prodotti. Ora, con l’intervento dell’Aifa, questo passaggio diventa ineludibile. Sarà la ricerca a rispondere alle giuste domande che si pongono gli scettici (i quali non hanno mai fatto lo sforzo di vedere alcuni studi positivi sull’omeopatia) e non solo loro: chi vuole sostenere una tesi non può basarsi solo sulla propria opinione ma – almeno in medicina – portare numeri, ricerche, dati, studi. Anche se riguardano un piccolo numero di patologie, un piccolo numero di pazienti.
    Vedremo cosa accadrà. Ma intanto chi lavora da anni in questo campo – e penso a chi, soprattutto in Toscana, si è battuto per una vita per far diventare l’omeopatia una opzione terapeutica in più – non può che essere contento. Perché è stato compiuto un passo verso l’ufficialità non solo regionale (o addirittura ambulatoriale) dell’omeopatia, bensì nazionale.


    2 aprile 2012
    http://pepe.blogautore.repubblica.it/
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  12. #12
    Citazione Originariamente Scritto da kalandar Visualizza Messaggio
    dell'inefficacia della maggior parte dei farmaci che ci vengono prescritti e che ingoiamo, nulla da dire?
    Sì, Garattini dice che a chi resiste a un farmaco il medico può prescriverne un altro, e alla fine i resistenti a tutti i farmaci sono il 10%.
    Molto meglio così che prendere farmaci che nel 100% dei casi sono inefficaci.

  13. #13
    Citazione Originariamente Scritto da Annibale Visualizza Messaggio
    Sì, Garattini dice che a chi resiste a un farmaco il medico può prescriverne un altro, e alla fine i resistenti a tutti i farmaci sono il 10%.
    E' un calcolo che fa per gli ipertensivi. Per gli altri non si sa.
    Quando parla di Alzheimer dice che i farmaci danno un beneficio nel 5-10% dei casi.

    Citazione Originariamente Scritto da Annibale Visualizza Messaggio
    Molto meglio così che prendere farmaci che nel 100% dei casi sono inefficaci.
    Se è veramente meglio, dipende anche dagli effetti collaterali.

    Ma su che base si può affermare che i farmaci omeopatici (dato che a questi ti riferisci) sono al 100% inefficaci, se vi sono ospedali che li adottano e pazienti che guariscono?

    Forse sostieni che non c'è prova che i pazienti siano guariti grazie alla cure omeopatiche, sarebbero guariti comunque, ma questo potrebbe sostenersi anche per chi guarisce con i farmaci tradizionali.

    In autunno mi sono trascinato per due mesi la laringite. Ho preso vari infiammatori e antibiotici. Ad un certo punto è passata. Forse hanno indovinato il farmaco. O forse è dipeso dal fatto che finalmente mi sono messo sciarpa e cappello. Posso dire che un effetto potente sulla mia gola lo ha la liquirizia (che però causa ipertensione).
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  14. #14
    Citazione Originariamente Scritto da Roderigo Visualizza Messaggio
    E' un calcolo che fa per gli ipertensivi. Per gli altri non si sa.
    Quando parla di Alzheimer dice che i farmaci danno un beneficio nel 5-10% dei casi.


    Se è veramente meglio, dipende anche dagli effetti collaterali.

    Ma su che base si può affermare che i farmaci omeopatici (dato che a questi ti riferisci) sono al 100% inefficaci, se vi sono ospedali che li adottano e pazienti che guariscono?

    Forse sostieni che non c'è prova che i pazienti siano guariti grazie alla cure omeopatiche, sarebbero guariti comunque, ma questo potrebbe sostenersi anche per chi guarisce con i farmaci tradizionali.

    In autunno mi sono trascinato per due mesi la laringite. Ho preso vari infiammatori e antibiotici. Ad un certo punto è passata. Forse hanno indovinato il farmaco. O forse è dipeso dal fatto che finalmente mi sono messo sciarpa e cappello. Posso dire che un effetto potente sulla mia gola lo ha la liquirizia (che però causa ipertensione).
    I farmaci tradizionali sono sperimentati in doppio cieco, quelli omeopatici no.
    Inoltre il meccanismo di azione dei farmaci tradizionali è noto, di quelli omeopatici no.
    La sperimentazione in doppio cieco evidenzia effetti terapeutici superiori al placebo, se no non viene superata perchè un farmaco efficace quanto il placebo viene ritenuto inefficace.

  15. #15
    Citazione Originariamente Scritto da Annibale Visualizza Messaggio
    I farmaci tradizionali sono sperimentati in doppio cieco, quelli omeopatici no.
    Inoltre il meccanismo di azione dei farmaci tradizionali è noto, di quelli omeopatici no.
    La sperimentazione in doppio cieco evidenzia effetti terapeutici superiori al placebo, se no non viene superata perchè un farmaco efficace quanto il placebo viene ritenuto inefficace.
    Se capisco bene, l'esperimento in doppio cieco è quell'esperimento in cui nè il medico, nè il paziente conoscono il farmaco somministrato. Ad un gruppo A viene somministrato il farmaco, ad un gruppo B il placebo. In tal modo si misurerebbe l'effetto del farmaco, indipendentemente da un effetto di suggestione, poichè il cosidetto effetto placebo può verificarsi con qualsiasi farmaco.

    Però, cosa vieta di adottare questa sperimentazione anche con i farmaci omeopatici? Sono i "medici omeopatici" che si oppongono? O semplicemente l'omeopatia è stata finora meno studiata? Non esistono esperimenti in doppio cieco dei farmaci omeopatici?

    L'esperimento misura comunque il funzionamento del farmaco su un gruppo di persone. Su un altro può dare una misura diversa. Si tratta sempre di una misura statistica, probabilistica. E infatti, si ritiene che sarebbe ancora meglio in triplo cieco, in modo che anche l'osservatore statistico sia all'oscuro del gruppo a cui viene somministrato il farmaco vero. Quali effetti poi avrà il farmaco sul singolo paziente, salvo la previsione probabilistica, non può sapersi. Nè gli effetti di una combinazione di farmaci. Ammesso che davvero tutti i farmaci e tutte le terapie siano passate per quella prova. Lì conta la valutazione del medico, sulla base della sua esperienza. Cioè, conta la medicina clinica, che non è "medicina scientifica".
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

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