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Risultati da 46 a 60 di 87

Discussione: L'Onu: in Italia ormai è "femminicidio"

  1. #46


    non so come spiegarlo ma questa ragazza mi ha strappato il cuore.

    modificate in quanto ritenevo che fosse la lettera dell'assasino
    reo confesso.

    che, ribadisco,è sentimentalmente minorenne oltre che
    idiota.
    Ultima modifica di Bondourant; 01-05-2012 alle 23:21

  2. #47
    la lettera è dell'ex, non di quello che l'ha massacrata.

    tutti e due con un problema di possesso, evidentemente.

    trovo allucinanti le parole del parroco.

    ma per curiosità, ne avesse avuti 40 di anni significherebbe qualcosa pretendere che stesse chiusa in casa?

  3. #48
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    53, 55, 55... abbiamo perso il conto.

    Le mani, se le dovrebbero TAGLIARE, uomini di merda.

    di oggi: ex poliziotto uccide la sua compagna.
    Qui
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  4. #49
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  5. #50
    Parenti serpenti, parenti assassini


    La quasi totalità della violenza maschile sulle donne arriva dai familiari. Il 70% dei «femminicidi» è preceduto da richieste di aiuto delle donne ai servizi sociali. Ma le istituzioni ignorano questa strage non silenziosa


    Luisa Betti


    Ancora una e un'altra ancora. Soltanto nelle ultime settimane a Tivoli Andrej Scirpcariu, appena 23 anni, ha sgozzato la sua ex (sempre di 23 anni), Claudia Bianca Benca, in macchina davanti al figlio di due anni; a Brusciano, in provincia di Napoli, Salvatore Velotto, 35enne, ha ucciso la moglie, Vincenza Zullo di 33 anni, con un colpo di pisola in faccia; a Biella un uomo di 91 anni ha ucciso a martellate in testa la moglie mentre era a letto; a Cesena un uomo di 60 anni ha ucciso Sabrina Blotti di 44 anni, con cui aveva avuto una breve relazione; a Ferrara Giuliano Frezzati di 66 anni, ha strangolato Ludmila Rogova, 43 anni, con cui aveva una relazione.
    Dati che non possono non allarmare Barbara Spinelli, avvocata esperta a livello europeo sul femminicidio e coordinatrice del gruppo di studio sul genere di Giuriste democratiche, che fa parte della Piattaforma «Lavori in corsa: 30 anni di Cadaw». Secondo Spinelli «se il femminicidio è un atto di violenza ultimo sul corpo della donna, il rischio aumenta quando la donna decide di separarsi dal marito o dal fidanzato».
    In particolare in Italia il femminicidio più che un fatto di cronaca nera, è un fenomeno che tende ad aumentare progressivamente con un numero che quest'anno ha già superato le 60 vittime in cinque mesi.
    Il dato paradossalmente più preoccupante, però, è che secondo i casi raccolti da Spinelli «il 70% dei femminicidi in Italia è stato preceduto da un intervento dei servizi sociali, da una denuncia, da una chiamata al 113, ognuna in relazione a una violenza domestica che era in atto e in cui la donna poteva essere salvata. Sembra chiaro che il femminicidio ha un evidente legame con la violenza domestica». L'omicidio di genere in Italia colpisce soprattutto le over 46 e viene effettuato in media con armi da fuoco ma anche con armi bianche, soffocamento e strangolamento, e con modalità e scenari degni di un film horror.
    «Quando accade un femminicidio in famiglia - dice Spinelli - si tende a occultare la situazione di controllo e di violenza nell'intimità della coppia, e il fatto che se una donna non rispetta le regole del maschio, rischia la vita. Un fenomeno transnazionale che va al di là della cultura, della religione e del paese in cui avviene il femminicidio, perché la questione è il controllo e il possesso che l'uomo pensa di avere su quella donna che sta con lui. L'indiana uccisa dal marito vicino Piacenza (Kaur Balwinde, 27 anni e incinta di 3 mesi, strangolata dal marito, Singhj Kulbir, ndr) - afferma Spinelli - non è morta perché vestiva all'Occidentale come molti giornali hanno scritto, ma perché non stava alle regole del marito, una cosa che può mettere in pericolo una donna in ogni parte del mondo».

    Quando la Relatrice speciale sulla violenza di genere delle Nazioni Unite, Rashida Manjoo, è venuta in Italia, ha chiaramente detto che la violenza domestica nel nostro Paese è «la forma di violenza più pervasiva che continua a colpire le donne italiane», cioè la più diffusa, in quanto «rappresenta tra il 70% e l'87%» della violenza di genere (i dati non sono precisi perché i numeri ufficiali non coincidono con quelli delle associazioni che lavorano sul territorio). La rappresentante dell'Onu, che a giugno renderà pubblica la sua relazione sulla violenza in Italia al Palazzo di vetro di New York durante la 20a sessione del Consiglio dei Diritti Umani, ha osservato che le italiane «non denunciano e non segnalano» sia perché sono all'interno di un «contesto culturale patriarcale incentrato sulla famiglia con forte dipendenza economica della donna», sia perché le donne non si sentono protette dallo Stato. Eppure Rashida Manjoo, oltre a visitare le strutture, ha avuto colloqui con ministri italiani e con gli organi di giustizia che non possono dire di non sapere o di non essere al corrente di quello che succede.

    «In Italia - dice Spinelli - non si è stati capaci di prendere una posizione chiara e pubblica sulla natura di genere di questi omicidi in cui la donna viene uccisa in quanto tale e nel momento in cui dice No. Se manca un riconoscimento di questo tipo è una lotta contro i mulini a vento, e finora né le istituzioni né la ministra del lavoro con delega alle pari opportunità, Elsa Fornero, si è presa l'onere di dire pubblicamente che la matrice di queste morti è la discriminazione sulle donne: un passo che avrebbe un impatto enorme a livello culturale e sociale, e sarebbe a costo zero». «Il problema - aggiunge - non sono solo i soldi perché è evidente che manca proprio la volontà di affrontare la questione. Il politico o la ministra che firma petizioni non ha molto senso, se poi non interviene e un esempio di mancanza di volontà è la mancanza di dati: cosa ci vuole a raccogliere dati in un modo rispetto a un altro? Cosa gli costa metterli insieme? Se pensiamo che in Italia non solo aumentano i femminicidi e non abbiamo un osservatorio di genere su questo, ma che i dati dei carabinieri e della polizia non vengono messi insieme, è come cercare di risolvere andando a sminare con gli occhi bendati».

    Se una donna denuncia alla polizia il marito o l'ex per violenza domestica e poi va dai carabinieri e fa un esposto alla procura, o l'avvocato li rimette insieme oppure risultano come fatti isolati che non danno il senso della violenza che la donna subisce, di quello che sta succedendo veramente, e di quanto la donna sia a rischio. «Qui - conclude Spinelli - manca totalmente la valutazione del rischio e la protezione per le donne, e se una donna denuncia le violenze in famiglia deve iniziare anche un percorso per uscirne fuori e in questo percorso deve essere protetta. Per questo i centri antiviolenza sono così importanti, ed è una follia strozzarli economicamente dando finanziamenti a singhiozzo».
    Molte donne, prima di arrivare a essere uccise, si suicidano, perché una donna che denuncia una violenza tra le mura domestiche rischia un calvario, soprattutto se ci sono figli minori, perché davanti all'impreparazione di operatori, forze dell'ordine, avvocati, tribunali, giudici, quello che vince è una cultura che obbliga la donna a sopportare le violenze anche a rischio di morte, dove anche i minori presenti sono esposti e sono loro, in caso di femmicidio, le prime vittime collaterali di questa strage.


    03.06.2012

    http://www.ilmanifesto.it
    ...

  6. #51
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  7. #52
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  8. #53
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    dai 19 agli oltre 80 anni... non ci si salva a nessuna età


    Che poi, a questo orripilante elenco, se non mi sono sfuggite, mancano un bel po' di donne "scomparse", o di casi di "suicidio dubbio". Come Roberta Ragusa, o Silvana Pica (tanto per rimanere nel 2012...). E mancano anche quelle ferite, mutilate, violentate fino quasi a morirci (come la ragazza della discoteca dell'Aquila). E persino manca la giovane vittima della bomba di Brindisi, donna, ragazza e morta per mano di un uomo pure lei. E mancano quelle "scomparse" di cui non sapremo mai, perché non c'è nessuno a reclamarne la presenza, come tante povere donne venute da lontano per cercar fortuna...
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  9. #54

    L'Onu: 'In Italia il femminicidio è crimine di Stato'

    FLAVIA AMABILE

    Il severo rapporto sulle complicità e omissioni dello Stato nella violenza sulle #donne

    Vengono presentato oggi all'Onu di Ginevra i dati sugli omicidi e sulla violenza sulle donne in Italia. Per quel che riguarda gli omicidi si tratta del primo Rapporto tematico sul femminicidio ed è il frutto del lavoro realizzato per dieci giorni in Italia da Rashida Manjoo, inviata dell'Onu.

    Il suo discorso non fa sconti sulla situazione nel nostro Paese. 'Il femmicidio è l’estrema conseguenza delle forme di violenza esistenti contro le donne. Queste morti non sono isolati incidenti che arrivano in maniera inaspettata e immediata, ma sono l’ultimo efferato atto di violenza che pone fine ad una serie di violenze continuative nel tempo.” Violenza, insomma, come forma di comportamento abituale e quella in casa è la forma più ampia che affligge le donne nel Paese e riflette un crescente numero di vittime di femicidio da parte di partner, mariti, ex fidanzati.

    Avverte Manjoo: “Purtroppo, la maggioranza delle manifestazioni di violenza non sono denunciate perché vivono in una contesto culturale maschilista dove la violenza in casa non è sempre percepita come un crimine; dove le vittime sono economicamente dipendenti dai responsabili della violenza; e persiste la percezione che le risposte fornite dallo Stato non sono appropriate e di protezione”.

    Il suo rapporto infatti sottolinea 'la responsabilità dello Stato nella risposta data al contrasto della violenza' e, 'analizza l’impunità e l’aspetto della violenza istituzionale in merito agli omicidi di donne (femicidio) causati da azioni o omissioni dello Stato'.

    Conclude l'inviata dell'Onu: “Femmicidio e femminicidio sono crimini di Stato tollerati dalle pubbliche istituzioni per incapacità di prevenire, proteggere e tutelare la vita delle donne, che vivono diverse forme di discriminazioni e di violenza durante la loro vita. In Italia, sono stati fatti sforzi da parte del Governo, attraverso l’adozione di leggi e politiche, incluso il Piano di Azione Nazionale contro la violenza, questi risultati non hanno però portato ad una diminuzione di femicidi o sono stati tradotti in un miglioramento della condizione di vita delle donne e delle bambine.”


    25 giugno 2012
    www.lastampa.it
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  10. #55
    Violenza su donne, rapporto Nazioni Unite
    "In Italia buone leggi, ma poca protezione"


    A Ginevra viene presentato il documento stilato dal relatore speciale Rashida Manjoo sui dati raccolti nel nostro Paese. Nel 2011 le donne uccise sono state 127. La violenza domestica è la forma più diffusa. Le raccomandazioni per eliminare le discriminazioni


    ROMA - Le leggi per tutelare le donne vittime di violenza in Italia ci sono, ma non sempre vengono applicate nel modo adeguato. L'allarme arriva dal rapporto elaborato da Rashida Manjoo, relatore speciale sulla violenza contro le donne delle Nazioni unite che, su invito del governo, ha visitato ufficialmente il nostro Paese lo scorso gennaio, incontrando i rappresentanti delle istituzioni italiane, gli esponenti della fondazione Pangea e le associazioni della piattaforma CEDAW, e ha stilato un documento che presenta oggi a Ginevra.

    SPECIALE Fermiamo il femminicidio 1

    "Il femmicidio è l'estrema conseguenza delle forme di violenza esistenti contro le donne. Queste morti non sono isolati incidenti che arrivano in maniera inaspettata e immediata, ma sono l'ultimo efferato atto di violenza che pone fine ad una serie di violenze continuative nel tempo", ha detto Manjoo che sottolinea come la violenza in casa sia la forma più ampia che affligge le donne nel Paese e riflette un crescente numero di vittime di femicidio da parte di partner, mariti, ex fidanzati. "Purtroppo, la maggioranza delle manifestazioni di violenza non è denunciata - ha aggiunto il relatore - perché le vittime vivono in una contesto culturale maschilista dove la violenza in casa non è sempre percepita come un crimine dove le vittime sono economicamente dipendenti
    dai responsabili della violenza; e persiste la percezione che le risposte fornite dallo Stato non sono appropriate e di protezione. Inoltre il mio report sottolinea la questione della responsabilità dello Stato nella risposta data al contrasto della violenza, si analizza l'impunità e l'aspetto della violenza istituzionale in merito agli omicidi di donne (femicidio) causati da azioni o omissioni dello Stato". Ha concluso Manjoo "Femmicidio e femminicidio sono crimini di Stato tollerati dalle pubbliche istituzioni per incapacità di prevenire, proteggere e tutelare la vita delle donne, che vivono diverse forme di discriminazioni e di violenza durante la loro vita. In Italia, sono stati fatti sforzi da parte del Governo, attraverso l'adozione di leggi e politiche, incluso il Piano di Azione Nazionale contro la violenza, questi risultati non hanno però portato ad una diminuzione di femicidi o sono stati tradotti in un miglioramento della condizione di vita delle donne e delle bambine."

    "Ci auguriamo che le raccomandazioni della special rapporteur assieme a quelle del comitato CEADW del 2011 rappresentino i pilastri guida su cui il Dipartimento Pari Opportunità costruirà il prossimo Piano di Azione Nazionale contro al violenza sulle donne nel 2013 assieme alla società civile e DIRE la rete dei centri antiviolenza", ha detto durante la conferenza Simona Lanzoni, direttrice progetti di Fondazione Pangea e parte della Piattaforma CEDAW. "Chiediamo un'immediata ratifica della convenzione di Istambul al governo e invitiamo la ministra Fornero a esporsi su questo tema. Anche la violenza sulle donne incide sul Pil italiano! Azioni di prevenzione aiuterebbero le donne ed il Pil verso uno sviluppo della società italiana sul piano economico oltre che sul piano culturale".

    Troppo silenzio. Dalla visita di Manjoo è scaturita una serie di richiami al governo italiano sulle azioni e le politiche da intraprendere per migliorare la condizione delle donne all'interno della società. Sono preoccupanti, infatti, i dati che emergono dal rapporo. In Italia e in Europa, la violenza in famiglia è una realtà molto diffusa, ma anche poco denunciata: il 76% delle violenze nel nostro Paese avviene tra le mura domestiche a opera di ex partner, mariti, compagni o persone conosciute ed è, stando all'Onu, la causa del 70% dei femminicidi.

    In Italia, nel 2011, sette omicidi su 10 preceduti da violenze. Ogni giorno, in Europa, sette donne vengono uccise dai loro partner e in Italia, nel 2011 sono morte 127 donne, il 6,7% in più rispetto al 2010. Di questi omicidi, 7 su 10 sono avvenuti dopo maltrattamenti o forme di violenza fisica o psicologica. E per il 2012 i dati non sono confortanti: fino a giungno sono 63 le donne uccise.

    Violenza domestica. Stando ai dati raccolti nei centri di assistenza, la violenza domestica è la forma più pervasiva di violenza, con un taso del 78,21% e colpisce donne in tutto il Paese. Il 34,5% delle donne ha segnalato di essere vittima di incidenti violenti. Eppure, solo il 18,2% delle vittime considera la violenza domestica un crimine, mentre per il 36% è un evento normale. Allo stesso modo, stando al rapporto, solo il 26,5% delle donne considera lo stupro o il tentato stupro un crimine.

    L'impegno dello Stato. L'Italia ha sottoscritto una serie di trattati internazionali (tra cui la CEDAW - Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne), ma la violenza contro le donne resta un problema rilevante. Nel nostro Paese, continua il rapporto, il quadro giuridico fornisce sufficiente protezione alle vittime, ma l'eccessiva frammentazione che lo caratterizza determina spesso inadeguate punizioni per i colpevoli. La conseguenza è che spesso la violenza resti nel silenzio: "l'estrema lungaggine delle procedure penali, il mancato rispetto delle misure di protezione civile, delle sanzioni pecuniarie e della detenzione inadeguata contro gli autori, indebolisce la natura protettiva di tale misura - si legge nel documento -. Inoltre, i ritardi nel sistema di giustizia possono incidere anche nell'esito di un caso. La legge di prescrizione, a causa dei ritardi del sistema, permette di far cadere nel dimenticatoio una causa. Inoltre, la mancanza di coordinamento tra giudici dei rami civile, penale e minorile, durante la gestione di misure di protezione, possono emettere sentenze contrastanti".

    Le raccomandazioni CEDAW. Dal rapporto emege una serie di raccomandazioni rivolte al governo italiano. Innanzitutto garantire alle vittime protezione economica e un rifugio sicuro. Poi sarebbe opportuno effettuare una raccolta dati puntuale su tutte le differenti forme d8i violenze e assicurare la formazione degli operatori che lavorano in questo settore. E ancora, si chiede al governo di ratificare la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza nei confronti delle donne e sulla violenza domestica. Infine, non meno importante, è la diffusione di campagne di sensibilizzazione su un problema così grave.


    (25 giugno 2012)
    www.repubblica.it
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    (Don Lorenzo Milani)

  11. #56
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

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  12. #57
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    Questa sera, in un piccolo contesto di paese - qui-dove-vivo-io - abbiamo proiettato e commentato "Il Corpo delle Donne" di Lorella Zanardo.
    Il mio intervento è stato la lettura del terribile elenco riportato nell'articolo del Fatto Quotidinano. Nudo e crudo e senza commenti.
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  13. #58
    Colpita dal marito con un mattarello
    E' morta la madre di tre bimbi


    Deceduta in ospedale per le ferite alla testa. L'uomo, un medico oculista, è stato fermato: ora l'accusa è di omicidio


    MILANO - Tra discussioni e liti la loro vita ormai era un inferno. Mercoledì pomeriggio la tragedia. E proprio in quel palazzo del centro di Legnano dove abitavano da anni. Prima insieme, poi in due appartamenti separati, come separate erano ormai da tempo le loro vite che stavano per dividersi legalmente. Al termine dell'ultimo litigio, qualcosa è scattato nella testa di Roberto che ha afferrato un mattarello da cucina e ha cominciato a colpire la moglie, da cui si era allontanato mesi fa.

    Stefania ha cercato di fuggire: ha sceso precipitosamente le scale del condominio con in braccio il bambino più piccolo, di 2 anni, ha urlato, ha cercato di aprire il portone d'ingresso per fuggire in strada. Non ce l'ha fatta: il marito l'ha raggiunta nell'atrio d'ingresso e ha continuato a colpirla al capo. Poi è rimasto lì, tanto è vero che è stato disarmato e arrestato dagli agenti del commissariato di polizia cittadino. Lei, Stefania Cancelliere, 39 anni, è stata ricoverata nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Legnano, con fratture al cranio. Le sue condizioni sono state subito giudicate disperate: è deceduta in ospedale intorno alle 12 di giovedì.

    La tragedia è avvenuta poco prima delle 18 di mercoledì, in un condominio al civico 6 di via Marconi, a due passi dal parco della biblioteca comunale. In quel palazzo di cinque piani, lei viveva con i tre bambini piccoli - oltre al bimbo di due anni, una bambina di 5 e un maschietto di 7 - all'attico. Lui, Roberto Colombo, medico oculista di 54 anni che lavorava tra Varese e Como, stava al pianterreno. Ma si vedevano spesso e altrettanto spesso litigavano.

    Proprio come è accaduto mercoledì pomeriggio. Si sono incrociati e hanno cominciato ancora una volta a discutere animatamente. Poi lui ha visto nero dinnanzi a sé, ha afferrato quel mattarello e ha cominciato a colpirla, continuando anche quando lei ha raggiunto, gridando, l'atrio d'ingresso. I due bambini più grandi sono scappati sulle scale e hanno chiesto aiuto ai vicini di casa. Il padre alla fine ha atteso gli agenti, che l'hanno portato via in stato di choc. Ora l'accusa per lui diventa omicidio.

    Francesco Sanfilippo


    http://milano.corriere.it/milano/not...86199286.shtml

  14. #59
    "colpita dal marito...è morta".

    insomma, è stata uccisa dal marito.

  15. #60
    E questo?

    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

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