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Discussione: Il Culto del Cargo

  1. #1

    Il Culto del Cargo

    MF è il primo forum che ho frequentato
    e tolta Deb e un forum di giardinaggio
    non ho fatto altre esperienze interessanti
    ma ora vorrei provare a farmi un giro in un posto
    che ho trovato e che sembra molto promettente

    Qui ho imparato diverse cose
    e per ricambiare vorrei lasciarvi
    con qualcuno che stimo e le cui idee condivido.

    E' il mio regalo per voi Tutti e spero che lo apprezzerete
    un abbraccio

    Questo è il testo del discorso inaugurale tenuto agli studenti del Caltech di Pasadena
    in occasione dell'apertura dell'Anno Accademico 1974–75 da Richard Feynman, premio
    Nobel per la Fisica nel 1965, studioso di indiscussa umanità e grande simpatia; e senza
    dubbio uno dei maggiori sici teorici di questo secolo. La traduzione in italiano di Sylvie
    Coyaud (liberamente modicata da me tenendo presente il testo originale) è ripresa dall'edizione
    italiana della biograa di Richard Feynman “Sta scherzando, Mr. Feynman”
    (“Surely You're Joking, Mr. Feynman!”), edita da Zanichelli.

    Cargo Cult Science
    Richard Feynman
    Nel corso del Medioevo si è creduto in numerose idee balzane, come
    quella secondo la quale un pezzo di corno di rinoceronte aumenterebbe
    la potenza sessuale. Poi però venne scoperto un metodo per selezionare le
    idee, e che consisteva nel provare a farle funzionare: se esse non funzionavano,
    dovevano essere eliminate. Il metodo si a?nò, divenne scienza, e come
    tale ebbe larga notorietà; a tal punto che l'era in cui oggi viviamo viene
    talvolta chiamata “era scientica”. La nostra è un'era talmente scienti-
    ca che ci è di?cile oggi capire come possano mai avere avuto successo nel
    passato gli stregoni, dato che nulla di quanto essi hanno proposto, o quasi,
    ha funzionato.
    Eppure ancora oggi mi capita di incontrare gente che ad un certo momento
    porta la conversazione sugli ufo, sull'astrologia o su qualche forma
    di misticismo, di coscienza allargata, telepatia, parapsicologia e roba simile.
    Io da questo ho concluso che non viviamo in un mondo realmente
    scientico.
    La gente crede, a volte, a cose talmente strane che ho voluto cercare
    di capire perché. E così quella che è stata denita la mia curiosità per
    la ricerca mi ha trascinato in mezzo a cumuli di idiozie tali che mi sono
    spesso trovato senza parole. Dapprima mi sono occupato di fenomeni mistici:
    sono entrato in cassoni di isolamento sensoriale ed ho provato ore
    ed ore di allucinazioni, esperienze su cui ora dispongo di molti dati. Poi
    mi sono recato ad Esalen, una roccaforte di questo tipo di pensiero parascienti
    co (un bellissimo posto; dovreste andarci anche voi, un giorno
    o l'altro). E mi sono veramente trovato senza parole: non sapevo che in
    quelle pseudodiscipline potesse rientrare così tanto.
    Ad Esalen ci sono vasche, alimentate da fonti calde, a circa dieci metri
    sopra l'oceano. Una delle esperienze più gradevoli della mia vita è stato
    sedere in una di quelle vasche, guardare le onde che si frangevano sulle
    Questo è il testo del discorso inaugurale tenuto agli studenti del Caltech di Pasadena
    in occasione dell'apertura dell'Anno Accademico 1974–75 da Richard Feynman, premio
    Nobel per la Fisica nel 1965, studioso di indiscussa umanità e grande simpatia; e senza
    dubbio uno dei maggiori sici teorici di questo secolo. La traduzione in italiano di Sylvie
    Coyaud (liberamente modicata da me tenendo presente il testo originale) è ripresa dall'edizione
    italiana della biograa di Richard Feynman “Sta scherzando, Mr. Feynman”
    (“Surely You're Joking, Mr. Feynman!”), edita da Zanichelli.
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    rocce in basso, ammirare il cielo azzurro sopra di me, e studiare le belle
    ragazze nude che prendevano posto nella vasca accanto.
    Un giorno ero al bagno, ad Esalen, e vicino a me c'erano una stupenda
    ragazza ed un ragazzo; apparentemente non si conoscevano. Cercai subito
    un modo di far conversazione con la ragazza; ma, mentre riettevo, il
    ragazzo le chiese: “Senti, studio da massaggiatore: posso fare pratica su di
    te?” “Certo”, rispose lei; uscirono dalla vasca e lei si sdraiò su di un tavolo
    da massaggio.
    “Che approccio!” mi son detto, ammirato: “Io non ne avrei mai immaginato
    uno del genere.” Intanto lui le massaggiava un alluce: “Ora lo
    sento” fece il ragazzo, “sento un piccolo incavo, è la ghiandola pituitaria?
    ” “Lei è ben lontano dalla ghiandola pituitaria, giovanotto!” sbu:ai
    io. Mi guardarono inorriditi — mi ero tradito — e lui chiarì o:eso che
    era uno studioso di riessologia. Chiusi gli occhi e nsi una profonda
    meditazione.
    Questo è un esempio di ciò che mi sconvolge. Mi sono occupato anche
    di percezione extrasensoriale e di fenomeni paranormali. All'epoca
    andava di moda un certo Uri Geller: era in grado, si diceva, di piegar le
    chiavi accarezzandole con le sue dita. Geller mi invitò nella sua stanza
    d'albergo, a seguire una dimostrazione di lettura del pensiero e piegatura
    di chiavi: nel pensiero non mi lesse niente, credo che con me non ci possa
    riuscire nessuno. Mio glio gli diede una chiave, e Geller la stronò: non
    accadde nulla. Allora disse che funzionava meglio sott'acqua. Riuscite ad
    immaginarci, tutti in piedi nel bagno, con l'acqua che scorre sulla chiave,
    nel lavandino, e Geller che invano la strona con le dita? Non successe
    nulla; e così non ho potuto studiare nemmeno questo fenomeno.
    Volli così approfondire anche altre credenze; e pensate come sarebbe
    stato facile indagare sugli stregoni, per scoprire che nessuno dei loro poteri
    realmente funzionava. Ma mi occupai invece di cose in cui un numero
    ancora maggiore di persone crede: ad esempio, della convinzione che abbiamo
    di conoscere il modo di educare i giovani. Grandi scuole di pensiero
    propugnano stupendi metodi per insegnare la letteratura, la matematica,
    e così via: ma se ci fate caso l'erudizione peggiora col tempo, o comunque
    non migliora; nonostante gli insegnanti, in tutti quei campi, continuino
    un giorno dopo l'altro ad impiegare questi metodi stupendi. Questo sì è
    un agire da stregone, un agire che non funziona! Andrebbe controllato;
    come fanno a stabilire che un metodo è realmente e?cace? Un altro esempio:
    il modo di trattare i delinquenti. È chiaro che in questo campo non è
    stato fanno alcun progresso; tanti metodi, ma niente progressi: altrimenti
    il numero di reati diminuirebbe.
    Eppure questi metodi sono detti scientici. Li studiamo. E credo che
    esista molta gente di buon senso che si lascia purtroppo intimidire da queste
    pseudoscienze. Una maestra che abbia buone (ma personali) idee su
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    come insegnare a leggere è costretta dal sistema scolastico ad applicare altri
    metodi, se non addirittura a convincersi che il proprio metodo non può
    essere quello giusto. O la madre di un monellaccio: dopo averlo in qualche
    modo castigato, si sentirà magari colpevole per il resto della vita per non
    aver fatto quella che era la “cosa giusta” secondo gli esperti. Dovremmo
    davvero esaminare più a fondo le teorie che nella realtà non funzionano,
    le scienze che non sono scienze.
    Gli studi pedagogici e psicologici che ho citato sono esempi di quelli
    che chiamerei una scienza da cargo cult. Nei mari del Sud vive un popolo
    che pratica infatti il “culto dei cargo”: durante la seconda guerra mondiale
    hanno visto atterrare aerei carichi di ogni ben di Dio, ed ora vorrebbero
    che la cosa continuasse. Hanno tracciato sul terreno delle specie di piste;
    accendono fuochi ai loro lati; hanno costruito una capannuccia in cui si
    siede un uomo con due pezzi di legno a mo' di cu?e, e da cui sporgono
    dei bambù a mo' di antenne radio (l'uomo rappresenta il controllore di
    volo); ed aspettano che gli aerei atterrino. Fanno tutto correttamente; la
    forma è perfetta e rispetta quella originale: ma la cosa non funziona. Non
    atterra nessun aereo.
    Così parlo di scienze da cargo cult: sono scienze che seguono i precetti
    e le forme apparenti dell'indagine scientica ma alle quali, però, manca
    un elemento essenziale, visto che gli aerei non atterrano.
    A questo punto dovrei indicarvi l'elemento mancante. Sarebbe però
    altrettanto di?cile dello spiegare agli isolani dei mari del Sud come procedere
    per far funzionare il loro sistema ed arrivare ad un certo benessere.
    Non si tratta di una cosa semplice, come dir loro di migliorare la forma
    delle cu?e. Ma c'è soprattutto una cosa che in genere manca nelle scienze
    da cargo cult: un'idea che tutti ci auguriamo abbiate imparato a scuola;
    non la esplicitiamo mai, speriamo che la scopriate da soli grazie a tutti
    gli esempi di indagine scientica che avete studiato. Ora invece sarà
    interessante formularla apertamente.
    Si tratta dell'integrità scientica. Un principio del pensiero scientico
    che corrisponde essenzialmente ad una totale onestà, ad una disponibilit
    à totale. Per esempio, quando si e:ettua un esperimento bisogna riferire
    tutto ciò che potrebbe invalidarlo, e non soltanto quello che sembra in accordo
    con le aspettative; le altre cause che potrebbero insomma originare
    gli stessi risultati. Bisogna riferire tutti i punti superati di precedenti esperimenti,
    e spiegare cosa sia avvenuto di nuovo (e come); ed accertarsi che
    anche gli altri possano capire che sono stati davvero superati.
    Vanno dati i dettagli che potrebbero mettere in forse l'interpretazione,
    se vi sono noti. Dovete fare del vostro meglio per spiegare qualsiasi
    eventuale discordanza. Se elaborate una teoria, e la pubblicate, dovete
    pubblicare tutti i fatti che la contraddicono oltre a quelli che la sostengono.
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    Ma c'è un problema ancor più sottile. Quando avete sistemato le idee
    in una teoria completa e la riferite, dovete accertarvi che i fenomeni che
    la teoria spiega non siano proprio soltanto quelli che vi hanno fatto venire
    in mente l'idea originale: la teoria, una volta completata, deve quadrare
    con altri fenomeni ancora. Insomma occorre fornire tutte le informazioni
    che aiuteranno gli altri a giudicare il valore del vostro contributo; non si
    possono dare solo quelle che orientano in una determinata direzione.
    Questa idea sarà ancora più chiara se la si confronta, ad esempio, con
    la pubblicità. Ieri sera ho sentito a:ermare che l'olio Wesson non impregna
    il cibo: beh, è vero. Non è uno slogan disonesto. Ma sto parlando di
    qualcosa di più: l'integrità scientica si colloca ad un livello più alto della
    non-disonestà. Quello slogan pubblicitario avrebbe dovuto aggiungere
    che nessun olio impregna il cibo, se usato alla giusta temperatura. Ad una
    temperatura diversa, invece, tutti impregnano il cibo, compreso l'olioWesson.
    In questo modo si fornisce un rapporto d'implicazione causa–e:etto,
    non il semplice fatto (che in sé è vero). Questa è la di:erenza con la quale
    dobbiamo misurarci.
    Sappiamo per esperienza che la verità nisce sempre col venire a galla.
    Altri scienziati ripeteranno il vostro esperimento, e scopriranno se era
    corretto o no. I fenomeni della natura saranno o no in accordo con la
    vostra teoria. E magari otterrete una fama temporanea ma, se non avrete
    lavorato con accuratezza, la vostra reputazione di scienziato non sarà
    buona. Sono questa integrità, questa volontà di non autoingannarsi, che
    mancano alla ricerca delle scienze da cargo cult.
    Gran parte delle di?coltà, per le scienze da cargo cult, dipendono dall'argomento,
    o meglio dalla inapplicabilità del metodo scientico all'argomento.
    Ma non sono le uniche di?coltà; questi sono i motivi per cui gli
    aerei non atterrano, ma resta il fatto che non atterrano.
    Abbiamo imparato molto, dall'esperienza, su come evitare di autoingannarci.
    Faccio un esempio: Millikan ha misurato la carica dell'elettrone
    con un esperimento in cui venivano studiate delle gocce di olio in
    caduta libera, ed ha ottenuto una risposta che oggi noi sappiamo essere
    non del tutto corretta. Non lo è perché Millikan non aveva il valore esatto
    della viscosità dell'aria1. È interessante studiare la storia delle misure della
    carica dell'elettrone dopo Millikan: se riportaste quelle misure su una
    curva temporale, vi accorgereste che la prima è leggermente superiore a
    quella di Millikan, la successiva ancora di poco superiore e così via, no a
    raggiungere un valore signicativamente più grande.
    Perché mai non si è trovata subito la cifra più alta? È una storia di cui
    gli scienziati di oggi si vergognano, eppure il motivo è chiaro. Ogni volta
    che uno scienziato otteneva un valore molto superiore a quello di Millikan
    pensava di avere sbagliato, e cercava l'errore. Se la misura era vicina a
    quella di Millikan, non tentava così accuratamente di rintracciare degli
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    errori: e di conseguenza eliminava i valori troppo discordanti. Questo ci è
    servito da lezione, e non so:riamo più di questa malattia.
    Mi spiace però dire che, a quanto ne so, non esiste un corso universitario
    che comprenda la storia, la lunga storia di come si sia imparato
    ad evitare l'autoinganno. Forse contiamo sul fatto che gli studenti la imparino
    per osmosi. Il primo principio è: non ingannare se stessi. Ma la
    persona più facile da ingannare siamo proprio noi stessi, quindi occorre
    molta vigilanza. Se non ingannate voi stessi, sarà poi facile comportarvi in
    maniera corretta anche verso tutti gli altri scienziati: vi basterà per questo
    essere onesti nel senso convenzionale del termine.
    Vorrei aggiungere una cosa assai meno sostanziale per la scienza, ma
    di cui sono personalmente convinto: non si deve nemmeno tentare di ingannare
    i non scienziati, quando si parla “da scienziato”. Non vi sto dicendo
    di non mentire a vostra moglie o alla vostra danzata, cioé nella
    vita quotidiana, quando vi comportate come ogni altro essere umano; vedetevela
    per questo col vostro rabbino. Parlo di un'integrità ulteriore, speci
    ca; parlo non solo del non mentire, ma del farsi in quattro per mettere
    in evidenza dove forse si è sbagliato: ciò fa parte dell'agire scientico. E
    questa è la vostra responsabilità di scienziati, sia nei confronti dei colleghi
    sia, secondo me, verso tutti gli altri.
    Ad esempio, sono rimasto sorpreso da una conversazione avuta con un
    amico che doveva parlare alla radio. Si occupa di cosmologia e di astronomia,
    e si chiedeva come spiegare le applicazioni pratiche delle sue ricerche.
    “Tanto”, dissi io, “non ce ne sono.” “Già, ma se dico così non
    nanzieranno mai più ricerche come la mia.” Secondo me, questa era
    disonestà. Se vi presentate come uno scienziato, dovete spiegare quello
    che state veramente facendo. Se nessuno vorrà nanziarvi, dopo, beh. . .
    questa è una decisione che spetta a loro.
    Un esempio pratico del principio che vi ho indicato è questo: se avete
    deciso di vericare una teoria o di spiegare qualche nuovo concetto dovete
    pubblicarne i risultati, qualsiasi essi siano. Se pubblichiamo soltanto
    risultati di un certo tipo possiamo far apparire valide le nostre argomentazioni;
    ma dobbiamo pubblicare anche i dati negativi.
    La stessa rigorosa integrità va mantenuta anche quando degli enti governativi
    vi chiedono un parere. Immaginiamo che un senatore vi domandi
    se convenga cercar petrolio in una località della sua circoscrizione elettorale,
    e che invece le vostre ricerche concludano che sia meglio farlo altrove.
    Se non pubblicate i vostri risultati, non avrete dato nessun parere
    scientico; sarete stati usati. Se la vostra risposta sarà stata confacente
    agli interessi dei governanti o dei politici, questi la renderanno nota come
    argomento a loro favore; altrimenti non la divulgheranno di certo. Beh,
    questa non la chiamerei di certo una consulenza scientica.
    Ci sono altri errori tipici di una scarsa scienticità. Quando insegna-
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    vo a Cornell parlavo spesso con quelli del Dipartimento di psicologia; ed
    una studentessa un giorno mi descrisse un esperimento che intendeva effettuare.
    Era stato scoperto che nelle circostanze X i topi reagivano con
    un comportamento A; lei si chiedeva se, cambiando le circostanze in Y, il
    comportamento sarebbe stato diverso: e voleva appunto proporre un esperimento
    per studiare i topi nelle condizioni Y e controllare se la reazione
    sarebbe o no stata A.
    Le spiegai che occorreva innanzi tutto ripetere nel suo laboratorio il
    primo esperimento, per vedere se anche lei poteva ottenere il risultato A
    nelle condizioni X; e solo allora avrebbe dovuto cambiare le condizioni in
    Y, per vedere se A mutava. Soltanto così avrebbe saputo che la di:erenza
    era dovuta alla variante scelta, invece che a qualche altro fattore di cui
    essa non aveva tenuto conto.
    Entusiasta di questa idea, la studentessa andrò a trovare il suo professore.
    Giammai, disse lui: la prima esperienza è già stata fatta; ripeterla
    sarebbe una perdita di tempo. Era il 1947, e la prassi corrente era
    di non ripetere gli esperimenti nel campo della psicologia; ma soltanto di
    modicarne le condizioni.
    Oggi rischiamo di trovarci nella stessa situazione, persino nel glorioso
    campo della Fisica. Sono rimasto sbalordito quando mi hanno riferito
    di un esperimento, svolto con il grande acceleratore di particelle del
    National Accelerator Laboratory, in cui un ricercatore ha utilizzato dell'idrogeno
    pesante. Per paragonare i risultati da lui ottenuti a quelli che
    si sarebbero avuti usando invece l'idrogeno leggero, ha utilizzato i dati di
    un esperimento con l'idrogeno leggero eseguito da un altro ricercatore; ma
    con di:erenti metodi e di:erenti apparecchiature. Gli ho chiesto il perché;
    ed egli ha spiegato che, col pretesto che tanto i dati ottenuti sarebbero stati
    per forza uguali a quelli già ricavati in precedenza, non gli avevano concesso
    l'uso delle apparecchiature (che sono costosissime, e non riescono
    a soddisfare tutte le richieste dei sici) per ripetere l'esperimento usando
    l'idrogeno leggero. Insomma, i responsabili del programma del National
    Accelerator Laboratory sono tanto smaniosi di nuovi risultati, e della conseguente
    pubblicità (che verrà poi usata per ottenere nuovi nanziamenti)
    da rischiare di distruggere essi stessi il valore degli esperimenti — che pure
    sono l'unico scopo per cui esiste il laboratorio che essi dirigono. È spesso
    di?cile per i sici sperimentali compiere il proprio lavoro nei modi che
    l'integrità scientica esigerebbe.
    Non tutti gli esperimenti di psicologia, però, sono ra:azzonati come
    quello di cui vi ho raccontato. Ad esempio, si sono fatti correre tantissime
    volte dei topi attraverso dei labirinti di ogni specie senza approdare a nulla
    di particolarmente signicativo; ma nel 1937, però, un certo Young compì
    un esperimento assai interessante. Aveva costruito un lungo corridoio che
    aveva su di un lato delle porte da cui i topi entravano, e sull'altro ancora
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    delle porte: dietro ad una delle quali veniva posto del cibo. Young voleva
    vedere se poteva riuscire ad insegnare ai topi a passare dalla terza porta
    a partire da quella da cui entravano, qualunque essa fosse. Invece no: i
    topi si precipitavano sempre direttamente verso la porta dietro la quale si
    trovava il cibo la volta precedente.
    Ma come facevano i topi a riconoscere proprio quella, in un corridoio
    costruito a regola d'arte in modo che ogni porta fosse identica alle altre?
    Quella porta doveva avere qualcosa di particolare. Young le riverniciò, e
    poi controllò che la supercie fosse, per tutte, sempre assolutamente identica.
    Eppure i topi coglievano una di:erenza. Forse annusavano un odore
    di cibo? Young sparse dei prodotti chimici, che modicavano gli odori ad
    ogni passaggio. I topi continuavano a distinguere una qualche di:erenza.
    Suppose allora che i topi si orientassero secondo la luce esterna o regolandosi
    sull'aspetto del laboratorio sopra di loro, proprio come degli esseri
    umani avrebbero potuto fare, e coprì completamente il corridoio. Niente
    da fare.
    Inne scoprì che i topi si orientavano sfruttando gli echi del rumore
    dei loro passi nel corridoio; e lo cosparse di sabbia nissima. Una dopo
    l'altra, aveva eliminato ogni possibilità di errori sistematici; e poté ottenere
    inne che i topi passassero dalla terza porta. Ma se rendeva meno rigida
    una qualsiasi delle sue precauzioni, il comportamento dei topi cambiava.
    Ora, dal punto di vista scientico, l'esperimento di Young merita un 30
    e lode; dà senso a tutti gli altri, perché scopre gli indizi seguiti davvero dai
    topi, e non quelli immaginati invece dal ricercatore. Insomma ci indica
    esattamente le condizioni in cui operare, e cosa fare in tutti gli esperimenti
    simili per renderli accurati ed averne sotto controllo ogni elemento.
    Ho studiato gli sviluppi di questa ricerca. Nei resoconti degli esperimenti
    successivi non si accennava mai a Young. Nessuno faceva uso dei
    suoi criteri, né copriva di sabbia i corridoi nei quali i topi si muovevano.
    Continuavano a far correre i topi come prima, senza tener conto delle
    grandi scoperte di Young e senza citarne le pubblicazioni; e questo perch
    é Young non aveva scoperto nulla di nuovo sui topi. In realtà egli aveva
    invece scoperto come ci si deve comportare per sperimentare sui topi. E
    trascurare ricerche come queste è tipico delle scienze da cargo cult.
    Un ultimo esempio: gli esperimenti sulla percezione extrasensoriale recentemente
    condotti da Rhine ed altri. Le critiche (e le autocritiche) sono
    state assai numerose, le tecniche sperimentali sono migliorate, e contemporaneamente
    sono diventati sempre meno clamorosi i risultati — no a
    scomparire del tutto. Tutti i parapsicologi sono a caccia dell'esperimento
    che possa essere ripetuto in identiche condizioni e con identici risultati,
    così da ottenere dei dati statistici. Fanno correre un milione di topi. . .
    no, scusate, di persone, ed ottengono un certo risultato. Ma ripetendo l'esperimento
    non ottengono più un risultato compatibile col precedente. E
    7
    quindiquindi adesso sostengono che è irrilevante giungere ad un esperimento
    ripetibile. Ma, questa, è scienza?
    Rhine parla anche di un nuovo modo di agire, nel discorso con cui si
    dimette dalla carica di direttore dell'Istituto di parapsicologia. Nel dire
    ai colleghi quello che devono fare, raccomanda loro di dedicarsi solo agli
    studenti che abbiano dimostrato la loro capacità di ottenere con regolarità
    dei risultati extrasensoriali soddisfacenti; e di non perdere tempo invece
    con studenti magari ambiziosi e dediti, ma che invece ottengano raramente
    dei risultati. È assai pericoloso insegnare agli studenti che ciò che si
    vuole da loro è l'ottenere un certo risultato, invece del modo per condurre
    un esperimento con integrità scientica.
    Vi auguro una cosa sola: la fortuna di trovarvi sempre in una situazione
    che vi consenta di mantenere liberamente l'integrità di cui ho parlato,
    e di non sentirvi costretti a perderla per conservare il posto, trovare fondi,
    o altro2. Possiate voi avere questa libertà.
    8
    Lo scopo di queste pagine
    Più di una volta, parlando con miei ex-studenti (mesi od anni dopo che
    avevano sostenuto il mio esame di laboratorio), mi sono sentito dire che
    parte dei loro dati era stata modicata in modo che i risultati nali fossero
    più “accettabili”. Questo mi ha fatto capire di non esser riuscito a insegnar
    loro una delle componenti fondamentali della ricerca scientica, ossia l'onest
    à; per questo motivo, nell'ultima lezione, ho cominciato a distribuire
    in aula copie di questo testo: sperando che un'intelligenza superiore alla
    mia potesse meglio comunicare ai miei studenti questi concetti.
    Note
    1 La storia non è tutta qui. Robert Millikan, premio Nobel per la Fisica
    nel 1924, pubblicò il primo articolo sulla misura della carica dell'elettrone
    nel 1910; ed il conclusivo, e più importante, nel 1913. Quest'ultimo in
    particolare conteneva dei risultati basati sulla misura della carica di 58
    gocce che “. . . non sono un gruppo selezionato, ma rappresentano tutte
    le gocce studiate per 60 giorni consecutivi; nel corso dei quali l'apparato
    sperimentale è stato più volte smontato e ricostruito”. La carica elettrica
    delle 58 gocce era multipla intera di una stessa grandezza fondamentale
    con tale precisione che solo uno dei loro valori di:eriva per più dello 0.5%
    da quanto atteso.
    L'esame postumo dei quaderni di laboratorio di Millikan ha rivelato
    che le gocce misurate erano state in totale 140, e che dal campione erano
    state eliminate tutte quelle con valore della carica distante da quello suggerito
    dalle 58 centrali; questo allo scopo di ottenere un errore di misura
    molto più piccolo del reale.
    Alla base della frode c'era sia il desiderio di gloria sia la rivalità di
    Millikan con un altro scienziato, Felix Ehrenhaft, che nel 1910 aveva pubblicato
    misure eseguite con un apparato simile a quello di Millikan dalle
    quali, per l'entità degli errori che non gli facevano ottenere con precisione
    solo multipli di una stessa grandezza, egli deduceva la non esistenza di
    una quantità fondamentale di carica elettrica.
    Per nire, dagli appunti si scoperse anche che l'idea di usare gocce
    d'olio era dovuta ad un laureando di nome Harvey Fletcher; Millikan
    originariamente usava acqua: ed una quantità non trascurabile di essa
    evaporava nel corso delle misure, falsando sistematicamente la determinazione
    della massa della goccia. Millikan si appropriò dell'idea del suo
    studente, che da lui non venne nominato in alcun modo nella comunità
    scientica; insomma il suo agire non è stato, per più motivi, esattamente
    quello che Feynman si sarebbe aspettato da uno scienziato.
    9
    (Queste notizie sono riprese dal libro di Federico Di Trocchio “Le
    bugie della scienza”, Mondadori 1993)
    2 Probabilmente Feynman non si aspettava di dover mettere alla prova
    personalmente le sue convinzioni entro breve tempo. Pochi anni dopo
    infatti fu a capo della commissione presidenziale d'inchiesta sul disastro
    della navetta spaziale Challenger (esplosa nei primi minuti dopo il lancio
    il 28 gennaio 1986): e dovette lui stesso lottare contro le fortissime pressioni
    di politici e militari, che non volevano rivelasse come la nasa conoscesse
    benissimo i difetti strutturali della navetta, ed era conscia insomma di
    esporre gli astronauti (e non solo loro; a bordo c'era un passeggero civile,
    l'insegnante di liceo Sharon Christa McAuli:e) al rischio concreto della
    propria vita; ma che, per motivi di prestigio e di nanziamento, aveva
    deciso di tacere su difetti e rischi.
    La storia completa si trova nel secondo volume della biograa di Richard
    Feynman, “What Do You Care What Other People Think?”; la traduzione
    italiana, dal titolo “Che t'importa cosa dice la gente?” è edita in
    Italia da Zanichelli.
    1
    Chiunque rifletta su queste quattro cose:
    ciò che è sopra, ciò che è sotto,
    ciò che è prima e ciò che è dopo,
    meglio sarebbe se non fosse mai nato.

    Talmud, Hagigah.

    ho una intelligenza intermittente
    come le luci dell'albero di natale

  2. #2
    Banned L'avatar di Tzazzamita
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    cattolico
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    Buon Viaggio



    immagina come se ognuno di quei semi fosse uun'astronave in navigazione verso l'infinito, ecco chi sono gli internauti.........
    Ultima modifica di Tzazzamita; 11-12-2011 alle 17:34

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