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Discussione: 30 miliardi per i «sacrifici» e 20 miliardi per i cacciabombardieri

  1. #1



    Sacrifici agli italiani per 30 miliardi mentre se ne spendono 20
    in cacciabombardieri F35 esportatori di democrazia.

    "Non si dice che, mentre i miliardi
    dei contratti per l'F-35 entreranno nelle casse di aziende private,
    i miliardi per l'acquisto dei caccia usciranno dalle casse pubbliche"



    L'Italia partecipa al programma dell'F-35 come partner di secondo livello, contribuendo allo sviluppo e alla costruzione del caccia.
    Presso l'aeroporto militare di Cameri (Novara) sarà realizzata una linea di assemblaggio e collaudo dei caccia per i paesi europei, che verrà poi trasformata in centro di manutenzione, revisione, riparazione e modifica. A tale scopo sono stati stanziati oltre 600 milioni di euro, presentandolo come un grande affare per l'Italia.
    Ma non si dice quanto verranno a costare i pochi posti di lavoro creati in questa industria bellica. Non si dice che, mentre i miliardi dei contratti per l'F-35 entreranno nelle casse di aziende private, i miliardi per l'acquisto dei caccia usciranno dalle casse pubbliche.Per partecipare al programma, l'Italia si è impegnata a versare un miliardo di euro, cui si aggiungerà la spesa per l'acquisto dei 131 caccia.

    Allo stato attuale, essa può essere quantificata in circa 15 miliardi di euro. Va inoltre considerato che l'aeronautica sta acquistando anche un centinaio di caccia Eurofighter Typhoon, costruiti da un consorzio europeo, il cui costo attuale è quantificabile in oltre 10 miliardi di euro. E, come avviene per tutti i sistemi d'arma, l'F-35 verrà a costare più del previsto. Il prezzo dei primi caccia prodotti - documenta la Corte dei conti Usa - è risultato quasi il doppio rispetto a quello preventivato. Il costo complessivo del programma, previsto in 382 miliardi di dollari per 2.443 caccia che saranno acquistati dagli Usa e da otto partner internazionali, sarà dunque molto più alto. Perfino il senatore John McCain, noto «falco», ha definito «vergognoso» il fatto che il prezzo dei primi 28 aerei sfori di 800 milioni di dollari quello preventivato. Nessuno sa con esattezza quanto verrà a costare l'F-35. La Lockheed aveva parlato di un prezzo medio di 65 milioni per aereo, al valore del dollaro 2010, ma poi è stato chiarito che il prezzo non comprendeva il motore né i costosissimi sistemi elettronici e all'infrarosso (come andare ad acquistare un'auto, scoprendo che nel prezzo non sono compresi il motore e la centralina elettronica). L'Italia si è dunque impegnata ad acquistare 131 caccia F-35 senza sapere quale sarà il prezzo finale. Anche perché differisce a seconda delle varianti: a decollo/atterraggio convenzionale, per le portaerei, e a decollo corto/atterraggio verticale. L'Italia ne acquisterà 69 della prima variante e 62 della terza, che saranno usati anche per la portaerei Cavour. E, una volta acquistati, dovrà pagare altri miliardi per ammodernarli con i sistemi che la Lockheed produrrà.

    Un pozzo senza fondo, che inghiottirà altro denaro pubblico, facendo crescere la spesa militare, già salita a 25 miliardi annui. Non ci si può illudere che il governo Monti cambi rotta, sganciando l'Italia da questo costosissimo programma. L'ammiraglio Di Paola, oggi ministro della difesa, è il maggiore sostenitore dell'F-35: fu lui, in veste di direttore nazionale degli armamenti, a firmare al Pentagono, il 24 giugno 2002, il memorandum d'intesa che impegnava l'Italia a partecipare al programma come partner di secondo livello. E l'F-35 Lightning (Fulmine) - che, assicura la Lockeed, «come un fulmine colpisce il nemico con forza distruttiva e inaspettatamente» - è il sistema d'arma ideale per la strategia enunciata da Di Paola quando era capo di stato maggiore della difesa: trasformare le forze armate in uno «strumento proiettabile», dotato di spiccata capacità «expeditionary» coerente col «livello di ambizione nazionale». Che l'F-35 garantirà insieme alla «sicurezza delle nuove generazioni».

    — con Paolo Tripudio, Roberta Lemma, Pino Aprile, Marco Esposito, Ferdinando Petraglia, INFORMAZIONE LIBERA, Rosario Dello Iacovo, Mauro Salvatore Seraponte, Silvio Brigante Pilone, Maria Teodolinda della Corte, O'Iank Fuossera, Marco Rossi, Informare Per Resistere, Fiorangela Ottaviano, Rosangela Cimino, Lorenzo Del Boca e Giulio Stefania Esposto


    https://www.facebook.com/
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  2. #2
    con i soldi buttati via nelle armi dagli stati, si leverebbe la fame nel mondo e forse si starebbe meglio tutti....
    "Non puoi fare nulla per smettere di invecchiare, ma potresti fare moltissimo... se volessi iniziare a crescere!"

    "In tutte le compagnie c'è sempre un'idiota. Se non riesci ad individuarlo... inizia a preoccuparti!"

    "Cambia le cose che puoi modificare e accetta quelle che non puoi cambiare e distingui le une e le altre."

  3. #3
    perche' non si e' mai fatto?

    http://www.linkontro.info/index.php?...bale&Itemid=73

    Da Sinistra e Libertà è venuto il contributo di Sergio Bellucci (comitato scientifico SEL) al dibattito, sul superamento degli eserciti nazionali attraverso un unico esercito europeo con conseguente riduzione delle spese militari oggi enormi. Si tratta di tutte questioni che andrebbero ormai inquadrate nel contesto europeo.
    Vik vive!

  4. #4
    A cosa servono i cacciabombardieri? A intercettare velivoli che invadono lo spazio aereo nazionale e a scortare il Papa quando espatria, tra le altre cose... E servono dei super caccia per questo? Forse sì, forse no. Non saprei dire. Quello che so è che non mi piace l'idea che la mia nazione si doti di armi volanti per poi usarle contro altri paesi.
    Detto questo, e nonostante abbia una visione del mondo più che altro antimilitarista, segnalo un articolo che ridimensiona la cosa: http://www.ilpost.it/2011/12/08/la-s...bardieri-f-35/

  5. #5
    per lucifero
    perche' non si e' creato un unico esercito europeo?
    ha un senso che una nazione senza nemici dichiarati, inserita stabilmente in un sistema di alleanze militari e politiche, continui ad armarsi così?
    Ultima modifica di Amanda; 10-12-2011 alle 10:18
    Vik vive!

  6. #6
    Citazione Originariamente Scritto da Amanda Visualizza Messaggio
    non si vede il link.... non credo che quel poco che si è fatto basti

    andrebbero tolte tutte le armi dal pianeta così se c'è una guerra, come dice Vasco Rossi, la facciamo con i bastoni....
    "Non puoi fare nulla per smettere di invecchiare, ma potresti fare moltissimo... se volessi iniziare a crescere!"

    "In tutte le compagnie c'è sempre un'idiota. Se non riesci ad individuarlo... inizia a preoccuparti!"

    "Cambia le cose che puoi modificare e accetta quelle che non puoi cambiare e distingui le une e le altre."

  7. #7
    Citazione Originariamente Scritto da Amanda Visualizza Messaggio
    [...] perche' non si e' creato un unico esercito europeo? ha un senso che una nazione senza nemici dichiarati, inserita stabilmente in un sistema di alleanze militari e politiche, continui ad armarsi così? [...]
    L'ipotesi di un esercito europeo mi pare un'opzione molto peggiore di quella attuale. Chi deciderebbe come impiegarlo? In base a cosa? E siamo sicuri che sarebbe un bene per le spese militari? Oppure, semplicemente, queste verrebbero imposte dall'Europa ad ogni stato (che ora le decide per sé e da sé)? E che tipo di armi si userebbero? Non potrebbe esserci il rischio che l'Europa decida di dotarsi armi nucleari? L'Italia, per esempio, non ne possiede per scelta...
    Certo, le alleanze militari come la NATO ci obbligano a compartecipare, ma la nostra gestione del ramo bellico resta autonoma. Questo ci permette di spendere quello che vogliamo (1,7% del PIL, percentuale minore degli altri stati) come vogliamo (niente bombe atomiche o missili al fosforo bianco).
    Ora, non saprei davvero argomentare il bisogno di avere un esercito. L'unico motivo sensato che mi viene in mente è quello di difendere la nazione. È mia opinione che la guerra non serva a nulla e che sia soltanto un modo per perseguire un obbiettivo con la forza, la brutalità e la prepotenza. Un conflitto bellico, poi, non è mai misurato e si porta dietro una serie di controindicazioni gravissime come, ad esempio, la distruzione fisica di un paese, del suo sistema economico-politico e lasciti post-bellici come mine e affini. Questo senza considerare le vittime tra i civili innocenti che sono semplicemente una cosa inaccettabile.
    Questa è la mia visione, ma credo si abbastanza utopica perché non è realistico che uno stato rinunci al proprio esercito, forse sarebbe come rinunciare alla sovranità...

  8. #8
    http://www.fanpage.it/prelievo-forzo...governo-monti/
    A partire dall’anno prossimo sugli estratti conto annuali dei conti correnti bancari, ma anche di quelli postali e dei libretti di risparmio, superiori ai 5000 euro graverà un’imposta di 34,20 euro nel caso l’intestatario sia una persona fisica. L’imposta salirà a 100 euro nel caso il conto appartenga ad una società. E’ questa l’ultima trovata del governo Monti che, nel pomeriggio, ha presentato tale emendamento al cosiddetto decreto Salva Italia. Una proposta che ricorda il cosidetto prelievo forzoso sta facendo discutere e che sicuramente continuerà a far discutere, soprattutto perché presentata in extremis a poche ore dalla discussione in aula del provvedimento.
    Vik vive!

  9. #9
    Monta la protesta contro i caccia F35
    "Costano troppo, il governo non li compri"


    Si allarga lo schieramento di chi dice no all'acquisto di 131 cacciabombardieri. Di Pietro: "Scandalo insopportabile". Raisi: "Costano quanto una Finanziaria". Bonelli: "Il governo tace". E il Pd chiede a Monti un "ripensamento". Vendola attacca il ministro: "Tagli del personale per avere più risorse da destinare agli armamenti e alle missioni. Il rischio è questo e va contrastato"


    ROMA - Meno spese militari, c'è la crisi. Le difficoltà economiche del nostro Paese si portano dietro l'allargamento del fronte "pacifista" che una volta reclamava a gran voce il taglio delle spese militari. Ebbene quello schieramento, un tempo terreno di militanza della sinistra, si estende adesso a insospettabili sostenitori. Da Fli all'Idv è un coro: c'è la crisi, stop alle spese militari. Ed è una protesta basata su ragioni prettamente "economiche". A farne le spese soprattutto il recente acquisto dei 131 caccia F35 da parte dell'esecito italiano 1. Una spesa non da poco: più di 200 milioni ad aereo. Troppo, in tempi di magra. Tanto che persino Israele e il Regno Unito hanno dovuto tagliarne i programmi e il Pentagono ha ridimensionato le richieste.

    Ed ecco che il fronte degli oppositori trova nuovi seguaci. "E' giunto il momento - scrive l'esponente di Fli Enzo Raisi - di rompere un tabù, o almeno di rimetterlo in discussione. E' quello degli sperperi in spese militari legate ancora al vecchio schema degli anni della guerra fredda. Ad esempio, il recente acquisto dei caccia F35, per un valore analogo a quello di una manovra finanziaria". Secondo Raisi, "il governo Monti dovrebbe riflettere e riaprire anche il capitolo della dismissione dell'enorme patrimonio di ex caserme e strutture abbandonati dalla difesa: si individuino procedure-lampo per immetterli sul mercato visto che quelle esistenti sono lunghissime e inefficaci".

    Il tema è da tempo nel mirino dell'Idv. Per questo Di Pietro ne rivendica la primogenitura: "Meglio tardi che mai. Alla fine anche la grande stampa e qualcun altro si sono accorti che scandalo insopportabile siano i miliardi di euro che buttiamo in spese militari. Soprattutto se si pensa che per il Servizio civile nazionale, invece, i fondi sono precipitati dai circa 170 milioni del 2010 ai 68 del 2012. Quando il ministro della Difesa ammiraglio De Paola ha detto che a tagliare le spese militari non ci pensava proprio, nessuno tranne noi aveva fiatato".

    Incalzano anche i Verdi: "Dal governo non è ancora arrivata nessuna risposta sul taglio delle spese per gli armamenti che in Italia hanno raggiunto cifre da capogiro - dichiara il presidente Angelo Bonelli - Ognuno di questi aerei da guerra costa più di 120 milioni, ossia l'equivalente di quanto è necessario per costruire e far funzionare 83 asili nido".

    E Nichi Vendola, su Twitter, che chiama in causa il ministro della Difesa: "Le Forze Armate sono sovradimensionate, costano troppo, ci sono troppi soldati e soprattutto troppi ufficiali e sottoufficiali: così più o meno il ministro Di Paola nel suo messaggio di fine anno. In tutto180 mila militari, spese record, sprechi, inefficienze, privilegi ingiustificati. Ridurre e modernizzare il personale? L’idea del ministro è questa, insieme salvando, ovviamente, i sistemi d’arma, gli F35, la missione in Afghanistan. Tagliare da una parte – se si taglierà – per avere più risorse da destinare agli armamenti e alle missioni. Il rischio è questo. Da contrastare".

    Dal Pd si alza la voce critica della senatrice Roberta Pinotti, ex responsabile nazionale Difesa: "Non servono 131 caccia, il governo potrebbe ridurre l'acquisto a 40-50''. Il collega di partito Ignazio Marino chiede un deciso taglio degli armamenti: "Con il solo costo di due cacciabombardieri F-35 si potrebbero trovare fondi per il sostegno dei giovani precari oppure sostenere investimenti per la ricerca e l'innovazione". Uno stop lo chiede, anche se con parecchie sfumature e distinguo anche il dipartimento esteri dei democratici che suggerisce a Monti una fase di "sospensione" e "ripensamento".


    (02 gennaio 2012)
    www.repubblica.it
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  10. #10
    IL DOSSIER

    Caccia, portaerei e organici record
    ora la parola d'ordine è 'tagliare'


    Il nuovo ministro ha debuttato davanti al Parlamento annunciando che anche le Forze armate sono pronte a fare austerità. Ma l'Italia ha ordinato 131 F-35: costeranno quanto una manovra finanziaria. Gli stipendi valgono il 62 per cento del bilancio della Difesa, 23 miliardi di euro più 1,4 miliardi per le missioni all'estero. L'affondo del Pd: "Scandaloso"
    di GIAMPAOLO CADALANU

    LA MIGLIOR DIFESA è l'attacco: doveva esserne convinto il ministro Giampaolo Di Paola, quando ha debuttato davanti al Parlamento annunciando da subito che anche le Forze armate erano pronte a fare voto di austerità. Ma il problema, naturalmente, è "come" imporre risparmi e rinunce, a fronte di impegni internazionali e persino interni sempre più estesi.

    La strada suggerita dal ministro, in realtà accolta senza entusiasmi in Commissione, è ridurre gli organici, visto che gli stipendi valgono il 62 per cento del bilancio della Difesa, equivalente a 23 miliardi di euro più 1,4 miliardi per le missioni all'estero. Oggi i militari sono circa 180 mila, meno di quelli previsti dall'attuale modello di Difesa, per Di Paola l'ideale sarebbe molto meno, 130-140 mila, se non addirittura 90 mila. Non possiamo licenziare, si è rammaricato il ministro, e dicono che abbia scherzato: "Ci vorrebbe una guerra, o un terremoto".

    Lo scontro sul cacciabombardiere
    Sulla struttura delle Forze armate del futuro si confrontano in Parlamento due ipotesi principali. La prima è quella suggerita dal ministro: tagli robusti sul personale, attraverso il blocco del turn-over, e investimenti sulla tecnologia. È una strada che piace alle industrie, alla Marina e all'Aeronautica.

    C'è spazio pure per il controverso Joint Strike Fighter, o F-35, il cacciabombardiere più costoso della storia. Fra ritardi, errori e rinvii, lo sfortunato progetto della Lockheed ha subito tanti ritocchi nel preventivo che oggi ogni esemplare dovrebbe costare 200 milioni di euro. L'Italia ne voleva 131, il programma prevede una spesa di almeno 15 miliardi in dodici anni, ma gli aumenti saranno inevitabili, vista la necessità di modifiche al progetto originale: solo il mese scorso la commissione del Pentagono che sta esaminando i prototipi dell'F-35 ha chiesto 725 correzioni, dal casco del pilota al sistema di aggancio in atterraggio, che ha fallito tutti i test sul campo.

    Insomma, se l'ordine resterà questo, l'F-35 costerà quanto una manovra finanziaria. E' talmente caro che tutti i paesi interessati ci stanno ripensando, persino Israele e il Regno Unito hanno dovuto tagliarne i programmi e il Pentagono ha ridimensionato le richieste.

    In America il dibattito è aperto, i pregi e soprattutto i difetti del cacciabombardiere sono resi pubblici spietatamente: per John McCain, eroe del Vietnam ed ex candidato repubblicano alla presidenza, il progetto F-35 è "un disastro", mentre il Washington Post lo ha definito nei giorni scorsi "un preoccupante esempio delle spese del Pentagono".

    In Italia la prima a contestare la scelta è stata "Famiglia Cristiana", poi è partita una campagna massiccia, ma senza grandi risultati. Per Gian Piero Scanu, capogruppo Pd alla commissione Difesa del Senato, "è scandaloso che si sottraggano risorse così ingenti per strumenti di guerra, agli antipodi con le necessità dell'Italia". Ma Di Paola si è limitato ad annunciare che "dovrà rivedere" la lista della spesa.

    La beffa della manutenzione
    Anche gli esperti sono molto critici: l'F-35 è un aereo progettato per le esigenze della Guerra fredda, quasi inutile in teatri come l'Afghanistan e inferiore, secondo molti generali, al J-20 Stealth di produzione cinese. In più, del fiume di denaro necessario, in Italia resteranno solo poche gocce. Anzi, gli operai destinati a montare le ali nello stabilimento di Cameri saranno solo 600, meno dei mille impegnati oggi nella lavorazione del vecchio Eurofighter.

    Ed è difficile non considerare una beffa che persino una parte della manutenzione sarà fatta all'estero: gli alleati concedono al nostro paese di usare la tecnologia antiradar Stealth, ma non si fidano tanto da rivelarne i dettagli e permetterne quindi aggiornamento e riparazioni.

    La portaerei da un miliardo e mezzo
    Di cancellare del tutto il programma, Di Paola non ne vuol sentire: è stato lui stesso a firmare i primi protocolli d'intesa, nel 2002, come capo di Stato maggiore. Ma soprattutto la versione B a decollo corto dell'F-35 è destinata alla Cavour, portaerei da un miliardo e mezzo di euro, fiore all'occhiello della sua amatissima Marina.

    La nave è un gioiello progettato in tempi meno austeri e fortemente voluto dall'ammiraglio: se non potrà schierare sul ponte gli Jsf, rischia di svelarsi come un monumento allo spreco. Resta da vedere, dicono molti parlamentari, se non sia uno spreco comunque, visto che la politica estera italiana non sembra prevedere tentazioni imperiali. "Costruirla è stata un'assurdità, visto che c'era già la Garibaldi", dice l'esperto Massimo Paolicelli, "tanto più che le spese non finiscono mai: la nave costa duecentomila euro al giorno in navigazione, centomila quando resta in porto".

    Le fregate di lusso
    Ma la Cavour non basta all'arma prediletta dell'ammiraglio Di Paola, che ha ordinato dieci fregate della classe "Fremm", per 6 miliardi di euro. Anche qui gli esperti sollevano perplessità: non solo dieci navi sono tante, ma per qualche misterioso motivo costano alla Marina molto di più di quanto le paghi la Marine nationale francese.

    I blindati e le basi
    La seconda ipotesi prevede il mantenimento di un numero robusto di militari, con investimenti adatti per il profilo internazionale dell'Italia. In questa direzione va la spesa di 600 milioni, già autorizzata in Commissione, per blindati Lince, mezzi logistici protetti, sensori e protezioni passive per le basi avanzate. È un ordine che "vale" tre F-35, ma darà lavoro a duemila persone per tre anni.

    Quest'ultimo scenario, gradito all'Esercito e all'industria italiana, appare più ragionevole e adatto ai tempi, ma richiede un cambio di rotta. E la capacità di convincimento messa in campo da chi ha interesse nei progetti più costosi sembra realmente immensa.


    (02 gennaio 2012)
    www.repubblica.it
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  11. #11
    http://www.epressonline.net/joomla/i...dieri-f35.html

    Firma anche tu la petizione contro l'acquisto di 131 cacciabombardieri F35


    02 Gennaio 2012
    Vik vive!

  12. #12
    Citazione Originariamente Scritto da Lucifero Visualizza Messaggio
    ...non è realistico che uno stato rinunci al proprio esercito, forse sarebbe come rinunciare alla sovranità...
    Esattamente.
    Senza esercito gli altri paesi, compresi quelli alleati, si ingerirebbero nei nostri affari interni e ci danneggerebbero in mille modi, ci perderemmo molto di più di quello che potremmo risparmiare.
    Già oggi, per il semplice fatto di non avere l'atomica e di essere sotto ombrello nucleare USA, dobbiamo subire le ingerenze di Washington.
    Se un domani non avessimo esercito gli altri paesi farebbero il bello e cattivo tempo ai nostri danni. Non avrebbero nemmeno bisogno di invaderci, basterebbe alzare il telefono e impartirci gli ordini, cui dovremmo obbedire dati i rapporti di forza.

  13. #13
    Citazione Originariamente Scritto da dajide Visualizza Messaggio
    con i soldi buttati via nelle armi dagli stati, si leverebbe la fame nel mondo e forse si starebbe meglio tutti....
    Certamente, se tutti gli stati contemporaneamente si disarmassero. Il problema sta in quel "contemporaneamente".

  14. #14
    Lista dei paesi senza forze armate
    http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_d...a_forze_armate


    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  15. #15
    Citazione Originariamente Scritto da Amanda Visualizza Messaggio
    http://www.epressonline.net/joomla/i...dieri-f35.html

    Firma anche tu la petizione contro l'acquisto di 131 cacciabombardieri F35


    02 Gennaio 2012
    Non me ne intendo di cose militari, però non credo che l'Italia possa una volta per tutte non rinnovare i suoi aerei, perchè gli aerei che abbiamo diventerebbero obsoleti in rapporto a quelli degli altri paesi e quindi inutili. Magari si potrà rimandare di qualche anno, si potrà comprarne di meno, si potrà comprare un aereo diverso con un miglior rapporto qualità/prezzo, ma non esiste l'alternativa di non comprare mai e tenerci per sempre gli aerei attuali.

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