MILANO - Il ristorante italiano «razzista» chiude i battenti, in Ghana, grazie a Facebook. In un paese dove gran parte della popolazione è nera, avevano pensato bene di aprire un ristorante per soli bianchi. Ma la trovata di Marco Ranaldi e Salvatore D'Azeo, i due gestori de L’Atlantic Lobster and Dolphin Ltd, ristorante alla moda nel quartiere di Osu, ad Accra, è finita male: il locale è stato chiuso dalla polizia ghanese dopo che la campagna di protesta sul social network, organizzata da Elizabeth Okoro, giovane di colore a cui era stato negato l'accesso al locale.
ACCUSE - Per il momento il ristorante dei due italiani, che tra l'altro di giorno gestiscono a pochi passi dal locale anche una pescheria, è stato chiuso perché sprovvisto di licenza. Ma naturalmente le accuse più infamanti di cui dovranno rispondere sono quelle di discriminazione razziale ed evasione fiscale. I fatti: lo scorso 26 ottobre Elizabeth Okoro, assieme a colleghi stranieri, si presenta al ristorante italiano: «Mentre il mio collega spagnolo stava compilando la tessera per i soci, ho chiesto a uno dei proprietari se potevo entrare anch'io - ha dichiarato alla Bbc la ventiseienne -. Lui mi ha risposto senza battere ciglio: "No, mi dispiace, non puoi entrare, questo è un club per soli bianchi"». A chi le fa notare che potrebbe esserci stato un malinteso, lei risponde: «Non ha usato parafrasi, non ci sono stati fraintendimenti, né problemi di traduzione. La sua è stata una dichiarazione precisa».
UNO STUPIDO SCHERZO - La campagna su Facebook contro il «ristorante razzista italiano» è stato un autentico successo. Oltre 1600 utenti si sono iscritti al gruppo che ha denunciato la politica discriminatoria del locale e ne ha chiesto il boicottaggio. Marco Ranaldi tenta di smorzare i toni e al network britannico confessa che probabilmente la sua risposta è potuta apparire razzista, ma lui voleva solo scherzare con la ragazza: «Quando stavo per restituire la tessera di socio al ragazzo spagnolo, la giovane si è avvicinata e mi ha chiesto: "Perchè non la dai anche a me?" A questo punto io le ho dato una risposta stupida. Lei ha controbattuto: "Se le cose stanno così, domani tornerò con la polizia"». Ranaldi dichiara che non aveva capito che la ragazza stesse facendo sul serio: «Pensavo che avesse capito che stessi scherzando - continua Ranaldi - Lo so di aver fatto una cosa stupida, ma pensavo che anche lei stesse al gioco».
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