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Discussione: Rapito volontario di Emergency in Darfur

  1. #1

    Rapito volontario di Emergency in Darfur


    Rapito volontario di Emergency in Darfur

    Francesco Azzarà, 34 anni, è stato sequestrato da uomini armati a Nyala, capitale del Sud Darfur, mentre andava in auto all'aeroporto. E' alla sua seconda missione, come logista nel centro pediatrico aperto lo scorso luglio in città. Farnesina: "Attivati tutti i canali"


    MILANO - Un volontario di Emergency è stato rapito in Darfur ieri pomeriggio: si chiama Francesco Azzarà. E' stato sequestrato a Nyala, capitale del sud Darfur, mentre si trovava in auto diretto verso l'aeroporto della città. 34 anni, Azzarà è alla sua seconda missione a Nyala come logista del Centro pediatrico che Emergency ha aperto in città nel luglio del 2010. I familiari sono stati avvertiti.

    "L'associazione - è scritto nel comunicato - ha immediatamente attivato in Darfur e a Khartoum tutti i
    contatti a sua disposizione ed ha altresì informato il Ministero degli Affari Esteri italiano. Un nostro team sta seguendo gli sviluppi della situazione ed è in costante contatto con la famiglia, le autorità sudanesi e quelle
    italiane. Emergency chiede la liberazione immediata di Francesco Azzarà ed auspica piena collaborazione di tutti coloro che possano aiutare ad arrivare a un esito positivo di questa vicenda".

    Il ministero degli Esteri fa sapere attraverso un comunicato che "l'Unità di Crisi della Farnesina, in stretto contatto con Emergency e la missione Onu in Darfur (UNAMID) e in pieno coordinamento con l'Ambasciata a Khartoum, ha attivato tutti i canali disponibili presso le autorità locali per una soluzione della vicenda". D'accordo con Emergency, con cui si mantiene un collegamento continuo, la Farnesina chiede inoltre il silenzio stampa per facilitare la liberazione del connazionale.

    Il Ministro degli Affari Esteri, On. Franco Frattini, immediatamente informato del sequestro, segue personalmente gli sviluppi e ha disposto il rientro a Khartoum dell'Ambasciatore, momentaneamente in Italia.

    L'organizzazione umanitaria è attiva in Sudan dal 2004, con un intervento nel Nord Darfur a sostegno degli ospedali di Mellit e al Fashir. Il 5 luglio 2010 sono iniziate le attività del Centro pediatrico di Nyala, nel Sud Darfur, provincia devastata dalla guerra civile, che offre cure ai bambini fino a 14 anni e svolge attività di educazione igienico-sanitaria rivolte alle famiglie. Il Centro fa anche parte del Programma regionale di pediatria e cardiochirurgia.

    http://www.repubblica.it/esteri/2011...16/?ref=HREA-1

  2. #2
    Speriamo che si riesca a risolvere al più presto la situazione! Ho una profonda stima per Gino Strada e per tutti i volontari di Emergency: meritano il premio Nobel per la pace!
    ‎"Siamo tutti nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle." - Oscar Wilde
    "Il dovere è ciò che pretendiamo dal prossimo, non quello che facciamo noi. " - Oscar Wilde
    "Ogni volta che la gente è d'accordo con me provo la sensazione d'aver torto." - Oscar Wilde

  3. #3
    .........oggi la farnesina ha chiesto il silenzio stampa.

    Penso che ne sapremo sempre meno della sorta del volontario di Emergency.

    ******

    08:26 16 AGO 2011

    (AGI) - Roma, 16 ago. - Un operatore italiano di Emergency e' stato rapito domenica pomeriggio in Sudan, nella provincia del Darfur, da un gruppo di uomini armati. Si tratta di Francesco Azzara', 34 anni, al lavoro nel centro pediatrico che l'organizzazione non governativa italiana ha aperto nel luglio 2010. Il rapimento - ha riferito Emergency - e' avvenuto alle 17 ore locali. L'operatore e' stato prelevato a Nyala, capitale del sud Darfur, mentre si trovava in auto diretto verso l'aeroporto della citta'. Il sequestrato, Francesco Azzara', e' alla sua seconda missione a Nyala nella logistica del Centro pediatrico. L'Unita' di Crisi della Farnesina, in stretto contatto con Emergency e la missione ONU in Darfur (UNAMID) e in pieno coordinamento con l'Ambasciata a Khartoum, ha attivato tutti i canali disponibili presso le Autorita' locali per una soluzione della vicenda. D'accordo con Emergency, con cui si mantiene un collegamento continuo, la Farnesina chiede inoltre il silenzio stampa per facilitare la liberazione del connazionale. Il Ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, immediatamente informato del sequestro, segue personalmente gli sviluppi e ha disposto il rientro a Khartoum dell'Ambasciatore, momentaneamente in Italia. (AGI) .


    http://www.agi.it/in-primo-piano/not...questro_azzara
    La realtà dell'altro non è in cio' che ti rivela, ma in quel che non puo' rivelarti.
    Percio', se vuoi capirlo, non ascoltare le parole che dice, ma quelle che non dice.
    (K. Gibran)

    La sicurezza del potere si fonda sull’insicurezza dei cittadini (Leonardo Sciascia)

  4. #4
    "Azzarà, un sequestro anomalo"



    Intervista ad Antonella Napoli: «Potrebbe essere un messaggio del governo di Khartoum
    alle organizzazioni umanitarie internazionali»


    «E’ anomalo» spiega l’analista Antonella Napoli, giornalista, presidente dell’associazione Italians for Darfur e autrice del saggio «Volti e colori del Darfur» (Goree). Quello di Francesco Azzarà, l’operatore di Emergency prelevato il 14 agosto a Nyala da uomini armati, è un sequestro anomalo. Ha mai incontrato Francesco Azzarà? «L’ho incontrato qualche mese fa di sfuggita, ne ho un ricordo vago. Ho vistato più volte il centro cardiochirurgico di Emergency al Salam e sono stata al centro pediatrico, ma non conosco bene lui, è un logista, un tecnico». Che idea si è fatta del sequestro? «E’ difficile da interpretare. Mi sembra un sequestro anomalo maturato in un contesto rischioso e avvenuto in una zona teoricamente sotto il controllo governativo. Non vorrei che fosse un messaggio alle organizzazioni umanitarie internazionale che già hanno un rapporto complicato con Khartoum.

    Dopo l’incriminazione all’Aia del presidente Bashir tredici di loro sono state espulse con l’accusa di aver fornito notizie false al Tribunale Internazionale. Certo Emergency è diversa, è molto benvoluta dalla popolazione locale, il suo ospedale è stato costruito con un importante contributo del governo sudanese. E’ davvero sorprendente». In che condizioni si trova oggi il Darfur? «La situazione si è nuovamente complicata alla fine del 2010. Tanto l’accordo di pace di Abuja concordato nel 2006 dal governo centrale e una parte dei ribelli del Slm (Sudanese Liberation Movement) quanto l’altro, firmato un anno e mezzo fa dal Jem (Justice and Equality Movement), sono stati violati. L’ultimo tavolo di trattative in ordine di tempo, quello del luglio scorso, riguarda solo una costola del Jem, il Ljm (Liberation and Justice Movement), e onestamente sembra poca cosa. Di fatto si sono riaperti due fronti di guerra e sono ricominciati i raid aerei sui villaggi a ridosso delle postazioni ribelli. Il processo di pacificazione ha subito una dura battuta d’arresto così come il meccanismo di reinserimento di un milione dei circa due milioni e mezzo di rifugiati iniziato nei mesi scorsi. In più c’è la questione montante del Kordofan meridionale».

    Un’ennesimo fronte caldo? «Il Kordofan meridionale è una regione del Sudan del nord tradizionalmente alleata con i separatisti cristiani del sud. Alcuni mesi fa l’associazione Italians for Darfur insieme ad altre Ong è stata la prima a denunciare il rischio di un nuovo Darfur in Kordofan. Ora anche le Nazioni Unite confermano di avervi trovato fosse comuni. Ci sono crimini contro l’umanità in corso ai danni della popolazione nubiana». Come s’intreccia tutto questo con il sequestro di Azzarà? «Il Darfur non è affatto pacificato, l’atmosfera è molto tesa. Il sequestro dell’operatore di Emergency è il segnale di un situazione critica. La settimana scorsa un peacekeeper è morto e una decina di caschi blu sono stati feriti durante l’attacco al convoglio Unamid, la missione delle Nazioni Unite. Quando alla fine di luglio Unamid è stata riconfermata per un altro anno l’ambasciatore sudanese ha reagito all’ipotesi di un inasprimento minacciando di chiudere le porte del proprio paese al mondo, certo del sostegno della Cina, principale partner commerciale di Khartoum. Infine il governo ha di fatto precluso all’Onu e alle Ong l’accesso alle zone interessate dagli ultimi raid».

    Ritiene possibile che a rapire Azzarà siano stati invece semplici banditi avidi di riscatto? «Tutto è possibile, la situazione è instabile e la criminalità prospera. Per questo vedo luci e ombre nel sequestro di Azzarà. Tutto sommato però mi sembra che possa esserci dietro qualche fuoriuscito dalle milizie filogovernative. Da quando Khartoum ha annunciato che si erano sciolti i Janjawid, i diavoli a cavallo, si sono moltiplicati piccoli gruppi di ex miliziani capaci solo di usare il kalashnikov e terrorizzare la popolazione. E’ difficile immaginare che siano incontrollabili. Anche nel 2009, quando vennero rapiti i quattro operatori di Medici senza frontiere, si parlò inizialmente di banditismo. Poi venne fuori che si trattava di miliziani fuoriusciti».


    http://www3.lastampa.it/esteri/sezio...o/lstp/416038/
    La realtà dell'altro non è in cio' che ti rivela, ma in quel che non puo' rivelarti.
    Percio', se vuoi capirlo, non ascoltare le parole che dice, ma quelle che non dice.
    (K. Gibran)

    La sicurezza del potere si fonda sull’insicurezza dei cittadini (Leonardo Sciascia)

  5. #5
    Emergency smentisce richiesta di riscatto per Azzarà


    L'ufficio del governatore Abdulahmid Musa Kasha ha reso noto che i rapinatori di Francesco Azzarà hanno chiesto un riscatto e che l'operatore si troverebbe nelle mani della tribù filo governativa rezegat, nel sud del Darfur. Ma Emergency smentisce.

    "Non è ancora pervenuta alcuna rivendicazione, né alcuna richiesta di riscatto. Né l'ufficio del governatore, né il capo della polizia locale, interpellati direttamente da Emergency, hanno confermato questa notizia", recita un comunicato ufficiale dell'Ong.

    Intanto la procura di Roma aprirà una inchiesta sul rapimento, affidata al sostituto procuratore Elisabetta Ceniccola, in cui si ipotizza il reato di sequestro di persona a scopo di terrorismo.

    Ieri il vicegovernatore del sud Darfur, Abdul Karim Moussa, aveva assicurato che l'operatore "sta bene, sia dal punto fisico* che da quello psicologico" e che le forze di sicurezza stavano " stringendo il cerchio " attorno ai rapitori, che secondo le ipotesi dovrebbero trovarsi ancora nel sud.


    Moussa ha anche dichiarato al sito Sudanese Media Center che le organizzazioni non governative che operano nella regione dovrebbero "fornire alle autorità competenti la lista dei nominativi delle persone che intendono assumere, in particolare autisti e guardie", facendo presumere il coinvolgimento di alcune persone che lavoravano all'interno del centro pediatrico nel rapimento.

    Emergency sta coordinando un team che segue gli investigatori locali nelle indagini per il ritrovamento dell'operatore.


    Il 18 agosto gli amici di Francesco Azzarà e tutta la comunità di Motta San Giovanni hanno organizzato una fiaccolata in suo onore che, da quanto si legge in una nota,"vuole suscitare anche una riflessione sulle motivazioni che hanno spinto Francesco in Africa al fianco dei più bisognosi".


    Fonte: peacereporter
    ‎"Siamo tutti nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle." - Oscar Wilde
    "Il dovere è ciò che pretendiamo dal prossimo, non quello che facciamo noi. " - Oscar Wilde
    "Ogni volta che la gente è d'accordo con me provo la sensazione d'aver torto." - Oscar Wilde

  6. #6

    Emergency si mobilita per Azzarà, il volontario rapito in Darfur il 14 agosto


    La ong: cittadini, media e istituzioni si attivino per la liberazione del 34enne calabrese





    MILANO - Emergency si mobilita per Francesco Azzarà, il logista sequestrato a Nyala, in Darfur, il 14 agosto scorso. Dopo un iniziale periodo di riserbo, adesso, d'0ccordo con la famiglia del giovane sequestrato, la ong italiana ritiene sia il momento di rinnovare l'attenzione su Francesco e chiede ai cittadini, ai media e alle istituzioni italiane di mobilitarsi per la sua liberazione, esponendo la foto di Francesco sui palazzi delle istituzioni, partecipando e rilanciando le iniziative che Emergency organizzerà. Dal 23 agosto scorso un grande striscione con la foto di Azzarà è esposta sul terrazzino di Palazzo Vecchio (lato piazza Signoria), sede del Comune di Firenze. Sullo striscione compare la scritta «Liberate Francesco».

    IMPEGNATO NEL CENTRO PEDIATRICO - Il volontario calabrese di 34 anni che lavora per Emergency, alla sua seconda missione a Nyala come logista del Centro pediatrico che la ong ha aperto in città nel luglio del 2010, è stato rapito nella capitale del Sud Darfur mentre si trovava in auto diretto verso l'aeroporto della città.

    http://www.corriere.it/esteri/11_ago...081fffa0.shtml

  7. #7
    ... ma non c'è un po' troppo silenzio intorno a questo rapimento? Qualcuno ha qualche notizia recente?
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  8. #8

  9. #9
    AZZARÀ. «Non abbiamo perso le speranze»
    ** * *
    Dopo 23 giorni dal sequestro, parla il cugino dell'operatore rapito il 14 agosto in Darfur

    Motta San Giovanni, provincia di Reggio Calabria, si è mobilita per Francesco Azzarà. E' un piccolo comune calabrese. Ma qui le gigantografie dell'operatore di Emergency, rapito il 14 agosto scorso in Darfur, sono appese a tutti i palazzi delle istituzioni locali. Amici, parenti e concittadini hanno inoltre costituito il comitato “Liberate Francesco” (www.francescolibero.it), di cui fa parte anche il cugino di Azzarà, Francesco Legato, raggiunto da Vita.it. Intanto, a Firenze, l'ong di fondata da Gino Strada ha dato il via al suo incontro nazionale, quest'anno dedicato proprio a Francesco Azzarà.

    A CHE PUNTO SONO LE ATTIVITA' PER LA LIBERAZIONE DI FRANCESCO AZZARA'?
    Ci sentiamo ogni giorno con l'Unità di Crisi della Farnesina e con Emergency, di cui abbiamo piena fiducia e con cui abbiamo un ottimo rapporto. Ma attualmente la situazione è sempre la stessa: nessuna notizia. Abbiamo letto le dichiarazioni del ministro sudanese di una settimana fa che si sentiva di rassicurare la famiglia confermando che Francesco sta bene. Ovvio che noi prendiamo per buona questa dichiarazione, ma dopo 23 giorni dal rapimento non è la notizia che stiamo aspettando.*

    CHE IDEA VI SIETE FATTI? COSA E' SUCCESSO VERAMENTE?
    Crediamo che sia stato essenzialmente un rapimento per un riscatto. Francesco era uno dei pochi che usciva dall'ospedale per motivi professionali. Era responsabile dell'organizzazione che gestiva i contratti e l'attività logistica della struttura di Emergency, essendo laureato in economia aziendale, e quindi la persona diciamo “ideale” per poi chiedere un riscatto.

    AVETE AVUTO RICHIESTE DA PARTE DEI RAPITORI?
    No, nessuna notizia, solo informazioni mediate dalla Farnesina e da Emergency.*

    AVETE IN MENTE DI ORGANIZZARE QUALCHE EVENTO PARTICOLARE PER TENERE ATA L'ATTENZIONE SUL CASOS DI SUO CUGINO?
    A questo punto stiamo cercando di portare all'attenzione dell'opinione pubblica la vicenda in cui è coinvolto Francesco, perché, l'esperienza insegna, sono diversi gli italiani sequestrati all'estero: di alcuni se n'è parlato tanto, di altri meno. Noi speriamo di essere fra quelli che ne parlano tanto e per poco tempo. Ed è il motivo principale per cui abbiamo costituito il comitato “Liberate Francesco”, oltre a sostenere la famiglia e tenere i rapporti con Emergency.*

    QUAND'E L'ULTIMA VOLTA CHE HA SENTITO FRANCESCO?
    Il martedì prima del sequestro. Era stanco, ma come sempre. Nessuna particolare preoccupazione. A settembre sarebbe dovuto andare a Kabul. Era tornato in Italia a maggio, dopo essere stato in Darfur da novembre 2010. Poi era stato richiamato dall'associazione per sostituire il responsabile in Sud Sudan.*

    http://www.vita.it/news/view/113569
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  10. #10

    Liberate Francesco

    Francesco Azzarà, l'operatore di Emergency rapito in Sudan
    CHIUDI
    Dopo un iniziale periodo di riserbo, d'accordo con la famiglia, Emergency ritiene che sia il momento di rinnovare l'attenzione su Francesco e chiede ai cittadini, ai media e alle istituzioni italiane di mobilitarsi per la sua liberazione, esponendo la foto di Francesco sui palazzi delle istituzioni, partecipando e rilanciando le iniziative che Emergency organizzerà.
    *

    L'immagine di Francesco è stata*esposta a Palazzo Vecchio di Firenze*e ora il volto del giovane cooperante, originario di Motta San Giovanni, si trova anche su Palazzo Campanella di Reggio Calabria.*

    *

    Alcune cose che possiamo fare:

    FACEBOOK: incolla questo indirizzo sul tuo profilo*http://www.peacelink.it/pace/a/34645.html

    SEGNALA INIZIATIVE: mandale a volontari@peacelink.it

    BANNER: crea un banner sul tuo sito web

    SCRIVI UNA LETTERA A UN GIORNALE: e mettila su Internet

    SINDACO: contatta il tuo sindaco e fagli mettere sul Municipio lo striscione di Emergency con la foto di Francesco

    MARCIA PER LA PACE: porta la foto di Francesco alla marcia per la pace Perugia Assisi.
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  11. #11

    "Sappiamo che Francesco sta bene"
    L'annuncio di Emergency per Azzarà


    La comunicazione della presidente dell'organizzazione in un incontro a Firenze accolta da un lungo applauso: "Speriamo ora di averlo qui al più presto". Il rapimento dell'operatore il 14 agosto




    FIRENZE - "Abbiamo ricevuto una telefonata dal Sudan: ora sappiamo che Francesco sta bene". E un lungo applauso ha accolto le parole di Cecilia Strada. Mentre appelli internazionali, comitati di pressione, manifestazioni chiedono in questi giorni di non far calare l'attenzione sull'operatore di Emergency rapito in Sudan, la presidente dell'organizzazione ha dato l'annuncio dell'arrivo di notizie confortanti, le prime dal 14 agosto.

    L'annuncio è stato dato a Firenze dibattito nell'ambito del 10/o incontro nazionale di Emergency. "Speriamo ora di ricevere presto la telefonata più bella - ha aggiunto Strada - e di avere Francesco qui con noi presto".

    http://www.repubblica.it/esteri/2011.../?ref=HREC1-10

  12. #12
    Meno male! Comincio ad avere qualche speranza in più! Comunque trovo che ci siano molti aspetti strani intorno a questo rapimento....
    ‎"Siamo tutti nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle." - Oscar Wilde
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  13. #13
    Reggio Calabria, 13 set. - (Adnkronos) - "Occorre uno sforzo straordinario". Cosi' una trentina di parlamentari, tra cui Franco Laratta, Rosa Villecco Calipari, Angela Napoli, Lapo Pistelli, Olga d Antona, Federica Mogherini, Laura Garavini, Luigi Muro, Carmen Motta, Sandro Brandolini, Maino Marchi, Marco Calgaro, Renzo Carella, Doris Lo Moro, Cesare Marini, Maria Grazia Lagana' Fortugno, Nicodemo Oliverio, Federica Mogherini, si sono rivolti al ministro degli Esteri Franco Frattini per chiedere al governo "cosa intenda ulteriormente fare per risolvere positivamente il drammatico caso" del volontario di Emergency Francesco Azzara', rapito in Darfur.

    Il logista e' stato rapito il 14 agosto mentre andava in aeroporto. "Da quel momento - affermano i parlamentari - si sono perse le sue tracce e nessuna notizia si e' avuta in merito alla sorte di Francesco Azzara'. Abbiamo notato come in altri simili casi la mobilitazione e' stata forte, decisa e decisiva, ma questa volta - denunciano - notiamo un certo disinteresse nella stessa opinione pubblica e nel mondo dell'informazione".
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  14. #14

    Azzarà, annuncio di Emergency
    "Lo abbiamo sentito e sta bene"



    A un mese dal rapimento dell'operatore umanitario nella regione del Darfur la conferma di Cecilia Strada in Senato. "Resiste bene per quanto possibile nella situazione in cui si trova. Mangia e beve e tiene duro"


    ROMA - "Una settimana fa abbiano avuto un contatto diretto con Francesco Azzarà. Ci ha detto che sta bene, per quanto possibile nella situazione in cui si trova. Mangia e beve e tiene duro". Lo ha detto la presidente di Emergency, Cecilia Strada, nel corso di un'audizione dinanzi alla Commissione straordinaria diritti umani del Senato, a un mese dal rapimento dell'operatore umanitario nella regione sudanese del Darfur. Francesco Azzarà è stato rapito a Nyala, capitale del sud Darfur, nel pomeriggio del 14 agosto. Il volontario si stavfa dirigendo in auto verso l'aeroporto della città. Trentaquattro anni, calabrese, Azzarà era alla sua seconda missione a Nyala come logista del Centro pediatrico che Emergency ha aperto in città nel luglio del 2010.

    Un rapimento dai risvolti anomali. Un paio di giorni dopo il sequestro, il vicegovernatore del sud Darfur, Abdul Karim Moussa, aveva manifestato l'intenzione delle autorità di non pagare alcun riscatto, lasciando intendere quindi che una richiesta fosse arrivata. Ipotesi poi smentita da Rossella Miccio, coordinatrice di Emergency: nessuna richiesta di denaro è mai pervenuta per la liberazione di Azzarà. Quanto alle responsabilità del rapimento, si era pensato alla tribù nomade dei Rezegat, vicina ai temuti janjaweed, i "diavoli a cavallo" che da anni terrorizzano la regione. Coinvolgimento escluso dal governatore del sud Darfur, Abdel Hamid Moussa Kasha, che aveva invece chiamato in causa lo Sla (Esercito di liberazione del Sudan) e i fuorilegge di Ibrahin Khalil, capo dei ribelli del Jem, Movimento Giustizia e Uguaglianza.

    Il 9 settembre, si era temuto per la vita di Azzarà quando un quotidiano sudanese, l'Al-Ahdath, citando fonti di polizia, aveva annunciato il fallimento di un blitz per liberare il cooperante italiano, con grande spargimento di sangue: 13 agenti e altri 30 feriti. Notizia poi smentita dalla Farnesina e dal governatore Kasha: "L'italiano non c'entra - aveva spiegato - il blitz serviva a liberare tre militari presi prigionieri da gruppi armati".

    Intanto, Emergency "sta continuando a lavorare" per la liberazione di Azzarà. "È passato un mese esatto dal rapimento - scrive l'organizzazione fondata da Gino Strada in un breve comunicato -. Emergency sta continuando a lavorare per la liberazione di Francesco insieme con le autorità sudanesi e il ministero degli Esteri, affinché Francesco possa tornare prima possibile alla sua famiglia e al suo lavoro". L'organizzazione ha ringraziato tutti i cittadini che stanno manifestando "la loro solidarietà alla famiglia di Francesco e ai suoi colleghi, così come i Comuni, le Province e le Regioni che si sono uniti a noi per chiederne la liberazione, anche esponendo la sua foto sui palazzi delle istituzioni".

    E ha già raccolto centinaia di firme l'appello per la liberazione di Azzarà 1 promosso da "Italians for Darfur", organizzazione che si occupa della crisi e del conflitto in atto nella regione sudanese dal 2003. Firme che saranno consegnate alle autorità sudanesi. "Dal giorno del rapimento - si legge in una nota apparsa sia sul sito sia sulla pagina Facebook dell'organizzazione - non trapelano notizie sostanziali, il che sembrerebbe confermare la natura anomala del sequestro. Nonostante l'impegno della Farnesina, appare determinante il pieno coinvolgimento delle istituzioni di Khartoum e delle rappresentanze sudanesi in Italia. Per questo lanciamo un appello affinché si adoperino pienamente quali intermediari per la liberazione di Francesco Azzarà. E' indubbio che solo attraverso il loro pieno coinvolgimento il sequestro dell'operatore di Emergency possa giungere alla migliore delle conclusioni".


    (14 settembre 2011)

    http://www.repubblica.it/esteri/2011...3/?ref=HREC1-2

  15. #15

    Sequestro Azzarà, il muro di gomma della Farnesina.

    http://www.dirittodicritica.com/2011...-darfur-25371/


    Diritto di critica ha deciso di rispondere positivamente all'appello disperato inviato dai familiari di Francesco Azzarà, da Emergency e dall'apposito comitato formatosi per salvare la vita del trentaquattrenne operatore di pace rapito più di un mese fa nel Darfur, mentre si stava recando all'aereoporto di Niala e che lavorava presso il centro pediatrico aperto da Emergency nel 2005. Francesco era già alla sua seconda missione.

    Quel che più preoccupa è il silenzio felpato che circonda la vicenda nei labirintici e tappezzati corridoi della Farnesina, il nostro Ministero degli Affari Esteri.

    Perché c'è innanzitutto questo da capire e da chiarire: se Francesco sia attualmente uno dei tanti affari "sporchi" italiani oppure un caso di rapimento tout court. L'impressione negativa che si ha è che di Francesco non si abbia più nessuna notizia solo e perché non ci sia più nessuno interessato a darla.

    Una solerte quanto anonima funzionaria della Farnesina alla quale ci siamo rivolti venerdì scorso così ci ha risposto: "C'è il silenzio stampa sulla cosa..." Come c'è il silenzio stampa? "Beh no non il silenzio stampa, forse mi sono espressa male: non è che c'è il silenzio stampa..." Ho capito... "E' che in questo momento loro vogliono evidentemente vedere che cosa c'è di nuovo e che cosa possono dire..." Ma chi segue la vicenda nel Ministero degli Esteri? "L'Unità di crisi: se lei gentilmente mi manda una mail, il nostro servizio stampa contatta l'Unità di crisi e vediamo che cosa..." Sì... "...l'Unità di crisi può dire". Segue la rinnovata richiesta di mandare una mail "qui alla segreteria del Ministro, presso il portavoce Massari, la rigirerò ai funzionari del servizio stampa che faranno da tramite con l'Unità di crisi". Passano tre giorni e non giunge risposta, né via mail, né ai recapiti telefonici puntualmente forniti.

    Ci rifacciamo vivi ieri, lunedì, per ascoltare le ultime parole famose dell'ufficio stampa del Ministero degli Esteri: "Su tutti i sequestrati non rilasciamo dichiarazioni né comunicati...E' una linea che abbiamo per tutti quanti i sequestrati, con Azzarà, piuttosto che con le navi...". Ma non potete neanche confermarci le notizie che sia vivo? "No...E' una linea dettata da motivi di sicurezza, problemi di intelligence, sono argomenti di cui non possiamo parlare".

    Ci siamo allora rivolti direttamente alla sede centrale di Emergency a Milano, per avere una drammatica conferma: le ultime notizie rassicuranti, che davano Francesco prigioniero ma in buone condizioni di salute risalgono al 17 agosto scorso. Da allora più nulla.

    Ce n'è abbastanza per preoccuparsi e rilanciare l'allarme, come ha fatto un apposito Comitato calabrese - "Francesco libero" - che è in diretto contatto con la famiglia di Azzarà e che sta invitando tutte le istituzioni ad esporre la sua effigie.

    Una cosa è il silenzio sulle ricerche e le trattative, richiesto dalla famiglia per la necessità di tutelarle, un'altra la vigile attenzione dei media, dato che viviamo in un Paese nel quale vanno avanti solo le notizie spettacolarizzate che riescono a sensibilizzare e a trascinare l'opinione pubblica.
    ‎"Siamo tutti nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle." - Oscar Wilde
    "Il dovere è ciò che pretendiamo dal prossimo, non quello che facciamo noi. " - Oscar Wilde
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