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Discussione: La Ma-Vib licenzia solo donne: «Staranno a casa con i figli»

  1. #1

    Azienda licenzia solo donne

    Azienda licenzia solo le donne:
    «Così stanno a casa con i figli»
    La motivazione: «Possono curare i bambini e comunque quello che portano a casa è il secondo stipendio»




    MILANO - Sciopero giovedì mattina a Inzago in difesa delle colleghe - tutte donne - licenziate dall'azienda Ma-Vib di Inzago.

    Allo sciopero, organizzato dal sindacato Fiom, mancavano però gli uomini: i colleghi maschi, «graziati» dai licenziamenti, dopo aver promesso mercoledì pomeriggio la loro partecipazione hanno invece preferito presentarsi regolarmente al posto di lavoro. La Ma-Vib, dove si producono motori elettrici per impianti di condizionamento, ha 30 dipendenti, in maggioranza operai, 12 uomini e 18 donne. «Per fronteggiare un calo produttivo ha deciso prima di mettere in cassa integrazione per brevi periodi (senza accordo sindacale) le operaie (solo le donne) e, oggi, di annunciare il licenziamento tra i 10 e i 13 lavoratori scegliendoli rigorosamente di sesso femminile», denuncia la Fiom, che sta seguendo la vertenza. «La motivazione della selezione dichiarata in sede Api (Associazione piccole medie imprese, ndr) - prosegue la Fiom - è davvero brillante: "Licenziamo le donne così possono stare a casa curare i bambini e poi, comunque, quello che portano a casa è il secondo stipendio". Al no ai licenziamenti si aggiunge l'indignazione per il becero, offensivo e discriminatorio atteggiamento dell'azienda», conclude il sindacato.
    LA REPLICA -L'azienda Ma-Vib replica alle critiche sostenendo che la cassa integrazione prima e il taglio dei posti di lavoro poi sono stati motivati da «ragioni oggettive». I proprietari non hanno però voluto rilasciare dichiarazioni.

    CAVALLI: DISCRIMINAZIONE SOCIALE - «I licenziamenti ai danni di 13 lavoratrici della MaVib rappresentano una pericolosa deriva sessista, che non può e non deve trovare spazio nel mondo del lavoro», commenta il consigliere regionale Giulio Cavalli. «Le motivazioni addotte alla base dell’interruzione del rapporto lavorativo non sono disattenzioni, ma scelte consapevoli che relegano le donne al ruolo di massaie e casalinghe che, per hobby, decidono di lavorare. Questo atteggiamento - continua Cavalli - non è solo un insulto di stampo medioevale, ma anche un preoccupante segnale di discriminazione sociale». «La Ma-Vib ha consapevolmente calpestato la dignità di tutte le lavoratrici e si è posta in netto contrasto con i principi della nostra Carta Costituzionale. Mi auguro - conclude il consigliere regionale - che ci sia quanto prima un ravvedimento da parte dell’azienda e che i suoi dirigenti escano dalle primitive categorie sociali ottocentesche».

    LA PROVINCIA CONVOCA I SINDACATI - «Un’azione gravissima che denota una totale mancanza di rispetto e discriminazione nei confronti delle donne. Un ritorno al passato che non può essere tollerato e giustificato in alcun modo», commenta l’assessore provinciale alle Pari opportunità, Cristina Stancari. «Le donne, e in particolar modo le donne lavoratrici, rappresentano un valore aggiunto per la nostra economia, ancora di più in questo momento di crisi economica», sottolinea l'assessore, che promette: «Domani incontrerò le lavoratrici e chiederò all’azienda un ripensamento a fronte di questa decisione che calpesta la dignità femminile». L’assessore Stancari e l’assessore provinciale al Lavoro e alla Formazione Paolo Del Nero hanno inoltre deciso di convocare i sindacati per approfondire la situazione. «Come assessorato al Lavoro - conclude l’assessore Paolo Del Nero - siamo disponibili ad attivare immediatamente un tavolo tecnico con sindacati e proprietà affinché sia possibile confrontarsi e analizzare il problema occupazionale nel suo complesso che riguarda, oltre le 13 lavoratrici già licenziate, i restanti 17 impiegati dell’azienda che ha deciso di ridurre produzione e personale».



    http://milano.corriere.it/milano/not...86051519.shtml

    ***********


    «Licenziamo le donne così possono stare a casa a curare i bambini, e poi quello che portano casa è il secondo stipendio...». Anno domini 2011 dopo Cristo, profondo nord.


    Siamo a Inzago, comune in provincia di Milano sulla strada che porta a Bergamo: qui galleggia tra crisi e ripresa la Ma-Vib, piccola azienda che produce motori elettrici per impianti di condizionamento, con 30 dipendenti, 18 donne e 12 uomini.

    Oggi scioperano, presidiano e decidono il da farsi, dopo le ultime prese di posizione di una proprietà ineffabile, uscita fresca fresca dall’italietta paternalistica degli anni Cinquanta e mai approdata al XXI secolo. Qualche calo produttivo, e la cassa integrazione inizia già quattro anni fa a corrente alternata, poi negli ultimi mesi si fa più massiccia (e senza anticipi), con una media di incidenza di 2-3 settimane al mese.

    Ma il punto è un altro: i dipendenti messi in cig sono solo donne, con l’eccezione di un uomo che sembra davvero confermare la regola.


    La motivazione, così come informano i sindacati, è grottesca: «Ci hanno spiegato che “le donne possono stare a casa a curare i bambini e che comunque il loro è il secondo stipendio” - dice Fabio Mangiafico della Fiom Cgil di Milano, che segue l’azienda manifatturiera - È purtroppo vero che la discriminazione nei confronti delle donne è una costante nei luoghi di lavoro, ma fatta in un modo così becero è un caso più unico che raro».

    L’incontro di ieri con i vertici aziendali ha fatto precipitare la situazione: ai sindacati che proponevano il contratto di solidarietà (si lavora meno, a stipendio ridotto ma senza licenziamenti), l’azienda ha opposto l’idea di aprire la procedura di mobilità (leggi, licenziare) una decina di dipendenti a partire da settembre, nonostante la prima opzione alleggerirebbe i conti esattamente come la seconda.

    Si tratterebbe, va da sè, delle stesse persone già colpite dalla cassa integrazione, ovvero praticamente solo donne. Anna (nome di fantasia, perchè la paura di rappresaglie è diffusa) lavora alla Ma-Vib da parecchi anni, di figli non ne ha (e non è l’unica), lo stipendio le serve eccome: «Il privato dei dipendenti è privato e a loro non deve interessare - dice - In azienda gli uomini sono un po’ protetti, la proprietà li vede come capifamiglia, e noi finora abbiamo subito la situazione, ma non intendiamo continuare a stare lì a guardare».

    Alla Ma-Vib in età di prepensionamento non c’è nessuno, e comunque i sindacati parlano di una situazione finanziaria e imprenditoriale con qualche difficoltà, qualche calo produttivo, ma senza i problemi drammatici che in questi anni di crisi molte altre aziende hanno invece dovuto fronteggiare.

    Le donne licenziande, tra i 30 e i 40 anni, sarebbero peraltro tutte operaie che montano i motori, quindi anche la strategia imprenditoriale resta oscura
    . «Se l’azienda dovesse insistere con i licenziamenti - riprende Mangiafico - è chiaro che non sarebbe difficile dimostrarne in sede legale il comportamento discriminatorio, ma intanto i tempi si allungherebbero, e molte dipendenti rimarrebbero fuori dalla fabbrica».

    http://www.unita.it/economia/la-ma-v...figli-1.309244
    La realtà dell'altro non è in cio' che ti rivela, ma in quel che non puo' rivelarti.
    Percio', se vuoi capirlo, non ascoltare le parole che dice, ma quelle che non dice.
    (K. Gibran)

    La sicurezza del potere si fonda sull’insicurezza dei cittadini (Leonardo Sciascia)

  2. #2

    Azienda licenzia solo le donne: cosi' stanno a casa con i figli

    http://milano.corriere.it/milano/not...86051519.shtml



    Azienda licenzia solo le donne:
    «Così stanno a casa con i figli»

    La motivazione: «Possono curare i bambini e comunque quello che portano a casa è il secondo stipendio»












    MILANO - Sciopero giovedì mattina a Inzago in difesa delle colleghe - tutte donne - licenziate dall'azienda Ma-Vib di Inzago. Allo sciopero, ha riferito il responsabile Fiom Fabio Mangiafico, ha partecipato l'80% degli operai. Mancavano però gli uomini: i colleghi maschi, «graziati» dai licenziamenti, dopo aver promesso mercoledì pomeriggio la loro partecipazione hanno invece preferito presentarsi regolarmente al posto di lavoro. La Ma-Vib, dove si producono motori elettrici per impianti di condizionamento, ha 30 dipendenti, in maggioranza operai, 12 uomini e 18 donne. «Per fronteggiare un calo produttivo ha deciso prima di mettere in cassa integrazione per brevi periodi (senza accordo sindacale) le operaie (solo le donne) e, oggi, di annunciare il licenziamento tra i 10 e i 13 lavoratori scegliendoli rigorosamente di sesso femminile», denuncia la Fiom, che sta seguendo la vertenza. Le lavoratrici a rischio licenziamento hanno tra i 30 e i 40 anni e sono inquadrate come operaie nel montaggio dei motori. «La motivazione della selezione dichiarata in sede Api (Associazione piccole medie imprese, ndr) - prosegue la Fiom - è davvero brillante: "Licenziamo le donne così possono stare a casa curare i bambini e poi, comunque, quello che portano a casa è il secondo stipendio". Al no ai licenziamenti si aggiunge l'indignazione per il becero, offensivo e discriminatorio atteggiamento dell'azienda», conclude il sindacato.

    L'AZIENDA NON REPLICA - La Ma-Vib - una piccola impresa a conduzione familiare diretta da nonno, padre e nipote - replica alle critiche sostenendo che la cassa integrazione prima e il taglio dei posti di lavoro poi sono stati motivati da «ragioni oggettive». I titolari non hanno però voluto rilasciare dichiarazioni e rimangono chiusi nei loro uffici senza parlare con nessuno.

    LA PROVINCIA CONVOCA I SINDACATI continua
    Vik vive!

  3. #3
    Ma non è illegale?

  4. #4
    Citazione Originariamente Scritto da ni3mi Visualizza Messaggio
    Ma non è illegale?
    è illegale e idiota.

    sono i sintomi di una società in declino ed in una crisi economica di tale portata, che solo pochi riescono a comprenderla appieno in tutti gli aspetti.

    è cannibalismo sociale, non si hanno vie d'uscita.....e si comprimono i soggetti deboli e (pretestuosamente) marginali, pensando così di uscire dalla mancanza di idee e di proposte.......

    questa epoca sarà caratterizzata dalla estrema minchionaggine delle dirigenze industriali ed economiche.

    ....si pagherà tutto, non temete.

    Arjuna
    ________________________________________________________
    "A pensare male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca" (Belzebù Andreotti)

  5. #5
    era già aperta la stessa discussione qui:
    http://www.metaforum.it/showthread.p...-licenzia-solo...
    La realtà dell'altro non è in cio' che ti rivela, ma in quel che non puo' rivelarti.
    Percio', se vuoi capirlo, non ascoltare le parole che dice, ma quelle che non dice.
    (K. Gibran)

    La sicurezza del potere si fonda sull’insicurezza dei cittadini (Leonardo Sciascia)

  6. #6

    La Ma-Vib licenzia solo donne: «Staranno a casa con i figli»

    La Ma-Vib licenzia solo donne: «Staranno a casa con i figli»



    di Laura Matteucci




    «Licenziamo le donne così possono stare a casa a curare i bambini, e poi quello che portano casa è il secondo stipendio...». Anno domini 2011 dopo Cristo, profondo nord.

    Siamo a Inzago, comune in provincia di Milano sulla strada che porta a Bergamo: qui galleggia tra crisi e ripresa la Ma-Vib, piccola azienda che produce motori elettrici per impianti di condizionamento, con 30 dipendenti, 18 donne e 12 uomini.

    Oggi scioperano, presidiano e decidono il da farsi, dopo le ultime prese di posizione di una proprietà ineffabile, uscita fresca fresca dall’italietta paternalistica degli anni Cinquanta e mai approdata al XXI secolo. Qualche calo produttivo, e la cassa integrazione inizia già quattro anni fa a corrente alternata, poi negli ultimi mesi si fa più massiccia (e senza anticipi), con una media di incidenza di 2-3 settimane al mese.

    Ma il punto è un altro: i dipendenti messi in cig sono solo donne, con l’eccezione di un uomo che sembra davvero confermare la regola.

    La motivazione, così come informano i sindacati, è grottesca: «Ci hanno spiegato che “le donne possono stare a casa a curare i bambini e che comunque il loro è il secondo stipendio” - dice Fabio Mangiafico della Fiom Cgil di Milano, che segue l’azienda manifatturiera - È purtroppo vero che la discriminazione nei confronti delle donne è una costante nei luoghi di lavoro, ma fatta in un modo così becero è un caso più unico che raro».

    L’incontro di ieri con i vertici aziendali ha fatto precipitare la situazione: ai sindacati che proponevano il contratto di solidarietà (si lavora meno, a stipendio ridotto ma senza licenziamenti), l’azienda ha opposto l’idea di aprire la procedura di mobilità (leggi, licenziare) una decina di dipendenti a partire da settembre, nonostante la prima opzione alleggerirebbe i conti esattamente come la seconda.

    Si tratterebbe, va da sè, delle stesse persone già colpite dalla cassa integrazione, ovvero praticamente solo donne. Anna (nome di fantasia, perchè la paura di rappresaglie è diffusa) lavora alla Ma-Vib da parecchi anni, di figli non ne ha (e non è l’unica), lo stipendio le serve eccome: «Il privato dei dipendenti è privato e a loro non deve interessare - dice - In azienda gli uomini sono un po’ protetti, la proprietà li vede come capifamiglia, e noi finora abbiamo subito la situazione, ma non intendiamo continuare a stare lì a guardare».

    Alla Ma-Vib in età di prepensionamento non c’è nessuno, e comunque i sindacati parlano di una situazione finanziaria e imprenditoriale con qualche difficoltà, qualche calo produttivo, ma senza i problemi drammatici che in questi anni di crisi molte altre aziende hanno invece dovuto fronteggiare.

    Le donne licenziande, tra i 30 e i 40 anni, sarebbero peraltro tutte operaie che montano i motori, quindi anche la strategia imprenditoriale resta oscura. «Se l’azienda dovesse insistere con i licenziamenti - riprende Mangiafico - è chiaro che non sarebbe difficile dimostrarne in sede legale il comportamento discriminatorio, ma intanto i tempi si allungherebbero, e molte dipendenti rimarrebbero fuori dalla fabbrica».

    http://www.unita.it/economia/la-ma-v...figli-1.309244

  7. #7
    L’azienda che licenzia le donne





    di Maria Silvia Sacchi



    “Azienda licenzia solo le donne: “Così stanno a casa con i figli”. Trovate questo titolo nella home page di Corriere.it.

    In attesa che l’azienda, la Mavib di Inzago, in provincia di Milano, offra la propria versione, il caso mette in evidenza alcuni elementi generali su cui vale la pena fermarsi.

    1) La maggioranza dei dipendenti della Mavib sono operai e di questi operai la maggioranza sono donne. Si conferma, quindi, l’organizzazione largamente presente nelle imprese italiane che vede le donne ai livelli meno rilevanti della piramide lavorativa. Un dato che non può non far riflettere, soprattutto a distanza di soli due giorni dall’approvazione della legge che introduce anche in Italia le quote di genere nei consigli di amministrazione delle società quotate e società a controllo pubblico.

    Per questo è opportuno richiamare qui l’allarme di Mario Draghi nel suo ultimo discorso da governatore della Banca d’Italia prima di passare alla Banca centrale europea, sull’incredibile spreco di talenti femminili.

    2) L’affermazione che è meglio licenziare le donne perché “possono curare i bambini e comunque quello che portano a casa è un secondo stipendio” evidenza una visione delle donne, della famiglia e della società che contrasta con l’evoluzione che donne, famiglia e società hanno avuto negli ultimi decenni. Ci sono più donne attente alla propria istruzione e che investono nel proprio lavoro/autonomia, meno matrimoni, una maggior instabilità coniugale/affettiva, si fanno meno figli, ci sono donne che scelgono di non avere figli, c’è un aumento delle famiglie monoparentali e dei singoli e una crescita delle persone anziane: solo per citare alcuni dei cambiamenti più rilevanti. Mutamenti tumultuosi e non ancora assorbiti. Tutt’altro.

    3) L’equazione donna-moglie-madre immobile nel tempo è sempre meno vera, ma ne permane nella società lo stereotipo. Lo diceva bene la ricerca, già ricordata su questo blog, realizzata dalla Camera di commercio di Monza e Brianza, secondo la quale per metà degli imprenditori lombardi le donne con famiglia sono le più “assenteiste” sul posto di lavoro e per il 10% di loro “conciliare” vita privata e lavoro riduce la produttività. Va ricordato che erano opinioni, non numeri realimente registrati. Nella mente degli imprenditori ascoltati, soprattutto piccoli e medi, insomma, c’è una associazione automatica tra donna con famiglia e assenza dal lavoro/minor produttività.

    4) Se rimane lo stereotipo, della donna-moglie-mamma c’è anche il rimpianto a leggere alcuni dei commenti lasciati da donne e da uomini sul sito di Corriere.it a proposito del caso Mavib. Il punto è che siamo a “metà del guado”, come ricorda anche Gattamatta75 in un commento all’ultimo post sulle quote ros. Il momento più difficile: si è percorso un pezzo di strada, ma non si è ancora compiuto quello che manca per arrivare a una parità vera. In questa fase è essenziale fermarsi e capire dove si vuole andare, verso quale tipo di società, per ridefinire ruoli e rapporti tra donne e uomini.

    5) Uno solo degli uomini dipendenti della Mavib ha partecipato allo sciopero indetto dalle colleghe. Tutti gli altri sono entrati al lavoro, regolarmente. C’è la crisi economica, vero. C’è, forse, anche il prevalere degli interessi individuali su quelli collettivi?

    6) Infine, qualche notizia su Mavib, ricavata attraverso i documenti della Camera di commercio. Mavib è di proprietà della famiglia Colombo. Il presidente è Franco Colombo, 85 anni, proprietario dell’81,84% del capitale. Amministratore delegato il figlio Ivaldo, 56 anni. Nel 2009 l’azienda ha fatturato 5,9 milioni di euro, quasi il 20% in meno dell’anno precedente, e ha perso quasi 10mila euro, meglio dei quasi 200mila euro persi del 2008. Il reddito operativo (principale variabile relativa all’andamento economico) “risulta in netto miglioramento dando concreti segnali di ripresa”. Il 2010 non è ancora disponibile su Cerved, ma il consiglio di amministrazione che ha discusso l’andamento del primo semestre 2010 parla di un fatturato che “sembra essersi ripreso, attestandosi già al 75% dell’intero fatturato 2009, segno di una ripresa del mercato, anche in considerazione del fatto che rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente risulta un incremento del 56,7%”. “Nettamente migliorata l’area della gestione operativa” e anche “la situazione finanziaria a breve-medio termine risulta in equilibrio al 30 giugno”.

    L’azienda finora non ha voluto fornire la propria versione dei fatti. Fiom ha parlato di licenziamenti motivati dal venir meno della produzione.

    Nel bilancio 2009 della società si dice che sono state sostenute spese per registrare nome e logo di fabbrica sia sul territorio europeo che su quello cinese. Possibile ipotizzare prossime delocalizzazioni produttive?

    http://27esimaora.corriere.it/artico...nzia-le-donne/

  8. #8

  9. #9
    È scandaloso! Ma quel che è peggio, è che ormai non fanno neanche clamore questi licenziamenti "sessisti". Pensavo che fosse già abbastanza grave il fatto che molte aziende inducono le mamme lavoratrici ad andarsene, ma addirittura decantare le motivazioni per cui si licenziano solo le donne... è davvero un gran brutto segno! Sono molto preoccupata! Mi consola il fatto di aver messo al mondo due maschi, almeno loro avranno meno problemi!
    ‎"Siamo tutti nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle." - Oscar Wilde
    "Il dovere è ciò che pretendiamo dal prossimo, non quello che facciamo noi. " - Oscar Wilde
    "Ogni volta che la gente è d'accordo con me provo la sensazione d'aver torto." - Oscar Wilde

  10. #10
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  11. #11
    MA-VIB: MAI DISCRIMINATO PERSONALE FEMMINILE


    La Ma-Vib, l'azienda di Inzago, nel milanese, accusata dalla Fiom di voler licanziare solo lavoratrici donne, respinge le accuse e annuncia denunce. "Con riferimento - scrive la societa' in una nota - agli articoli di stampa e ai servizi televisivi e radiofonici, nei quali e' stata riferito che Ma-Vib Spa sarebbe intenzionata ad assumere provvedimenti discriminatori nei confronti del proprio personale femminile, e che il Sig. Ivaldo Colombo, Amministratore Delegato della stessa, avrebbe pronunciato le frasi apparse e riportate in occasione dell'ultimo incontro presso Confapi Milano, ("cosi' stanno a casa con i figli" ndr.) Ma-Vib Spa ed il Sig.Colombo, precisano" che "mai il Sig.Ivaldo Colombo ha pronunciato le frasi riportate negli articoli di stampa, cosi' come verra' dimostrato nelle competenti sedi giudiziarie a seguito della denuncia che si riserva di depositare"; e"mai la Ma-Vib Spa ha inteso adottare politiche discriminatorie nei confronti del proprio personale dipendente femminile". "Se verranno adottati, infatti, provvedimenti il prossimo mese di settembre, a seguito dell'attuale gravissima crisi aziendale, - prosegue la nota - questi potrebbero riguardare il reparto produzione, ovvero il reparto che maggiormente sta soffrendo la crisi, e in misura minore il settore impiegatizio. Purtroppo il reparto produzione e' quello che attualmente occupa 18 donne su 20 addetti. E' questa l'unica ragione 'tecnica' che potrebbe veder coinvolte piu' donne che uomini e non certamente per una volonta' discriminatoria della societa' e del Sig.Colombo. Ovviamente Ma-Vib Spa e i suoi responsabili sperano e si stanno attivando per superare l'attuale momento di difficolta', in modo che nessun provvedimento debba essere adottato, ovvero si augurano che esso sia il piu' contenuto possibile". (AGI)

    fonte

  12. #12
    http://oneenergydream.blogspot.com/2...city-ha-9.html


    04/lug/2011




    La donna più potente della City ha 9 figli ed è moglie di un SAHD (stay at home dad)







    --------------------------------------------------------------------------------


    La donna di successo che è anche madre ha bisogno di un marito casalingo; un compagno che si occupi dei figli, che mandi avanti la casa, che abbia sotto controllo i compiti così come le lezioni di karaté e di pianoforte. La tesi arriva da un'esperta: Helena Morrissey, amministratore delegato del gruppo d'investimento Newton. Quella che è considerata la donna più potente della City gestisce un fondo di circa 50 miliardi di sterline e 400 dipendenti. Ogni sera alle 18.00 stacca e corre a casa dai nove figli.


    "L'idea che una donna possa avere una famiglia, un gruppo di amici e allo stesso tempo un lavoro duro e impegnativo quando anche il marito lavora a tempo pieno è, se non impossibile, poco realistica'', ha sottolineato Morrissey al Sunday Times.

    "Qualcosa alla fine cede. Abbiamo bisogno di un nuovo modo di pensare e di vedere le cose. Forse al momento c'è un po' di negatività attorno alla figura di un uomo che lascia il lavoro per occuparsi dei figli, ma sicuramente aiuterebbe a spianare la strada per le donne''.



    La sua strada è libera dai tempi in cui aspettava il quarto figlio. Il marito Richard, allora, faceva il giornalista. Insieme hanno deciso che sarebbe stato lui a rinunciare al lavoro e a rimanere a casa.

    "E' una parte importante dell'equazione'', ha precisato Morrissey. "E' difficile per due genitori che lavorano a tempo pieno tirare su figli felici ed equilibrati''.

    Il signor Morrissey, oltre che a fare il casalingo (con tata, chiaramente), nell'arco degli anni ha messo la laurea in legge presa all'università di Cambridge nel cassetto e studiato filosofia buddhista, adesso fa lezioni di meditazione. I bambini? Hanno dai due ai 19 anni, il più grande è in collegio (a Eton), l'anno prossimo andrà all'università.

    Nel mondo anglosassone la figura del marito casalingo – house husband, or SAHD, stay at home dad – è sempre più comune. Sarebbero oltre 200.000 gli uomini con figli che, per scelta o circostanze, sono a casa a a rifare i letti, a preparare la cena e prendersi cura della famiglia. L'incidenza sale nell'ambiente della finanza e del business. A un summit di donne di successo organizzato l'anno scorso dalla rivista Fortune un terzo delle partecipanti aveva un marito a casa. Per Lucy Kellaway, editorialista del Financial Times, si tratta di un fenomeno accertato.


    "Se la donna di successo oggi non arriva ai massimi livelli – ha scritto – è perché viene ostacolata non sul lavoro quanto a casa: vuol dire che ha sposato un uomo che mette la sua carriera prima di quella della moglie''.

    Kellaway ha scavato nel menage privato delle 50 donne di maggior successo al mondo e trovato dati interessanti. Quasi tutte hanno figli, ma nessuna sembra aver sposato un uomo alpha, ovvero professionalmente aggressivo e ambizioso.

    "Indra Nooyi, amministratore delegato di Pepsi, ha un marito che si è messo in proprio per seguire la moglie e prendersi cura dei figli, idemIrene Rosenfeld, alla guida di Kraft, idem Ursula Burns, di Xerox''.

    Per Morrissey la questione dell'equilibrio familiare e della divisione delle mansioni domestiche è particolarmente importante: il suo nuovo obiettivo, infatti, tocca tutte le donne professioniste.

    L'anno scorso ha fondato il 30% Club, un gruppo che mira, entro il 2015, a portare più donne nel consiglio d'amministrazione delle maggiori aziende del Regno Unito. Oggi solo il 12.5% dei dirigenti sono donne. In quattro anni Morrissey vuole portare il totale al 30%.

    "Come mai sono così poche le donne ai vertici?", si è chiesta. "Per tutto l'iter accademico hanno gli stessi voti degli uomini, cosa succede dopo, non posso credere che si perdano a 30 anni. Abbiamo la tecnologia per permettere alla gente di lavorare da casa e part-time. Tutte le ricerche realizzate in questo campo traggono le stesse onclusioni: le società che si avvalgono delle donne ottengono risultati migliori''.
    Vik vive!

  13. #13
    però ragazze, mi aspettavo che qualcuna di voi mi chiedesse in prestito qualche cosuccia utile alla bisogna.
    che ne so: una mazza da baseball, l'indirizzo della Ma-Vib, un bastone da hockey....

  14. #14
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

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