19 aprile 2011
di Christian Parenti
The Nation, 18 aprile 2011
Titolo originale: «Nuclear Dead End: It’s the Economics, Stupid»
Per circa un decenio, i sostenitori del nucleare ci hanno detto che un ‘rinascimento nucleare’ era in corso, grazie all’avvento dei più economici, efficaci e veloci da realizzare reattori di terza generazione’ e ‘quarta generazione”. Le loro fila si sono negli ultimi tempi ingrossate con l’arrivo di forti sostenitori del nucleare verde come George Monbiot, che ha recentemente abbracciato l’energia nucleare come alternativa ai combustibili fossili nel tentativo di mitigare i cambiamenti climatici. Gli attivisti contro il nucleare come Helen Caldicott hanno risposto mettendo in guardia su un’apocalisse nucleare e sui pericoli del cancro indotto da radiazioni (vedi il dibattito su Democracy Now!).
Tuttavia questo dibattito, caratterizzato da una moralità impellente, tende normalmente a ignorare gli aspetti economici del nucleare. Parliamo di fattori economici quali i costi, la rete di distribuzione, le risorse finanziarie e la redditività che verrà determinata in futuro da questa scelta energetica. Finora i calcoli in dollari e in centesimi per l’energia nucleare non tornano.
La questione del nucleare diventa ancora più debole se si considera l’arco di tempo ridotto dei cambiamenti climatici: le emissioni di carbonio devono scendere prima e in maniera più rapida di quanto consentirebbe il lento e costoso processo per la costruzione di nuove centrali. I sostenitori dell’energia nucleare, e i verdi come Monbiot, sembrano dimenticare che i reattori non si costruiscono da soli. Sono costruiti e gestiti da enti specializzati in un contesto di specifiche condizioni economiche come il costo dei capitali, il costo dei metalli speciali, i costi di assicurazione e la disponibilità di manodopera qualificata. Una volta che queste questioni economiche vengono approfondite, la capacità di sopravvivenza della potenza dell’atomo cade a pezzi.
Inoltre, considerare la rinascita del nucleare come la panacea dei cambiamenti climatici è pericoloso perchè rischia di ritardare il passaggio all’energia pulita. Premere continuamente sul nucleare come una spesa opportuna significa che ogni dollaro, ogni euro che verranno spesi per l’energia nucleare non verranno spesi in tecnologie pulite come l’eolico, l’idroelettrico, il solare e la cinetica delle maree.
Per prima cosa, un pò di storia: la prima ondata di produzione di energia nucleare ha raggiunto il suo apice dopo l’embargo petrolifero arabo del 1973. Lo shock politico e economico spinse molte economie avanzate a buttarsi nella costruzione di reattori. La logica era sostanzialmente geostrategica e non economica: è meglio avere l’energia dal nucleare che non averla anche se si opera economicamente in perdita; meglio sovvenzionare una parte dell’economia piuttosto che vederla crollare completamente se non si può importare petrolio. In particolare, il Giappone e la Francia hanno convertito la maggior parte della loro produzione di energia dai fossili al nucleare.
Ma questi reattori di seconda generazione, che rappresentano la parte più consistente dell’attuale flotta nucleare nel mondo (443 centrali), presto si sono rivelati eccessivamente costosi e lunghi da costruire. Negli Stati Uniti, dopo l’incidente di Three Mile Island centinaia di progetti previsti sono stati cancellati e le costruzione di centrali in tutto il mondo è andata a rilento. Il concetto di fallimento ha cominciato ad entrare nella famiglia dell’energia nucleare, e gli investitori ad allontanarsi.
Anche in Francia e Giappone la costruzione di nuovi reattori si è per lo più arrestata. Nel mondo, la Francia è il paese che gira di più sul nucleare perchè il suo sistema è fortemente socializzato: le varie aziende che hanno costruito e gestito le centrali nucleari non ne hanno mai tratto profitto e sono riusciti a scaricare la maggior parte dei loro debiti sulla collettività. In Giappone, i reattori sono stati fortemente sovvenzionati.
Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna il superamento dei costi delle centrali nucleari ha contribuito al fallimento di molte aziende di servizio che gestivano gli impianti. Negli Stati Uniti, a metà degli anni ’90 queste perdite hanno contribuito ad inaugurare la debaclé della de-regolamentazione dell’energia che ha incrementato i costi dell’energia e ha provocato dei blackout in California. Quando la Gran Bretagna ha iniziato a privatizzare i suoi servizi, i suoi reattori nucleari erano considerati così inutili che non hanno trovato degli acquirenti. Alla fine del 1996, il Governo è riuscito a darli via. Ma la società che li ha sopravvalutati, la British Energy, nel 2004 è stata salvata attraverso 3,4 miliardi di sterline a fondo perduto.
E’ stato intorno alla fine di questo millenio che personalità di primo piano come il Primo Ministro britannico Tony Blair e il senatore del New Mexico, Pete Dominici sono diventati i più convinti sostenitori di una seconda rinascita dell’atomo. Si, siamo daccordo, le critiche ai vecchi apparecchi erano corrette. Ma i nuovi reattori di terza e quarta generazione saranno sicuri, economici e veloci da costruire.
Nel febbraio 2002, l’amministrazione Bush ha cercato di fare ripartire le centrali nucleari con il proprio ‘Nuclear Power 2010‘, un pacchetto di sussidi e di procedure di programmazione semplificate. Ci si aspettava che questi incentivi avrebbero potuto portare almeno a un reattore di III generazione + in stato di operatività entro il 2010.
E’ vero che i reattori di terza generazione sono più sicuri rispetto ai MAC GE 1 di Fukushima, di Vermount Yankee e di altri impianti in giro per il mondo, ma la nuova tecnologia non è nè a buon mercato, nè velocemente realizzabile. Dopo un decennio nel quale il Governo Federale ha fatto tutto quello che poteva per migliorare questa nuova tecnologia è stato approvato solo un progetto di reattore III+. In Georgia sono appena iniziati i lavori per la sua realizzazione, e ci sono già degli scontri tra le società di servizio, la Southern Company e la Nuclear Regulatory Commission. Inoltre questo progetto sta andando avanti solo perchè l’impianto verrà realizzato in una delle poche regioni degli Stati Uniti dove il mercato dell’energia non è liberalizzato. Ciò significa che le società di distribuzione, che operano in base a dei costi eccessivi, scaricheranno sui consumatori una parte di questi costi.
Un altro reattore che è in fase di realizzazione negli Stati Uniti è quello presso la Tennessee Valley Authority. Ma la realizzazione di questo reattore di II generazione, progettato dalla Westinghouse nel 1960, ha avuto inizio nel 1972 e terminerà nel 2012.
In Europa occidentale la situazione è analoga. Sono due i reattori III + in costruzione.
L’impianto più vicino al completamento è quello di Olkiluoto in Finlandia. Questo ERP da 1.600 megawatts è in fase di realizzazione da parte della Areva, una società nucleare controllata dal governo francese. La sua realizzazione era stata pianificata in quattro anni al costo di 5 miliardi di dollari. Ma oggi per realizzarlo ci vorranno otto anni e una spesa suplementare del 68 per cento in più, per un costo finale previsto di 8,4 miliardi di dollari. Alcuni cominciano a temere che il reattore di Olkiuoto possa essere un fiasco.
L’altro ERP in costruzione si trova a Flamanville, in Francia. E’ iniziato nel 2007 e ora ha già accumulato due anni di ritardo e uno sforamento di almeno il cinquanta per cento del badget. Nel migliore dei casi verrà aperto nel 2012.
Negli Stati Uniti, il programma di collaudo della Nuclear Regulatory Commission per certificare la sicurezza dell’EPR è in ritardo di due anni.
Ci sono 64 centrali di vecchia generazione in costruzione in tutto il mondo, la maggior parte delle quali si trovano in Asia. Sessantaquattro reattori potrebbero sembrare tanti, ma quando si effettua un confronto con la fame complessiva di energia del mondo non è molto. Se tutte queste centrali entreranno in funzione verranno raggiunti i 62,56 gigawatt di capacità, che rappresentano meno di un terzo della energia eolica prodotta in questo momento nel mondo che ammonta a 196,63 gigawatt alla fine del 2010.
Delle sessantaquattro centrali nucleari in costruzione, ben 27 sono in Cina e 11 in India. La Cina ha già tredici reattori operativi che producono meno del 2 per cento dell’energia che viene consumata in Cina. L’India ottiene un pò più del 2 per cento dalle centrali attualmente funzionanti. Se la Cina riuscirà a realizzare tutte le centrali che ha progettato arriverà al 9 per cento dell’energia totale che viene utilizzata nel paese.
Anche con il vento la Cina sta superando il nucleare. La potenza totale eolica istallata in Cina, che raddoppia di anno in anno, è arrivata a 44,7 gigawatt alla fine del 2010, e in questo settore è stato pianificato di arrivare a 200 gigawatt entro il 2020, secondo il rapporto China Wind Power Outlook 2010. Invece i 10,6 gigawatt di energia nucleare in linea oggi diventeranno solo 27 gigawatt se tutti gli impianti previsti verranno realizzati. «La Cina non sta percorrendo la strada che ha intrappreso la Francia negli anni settanta», ha dichiarato Stephen Thomas, un professore di economia della Università di Greenwich, in Gran Bretagna.
Attraverso una sua analisi, l’economista Mark Cooper, il massimo esperto della Vermont Law School (USA), ha trovato che l’aggiunta di nuovi 100 reattori in rete degli Stati Uniti costerebbe tra i 1.900 e i 4.100 miliardi di dollari. E il problema non è solo questo investimento diretto.
«Una volta che una società di servizi abbraccia un enorme progetto nucleare, le sue risorse finanziarie sono completamente vincolate. L’Amministrazione della società è completamente vincolata. Comincia allora valutare tutte le altre alternative, più efficienti come le rinnovabili, che si possono comprare un pò per volta, senza i rischi di un enorme progetto», ha dichiarato Cooper, «E alla fine diventa fortemente ostile a motivazioni di tipo politico se produrre in questo modo energia è alla fine anche eccessivamente costoso».
Attraverso una analisi comparativa tra i vari Stati americani, Cooper ha rilevato che gli Stati che hanno investito pesantemente nell’energia nucleare hanno ottenuto i risultati peggiori in termini di efficenza e di sviluppo delle energie rinnovabili, diversamente da quelli che non hanno grandi programmi nucleari. In altre parole: gli investimenti nell’energia nucleare fanno piazza pulita dello sviluppo di energia pulita. Questo è pericoloso perchè il problema principale delle fonti rinnovabili alternative è ancora la differenza di prezzo rispetto alle alle fonti fossili. Come ho scritto in questo articolo, le economie di scala, insieme alle sovvenzioni e alla pianificazione, contribuiranno a colmare questo divario di prezzo.
Solo quando energie pulite come il vento, il solare, l’idroelettrico (e i motori elettrici) diverranno più economiche rispetto alle altre opzioni, il capitalismo abbandonerà i combustibili fossili. La buona notizia è che la tecnologia pulita sta ricuperando posizioni. Un autorevole studio della banca di investimento Lazard Ltd. ha scoperto che il vento batte il nucleare e che il solare si sta avvicinando al nucleare. La competizione sta diventando interessante. Il Worldwatch Institute ha reso noto che tra il 2004 e il 2009, l’elettricità eolica (ma non la capacità di potenza effettiva) è aumentata del 27 per cento, mentre il solare è cresciuto del 54 per cento. Nello stesso periodo, la produzione reale di energia nucleare è diminuita di mezzo punto percentuale.
FONTE: Guerre Contro



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