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Discussione: Pubertà precoce

  1. #1

    Pubertà precoce

    Già grandi a otto anni
    l'anticipo da record delle donne bambine






    Dagli estrogeni alla tv, perché la pubertà arriva sempre prima.
    Trent'anni fa l'età dello sviluppo iniziava a dodici, la media oggi è scesa a undici.
    E in cinque casi su cento scatta addirittura in piena infanzia



    MICHELE BOCCI


    L'infanzia si sta accorciando. C´è sempre meno tempo per essere bambini, tra stimoli esterni che impongono di crescere in fretta e diventare prima possibile come gli adulti e cambiamenti fisiologici che anticipano la pubertà. Succede soprattutto alle bimbe con il primo accenno di seno alle elementari, atteggiamenti disinibiti e un look sempre più simile a quello di un´adolescente, magari con il plauso della mamma. Le chiamano donne bambine e secondo gli esperti sono in continuo aumento.
    Negli Stati Uniti, dice una ricerca svolta di recente in North Carolina, le piccole che iniziano lo sviluppo puberale già a 7 anni, magari per poi concluderlo in tempi normali, sono passate dal 5 al 10% del totale. Mentre nel nostro Paese si calcola che la vita infantile abbia perso un anno nel giro di appena una generazione. In concreto, se le mamme di oggi hanno concluso lo sviluppo, in media, a 12 anni, le loro figlie lo hanno fatto a 11. Un fenomeno sociale, certo, ma che prima ancora può essere legato a una vera e propria patologia: la cosiddetta pubertà precoce. Si tratta dell´arrivo della prima mestruazione molto in anticipo, intorno agli 8 anni: un tempo accadeva a circa il 3% delle bambine, oggi ne interesserebbe il 5%.
    I numeri arrivano dall´unica ricerca su larga scala fatta nel nostro Paese. L´autore è Gianni Bona, responsabile della clinica pediatrica di Novara. «In ambulatorio vediamo sempre più bambine che sviluppano velocemente. Anche ai maschi succede, ma è più difficile verificarlo perché non ci sono le mestruazioni a sancire la conclusione dello sviluppo puberale». La pubertà precoce va curata perché ha un forte impatto sulla crescita psicologica e fisica. «Le bambine vanno incontro a problemi perché il loro corpo cambia mentre loro sono ancora piccole - prosegue Bona - Poi chi conclude presto la pubertà resta più basso. Ricerche svolte nei campus universitari Usa ci dicono che l´altezza media delle femmine si sta abbassando».

    Le cause dell´anticipo della pubertà si studiano da anni. Di recente in Germania hanno messo sotto accusa certe plastiche usate per biberon, vestiti e pentole. «Le ipotesi sono molte - dice sempre Bona - Si pensa a sostanze come i fitoestrogeni contenuti nei vegetali. Oppure a composti sintetici che mimano gli estrogeni. In generale si sa che l'inquinamento ambientale ha un ruolo, ma non è mai stato dimostrato con certezza».

    Qualcun altro punta il dito sugli stimoli esterni. «Certe immagini erotiche che passano in televisione o sui giornali, possono avere un ruolo», dice Chiara Ciampi, neuropsichiatra infantile al pediatrico Meyer di Firenze. «Il nostro ospedale e l´università hanno dimostrato in una ricerca che guardare troppa tv innesca una reazione ormonale che anticipa i primi segni della pubertà».
    Il problema oltre che fisiologico, in un Paese dove ogni anno oltre 10mila adolescenti tra i 15 e i 19 anni partoriscono e 4mila abortiscono e dove secondo una recente ricerca svolta a Genova il primo rapporto per qualcuno arriva già a 11 anni, diventa anche psicologico. E culturale. «Visitando le nostre pazienti viene spesso il sospetto che faccia piacere alle mamme vederle crescere velocemente» conferma la dottoressa Ciampi. Rientra nella tendenza della nostra società a non voler vivere fino in fondo le varie età, come l´infanzia appunto o la vecchiaia. «Il nostro mondo crea un clima che spinge alla maturità precoce, se non fisica almeno mentale», spiega lo psicologo Fulvio Scaparro, autore con Marcello Bernardi del libro "La vita segreta del bambino". «Molti genitori non capiscono l´importanza che ha l´infanzia nello sviluppo di una persona e vogliono farla passare più velocemente possibile. Il problema non è la bimba che si vuole truccare, quello è un gioco. Il problema sono gli adulti che invece di sdrammatizzare si compiacciono di questo suo voler sembrare grande».

    03 OTTOBRE 2010

    http://www.repubblica.it
    ...

  2. #2
    Piccole donne crescono prima





    MICHELA MARZANO



    C´è un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per piangere e un tempo per ridere, recita il Qohelet. Per ogni cosa c´è un suo momento. O almeno ci dovrebbe essere. Perché ormai il ritmo del tempo e delle stagioni sembra del tutto scombussolato.
    Da un lato, gli adulti si comportano sempre di più in modo infantile e rifiutano di assumersi la responsabilità delle proprie azioni (sindrome di Peter Pan). Dall´altro, cresce il numero di bambini e di bambine che abbandonano l´infanzia troppo presto. Poco importa se all´origine della "pubertà precoce" ci siano delle ragioni strettamente biologiche oppure un insieme eterogeneo di motivi socioculturali, ormonali e genetici. Ciò che conta è il risultato. Il fatto che molti bimbi si ritrovano a vivere, ancora piccoli, quello che i propri genitori avevano potuto vivere un po´ più tardi. Ma si possono veramente bruciare le tappe della vita solo perché il proprio corpo si trasforma e cambia più velocemente? Si può pretendere che una bambina di 8 anni si comporti come una "signorina" solo perché le sono venute le mestruazioni?

    Crescere non significa solo trasformarsi fisicamente. Significa soprattutto avere la possibilità di imparare a "tenersi su" da soli, come spiega lo psicanalista D. Winnicott. Ma per riuscire a diventare autonomi, i bambini hanno bisogno che gli adulti si occupino di loro, rispettandone i bisogni e le esigenze. Quando si è piccoli, si è fragili e indifesi. Si dipende completamente dai propri genitori. Si ha bisogno delle loro attenzioni e delle loro tenerezze anche solo per imparare a giocare. È solo lentamente che ci si abitua a fare a meno di loro, a distaccarsi dal modello paterno e materno e a comportarsi in modo maturo. Sono gli adulti che devono "adattarsi" ai bambini e non il contrario. Sono loro che dovrebbero proteggere l´infanzia dei propri figli senza spingerli, prima del tempo, a diventare grandi. Tanto più che la pubertà e l´adolescenza sono dei momenti estremamente delicati.

    Si spreca un´energia folle per capire chi si è e cosa si desidera. Per cercare di "trovarsi" senza sacrificare la propria specificità individuale ad un modello stereotipato di "femminilità" o di "virilità". Il proprio corpo non rappresenta solo un "involucro esteriore". Esprime soprattutto le ambivalenze del proprio essere "uomo" o "donna". Ma perché questa ricerca identitaria possa dare buoni frutti, c´è bisogno di tempo e di pazienza. Ciò che conta veramente è quello che si "è", non quello che "appare". Quelle "signorine" di 8 anni, vestite come se ne avessero già 16 o 17, sono, nonostante tutto, ancora delle "bambine". Perché allora bruciare le tappe? Perché cacciare dall´infanzia coloro che avrebbero diritto di viverla serenamente ancora per qualche anno solo perché appaiono tutti i segni fisici di una pubertà precoce?


    03 OTTOBRE 2010

    La Repubblica
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  3. #3
    IL COMMENTO

    Quelle famiglie tra piccoli adulti
    e genitori Peter Pan


    di MICHELA MARZANO C'E' UN tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per piangere e un tempo per ridere, recita il Qohelet. Per ogni cosa c'è un suo momento. O almeno ci dovrebbe essere. Perché ormai il ritmo del tempo e delle stagioni sembra del tutto scombussolato.

    Da un lato, gli adulti si comportano sempre di più in modo infantile e rifiutano di assumersi la responsabilità delle proprie azioni (sindrome di Peter Pan). Dall'altro, cresce il numero di bambini e di bambine che abbandonano l'infanzia troppo presto. Poco importa se all'origine della "pubertà precoce" ci siano delle ragioni strettamente biologiche oppure un insieme eterogeneo di motivi socioculturali, ormonali e genetici.

    Ciò che conta è il risultato. Il fatto che molti bimbi si ritrovano a vivere, ancora piccoli, quello che i propri genitori avevano potuto vivere un po' più tardi. Ma si possono veramente bruciare le tappe della vita solo perché il proprio corpo si trasforma e cambia più velocemente? Si può pretendere che una bambina di 8 anni si comporti come una "signorina" solo perché le sono venute le mestruazioni?

    Crescere non significa solo trasformarsi fisicamente. Significa soprattutto avere la possibilità di imparare a "tenersi su" da soli, come spiega lo psicanalista D. Winnicott. Ma per riuscire a diventare autonomi, i bambini hanno bisogno che gli adulti si occupino di loro, rispettandone i bisogni e le esigenze.

    Quando si è piccoli, si è fragili e indifesi. Si dipende completamente dai propri genitori. Si ha bisogno delle loro attenzioni e delle loro tenerezze anche solo per imparare a giocare. È solo lentamente che ci si abitua a fare a meno di loro, a distaccarsi dal modello paterno e materno e a comportarsi in modo maturo. Sono gli adulti che devono "adattarsi" ai bambini e non il contrario. Sono loro che dovrebbero proteggere l'infanzia dei propri figli senza spingerli, prima del tempo, a diventare grandi. Tanto più che la pubertà e l'adolescenza sono dei momenti estremamente delicati.

    Si spreca un'energia folle per capire chi si è e cosa si desidera. Per cercare di "trovarsi" senza sacrificare la propria specificità individuale ad un modello stereotipato di "femminilità" o di "virilità". Il proprio corpo non rappresenta solo un "involucro esteriore". Esprime soprattutto le ambivalenze del proprio essere "uomo" o "donna".

    Ma perché questa ricerca identitaria possa dare buoni frutti, c'è bisogno di tempo e di pazienza. Ciò che conta veramente è quello che si "è", non quello che "appare". Quelle "signorine" di 8 anni, vestite come se ne avessero già 16 o 17, sono, nonostante tutto, ancora delle "bambine". Perché allora bruciare le tappe? Perché cacciare dall'infanzia coloro che avrebbero diritto di viverla serenamente ancora per qualche anno solo perché appaiono tutti i segni fisici di una pubertà precoce?
    http://www.repubblica.it/cronaca/201...r_pan-7665196/
    io sono cosciente che non ho tutte le risposte, ma siete consapevoli che non le avete neppure voi?
    Non sapete come si fa a riparare i buchi nello strato di ozono, non sapete come riportare indietro i pesci dove c'è l'inquinamento, non sapete come si fa a far ritornare indietro una specie estinta, non sapete far tornare le foreste dove ora c'è deserto, non sapete riportare la pace dove c'è guerra. Se non sapete riparare tutte queste cose, per favore smettete di distruggerle.

  4. #4
    è una situazione alla quale la scuola non è preparata: a quanto un corso di educazione ai sentimenti e alla sessualità?

  5. #5
    Mi ribello a questa idea diffusa di madri, di famiglie sciagurate.

    Ho conosciuto il problema e l'ho condiviso con diverse madri. Di esaltate o che semplicemente si son fatte prendere la mano dall'accelerazione imprevista della crescita delle proprie bambine non ne ho incontrate. Disorientate, preoccupate, imbarazzate, indaffarate a capire cosa fosse necessario fare, in pratica tutte.
    E' complicatissimo dover spiegare a delle bambine sane e abituate alla normalità che improvvisamente certe modifiche del loro corpo preoccupano al punto di dover rivolgersi ad un medico o più di uno, magari andando anche in ospedale; faticoso imporre periodici esami anche strumentali, preoccupante da morire scegliere la soluzione dei farmaci, tutt'altro che leggeri e privi di controindicazioni.
    Far circolare nelle loro testoline l'idea di malattia per un evento che se avviene in tempi regolari è segno indiscutibile di salute e dell'avvenuto passaggio verso una esistenza più piena, riempie di sconforto. A volte me lo sono chiesta: ma cosa abbiam fatto di sbagliato per farle bruciare così questa tappa? l'ho nutrita male, le ho fatto respirare un'aria malsana, l'ho trascurata... queste continue domande, non solo mie, nascondono senza renderle innocue, stupore, ansia, paura, diffidenza, per come le nostre figlie si trasformano. Tutto questo carico di reazioni negative indominabili, è per loro dannoso e di ostacolo almeno quanto compiacersene, e per noi fonte di pesanti sensi di colpa.
    Cos'è un gentiluomo?
    E' un uomo che sa suonare la fisarmonica ma non la suona.
    Non sempre, almeno.

    Tom Waits

  6. #6
    se il problema è ormai internazionale, da che cosa derivano i sensi di colpa?. come fai ad arginarele richieste sollecitate da una società sempre più "pedofila" dal punto di vista degli spot pubblicitari? (trucco, vestiti ecc.)? A me sembra che queste giovani adolescenti siano mine vaganti: nel senso che non sanno l'arma che costituisce il loro corpo,in un 'anima ancora bambina, in una società regressivamente maschile. per questo ritengo indispensabile un'educazione al sentimento e alla sessualità nelle scuole..come conoscenza e non come repressione. Il disagio lo vive anche l'altra parte: il ragazzino spesso lasciato solo dinanzi a messaggi che vive ambiguamente e dai quali si difende in modo , a volte, aggrssivo interpretando ruoli per lui maschili.

  7. #7
    Io credo molto poco al peso determinante dei condizionamenti sociali o comunque ne riconosco molto meno rispetto al peso esercitato dalle relazioni affettive primarie. Queste hanno un valore fondante nella costruzione della personalità, queste sono il terreno di cultura nel quale possono impiantarsi oppure no gli anticorpi a qualunque spinta deviante esterna.

    Sull'educazione sentimentale a scuola ho forti dubbi. Ne ho scritto tempo fa in un altro forum. Cerco e poi magari te lo posto.
    Cos'è un gentiluomo?
    E' un uomo che sa suonare la fisarmonica ma non la suona.
    Non sempre, almeno.

    Tom Waits

  8. #8
    1 condivido i'opinione che l'elemento essenziale è la famiglia , ma non sottovaluto il condizionamento culturale di gruppo nella pubertà

    2 quando intendo educazione al sentimento lo prefiguro essenzialmente come utilizzo del simbolo, della drammatizzazione, della verbalizzazione..questo richiede personale esperto cmq

  9. #9
    Ho scritto questo circa un anno fa. Lo riscriverei anche oggi.

    Pur sapendo bene quanto imbarazzo e fatica possa costare, penso che l'avvio migliore alla sessualità avvenga in un clima familiare, intimo. D'altronde la sessualità, quella vera, è fatta anche d'imbarazzi, di pudori, di fisiologiche difficoltà, soprattutto ai suoi albori. Illusorio pensare che i nostri ragazzi non vi si imbatteranno. Allora penso che anziché nascondere o rimuovere le tante ambiguità proprie di questo centrale frammento dell'esistenza delegando tutto il discorso a improvvisati esperti o parandoci dietro linguaggi tecnicistici e pseudo scientifici, sia più umanamente conveniente metterle sul tavolo da subito e provare a condividerle.
    Sono da sempre convinta che l'unico principio sano per orientare la nostra relazione con i figli debba essere l'onestà, l'autenticità, la messa in gioco di tutta la pienezza e di tutti i vuoti del nostro essere. Ci sono temi della vita che a tutt'oggi ci mettono alla prova, anche soltanto nel doverli narrare e nonostante si sia adulti. Perché non ammetterlo senza paura e vergogna? Anche, ma direi anzitutto con i nostri figli. Rassegnarsi alla certezza che non esistono individui onniscienti né tanto meno costantemente all'altezza di tutte le situazioni è una delle prime cose da insegnare ai nostri figli.
    Cos'è un gentiluomo?
    E' un uomo che sa suonare la fisarmonica ma non la suona.
    Non sempre, almeno.

    Tom Waits

  10. #10


    Il video parte dopo alcuni istanti di pubblicità




    Presenti: Francesca Valla, educatrice della trasmissione "Sos Tata", Pasqualina Sanna la "pupa" della trasmissione "La pupa e il secchione", la madre Maria, la stilista Luisa Beccaria con la figlia Luna, e il giornalista e scrittore Giacomo Papi.



    L'ho trovata interessante.
    ...

  11. #11

    Bambole o bambine

    Care mamme, cari papà, che ne direste di mettere un bel reggiseno imbottito alla vostra bambina di … 10 anni?
    La domanda vi pare folle? La risposta però esiste ed è in vendita anche in Svizzera: reggiseni con imbottitura taglia 140, ovvero la taglia che le vostre figlie possono indossare in quinta elementare. O coordinati mutandine e reggiseno (fortunatamente non ancora imbottito) per bambine di due anni!
    Ma chi vende questi prodotti? Si trovano in tutti i grandi Magazzini della Svizzera, dalla Migros alla Manor, alla C&A a Jelmoli, in bella mostra anche nei reparti riservati ai bambini. Una prassi che sta facendo arrabbiare le associazioni svizzere per la protezione dell’infanzia. La denuncia dei casi più clamorosi e le risposte dei rivenditori.

    http://www.rsi.ch/pattichiari/node/2621

    Già il nome è tutto un programma, "Boobs & Bloomers". La griffe, prodotta dall'azienda olandese After Eden e distribuita in Italia da Coin, si rivolge a un target ben preciso: quello delle preadolescenti che, magari al primo accenno di seno, chiedono alle proprie mamme di comprare il reggiseno.

    Se già il prodotto in sé può essere discutibile - chi a 12 anni non ha voluto sentirsi grande? - a scatenare le ire della rete è la campagna pubblicitaria e il sito internet che mostra due mini-modelle truccate e in atteggiamenti quasi equivoci, distese mentre fanno l'occhiolino in camera o che si mordicchiano le labbra mostrando un lecca lecca.

    http://www.ilgiornale.it/cronache/re...e=0-comments=1

    Aveva fatto scandalo la proposta di Abercrombie & Fitch per la scorsa estate, che aveva pensato di lanciare una collezione di costumi da mare per bambine con push up, tempo prima aveva fatto discutere e sollevato polemiche la scelta di Vogue France si dedicare un editoriale a bambine truccate e vestite come piccole donne, snaturando la loro semplicità, oggi si va ben oltre e a compiere il passo falso è un’azienda Olandese.

    Boobs & Bloomers lancia una linea di lingerie per bambine (in vendita anche in Italia) che si propone come collezione adatta a soddisfare i gusti di chi si appresta a comprare il primo vero intimo della propria vita, peccato però che tra reggiseni imbottiti per chi è ancora nell’età dello sviluppo ed una campagna pubblicitaria piuttosto eloquente, il brand abbia finito con l’essere accusato di incitamento alla pedofilia. Bambine in pose ammiccanti, intimo fin troppo sexy; già il nome del brand non lasciava presagire nulla di buono “tette e mutandine” non è proprio ciò che vorremmo vedere impresso sull’intimo delle nostre figlie, nipoti o cugine.

    Dopo la mercificazione del corpo femminile, dopo aver sfruttato l’immagine della donna a scopi commerciali e adesso il turno delle bambine? le immagini hanno già iniziato a fare il giro del mondo, il messaggio ad insinuarsi nelle menti di uomini poco ortodossi e in quello di bambine ancora troppo poco mature per rifiutare l’idea che sia giusto indossare lingerie sexy e reggiseni imbottiti a 10 anni, bruciando le tappe e puntando subito all’esaltazione del corpo. Se nel caso della mercificazione del corpo femminile sussiste l’idea secondo la quale in fondo sono le donne a scegliere di divenire “oggetto”, per i minorenni il discorso è ben diverso, c’è da chiedersi quale genitore possa concedere alla propria figlia di posare ammiccante mentre gioca con una coetanea in reggiseno e slip, mostrandosi in intimo di fronte al mondo intero.

    http://www.trendandthecity.it/2011/0...-di-minorenni/

  12. #12
    Quei tutorial delle bimbe 2.0
    star del make up su YouTube




    Dagli Stati Uniti al Giappone, passando per l'Italia, migliaia di bambine, dai 5 ai 13 anni, realizzano e condividono video-blog dedicati al trucco, alla moda, agli accessori che portano con sé nei loro zainetti. E aumentano le preoccupazioni.
    "Non è la tecnologia in sé a fare del male ma il come la si usa", spiega l'esperto, "occorre guidare i bambini a un uso consapevole"



    CRISTINA CUCCINIELLO


    JAZZY ha pelle perfetta, occhi scuri dal taglio orientale e manine bianche. Ed è con quelle mani che muove - con precisione - pennelli di vario taglio e misura sul suo visino tondo. Blush, ombretto, matita per le sopracciglia e un tocco di gloss: quando sorride, mostrando il risultato finale del suo make up, scopre denti da latte. Perché Jazzy ha 5 anni.

    VIDEO

    Non è l'unica: banali keyword immesse nella barra di ricerca di You Tube - il più popolare sito di hosting e condivisione video - aprono le porte di un mondo in gran parte sconosciuto, il paese delle meraviglie delle bimbe 2.0. Dagli Stati Uniti al Giappone, passando per l'Italia, migliaia di bambine, dai 5 ai 13 anni, realizzano e condividono video-blog dedicati al trucco, alla moda, agli accessori che portano con sé nei loro zainetti. Una sorta di diari digitali, nei quali i temi principali non sono i giochi o le amicizie, ma la maniacale attenzione per l'aspetto fisico. Dalla condivisione del proprio lucidalabbra preferito o delle ultime scarpette acquistate alla condivisione della propria competenza in fatto di moda o make up il passo è breve.

    È in questo contesto che nascono i tutorial - ovvero manuali on line - delle piccole utenti di You Tube. Come quelli di Marissa, 11 anni, che canticchia motivetti infantili, mentre - con estrema serietà - spiega agli Youtubers, gli utenti del sito, quale mascara è preferibile da utilizzare per un make up davvero adatto alle allieve delle scuole medie. O come quelli della coetanea italiana Francesca, occhi verdi e una invidiabile competenza in fatto di primer e correttori, che al canale You Tube affianca una affollata pagina Facebook dedicata alla moda. O, ancora, come quelli di Emma ed Aurora, italiane anche loro, le più incerte, alle prime armi: matita per gli occhi in primo piano e biscotti al cioccolato sulla mensola alle loro spalle. Non hanno ancora acquisito la competenza di Venus Palermo o Dakota Rose, stelline del web già a 15 e 16 anni, la cui popolarità è partita da You Tube - dove entrambe hanno iniziato a condividere i loro make up tutorial e le loro scelte in fatto d'abbigliamento - per poi divenire note su tutti i social network come 'bambole' in carne ed ossa. Se Venus, infatti, spiega come ingrandire il proprio sguardo, applicando lenti a contatto e ciglia finte, al fine di apparire simile ad una bambolina di porcellana, Dakota - in arte Kota Koti - va oltre: non parla, proprio come una Barbie, si esprime a gesti, mostrando le sue pettinature ed i suoi abiti.

    Non è facile comprendere se Jazzy, Marissa, Francesca - coi loro video che fanno il verso a quelli di Clio Zammatteo, truccatrice divenuta celebre attraverso il proprio canale YouTube - siano consapevoli o meno delle conseguenze cui vanno incontro condividendo le proprie immagini sul web. Sorridenti, eppure serie e determinate, abili nell'editare foto e video, interloquiscono con utenti adulte, mostrando tanta conoscenza della cosmetica e della moda quanto una scarsa padronanza - specie le italiane - della grammatica. È solo la versione contemporanea dell'eterno gioco del "fare le grandi" o c'è di più?

    "C'è di più", non ha dubbi Fabrizia Giuliani, componente del comitato promotore del movimento "Se non ora quando?" nonché docente presso la cattedra di Filosofia del Linguaggio della Facoltà di Scienze Umanistiche dell'Università 'La Sapienzà di Roma, "i 20 anni appena trascorsi hanno operato un condizionamento potente. Sicuramente assistiamo ad un fenomeno che va oltre il nostro paese, ma che in Italia assume un peso diverso in virtù del modello femminile imposto non soltanto dalla tv commerciale, ma dall'intero sistema culturale, che esprime con forza un solo dettame: la libertà si misura nel dominare il proprio corpo, nel renderlo conforme ai desideri sessuali non propri, ma dell'uomo. Ed è in questo contesto che vanno visti quei video: le bambine italiane imparano velocemente ad assecondare quel modello di femminilità, quando questo giunge a loro senza i filtri rappresentati dalla famiglia e dalla scuola". Che fare, dunque? "Liberare l'immaginario delle bimbe italiane, offrire loro modelli di sé alternativi, scommettendo su di loro. Le bambine statunitensi che realizzano gli stessi video hanno anche altre prospettive: si immaginano medici, soldatesse, insegnanti. Le italiane no, perciò si preparano a quel ruolo marginale, ornamentale, che oggi la società assegna alle donne".

    Non si dichiara affatto stupita, nell'assistere a questi video, la scrittrice Loredana Lipperini, autrice, fra l'altro, del volume 'Ancora dalla parte delle bambine' (Feltrinelli, 2007): "Se cartoni animati, fumetti, serie tv e tutto il merchandising ad essi collegato propongono alle bambine un modello di femminilità nel quale è preponderante l'attenzione per l'aspetto fisico, loro si comporteranno di conseguenza, rincorrendo quel modello. A questo si aggiunge un utilizzo del web non tanto per la condivisione di contenuti, quanto per l'ottenimento di una effimera micro-fama".

    Pone, invece, l'accento sul ruolo della famiglia il professor Giovambattista Presti, docente di Psicologia e sistemi complessi presso l'Università IULM di Milano: "Vedendo i video di queste bambine penso a coloro che ne guidano la crescita, genitori e non, attraverso le fasi che le porteranno all'età adulta, alla costruzione di una persona consapevole, che viva una vita piena, alla luce dei valori acquisiti durante quel periodo critico che è la pre-adolescenza e l'adolescenza. Molti filmati hanno un montaggio, sono strutturati. Quindi nella cerchia più ristretta di persone che sono attorno alle bambine c'è una approvazione se non un aiuto vero e proprio che induce a porsi domande sul ruolo educativo degli adulti in questo scenario". C'è una sorta di complicità da parte dei familiari, quindi, nell'indirizzare le bambine a questo uso del web? "Non è la tecnologia in sé a fare del male ma il come la si usa", spiega il professor Presti, "occorre guidare i bambini a un uso consapevole. A riconoscere i limiti dell'altro e i propri. A riconoscere gli effetti di lungo termine, al di là di quelli appaganti del riconoscimento a breve termine. Occorre che si guidino i bambini a notare gli effetti anche sugli altri del proprio comportamento, poiché Il quarto d'ora di celebrità può avere effetti sul comportamento umano che vanno oltre quei 15 minuti".

    Insomma, distogliere le aspiranti stelline del web dal desiderio di condividere le proprie precoci scoperte nel campo della moda e del make up non è semplice: ma è possibile proporre loro modelli alternativi di vita, un differente approccio alla visione ed alla cura del proprio corpo ed una guida all'uso consapevole della rete.


    (06 giugno 2012)

    http://www.repubblica.it
    ...

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