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Discussione: Francia, l'espulsione dei rom

  1. #1

    Francia, caso rom: prete maledice Sarkozy

    http://tv.repubblica.it/mondo/franci...eo=&ref=HREV-2


    Francia, caso rom: prete maledice Sarkozy

    (24 agosto 2010)
    stella votostella votostella votostella votostella voto

    Padre Arthr Hervet (71 anni), sacerdote di una parrocchia di Lille, nel nord della Francia, ha raccontato di "pregare perchè Sarkozy abbia un attacco di cuore" a seguito dei rimpatri di cittadini rom. Il sacerdote in seguito si è detto dispiaciuto delle sue parole, ma non è tornato sulla decisione di restituire la medaglia al merito con la quale era stato decorato

    http://tv.repubblica.it/mondo/franci...eo=&ref=HREV-2


    E in Italia chi maledice chi?






  2. #2
    Dal Vangelo secondo Luca 6,27-38

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «A voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Da’ a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio».
    io sono cosciente che non ho tutte le risposte, ma siete consapevoli che non le avete neppure voi?
    Non sapete come si fa a riparare i buchi nello strato di ozono, non sapete come riportare indietro i pesci dove c'è l'inquinamento, non sapete come si fa a far ritornare indietro una specie estinta, non sapete far tornare le foreste dove ora c'è deserto, non sapete riportare la pace dove c'è guerra. Se non sapete riparare tutte queste cose, per favore smettete di distruggerle.

  3. #3
    porgete l'altra guancia o l'altra chiappia?

    Il primo articolo della costituzione europea dovrebbe citare:

    Qualsiasi cittadino del mondo ha il diritto di entrare nella ue,a patto che:

    1) Dia un nome ed un cognome,accompagnato dalle rispettive impronti digitali in modo da impedire molti cambi d'identità.

    2)Rispetti le leggi.

    Se ciò non dovesse accadere dovranno abbandonare seduta stante e per sempre la nazione ospitante.
    Per i reati più gravi, l'espulsione varrà in tutti i paesi dela UE.
    Per chi non rispetta tale legge,al primo controllo verrano incarcerati fino al ritorno volontario nel loro paese di provenienza volontaria e l'accertamento dell'identità dell'individuo.
    http://sitav.splinder.com/

    Sono responsabile di ciò che scrivo,non di ciò che capisci.


    L'appartenenza a sistemi valoriali, si deve dimostrare coi fatti, con l'intera vita, non semplicemente brandendo l'atto di nascita

    Zigmunt Bauman

  4. #4
    Citazione Originariamente Scritto da taccaromiceto Visualizza Messaggio
    Qualsiasi cittadino del mondo ha il diritto di entrare nella ue,a patto che:

    1) Dia un nome ed un cognome,accompagnato dalle rispettive impronti digitali in modo da impedire molti cambi d'identità.

    2)Rispetti le leggi.

    Se ciò non dovesse accadere dovranno abbandonare seduta stante e per sempre la nazione ospitante.
    Per i reati più gravi, l'espulsione varrà in tutti i paesi dela UE.
    Per chi non rispetta tale legge,al primo controllo verrano incarcerati fino al ritorno volontario nel loro paese di provenienza volontaria e l'accertamento dell'identità dell'individuo.
    Chiedi queste referenze ai ministri e al P. di questo Governo..
    Avrai dolorose sorprese.
    Chiedilo ai tuoi amici, ai conoscenti e commercianti, imprese edili che ti hanno rifatto la casa.

    tu, in tutta onesta' e non ti chiedo di rispondermi, avresti i requisiti?

  5. #5
    Il mio intervento era rivolto al prete, il suo nemico era Sarcò, e gli ricordo che non deve pregare per la morte del suo nemico, ma deve pregare per il suo nemico.

    Per il resto ti ha risposto aria, anzi ti dirò di più mi sto quasi convincendo che a tutti gli esseri umani oriundi per primi, vada impiantato un cip nel orecchio come ai cani, e che vadano immediatamente identificati appena delinquono, e arrestati con l'impedimento di lavorare nei luoghi pubblici parlamento per primo.
    io sono cosciente che non ho tutte le risposte, ma siete consapevoli che non le avete neppure voi?
    Non sapete come si fa a riparare i buchi nello strato di ozono, non sapete come riportare indietro i pesci dove c'è l'inquinamento, non sapete come si fa a far ritornare indietro una specie estinta, non sapete far tornare le foreste dove ora c'è deserto, non sapete riportare la pace dove c'è guerra. Se non sapete riparare tutte queste cose, per favore smettete di distruggerle.

  6. #6
    Citazione Originariamente Scritto da aria Visualizza Messaggio
    Chiedi queste referenze ai ministri e al P. di questo Governo..
    Avrai dolorose sorprese.
    Purtroppo essendo italiani non crdo di trovare nessun paese disposto a prenderseli.
    Diverso è il discorso quando una persona proviene da un altro pese,lo puoi rispedire al suo.
    Sono perfettemente daccordo pur sapendo che tutti gli italiani che delinquonoallestero verrebbero rimpatriati in Italia.
    Ma è giusto che ognuno si tenga i suoi,soprattutto per un motivo.
    La differenza legislativa,penale e la situazione delle carceri porta ad un esodo dei rei da un paese ad un altro (un ministro rumeno non si nascose e disse chiaramente che molti pregiudicati autoctoni,sceglevano l'Italia come destinazione preferita.
    Con questo provvedimento,tutto ciò cadrebbe perchè verrebero spediti a scontare la pena nel paese d'origine QUALSIASI FOSSE LA PENA.

    Citazione Originariamente Scritto da aria Visualizza Messaggio
    Chiedilo ai tuoi amici, ai conoscenti e commercianti, imprese edili che ti hanno rifatto la casa.
    Vale lo stesso discorso dei politici
    Citazione Originariamente Scritto da aria Visualizza Messaggio
    tu, in tutta onesta' e non ti chiedo di rispondermi, avresti i requisiti?
    Se sgarro mi sbattono fuori dalla Germania,ed è giusto così.
    del
    oro Una cosa mi ha insegnato mio padre (che era prima contadino e poi operaio a Milano)

    DORMIRE CON LA COSCIENZA A POSTO VALE PIU' DI TUTTO L'ORO DEL MONDO
    http://sitav.splinder.com/

    Sono responsabile di ciò che scrivo,non di ciò che capisci.


    L'appartenenza a sistemi valoriali, si deve dimostrare coi fatti, con l'intera vita, non semplicemente brandendo l'atto di nascita

    Zigmunt Bauman

  7. #7
    Vaticano, no a espulsioni rom vittime di olocausto

    'La Chiesa non è nè di destra nè di sinistra'

    CITTA' DEL VATICANO - Le espulsioni dei rom, come quelle ordinate dal governo francese, colpiscono "persone deboli e povere che sono sono state perseguitate, che sono state anch'esse vittime di un 'olocausto' e che vivono sempre fuggendo da chi dà loro la caccia". Lo afferma il segretario del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti, arcivescovo Agostino Marchetto, in un'intervista all'agenzia francofona I.Media. "Quando ci sono delle espulsioni, ci sono delle sofferenze - osserva mons. Marchetto parlando dei rimpatri di comunità rom decisi dal governo francese -, e io non posso certo rallegrarmi delle sofferenze di queste persone, in particolare quando si tratta di persone deboli e povere che sono perseguitate, che sono vittime anch'esse di un 'olocausto' e vivono sempre fuggendo da chi dà loro la caccia".

    CHIESA NON E' DI DESTRA NE' DI SINISTRA - La Chiesa "non è né di destra né di sinistra", e nel deplorare le espulsioni dei rom dalla Francia non intende "entrare nelle discussioni politiche" ma solo proporre il suo punto di vista in tema di "difesa dei diritti umani e della dignità delle persone". E' quanto afferma il segretario del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti, arcivescovo Agostino Marchetto, interpellato dall'agenzia francofona I.Media. "Quando si difendono i diritti umani, quando si parla di rispetto della dignità delle persone, in particolare di donne e bambini, non si fa della politica, ma della pastorale", osserva l'arcivescovo Marchetto dopo le polemiche sorte in Francia anche in seguito all'appello all'accoglienza delle "legittime diversità umane" lanciato domenica scorsa, in francese, da papa Benedetto XVI durante l'Angelus. "La Chiesa è la Chiesa - afferma -, essa non è a destra e non è a sinistra, e non è neanche al centro. Essa presenta rispettosamente il suo punto di vista su tutto ciò che concerne la legge morale e la dottrina sociale della Chiesa". Nell'intervista a I.Media, agenzia francofona specializzata in temi vaticani, mons. Marchetto rileva che "la morale non riguarda solo le questioni della sessualità, dell'aborto o del matrimonio tra persone dello stesso sesso, la morale riguarda l'uomo nella sua completezza". E spiega: "noi non vogliamo entrare nelle discussioni politiche, ma siamo per la causa dell'uomo, e in particolare di coloro che, in un dato momento, soffrono di più e devono essere aiutati a superare le loro difficoltà". Di fronte alla decisione del governo francese di procedere allo smantellamento dei campi e al rimpatrio di intere comunità rom, il segretario del Pontificio Consiglio ripete che le espulsioni non possono essere "collettive". "Bisogna stare attenti alle differenti situazioni e non si può colpevolizzare un'intera popolazione per violazioni di legge commesse da alcuni", ribadisce.


    27 agosto 2010
    www.ansa.it
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  8. #8
    il vaticano sa solo chiaccherare. c'è un mare di spazio verde nello stato pontificio, in più a roma (e suppongo anche nel resto d'italia) le proprietà immobiliari della santa sede sono infinite. comincino a fare i campi rom dentro le sacre mura e a concedere le loro case sfitte, le decine di migliaia di case sfitte su cui non pagano nemmeno l'ici, ai rom. poi possiamo discutere, prima di allora stiano zitti.

  9. #9
    Il consigliere di Sarkozy contro il Papa ed altri 82 milioni di tedeschi

    Alain Minc, consigliere ombra di Nicolas Sarkozy, ritiene che Benedetto XVI, domenica scorsa, non avesse il diritto di criticare le misure adottate dal governo francese contro i rom, perché "tutti possono dire la loro sull'argomento, ma non un papa tedesco: Benedetto XVI, come tutti i tedeschi, è un erede del nazismo".

    Nel frattempo, l'ex vicepresidente dell'Assemblea nazionale Eric Raoult, deputato dell'UMP, dichiara di non aver problemi ad affermare che preferirebbe vedere i rom "andarsene in Spagna o in Italia, invece che in Francia" e che tutti dovrebbero essere grati a Sarkozy il quale, facendo propri i propositi dell'estrema destra, "sta prosciugando il bacino del Front national".

    D'altronde, tutti i francesi, in quanto francesi, sono eredi delpétainismo..
    io sono cosciente che non ho tutte le risposte, ma siete consapevoli che non le avete neppure voi?
    Non sapete come si fa a riparare i buchi nello strato di ozono, non sapete come riportare indietro i pesci dove c'è l'inquinamento, non sapete come si fa a far ritornare indietro una specie estinta, non sapete far tornare le foreste dove ora c'è deserto, non sapete riportare la pace dove c'è guerra. Se non sapete riparare tutte queste cose, per favore smettete di distruggerle.

  10. #10
    Ipocriti d'Europa

    di Mihai Mircea Butcovan

    Ci risiamo. L'estate è sempre tempo di sagre e festival. Ora inizierà il festival dell'ipocrisia e della momentanea indignazione per la morte di un bambino rom - cittadino romeno e cittadino europeo, vale la pena ricordarlo - bruciato nel rogo causato da una candela, cioè per le drammatiche condizioni in cui era costretto a vivere, in un campo alla periferia di Roma. Aveva 3 anni e si chiamava Mario. La risposta: il sindaco Alemanno «addolorato» che avvia lo sgombero dei campi coinvolti, che attacca chi teme nuove espulsioni e giustamente protesta, e che infine annuncia inesistenti campi d'accoglienza.

    Quest'anno il periodo agostano sembrava meno roboante almeno per quanto riguarda i respingimenti di stato e la caccia all'immigrato sbarcante. Sono caldi i commenti di stupore in riferimento alla decisione della Francia di espellere senza appello centinaia di rom verso la periferia europea, bulgara e romena.

    E la Francia è un paese con lunga tradizione di accoglienza, ospitalità e difesa dei diritti, oggi si ritrova ad essere espulsiva e «cattiva», proprio come dichiarava mesi fa il ministro Maroni che ci ha subito aggiornato della sua intenzione di voler fare peggio di Sarkozy, applicando il diktat della cacciata a tutti i cittadini comunitari «non in regola». Chi è il più cattivo del terzo millennio?

    Chi predispone queste deportazioni sulla scacchiera europea, forse a caccia di consensi elettorali, è il governo francese, la pubblica amministrazione nazionale. E se è vero che i governi europei sono eletti democraticamente vorrà dire che hanno avuto il mandato dalla maggior parte degli elettori. Tuttavia pare che non sia una maggioranza la percentuale di francesi che approva le scelte espulsive del governo Sarkozy. Forse perché intuiscono che colpire una comunità indifesa oggi può essere l'anticamera della riduzione dei diritti di tutti domani. Non è una questione di rom romeni o bulgari, di rom di Francia o d'Italia.

    L'Unione europea delle alleanze economiche e dei millimetrici parametri di valutazione dell'integrazione continua ad ignorare una dozzina di milioni di persone che si vedono calpestati i diritti nei paesi d'origine o nei paesi in cui sono emigrati. L'Europa espelle e dà, nelle sue periferie, luoghi che assomigliano sempre di più a campi di profughi sfollati da zona di guerra.

    Sono rom e sinti, cittadini europei, evidentemente considerati di serie inferiore, utili per costruirci campagne securitarie e spauracchi elettorali, ottimi per confezionare capri espiatori per le crisi economiche.

    Allora anche nel Belpaese l'indignazione rischia di arrivare di segno contrario, da qualche deputato segregazionista che - dopo aver immaginato carrozze metropolitane per gli extracomunitari e dopo aver intonato cori anti-napoletani che poi definisce «da stadio» - si indigna se dei bambini rom vestiti da calciatori accompagnano, tenendoli per mano, calciatori miliardari all'ingresso sul prato di gioco meneghino. Lui si indigna perché «così si sostiene l'illegalità». Accade nella stessa Milano il cui vicesindaco vanta un numero di sgomberi sicuramente da record europeo, quindi mondiale, non certo olimpionico.

    È la stessa metropoli europea in cui ancora vengono ignorate le buone prassi di inclusione sociale sperimentate dalla Casa della Carità e da altre associazioni di volontariato. Sono iniziative che dovrebbero diventare modelli europei da implementare, con i dovuti adeguamenti, in tutta l'Europa, all'interno di un progetto lungimirante e di sincera tutela dei diritti del popolo rom.

    Temo che ancora una volta assisteremo ad indignazioni passeggere. Le più ipocrite saranno di coloro che hanno un potere decisionale che non sarà messo a servizio della tutela dei diritti ma per deliberare l'ennesima emorragia di denaro pubblico, a livello nazionale e a livello europeo, in nome dei rom ma non per i rom.

    Nel Porrajmos, lo sterminio del popolo rom, morirono più di mezzo milione di persone. Sterminate dall'odio razzista. Odio razziale. «Tutti gli uomini sono uguali». Sentiremo spesso ripetere questa frase nei prossimi giorni, riferita alle espulsioni francesi o alla morte di un bambino rom alle porte di Roma. «Tutti gli uomini sono uguali». I ragazzi della scuola di Barbiana aggiungerebbero: «L'ha detto la Carta dei Diritti dell'Uomo, pensando a Mario».

    Oggi, in quest'Europa unita e pacifica si muore nei roghi delle periferie. Incendi causati soprattutto dall'indifferenza e dalla politica dei respingimenti e degli sgomberi privi di un piano sociale. Certo, son due cose diverse.
    Ma per chi ci muore, soprattutto bambino, nato forse nella stessa baracca che poi è bruciata, l'effetto è lo stesso.


    Scrittore romeno che vive in Italia dal 1991
    il manifesto 29 agosto 2010
    http://www.ilmanifesto.it
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  11. #11
    FRANCIA Il Vaticano ribadisce: «Aiutare i più deboli»

    L'Onu contro Parigi Mediazione dell'Ue

    di Matteo Bosco Bortolaso

    Dopo Bruxelles e Vaticano, associazioni e attivisti, è la volta delle Nazioni Unite. Ieri il comitato dell'Onu per l'eliminazione delle discriminazioni razziali ha chiesto alla Francia di evitare i rimpatri collettivi dei rom e di adoperarsi invece per «soluzioni durature» che potrebbero arrivare, forse, da un tentativo di mediazione dell'Unione europea. Lo statunitense Pierre-Richard Prosper, responsabile dell'organo delle Nazioni Unite, ha sottolineato che Parigi agisce senza «esaminare le circostanze individuali» dei rimpatriati. Il comitato, che ha sede a Ginevra, ha inoltre espresso preoccupazione per l'aumento di «manifestazioni e violenze di carattere razzista nei confronti dei rom» e per i «discorsi politici di natura discriminatoria». Prima e durante il rimpatrio, i malcapitati si ritrovano «in una difficile situazione per l'esercizio dei diritti economici, sociali e culturali». E nel praticare i rientri collettivi nei paesi d'origine, Parigi non cerca il «consenso libero, pieno e informato di tutti gli individui interessati». Il comitato dell'Onu, composto da 18 esperti indipendenti incaricati di esaminare la situazione nei 173 paesi che aderiscono alla Convenzione internazionale contro la discriminazione razziale, ha chiesto una «soluzione europea».

    Proprio all'Europa fa appello la replica del governo del presidente Nicolas Sarkozy, che ha chiesto lo smantellamento di circa trecento campi rom, forzando all'espulsione migliaia di rom. Il governo sta lavorando inoltre ad una serie di emendamenti per revocare la cittadinanza ai francesi naturalizzati in caso di omicidio di un poliziotto o di poligamia. «La Francia rispetta scrupolosamente la legislazione europea e gli impegni internazionali», ha detto il ministro degli esteri Bernard Kouchner. I rom bulgari e rumeni, in quanto cittadini europei, godono certamente «della libertà di circolazione e del diritto al soggiorno sul territorio degli stati membri», ma questo, ha sottolineato il ministro, non si può tradurre in un «diritto incondizionato di soggiorno». La loro permanenza, ha continuato il capo della diplomazia parigina, è condizionata al «rispetto dell'ordine pubblico» e al «possesso di risorse sufficienti per non costituire un onere eccessivo al welfare state del paese ospitante». Le persone rimpatriate, si ricorda infine al quai d'orsay, hanno ricevuto un «aiuto economico umanitario» di 300 euro, il quale «può aiutare chi è preoccupato a rientrare nella vita sociale e professionale».

    In realtà, l'Ue non è convinta dalle scelte del presidente Sarkozy. Martedì prossimo ci sarà un incontro bilaterale, interamente dedicato all'immigrazione, tra alcuni ministri francesi e diversi commissari dell'Unione europea, come la responsabile per giustizia e cittadinanza Viviane Reding. La decisione di un confronto diretto arriva dopo giorni di tensione tra Parigi e Bruxelles. La situazione si è sbloccata dopo una telefonata, giovedì, tra il primo ministro Francois Fillon e il responsabile della commissione Ue José Manuel Barroso. Durante il colloquio Fillon ha messo le mani avanti assicurando, come ha fatto Kouchner con l'Onu, che i rimpatri sarebbero «pienamente conformi alla legislazione Ue». I due, comunque, hanno convenuto che «è necessario intensificare le discussioni in materia». Nei due giorni successivi all'incontro bilaterale, la Reding farà rapporto sulla questione ad un «seminario» della commissione ospitato al castello di Valduchesse, appena fuori Bruxelles. L'idea della commissaria è di proporsi come «facilitatore» tra i diversi paesi europei per risolvere la questione dell'integrazione dei rom. L'organo esecutivo dell'Ue, però, non ha ancora deciso se parteciperà o meno alla contestata riunione informale organizzata da Parigi il 6 settembre, cui non era stata inizialmente invitata.

    E il fronte rimane aperto anche con la chiesa cattolica. Domenica scorsa papa Benedetto XVI, in un intervento in francese, aveva fatto appello all'accoglienza delle «legittime diversità umane». Alain Minc, un passato da intellettuale della sinistra francese e un presente al fianco di Sarkò, ha detto che Ratzinger non può intervenire nella questione «in quanto tedesco» con «l'eredità, ma non la colpa» della storia della Germania, compresa quella nazista. Le polemiche, naturalmente, non sono mancate. Il segretario del consiglio pontificio per i migranti, monsignor Agostino Marchetto, ha esortato ad aiutare i rom, «persone deboli e povere che sono state perseguitate, che furono anch'esse vittime di un olocausto». Pare però che i francesi, fedeli alla loro, di storia, non badino alle parole dei religiosi. Secondo un sondaggio Csa, il 53% ritiene che la sacra romana chiesa non debba metter becco nelle scelte di Parigi.


    il manifesto 29 agosto 2010
    http://www.ilmanifesto.it
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  12. #12
    EST EUROPA-ESPULSIONI

    La Romania in crisi subisce il Fmi e le scelte di Sarkozy

    di Mihaela Iordache - BUCAREST

    Quasi ogni giorno atterrano ormai negli aeroporti romeni voli speciali dalla Francia. Aerei appositamente noleggiati dalle autorità francesi per rimpatriare centinaia di rom di cittadinanza romena. Solo negli ultimi giorni sono stati circa 500 i rom espulsi dalla Francia rientrati in Romania «volontariamente». Il fatto che non avessero un lavoro e che vivessero in campi nomadi illegali ha determinato Parigi a «risolvere» il problema mandando via i rom, pagando loro 300 euro per ogni adulto e 100 a bambino, soldi che hanno comprato il loro silenzio, facendo sembrare l'operazione un rimpatrio volontario.

    Ma non è proprio così. I rom, senza una vera e propria alternativa, hanno preso i soldi (alla fine intorno ai mille euro a famiglia), e sono tornati in Romania dove, in mancanza di programmi di integrazione, appena finiranno i soldi, riprenderanno la via dell'emigrazione perché, dicono, in altri paesi europei «anche il cibo trovato nell'immondizia è migliore».

    La Romania, duramente colpita dalla crisi economica, è stata costretta ad adottare in questi mesi misure di massima austerità per poter accedere ai prestiti del Fondo Monetario Internazionale e riuscire a pagare stipendi di dipendenti pubblici e pensioni. Oltre ai licenziamenti, il governo ha abbassato del 25% gli stipendi mentre ha aumentato l'Iva dal 19 al 24% . La popolazione è più povera e i consumi sono calati. In questo quadro non sono solo i cittadini della comunità rom, che vivono in condizioni di estrema povertà e di forte discriminazione, a volere emigrare. I romeni sono già la comunità straniera più numerosa in paesi come Italia e Spagna.

    Il rientro dei rom è stato duramente criticato dai rappresentati delle loro associazioni. Sono in molte le Ong che accusano le autorità francesi di forzare i rom a lasciare il paese e che il fatto che si parli di un rientro volontario è solo una questione d'immagine. Il deputato del parlamento rumeno di etnia rom Madalin Voicu ha accusato il presidente francese Nicolas Sarkozy di usare metodi hitleriani a scopo elettorale ed ha invocato il diritto alla libera circolazione dei cittadini dell'Unione Europea.

    Dall'altra parte, i rom accusano Bucarest di non aver reagito all'operazione di Parigi. Le autorità rumene hanno preferito infatti il silenzio, interrotto solo da timide dichiarazioni invece di assumere una posizione ufficiale chiara. La Romania da anni deve riconoscere insuccessi nell'integrazione dei rom che a detta delle autorità «non si vogliono integrare» e utilizza ogni buona occasione per ricordare che il problema dei rom non è nazionale ma europeo.

    Proprio in questi giorni due segretari di stato romeni, Valentin Mocanu per l'integrazione dei Rom e Dan Fatuloiu, per l'Ordine e la Sicurezza pubblica, si sono recati a Parigi per discutere con le autorità francesi il caso dei rom. Un incontro definito «amichevole», in seguito al quale il segretario romeno per la sicurezza ha riassunto che «ci sono stati rimpatri volontari» dei cittadini romeni e che i rapporti franco-romeni sono da secoli «eccellenti». Le autorità romene sono state invece criticate dalla stampa romena, accusate di tenere la testa china, considerando tra l'altro che la reazione della Romania è in controtendenza rispetto alle critiche ai francesi arrivate anche da Bruxelles, dall'Onu, dal Consiglio d'Europa e dal Vaticano.

    Dall'inizio dell'anno sono stati espulsi oltre 8300 cittadini romeni e bulgari dalla Francia, dove vivono 15.000 rom provenienti dall'Est Europa. Dopo tre mesi passati in Francia, se non dimostrano d'avere fonte di guadagno e domicilio fisso, rischiano l'espulsione. E Parigi sembra intenzionata a proseguire su questa strada che ha già portato al presidente Nicolas Sarkozy una crescita nei sondaggi del 2%.


    * Osservatorio Balcani e Caucaso

    il manifesto 29 agosto 2010
    http://www.ilmanifesto.it
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  13. #13
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  14. #14
    Francia: basta alla stigmatizzazione dei rom e dei girovaghi


    Amnesty International ha espresso grande preoccupazione per le recenti dichiarazioni e misure del governo francese nei confronti dei rom e dei girovaghi e per il fatto che decine di rom sono stati espulsi in un clima nel quale dichiarazioni ufficiali hanno suggerito un legame tra i rom e la criminalità.

    Il 19 agosto, 86 rom sono stati espulsi in Romania e Bulgaria, altri 130 il giorno dopo. Il ministro dell'Immigrazione Eric Besson ha annunciato che altri 800 rom saranno espulsi entro la fine del mese.

    Queste misure sono state precedute dall'annuncio, fatto il 28 luglio dal presidente Nicolas Sarkozy, nel corso di una riunione ministeriale convocata per discutere "i problemi causati dal comportamenti di determinati rom e girovaghi", che circa 300 campi irregolari abitati da rom e girovaghi sarebbero stati chiusi nel giro di tre mesi. In quell'occasione, il presidente Sarkozy avrebbe fatto riferimento ai campi irregolari come "fonti" di criminalità, tra cui lo sfruttamento dei minori e la prostituzione. Amnesty International si è detta preoccupata per il fatto che tali commenti siano stati fatti dal presidente della Repubblica francese e che, dunque, potrebbero perpetuare gli stereotipi negativi che contribuiscono alla stigmatizzazione e alla discriminazione nei confronti dei rom e dei girovaghi.

    Secondo Amnesty International, le autorità francesi dovrebbero impegnarsi contro la discriminazione piuttosto che produrre dichiarazioni incendiarie che collegano intere comunità a episodi di criminalità. Nessuna persona dovrebbe essere espulsa o rimpatriata semplicemente perché è un rom.

    La maggior parte dei girovaghi sono cittadini francesi. Secondo quanto prevede la legge, tutte le municipalità con più di 5000 abitanti devono istituire luoghi di sosta autorizzati per i girovaghi. Nel 2009, tuttavia, la Commissione per la pari opportunità e per la lotta alla discriminazione ha affermato che questa norma era stata rispettata solo nel 25 per cento dei casi e ha sottolineato come questa inadempienza avrebbe favorito il sorgere di campi non autorizzati.

    Amnesty International chiede alle autorità francesi di concentrarsi nella piena applicazione della legislazione, di prevedere luoghi di sosta adeguati e proteggere il diritto all'alloggio di tutti.

    L'organizzazione per i diritti umani ricorda, inoltre, alle autorità francesi, che sulla base del diritto internazionale esse hanno l'obbligo di garantire i diritti di tutte le persone, rom e girovaghi inclusi, a un alloggio adeguato. Le autorità non possono sgomberare alcuna persona dalla sua abitazione, anche se si trova in un insediamento irregolare, se tutte le altre alternative non siano state esaurite e se non siano stati consultati tutti i residenti interessati dallo sgombero. Gli sgomberi possono avere luogo solo quando siano poste in essere adeguate procedure di protezione, sia fornito un alloggio alternativo adeguato e sia concesso alle persone trasferite un risarcimento per tutte le perdite subite.

    Infine, Amnesty International sollecita la Francia a rimuovere dalle leggi ogni norma discriminatoria nei confronti dei girovaghi, tra cui quelle che prevedono l'obbligo di portare con sé un permesso di viaggio e la limitazione del diritto di voto.


    (26 agosto 2010)
    www.amnesty.it
    Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

    (Don Lorenzo Milani)

  15. #15
    Zingari le radici dell’odio


    Barbara Spinelli


    Come al solito, parole su cui riflettere per comprendere la nostra stessa civiltà, i suoi limiti ed errori, a partire dalla nazione nomade. La Stampa, 29 agosto 2010

    E’ utile ricordare come fu possibile, appena sette-otto decenni fa, la distruzione degli zingari nei campi tedeschi. Non fu un piano di sterminio accanitamente premeditato, in origine non nacque nella mente di Hitler. Nel libro Mein Kampf si parla di ebrei, non di zingari.

    La distruzione (in lingua rom Poràjmos, il «grande divoramento») ha le sue radici nella volontà tenace, insistente, delle campagne e delle periferie urbane tedesche: un fiume di ripugnanza possente, antico, che la democrazia di Weimar non arginò ma assecondò. Chi ha visto il film di Michael Haneke Il nastro bianco sa come prendono forma i furori che accecano la mente, escludono il diverso, infine l’eliminano perché sia fatta igiene nella famiglia, nel villaggio, nella nazione. Anche l’antisemitismo ha radici simili, tutti i genocidi sono favoriti da silenziosi consensi. Ma l’odio dei Rom e dei Sinti (zingari è dal secolo scorso nome spregiativo) riscuote consensi particolarmente vasti.

    È un odio che ancor oggi s’esprime liberamente, nessun vero tabù lo vieta: in parte perché è sepolto nelle cantine degli animi, dove vive indisturbato; in parte perché è un’avversione non del tutto razziale; in parte perché il loro genocidio non ha generato l’interdizione sacra tipica del tabù. A differenza di quello che accadde per gli ebrei, nel dopoguerra non si innalzò in Europa una diga fatta di vergogna di sé, di memoria che sta all’erta. Si cominciò a parlare tardi degli zingari, i libri che narrano la loro sorte sono sufficienti ma non molti.

    E’ strano come Sarkozy, figlio di un ungherese, non abbia ricordo, quando decide l’espulsione dei rom, di quel che essi patirono in Europa orientale.

    È strano che non ricordi quel che patiscono ancor oggi nei Paesi da cui fuggono, perché l’Est europeo è uscito dalle dittature denunciando il totalitarismo comunista ma non i nazionalismi etnici, non l’ideologia che mette il cittadino purosangue al di sopra della persona: in Romania, Bulgaria, Ungheria, i rom sono trattati, nonostante il genocidio, come sotto-persone. Rimpatriarli spesso è condannarli ancor più. È anche un’ipocrisia, perché come cittadini europei i rom possono tornare in Francia o Italia senza visti. Spesso vengono chiamati romeni. Sarebbe bene sapere che i Rom sono detestati dalla maggioranza dei Romeni. Ovunque, la crisi economica li trasforma in capri espiatori. Il più delle volte non è la razza a svegliare esecrazione. È il modo di vivere itinerante. L’Unione, allargandosi nel 2004 e 2007, ha accolto anche questa comunità speciale, per vocazione non sedentaria, originaria dell’India, insediatasi nel nostro continente cinque-sei secoli fa, ripetutamente perseguitata. Una direttiva europea restringe la libera circolazione se l’ordine pubblico è turbato, ma la direttiva vale per i singoli e comunque decadrà nel dicembre 2013.

    Non è chiaro chi oggi abbia ricominciato questa storia di esclusioni, di muri che separando i nomadi dal cittadino «normale» impedisce loro di divenire sedentari se vogliono, di trovar lavori, di non cadere nelle mani di mafie. È probabile che Berlusconi e Bossi abbiano svolto un ruolo d’avanguardia: un ruolo di «modello per l’Europa», ha detto monsignor Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes della Cei (La Stampa, 22 agosto). Molti governi dell’Est si sono sentiti legittimati dall’Italia, Paese fondatore dell’Unione. Ora Sarkozy si fa megafono del fiume d’esecrazione. La parola che ha ripetuto più volte, parlando di immigrati, di rom e di delinquenza a Grenoble, era «guerra». Nello stesso discorso, il Presidente ha annunciato che il cittadino di origine straniera colpevole di delitti perderà la nazionalità francese (la parola décheance, revoca, rimanda a déchet, pattume).

    La democrazia non ci protegge da simili deviazioni, proprio perché la volontà del popolo è il suo cardine. Giuliano Amato lo spiega bene, in un articolo sul Sole-24 Ore del 22 agosto: ci sono momenti, e la crisi economica è uno di questi, in cui può crearsi un conflitto mortale fra i due imperativi democratici che sono l’esigenza del consenso e quella di preservare la propria civiltà. Il leader democratico ansioso di raccogliere immediati consensi vince forse alle urne, ma non salva necessariamente la civiltà («Non a caso nell’assetto istituzionale delle democrazie si distingue fra istituzioni maggioritarie elettive, nelle quali prevalgono le ragioni del consenso, e istituzioni non maggioritarie di garanzia, in primo luogo le corti, nelle quali dovrebbero prevalere le ragioni della civiltà codificate proprio in quei diritti a cui le maggioranze sono meno sensibili»).

    Sono rari, nei moderni Stati-nazione, i leader che sappiano tener conto di ambedue gli imperativi, e nei momenti critici anteporre le esigenze della civiltà a quelle del consenso. Quando Obama si dichiara non contrario alla costruzione di una moschea nei pressi di Ground Zero difende la costituzione laica e la storia americana lunga, non la storia tra un sondaggio e l’altro. Il consenso sente di doverselo creare a partire da qui, sapendo che può anche perderlo. In genere, quando i governanti esaltano ogni minuto la sovranità e le emozioni del popolo non è il popolo a governare: sono le oligarchie, i poteri segreti, le mafie.

    Anche la nostra Costituzione ha lo sguardo lungo, e non a caso dà la preminenza alla persona, più ancora che al cittadino. Tutti gli articoli che concernono i diritti fondamentali (libertà, divieto della violenza, inviolabilità del domicilio, responsabilità penale, diritto alla salute) parlano non di cittadini ma di persone o individui, e precedono la Costituzione stessa.

    Il nomadismo è una forma di vita che tende a scomparire, ma resta una forma della vita umana. Il non aver fissa dimora, il vivere in roulotte, il muoversi in carovane («in orde», era scritto nei decreti d’espulsione ai tempi di Weimar e di Hitler): tutto ciò è parte della cultura dei Rom e Sinti. Lo è anche la scelta di adottare la religione dei Paesi in cui vivono: è l’integrazione che prediligono da secoli. Come tutti i cittadini anch’essi delinquono, specie se vessati. I più sono cittadini plurisecolari dei Paesi in cui girovagano o si sedentarizzano. Da noi, l’80 per cento dei Rom sono italiani.

    Non sono mancate le proteste contro la politica francese (700 rimpatri entro settembre): nell’Onu, nell’Unione europea. Hanno protestato anche importanti leader della destra: primo fra tutti Dominique de Villepin, secondo cui oggi esiste sulla bandiera una «macchia di vergogna». Resta tuttavia il fatto che i Rom non hanno un Elie Wiesel, che in loro nome trasformi il divieto di odio in tabù. Possono contare solo sulla Chiesa, memore della parabola del Samaritano e della storia d’Europa.

    L’Europa e le costituzioni postbelliche sono state escogitate per evitare simili ricadute, sempre possibili quando il nazionalismo etnico di tipo ottocentesco riprende il sopravvento. Le strutture imperiali erano più propizie alla diversità, e il compito di uscire dalle gabbie etniche e restaurare autorità superiori a quelle degli Stati sovrani spetta al potere superiore che in tanti ambiti giuridici oggi s’incarna nell’Unione. È l’Europa che deve ripensare lo statuto dei Rom: permettendo loro di continuare a viaggiare, di trovar lavoro, di difendersi dalle mafie, di rispettare la legge e l’ordine.

    Nel quindicesimo secolo, quando migrarono in Europa, gli zingari avevano una protezione-salvacondotto universale, non nazionale o locale: la protezione del Papa e quella dell’Imperatore. Solo una protezione di natura universale può garantire «le legittime diversità umane» cui ha accennato Benedetto XVI nell’Angelus pronunciato in francese il 22 agosto. Oggi i Rom hanno la protezione del Papa. Quella dell’Imperatore (della politica) è crudelmente latitante.

    http://www.eddyburg.it/article/articleview/15717/0/374/

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