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Discussione: Labirinti

  1. #1

    Labirinti

    I LUOGHI
    A FONTANELLATO. TRA LE COLLINE PARMIGIANE




    Perdersi tra i rami di bambù
    in un enorme labirinto verde






    «Era il sogno che confidai a Borges: costruire il dedalo più grande del mondo»


    Lauretta Colonnelli



    «Io, come i signori di una volta, mi dedicherò alla costruzione di un giardino. Ci saranno rovine e bambù, all’ombra dei quali nasceranno un grande labirinto, una biblioteca e tante altre cose superflue. Così, come sin qui ho avuto Bodoni per maestro, ora avrò il principe de Ligne. A chi mi chiederà perché, risponderò con Voltaire: Laissez moi cultiver mon jardin». Con queste parole, nel marzo del 2004, Franco Maria Ricci salutava i lettori sull’ultimo numero da lui firmato della rivista «Fmr», fondata 21 anni prima e diventata, insieme alla sua casa editrice, un «mito mondiale». Ceduti il marchio e l’attività, l’editore che con l’aiuto di Jorge Luis Borges aveva creato la collana della Biblioteca di Babele ha mantenuto la promessa. E il giardino è quasi pronto. L’idea è di inaugurarlo fra due anni, in occasione del bicentenario della morte di Giambattista Bodoni, il tipografo neoclassico che verso la fine del Settecento inventò caratteri eleganti e leggibili e che ha ispirato i raffinati volumi nero e oro di Ricci. Poi resterà aperto al pubblico.
    Chi viaggia per le stradine che da Parma conducono a Fontanellato, può già indovinarlo dietro la selva di bambù che all’improvviso si innalza nella pianura. Nel cuore della selva ci sono le rovine dei casali che Ricci ha ereditato dal nonno. Vecchie costruzioni in mattoni di cotto, in gran parte crollate. Dietro il balcone di ferro che è rimasto affacciato al primo piano, con un pezzo di finestra in legno marcito, non ci sono più le stanze. Sotto, da un minuscolo portico ancora integro, si accede però alla biblioteca in perfetto stile neoclassico, con stucchi, colonne, busti in marmo. Un restauro suggerito appunto da Charles Joseph de Ligne, il principe belga che alla fine del Settecento si ritirò nel suo castello di Beloeil decorandone riccamente gli interni, dove sistemò l’immensa biblioteca e la collezione d’arte e creando, secondo la moda dell’epoca, un giardino all’inglese con finte rovine. «Io ho avuto la fortuna di avere le rovine vere e ho deciso di lasciarle, convinto che una casa distrutta è più bella, se si riesce a renderla abitabile», dice Ricci, che ci vive insieme alla moglie Laura Casalis.

    Ma l’impresa che ha sempre sognato è un’altra. L’aveva annunciata a Jorge Luis Borges, lo scrittore argentino che nel ’77 fu ospite per venti giorni nella sua casa milanese: costruire il più grande labirinto del mondo. «Mi rispose che esisteva già ed era il deserto». Ricci mise da parte il progetto. L’aveva quasi dimenticato, quando il destino gli fece incontrare i bambù. È Laura Casalis a raccontare l’episodio: «Una sera, a Milano, capitammo a cena in un ristorante che aveva un cortile con un boschetto di bambù. Ci colpì la loro bellezza. Poco tempo dopo ci chiamò un vivaista fiorentino, che voleva fare la pubblicità su "Fmr", ma non aveva abbastanza soldi. Gli dicemmo: "Ci mandi dei fiori". Lui ci spedì dei bambù. Li piantammo e in poco tempo si erano moltiplicati. Mai visto niente di più facile da coltivare».
    Per Ricci fu amore a prima vista. Ripescò l’idea del labirinto: «L’avrei costruito con siepi di bambù, che costano poco, perché si riproducono in fretta e da sole. Assorbono anidride carbonica, tanto che il Protocollo di Kyoto dice che bisogna intensificare le piantagioni per purificare l’aria del pianeta. D’inverno non perdono le foglie e come manutenzione basta un po’ di potatura. Crescono veloci, anche un metro al giorno, basta mettersi seduti e si può vederli salire verso il cielo».
    Cominciò a tappezzare di bambù i trenta ettari della tenuta di Fontanellato, acquistandoli in parte alla Bambouseraie di Anduze, in Francia, e in parte facendoli arrivare direttamente dalla Cina. Snocciola a memoria i nomi delle diverse specie e le loro virtù: «Il Phyllostachys Viridiglaucescens, con la canna iridescente che può raggiungere i dieci centimetri di diametro e l’altezza di otto metri, l’abbiamo piantato intorno al laghetto. Il Pubescens è il classico bambù gigante delle foreste cinesi, tra le cui fronde volano gli eroi dei film epici. Il Viridis Sulfurea ha la canna di un giallo delicato, con pennellate verticali di verdi diversi, una meraviglia, sembra uscito da un dipinto giapponese. Il Pleioblastus Pumilis, basso e fitto, sostituisce il prato, si rade con un tagliaerba una o due volte all’anno. Il Bossetii, dalla canna sottile, cresce fittissimo fino a cinque metri con un portamento eretto ma flessuoso. È quello che abbiamo scelto per il labirinto».





    Un’impresa titanica, che in questi anni ha preso la forma di una sorta di stella a cinque punte, distesa su sette ettari di terreno e percorsa da tre chilometri di sentieri delimitati da bambù già alti al punto da formare una cupola di verde sopra la testa di chi si avventura all’interno. Ricci l’ha disegnata ispirandosi ai labirinti raffigurati in due mosaici romani, uno conservato al Museo del Bardo a Tunisi, l’altro al Kunsthistorisches Museum di Vienna. «Poi ho consegnato i disegni a matita all’architetto Davide Dutto, che una decina di anni fa aveva curato per me un libro con le immagini della ricostruzione virtuale del Giardino di Polifilo, un labirinto vegetale con al centro un edificio simile al Colosseo. Per la parte in muratura, che sarà realizzata in mattoni, ispirata alle architetture della Rivoluzione francese, mi sono affidato al parmigiano Pier Carlo Bontempi, esponente della corrente neotradizionalista italiana molto apprezzata da Carlo d’Inghilterra».
    I lavori degli edifici prenderanno il via a settembre. All’ingresso del labirinto ci saranno un ristorante e un bookshop dove, oltre a libri e gadget, si potranno acquistare culatello e parmigiano e ottenere informazioni sul bambù. «Mi sono reso conto che la gente non sa che cos’è. Viene confuso con le canne». Al piano superiore si svilupperà la galleria-museo dove Ricci sistemerà la sua collezione di 450 opere tra sculture e quadri, la maggior parte risalenti al Settecento e al primo Impero, busti e ritratti soprattutto. E quasi tutti i volumi di Bodoni. «Lo inseguo ossessivamente fin dagli anni Sessanta, quando pubblicai in facsimile il suo famoso Manuale Tipografico». C’è anche un bellissimo ritratto della moglie di Alberto Savinio, ma l’arte contemporanea si ferma agli anni Cinquanta del secolo scorso. «Non amo quella arrivata dopo, legata solamente al mercato, priva di quella sapienza artistica, artigianale e spirituale, che infonde bellezza all’arte classica. Non vogliono ammettere che la vera arte oggi sta nella tecnologia».
    Ricci ci guida verso il cuore del labirinto, una piazza quadrata che verrà incorniciata da un porticato interrotto su un lato da una piramide-mausoleo. «Qui faremo le feste. Banchetti con i tavoli sotto le arcate o poltrone in occasione di concerti. Ci saranno sempre gelatai e suonatori di fisarmonica. I visitatori potranno passare una giornata diversa, tra arte e natura». E se si perdono? «Suggeriremo di portarsi un cellulare». Al ritorno si perde anche lui. Dopo aver continuano a girare a vuoto sotto i rami dei bambù che al tramonto si popolano di storni, veniamo salvati da due giardinieri che instancabilmente potano le siepi. Ricci intanto racconta un altro sogno: rivestire di bambù giganti i lati delle autostrade per nascondere il degrado delle campagne invase dai capannoni industriali e dalle discariche e ricoprire con la specie nana le rotonde agli incroci. «Sto creando una fondazione per il restauro del paesaggio e metterò a disposizione dei sindaci trenta specie di bambù. Il labirinto diventerà una sorta di showroom per mostrare che cosa si può fare con il bambù e con poca spesa». A casa, Laura Casalis, che guarda un po’ preoccupata la vegetazione - altamente infestante - assediare le finestre e immergere gli interni in una luce di acquario, racconta una storiella ascoltata a New York: «Un vecchio signore, che aveva condotto una vita molto saggia, agli amici che lo visitavano sul letto di morte chiedendo un ultimo suggerimento, rispose "Never plant bamboo"».

    05 luglio 2010

    http://www.corriere.it
    ...

  2. #2
    A spasso col Minotauro
    il labirinto del poeta ora rinasce a Venezia








    Guido Andruetto



    VENEZIA. Perdersi e ritrovarsi cambiati. Ci si muove con passo lieve e incerto nel nuovo "Giardino-Labirinto" della Fondazione Cini, sull´Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, dove domani si inaugura un insolito e spiazzante percorso di visita ispirato da Jorge Luís Borges e dal suo racconto Il giardino dei sentieri che si biforcano, nel venticinquennale della sua morte. Secondo al mondo dopo quello creato nel 2003 in Argentina a Los Alamos, nella provincia di Mendoza, da un progetto risalente ai primi anni Ottanta dell´architetto inglese Randoll Coate, il quale si avvalse anche del contributo creativo dello stesso romanziere, il "Labirinto Borges" è stato pensato come uno spazio contemplativo in cui il visitatore può immergersi e smarrirsi tra le siepi di tremila piante di bosso, che visivamente riproducono le pagine di un libro aperto, rievocando non solo alcuni fra i temi più ricorrenti nelle opere borgesiane, come il labirinto o l´infinito spaziale e temporale, ma anche tutti i simboli più cari al poeta di Buenos Aires, dal bastone agli specchi, dalla clessidra fino alle tigri.


    E tutto questo si materializza magicamente sotto le finestre della biblioteca che la Fondazione Cini ospita con i suoi duemila volumi nella manica lunga restaurata da De Lucchi, tra i chiostri storici di Palladio e dei Buora. Proprio qui, nell´unico posto dove potrebbe davvero vivere Il guardiano dei libri raccontato da Borges, la vedova dello scrittore María Kodama, direttrice della Fundación Internacional Jorge Luis Borges, interverrà domani nella serata che precede l´apertura del giardino segreto al pubblico.


    Nei giorni bui della cecità del marito, è stata lei la luce dei suoi occhi. Una moglie amorevole e una figura di donna dall´intelligenza vorace, con cui Borges, che si spense a Ginevra il 14 giugno di venticinque anni fa, ha condiviso momenti di rara intensità viaggiando molto alla ricerca del bello. L´onda emozionale che cavalcarono insieme li portò più volte a Venezia, complice anche la viscerale passione di Borges per il tema enigmatico del labirinto, onnipresente nelle sue opere, e quel groviglio di canali e calli deve essersi rivelato al suo cuore come una città straordinariamente onirica. E proprio su un´assolata terrazza che si affaccia sulla Riva degli Schiavoni, si emoziona nuovamente la Kodama, parlando del nuovo Giardino: «Ci sono voluti molti anni di paziente lavoro per riuscire a creare questo "Labirinto Borges" a Venezia - racconta entusiasta - finalmente vedo coronato il mio sogno di fondarne uno in Europa. E il fatto che questo accada a Venezia mi riempie ancora di più il cuore di gioia, perché Jorge l´ha sempre amata profondamente, anche quando non aveva più il dono della vista. Era ipnotizzato dal silenzio delle calli, dal senso di pace che gli procuravano».
    La sua morte lasciò in lei un vuoto divorante che ancora non si è colmato, ma la ferma tranquillità con cui affronta oggi l´argomento, lascia trasparire una grande forza interiore. Si irrigidisce, quasi a difendersi, quando le chiediamo quale direzione abbia preso la sua vita dopo quella perdita. «È una questione dolorosa - risponde la Kodama - sento che lui non è mai morto. Non c´è il ricordo, perché c´è ancora la sua presenza che mi sostiene. In questi venticinque anni la mia vita ha seguito una sola direzione: Borges. È stato l´amore a guidarmi».

    La voce della vedova di Borges riecheggerà anche domani sera, al chiaro di luna nel Giardino nella Fondazione Cini, contornata dagli ambienti musicali "disegnati" da Pedro Memmelsdorf: «Reciterò una delle ultime poesie che Jorge mi ha dedicato, La luna. È probabile che mi considerasse lunatica di carattere, ma quel paragone nasceva credo dalla calma e dal silenzio che trovava con me». Anche il Giardino-Labirinto di San Giorgio, non a caso, invita il visitatore a cercare risposte in profondità, dentro di sé, attraverso un percorso che ognuno può compiere nella più totale libertà, provando l´ebbrezza di perdersi, o l´ansia di uscirne. Per volere della Kodama, poi, un corrimano in alabastro su cui sarà interamente trascritto in braille El jardín de senderos que se bifurcan, consentirà ai non vedenti di trovare facilmente la via verso l´uscita, risolvendo per primi il mistero.

    13 giugno 2011

    http://www.repubblica.it/






    Per informazioni:


    Fondazione Giorgio Cini
    ...

  3. #3
    Citazione Originariamente Scritto da foglie di acqua Visualizza Messaggio
    Nei giorni bui della cecità del marito, è stata lei la luce dei suoi occhi. [...]
    El laberinto

    Este es el laberinto de Creta. Este es el laberinto de Creta cuyo centro fue el Minotauro. Este es el laberinto de Creta cuyo laberinto fue el Minotauro que Dante imaginó como un toro con cabeza de hombre y en cuya red de piedra se perdieron tantas generaciones como María Kodama y yo nos perdimos. Este es el laberinto de Creta cuyo laberinto fue el Minotauro que Dante imaginó como un toro con cabeza de hombre y en cuya red de piedra se perdieron tantas generaciones como María Kodama y yo nos perdimos en aquella mañana y seguimos perdidos en el tiempo, ese otro laberinto.



    Questo è il labirinto di Creta.Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro.
    Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni.Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni come Marìa Kodama ed io ci perdemmo.Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni come Marìa Kodama ed io ci perdemmo quel mattino e seguitiamo a perderci nel tempo, quest’altro labirinto.

    "[...]Maria Kodama ed io abbiamo condiviso con allegria e con stupore la scoperta di suoni, di idiomi, di crepuscoli, di citta', di giardini e di persone sempre diverse ed uniche. Queste pagine vogliono testimoniare tale lunga avventura che prosegue." (dal Prologo)

    "Atlante" (1984) J.L.Borges

  4. #4
    Citazione Originariamente Scritto da mormore Visualizza Messaggio

    "[...]Maria Kodama ed io abbiamo condiviso con allegria e con stupore la scoperta di suoni, di idiomi, di crepuscoli, di citta', di giardini e di persone sempre diverse ed uniche. Queste pagine vogliono testimoniare tale lunga avventura che prosegue." (dal Prologo)

    "Atlante" (1984) J.L.Borges
    Bella!


    Ci sono altre dediche nei suoi ultimi libri alla compagna di vita Maria Kodama, sempre molto belle ed intense.
    ...

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