Quelli che vogliono curare l'omosessualità
Vittorio Lingiardi
Ordinario di Psicopatologia, Uniroma1
Hanno scelto un verso di Rilke («E se all'oblio il mondo t'abbandona, all'immobile terra dì: io scorro, e all'acqua fuggevole: io sono»), gli studenti della Facoltà di Psicologia della Sapienza, per annunciare il loro convegno organizzato sulle identità lesbiche, gay e transessuali. Due giornate di maggio appena concluse, dedicate al pluralismo identitario e ai suoi principali nemici: omofobia e transfobia. Dibattiti e filmati, allievi e professori, testimonianze e paper scientifici, di cui i migliori sono stati premiati. È bello toccare con mano che l'università è viva, partecipare della sua resistenza mentre il paese la trascura e la affama. Sentire che la cultura, come le identità, scorre di fronte all'immobile.
Capirete dunque perché, ricchi di questo bel lavoro patrocinato dall'Università e dall'Ordine degli Psicologi del Lazio, è con una certa tristezza che volgiamo lo sguardo a un piccolo convegno che si è appena svolto vicino a Brescia. Convegno più religioso che scientifico, stando almeno al cartello dei promotori: Alleanza Cattolica, Gruppo Lot, Medici Cattolici Brescia, ecc. Il titolo recita «Identità di genere e libertà», e in effetti nella presentazione gli organizzatori si prendono la libertà di confondere i concetti scientifici di «identità di genere» e di «orientamento sessuale» con effetti di comicità involontaria, soprattutto quando segnalano con allarme i pericoli di un pensiero gender che distruggendo la «differenza ontologica tra uomo e donna» consegnerebbe il mondo alla pluralità dei generi. Quali?
Testualmente, «etero, omo, lesbo, bisessuale e trans». Jack Drescher, un collega dell'American Psychiatric Association, uno degli estensori del 2009 Report of the Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation, ha così commentato via e-mail: «Ugh. Five genders? Etero, omo, lesbo, bisex e trans? Clearly they live on another planet». Un altro pianeta.
Star del convegno era Joseph Nicolosi, fondatore del Narth (Associazione per la Ricerca e la Terapia dell'Omosessualità). Uno che nei suoi libri sostiene, contro ogni evidenza scientifica, che l'omosessualità può essere «curata». Anzi «riparata». Voci del tutto isolate nella comunità scientifica ma pericolose in quella civile. E insidiose per chi si interroga sulla direzione del proprio desiderio e, in sofferente incertezza, cerca un aiuto psicologico. Anche per questo, per garantire fiducia e protezione, la comunità scientifica e professionale italiana ha diffuso il comunicato che potete leggere sul sito www.noriparative.it. Un comunicato promosso da docenti, liberi professionisti, ricercatori e studiosi nel campo della salute mentale e della formazione. E filmabile esclusivamente da professionisti della salute mentale ed è un fiume in piena: 1200 firme in cinque giorni, circa 100 adesioni al giorno. La ragione esiste e scorre.
24-05-2010
l'Unità



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