riprendo la favola, già ampiamente utilizzata sui media di "vera" analisi finanziaria:
LA RANA E LO SCORPIONE
Uno scorpione doveva attraversare un fiume, ma non sapendo nuotare, chiese aiuto ad una rana che si trovava lì accanto. Così, con voce dolce e suadente, le disse: "Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull'altra sponda." La rana gli rispose "Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!" "E per quale motivo dovrei farlo?" incalzò lo scorpione "Se ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!" La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell'obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua.
A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione. Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all'insano ospite il perché del folle gesto. "Perché sono uno scorpione..." rispose lui "E' la mia natura"
LO STATO E LA BANCA
Una banca doveva attraversava un momento di vera crisi per le follie finanziarie e gli affari economici, così border line da sfumare nella truffa, che fino ad allora aveva commesso. Non potendo più sostenersi all'esplosione della bolla speculativa finanziaria, chiese allo stato a cui apparteneva di salvarla dalla chiusura e dal fallimento suo e dei suoi affiliati. Lo stato sulle prime fu titubante perché comprendeva che il fallimento della banca per la sua insensatezza era giusto per le regole che imponevano il mercato e "la sorta" di etica che lo sorregge, che era stata ignorata dalla banca che aveva fatto i propri interessi anche a scapito dei cittadini; però capiva anche che la chiusura della banca avrebbe fatto soffrire ulteriormente la propria economia e, di nuovo, i propri cittadini.
Lo stato decise allora di aiutare la banca con un'imponente iniezione di denaro preso dai sacrifici dei propri cittadini, sperando che la banca non percorresse più le strade di speculazione e riversasse le nuove energie avute in aiuto dell'economia dei cittadini che l'avevano sorretta con immediatezza. Ma la banca appena salva con i denari nelle casse riprese le speculazioni e praticò condizioni vessatorie ai cittadini inasprendo le condizioni di credito, anche di quello precedente allo situazione di crisi. Lo stato fu in forte difficoltà e mentre le orde di cittadini "cavavano" fuori i politici dalle loro sedi come lumache dal guscio...prendendoli a calci, e mentre bruciavano le sedi della banca arrostendo i suoi forzieri, il governo chiese ai banchieri il perché di tanta stupidità che li stava uccidendo......"perché siamo una banca...." risposero i banchieri "....è nella nostra natura"
magari qualcuno si sveglia...
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