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Domenica 14 Febbraio 2010
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CRONACA - Tutte
C.a.s.e.: i quartieri dormitorio senza fogne, liquami scaricati nei fiumi
L'AQUILA. Gli scarichi degli insediamenti del progetto C.a.s.e realizzati freneticamente nei mesi scorsi scaricano i liquami nei corsi d’acqua senza alcuna depurazione.
* CONTRIBUTI A IMPRESE, GUARDA L'ELENCO DEGLI AVENTI DIRITTO
Le nuove cittadelle sorte dopo il 6 aprile con il passare dei mesi portano alla luce tutte le magagne.
Con l'investimento ingente fatto, magari ci si aspettava che tutto fosse perfetto. Invece da mesi si rincorrono lamentele di piccoli e grandi disagi, che riguardano strutture e finiture che già accuserebbero i primi problemi.
Già, perchè come avevamo ricostruito qualche mese fa, tutto il progetto C.a.s.e. è costato un po' più di 743 milioni di euro, tirando in ballo solo ed esclusivamente i soldi pubblici.
Tra le spese più alte quelle relative alla gestione del verde: sono stati spesi ben 14 milioni di euro.
Ma per le fognature, aspetto forse sottovalutato, il risultato è molto scarso.
La denuncia arriva dal presidio di Libera L’Aquila che nelle ultime settimane ha effettuato una serie di sopralluoghi a seguito di denunce e lamentela da parte degli inquilini dei nuovi quartieri.
«Abbiamo così verificato», spiega Angelo Venti, «che lo scarico delle fogne senza depurazione è reale almeno per i nuovi insediamenti di Bazzano, Sant’Elia, Paganica, Camarda e Assergi.
Più precisamente: il nuovo quartiere di Bazzano scarica direttamente nel fiume Aterno; quelli di Camarda e Paganica nel fiume Vera (affluente dell’Aterno), mentre l’insediamento di Assergi scarica, allacciandosi alle opere di scolo delle acque del ponte autostradale, nel fiume Raiale (affluente del Vera)».
Quasi una follia se si considera che spulciando alcuni dei documenti sugli appalti si scopre che le opere relative alla fognatura, solo per Assergi-Paganica, avevano un importo a base d’asta di 2,5 milioni.
Per gli altri insediamenti Libera non dispone ancora di dati certi, «ma da una prima ricognizione», spiega Venti, «la situazione non risulta diversa e lo stesso discorso vale anche per gli insediamenti dei Map, ovvero i moduli abitativi provvisori. Spesso le nuove fogne si allacciano alle condotte preesistenti, a loro volta prive di adeguati impianti di depurazione».
«Così in Abruzzo», denuncia ancora Angelo Venti, «l’emergenza del terremoto si è aggiunta a un’altra già preesistente, quella ambientale del fiume Aterno, il cui bacino è da sempre assediato dagli scarichi fuori norma di molti paesi, nuclei industriali e persino della Facoltà di ingegneria ambientale dell’Università dell’Aquila».
Proprio per “fronteggiare la crisi di natura socio-economico-ambientale determinatasi nell’asta fluviale del bacino del fiume Aterno”, il 9 marzo 2006, la Protezione civile era intervenuta con l’emanazione della Ordinanza del Consiglio 3504 e con la nomina di un Commissario delegato, l'architetto Adriano Goio.
«MANCA L'ALLACCIO CON I DEPURATORI»
Nei giorni immediatamente successivi al terremoto, dunque tre anni dopo l’ordinanza di Goio, risultavano aperti solo alcuni cantieri per la realizzazione di depuratori, come quelli di Bazzano e Fossa, ma nessuno di loro sembra ancora in funzione.
«Risulta che alcuni altri interventi parziali», spiega Venti, «sono stati finora eseguiti sulle condotte fognarie preesistenti, ma dalle nostre ricognizioni tali condotte non risultano ancora completate o allacciate a depuratori».
Il caso del depuratore di Bazzano - inizio lavori gennaio 2009 e ultimazione prevista per il 21 gennaio 2010 - è emblematico.
Come racconta Primo Di Nicola su L’espresso lo stesso sarebbe stato ultimato in fretta e furia proprio per consentire a Berlusconi di presentare gli alloggi del quartiere simbolo di Bazzano il 29 settembre scorso, giorno del suo compleanno.
«Ma lo stesso depuratore», denunciano ancora da Libera, «si presenta come ultimato ma non attivo - pare - solo per i ritardi dell’Enel che da 7 mesi ancora non fornisce l’energia elettrica».
«Ciononostante - si legge nell’articolo - il consorzio Forcase incaricato da Bertolaso di realizzare le abitazioni dei terremotati ha iniziato a scaricare senza preavviso nella condotta del depuratore. Morale: Goio ha chiuso con dei palloni l’accesso all’impianto e solo per carità di patria, per non creare altri dispiaceri ai terremotati bisognosi di quegli alloggi, ha autorizzato il consorzio a scaricare la fogna direttamente nel fiume. Solo negli ultimi giorni Goio ha autorizzato la reimmissione della fogna nel depuratore, che però continua a non funzionare».
LIQUAMI DRITTI DRITTI NEL FIUME
«A tal proposito», prosegue Venti, «precisiamo che nell’ultimo nostro sopralluogo effettuato ieri pomeriggio, i liquami del quartiere di Bazzano continuavano a essere scaricati, sempre senza depurazione, direttamente nel fiume Aterno».
L'associazione Libera, anche alla luce delle precedenti inchieste e delle notizie che stanno emergendo dall’inchiesta della Procura di Firenze sulle modalità operative del Dipartimento di Protezione civile, pone alcune domande anche sul tema dell’emergenza inquinamento del fiume Aterno.
«Chiediamo di sapere - dopo 4 anni e nonostante il ricorso agli ampi poteri previsti dalla decretazione d’urgenza - a che punto sono i lavori per l’emergenza Aterno, quando si prevede la loro ultimazione, quanto è costato finora tale commissariamento, quali sono le ditte impegnate nei lavori, quali sono le modalità di assegnazione di incarichi e appalti».
Ieri mattina, su questo tema, è stata presentata una interrogazione parlamentare e altre interrogazioni sono state preannunciate da consiglieri regionali.
Nelle ultime ore, infine, pare che l’Enel si sia decisa ad allacciare l’energia elettrica al depuratore di Bazzano mentre, contemporaneamente si registra una accelerazione dei lavori sulle condutture delle fognature.




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