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Discussione: I libri che non ce l'abbiamo fatta

  1. #1

    I libri che non ce l'abbiamo fatta

    Una volta mi capitava raramente. Ero più caparbia nella lettura anche quando un libro non mi convinceva, mi infastidiva o faticavo troppo nella sua comprensione.
    Arrancavo comunque fino alla fine.
    Da tempo invece mi succede sempre più spesso di accantonare un libro anche a lettura avanzata e cominciarne tranquillamente un altro.
    Avendo l'abitudine di non riporre i libri non letti (sia quelli ancora intonsi, sia quelli iniziati) nella libreria, ho al momento il comodino sotterrato sotto pile di libri che aumentano pericolosamente in altezza di giorno in giorno.
    Quelli iniziati e lasciati a metà nella lettura ultimamente restano impilati uno sull'altro nella posizione ed alla pagina in cui li ho lasciati nel momento in cui ho deciso di abbandonarli temporaneamente (la mia decisione di lasciare un libro non è mai definitiva nell'intenzione) e cioè aperti e rivolti all'ingiù come è mia abitudine lasciare qualsiasi libro che sto leggendo e di cui intendo riprendere la lettura appena possibile.
    Una volta invece, quando mi rendevo conto di non intendere riprenderne la lettura subito, mettevo un segnalibro, più frequentemente facevo un orecchio alla pagina e lo impilavo sugli altri in attesa.
    Una delle pile che si sta formando sul mio comodino è quindi ora di forma piuttosto inconsueta per una pila di libri. Aperti ed appoggiati uno sull'altro con la collina della costa di copertina che accoglie man mano altre collinette incave nella parte sottostante e in cui s'incastrano perfettamente. Ormai sul mio comodino sta crescendo una pagoda.
    In questa posizione lascio comunque i libri in lettura abbastanza avanzata.
    Quelli appena iniziati e per qualche motivo subito abbandonati, generalmente li richiudo e li lascio in attesa nella loro posizione originale in un altra pila. Altre due alte pile pericolosamente ormai precarie.
    Il tetto della pagoda consiste invece nel libro in lettura attuale e che potrebbe quindi non diventarne parte in futuro.
    Attualmente la mia pagoda dei libri abbandonati a metà della lettura si compone, dal basso verso l'alto:

    - "Il mio nome è Rosso" di Orhan Pamuk
    - "Domani nella battaglia pensa a me" di Javier Marias
    - "American Pulp" raccolta di grandi maestri di crime story
    - "Amabili resti" di Alice Sebold
    - "Che la festa cominci" di Niccolò Ammaniti
    - "Diario Romano" di Vitaliano Brancati

    Quest'ultimo ha inaspettatamente scalzato proprio stanotte l'ultimo di Ammaniti che stavo leggendo con piacevolezza anche se già presentivo che non fosse all'altezza di "Come Dio comanda".
    Ma di Brancati e del suo Diario Romano scriverò in altro thread perchè è un libro che mi ha immediatamente catturato e non credo diventerà un ennesimo piano della mia pagoda.
    E questa sarà davvero l'ultima.

  2. #2
    "Cavie" di Chuck Palahniuk.
    Proprio non ce l'ho fatta.
    Non solo: l'ho buttato!
    E per me buttare un libro è un sacrilegio.
    Forse la copertina dà un indizio sul perchè l'abbia abbandonato.
    Eccola



    E poi, e mi vergogno a morte per questo (ma ho già deciso di riprovarci), "Delitto e castigo" di Dostoevskij.
    Peraltro di Dostoevskij ho letto "I fratelli Karamazov" in un battibaleno (si fa per dire... insomma l'ho letto con grande piacere e l'ho trovato un capolavoro assoluto).

    Solo questi due.

  3. #3
    Il primo libro in assoluto che provai a leggere ed abbandonai con grande amarezza perchè me ne attribuii totalmente la responsabilità per l'incapacità di comprenderlo ed apprezzarlo, fu l"Ulisse" di James Yoice.
    Erano gli anni '70, ero molto giovane. Non ci ho mai più riprovato.
    Quella sensazione sgradevole provata nel tentare di leggerlo, quella delusione per le mie capacità intellettive che avevo messo in campo catturata dalla curiosità di leggere quello che veniva rappresentato come un capolavoro, mi bruciò come un'offesa e me lo ha reso antipatico.
    E questa sarà davvero l'ultima.

  4. #4
    Shalimar il clown di Rushdie, preso e riposto almeno tre volte, fermo a pagina 30 e Teresa Batista stanca di guerra, di Jeorge Amado, limite stabilito a pagina 15.

    quella delusione per le mie capacità intellettive che avevo messo in campo catturata dalla curiosità di leggere quello che veniva rappresentato come un capolavoro, mi bruciò come un'offesa e me lo ha reso antipatico
    La stessa sensazione provata alla lettura, completata con sforzo immane, di Cent' anni di solitudine, di Garcia Marquez. Pagina dopo pagina, io mi chiedevo come facessi a considerare di una noia insopportabile quello che secondo critici autorevoli è uno dei capolavori della letteratura mondiale di tutti i tempi. Terminarlo fu un sollievo.
    E poi, e mi vergogno a morte per questo (ma ho già deciso di riprovarci), "Delitto e castigo" di Dostoevskij.
    Ne vale davvero la pena. Romanzo bellissimo.

  5. #5
    Citazione Originariamente Scritto da Margot Visualizza Messaggio
    Teresa Batista stanca di guerra, di Jeorge Amado, limite stabilito a pagina 15.
    Questo lo lessi certamente tutto, anche se non ricordo più niente, nemmeno se mi piacque o meno.

    La stessa sensazione provata alla lettura, completata con sforzo immane, di Cent' anni di solitudine, di Garcia Marquez. Pagina dopo pagina, io mi chiedevo come facessi a considerare di una noia insopportabile quello che secondo critici autorevoli è uno dei capolavori della letteratura mondiale di tutti i tempi. Terminarlo fu un sollievo.
    Il mondo, nelle sue molteplici fondamentali e meno fondamentali suddivisioni, è diviso tra chi è stato travolto e affascinato dalla lettura di Cent'anni di solitudine e chi no, per niente.
    Io faccio parte della prima categoria. L'unico libro che nella mia vita ho riletto due volte da cima a fondo.
    E questa sarà davvero l'ultima.

  6. #6
    Citazione Originariamente Scritto da Alessandra Visualizza Messaggio
    Il mondo, nelle sue molteplici fondamentali e meno fondamentali suddivisioni, è diviso tra chi è stato travolto e affascinato dalla lettura di Cent'anni di solitudine e chi no, per niente.
    Io faccio parte della prima categoria.
    Anche io.
    Effettivamente molti lo trovano noioso, io l'ho trovato avvincente.

  7. #7
    Per una specie di malattia cronica
    non riesco ad abbandonare un libro
    neanche se devo leggerlo a conati.

    comunque il più faticoso
    sopravvalutato
    libro inutile alla letteratura modiale
    che ho impiegato anni 3
    a finire è il

    Genji Monogatari

    se qualcuno vi ha detto che è un capolavoro
    vuol dire che non lo ha letto
    Chiunque rifletta su queste quattro cose:
    ciò che è sopra, ciò che è sotto,
    ciò che è prima e ciò che è dopo,
    meglio sarebbe se non fosse mai nato.

    Talmud, Hagigah.

    ho una intelligenza intermittente
    come le luci dell'albero di natale

  8. #8
    Mi rimane difficile abbandonare i libri. Quelli che non mi persuadono dai primi capitoli, li ripongo tra i libri che leggerò appena possibile, con la motivazione che non sono ancora pronta -per varie ragioni- alla loro lettura.
    In effetti, per alcuni è stato così. Non era il momento giusto.


    Tuttavia, l’unica eccezione –finora- l’ho fatta con:

    - James Redfield, La profezia di Celestino

    - Nick Drake, Nefertiti


    Li ho abbandonati senza appello; sono certa che non riprenderò la loro lettura.
    ...

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