Una volta mi capitava raramente. Ero più caparbia nella lettura anche quando un libro non mi convinceva, mi infastidiva o faticavo troppo nella sua comprensione.
Arrancavo comunque fino alla fine.
Da tempo invece mi succede sempre più spesso di accantonare un libro anche a lettura avanzata e cominciarne tranquillamente un altro.
Avendo l'abitudine di non riporre i libri non letti (sia quelli ancora intonsi, sia quelli iniziati) nella libreria, ho al momento il comodino sotterrato sotto pile di libri che aumentano pericolosamente in altezza di giorno in giorno.
Quelli iniziati e lasciati a metà nella lettura ultimamente restano impilati uno sull'altro nella posizione ed alla pagina in cui li ho lasciati nel momento in cui ho deciso di abbandonarli temporaneamente (la mia decisione di lasciare un libro non è mai definitiva nell'intenzione) e cioè aperti e rivolti all'ingiù come è mia abitudine lasciare qualsiasi libro che sto leggendo e di cui intendo riprendere la lettura appena possibile.
Una volta invece, quando mi rendevo conto di non intendere riprenderne la lettura subito, mettevo un segnalibro, più frequentemente facevo un orecchio alla pagina e lo impilavo sugli altri in attesa.
Una delle pile che si sta formando sul mio comodino è quindi ora di forma piuttosto inconsueta per una pila di libri. Aperti ed appoggiati uno sull'altro con la collina della costa di copertina che accoglie man mano altre collinette incave nella parte sottostante e in cui s'incastrano perfettamente. Ormai sul mio comodino sta crescendo una pagoda.
In questa posizione lascio comunque i libri in lettura abbastanza avanzata.
Quelli appena iniziati e per qualche motivo subito abbandonati, generalmente li richiudo e li lascio in attesa nella loro posizione originale in un altra pila. Altre due alte pile pericolosamente ormai precarie.
Il tetto della pagoda consiste invece nel libro in lettura attuale e che potrebbe quindi non diventarne parte in futuro.
Attualmente la mia pagoda dei libri abbandonati a metà della lettura si compone, dal basso verso l'alto:
- "Il mio nome è Rosso" di Orhan Pamuk
- "Domani nella battaglia pensa a me" di Javier Marias
- "American Pulp" raccolta di grandi maestri di crime story
- "Amabili resti" di Alice Sebold
- "Che la festa cominci" di Niccolò Ammaniti
- "Diario Romano" di Vitaliano Brancati
Quest'ultimo ha inaspettatamente scalzato proprio stanotte l'ultimo di Ammaniti che stavo leggendo con piacevolezza anche se già presentivo che non fosse all'altezza di "Come Dio comanda".
Ma di Brancati e del suo Diario Romano scriverò in altro thread perchè è un libro che mi ha immediatamente catturato e non credo diventerà un ennesimo piano della mia pagoda.![]()



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