Per un nuovo internazionalismo |
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Avrebbe
grande valore - questa per ora è soltanto una idea che non
abbiamo ancora bene elaborato e che vogliamo discutere con altri
nostri amici e compagni di altri paesi -se si riuscisse a mettere
a punto una sorta di "Carta" che definisse i principi,
le linee e gli obiettivi di una strategia unitaria della pace e
dello sviluppo. Anche per questo a noi non sembra più corrispondente ai tempi parlare, in senso stretto, di un movimento comunista internazionale, non già perché sottovalutiamo il ruolo dei partiti comunisti e degli Stati socialisti, ma perché riteniamo che i partiti comunisti devono essere dentro uno schieramento più ampio e variegato, che muove verso gli obiettivi della trasformazione e della unità del mondo. Può accadere, e accade, che un partito comunista, uno Stato socialista, trovi più vicine alle sue impostazioni quelle di un partito, di un movimento progressista e popolare o di un governo democratico ma non comunista, che quelle di un altro partito comunista o Stato socialista: si tratta di un dato della realtà di oggi e da molti anni a questa parte. Questo non vuol certo dire che non si debbano percorrere le vie e compiere tutti gli sforzi per superare le divisioni esistenti fra i partiti comunisti; ma la collaborazione, !'intesa, le alleanze vanno ricercate e possono essere realizzate In un'area ben più vasta di quella comunista. Alla base di questa nostra concezione di un nuovo internazionalismo, resta - e va anzi ribadito - il principio del rispetto rigoroso della autonomia e indipendenza di ogni partito, movimento e Stato. Va ribadito che non ci sono e non ci possono essere più né partiti né Stati - guida. Questo è un dato irreversibilmente acquisito dal nostro partito. Ma se l'autonomia significasse che ogni partito e movimento si chiude in se stesso o limita il suo orizzonte alle questioni interne del proprio paese, i partiti comunisti e le forze progressiste di ogni orientamento si isolerebbero, rinuncerebbero cioè a quell'iniziativa internazionale e internazionalista che è invece indispensabile per salvare e cambiare il mondo. Questa è la concezione, questi i contenuti nuovi che noi comunisti italiani propugniamo proponendoci, come primo nostro specifico obiettivo, di colmare un vuoto che ha così gravemente condizionato tutti gli sviluppi europei e internazionali, di contribuire, cioè, a portare il movimento operaio dell'Europa occidentale ad assumere un ruolo che lo veda affermarsi come forza nuova dirigente dell'Europa. Ce lo proponiamo proprio affinché l'Europa stessa possa svolgere, sia verso le massime potenze sia verso i popoli e i paesi in via di sviluppo, un'azione autonoma volta a promuovere e a realizzare una cooperazione internazionale sempre più vasta e feconda di benefici risultati, per la pace e per il progresso e l'avanzata delle classi lavoratrici dell'Occidente e dei popoli del Terzo mondo. Ecco qual è la nostra visione dell'eurocomunismo, ecco il succo di quello che intendiamo per "terza via". E con questa visione e prospettiva andremo alle elezioni per il parlamento europeo, ben sapendo, naturalmente, che dobbiamo presentarci con un programma preciso e concreto che sarà sottoposto questo pomeriggio alla vostra approvazione, ma ben sapendo anche che dobbiamo dare alla impostazione della nostra campagna per l'elezione del parlamento europeo questo più vasto respiro. C'è bisogno di un forte partito, di una forte rappresentanza del Partito comunista italiano nel parlamento europeo. Certo, sarà necessario cercare una convergenza con altre forze di sinistra e democratiche: ma senza una forte rappresentanza dei comunisti non potrà andare avanti la causa della trasformazione profonda degli assetti sociali e politici di questa vecchia Europa. (...)
"Il
nostro è un nuovo internazionalismo: dove sta la novità?"
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