L'eredità e l'attualità di Enrico |
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Credo
che pochissimi, fra i politici italiani, abbiano avuto come Berlinguer
la capacità di intuire in anticipo quel che stava succedendo,
le linee direttrici del cambiamento. In un momento come quello attuale,
con la pace messa in pericolo dalla volontà di comando dell’unica
superpotenza rimasta, fa una certa impressione ripercorrere il Berlinguer
dei primi anni ’80, che esprime una visione quasi avveniristica
del futuro. Che si rende conto, ben prima della fine dell’impero
sovietico, come ormai il cuore del conflitto non è più
fra paesi capitalisti e paesi socialisti ma fra il Nord e il Sud
del mondo: fra un occidente sempre più ricco ed arroccato
a difesa dei suoi privilegi e le masse povere del terzo e del quarto
mondo. In sintonia con lo svedese Olof Palme, che dopo non molto
morirà in un attentato mai del tutto chiarito, Berlinguer
era arrivato a prospettare un governo mondiale dell'’economia, inteso
però come strumento di riequilibrio e di redistribuzione
delle ricchezze. Oggi ha poi un significato speciale ricordare che Berlinguer credeva profondamente nell’Europa. La vedeva come il laboratorio di una nuova sinistra possibile, da contrapporre sia al decrepito comunismo reale che a un neoliberismo d’oltreoceano, portatore di ingiustizie profonde. Proprio in quest’ottica credeva fosse importante difendere “l’anomalia europea”, la sua cultura e la forza antagonista dei suoi partiti, dei sindacati e dei movimenti, dai continui tentativi di omologazione che vedeva messi in atto da Ronald Reagan e dalla nuova destra americana. E anche se non poteva certo immaginare la deriva militar- autoritaria di quelle scelte, aveva colto subito le minacce della rivoluzione conservatrice che cominciava allora, con l’esaltazione del capitalismo selvaggio come cura ai mali dell’economia e dell’egoismo individuale come sostituto ad una società solidale. Quando
era segretario del Pci Berlinguer veniva spesso descritto dai giornali
come un uomo chiuso, un po’ fuori dal mondo, un“sardo-muto”,l’opposto
di un protagonista di quella politica-spettacolo che già
allora stava prendendo piede. E invece Berlinguer aveva una capacità
di comunicazione fortissima. I commentatori dell’epoca riconoscevano
che pochi riuscivano come lui a “rompere” lo schermo della Tv, a
parlare alla gente, molto al di là del suo stesso partito,
che peraltro era un grande partito del 30 per cento. C’era una passione
e una sincerità nel suo modo di esprimersi che l’aveva fatto
diventare una specie di contraltare rispetto a tanti altri politici
del suo tempo, e in particolare rispetto a Bettino Craxi. Berlinguer
aveva capito molto presto che dietro l’etichetta della modernità,
del rinnovamento, delle grandi riforme istituzionali, Craxi aveva
obiettivi ben più concreti e inquietanti: far saltare il
banco della politica italiana, annettersi il Pci e sdoganare il
Msi, farla finita con la cultura dell’antifascismo e della Resistenza. Una
delle prime volte che avevo visto di persona Enrico Berlinguer,
(a cui poi avrei dedicato una biografia in due volumi, cominciata
quasi subito dopo i suoi spettacolosi e indimenticabili funerali),
era stato il 26 settembre 1980, ai cancelli della Fiat. Il colosso
torinese, per superare un momento di grave crisi del mercato internazionale,
aveva messo in cassa integrazione 28 mila operai. E poi, siccome
si erano rotte le trattative con i sindacati, aveva spedito 13 mila
lettere di licenziamento, espellendo i quadri sindacali e buona
parte delle donne, che erano entrate nella fase di espansione. Berlinguer
era arrivato a portare la sua solidarietà dopo che la Flm
aveva bloccato la Fiat, in un clima di grande scontro. Avevo seguito
il suo giro ai vari cancelli, Mirafiori, Rivalta, Lancia di Chivasso,
accolto dappertutto da una folla enorme. Anche se non era previsto
un suo intervento, Enrico Berlinguer aveva accettato di parlare,
su un palco improvvisato e senza microfono, fra donne e uomini che
piangevano senza vergogna per la commozione.
L'eredità e l'attualità
di Enrico (foto tratta da www.sinistragiovanile.bari.it)
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