L'Archivio di Metaforum

Forum di politica, cultura, società - 2009

 
Vecchio 31-08-2009, 18.47.54
catluc
 
Tra un'era e l'altra




Conoscere e confrontarsi. Storia in un viaggio nel paese di Obama. Pregi e difetti.

di Caterina Della Torre

E' la terza volta nella mia vita che vado negli States, ma ormai ci mancavo da 20 anni ed ero molto curiosa di vedere cosa fosse cambiato dall'era di Bush a quella di Obama, passando per le Torri Gemelle e la crisi finanziaria.

Cose da dire ce ne sono molte e non tutte ancora chiarissime nella mia mente. Devo metabolizzare la vacanza che come sempre mi ha dato molti impulsi, alcuni positivi, altri negativi. A voi giudicare.

Cominciamo dal viaggio e dall'arrivo alla dogana. Viaggiavo con American Airlines. Appena mi hanno visto arrivare con la stampella (infortunio prevacanza), mi hanno fatto saltare la coda (eh,eh, ma io non avevo richiesto ciò) e mi hanno chiesto all'aereoporto di Malpensa se avessi bisogno di una sedia a rotelle (argh). Rifiutata.
Però...mi hanno dato la fila davanti nella classe turistica. Che per un viaggio di 8 ore in aereo non era male, no?

Comunque ce l'ho fatta, da Milano a NY è stato un viaggio tutto sommato brevissimo. Leggi un libro, guardi un film e sonnecchi un po'...
Poi mi ero comprata il ''Time'' sul quale avevo trovato un articolo su donne e lavoro chiamato Pink Recovery e ho deciso di tradurlo per metterlo su dol's.

Arrivo a NY. Anche qui sono stata agevolata dalla stampella, tanto che ho detto a mio marito che la prossima volta anche se starò meglio mi porterò la stampella ugualmente.

Al controllo security ci siamo dovuti quasi quasi spogliare: scarpe, cinture, maglioni, aprire borse. I liquidi li butti via (ma a mia figlia hanno fatto passare l'amuchina liquida..si sono sbagliati? No, anche al ritorno non l'hanno vista). Io sono stata perquisita da una gentile doganiera con i guanti blue.
Mi sono messa a ridere perchè mi faceva solletico tanto era leggera l'ispezione.

Arrivati alla Dogana...beh, parlano tanto delle impronte digitali qui da noi... a NY ce le hanno prese a tutti, adulti e minorenni (anche a mia figlia).
Per fortuna che adesso la richiesta del visto si fa online (con il passaporto elettronico)...ma la devi ugualmente stampare e consegnare alla dogana.

Comunque meglio di 20 anni fa quando ho dovuto compilare dei moduli in uno dei quali dovevo dichiarare che non ero comunista e non militavo nel parito.

Le valigie sono arrivate tutte quasi subito (altro che a Malpensa). Ma quella di mio marito era stata aperta. I famosi controlli random.
Chiusa la questione valigie...andiamo a prendere il taxi.

Beh, sulla questione taxi vi racconterò in seguito.

continua

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Vecchio 01-09-2009, 16.35.29
catluc
 
Hailing a cab


Si dice cosi' a NY chiamare un taxi. Ma dietro ad ogn tassista c'è la storia di un popolo.

Si dice così chiamare un taxi. E sono tanti a NY( Circa 10.00). Non devi andare ad un posteggio. Basta metterti in posizione statua della libertà ed eccolo arrivare. E con costano poi molto rispetto agli onerosi taxi italiani.

Li vedi sfrecciare come delle api impazzite a fianco dei pochi veicoli privati ( si spiega la loro assenza perchè a NY non puoi parcheggiare per strada ma solo nel tuo garage o in parcheggi apposti e molto cari) e delle pochissimi moto.

Dicevo che i taxi di NY sono una storia a parte. Forse è meglio dire un mondo a parte.
Ricordo 20 anni fa c'erano molti italiani e greci tra di loro. E miravano spesso ad imbrogliare sulle tariffe.
Oggi invece conta il tassametro (anche se qualche irregolare gipsy c'è sempre come in tutte le città, vedi Linate a Milano) e per pagare hanno tutti la macchinetta per il pagamento con la carta di credito.

Entri in taxi e si accende il video sullo schienale posteriore con la pubblicità di turno, la mappa geografica e il meteo. Sì, un video incastonato nel sedile posteriore che si accende ogni volta che entra un nuovo cliente e che devi affrettarti a spegnere con loff se non ti interessa.

Dai la direzione ed il taxi parte. A differenza di Londra, a NY comprendono subito la destinazione, senza impallarsi se pronunci Poland street'' con una P plosive poco accentuata (e sputacchiata).
I tassisti poi, vengono da tutto il mondo: arabi, africani, asiatici, slavi, sudamericani etc...Ecco perchè capiscono il tuo accento, qualuque esso sia.
Gli arabi e africani restano incollati al cellulare tutto il tragitto (ma con chi parlano poi?) ti fanno scendere e salire e riprendono.
Solo tre tassisti ci hanno rivolto la parola (cosa strana...a Milano i tassisti sono dei tali chiacchieroni). Un ucraino che ci ha salutato addirittura con un arrivederci in italiano (al quale ho risposto con un doveroso do svidanja in russo), un guatemalteco che ci ha raccontato nel lungo tragitto da Miami Bay a Miami tutta la sua vita di emigrato ed unamericano.

E' la storia di questo americano che vi voglio raccontare . Uomo colto dal bel parlare e bell'accento, narrava di aver lavorato come trader in un grupo finanziario e quando è stato lasciato a casa per la crisi ha deciso di prendersi un anno sabbatico e di mettersi a fare il tassista.
Nel frattempo aspettava che la crisi passasse per trovare un lavoro adeguato.
Mi sono fatta molte domande su questa scelta. Sarebbe possibile in Italia una cosa del genere?
Un amico di famiglia a Milano aveva cercato di sbarcare così il lunario e alla fine aveva rinunciato: difficile avere la licenza, costoso ma soprattutto impossibile poi rientrare nel giro di lavoro lasciato momentaneamente.
Sintomo di un mercato del lavoro ingessato in cui non c'è lavoro, ma non è facile nemmeno cercarlo.

Chissà forse qualcosa dovremmo cambiarla anche da noi, non credete?

http://www.dols.net/magazines_news.p...9&id_news=1728
 
Vecchio 04-09-2009, 11.43.30
catluc
 
Times Square




NY una città che non dorme mai

Seduti al crocevia del mondo: Times Square

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Cosi' si dice, ma non credevo fosse possibile. Tutte le città prima o poi si addormentano. Non foss'altro nelle prime ore del mattino quando i nottambuli delle discoteche vanno a casa ed i bar non hanno ancora iniziato ad aprire le serrande.

Invece la grande mela si muove sempre e anche dal 48esimo piano di un grattacielo ( quello dove dormivo io) senti quello che chiamano il rumore di New York: un forte ed incessante brusio che non s'interrompe mai, ma che abitua l'orecchio tanto da non infastidirlo

Gente che arriva e gente che parte. Mi sono rivista parte integrante di un film di Woody Allen, con Times Square a due passi ( due isolati invero) e la 5th avenue a due strade di distanza.

E quindi una mattina ho deciso di andare subito dopo la colazione (a NY gli alberghi offrono solo il letto e non il breakfast nel prezzo della camera) consumata in un caffè chiamato Deli (ma che di indiano aveva solo i proprietari e nemmeno tutti) a Time Square e di sedermi a guardare la gente che passava.

Questa piazza che 20 anni fa mi aveva attrattato irresistibilmente ma anche respinto con la sua vivace aggressività, è cambiato totalmente.

Il crocevia del mondo, la chiamano. Ecco mi sono seduta a guardare il crocevia del mondo. Gente di tutte le razze, di tutti i colori, di tutte le età, gente che corre, s'incontra, si saluta, si abbraccia, si bacia, si corteggia, si prende per mano, turisti che guardano le grandi insegne e ne rimangono affascinati come bambini.

Pur essendo piccola, paragonata ad altre piazze icona e simbolo delle città a cui appartengono ( Piazza Rossa a Mosca, della Puerta del Sol a Madrid, degli Champs-Élysées a Parigi, di Trafalgar Square a Londra o di Piazza Tiananmen a Pechino ), Times Square è divenuta un simbolo della sua città, soprattutto per i grandi e numerosi cartelloni pubblicitari animati e digitali.

La densità delle insegne luminose è inferiore solo a quella di Las Vegas. Ecco qui a Times Square si percepisce la ricchezza (e forse anche la tracotanza) americana. Qui l'insegna ricurva del Nasquad (costata 37 milioni di dollari).
Times Square vanta attrazioni come ABC's Times Square Studios, dove viene messo in onda in diretta Good Morning America, e numerosi teatri, ma anche un gran numero di aziende editoriali, finanziarie e dei media.
Nonostante il traffico e la confusione si percepisce un completa sicurezza: la polizia è sempre vigile dietro l'angolo.

continua

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Vecchio 07-09-2009, 14.49.38
catluc
 
So food



Mangiare in USA - il doggy bag e la T-bone steak.




Questa tappa del mio diario americano si occupa di un punto molto dolente: il cibo.
Perchè dolente? Perchè negli Usa in 15 giorni ho messo su 2 chili, sebbene mi limitassi nei pasti?

No, non solo quello. Si mangia bene negli States, i piatti risultano appaganti non solo al palato, ma alla vista. E le porzioni sono estremamente abbondanti, tanto che riuscivo a lasciare sempre metà della porzione. Da ciò ho potuto capire e apprezzare l'uso del «doggy bag», letteralmente «sacchetto per il cane»
Cioè gli avanzi della cena (o pranzo). In Italia una tale consuetudine è quasi proibita, se non inusuale.

Se un italiano, alla fine della cena si arrischiasse a chiedere al cameriere di incartargli la porzione che ha lasciato, per portarsela a casa, verrebbe considerato un morto di fame o quanto meno un maleducato. Ma per il popolo americano, abituato a mangiare fuori casa molto più frequentemente di quello italiano, questa richiesta è all'ordine del giorno e la fanno quasi tutti, anche i vip o quelli che non hanno certo problemi di portafoglio. E pare che con la crisi il fenomeno sia in aumento.

Inoltre abitudini come il mangiare senza tovaglia e spesso senza piatti, che apparirebbe assolutamente inverosimiile da noi, è abbastanza frequente negli USA. Come quella di mangiare in continuazione, a tutte le ore del giorno e della notte ed in qualsiasi luogo ci si trovi. A scuola in classe, nei teatri, nei cinema (cosa che ha preso piede anche da noi) per strada, in ufficio, a letto etc....

Forse è per questo oltre altri fattori che l'obesità negli states è diventata una piaga cronica:
Più di 6 adulti su 10 risultano obesi o sovrappeso con una percentuale di 'extralarge' tra gli over 18 che supera il 25% in 19 Stati su 50.
Ciò grazie alla vita sedentaria e al cibo spazzatira'', come lo definiscono

Per non farmi prendere la mano, mi sono lanciata sul pesce: le aragoste per noi costosissime ( e qui a buon mercato, sebbene più piccole) e le ostriche, di varie qualità e tipi, Ma la mia passione sono state le varie tipologie di carne, saporita, tenera, cucinata in tutti i modi. Alla fine delle vacanze mi sentivo una leonessa, quando ho letto un articolo inquietante sul sistema di allevamento in cattività degli animali negli Stati Uniti. Niente pascoli selvaggi e praterie verdi che le nostre memorie cinematografiche e libresche ricordano...ma recinti e nutrizione supervitaminizzata forzata.

Solo l'1% delle mandrie è allevata allo stato brado, sebbene adesso ci sia un ripensamento ecologistico: meno carne a prezzi maggiori, ma meno danni per la salute.

Infine esistono i vegetariani negli USA, ma la verdura e la frutta, soprattutto la frutta, non sono ospiti fissi dei pasti.

Tornata in Italia mi sono rituffata nella nostra alimentazione equilibrata e mediterranea.

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