L'Archivio di Metaforum

Forum di politica, cultura, società - 2009

 
Vecchio 11-02-2009, 16.20.55
Deborah Fait
 
Domande senza risposta

"Ma chi l'ha detto che siamo di sinistra?"
Da Ucei Informa del 11/2/2009


La settimana scorsa Moked ha pubblicato un ritratto della giornalista israeliana Amira Hass, suscitando una risposta polemica da parte di Davide Nizza, che condivido integralmente. Agli occhi di chi come me studia le relazioni fra i modi di comunicare e i significati trasmessi, in quell'intervista colpiva però un passaggio in cui la Hass affermava questa catena di concetti: in quanto figlia di sopravvissuti della Shoà, era stata educata all'eguaglianza, quindi era di sinistra e di conseguenza aveva deciso di mettersi dalla parte dei palestinesi, almeno dalla loro parte della barriera di sicurezza. E' una catena di ragionamenti molto interessante, anche perché molto condivisa, al di là della vicenda umana della giornalista di Haaretz. Vale la pena di analizzarla con la velocità, ma anche la necessaria superficialità caratteristica di una rubrica come questa.

Che essere di sinistra voglia dire essere coi palestinesi, con gli arabi, con gli islamici ecc. (e dunque, se non giochiamo con le parole, contro Israele) lo vediamo da cinquant'anni su tutte le piazze del mondo e abbiamo appena finito di rivederlo le scorse settimane. Sarebbe bene che chi si sente di sinistra si chiedesse perché. Per i contenuti culturali del Corano (le pene corporali, la discriminazione o peggio di donne e omosessuali ecc.)? Sfogliando il classico libretto di Bobbio su destra e sinistra mi sembra difficile. Perché i palestinesi e in generale gli arabi sono gli oppressi? Intanto bisognerebbe chiedersi perché e da chi sono oppressi, chi si tenga al potere con la violenza e la tortura, chi non divida i proventi del petrolio. E poi sarebbe una buona ragione per approvare chi come Bush aveva il programma – un po' ideologico, lo ammetto – di risolvere la questione del Medio Oriente importando la democrazia nel mondo arabo.

Ma qualcuno ha mai fatto manifestazioni bruciando la bandiera del Libano, dove ai profughi sono interdetti 54 tipi di lavoro, non possono avere la cittadinanza anche se nati nel paese ecc. ? O ha bruciato le bandiere dell'islamico Sudan per quel che combina in Darfur? Sono discorsi fatti molte volte, non mi ci fermo. Forse la risposta sta invece nella leniniana "politica delle alleanze" contro il nemico Occidente, che dopo la caduta del comunismo è diventata identificazione con tutti quelli che Toni Negri chiama "la moltitudine". Qualunque cosa, purché contraria alla democrazia e al libero mercato. Ma a qualcuno piacerebbe vivere alla maniera siriana, pakistana o iraniana invece che in quella del corrotto e oppressivo Occidente che c'è qui e in Israele? Anche Amira Hass, per qualche misteriosa ragione ha i tubi dell'acqua più grossi, come ammette; ma soprattutto nessuno le fa portare il velo o le butta l'acido in faccia se vuole andare a studiare, come accade alle ragazze afgane…

Più interessante sul piano del significato delle parole è chiedersi perché l'ebraismo dovrebbe identificarsi con la sinistra e questa con "l'uguaglianza". E' un'identità spesso proclamata, ammetto di averlo fatto anch'io per anni da ragazzo. Nella Torah e nei profeti ci sono straordinari spunti di giustizia sociale, questo è pacifico. Ma giustizia e eguaglianza sono concetti molto diversi. Kadosh, una parola chiave del nostro linguaggio religioso, prima ancora che la santità indica la distinzione, la differenza. Il nome dei farisei, da cui deriva il nostro ebraismo dell'esilio, probabilmente rimanda anch'esso alla distinzione. E le nostre regole alimentari, sui tessuti e sui semi da non mescolare, sui regimi matrimoniali di levim e kohanim, perfino la restituzione dei territori ai proprietari originali nel giubileo, ecc. ecc.: tutto questo richiama evidentemente all'idea fondamentale che persone e cose hanno una loro identità che non va confusa, nonostante le ragioni di funzionalità. Del resto, non siamo accusati da sempre perché non ci mescoliamo agli altri, perché siamo ostinatamente diversi? Il tema è infinitamente più complesso di quel che si può dire qui, ma è difficile sostenere che l'ebraismo debba per definizione essere identificato con l'eguaglianza – o peraltro con qualunque altra definizione di sinistra, si tratti di anticapitalismo, pacifismo, vicinanza a chi lavora o anche realizzazione della giustizia in terra.

E allora, qual è la ragione di questa identificazione così radicata, che fa gridare autorevoli esponenti dell'ebraismo in Israele e anche in Italia al tradimento dell'identità di fronte a un sionismo nazionalista e antisocialista come quello che viene da Jabotinski, o alle alleanze "innaturali" che sono state talvolta praticate con forze politiche di destra? Non certo il fatto di essere stati trattati bene dalla tradizione socialista: basta guardare alle parole di Marx, Bauer e tanti altri e soprattutto agli atti di Stalin e dei suoi dipendenti per capirlo. Una ipotesi che mi posso fare è che sia prevalsa la logica secondo cui i nemici dei miei nemici sono i miei amici. Perseguitati dalla Chiesa, dallo Zar, dal nazifascismo, in genere dai potenti, l'ebraismo ha scelto storicamente di allearsi con una sinistra che non era al potere e ha mantenuto l'alleanza fino a oggi. L'altra ragione è che il nostro popolo ha una certa propensione a immaginare l'arrivo del Messia come il rovesciamento della legge, ma anche delle leggi dell'economia, una rigenerazione completa dell'uomo come ha insegnato Scholem, e il socialismo ad alcuni è sembrato un ragionevole surrogato del Messia.

Ma oggi i nemici sono cambiati e così i loro nemici. E dunque è ragionevole cambiare alleanze. E il socialismo si è mostrato come un falso Messia, disastroso per noi e per il mondo ben più di Shabbetai Zvi. E allora bisogna chiedere ad Amira Hass e a tutti i suoi più o meno morbidi compagni di idee: non sarà che vi siete fatti mettere in trappola da un'associazione puramente verbale? Non siete rimasti intrappolati in parole vecchie che non corrispondono più alla realtà? Le parole contano, per il bene, ma soprattutto per il male.

Ugo Volli, semiologo
 
Vecchio 11-02-2009, 17.47.11
gladiatore78rm
 
è un argomento davvero complessissimo che si presta a infinite interpretazione e a molti errori. credo che principalmente, riguardo a sinistra e conflitto in medio oriente, sia essenziale stabilire alcuni paletti.
iniziamo a considerare la cosa dal punto di vista degli ebrei.
storicamente nella diaspora gli ebrei sono sempre stati vicini alla sinistra e spesso ne sono stati la vera e propria spina dorsale.
la cosa non stupisce, prima della nascita di israele l'ebreo rappresentava per antonomasia una minoranza.
lottando a favore dei diritti delle minoranze e dell'uguaglianza gli ebrei contribuivano a migliorare il mondo e al tempo stesso a garantire a se stessi la parità, ma la cosa è cambiata con la nascita di uno stato a maggioranza ebraica. qui sta la prima differenza, l'ebraismo (inteso in senso laico, come popolo e non come religione) che prima di allora si era battuto per l'uguaglianza tra tutti i cittadini e la laicità dello stato si è trovato a difendere la composizione etnico-religiosa del proprio stato con le unghie e con i denti. se ci si pensa è un paradosso, proprio la minoranza che piu' di tutte le altre aveva fatto si che in occidente concetti come razza religione e etnia sparissero dalla politica ha dovuto rivalutare quei concetti che tanto aveva combattuto. l'idea stessa di "stato ebraico" sarebbe stata vista come una abominevole eresia se fosse stata declinata invece come "stato ariano" nei paesi in cui gli ebrei sono una minoranza. in questo gli usa sono emblematici. negli states gli ebrei non sono mai stati perseguitati e hanno contribuito enormemente allo sviluppo sociale culturale ed economico del paese che ha assimilito l'idea che etnia razza o credo religioso siano aspetti unicamente personali sulla cui base non si puo' assolutamente discriminare i cittadini. immaginate che tipo di reazione avrebbero i liberal americani e la comunità ebraica se domani qualche politico di estrema destra americana sostenesse che è necessario tutelare il carattere ariano degli stati uniti e magari imporre a ebrei e persone di colore un giuramento di fedeltà allo stato "bianco", sarebbe ovviamente qualcosa di inconcepibile.
quindi questo è un aspetto del paradosso, ossia un mondo ebraico che è liberalissimo nella diaspora e enormemente identitario e nazionalista a casa.
poi c'è l'aspetto della sinistra non ebraica, il secondo paradosso.
sulla base di considerazioni terzomondiste e antimperialiste la sinistra, specie quella estrema si è sempre schierata con gli arabi considerandoli vittime dell'imperialismo euro-americano di cui la creazione di israele era considerato un esempio. tuttavia in questo paradosso la sinistra si è schierato con regimi dittatoriali, che da un punto di vista sociale si oppenevano ferocemente a tutte quelle che sono le idee della sinistra stessa sulle minoranze, sul ruolo della donna, sulla libertà, sui gay, sui diritti dei bambini etc.
come si vede la realtà è davvero complessissima e sfaccettata.
io credo che oggi un modo maturo di essere di sinistra dovrebbe essere quello di non fare sconti a nessuna delle due parti, condannare il terrorismo, le dittature liberticide, l'integralismo islamico, la mancanza di diritti umani nei paesi arabi, perchè questo è il senso del messaggio dei valori di sinistra, e al tempo stesso condannare l'eccesso di nazionalismo e le tentazioni autoritarie in israele. la sfida della sinistra mondiale su questo tema dovrebbe essere quella di far emergere, sia in israele che nel mondo palestinese, quelle forze moderate e democratiche che rifiutino l'estremismo e che possano dialogare, non solo in nome della pace, che è un valore in se, ma per rafforzare la democrazia in israele e metterla al riparo dal rischio di svuotamento che le viene da personaggi alla lieberma e al tempo stesso per avviare verso la democrazia vera i palestinesi che non l'hanno mai conosciuta.
scusate la lunghezza del post ma non potevo esprimere il concetto in 4 parole.
 
Vecchio 11-02-2009, 18.15.33
Deborah Fait
 
Citazione:
liberalissimo nella diaspora e enormemente identitario e nazionalista a casa.
Questo non e' esatto perche' Se Israele riesce ad essere liberale e democratico in guerra, nonostante alcune leggi di guerra, pensa a cosa sarebbe se riuscisse ad avere la pace, proprio grazie al nostro spirito liberale, cosmopolita e protestatario.
Il vero paradosso non sono gli ebrei di Israele che vivono una situazione particolare per colpa delle dittature che la sinistra protegge. Il vero paradosso. o la vera vergogna se vogliamo, e' proprio questo, l'alleanza della sinistra occidentale con le dittature di tutto il mondo.



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