ma dubito che lo sviluppo delle tanto decantate neuroscienze possa condurre a dinamiche di interazione umana più interessanti, variegando la presenza antropica sull'universo (certo un mondo parossisticamente incasinato futurama-type mi stuzzicherebbe non poco)...
a me pare (in my humble opinion) che il sapere neuroscientifico si stia sostanziando in un sistema ferreo di controllo sociale nei confronti dell'essere umano e della sua coscienza...
nella fattispecie al servizio dell'omologazione del sistema laddove gli strumenti scaturiti da cotanto corpus di conoscenze intervengono al fine di stemperare le difformità esistenziali che alcuni individui manifestano in rapporto all'etica ed ai comportamenti di massa...
io personalmente visualizzo il disagio esistenziale alla stregua di un rigetto(spontaneo e autogenerato e quindi a maggior ragione attendibile ed autentico) nei confronti del "modus vivendi" che siamo persuasi ad esercitare...
il disagio come miscela potenzialmente eversiva da temperare e calmierare attraverso la predisposizione di interventi impostati sull'utilizzo di sostanze che hanno una ricaduta sui meccanismi di funzionamento neuro-sinaptici dell'individuo...
per un mondo ovattato, imbalsamato e scevrato da qualsivoglia asperità emotiva...
un mondo a tinte pastello insomma....
even if
13-01-2009, 12.15.38
Cilia
Citazione:
Originalmente inviato da even if
ma dubito che lo sviluppo delle tanto decantate neuroscienze possa condurre a dinamiche di interazione umana più interessanti, variegando la presenza antropica sull'universo (certo un mondo parossisticamente incasinato futurama-type mi stuzzicherebbe non poco)...
a me pare (in my humble opinion) che il sapere neuroscientifico si stia sostanziando in un sistema ferreo di controllo sociale nei confronti dell'essere umano e della sua coscienza...
nella fattispecie al servizio dell'omologazione del sistema laddove gli strumenti scaturiti da cotanto corpus di conoscenze intervengono al fine di stemperare le difformità esistenziali che alcuni individui manifestano in rapporto all'etica ed ai comportamenti di massa...
io personalmente visualizzo il disagio esistenziale alla stregua di un rigetto(spontaneo e autogenerato e quindi a maggior ragione attendibile ed autentico) nei confronti del "modus vivendi" che siamo persuasi ad esercitare...
il disagio come miscela potenzialmente eversiva da temperare e calmierare attraverso la predisposizione di interventi impostati sull'utilizzo di sostanze che hanno una ricaduta sui meccanismi di funzionamento neuro-sinaptici dell'individuo...
per un mondo ovattato, imbalsamato e scevrato da qualsivoglia asperità emotiva...
un mondo a tinte pastello insomma....
Ancora nel mio cervello non hanno caricato un microchip che mi consenta di decodificare questo post.
Riproverò tra una decina d'anni, quando lo troverò scritto sulle cartine dei Baci Perugina.
Cilia
13-01-2009, 12.24.01
even if
Citazione:
Originalmente inviato da Cilia
Ancora nel mio cervello non hanno caricato un microchip che mi consenta di decodificare questo post.
Riproverò tra una decina d'anni, quando lo troverò scritto sulle cartine dei Baci Perugina.
detto al netto dell'ironia cosa non hai percepito?
intendevo dire che a livello di funzionamenti neuronali l'anomalia (e quindi di rimando l'eventuale disturbo psichiatrico che ne scaturirebbe) è un concetto fittizio...
per cui qualsiasi tipologia di intervento farmacologico oltre ad essere eticamente ingiustificata si configura in quanto sistema iniquo di controllo sociale...
even if
13-01-2009, 12.43.58
even if
iniquo e pretestuoso intendevo...
even if
13-01-2009, 13.03.47
Cilia
Citazione:
Originalmente inviato da even if
per cui qualsiasi tipologia di intervento farmacologico oltre ad essere eticamente ingiustificata si configura in quanto sistema iniquo di controllo sociale...
Beh, se non fosse così che Neurofantascienza sarebbe?
Cilia
13-01-2009, 13.28.48
even if
Citazione:
Originalmente inviato da Cilia
Beh, se non fosse così che Neurofantascienza sarebbe?
si zuccherino, ma io , parlando di utopie distopiche, anelerei ad uno scenario post-apocalittico alla futurama per intenderci...
cioè un mondo screziato e disordinato al massimo livello di entropia, un mondo in preda all'anarchia ed al kaos universali, un ricettacolo di fantasia allo stato puro, un mondo caoticamente digressivo rispetto all'omologazione dei giorni d'oggi (mediatica, culturale, civile, pedagogica e financo farmacologica come intendevo nei post di sopra)
even if
13-01-2009, 13.48.24
Cilia
Ma cercare di non omologarsi, oltre che improduttivo io lo trovo faticoso.
Inoltre sono troppo pigra per andare controcorrente.
E poi, diciamocelo, il massimo della non omologazione, al giorno d'oggi, pare estrinsecarsi nel rifiuto di trascorrere le domeniche pomeriggio nei centri commerciali.
A me invece piace andarci. Ci sono interi scaffali zeppi di anarchia e kaos universali, come pure di ricettacoli di fantasia allo stato puro.
Un mondo caoticamente digressivo rispetto all'omologazione dei giorni d'oggi, una volta lo trovavo scontato al 50%
Cilia
13-01-2009, 14.02.20
even if
Citazione:
Originalmente inviato da Cilia
oltre che improduttivo
bingo mammima!!!!
l'omologazione è credere che si debba forza di cose produrre, l'omologazione è il miraggio che possa ontologicamente sussistere un fine e uno scopo
l'omologazione è pensare valga la pena "realizzare"
omologazione è credere qualcosa abbia un senso in definitiva
omologazione è vivere..
even "nihil" if
even if
13-01-2009, 14.18.13
even if
poi io, se permetti, sono un esteta guerriero votato al gusto decadente...
in soldoni antepongo il bello all'utile..
e l'azione di intrupparmi nelle code dei supermarket a trainare il carrello (confuso, peraltro, nella marmaglia subumana) la trovo tutt'altro che esteticamente avvincente..
Segnalo il libro "La fisica dell'immortalita'. Dio La cosmologia e la resurrezione dei morti". del fisico Frank J. Tipler .
Sicuramente per ora si può parlare di fantascienza ma tra alcuni anni con l'evoluzione del computer ciò potrebbe diventare realtà.
"Questo interessante libro è fuori catalogo dal 9 agosto 2000, ma la sua reperibilità è ancora buona (si può provare anche presso il CDE - club degli editori, che ne ha la licenza edi-toriale: www.clubdeglieditori.com). Fin dalla prima sua uscita in lingua inglese, nel 1994, "The Phisics of Immorta-lity" è stato molto citato in svariati modi, sia per avallare tesi filosofiche che per incollare ragionamenti scientifici, e anche solo al fine di riferirsi a qualcosa di molto estremo. Sì, perché la proposizione sostenuta da Tipler è una delle cose più eccentriche che si possano trovare nel campo della fisica. L'autore, Frank J. Tipler, divulgatore scientifico per le maggiori riviste del settore, è un fisico che si interessa di relatività generale e che insegna fisica matematica in Louisiana, alla Tulane University; possiede quindi i refeere che necessitano per non catalogarlo subito nel girone dei cial-troni. Egli sostiene la (ormai) famosa Teoria del Punto Omega, vale a dire quella secondo la quale si accetta la prova sperimentale dell'esistenza di un dio il quale in un remoto futuro farà risorgere ciascuno di noi. Detta così, la teoria sembra il frutto di una mentalità scientifica "contaminata" da illazioni religiose (un po' come un Zichichi d'oltre oceano). Pur tuttavia i concetti ebraico-cristiani che Tipler maneggia (l'onnipresenza, l'onniscenza, il corpo spirituale, il paradiso) sono presentati quali princìpi di fisica teorica, e già questo dà all'opera un'atmosfera tutt'altro che mistica, anzi molto pragmatica. La resurrezione universale non è un prodotto della filosofia ma un meccanismo fin troppo concreto; la stessa scienza fisica, dice Tipler, ha come obiettivo la scoperta della realtà, e se dio è reale, non può non scoprirlo. Il libro ricorre alle disci-pline più varie (cosmologia, informatica, biologia, teoria dei giochi, e naturalmente fisica delle particelle) per costruire un modello matematico di dio. Ci riesce? Ovviamente, que-sto tipo di modelli si possono pure costruire, ma la loro fun-zionalità è destinata a rimanere sospesa. Quello che riesce a Tipler è l'offerta di una disamina verosimile del problema, è l'offerta di argomentazioni nient'affatto scadenti, anzi molto ben equilibrate e convincenti. Particolarmente curiosa è la speciale applicazione che l'autore fa del concetto di simula-zione. La codifica di tutte le informazioni digitalizzate relative a un essere umano è uguale a 3x1045 bit. Un limite per il momento troppo lontano dalla capacità di calcolo dei nostri computers. Ma Tipler estrapola su un tempo in cui i computers di allora saranno capaci di tali calcoli, quindi di riprodurre perfettamente un essere umano. Le implicazioni e i dettagli li lascio volentieri al lettore, assieme al gusto di assaggiare per un attimo la concreta possibilità di rimanere coscienti per sempre…"
Vedi anche http://www.calogeromartorana.it/tipler.htm http://www.calogeromartorana.it/tipler_risposte.htm
Pier (pierlalla)
pierlalla
13-01-2009, 14.48.01
Cilia
Citazione:
Originalmente inviato da even if
poi io, se permetti, sono un esteta guerriero votato al gusto decadente.....
Eheheh!
Partendo dal presupposto che esistono genti le quali non trovano scandaloso considerare geniale Oscar Wilde, non posso certo stupirmi che ne esistano altre cui piaccia definirsi esteti guerrieri votati al gusto decadente.
Vado. Ti lascio campo libero fino a stasera. Non combinare casini.
Cilia
13-01-2009, 15.05.33
even if
Citazione:
Originalmente inviato da Cilia
Eheheh!
Partendo dal presupposto che esistono genti le quali non trovano scandaloso considerare geniale Oscar Wilde, non posso certo stupirmi che ne esistano altre cui piaccia definirsi esteti guerrieri votati al gusto decadente.
Vado. Ti lascio campo libero fino a stasera. Non combinare casini.
come vedi ho abbastanza sfrontatezza per farlo....
(sai qual'è il tuo difettuccio gattamortina mia, che t'atteggi da principessa sul pisello, manifestando la presupponenza di esternare prese di posizione tanto sibilline quanto tranchant (tipo wilde è 'na mezzasega per intenderci) evitando puntualmente poi, di suffragarle adeguatalmente con delucidazioni appropriate e pertinenti----oh cicci, ben intesi, la tua forza sta proprio qui, il lasciar trapelare nell'interlocutore la sensazione che esista un universo misterioso e recondito che rappresenti il fondamento concettuale delle tue impareggiabili sortite...---anche, se , tuo, malgrado, prima o poi dovrai finir per "scendere anche tu nel mondo dei più" e magari disilludere mortalmente qualcuno)..
anyway mammina anch'io vo via (c'ho la seduta settimanale d'analisi)
mi chiedo nuovamente come tu abbia potuto trascinarti in codesto ricettacolo di senectute virtuale per uno spettro temporale cosi ampio senza la mia insostituibile presenza...
che cazzo potevi mai fare senza di me madonna....
even if
13-01-2009, 23.22.16
even if
Citazione:
Originalmente inviato da Cilia
Eheheh!
Partendo dal presupposto che esistono genti le quali non trovano scandaloso considerare geniale Oscar Wilde, non posso certo stupirmi che ne esistano altre cui piaccia definirsi esteti guerrieri votati al gusto decadente.
Vado. Ti lascio campo libero fino a stasera. Non combinare casini.
poi vorrei proprio sapere cazzo trovi di cosi particolarmente bizzarro nella figura del guerriero....
ci sono milioni di romanzi, saggi fiction movies e chi più chi ne a più ne metta improntati al tema della battaglia individuale (in particolar modo del giovane uomo alle prese con l'alienazione sociale)..
è il tema che più di tutti a fatto la fortuna della letteratura romantica (o la narrativa da da essa derivata) degli ultimi due secoli (perchè rappresentava una circostanza che di rimando ha senza mezzi termini permeato e contraddistinto l'umanesimo della civiltà occidentale nella sua totalità)...
perchè dovrebbe essere annoverata fra le stramberie più stravaganti la mia indole romantica di "uomo contro", cosi tanto battagliera e nichilistica allo stesso tempo....
bisogna forza di cose fare avà en drio casa ufficio, pagare il mutuo, segarsi coi filmini porno e andare a letto tranquilli e soddisfatti?
il mio sentimento è altro (e visto quello che si vede in giro, decisamente me lo tengo stretto)...
even if
14-01-2009, 00.19.25
Cilia
Citazione:
Originalmente inviato da even if
mi chiedo nuovamente come tu abbia potuto trascinarti in codesto ricettacolo di senectute virtuale per uno spettro temporale cosi ampio senza la mia insostituibile presenza...
che cazzo potevi mai fare senza di me madonna....
Oddio, pensandoci bene forse sarei stata costretta a sdilinquirmi in un polpettone tipo Lettera ad un bambino mai nato .
Citazione:
Originalmente inviato da even if
poi vorrei proprio sapere cazzo trovi di cosi particolarmente bizzarro nella figura del guerriero....
Niente, non ci trovo niente di esecrabile nella figura del guerriero in sé.
Ma il guerriero votato al gusto decadente per me è semplicemente uno dei tanti che non indosserebbero mai un paio di calzini corti e bianchi.
Cilia
14-01-2009, 00.22.34
even if
Citazione:
Originalmente inviato da Cilia
Ma il guerriero votato al gusto decadente per me è semplicemente uno dei tanti che non indosserebbero mai un paio di calzini corti e bianchi.
io non ti seguo piu dolcezza, minchia non capisco l'allusione!!!!!!!
even if
14-01-2009, 00.28.15
Cilia
Citazione:
Originalmente inviato da even if
io non ti seguo piu dolcezza, minchia non capisco l'allusione!!!!!!!
Non posso fartene una colpa. Tu eri ancora un embrione disperso nell'etere quando mi espressi riguardo alla metafisica del calzino corto e bianco.
Cilia
14-01-2009, 00.34.19
even if
Citazione:
Originalmente inviato da Cilia
Non posso fartene una colpa. Tu eri ancora un embrione disperso nell'etere quando mi espressi riguardo alla metafisica del calzino corto e bianco.
IO son preesistente alla mia propria esistenza dolcezza (renè guenon rulez)...
ma ora sono molto stanco zuccherina, particolarmente intristito e con le palle eccezionalmente girate...
vado a nanna, mi son rotto anche di questo di forum...
mi sa che a occhio ho finito per sempre...
è stato bello, bye
even if
14-01-2009, 00.57.33
Cilia
Ooops, avevo messo in conto che tu non mi dicessi questa frase prima di dopodomani.
Comincio a credere che più che figlio tu mi sia fratello.
E' stato bello anche per me. Buonanotte.
Cilia
17-01-2009, 08.43.54
mormore
Citazione:
Originalmente inviato da pierlalla
Segnalo il libro "La fisica dell'immortalita'. Dio La cosmologia e la resurrezione dei morti". del fisico Frank J. Tipler .
Sicuramente per ora si può parlare di fantascienza ma tra alcuni anni con l'evoluzione del computer ciò potrebbe diventare realtà.
"Questo interessante libro è fuori catalogo dal 9 agosto 2000, ma la sua reperibilità è ancora buona (si può provare anche presso il CDE - club degli editori, che ne ha la licenza edi-toriale: www.clubdeglieditori.com). Fin dalla prima sua uscita in lingua inglese, nel 1994, "The Phisics of Immorta-lity" è stato molto citato in svariati modi, sia per avallare tesi filosofiche che per incollare ragionamenti scientifici, e anche solo al fine di riferirsi a qualcosa di molto estremo. Sì, perché la proposizione sostenuta da Tipler è una delle cose più eccentriche che si possano trovare nel campo della fisica. L'autore, Frank J. Tipler, divulgatore scientifico per le maggiori riviste del settore, è un fisico che si interessa di relatività generale e che insegna fisica matematica in Louisiana, alla Tulane University; possiede quindi i refeere che necessitano per non catalogarlo subito nel girone dei cial-troni. Egli sostiene la (ormai) famosa Teoria del Punto Omega, vale a dire quella secondo la quale si accetta la prova sperimentale dell'esistenza di un dio il quale in un remoto futuro farà risorgere ciascuno di noi. Detta così, la teoria sembra il frutto di una mentalità scientifica "contaminata" da illazioni religiose (un po' come un Zichichi d'oltre oceano). Pur tuttavia i concetti ebraico-cristiani che Tipler maneggia (l'onnipresenza, l'onniscenza, il corpo spirituale, il paradiso) sono presentati quali princìpi di fisica teorica, e già questo dà all'opera un'atmosfera tutt'altro che mistica, anzi molto pragmatica. La resurrezione universale non è un prodotto della filosofia ma un meccanismo fin troppo concreto; la stessa scienza fisica, dice Tipler, ha come obiettivo la scoperta della realtà, e se dio è reale, non può non scoprirlo. Il libro ricorre alle disci-pline più varie (cosmologia, informatica, biologia, teoria dei giochi, e naturalmente fisica delle particelle) per costruire un modello matematico di dio. Ci riesce? Ovviamente, que-sto tipo di modelli si possono pure costruire, ma la loro fun-zionalità è destinata a rimanere sospesa. Quello che riesce a Tipler è l'offerta di una disamina verosimile del problema, è l'offerta di argomentazioni nient'affatto scadenti, anzi molto ben equilibrate e convincenti. Particolarmente curiosa è la speciale applicazione che l'autore fa del concetto di simula-zione. La codifica di tutte le informazioni digitalizzate relative a un essere umano è uguale a 3x1045 bit. Un limite per il momento troppo lontano dalla capacità di calcolo dei nostri computers. Ma Tipler estrapola su un tempo in cui i computers di allora saranno capaci di tali calcoli, quindi di riprodurre perfettamente un essere umano. Le implicazioni e i dettagli li lascio volentieri al lettore, assieme al gusto di assaggiare per un attimo la concreta possibilità di rimanere coscienti per sempre…"
Vedi anche http://www.calogeromartorana.it/tipler.htm http://www.calogeromartorana.it/tipler_risposte.htm
Pier (pierlalla)
Una probabilita' davvero pazzesca,ma tra molti oppositori ecco Deutsch che in qualche modo sostiene questa eventualita' :
Three of the four strands seem to rule out human beings and human values from the fundamental level of explanation. The fourth, epistemology, makes knowledge primary but gives no reason to regard epistemology itself as having relevance beyond the psychology of our own species. Knowledge seems a parochial concept until we consider it from a multiverse perspective. But if knowledge is of fundamental significance, we may ask what sort of role now seems natural for knowledge-creating beings such as ourselves in the unified fabric of reality. This question has been explored by the cosmologist Frank Tipler. His answer, the omega-point theory [my emphasis (FJT)], is an excellent example of a theory which is, in the sense of this book, about the fabric of reality as a whole. It is not framed within any one strand, but belongs irreducibly to all four. Unfortunately Tipler himself, in his book The Physics of Immortality, makes exaggerated claims for his theory which have caused most scientists and philosophers to reject it out of hand, thereby missing the valuable core idea which I shall now explain.
From my own perspective, the simplest point of entry to the omega-point theory is the Turing principle. A universal virtual-reality generator is physically possible. Such a machine is able to render any physically possible environment, as well as certain hypothetical and abstract entities, to any desired accuracy. Its computer therefore has a potentially unlimited requirement for additional memory, and may run for an unlimited number of steps. This was trivial to arrange in the classical theory of computation, so long as the universal computer was thought to be purely abstract. Turing simply postulated an infinitely long memory tape (with, as he thought, self-evident properties), a perfectly accurate processor requiring neither power nor maintenance, and unlimited time available. Making the model more realistic by allowing for periodic maintenance raises no problem of principle, but the other three requirements – unlimited memory capacity, and an unlimited running time and energy supply – are problematic in the light of existing cosmological theory. In some current cosmological models, the universe will recollapse in a Big Crunch after a finite time, and is also spatially finite. It has the geometry of a '3-sphere', the three-dimensional analogue of the two-dimensional surface of a sphere. On the face of it, such a cosmology would place a finite bound on both the memory capacity and the number of processing steps the machine could perform before the universe ended. This would make a universal computer physically impossible, so the Turing principle would be violated. In other cosmological models the universe continues to expand for ever and is spatially infinite, which might seem to allow for an unlimited source of material for the manufacture of additional memory. Unfortunately, in most such models the density of energy available to power the computer would diminish as the universe expanded, and would have to be collected from ever further afield. Because physics imposes an absolute speed limit, the speed of light, the computer's memory accesses would have to slow down and the net effect would again be that only a finite number of computational steps could be performed.
Argomento: Scienza Il fisico viennese Anton Zeilinger parla del teletrasporto, dell'informazione costitutiva di un essere umano e della libertà in fisica.
Die Weltwoche: Prof. Zeilinger, i media la chiamano "Signor Trasbordo [Beam, orig.]". Lei personalmente sarebbe assolutamente contrario al concetto di trasbordo. Perché?
Anton Zeilinger: Perché dà un'impressione sbagliata del mio lavoro. Il "Trasbordo" ["Beaming", orig.] è presente solo nelle rappresentazioni cinematografiche della scienza, in cui è stato usato come un dispositivo per far soldi. In realtà, dover raggiungere tutti quei pianeti aumentava molto i costi di produzione. Il teletrasporto è conveniente: basta contare fino a tre e ti ritrovi da qualche altra parte. Ma c'è una grande differenza rispetto a ciò che stiamo facendo qui.
Cosa state facendo?
Stiamo trasferendo le proprietà delle particelle di luce ad una certa distanza dentro altre particelle di luce, senza ritardo temporale. La procedura è basata su un fenomeno che esiste solo nel mondo quantistico, conosciuto come "teletrasporto quantistico".
Suona eccitante quasi quanto "trasbordo" ["beaming", orig.].
Sì, ma ci sono due grandi differenze. Primo, noi trasferiamo proprietà, non materia. Secondo, finora abbiamo avuto il maggior successo con le particelle di luce e occasionalmente con atomi, non con oggetti di grandi dimensioni.
Nel 1997 il suo gruppo ha effettuato con successo il primo teletrasporto quantistico. Quale distanza può essere attraversata oggi con questa tecnica?
Illustrazione del teletrasporto di particelle di luce
sotto il Danubio
Lo scorso anno abbiamo trasportato particelle di luce per una distanza di 600 metri sotto il Danubio - questo è l'attuale record mondiale. Dico sempre che quando gli americani davvero inizieranno la loro missione per Marte, il viaggio di 280 giorni sarà mortalmente noioso per gli astronauti. Loro potrebbero essere interessati a prendere parte in alcuni esperimenti di teletrasporto lungo il tragitto e si incrementerebbe il record a centinaia di milioni di chilometri o più.
Lei ha detto che trasferite solo proprietà, non particelle. "Copiare" non sarebbe un'espressione più accurata rispetto a "Teletrasportare"?
No. Primo, differisce dalla semplice copia in quanto l'originale perde le sue caratteristiche. Questo è qualcosa di pazzesco che può esistere solo nel mondo quantistico. Lei può realmente rimuovere tutte le proprietà di una particella e fornirle ad un'altra.
Ma entrambe le particelle rimangono dove sono.
Sì, ma la questione è: come posso io riconoscere un originale? Io sostengo: solo attraverso le sue proprietà. La materia in sè è completamente irrilevante. Se cambio tutti i miei atomi di carbonio con altri atomi di carbonio, io sono ancora Anton Zeilinger.
Questo succede nel corso della nostra vita. Noi continuamente cambiamo le nostre proprie cellule.
Esattamente. L'unica cosa importante sono le mie proprietà e esse sono basate sull'ordine degli atomi - quello che mi permette di essere chi sono. Gli atomi non sono importanti in sè. Quindi quando traferiamo le caratteristiche durante il teletrasporto, in questo senso noi realmente trasferiamo gli originali.
Qualche gruppo di fisici ha già teletrasportato singoli atomi. Quindi cosa davvero manca dal trasbordare esseri umani?
Noi qui stiamo parlando di fenomeni quantistici - non abbiamo idea di come produrre questi effetti con oggetti di grandi dimensioni. Ed anche se fosse possibile, il problema da affrontare potrebbe essere enorme. Primo, per ragioni fisiche, l'originale dovrebbe essere completamente isolato dal suo ambiente affinché il trasbordo funzioni. Ciò richiede il vuoto assoluto, ed è abbastanza risaputo che questo non è particolarmente salutare per gli esseri umani. Secondo, lei vorrebbe prendere tutte le proprietà da una persona e trasferirle in un'altra. Questo significa produrre un essere che non ha più nessun colore di capelli, nessun colore degli occhi, nulla. Un uomo senza qualità! Questo non manca solo di etica - è così folle da essere impossibile da immaginare.
Beh, a Vienna forse... Ma lei ha detto che un altro problema era la mole di informazioni. Una volta ha calcolato che se registrassimo tutte le informazioni di un essere umano dentro dei CD, dovrebbero essercene a sufficienza per formare una pila che da qui raggiungerebbe il centro della via lattea.
Questo era qualche anno fa - con la tecnologia attuale la pila non sarebbe ancora così alta. Ma possiamo fare un calcolo grossolano. Gli atomi in un essere umano sono l'equivalente di una massa di informazione di circa mille miliardi di miliardi di miliardi di bit. Sempre con le tecnologie di punta oggi, questo significa che occorrerebbero 30 miliardi di anni per trasferire questa mole di dati. Questo è il doppio dell'età dell'universo. Quindi ci serve un maggior numero di passi avanti nella tecnologia, innanzitutto.
Quali pensa che siano i limiti del teletrasporto?
Chi lo sa, forse tra un migliaio di anni saremo davvero capaci di teleportare una tazza di caffè. Ma attenzione: anche la più piccola interferenza potrebbe significare che la tazza arrivi senza il manico. Questo metodo è di gran lunga troppo pericoloso per gli umani.
Perché la procedura è così sensibile ai disturbi?
In quanto ogni disturbo - e questo vale per una misura o un'osservazione - altera lo stato delle particelle coinvolte nel trasporto. Le regole della fisica quantistica sono completamente diverse da quelle del mondo in cui viviamo. Per il teletrasporto qunatistico noi usiamo il metodo della correlazione[entanglement]. Questo è un particolare stato che connette due o più particelle, ma che scompare tanto in fretta quanto prima si cerca di osservarlo dall'esterno.
...non c'è modo di immaginarla. Il fisico austriaco Erwin Schrödinger ha coniato il termine nel 1935 ed ha anche detto che il garbuglio nei fenomeni della fisica quantistica è tale da costringerci a dire addio a tutte le nostre idee più care circa il mondo.
Ci aiuti a farlo!
Quando due particelle colidono come palle da biliardo nel mondo quantistico, esse sono immediatamente collegate o correlate. Nessuna delle due ha una posizione chiaramente definita o un preciso momento (quantità di energia): posizione e velocità sono incerte, appunto.
Il famoso principio di indeterminazione di Heisemberg.
Esattamente. Ma poi io posso fare una misura, diciamo, del momento di una delle particelle correlate. A causa di questa misura, il momento che era prima incerto, adesso può essere determinato. La cosa particolare è che nello stesso istante la seconda particella acquista un ben preciso momento. Non ha importanza quanto distante essa sia.
Albert Einstein chiamò questo effetto "azione imprevedibile[spooky] a distanza"
Esatto. Ma il veramente strano deve ancora venire.
Non vedo l'ora.
Il risultato delle mie misure sulla prima particella è totalmete casuale. Non c'è modo di predirlo, in linea di principio. Ma appena ho il risultato, posso dedurre il momento della seconda particella.
Quindi posso misurare accuratamente il momento della seconda particella, anche se è a miliardi di chilometri di distanza.
Illustrazione di uno stato correlato
non-locale di quattro protoni
Teoricamente sì. L'effetto è stato provato al massimo con una distanza di cento chilometri. La cosa pazzesca è che non c'è stato scambio di informazione tra le due particelle. Esse reagiscono assolutamente in sincrono, sebbene ognuna di esse non può sapere nulla dell'esistenza dell'altra. Può pensare a due dadi lontani tra loro che si fermano sempre sullo stesso numero, senza che ci sia nessun tipo di meccanismo che li connette. Assurdo!
Incertezza, coincidenza, effetti imprevedibili - tutto ciò non la stordisce certe volte?
E' tutto piuttosto folle. L'effetto imprevedibile a distanza è un processo fuori dal tempo e dallo spazio che neanche io riesco a immaginare. Ma credo che la fisica quantistica ci dica qualcosa di davvero profondo riguardo al mondo. E cioè che il mondo non è come è indipendentemente da noi. Così le caratteristiche del mondo sono in qualche misura dipendenti da noi.
Questo suona quasi New Age.
Bisogna stare attenti a non equivocare. Io intendo questo: lo sperimentatore può determinare attraverso la sua scelta dello strumento di misura quale grandezza fisica diventa realtà. Prenda una particella con una posizione e una velocità incerte. Quando lei la guarda attraverso un microscopio e la localizza, la particella le fornisce una risposta: "Io sono qui". Questo significa che la posizione diventa realtà in quel momento. Prima, la particella non ha posizione alcuna. Con la scelta di misurare noi abbiamo influenzato la realtà oltre le nostre aspettative. Ma la risposta che la natura ci fornisce è completamente casuale.
Io scelgo lo strumento di misura e la natura sceglie il risultato?
Giusto. Io chiamo questo "le due libertà" La prima è quella dello sperimentatore nella scelta dello strumento di misura - questo dipende dalla mia libertà di volere [la scelta]; e poi la libertà della natura nel fornirmi la risposta che più le piace. Una libertà condiziona l'altra, per così dire. Questa è veramente una proprietà sottile. E' troppo grave che i filosofi non dedichino molto tempo a riflettere su ciò.
Mi piacerebbe tornare sue queste libertà. Primo, se lei assumesse che non ci sia libertà di scelta - e ci sono persone che sostengono questa posizione - allora può fare a meno di tutte le follie della meccanica quantistica in un sol colpo.
Vero - ma solo se lei assume un mondo completamente determinato dove ogni cosa che è accaduta, assolutamente ogni cosa, è fissata in una grande rete di causa-effetto. Allora c'è stato un evento nel passato che potrebbe aver determinato sia la mia scelta dello strumento di misura che il comportamento della particella. Quindi la mia scelta non è più una scelta, l'incidente casuale non è più casuale e l'azione a distanza non è più tale.
Può accettare una simile idea?
Non posso escludere che il mondo sia fatto così. Ma per me la libertà di fare domande sulla natura è una delle conquiste essenziali delle scienze naturali. E' una scoperta del Rinascimento. Per i filosofi e i teologi del tempo doveva sembrare incredibilmente presuntuoso che le persone improvvisamente iniziassero a ideare esperimenti e a fare domande sulla natura e a dedurre leggi naturali, che erano di fatto esclusiva di Dio. Per me ogni esperimento sta in piedi o cade assieme al fatto che io sono libero di fare domande e effettuare le misurazioni che voglio. Se questo è tutto determinato, allora le leggi di natura apparirebbero solo come leggi e le scienze naturali nella loro interezza cadrebbero.
Ci sono fisici che propugnano il completo determinismo?
Ne ho incontrato uno. Quando ero molto più giovane e maleducato di oggi, e l'ho intenzionalmente insultato pubblicamente in una conferenza. Lui era infuriato. Gli ho detto: "Perché sei seccato? Nè tu nè io siamo liberi in quello che facciamo."
Mi piacerebbe arrivare alla seconda libertà: La libertà della natura. Lei ha detto che, per esempio, la velocità o la posizione di una particella sono solo determinate al momento della misura ed in modocompletamentecasuale.
Io sostengo: E' così casuale che nemmeno Dio conosce la risposta.
In ultimo, questo implica qualcosa di mostruoso: ossia che la particella non ha assolunamente nessuna caratteristica prima che questa venga misurata. Il grande fisico Niels Bohr una volta disse: "Nessuno ha mai visto una sedia". Non c'è una realtà oggettiva. Solo ciò che viene misurato esiste. Noi costruiamo la realtà e lo facciamo solo nel momento dell'osservazione o della misura.
Credo che lei debba fare una distinzione: secondo me c'è qualcosa che esiste indipendentemente da noi - in fisica lo chiamiamo l'evento singolare. Per esempio l'attività di un rilevatore di particelle. O l'attività di certe cellule nel mio occhio, che registra un certo numero di particelle di luce e poi provoca una reazione chimica che viene successivamente registrata nel cervello. L'immagine che creiamo alla base di esso sono nostre costruzioni. La sedia di Bohr o ad un livello più astratto, l'equazione di stato della meccanica quantistica o i nostri concetti su un oggetto. Naturalmente siamo molto orientati agli scopi, in quanto ci siamo abituati con un uso ripetuto degli oggetti.
Quindi c'è di fatto qualcosa che esiste indipendentemente da noi. E la luna è comunque lì anche se io non la guardo.
Qualcosa esiste, ma non ci è direttamente accessibile. Solo indirettamente. E se questa cosa deve essere davvero chiamata "luna" è un'altra questione. Questa è anche un costrutto.
Ma c'è qualcosa lì sopra...
...la parola "lì" è un altro costrutto. Spazio e tempo sono concetti finalizzati a dare significato al nostro mondo di apparenze. Quindi sono costrutti del tutto razionali. Non voglio in nessun modo dare l'impressione che io creda che ogni cosa sia semplicemente una nostra immaginazione.
Il mondo è un enorme teatro che è rappresentato solo nelle nostre teste.
Questa non è certamente la mia visione delle cose.
Quindi come vuole chiamarlo, questo qualcosa che non può chiamare luna o spazio o tempo - questo qualcosa che esiste indipendentemente da noi?
Non starei dando un'altra qualificazione se cercassi di dargli un nome? Non sarebbe sufficiente dire semplicemente che esiste? Appena utilizza parole come "mondo" o "universo", lei ricomincia a trascinarsi dietro tutta quella zavorra concettuale.
Ma lei difende la tesi che c'è una "materia originaria (costitutiva, ndt.) dell'universo": l'informazione.
Sì. Per me il concetto di informazione è alla base di ogni cosa che noi chiamiamo "natura". La luna, la sedia, l'equazione degli stati, niente e tutto, in quanto non possiamo parlare di alcunché senza de facto parlare dell'informazione che noi abbiamo di queste cose. In questo senso l'informazione è il blocco costruttivo basilare del nostro mondo.
Ma proprio ora noi stiamo parlando di un mondo che esiste indipendentemente da noi.
E' vero. Ma questo mondo non è direttamente accertabile o descrivibile. Questo perché ogni descrizione deve essere fatta in termini di informazione e quindi lei entra inevitabilmente in un ragionamento circolare. C'è un limite che non possiamo attraversare. E anche una civiltà su Alpha Centauri non può attraversarlo. Per me questo è qualcosa di quasi mistico.
Nel suo ultimo libro lei ha scritto: "Le leggi di natura non dovrebbero fare distinzioni tra realtà e informazione." Perché?
Noi abbiamo imparato nelle scienze naturali che la chiave di lettura può essere spesso trovata se rimuoviamo certe linee di demarcazione nelle nostre menti. Newton ha mostrato che la mela cade al suolo in accordo a certe leggi che governano l'orbita della luna intorno alla Terra. E con questo ha reso obsoleta la vecchia differenziazione tra fenomeni terrestri e fenomeni celesti. Darwin ha mostrato che non ci sono linee divisorie tra l'uomo e gli animali. Ed Einstein ha rimosso la linea di demarcazione tra spazio e tempo. Ma nelle nostre menti, noi ancora tracciamo una linea di separazione tra "realtà" e "conoscenza sulla realtà", in altre parole tra realtà e informazione. E lei non può tracciare questa linea. Non c'è nessuna regola, nessun processo di distinzione tra realtà e informazione. Tutto questo pensare sulla realtà è pensare sull'informazione, che è il motivo per cui lei non può fare questa distinzione in una formulazione delle leggi di natura. La meccanica quantistica, correttamente interpretata, è una teoria dell'informazione.
E puòdefinitivamentespiegare tutti questi strani fenomeni quantistici col suo concetto di informazione?
Non ancora tutti, ma ci stiamo lavorando sopra. Con la limitazione funziona in modo eccellente.
Come?
Io immagino che un sistema quantistico può portare solo una limitata quantità di informazione, che è sufficiente solo per una singola misurazione. Torniamo indietro alla situazione delle due particelle che collidono come palle da biliardo così da entrare in uno stato di limitazione. In termini di teoria dell'informazione questo significa che l'informazione è distribuita su entrambe le particelle, invece che su ogni particella che individualmente porta l'informazione. E questo significa che l'intera informazione che abbiamo pertiene alla relazione tra le due particelle. Per questa ragione, dalla misurazione della prima particella posso anticipare la velocità della seconda. Ma la velocità della prima particella è completamente casuale.
In quanto l'informazione non è sufficiente.
Esatto. La sua casualità è in ultimo una conseguenza della finitezza dell'informazione.
Professor Zeilinger, lei appartiene alla rara specie di fisici filosofanti. Una volta ce n'erano di più, specialmente in Austria: Wolfgang Pauli, Schrödinger, Ludwig Boltzmann, Ernst Mach...
Non solo in Austria. Può essere che Vienna sia una città speciale, ma c'era e c'è ancora una tradizione in Europa di pensiero filosofico tra i fisici. Me ne accorsi nel 1977, quando andai in America per la prima volta. Già dopo un po' di settimane ho iniziato a sentire la mancanza della discussione di stampo filosofico. Qui noi siamo più pronti a farci domande davvero fondamentali. In Europa è importante chiedere cose. In America è importante essere in grado di costruire qualcosa. Io non intendo dire che questo sia totalmente negativo.
E' probabilmente la ragione della superiorità americana, specialmente in tecnologia.
Certamente. Ed ha anche a che fare con lo spirito pionieristico e con il "successo" nelle scienze naturali durante la seconda guerra mondiale. Ma penso che l'approccio europeo sia di maggior successo a lungo termine. Precisamente nel caso di quelli che sono i maggiori problemi che la fisica affronta. Noi ora stiamo lavorando all'unificazione della gravitazione e della fisica quantistica da quasi ottant'anni - ci deve essere qualcosa di sbagliato nella nostra concezione. Sono convinto che potremo riuscirci solo con un approccio filosofico completamente nuovo.
Ma in tempi recenti ha anche avanzato una idea prettamente in stile americano: una università di elite per l'Austria.
Sì, abbiamo cercato un buon nome per qualche tempo. Adesso è chiamata "Istituto Austriaco di Scienza Avanzata e Tecnologia". L'idea è di creare una istituzione scientifica a livello mondiale, di quelle in grado di attrarre le migliori persone. Qualcosa come l'ETH di Zurigo, ma...
...un po' meglio?
Già, in qualche ambito l'ETH è molto, molto buono, ma non in ogni ambito. Questo è il maggiore svantaggio delle università europee, ossia questo miscuglio di eccellenza e mediocrità. Lei può trovare questo in quasi tutte le università in Europa. In America, per contrasto, le differenze di qualità esistono più tra diverse istituzioni. Ce ne sono alcune di primissimo livello, ma ce ne sono altre molto mediocri ed altre molto povere. La mia idea è un'università solo per attività di dottorato e post-dottorato. Cinquecento persone al massimo, un campus dove la gente costantemente discute e si scambia idee. Nella mia esperienza i migliori risultati si ottengono quando c'è un alto grado di cooperazione interdisciplinare.
Quanto è lontano nel tempo l'Istituto Austriaco?
Il progetto è pronto, il governo ha espresso la sua approvazione, quello che manca è il denaro.
Probabilmente non è economico.
Il costo non è più alto che qualche chilometro di autostrada: dai cinquanta agli ottanta milioni di euro di capitali iniziali e circa lo stesso importo per coprire ogni anno i costi operativi. Sono convinto che l'Austria ne abbia bisogno. E sono anche convinto che in dieci o venti anni la nostra regione avrà una università di livello mondiale. La questione è: Quì, a Bratislava o a Varsavia?
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Qui c'è lalistadelle pubblicazioni di Anton Zeilinger. Il suo recente lavoro, "Einsteins Spuk. Die neue Welt der Quantenphysik." (Il velo di Einstein. Il nuovo mondo della fisica quantistica) è pubblicato da Bertelsmann (Einaudi in Italia)
L'intervista è tratta dalla traduzione inglese di John Lambert e Lucy Powell che potete leggere qui,
apparsa in tedesco in Die Weltwoche, 3 Gennaio 2006
Traduzione a cura di Paolo Ferrante, Redazione Centro Studi ASIA