L'Archivio di Metaforum

Forum di politica, cultura, società - 2009

 
Vecchio 08-09-2009, 19.06.54
Pietro Ancona
 
Ebrei e movimento operaio

Il movimento operaio ebreo in Francia

di C.Cusol e L.Landauer


L'arrivo degli ebrei dell'Europa orientale (1881-1939)

Fuggendo dalle persecuzioni, dai pogrom e la miseria, gli ebrei dell'Europa orientale arrivarono in Francia (il paese che nella rivoluzione del 1789 aveva emancipato i suoi ebrei) lungo tutto il corso del XIX° secolo, lentamente ma in maniera costante.
La prima ondata di emigrazione data dal 1881 e avvenne dopo i pogrom che seguirono l'assassinio dello zar Alessandro II da parte dei nichilisti; la seconda seguì i pogrom di Kichinev, in Ucraina e in Polonia, che furono la risposta di San Nicola II alla sconfitta delle armate russe nei confronti dei giapponesi e, soprattutto, alla rivoluzione del 1905. Una terza ondata d'immigrazione dall'Europa dell'est, tra le due guerre (1918-1939), riguardò essenzialmente le dittature di Polonia, Romania, Ungheria e Bulgaria e la repressione poliziesca, ma anche la miseria dovuta alla crisi economica del 1929.

I primi immigrati operai

Provenivano dai villaggi medioevali della Bessarabia russa, dalla Galizia austro-ungarica, dalla Polonia e dalla Lituania, dalla Bielorussia e dalla Crimea (territori russi); volevano arrivare in America e si fermavano a Parigi.
Dal 1881 al 1901, la Francia accolse 4.000 ebrei russi, un migliaio di galiziani, 3.000 rumeni, e dal 1901 al 1914 altri 13.000 ebrei orientali. Essi non avevano niente in comune con la comunità ebraica francese (80.000 circa), ben integrata e costituente una frazione della borghesia e della piccola borghesia del paese, e parlante il francese.
I nuovi arrivati parlavano l'yiddish. La maggior parte erano artigiani e operai, spesso specializzati, sarti, ebanisti, berettai, calzolai, pellicciai, piccoli commercianti; non frequentavano le sinagoghe, non leggevano i principali giornali ebrei francesi (come l'«Univers Israélite» o «Les Archives Juives»), non partecipavano alle elezioni concistoriali ed erano accolti malvolentieri dai loro correligionari francesi. La maggior parte dei nuovi arrivati era politicizzata.

Le diverse correnti politiche del movimento operaio ebreo

La Federazione anarchica ebrea di Londra, che aveva sede nel quartiere di White Chapel e di Millend, era essenzialmente composta di artigiani che erano fuggiti dalla Russia negli anni 1880-1890. Alla fine del XIX secolo, era guidata da Rudolf Rocker, tedesco di origine cristiana, che aveva appreso l'yiddish dopo aver aderito al gruppo di Londra nel 1895. Kropotkin e Cherkezov prendevano spesso la parola nel circolo della federazione in Jubilee Street. Qualeche copia dei giornali in yiddish, «Der Arbayter Fraynd» e «Zerminal», pubblicati dagli anarchici dell'East End di Londra, arrivavano fino ai ghetti della Russia. Il più vecchio dei due («Der Arbayter Fraynd»), uscito a Londra nel 1886, portava la scritta Vilna (Lituania) e, per ingannare la polizia zarista, si presentava come un libro di preghiere di Pasqua (Hagadah), simulando di porre quattro domande rituali di cui la prima era: "In che cosa la notte di Pasqua è differente da tutte le altre notti?" che però veniva radicalmente trasformata in "In che cosa siamo differenti da Samuel, il padrone di fabbrica, da Meyer, il banchiere di Zorekh, l'usuraio e da Itshak, il rabbino?".
Il movimento socialista ebreo nasce nei circoli socialisti che cominciarono a formarsi negli anni 1870-1880, nei centri ebrei più importanti della Russia zarista, sotto l'influenza del fermento rivoluzionario che animava gli intellettuali russi. Il primo e il più conosciuto di questi circoli fu il Circolo di Vilnus (1872), da dove uscirono i padri del socialismo ebraico, Aharon Zundelevicz (1852-1923), Ahron Shmuek Liberman e altri ancora. Liberman (1845-1880) si distingueva per il suo ostinarsi a fare propaganda in ebraico (la lingua religiosa rilanciata dai sionisti); pubblicò un proclama in quella lingua e fondò la Società socialista ebraica (Haemet, La verità) nel 1877. Perseguitato dalla polizia, arrestato, trascinato in tribunale, dopo aver vissuto negli Stati Uniti, Liberman finì per suicidarsi nel 1880. Come tutti gli intellettuali russi di quella generazione, Liberman subì dapprima l'influenza del populismo per poi scoprire il marxismo. E' stato il primo marxista ebreo che ha rivendicato la sua appartenenza alla comunità ebraica. Nella necessità di rivolgersi alle masse, gli intellettuali ebrei, che conoscevano l'ebraico, dovettero scrivere le loro opera di propaganda in yiddish (dialetto ebreo-tedesco), la lingua del popolo.
Durante il decennio seguente (1880-1890), i grandi centri ebrei (Russia del sud e dell'ovest, Polonia, Lituania, Galizia) furono trascinati nel processo di sviluppo capitalista, fatto che provocò trasformazioni profonde nella struttura professionale delle masse ebree. La porzione di quelli che si avvicinarono a nuovi mestieri aumentò in modo considerevole e sorse un proletariato ebreo. L'oppressione esercitata dalle autorità russe si fece ancora più pesante e provocò un'emigrazione di massa, principalmente verso la Gran Bretagna, gli USA e la Francia.
Gli ebrei socialisti russi costituirono in questi paesi una rete di organizzazioni educative, che entrarono in stretto rapporto con i movimenti socialisti locali. Sotto la direzione di Horris Winchevsky e di Abé Cahan, un Sindacato unificato ebreo venne fondato a New York nel 1888. Nel 1892 fu costituito il circolo operaio (Arbeiter Ring), società ebrea di mutuo soccorso; lo stesso anno apparì il mensile in lingua yiddish «Zukunft» (Avvenire) e nel 1897 il quotidiano «Ferwatj» (Avanti).
Quando Emma Goldman arrivò, dalla Russia, negli USA, entrò a far parte del gruppo anarchico tedesco di Johann Most che pubblicava «Freiheit» (Libertà), in seguito al gruppo di Joseph Pueker che pubblicava «Die Anarchist». Il movimento anarchico americano era animato soprattutto dagli emigrati ebrei russi: Emma Goldman e Alexandre (Sacha) Berkman, militanti internazionalisti, che parlavano egualmente bene l'yiddish, l'inglese e il russo.
Il Bund (Lega generale degli operai ebrei di Lituania, Polonia e Russia), fondato nel 1897, era un partito marxista che aveva come scopo di raccogliere tutto il proletariato ebreo. Questa organizzazione si presentava, a un tempo, come facente parte del proletariato panrusso e membro della comunità ebraica, vale a dire membro di una minoranza nazionale oppressa. Abbandonate le prospettive di "russificazione", il Bund difese la tesi dell'identità nazionale del proletariato ebreo e della sua cultura yiddish, rigettando tutte le soluzioni territoriali del problema ebraico (soluzione sionista) e rivendicando "l'autonomia nazionale e culturale". Il Bund sosteneva la tesi della doppia oppressione del proletariato ebreo: in quanto minoranza nazionale e in quanto lavoratori, ma predicava l'organizzazione di sindacati ebrei. L'influenza del Bund oltrepassò le frontiere dell'impero russo e si fece sentire nel movimento sindacale e socialista ebreo in Gran Bretagna, Francia e USA. Partito socialdemocratico, il Bund partecipò al Congresso di fondazione del Partito Operaio Socialdemocratico Russo (POSDR). Nel 1903, al tempo della scissione tra bolscevichi e menscevichi, sostenne questi ultimi. La repressione lo colpirà dopo lo scacco della rivoluzione del 1905.
Ci sono state anche organizzazioni operaie sioniste socialiste, come Poale Zion (gli Operai di Sion), fondata nel 1899, di cui, alcuni militanti erano partigiani dell'azione all'interno dei sindacati, ma si opponevano all'azione politica nella dispora. Zeirei Sion (la Gioventù di Sion) reclamava la direzione del movimento sionista. I sionisti-socialisti volevano costruire uno Stato socialista ebreo in Palestina, a partire da una federazione di colonie agricole (i kibbutz). Questo senza considerare le popolazioni arabe che vivevano in quel paese.

L'accoglienza in Francia

Il comitato di soccorso per gli Israeliti di Russia, che riuniva l'arcivescovo di Parigi, Léon Gambetta, Victor Hugo, Jules Simon e Waldeck Rousseau, si proponeva di accogliere i nuovi immigranti, ma era malvisto dalle comunità ebree francesi di Marsiglia, Avignone, Troyes, Saverne che rifiutarono il loro aiuto.
Era l'epoca delle campagna antisemite, condotte da Emile Drumont, Alphonse Daudet, con la France juive (1886), la Libre Parole (Drumont), poi l'affare Dreyfus (1866-1899) che divise la Francia. Gli antisemiti denunciavano il "complotto giudeo", se non quello della "Francia giudea" (i Rothschilds), quello della "rivoluzione preparata dagli ebrei". Molti di quelli che manifestarono per la revisione del processo del capitano Alfred Dreyfus (proveniente dalla borghesia ebrea alsaziana) erano immigrati ebrei. E' la classe operaia, trascinata da intellettuali come Zola, Jaurès, Blum, Sébastien Faure, Bernard Lazare (anarchico ebreo) che strapperà Dreyfus dall'Isola del Diavolo.

Le prime organizzazioni sindacali

Gli ebrei arrivati dall'Europa orientale cominciarono ad organizzarsi al di fuori delle istituzioni ebree francesi, in proprie organizzazioni di mutuo soccorso, in propri sindacati, fino a che la lotta politica non li riavvicinò agli altri operai francesi.
I primi a organizzarsi sono gli operai immigrati dalla Russia, che formarono, nel 1887, la Società di mutuo soccorso dei berettai, che raggruppava operai e piccoli padroni. E' solo il 20 luglio 1896 che viene fondato, a iniziativa di Herman Karpel, un sindacato degli operai berettai, che aderì immediatamente alla nascente CGT. C'erano circa 2.000 operai nelle industrie della fabbricazione dei berretti e le donne erano più numerose degli uomini. Lavoravano in fabbriche malsane, nel quartiere di Saint-Gervais, a Parigi. I salari erano ridicoli e nel 1901 ci fu il primo sciopero, che terminò con una sconfitta. I padroni minacciarono di licenziare gli operai iscritti al sindacato e questo perse la metà dei suoi iscritti.
Dopo il 1905, il sindacato fu rinforzato da una nuova ondata di immigranti, fuggiti dalla Russia; gli scioperi del 1906, nell'azienda Solinski e Frankiel, furono vittoriosi. Lo stesso anno fu fondata una sezione sindacale ebrea, risultato di una dura contesa fra operai Bundisti e internazionalisti. La sezione, aderente alla CGT, era estremamente combattiva. I Bundisti erano a favore di organizzazioni sindacali ebree autonome, i secondi, sindacalisti rivoluzionari internazionalisti, erano per l'unità con gli altri sfruttati. La sezione aveva come programma la conquista delle otto ore lavorative e cento aderenti che parlavano yiddish. La decisione fu presa, definitiva, gli operai immigrati ebrei avrebbero formato, non sindacati autonomi, ma sezioni all'interno dei sindacati operai francesi della CGT (e questo malgrado alcune opposizioni all'interno della Confederazione).
Sezioni furono create in tutti i mestieri: nel 1907, tra i sarti e i pellicciai; nel 1909, tra i conciatori, dopo uno sciopero di tre settimane; tra i fornai, sezione che fu decapitata dall'arresto e l'espulsione, a seguito di uno sciopero, di David Kimerland.
All'interno della CGT, gli operai ebrei parlavano solo yiddish e si raggruppavano in sezioni sindacali proprie. Si riunivano anche per discutere di questioni particolari: attività culturali, antisemitismo, attività sindacali generali. Si coordinarono, nel 1910, nella Commissione intersindacale ebrea della CGT. Nella CGT il responsabile era Salomon Dridzo, detto Losovski, bolscevico dal 1903, operaio berrettaio venuto in Francia nel 1909, segretario della corporazione dal 1911, tornato in Russia dopo l'ottobre 1917. Losovski sarà segretario dell'Internazionale dei sindacati rossi (ISR/Profintern) dal 1921 al 1937. Il 18 dicembre 1910, una prima riunione convocata dalla Commissione intersindacale ebrea, vide la partecipazione di 109 militanti e lanciò un appello a rinforzare i sindacati esistenti e a stimolare la formazione di nuove sezioni.

Perché delle sezioni sindacali ebree?

I sindacalisti-rivoluzionari internazionalisti organizzavano gli operai ebrei secondo la loro lingua, l'yiddish, in sezioni all'interno dei sindacati di mestiere. Questo al fine di integrali nelle lotte degli operai francesi e non, come volevano i Bundisti, organizzarli in sindacati ebrei e in una confederazione ebrea separata dalla CGT. "Gli operai non hanno frontiere e hanno lo stesso nemico, il padrone, che può essere ebreo o francese". Parallelamente all'impulso ad una stampa operaia in yiddish, la CGT organizzava dei corsi di lingua francese per gli operai ebrei al fine di facilitare la loro integrazione nella classe operaia francese. Questa specificità non fu sempre compresa dai lavoratori francesi autoctoni che non vedevano di buon occhio questa immigrazione di forza lavoro a buon mercato. Ma legami reali ci furono, specialmente con i militanti sindacalisti-rivoluzionari, come Pierre Monatte e gli anarco-sindacalisti. Una federazione anarchica di lingua yiddish esisteva tra il 1908 e il 1910, con contatti in Gran Bretagna e in Italia.
Il 9 ottobre 1911 iniziò la pubblicazione di «Der Yidisher Arbeter» (l'Operaio ebreo), editato dalle sezioni ebree dei sindacati dei berrettai, dei pellicciai, dei sarti e degli operai del cuoio. Si aggiunsero in seguito gli stagnai, i fornai, i parrucchieri e i camerieri di bar e ristoranti. Il primo numero del giornale - diretto da Lozovski e da I. Horodecki (che dovette imparare l'yiddish) - tirò 1.000 copie.

La lotta sindacale

Nel 1912 il sindacato dei berrettai diventò una delle sezioni della Federazione dei cappellai e si impegnò in diverse azioni rivendicative; la lotta inizia sul salario nelle aziende Oberstein, Serezinski e Kourland; dopo tre giorni di sciopero, i padroni (ebrei) dovettero accettare le tariffe richieste dai sindacati. Il 5 aprile, lo sciopero riprendeva nei laboratori Finkelstein e si prolungava. Il 14 giugno, gli operai di altre 17 aziende entrarono in sciopero di solidarietà, obbligando i padroni a cedere. Nel febbraio del 1912, si costituì la sezione sindacale ebrea dell'abbigliamento, a Montmartre, poi un'altra nel quartiere Bastille con più di 600 aderenti, la maggior parte obbligati a lavorare 14-15 ore al giorno per padroni, anche loro, ebrei. Alla fine dell'anno, si costituì una sezione sindacale degli operai della confezione di abiti dei laboratori Lafayette, la Samaritaine e del Bon Marché. Nel 1913 i sarti del laboratorio Lafayette ottennero un aumento di salario, ma solo per gli uomini. Per sostenere le donne, i sarti sioperarono di nuovo, imitati, in seguito all'appello della Commissione intersindacale, da tutti gli operai delle confezioni. Dopo 15 giorni di sciopero, operai e operaie ottennero un aumento di salario e garanzie contro i licenziamenti. Il 26 giugno 1913, al termine di una lotta per il rispetto degli orari di lavoro, i lavoranti parrucchieri ebrei del IV° Arrondissement parigino fondarono una sezione sindacale. Lo stesso anno, venne fondata una sezione di calzolai ebrei e poi seguirono i camerieri. A natale del 1913, allorché uno sciopero si stava profilando, la Commissione intersindacale ebrea della CGT e «Der Yidisher Arbeter» organizzarono una conferenza destinata agli operai ebrei sindacalizzati (circa 1.500 a Parigi). Questa fu l'occasione per il confronto tra le diverse correnti del movimento operaio ebreo: sionisti, bundisti, sionisti-socialisti, anarchici, sindacalisti-rivoluzionari internazionalisti, socialdemocratici. Per questa prima conferenza, 28 delegati furono eletti dalle assemblee operaie (5 berrettai, 5 lavoranti di sartoria, 5 falegnami, 5 operai del cuoio e 3 fornai). Il dibattito si svolse alla presenza di 150-200 persone. La riunione era stata preparata da una serie di articoli apparsi su «Der Yidisher Arbeter». A immagine del movimento operaio francese e della CGT di cui facevano parte, le diverse correnti politiche si affrontarono nella Commissione intersindacale ebrea. I bundisti, come Elie Swiranski, difendevano la tesi dell'autonomia del movimento sindacale ebreo e dunque della soppressione delle sezioni sindacali ebree all'interno della CGT. In quanto a Losovsky e ai sindacalisti-rivoluzionari, essi difendevano la tesi dell'unità con gli operai francesi, seppur denunciando il loro sciovinismo. Questa ultima tendenza prevalse per 13 voti contro 10.

La stampa yiddish

Gli emigrati svilupparono la loro stampa in yiddish. Nel 1892, il «Parizer al gemaine yiddish Folks Zeitung» (Giornale popolare yiddish di Parigi), nel 1902, «Die Varheit» (la Verità) che non durò molto. L'esperienza del Parizer Journal non durò che qualche mese (1910-1911). Le rivalità tra le diverse correnti impedirono un giornale comune, a eccezione di «Der Yidisher Arbeter», giornale sindacale. Altri giornali vissero solo lo spazio di un solo numero, come «le Fourreur juif» (febbraio 1911).

La comunità ebrea in Francia

Nel 1914, alla vigilia della prima carneficina mondiale, si contavano in Francia 120.000 ebrei, di cui 80.000 francesi da generazioni, 40.000 immigrati dall'Europa dell'est (yiddish), senza contare i 30.000 ebrei dell'Alsazia Lorena (passata alla Germania nel 1871) e i 70.000 ebrei dell'Africa del nord, di rito separato e beneficianti della cittadinanza francese dopo il decreto Crémieux, nel 1870. Tra queste comunità esistevano enormi differenze (lingua, riti religiosi, classi sociali). Gli operai ebrei parlanti yiddish si opponevano al progetto della creazione di uno Stato ebreo in Palestina, anche se socialista, e alla rinascita dell'ebraico come lingua nazionale. Essi difendevano l'yiddish come lingua degli operai ebrei dell'Europa orientale e la cultura yiddish. La Commissione intersindacale ebrea della CGT sviluppò un lavoro culturale sistematico: serate culturali con canti e presentazione di testi di celebri scrittori proletari (Rosenfeld, Bovhover, Vinchevsky) e anche rappresentazioni teatrali di drammi in yiddish. Ancora, su iniziativa personale, Isaac Rirachovski, fondò il teatro Peretz, dal nome di uno dei più grandi classici della cultura yiddish. Infine, furono create due cooperative per aiutare gli scioperanti: entrambe situate nei quartieri degli immigrati, la prima al 33 di rue Dodeville (Associazione degli operai panettieri), la seconda al 27 di rue de la Forge Royal (Cooperativa ebrea dei fabbricanti di mobili). Sotto l'influenza dei fratelli William, di Belinsky, Weingodel e Kratkin, queste non si occupavano solo della vendita di prodotti alimentari ma anche di attività culturali che rispondevano alla doppia esigenza di far conoscere la cultura yiddish (lingua, letteratura, poesia, teatro, musica) e di accedere, per gli ebrei dell'Europa orientale, alla cultura e alle tradizioni francesi.

La prima guerra mondiale (1914-1918)

La guerra rimette in discussione tutte queste conquiste. Dopo l'assassinio di Jaurès (30 luglio 1914), i socialisti e la CGT aderiscono all'Union sacrée, trascinandovi gli stranieri che vivevano in Francia.
All'appello dei 17 (di cui 12 ebrei) il 30 luglio, che chiedeva ai concittadini di arruolarsi nell'esercito francese, i primi gruppi a rispondere furono gli Italiani, i Greci e gli Ebrei. Malgrado l'appello del partito bolscevico (Parigi, 2-3 agosto) e di un pugno di sindacalisti-rivoluzionari, come Monatte, a non partecipare a questa guerra imperialista, tra 10.000 e 13.000 si arruolarono nella Legione straniera. Gli ebrei furono incorporati nel I° reggimento di linea della legione e considerati carne da cannone nella II° zona. Esasperati dalla disciplina feroce e dal razzismo, 27 soldati ebrei si ammutinarono, 7 furono condannati a morte e fucilati. 6.500 trovatono la morte sui campi di battaglia.

La ripresa dell'attività sindacale (1914-1918)

L'attività della Commissione intersindacale ebrea della CGT riprese sotto l'incalzare della crisi militare e sociale, con i berrettai Isokovitch e Kalinski, gli operai del cuoio Prager e Zalmen, i lavoranti di sartoria Guretvich e Kaltan. Per essi la rivoluzione russa era "questo immenso raggio che abbaglia e inaugura una nuova era". Losovski ritorna in Russia.
La creazione di un'agenzia nazionale ebraica in Palestina, seguita alla dichiarazione Balfour (2 novembre 1917) fu consacrata dalla conferenza di pace del 1918 e la colonizzazione condotta dai sionisti fu riprovata dalla comunità ebrea francese (dichiarazione di Sylvain Levy, presidente dell'Alleanza israelita universale) e anche il movimento operaio di lingua yiddish si oppose all'impresa sionista.
Ma l'evoluzione della rivoluzione russa, sotto la dittatura dei bolscevichi, che represse tutti i partiti operai (Bund, anarchichi, SR, menscevichi) e instaurò un capitalismo di stato, divise il movimento operaio ebreo. Gli anarchici Volin e Lazarevitch denunciarono il mito bolscevico.

La terza immigrazione (1918-1934)

Fu di gran lunga la più importante, molti erano degli esuli politici che fuggivano dalle persecuzioni, il razzismo, la polizia e la prigione: comunisti, bundisti, sionisti-socialisti (Poale Zion, Hacomer Hatzair), sindacalisti legati al Bund o al PC, Anarchici (Volin). Fuggivano dalla Polonia, l'Ungheria, la Romania, la Bulgaria e molti dalla Russia dei soviet (Volin, Lazarevitch, Goldman, Berkman, Machno, anarchici o menscevichi come Rafael Abramivtch, anche bundista. La maggior parte erano sans-papier, supersfruttati.

La CGTU (1922-1936)

La maggioranza dei nuovi immigrati e degli operai ebrei scelsero di entrare nei sindacati affiliati alla CGTU, piuttosto che nella riformista CGT, poco comprensiva nei loro confronti. Il loro afflusso rilanciò le sezioni ebree all'interno dei sindacati.
Ma lo strapotere dei comunisti nella CGTU, provocò il passaggio dei bundisti alla CGT, nel 1926.. Dopo lo scacco dell'Associazione degli operai ebrei parigini (1919-1921), la CGTU organizzò, nel 1923, il MOE (Ufficio della manodopera straniera) sito al 33 della rue de la Grange-aux-Belles a Parigi. Il MOE servì alle sezioni sindacali per assicurare il legame tra la direzione e coloro che non parlavano francese, facilitando anche la loro integrazione nel movimento operaio francese. Le sezioni di lingua yiddish erano raggruppate nella Commissione intersindacale ebrea della CGTU, che faceva parte di un comitato più ampio dove si ritrovavano tutte le sezioni di "lingua straniera" della Confederazione, chiamato Commissione di propaganda. «Arbeiter Shtime» (la Voce dei lavoratori) diventò l'organo, bimensile, della Commissione intersindacale ebrea della CGTU. La maggioranza delle sezioni erano nei settori dell'abbigliamento e del cuoio e delle pelli. Nel 1925 fu fondata la sezione ebrea del sindacato dei lavoranti del cuoio e delle pelli, animata da Jacques Landman, detto Lederman, in seguito da Maurice (Baïstock), che diventerà responsabile della propaganda (Lederman era un comunista polacco). Gli operai francesi che lavoravano negli articoli di pelle di lusso, accettavano malvolentieri gli stranieri. Fu necessario l'intervento del responsabile degli operai immigrati della CGTU, Julien Racamond, per attenuare i contrasti. Furono presentate piattaforme rivendicative, seguite ben presto da scioperi vittoriosi che incoraggiarono gli operai di altri settori che impiegavano immigrati ebrei, come gli operai dell'abbigliamento femminile e maschile degli atelier di Montmartre, Belleville e del Marais, che impiegavano migliaia di immigrati, molto dispersi e isolati gli uni dagli altri. Militanti come Léon Gdanski, Itché, Adolphe Bilbergal, li organizzarono e dichiararono uno sciopero quasi generale di dieci giorni, nel 1926. Ma solo qualche padrone accordò un aumento di salario e un miglioramento delle condizioni di lavoro. Una sezione di pellicciai fu creata nel 1926, da Malaga, un'altra di fornai da Korzec. Queste diverse sezioni si trovarono di fronte a problemi interni. Presso i lavoranti delle pelli, il movimento fu frenato da Léon Holand (un bundista che era rimasto nella CGTU). La crisi degli anni '30, provocata dal crac di Wall Street avvenuto nel 1929, causò disoccupazione e colpì duramente gli operai immigrati, spesso dei sans-papiers, costringendoli ad accettare di tutto pur di guadagnare ciò che serviva a sopravvivere. Il numero dei lavoranti a domicilio si accrebbe, senza limiti d'orario di lavoro. I vantaggi acquisiti dalle lotte svanirono l'uno dopo l'altro.

Partiti e associazioni

Dal 1920, un certo numero di immigrati ebrei avevano aderito alla SFIC (sezione francese dell'Internazionale comunista. Delegato al Congresso di Tours, Abraham Brones, sarto, venuto dalla Polonia, diventerà dirigente dell'Unione delle società ebree di Francia. Nel 1924, il partito comunista, lo SFIC, creò il MOI che raggruppava una dozzina di sottosezioni: spegnola, italiana, ebrea, armena.
Parallelamente fu fondata la lega ebraica dell'insegnamento, la Kultur Ligue (Lega culturale), che si sviluppò a partire dal 1923, sotto l'impulso degli immigrati ebrei più politicizzati, bundisti, comunisti. Il suo scopo era di propagare la cultura yiddish, di creare una biblioteca, ma anche di far meglio conoscere la cultura francese tramite conferenze che videro, tra il 1923 e il 1924 la partecipazione di Peretz Markich, poeta e scrittore, Charles Rappoport, rivoluzionario, Marc Jarblum, sionista-socialista. Il successo della Kultur Ligue (KL) fu immediato (conferenze letterarie, la nuova poesia yiddish, la morale hassidica del XVIII° secolo, gli ebrei nella letteratura francese. Ma nel 1925 si costituì una frazione comunista che eliminò i bundisti e i Poale Zion (partito sionista di sinistra) e prese la direzione della Lega. Questa divenne, ad un tempo, un'organismo culturale, una sorta di Bourse per il lavoro e l'alloggio impegnata all'ottenimento di documenti d'identità e di lavoro. Nel 1926 la KL si installò al 10 di rue de Lancry. Tra il 1920 e il 1930 sorsero diverse organizzazioni socio-culturali collegate alla KL.
Lo YASK (Yiddisher Arbeter Klub), club sportivo operaio ebreo (1929) era affiliato alla Federazione sportiva dei lavoratori, la futura FSGT, e tra i suoi membri c'erano Herman Maltchotski, Charle Aronovitch, Albert Kornfeld, Wolf Sarabski e Tiger. Nel 1930, si aggiunse Aron Garbaz, anziano membro di un gruppo sportivo operaio di Varsavia, interdetto dalla polizia polacca.
Lo YASK organizzava sezioni di nuoto, pallacanestro, calcio, campeggio, scacchi, ginnastica. Fu presente al grande raduno internazionale sportivo, allo stadio Persching, contro il fascismo e la guerra, nel 1934.
I giovani della KL costituirono l'AYK (Arbeter Yugent Klub - Club dei giovani operai) che si proponeva di far crescere la coscienza di classe dei giovani lavoratori (e disoccupati) ebrei immigrati. Tra i membri dell'AYK: Kenig (Gromb Meillech), giovane operaio tessile sindacalista proveniente da Varsavia, i fratelli Yankiel, Szolma Fielman, giovane polacca, volontaria nelle Brigate internazionali in Spagna, nel 1937, Ilda Edelman. Gli ykisti si aprirono ai problemi sociali a fianco dei giovani rivoluzionari francesi. La lingua corrente restò l'yiddish, almeno fino a quando l'allargamento dell'influenza dell'AYK portò all'organizzazione giovani nati in Francia. Si affermò allora il bilinguismo.
La minaccia fascista spinse, nel 1934, l'AYK a prendere l'iniziativa di un grande dibattito (nel novembre) che riunì 200 rappresentanti di organizzazioni di giovani ebrei, tra cui due sioniste: la Hekhaluts (Pionieri sionisti) e la Hacomer Hatzair (Giovani sionisti di sinistra).
L'Arbeter Orden (AO) (l'Ordine operaio) fu costituito nel 1933, raccoglieva molti ebrei, operai, commercianti, artigiani. Era diretto da Spero (Yakov Gofmanas, intellettuale lituano), Itschock Krystal e Szimon Sztrumfman, eletti dagli aderenti. Lo scopo era di portare ai lavoratori ebrei assistenza medica. Agli inizi era un circolo di sanità al 14 di rue du Paradise. L'AO sosteneva la lotta dei lavoratori francesi per una vera assistenza sociale e aveva un dispensario. Una sezione femminile disponeva di una pagina settimanale su «la Pensée nouvelle». C'era anche Les ami de l'enfant ouvrier juif (1934) con la colonia per le vacanze di Brunoy nella foresta di Sénart; le scuole di Belleville, Montmartre, la Bastille, le Marais. Nel 1937, Schmelek Farber, Régine Grynberg e Alice Blum strappavano i bambini ebrei al clericalismo e alle scuole Rothschild.
Si assisté a un vero fiorire della cultura yiddish:
-La KL creò un'università operaia, che aveva corsi di francese, economia pratica, yiddish, ebraico, sul movimento sindacale e il marxismo, con sezioni a Parigi e in provincia.
-La biblioteca della KL comprendeva 3.000 volumi.
-La corale operaia della KL (1930) aveva 125 membri nel 1932 e contava sul rifugiato redesco Peter Rousset, Aryat Kaufman, operaio pellicciaio autodidatta e Nahum Reznik, musicista professionista.
-Il PYAT (Parizer Yidisher Arbeter Teater, Teatro operaio ebreo di Parigi) contava sullo sceneggiatore David Licht, venuto dalla Polonia, David Kurlander, Rivka Fein e Masdorf. Il celebre drammaturgo Erwin Piscator vi tenne una conferenza sul teatro rivoluzionario in Germanie e in URSS.
-La JL organizzò, nel 1935, un'esposizione d'arti plastiche con le opere di scultori e pittori ebrei come Grommeler, Mietchnikoff, Aberdam, Aronson, Altman e Chagall.

La stampa operaia ebrea

Redatte da militanti come Louis Granovski - che vi prestavano la loro opera dopo l'orario di lavoro - apparvero dei settimanali che cambiavano titolo dopo ogni sequestro: «la Vérité», mensile poi settimanale, 17 febbraio 1932; «l'Etoile», luglio 1932; «la Semaine», «En avant», settimanale poi bisettimanale, 16 novembre 1932, trisettimanale, gennaio 1933; «le Matin» con Léopold Domb Trepper. Infine il I° gennaio 1934, la «Naie Presse» (la Nuova stampa) che aprì le sue colonne alla Commissione intersindacale e alle diverse sezioni sindacali, pubblicizzando gli scioperi e chiamando gli ebrei a sostenere, fare la campagna per le 40 ore, mobilitarsi contro il fascismo e per la costituzione di un fronte unitario. La redazione era composta da Monie Nadler, Israël Hirchowski, Louis Granovski. Il giornale era sostenuto dall'Associazione degli amici della «Naie Presse».
Nello stesso tempo, le sezioni sindacali ebree svilupparono una propria stampa, ma i periodici erano effimeri: «Parizer Bekleidung» (l'Abbigliamento parigino) editato dalla Commissione di propaganda ebrea del sindacato parigino dell'abbigliamento (CGTU) per due anni, seguito da «Der Nodel Arbeter» (l'Operaio cucitore) nel 1932. Il sindacato degli operai ebrei tessili editò, a partire dal 1933, «Der Striker» (il Magliaio).
Quanto alla Commissione intersindacale ebrea, questa pubblicò, per qualche mese, «Syndikate Tribune» (la Tribuna sindacale). Più tardi, nel 1936-1937, il sindacato degli operai della lavorazione delle pelli editò «Der Marokineri Arbeter», mentre la Commissione intersindacale pubblicava «Der Yidisher Arbeter» (l'Operaio ebreo), che sebbene effimero, settimanale e mensile, rifletteva le lotte sindacali in corso.

Scioperi e repressione

Negli anni 1930-1931, il movimento operaio ebreo fu rinforzato dall'arrivo di nuovi immigranti venuti dalla Polonia, dalla Romania, dal Belgio e persino da Cuba. A partire dal 1932, scoppiarono scioperi contro padroni ebrei che sfruttavano operai ebrei. I più importanti furono quelli di 500 operai addetti alla fabbricazione di mantelli di cuoio, in sciopero per quattro settimane nel 1932, diretto dal segretario generale della Federazione cuoio e pelli della CGTU, Charles Michels (futuro deputato PCF, fucilato dai nazisti) e dalle sezione ebrea con Charles Berkowicz e Simon Dawidovitch. Questo sciopero vittorioso stimolò la combattività degli altri settori.
La sezione ebrea del sindacato dei lavoratori degli hotel, caffé e ristoranti, che raccoglieva uomini e donne sottoposti a condizioni di lavoro inumane da padroni ebrei - sostenuta dal sindacato diretto da Louis Mercier - condusse una serie di scioperi, nel 1933, che permisero di ottenere migliori condizioni lavorative e il riconoscimento del sindacato.
Nel 1934, ci fu lo sciopero di fornai, di cui il 40% era disoccupato. Per solidarietà, i fornai richiedevano ai padroni di accordare due notti di lavoro ai disoccupati. Davanti al loro rifiuto, cessarono il lavoro. I padroni assunsero dei crumiri e fecero arrestare Jacques Lederman della Commissione intersindacale e 120 lavoratori di Belleville, che avevano manifestato la loro solidarietà agli scioperanti.
Sotto la pressione dell'opinione pubblica di Belleville, la patrona Englisher si recò dalla polizia a esigere la liberazione degli arrestati. La solidarietà verso gli scioperanti si espresse con collette, serate di solidarietà alle Folies Belleville (500 persone), una ventina di negozi si rifiutarono di vendere pane proveniente dai forni che impiegavano crumiri, un meeting fu tenuto l'11 giugno con la partecipazione di Charles Rappoport, Julien Racamond della CGTU e Jacques Lederman, della Commissione intersindacale ebrea. Furono necessarie quattro settimane per constringere i padroni alla resa.
In caso di conflitto, i padroni non esitavano a far appello alla polizia. Privi di documenti, gli operai ebrei erano arrestati e sovente espulsi. Le bande fasciste Croix de feu e Camelots du roi, provenienti dall'Action française, armate si spranghe di ferro, affiancavano la polizia per "ripulire" la Francia dagli "indesiderabili meticci". Non era piacevole essere operai ebrei isolati. Alcuni quartieri, come il Marais, avevano delle sentinelle.

Divisioni e violenti conflitti interni nel movimento operaio ebreo

Si opponevano reciprocamente bundisti, comunisti stalinisti, trotzskisti, anarchici e sionisti-socialisti. Numerosi militanti erano passati al movimento di Trotzski che opponeva a Stalin la teoria della rivoluzione permanente contro la costruzione del socialismo in un paese solo (l'URSS) e il Fronte unico operaio contro il fascismo alla denuncia del "social-fascismo", politica disastrosa che spianò la strada al potere di Hitler, nel 1933. Tra i militanti provenienti dal PC citiamo Pierre Frank (1905-1984), aderente alla Federazione della chimica della CGTU, che partecipò alla fondazione del primo giornale trotzskista in Francia (la Vérité, nel 1929), poi alla Ligue Communiste, nel 1930; David Korner, detto Barta, ebreo rumeno, nella Ligue nel 1930, fondatore nel 1930 di un gruppo lontano progenitore di Lutte Ouvriére; Pierre Boussel, detto Lambert; Lucienne Abraham, detta Michelle Mestre, ecc. Queste uscite indebolirono la sezione ebrea del PC.
Tra gli anarchici ebrei: Vsevolod Mikailovitch Eichenbaum, detto Volin (che partecipò con Machno alla rivoluzione libertaria nell'Ucraina del sud). Arrivato in Francia nel 1925, egli denunciò il "fascismo rosso" e confrontò fascismo e bolscevismo. Compilò la voce "pogrom, antisemitismo" per l'Enciclopedia anarchica di Sébastien Faure.
Nel 1926, basandosi sugli scritti di un giornalista russo bianco, Arbatov, e del colonnello Gurassimenko, Joseph Kessel (scrittore francese di origine ebrea russa) scrisse il romanzo Makhno e sa Juive, presentando Machno come un folle sanguinario, responsabile dei pogrom in Ucraina. In una "Appello agli ebrei di tutti i paesi", pubblicato dalla «Revue anarchiste russe de Paris», Machno rispose a queste accuse, ispirate dalla Ghepeu, denunciando il falso grossolano. In realtà gli ebrei ebbero un ruolo importante nella Machnovicina e Machno punì gli autori di atti antisemiti e di pogrom (come l'ataman Grigoriev). Lo storico dei pogrom ebrei di Ucraina, E. Tcherikover, scrisse: "Mai una volta ho potuto constatare la presenza di unità machnoviste dove i pogrom ebbero luogo". Il vero autore dei pogrom, l'ataman nazionalista ucraino, Simon Petliura, fu giustiziato a Parigi, all'uscita di un ristorante, dal giovane ebreo anarchico ucraino Simon Schwarzbald, il 26 marzo 1926.

La lotta antifascista

Nel 1930, la crisi economica e politica si dispiegò sulla Francia e sul mondo. Nel 1933, la politica criminale di Stalin e del PC tedesco, rifiutante il fronte unico operaio contro il nazismo, permise l'ascesa legale di Hitler al potere (30 gennaio 1933), lo schiacciamento del movimento operaio tedesco e aprì un periodo di persecuzioni nei confronti degli ebrei e degli zingari che culminerà nella Shoah.
In Francia, un tentativo di colpo di stato fascista fallì nel febbraio del 1934 (violenti scontri in place de la Concorde). La necessità di un fornte comune antifascista divenne urgente. L'otto giugno 1934, 500 delegati di tutte le organizzazioni operaie ebree tennero una riunione contro la guerra e fondarono, il 2 luglio, la sezione ebrea del comitato antifascista, la cui prima conferenza ebbe luogo l'8 luglio, con la Licra, Bernard Lecache e rappresentanti del Bund e del Poale Sion. Il 14 luglio, socialisti e comunisti si incontrarono per negoziare un patto di unità d'azione, firmato il 27. La sotto-sezione ebrea del PC fece lo stesso con il Bund e Poale Sion. Questo patto d'unità d'azione fu approvato in un meeting a Parigi davati a 1.000 operai. Tra essi un operaio musulmano algerino che assicura agli ebrei la sua solidarietà proletaria contro il colonialismo francese e il razzismo.
Il MOI creò, nel 1935, un centro di coordinamento per la difesa degli immigrati. Il Movimento popolare ebreo fu costituito il 9 ottobre 1935 da 160 delegati di partiti, organizzazioni, federazioni di società ebree francesi (Marc Jarblum), Bernard Lecache (Licra), Garin (Poale Sion, Hermans (Poale Sion di destra), Shraguer (sotto-sezione ebrea del PCF), Alfred Grant (sezione ebrea del Soccorso rosso), Schlisselman (anziano combattente ebreo), Iosel Warzawski (Commissione intersindacale della CGTU), Kwaiko (Agenzia ebraica), ecc.
I giovani crearono un comitato di coordinamento (11 settembre 1935) tra lo YASK, l'AYK, l'organizzazione giovanile progressista ebrea Kampf, l'Unione della gioventù ebrea, Shalom, Hek, Halouts (tutte e tre sioniste), i giovani israeliti di Montreuil, il club dei giovani di Montreuil; 70 giovani yaisti facenti parte della Federazione sportiva e di ginnastica del lavoro, furono inviati alla Spartachiade di Barcellona, 22-27 luglio 1936, replica antifascista ai giochi olimpici di Berlino.

La lotta internazionalista

Malgrado il peso dello stalinismo nel movimento operaio internazionale, la diffidenza di Stalin verso il cosmopolitismo, gli operai ebrei rivoluzionari (compresi i comunisti) condussero una lotta internazionalista contro il fascismo, in quanto operai ed ebrei e dettero un esempio al mondo intero.
All'interno della comunità ebraica lottarono contro l'oscurantismo religioso e contro il nazionalismo sionista, per la difesa della cultura tradizionale yiddish. Israele è stata costruita sulle ceneri del movimento operaio rivoluzionario yiddish. Quando, nel maggio del 1936, alla tradizionale manifestazione al muro dei Federati, in commemorazione del massacro della Comune, il corteo compatto degli immigrati ebrei sfilò dietro uno striscione, su di esso si poteva leggere: "Contro tutti i nazionalismi, per l'unione dei lavoratori immigrati e francesi". Niente del genere si era mai visto!
I rivoluzionari ebrei parteciparono alla guerra di Spagna. 8.000 operai ebrei combatterono tra le fila dei repubblicani. Il 12 dicembre 1937 si formò, nelle Brigate internazionali, il battaglione "Naftali Botwin" (dal nome di un giovane ebreo comunista polacco (1905-1925), calzolaio, fucilato per avere ucciso un agente provocatore per strada). Sulla bandiera c'era scritto: "Per la libertà e la fraternità dei popoli e delle razze". Il 17 luglio 1938, gli arruolati ebrei del battaglione Botwin scrivevano: "Il filo d'oro della storia ebrea congiunge i Maccabei a Hirsh Leckert [rivoluzionario ebreo di Vilnus dell'inizio secolo]. La nostra storia corre in parallelo a quella del mondo civile. I miliziani combattono in Spagna contro la barbarie fascista, contro il razzismo, per evitare una catastrofe a popole ebreo, per la vittoria della Giustizia e della Civiltà".
Contro i nazionalisti sionisti fu organizzato il congresso mondiale per la difesa della cultura ebrea, che si tenne a Parigi nel 1937. Nell'opinione del movimento operaio rivoluzionario ebreo, la cultura ebrea era intimamente legata all'yiddish e non all'ebraico. In yiddish scrivevano gli scrittori proletari ebrei, come Peretz. Il comitato d'iniziativa per un fronte culturale ebreo, formato dalla KL, lanciò questo appello: "Simultaneamente con l'oppressione politica e quella economica, spesso con lo sterminio fisico in certi paesi, si applica contro la popolazione ebrea una politica che tende coscientemente alla liquidazione, alla distruzione delle magnifiche posizioni della cultura laica ebrea, che furono erette con attenzione e fatica dalla popolazione ebrea". 4.000 persone assistettero, nella sala Wagram a Parigi, alla seduta inaugurale del congresso mondiale per la difesa della cultura ebrea, il 15 settembre 1937. Venuti da 23 paesi dei cinque continenti, i 102 delegati di Belgio, Australia, Gran Bretagna, Brasile, Cuba, Messico, USA, Canada, Africa del Sud, Palestina, Paesi Bassi, Francia, Italia, Lituania, Lettonia, Estonia, Danimarca, Polonia, Romania, Svizzera, Cecoslovacchia, ma nessuno dall'URSS. Essi rappresentavano 677 organizzazioni culturali e i nomi più prestigiosi dello "yiddishland".

Gli scioperi del 1936

Il grande movimento di sciopero del 1936 fu preparato da una serie di scioperi nei settori, "ebrei", delle pelli, abbigliamento femminile e maschile, dei 43 ateliers delle Gallerie Lafayette (novembre 1935), della fabbricazione dei mantelli di cuoio, dei maglifici, dell'industria dei vestimenti in caucciù (giugno-luglio 1935). La riunificazione della CGT e della CGTU, nel 1936, rinforzò le sezioni ebree. Nel maggio del 1936, c'erano 22 sezioni sindacali ebree con 19.000 iscritti, sotto la direzione della Commissione intersindacale ebrea della CGT riunificata, animata da Iosel Warzawski, Ietser Holman, Jankel Studnia, Abram Wiener, Isaac Krasucki, Alfred Besserman, Ieschka Tenenbaum, Jacques Lederman, Maurice Miedzinski, Laizer Goldman (Michel) e Michel Monikowski.
Il movimento di sciopero iniziò il 4 giugno 1936 tra i calzolai, si estese ai sarti l'8, i macellai, i lavoratori delle pelli, il 9. I lavoratori dell'abbigliamento, del cuoio, formarono un comitato di sciopero il 10, come quelli del caucciù. I magliai occuparono le aziende il 13, i parrucchieri, i lavoratori dell'abbigliamento da cerimonia, partirono il 15. Dappertutto si parlava yiddish. In tutti i settori si ottennero aumenti di salario, riduzione degli orari di lavoro, leggi sociali, ferie pagate. ma la vittoria fondamentale fu che in molti casi, e per la prima volta, gli immigrati avevano combattuto fianco a fianco con gli operai francesi contro il nemico comune: il padrone.

Le associazioni ebree si sviluppano, ma la lotta continua. La Shoah

Durante la II guerra mondiale, i rivoluzionari ebrei si batterono, armi alla mano, nel FTP-MOI del gruppo internazionale Manouchian a Parigi, nel battaglione "Carmagnole" a Lione, "Liberté a Grenoble, la compagnia Maurice Konzec a Marsiglia, la 35° brigata di Marcel Langer a Tolosa, con la loro quota di martiri. "Gli ebrei vanno all'olocausto armi alla mano" si leggeva in «Notre Parole» del giugno 1943.
Ma nel 1945 la Shoah annientò l'yiddishland, il movimento operaio ebreo europeo. Sulle rovine trionfò il sionismo, l'idea dello Stato-nazione ebreo in Palestina, che gli operai ebrei avevano combattuto, l'adozione dell'ebraico moderno a scapito dell'yiddish, l'occultamento del movimento operaio rivoluzionario yiddish da parte del sionismo trionfante. Ma si trovano ancora dei resti di questo movimento.

Tratto da Temps Maudits, Gennaio-Aprile 2004, n.18

Trad. di Walker



http://www.collegamentiwobbly.it/old...sol_5_2004.htm



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