L'Archivio di Metaforum

Forum di politica, cultura, società - 2009

 
Vecchio 09-03-2009, 10.11.53
foglie di acqua
 
Barbie

BUON COMPLEANNO


Barbie, l'ariana ebrea




Bambola feticcio della società dei consumi, compie oggi 50 anni

MIGUEL GOTOR



Oggi Barbie compie 50 anni. Il 9 marzo 1959 venne presentata alla fiera del giocattolo di New York come «un nuovo tipo di bambola dalla vita reale»: bionda e con gli occhi azzurri, il nasino all’insù e la bocca a cuoricino, alta e con le gambe slanciate, il vitino di vespa ma le forme prosperose, il piedino di fata già predisposto a calzare tacchi vertiginosi. In realtà, Barbie aveva una progenitrice «ariana», dal momento che era la rielaborazione statunitense di un modello di bambola - di nome Lilli - commercializzato in Germania nel 1955 da un’industria di giocattoli che aveva fatto fortuna vendendo soldatini sotto il nazismo. Lilli si rivolgeva a un pubblico adulto e impersonava il modello di bellezza promosso dal defunto regime hitleriano e ancora giudicato ideale dal tedesco medio di allora. Perché Lilli diventasse Barbie era però necessario che nel 1956 una famigliola americana scegliesse di trascorrere le vacanze nel cuore della vecchia Europa, in Svizzera. Erano Elliot Handler, proprietario della Mattel, un’azienda che produceva mobili per case di bambole, e sua moglie Ruth, figlia di genitori ebrei.




Davanti alla vetrina di un negozio di Lucerna, la donna vide Lilli, anzi sei Lilli differenti, con visi e capelli identici, ma ciascuna abbigliata con una tenuta da sci diversa dall’altra. Ne rimase folgorata. E così scoccò la scintilla imprenditoriale che fece importare negli Usa un prodotto «ariano» grazie a una donna di origine ebraica del tutto inconsapevole della derivazione cripto-razziale di quella bambola. Da allora si calcola che siano state vendute oltre un miliardo di Barbie in giro per il mondo. Un successo inarrestabile che racconta un modello estetico di femminilità ideale, al quale la storica Nicoletta Bazzano ha dedicato un bel libro che ne ricostruisce origini e sviluppi nel tempo (La donna perfetta. Storia di Barbie, Laterza 2008, pp. 163, e14). Ma quali sono le ragioni di questo successo, ossia dell’operazione dei coniugi Handler? Anzitutto, sul piano psicologico, Barbie è una donna e non il solito bebé da accudire. Ma, a differenza di Lilli, si rivolge ai bambini che, in un certo senso, aiuta a diventare grandi, facendoli confrontare con una propria madre in miniatura. Inoltre, dal punto di vista socio-antropologico, Barbie è un manichino ideale e la genialità della Mattel fu di puntare su un’estetica dell’accessorio che la trasformò in un feticcio della società dei consumi, quello che Roland Barthes avrebbe definito un «mito d’oggi».

I vestiti e gli accessori all’inizio servirono a coprire le sue forme prorompenti, ma poi divennero un pilastro dell’intera operazione commerciale. A questo proposito è significativo che nel 1968 venne commercializzato un modello di Barbie in grado di pronunciare sei frasi emblematiche, fra cui: «Mi piace fare la modella», «Cosa devo indossare per la festa?», «Vuoi andare a fare compere?». Insomma, quando Barbie apre la bocca è solo per confermare il suo compulsivo orientamento verso i consumi, peraltro ribadito in ogni confezione da un piccolo catalogo che illustra le nuove creazioni stilistiche. Naturalmente, un simile oggetto era destinato a seguire le altalenanti fortune del mercato capitalistico, e così gli anni Settanta furono un periodo di difficoltà anche per Barbie. Da un lato, perché la crisi economica corrispose a una stretta dei beni voluttuari di cui Barbie era l’icona; dall’altro, per le critiche femministe che videro in lei il prototipo della donna oggetto. Ma la strategia della Mattel, ancora una volta, fu di eccezionale abilità: abbassò i costi della bambola, semplificò gli abiti e guidò la transizione del prodotto da un consumismo di fascia medio-alta a uno popolare. E soprattutto avviò strategie di fidelizzazione del cliente-bambino con la «Biblioteca» e i «Club» di Barbie, attraverso l’espediente della posta personalizzata.

Con la ripresa economica degli anni Ottanta, la bambola divenne un agente di modernizzazione, promuovendo la democrazia fra i sessi nel mondo del lavoro: se nei primi anni di vita Barbie aveva al massimo svolto mestieri femminili come l’hostess o la baby sitter, in seguito si trasformò in donna d’affari, astronauta, medico, sommozzatore, pompiere e quant’altro: tutto debitamente accessoriato. Nel 1980 esordì la prima Barbie nera, all’assalto di nuove fasce di mercato. Fino a diventare, nel 1986, un’icona della Pop Art che non poteva sfuggire al genio di Andy Warhol, abituato com’era a riflettere sul rapporto tra consumi di massa e democrazia politica, tra libertà individuale e mercato.

Non a caso oggi la vendita della «bambola ebrea Barbie» è proibita in Arabia Saudita e in Iran in quanto è «il simbolo della decadenza del perverso Occidente». La storia di Barbie, in fondo, è una metafora della feroce vitalità del capitalismo, della sua capacità di adeguarsi ai cambiamenti del mercato come un camaleonte rosa in grado di rigenerarsi e di mutare colore nei momenti di crisi. Forse è per questo motivo che, al giro di boa dei cinquant’anni, Barbie appare come una signora di mezza età un po’ acciaccata, bisognosa di un profondo intervento di restauro, eppure l’aspettiamo fiduciosi al prossimo anniversario. Intanto, buon compleanno.



9/3/2009

http://www.lastampa.it/
 
Vecchio 30-11-2009, 11.11.18
foglie di acqua
 
L'antefatto

La Barbie veste il burka
All'asta nel salone
dei Cinquecento




La mostra, che si chiama 'Unico', ha come partner Mattle Italy che negli stessi giorni festeggia i cinquant'anni della bambola più amata dalle bambine con un'asta benefica di Sotheby's per Save the Children


Firenze, 18 novembre 2009 - Pezzi unici per 'Unico'. L'asta / evento nel salone dei Cinquecento prende forma con le nuove ed esclusive creazioni di Eliana Lorena, artista designer. Domani 'Unico' sarà presentato alla Galleria 'Il Serraglio' in via dei Serragli, 41r, a Firenze. ''Prendo la Barbie - spiega Eliana Lorena - perché è un'icona forte e perché scegliere lei, che è omologazione per antonomasia, è darle un'identità altra''.

Questa volta la nuova identità dell'icona platinata corrisponde alla 'Barbie Burka': fra le 500 Barbie di colori e culture diverse la novità è proprio in quella rappresentativa dell'integralismo religioso islamico. Fino a domenica 22 novembre le Barbie di Eliana Lorena saranno esposte in via dei Serragli, mentre l'asta dei 'pezzi unici' si terrà nella serata di venerdì 20 novembre nella Sala dei Cinquecento di Palazzo Vecchio.


http://lanazione.ilsole24ore.com




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La donna oggi secondo Eliana Lorena




Dal 19 al 22 novembre 2009 Eliana Lorena, artista e designer, esporrà presso la Galleria “Il Serraglio” di Firenze, l’opera Unico. Cinquecento Barbie nere, pezzi unici, vestite secondo le diverse tipologie e culture femminili, con abiti progettati dall'artista e fatti ad hoc.

Mattel Italy, partner della mostra, negli stessi giorni festeggia i cinquant’anni della bambola più amata dalle bambine con un’asta benefica di Sotheby’s per Save the Children che si terrà nella serata di venerdì 20 novembre nella Sala dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze. Quinta espositiva una fotografia di Emilio Tremolada in grande formato del primo modulo 1/10, tratto dal progetto Unico. di Eliana Lorena, all’asta insieme ad altri oggetti pensati da Fiat, Kartell, Cesare Paciotti e Assouline appositamente per Barbie.
Una doppia cornice nella città di Firenze, ospita dunque il percorso artistico di Eliana Lorena che ha concentrato la sua attenzione sul ruolo della donna oggi, sul suo corpo e l'identità, sull’ansia di omologazione.
All’interno della mostra verranno quindi esposte, oltre all’opera Unico.



Alcuni lavori precedenti, che pongono al centro il concetto di De-omologazione, tema trasversale a diverse letture, dalla semiotica all’antropologia e alla storia del costume. “Al corpo omologato nella forma, e che può essere ugualmente un corpo di colore“ dice Alessandro Zinna, “si sovrappone la singolarità dei capi. La sola de-mologazione permessa, quasi come un effetto di personalizzazione, sembra allora ridursi alla variazione del capo unico che copre il corpo seriale. Come per la musica ripetitiva, il senso di questa piccola variazione si coglie solo nella successione iperbolica della serie“.

“Prendo la Barbie” dice Eliana Lorena, “perché è un’icona forte e perché scegliere lei, che è omologazione per antonomasia, è darle un’identità altra”.


Eliana Lorena
Unico.
A cura di Marta Carboni
Catalogo Nava

http://www.nove.firenze.it



http://elianalorena.wordpress.com/
 
Vecchio 30-11-2009, 11.16.45
foglie di acqua
 
Donne


Quale Barbie meriti?




Joumana Haddad


Una Barbie col burka?!
E viene dall’Italia, quest’invenzione prodigiosa?
E perché non creano, già che ci sono, la Barbie oppressa dal padre, umiliata dal fratello e picchiata dal marito?
Perché non creano, alla Mattel che si batte oggi con Sotheby’s per Save the children, la Barbie sposata, suo malgrado, a 13 anni a Gaza; o quella che non ha il diritto di guidare una macchina a Riyad; o quella che non ha il permesso di andare a scuola a Kabul, perché le donne “non hanno bisogno di leggere e scrivere”? (ci sono 76 milioni di donne analfabete nel mondo arabo-musulmano).
Perché non creano quella che è concepita e tollerata solo per diventare un accessorio: cucinare, obbedire, tacere e concepire, quando è il suo turno, figli preferibilmente maschi?
Perché non creano quella lapidata per adultero (dal marito sposato con altre 3 donne), e quella imprigionata perché ha osato indossare un Jeans? Sono sicura che queste ultime avrebbero un grandissimo successo.

Ci dicono, per rassicurarci, che lo scopo era di rappresentare “le diverse tipologie e culture femminili”. Cosi hanno messo la nuova Barbie col burka accanto a quella col kimono, quella col tailleur e quella col Sari indiano: le sue “sorelle”.
Così facendo hanno banalizzato la carica umiliante del burka e l’hanno trasformato in una scelta di abbigliamento “etnico”, invece della rappresentazione concreta del concetto di donna-oggetto, priva di libertà, di dignità e di diritti umani minimi. Nella mia modesta conoscenza, la donna giapponese e la donna indiana non stanno vivendo le atrocità che vive la donna col burka. Né le accetterebbero, forse.
La Barbie ha già fatto tanti danni, promuovendo l’immagine della donna bambola formosa, che passa il suo tempo a preoccuparsi solo dell’abbigliamento e degli orecchini da abbinarci; e a sognare il muscoloso Ken. Quella Barbie ha senz’altro qualcosa a che vedere con le caricature di donna che vediamo oggi sulla televisione italiana. E altrove.
Sarà una provocazione ma mi sembra uno dei simboli di questa cultura femminile perdente, basata sull’autodisprezzo, l’auto-indulgenza e la mancanza di ambizione.
Con la burka-Barbie la distruzione dell’immagine femminile è completa: dalla donna oggetto da vetrina, alla donna oggetto di sottomissione, il passo è compiuto. Grazie Mattel. Sono sicura che i guadagni commerciali ne valevano la pena. Le ragazze dei paesi del Golfo non aspettavano altro. Anzi no: i loro padri non aspettavano altro.
Questa bambola è un attacco scandaloso e nauseabondo contro la donna. Non ci sono altre parole per descriverlo. E lo sta dicendo una donna araba non femminista.
Brava la designer Eliana Lorena: ora l’immagine della donna araba in Italia, e in Occidente, è completamente rovinata.
In quanto a noi, donne arabe che lottiamo per cambiare questi cliché, andremo… a giocare con la Barbie velata che ci meritiamo. Spero solo che nella confezione della Barbie col burka sia compreso un bavaglio. Perché quella donna non tarderà a gridare.
E quello che dirà, a molti, non piacerà.


29 novembre 2009

Terra



Fonte
 
Vecchio 30-11-2009, 13.50.49
clara
 
sono d'accordo....parola per parola
 
Vecchio 30-11-2009, 16.00.28
adry57
 
la californiana e biondissima Barbie ha ufficialmente una rivale. Più formosa ma delle stesse dimensioni della bambola più famosa e venduta al mondo (solo il seno è stato disegnato più piccolo), la sua concorrente è mora e con grandi occhi scuri e, dettaglio non trascurabile, ha i capelli coperti dall’abaya, il lungo mantello nero che copre la testa e si chiude sotto il mento.
E’ Fulla, la Barbie con il velo prodotta dalla concorrente musulmana della Mattel, la Dubay New Boy Toys – principale distributore di giocattoli in Medio Oriente – che è appena sbarcata nei Paesi Bassi per la gioia delle tante bimbe musulmane che vivono o sono nate in Olanda. Lanciata con grande successo alla fine del 2003 nei Paesi di religione islamica, Fulla (il suo nome deriva da un fiore che nasce solo in Medio Oriente) è la giovane musulmana perfetta: esce poco di casa e solo indossando la lunga abaya e il velo che le copre i capelli, per lei non esiste nessun Ken perché non è fidanzata, studia per diventare medico o maestra, cucina, prepara dolci per le amiche e prega cinque volte al giorno.

 
Vecchio 30-11-2009, 16.00.47
Samarilla
 
Io non ho mai avuto una Barbie
pensavo di comprarne una da grande
per compensare questa
lacuna, poi ho deciso di tenermi la lacuna.
 
Vecchio 30-11-2009, 16.07.35
Juliet
 
Citazione:
Originalmente inviato da Samarilla
Io non ho mai avuto una Barbie
pensavo di comprarne una da grande
per compensare questa
lacuna, poi ho deciso di tenermi la lacuna.


Ti regalo io questa.

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