Anche a me piace stare seduta sulle panchine. Mi sono venute in mente un sacco di cose, ma non c'è tempo.
Fra tutte, quella più veloce da postare ora è una cosa che ho scritto anni fa e che non ho mai ritoccato dopo la prima stesura. E' rimasta così, come l'ho scritta di getto un giorno di tanti anni fa.
Prendetela per quello che è.
Un ricordo.
Amici
Hanno chiacchierato e scherzato arrancando in macchina su quelle strade ripide e tortuose fermandosi ogni tanto anche a raccogliere fiori di campo, ma ora, arrivati nel piazzale, scaricano le scatole in silenzio.
Anche quelli dell'altra macchina, aiutando, guardano silenziosi la scalinata e quel cancello là in alto.
La chiesa di fronte è chiusa e tutt'attorno c'è erba verde, alberi rigogliosi ed anche fiori selvatici. La scalinata è larga, piuttosto alta e negli angoli dei vecchi scalini di pietra sono cresciute piante selvatiche e muschi. Ai suoi lati la collinetta è ricoperta di erba alta e alberi d'alto fusto che ombreggiano la scala.
Sono in sette a salire con le scatole sotto le braccia ed altro materiale in mano. Qualcuno ha anche dei fiori.
Il bambino corre sulla scalinata "Chissà quanti sono 'sti scalini" dice.
"Certo che quel giorno ce n'era di neve e di ghiaccio" ansima uno di loro che si è fermato a riprendere fiato. La sua scatola è la più pesante.
"Non si stava in piedi, questa scala era un lastrone, abbiamo rischiato di ammazzarci anche in macchina, che posto che si è scelta e che giornata!" dice un altro che porta un sacchetto e continua a salire lentamente.
"Certo non è stata usuale" sogghigna una delle donne "Vi ricordate la faccia del prete?"
Una donna si ferma costringendo anche un'altra a fermarsi. Stanno trasportando insieme una scatola lunga e stretta. "Beh, non si può dire che abbia mai reso la vita facile a nessuno!" dice sorridendo.
Ridono tutti e guardano in alto il cancello.
Il bambino è il primo ad arrivare in cima, ma per entrare aspetta gli altri.
Il cancello è arruginito e aprendosi, cigola.
"Come da manuale" dice una donna entrando e appoggiando la scatola sul prato. Anche le altre scatole vengono via via appoggiate tra due tombe.
Tutti e sette si guardano attorno. "Mica male in questa stagione!" esclama uno degli uomini "In questo è stata lungimirante"
Il cimitero è piccolo e racchiuso tra mura non troppo alte. In terra vi sono alcune tombe piene di fiori freschi, altre antiche e di sola terra e erba, riconoscibili solo da una croce di ferro arrugginita con incise parole e date ormai quasi cancellate, alcuni tumuli invece sono recentissimi, lì la terra è alta e non c'è ancora lapide, solo una foto incastrata in uno strano altarino di latta.
Sul muro di destra, il più alto, si allineano diverse file di tombini e ci sono molti fiori. Al centro della parete si apre una porta con un altro cancello socchiuso. Di fronte all'entrata principale c'è una piccola cappella.
Il muro di sinistra ha l'unica funzione di racchiudere il cimitero.
Tutti guardano quella parete. "Mi sembra il posto ideale" dice uno di loro.
"E' proprio di fronte, si"
Si appoggiano a quel muro e guardano un tombino nel muro di fronte, in alto. Quello col gatto nero vicino alla foto.
"Ha veramente pensato a tutto"
"Voleva anche essere in alto, per il panorama"
"In effetti da lassù non deve essere male"
"Ha organizzato tutto, nei minimi particolari, cazzo"
"Pensate come potevo sentirmi quando voleva consultare continuamente con me il depliant delle lapidi"
"Sei stata molto forte"
"Perchè, voi vi sareste rifiutati?"
"Beh, ragazzi, al lavoro, ci vorrà del tempo per fare tutto" dice uno degli uomini, come scrollandosi e muovendosi verso le scatole.
Due donne si dirigono verso l'altro cancello e tornano con una lunga scala di ferro. "I fiori?" dice una di loro.
"Li ho presi io" dice la terza donna. Appoggiano la scala di fianco al tombino e una di loro sale. Le altre due la guardano dal basso e tengono la scala.
Intanto i tre uomini e il bambino stanno aprendo le scatole.
"Il cacciavite?"
"E' nella cassetta degli attrezzi, ma ho preso l'avvitatore, è carico"
"Ci vuole anche una forbice o un taglierino"
"Ci dovrebbero essere"
C'è aria di alacre fermento. Il bambino è eccitato, ha tirato fuori tutti gli attrezzi e li ha sparsi su una tomba.
La madre gli dice di andare a lavare il vaso dei fiori e di cambiare l'acqua da un rubinetto fuori del cancello.
Lui corre veloce, vuole fare in fretta perchè preferisce aiutare i tre uomini.
Dall'alto della scala la donna dice "E' troppo grande il gatto sulla lapide, sembra una pantera."
"Si, anche secondo me, comunque la lapide va cambiata, non ha il bordo. Così è brutta, cercheremo anche un gatto più piccolo"
"Lei ne avrebbe fatto una tragedia"
"E come no, aveva già sconvolto il marmista al telefono"
"I fiori non ci stanno tutti" dice la donna "Ne metterei un po' a questo signore che li ha tutti secchi"
"Buon vicinato" dice l'altra, sorridendo e alzando le spalle.
Finito di sistemare i fiori e rimessa a posto la scala, anche le tre donne si avvicinano agli uomini che nel frattempo hanno aperto tutte le scatole e stanno cercando di capire da che parte cominciare il lavoro.
"Secondo me è meglio partire dall'alto e via via avvitare tutto il resto"
"Ok, dai, cominciamo"
"Beh? Non avete ancora cominciato?" dice ridendo una donna accendendosi una sigaretta.
"Chissà se si può mandare affanculo in un cimitero" le risponde quello più impegnato.
"Le viti?" chiede lei.
"Nel sacchetto"
"Se mi dite cosa posso fare, potrei rendermi utile"
"Magari le assi non sono tutte uguali, forse hanno un loro senso, meglio controllarle"
"E se arriva qualcuno e ci dice che non possiamo farlo?" chiede una delle donne che si aggira tra le tombe e ora li guarda da lontano.
"La smontiamo e ce la riportiamo via, ma non credo"
"E poi lei si arrabbierebbe"
"Di brutto"
"Le vecchiette che salgono 'sta scalinata, saranno contente di trovarla" dice qualcuno. "Secondo me non diranno proprio niente, anzi"
Finalmente cominciano ad avvitare la prima asse di legno ai laterali in ferro.
"Cazzo, sembrava più facile "
"Queste viti del kit sono una schifezza, si spaccano"
"Non ho pensato di prenderne delle buone, non c'ho pensato"
"Che facciamo?"
"La montiamo lo stesso, poi magari torniamo e cambiamo le viti"
"Dai, avanti"
Intanto il bambino si è infilato in un tombino vuoto in basso e trasporta via mattoni impilandoli in un punto del cimitero.
"Guarda, mamma!"
"Che stai facendo?"
"Una tomba"
"Beh, almeno un mestiere ce l'ha in mano" dice il padre.
Per il lavoro bastano solo tre persone, ma a volte è necessario l'apporto di altri che restano lì e cercano di rendersi utili in qualche modo.
"Ragazzi, avete pensato che potrebbero rubarla?" dice la donna di prima, ora seduta su una tomba.
"Hai mai sentito parlare del pensiero positivo?" le risponde l'uomo che sta avvitando con sforzo una vite ribelle.
"Beh, però ha ragione, potrebbero farla secca, qui non c'è quasi mai nessuno" dice un altro.
"Non vorrei essere nei panni di quello che se la frega" dice una donna guardando la lapide con il gatto.
Tutti ridono. "Cazzo, è vero. Deve essere terribile!" esclama un altro.
"Chi è terribile? Chi?" chiede il bambino.
"Nessuno. E' terribile se la rubano" risponde la madre.
"Allora perchè ridete?" insiste il bambino.
"Così, ci faceva ridere l'idea"
Il bambino torna ad impilare mattoni e il gruppo si scambia qualche occhiata.
"Avreste mai pensato che vi sareste trovati in una situazione come questa?" dice una donna e continua "Solo lei poteva farcelo fare"
"Vuoi dire che per me non lo fareste?" chiede uno degli uomini inginocchiato a terra.
"Ehi, cerca di non rompere troppo i coglioni quando sarà giunto il momento!" ride la moglie.
"Ragazzi!" chiama una donna che sta curiosando tra le tombe "O qua si chiamano tutti nello stesso modo, o muoiono solo quelli che si chiamano Naldi"
"Cazzo" esclama un uomo "Non si riesce più a far combaciare le assi con i buchi sui fianchi!"
"Proviamo a spingere con forza"
Si dividono ai due lati e spingono.
"Ragazzi, è un casino. C'è qualchecosa di sbagliato. Abbiamo sbagliato"
"Ma non c'erano delle istruzioni?" dice qualcuno.
Una donna va verso le scatole aperte e torna sventolando un foglietto.
"Oddio, dimmi che non abbiamo sbagliato tutto!"
"Leggi 'ste istruzioni, dai"
"Sono in inglese"
"Come in inglese?"
"Ragazzi, ve l'ho detto. Sono in inglese"
"Qualcuno sa l'inglese?"
"Dai a me" sospira una delle donne e comincia a scorrere il foglio con lo sguardo.
"Dice che dovevamo iniziare da metà"
"E noi invece abbiamo iniziato dall'alto"
"E' logico. Se ci pensate, è perfettamente logico" Dice l'uomo con l'avvitatore.
"Vai a cagare, se era così logico perchè non c'hai pensato?"
"Che facciamo?"
"Se smontiamo tutto, le viti si spaccano di sicuro" dice uno "E non ne abbiamo abbastanza"
"Proviamo a spingere ancora sui fianchi"
"Lei non sarebbe contenta di questa pessima organizzazione" dice una donna spingendo con gli altri.
"Dai! Forse ce la facciamo. Spingete ancora."
I due uomini con il cacciavite e l'avvitatore cominciano ad esultare "Si!, tenete così! Ragazzi, forza, ce la facciamo!"
Avvitano con foga altre assi e si spaccano altre viti. "Torneremo a cambiare le viti, comunque per ora è andata"
A lavoro finito tutti la guardano soddisfatti.
"Terrà il peso?"
"E' fatta apposta"
"Com'è inglese!"
"Dai, forza. Troviamole il posto giusto"
In due la trasportano verso il muro e gli altri li seguono.
"Qui mi sembra l'ideale"
"Si, è il punto più piano"
"E poi è proprio di fronte"
Si guardano soddisfatti e due di loro si siedono.
"Mi sembra tenga alla perfezione" dice il più grande e grosso.
"In effetti se tiene te!"
Si siede anche una donna.
"Non sarà troppo?" dice un'altra.
"No, sembra bella solida"
"Allora, Anna, eccoti la tua panchina" dice qualcuno guardando la lapide di fronte.
"Dai, ora tocca a noi. Secondo turno!"
I tre si alzano e si siedono gli altri.
"Ha veramente avuto una grande idea"
"Lei era grande"
"Ciao, Anna, ti piace?"
"Secondo me le piace"
"Anche secondo me"
"Avrà un po' da dire sulle viti"
"Ve l'ho detto, torniamo su a sostituirle. Non c'è problema"
"Bisognerà ogni tanto fare anche la manutenzione del legno, se no marcisce"
"Beh, una buona occasione per ritrovarci tutti qui"
"Era quello che voleva"
"Per il funerale aveva anche pensato al menu per gli amici"
"Pasta e fagioli con le cotiche"
"Ottima"
"Direi, l'ho cucinata io!"
"Abbiamo eseguito tutto alla lettera"
"Non è sempre stato facile"
"Durissimo"
"Siamo stati bene"
Per qualche minuto nessuno parla, alcuni guardano la lapide, altri osservano il cimitero. Il bambino volta loro le spalle ed è ancora impegnatissimo con la sua costruzione.
"Ma come ha fatto a trovare un posto in questo cimitero?" chiede l'uomo seduto sulla panchina.
"Aveva una lontana parente residente qui, e poi conosci Anna. Quando si mette in testa una cosa"
"Ne hai parlato al presente"
"Me ne sono accorta, mi succede spesso" dice la donna che si alza dalla panchina e accende una sigaretta.
"Tutti quei mesi sempre chiusa in casa"
"E' stato tremendo"
"Tutta la sua vita lo è stata"
"Non voleva mai mostrare la paura e la sofferenza"
"Ci ha accompagnato verso la sua morte con leggerezza"
Ancora un silenzio, e poi il bambino arriva correndo. Si è accorto della panchina finita e vuole sedersi anche lui. Dondola le gambe contento.
"Ho fame" dice.
"Adesso andiamo a mangiare. Dai! Rimetti a posto tutti quei mattoni."
"Anch'io ho una certa fame" esclama l'uomo alzandosi dalla panchina.
"Eh! Tutta quest'aria fina!" dice una donna "Ha mosso l'appetito anche a me"
Il gruppo è di nuovo attivo, raccolgono le scatole vuote, i cellophane, rimettono gli attrezzi nella cassetta. Continuano a guardare la panchina.
"Sembra ci sia sempre stata"
"E' vero"
Un ultimo sguardo alla lapide con il gatto e il gruppo, carico di scatole e plastiche, esce lentamente dal cancello.
L'ultima chiude il cancello che, questa volta, non cigola.