NEO - DEM Il nostro Franceschini di lotta e di governo
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Di Pierluigi Mantini
I dati Istat confermano impietosamente la gravità della crisi in Italia che sta entrando nell'occhio del ciclone. L'andamento negativo delle borse ci dice invece ciò che non avremmo voluto sentire e cioè dello scetticismo diffuso verso il piano economico di Barack Obama. Che si tratti dei colpi di coda delle lobbies o del punto di vista dei liberali preoccupati dalle gigantesche proporzioni dell'intervento pubblico nell'economia, poco importa a questo punto.
Dopo gli anni spensierati della risk society e della «fiducia nella fiducia», preoccupano le resistenze dei mercati nei confronti della politica che propone regole e denaro pubblico.
Forse ancora molti sottovalutano i cambiamenti necessari e sarebbe stata utile una più ampia diffusione delle tesi che il premio Nobel Muhammad Yunus è tornato ad esporre in Italia. La rete di micro-credito per l'economia reale e il sostegno alle famiglie è per ora promossa dalle organizzazioni cattoliche ma sarebbe doverosa una ben più ampia partecipazione delle Fondazioni e del governo, dopo il sostanziale fallimento della social card.
In questo clima di reale preoccupazione fa bene il neosegretario del Pd Franceschini a porre in modo netto il tema dell'assegno di disoccupazione.
Vari commentatori hanno sottolineato l'abilità di Dario Franceschini nel dettare l'agenda al governo, ricompattando il popolo del centrosinistra.
Le poche e decise mosse degli ultimi giorni (socialisti e democratici in Europa, riaffermazione del principio di laicità in politica, misure per chi perde il lavoro, oltre che costituzione e antiberlusconismo) hanno consentito a Franceschini ciò che non era riuscito a Walter Veltroni, compensando con la biografia ex Dc la svolta a sinistra.
Avendo ereditato una squadra in difficoltà, Franceschini ha avuto già in pochi giorni il merito di aver rilanciato lo spirito di squadra intorno all'italico motto «primo non prenderle», rafforzando la difesa dell'elettorato democratico dalle erosioni dell'astensionismo di Antonio Di Pietro e dal possibile ritorno della sinistra radicale. Un Franceschini di lotta, che rianima e inizia a piacere nel campo del centrosinistra. Naturalmente restano i nodi del governo e di politiche difficili per il Paese per le quali è indispensabile la capacità di confronto con la maggioranza. È difficile che questa ultima condizione si realizzi perché siamo ormai già in clima preelettorale. Ma i nodi restano. È davvero sufficiente l'aumento della lotta all'evasione, accompagnata magari dalla proposta della Cgil di un aumento delle tasse per i ricchi, a finanziare l'assegno di disoccupazione anche per i parasubordinati e le pmi? La sfida riformista delle pensioni, di un nuovo patto generazionale per finanziare la giustizia sociale e i consumi con qualche anno di lavoro in più da parte di chi il lavoro ce l'ha ed ora ha più anni di vita innanzi a sé, dovrebbe essere il terreno su cui il Partito Democratico può incalzare il governo, che si mostra neghittoso sul punto, preferendo misure anticrisi più virtuali che reali. Ma Franceschini avrà la forza di imporre questa sfida alla sinistra interna, dialogando con Pier Ferdinando Casini ed Emma Marcegaglia?
E sul federalismo fiscale, che resta un'enorme cambiale in bianco alla Lega assai pericolosa per i conti pubblici e la stessa coesione nazionale, avrà il coraggio di sottrarre la propria firma, sfidando le pulsioni nordiste e il federalisti duri interni al Pd? E saprà frenare o almeno temperare i soprassalti laicisti che chiedono subito una cattiva legge sul testamento biologico, magari per organizzare un referendum abrogativo dai sicuri esiti divisivi e politicamente dannosi?
Ed ancora saprà cercare un punto di mediazione per correggere le «ronde», e trasformarle in associazioni volontarie di «solidarietà e sicurezza», modello City Angels e altri, e non opporsi solo con i «no» ad una più equilibrata disciplina degli scioperi nei trasporti?
Non si può pretendere tutto e subito da Dario Franceschini e molto dipende anche dalle politiche, incerte, della maggioranza. Ma che si pensi a lui per grandi imprese, non solo di lotta ma anche di governo, è certo un punto in suo favore.
Fonte: ITALIA OGGI del 5/3/2009
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Quanto è ancora credibile una politica d'opposizione con un Partito Democratico, che non governa più nell'ombra ma nel buio pesto ?
E' sufficiente sfogliare l'agenda dei "ddl" e delle proposte legislative presentate alla Camera in materia economica e di lavoro.
Intanto Franceschini ritiene di poter fronteggiare la crisi economica proponendo come ammortizzatore sociale un assegno di disoccupazione esteso a tutti i lavoratori senza impiego. Fischiato senza mezzi termini già da mezzo partito interno.
Buon lavoro !