L'Archivio di Metaforum

Forum di politica, cultura, società - 2009


  Metaforum.it > Forum Cultura > L'insostenibile leggerezza dell'essere

 
Vecchio 18-12-2008, 16.36.56
Peccato Capitale
 
Le parole che non ti ho mai detto, le cose che non ho mai fatto

Sinceramente è una curiosità un pochino più ampia, rispetto al titolo del thread...

1) Può capitare di sentire visceralmente un concetto o una emozione fortissima, ma non riuscire ad esternarla?
2) Può capitare di non riuscire a fare, nonostante pressioni forti, una azione.? Non sorvolare su cose che ci appartengono talmente, da non relegarle per opportunismo o quantaltro?
3) Può capitare di ''odiare'' una parola o un termine?
4) Può capitare di non usare determinate parole per paura o/e discrezione?
 
Vecchio 18-12-2008, 16.47.58
satya
 
Bellissimo 3d, Peccatuccio.

Mi riprometto di tornarci.

Un bacio, intanto
 
Vecchio 18-12-2008, 22.59.38
foglie di acqua
 
Citazione:
Originalmente inviato da Peccato Capitale
Sinceramente è una curiosità un pochino più ampia, rispetto al titolo del thread...

1) Può capitare di sentire visceralmente un concetto o una emozione fortissima, ma non riuscire ad esternarla?

Sì. E’ capitato spesso.



2) Può capitare di non riuscire a fare, nonostante pressioni forti, una azione.? Non sorvolare su cose che ci appartengono talmente, da non relegarle per opportunismo o quantaltro?

In genere non sono portata a delegare. Quindi compio, nolente o dolente, le azioni.


3) Può capitare di ''odiare'' una parola o un termine?

Odiare direi di no, posso avere delle preferenze.



4) Può capitare di non usare determinate parole per paura o/e discrezione?

Non credo che ci siano parole che non uso per paura o/e discrezione, semplicemente uso parole che mi piacciono di più; per fortuna la lingua italiana è ricca di sinonimi.
 
Vecchio 22-12-2008, 12.00.55
clessidra
 
Citazione:
Originalmente inviato da Peccato Capitale
Sinceramente è una curiosità un pochino più ampia, rispetto al titolo del thread...

1) Può capitare di sentire visceralmente un concetto o una emozione fortissima, ma non riuscire ad esternarla?
2) Può capitare di non riuscire a fare, nonostante pressioni forti, una azione.? Non sorvolare su cose che ci appartengono talmente, da non relegarle per opportunismo o quantaltro?
3) Può capitare di ''odiare'' una parola o un termine?
4) Può capitare di non usare determinate parole per paura o/e discrezione?
Più di un mese fa una collega ha vissuto un lutto gravissimo. Da vent'anni, da quando abbiamo cominciato a lavorare insieme, fra noi si è solidificata una relazione fatta di palesi e fortissimi conflitti e alla stesso tempo di una tacita e timorosa stima. Entrambe abbiamo sempre cercato di fare a meno di qualunque retorica e di ipocrite formalità che avrebbero potuto concederci delle tregue. Alle parole false abbiamo sempre preferito il silenzio. E nemmeno oggi, di fronte al suo dolore devastante, io riesco a rompere questo "patto". Dal momento che ha ricevuto la notizia di quella indicibile perdita non l'ho più vista né sentita.
Le ho mandato un telegramma di due sole parole, niente di più.
La so murata nella sua disperazione e qualunque cosa mi figuro di dirle mi appare vuota, inutile, addirittura offensiva. Ma il pensiero che una mia chiamata forse la distrarrebbe, la scuoterebbe per un attimo dal suo buio, è un pensiero continuo. Spero di riuscire a chiamarla presto.
 
Vecchio 22-12-2008, 12.37.09
Cilia
 
Citazione:
Originalmente inviato da clessidra
Ma il pensiero che una mia chiamata forse la distrarrebbe, la scuoterebbe per un attimo dal suo buio, è un pensiero continuo. Spero di riuscire a chiamarla presto.


Conosco bene questo tipo di sentimento che hai descritto.

In circostanze simili anche una sola parola può essere di di troppo, e portare con sé l'aroma greve del vaniloquio.
 
Vecchio 22-12-2008, 15.22.48
satya
 
Non sono mai stata capace di dire "ti amo".
Non l'ho mai detto, se non farfugliando qualcosa in modo confuso: "ti voglio bene", "per me sei importante", cose così.
Ho l'assurda pretesa che si capisca da quello che faccio, che si veda dall'intensità con cui provo a guardarti nell'anima. Che sia talmente un sentire condiviso da non necessitare nemmeno di essere esplicitato.
O comunicazione totale e oltre ogni supporto comunicativo, o nulla.
 
Vecchio 22-12-2008, 15.44.17
satya
 
Sul fronte del FARE, invece:

Non sono mai stata capace di buttarmi con un paracadute, né di volare in aereo con serenità.
Non sono mai stata capace di andare a cavallo o trattare con animali più grandi di un coniglio (a parte quelli umani, e anche in questo caso con qualche carenza).
Non sono mai stata capace di guidare veicoli ad alta velocità: ho paura.

Non ho mai ucciso, se non un gattino già moribondo, per farlo soffrire di meno, ma non essendomi mai trovata nella situazione di farlo, non posso ancora dire se ne sono capace o meno.

 
Vecchio 22-12-2008, 15.59.51
Jacaranda
 
Satya, a parte le ultime righe sulle uccisioni d'animali (non mi sono trovata nella situazione di dover togliere la vita ad un essere vivente, che non sia stato un insetto molesto o roditori e serpenti) specchiandomi d'impatto nella tua scrittura, mi ritrovo collocata esattamente agli antipodi.

Rifletterò sulle parole o sulle azioni, sulle circostanze, in cui non ho saputo o voluto esprimermi.
 
Vecchio 22-12-2008, 16.06.29
satya
 
Citazione:
Originalmente inviato da Jacaranda
Satya, a parte le ultime righe sulle uccisioni d'animali (non mi sono trovata nella situazione di dover togliere la vita ad un essere vivente, che non sia stato un insetto molesto o roditori e serpenti) specchiandomi d'impatto nella tua scrittura, mi ritrovo collocata esattamente agli antipodi.

Rifletterò sulle parole o sulle azioni, sulle circostanze, in cui non ho saputo o voluto dire.

Agli antipodi? Dunque ti piace volare e andare veloce e interfacciarti con animali di grandi dimensioni?


Quanto alle "uccisioni", Jacaranda, non mi riferivo unicamente all'uccisione di animali. Uccidere un animale, come dicevo, l'ho fatto, quindi ne sono capace. Uccidere un essere umano, ancora non lo so, perché non mi sono mai trovata nella situazione di dover scegliere se farlo o non farlo. Perciò dico che non lo so.
 
Vecchio 22-12-2008, 16.07.04
arjuna
 
Citazione:
Originalmente inviato da satya
Non sono mai stata capace di dire "ti amo".
Non l'ho mai detto, se non farfugliando qualcosa in modo confuso: "ti voglio bene", "per me sei importante", cose così.
Ho l'assurda pretesa che si capisca da quello che faccio, che si veda dall'intensità con cui provo a guardarti nell'anima. Che sia talmente un sentire condiviso da non necessitare nemmeno di essere esplicitato.
O comunicazione totale e oltre ogni supporto comunicativo, o nulla.
da ometto, questo è quanto avrei scritto io...
però me lo sentivo una "esclusiva genetica" maschile....

(però anche stavolta non l'ho detto... )

 
Vecchio 22-12-2008, 16.28.47
Jacaranda
 
Citazione:
Originalmente inviato da satya
Agli antipodi? Dunque ti piace volare e andare veloce e interfacciarti con animali di grandi dimensioni?


Quanto alle "uccisioni", Jacaranda, non mi riferivo unicamente all'uccisione di animali. Uccidere un animale, come dicevo, l'ho fatto, quindi ne sono capace. Uccidere un essere umano, ancora non lo so, perché non mi sono mai trovata nella situazione di dover scegliere se farlo o non farlo. Perciò dico che non lo so.


Si, amo l'alta velocità e soprattutto volare. Ho provato il paracadutismo ascensionale e spesso mi è capitato di uscire in volo con amici su un Piper Cherokee. Desideravo poter prendere un brevetto di pilota ma la maternità mi ha fatto desistere.

Riguardo l'impatto con animali di grandi dimensioni, posso testimoniare che i pachidermi si spaventano alla mia vista...
 
Vecchio 22-12-2008, 16.46.05
clessidra
 
Citazione:
Originalmente inviato da Cilia


Conosco bene questo tipo di sentimento che hai descritto.

In circostanze simili anche una sola parola può essere di di troppo, e portare con sé l'aroma greve del vaniloquio.
Eppure, Cilia, sospetto che fra il vaniloquio nauseante e il silenzio facilmente scambiabile per indifferenza, si nasconda una manciata di parole necessarie e sentite, parole capaci di esprimere il desiderio di vicinanza. E forse la difficoltà non sta nello scovarle quelle poche parole, ma piuttosto nel trovare il coraggio di pronunciarle vincendo l'orgoglio di doverle riprenderle intatte.
 
Vecchio 22-12-2008, 17.07.32
Cilia
 
Citazione:
Originalmente inviato da clessidra
Eppure, Cilia, sospetto che fra il vaniloquio nauseante e il silenzio facilmente scambiabile per indifferenza, si nasconda una manciata di parole necessarie e sentite, parole capaci di esprimere il desiderio di vicinanza. E forse la difficoltà non sta nello scovarle quelle poche parole, ma piuttosto nel trovare il coraggio di pronunciarle vincendo l'orgoglio di doverle riprenderle intatte.

Non mi riferivo ad un vaniloquio nauseante, ma greve. E' un po' diverso. Una persona sofferente ha una percezione dilatata e la "grevità" può apparirle, nostro malgrado, molto prima di quanto noi crediamo. Le parole taumaturgiche, le sole che possono lenire il dolore, secondo me verranno da sé quando sarà il momento.


Mi viene in mente una poesia di Bukoswki. Nonostante prenda in considerazione la parola relativamente agli scrittori per mestiere, in alcuni punti mette in versi quanto intendo dire.



E così vorresti fare lo scrittore? (Guanda 2007)

"Se non ti esplode dentro a dispetto di tutto,
non farlo.
a meno che non ti venga dritto dal cuore e dalla mente e dalla bocca e dalle viscere,
non farlo.
se devi startene seduto per ore a fissare lo schermo del computer o curvo sulla macchina da scrivere alla ricerca delle parole,
non farlo.
se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo.
se lo fai perché vuoi delle donne nel letto,
non farlo.
se devi startene lì a scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.
se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos'altro.
se prima devi leggerlo a tua moglie o alla tua ragazza o al tuo ragazzo o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.
non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e pretenzioso, non farti consumare dall'autocompiacimento.
le biblioteche del mondo hanno sbadigliato fino ad addormentarsi per tipi come te.
non aggiungerti a loro.
non farlo.
a meno che non ti esca dall'anima come un razzo,
a meno che lo star fermo non ti porti alla follia o al suicidio o all'omicidio,
non farlo.
a meno che il sole dentro di te stia bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sé e continuerà
finché tu morirai o morirà in te.
non c'è altro modo.
e non c'è mai stato."
 
Vecchio 22-12-2008, 19.31.01
Jacaranda
 
Citazione:
Originalmente inviato da satya
Non sono mai stata capace di dire "ti amo".
Non l'ho mai detto, se non farfugliando qualcosa in modo confuso: "ti voglio bene", "per me sei importante", cose così.
Ho l'assurda pretesa che si capisca da quello che faccio, che si veda dall'intensità con cui provo a guardarti nell'anima. Che sia talmente un sentire condiviso da non necessitare nemmeno di essere esplicitato.
O comunicazione totale e oltre ogni supporto comunicativo, o nulla.


Mi sono accorta ora che nella tua replica a me mancava questo brano-specchio. Anche qui sono agli antipodi con te. E' difficile che farfugli in modo confuso.

E, inoltre, riguardo alle assurde - perchè tali sono - pretese sto imparando ad accettare che la comunicazione totale e la condivisione simpatetica siano attimi impalpabili, come un battito d'ali di falena.

Non so se devo considerarla una resa.
 
Vecchio 22-12-2008, 22.11.25
clessidra
 
Citazione:
Originalmente inviato da Cilia
Non mi riferivo ad un vaniloquio nauseante, ma greve. E' un po' diverso. Una persona sofferente ha una percezione dilatata e la "grevità" può apparirle, nostro malgrado, molto prima di quanto noi crediamo. Le parole taumaturgiche, le sole che possono lenire il dolore, secondo me verranno da sé quando sarà il momento.


Mi viene in mente una poesia di Bukoswki. Nonostante prenda in considerazione la parola relativamente agli scrittori per mestiere, in alcuni punti mette in versi quanto intendo dire.

Credo non ci sia alcun che di meglio del linguaggio forte e conclusivo della poesia per spiegare, capire e, talvolta, tollerare le "complicazioni" del vivere.

Grazie Cilia, grazie davvero
 
Vecchio 22-12-2008, 22.31.30
Cilia
 
Citazione:
Originalmente inviato da clessidra
Credo non ci sia alcun che di meglio del linguaggio forte e conclusivo della poesia per spiegare, capire e, talvolta, tollerare le "complicazioni" del vivere.

Grazie Cilia, grazie davvero


Su questi argomenti ( la parola intesa come pensiero che si fa suono e il dolore) potrei continuare per giorni.

Non c'ho più il libro ma spero di poterti riportare quasi esattamente quanto diceva Gadamer sul suono: il suono è come lo straripare della qualità sensibile in quanto tale, l'incapacità della forma di trattenere il suo contenuto.

Non è mica peggio di Bukowski, eh?
 
Vecchio 22-12-2008, 22.50.53
clessidra
 
Forse, ma la capisco meno Nonostante la mia formazione filosofica (o forse proprio per quella) ai dottoroni preferisco i narratori e i poeti, meglio se un po' maledetti

Comunque, ti prometto, di rileggere quel pensiero fino a sbriciolarlo, almeno che non sia lui a sbriciolare prima me
 
Vecchio 22-12-2008, 23.49.30
Alessandra
 
Citazione:
Originalmente inviato da clessidra
Forse, ma la capisco meno Nonostante la mia formazione filosofica (o forse proprio per quella) ai dottoroni preferisco i narratori e i poeti, meglio se un po' maledetti

Comunque, ti prometto, di rileggere quel pensiero fino a sbriciolarlo, almeno che non sia lui a sbriciolare prima me
Io non ho formazione alcuna, e anch'io sarei nella tua stessa paralisi in quella situazione, ma dalla mia posizione privilegiata (senza preparazione e soprattutto fuori dalla vicenda) so che le parole possono anche non sostenere mai un contesto del genere, ma intuisco che il gesto potrebbe forse avere la sua importanza fondante, anche solo come evento inaspettato, comunque caldo, per cominciare a farne scorrere poi di quelle taumaturgiche, perlomeno non invadenti, con calma, in un altro momento. Anche se non è detto che accada. Ma è importante?
Non so, sono molto combattuta.
C'è da dire che molte delle parole che non ho mai detto, io purtroppo non le conosco nemmeno.
Quindi prendi il mio intervento per quello che è.
Anche a me piace Bukowski, ma forse lui ha dimenticato di scrivere: Se ti urla dal petto e stai fermo per paura o per orgoglio, fallo.
Non che l'autore desse però consigli sempre e comunque salutari
Piacere di ritrovarti clessidra

Ultima modifica di Alessandra : 23-12-2008 alle ore 00.31.11.
 
Vecchio 23-12-2008, 00.33.49
Sara
 
Citazione:
Originalmente inviato da Alessandra
Se ti urla dal petto e stai fermo per paura o per orgoglio, fallo.
giustissimo.



Pablo Neruda

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che
fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia
aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o
della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non
risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere
vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto
di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicita'.
 
Vecchio 23-12-2008, 09.14.09
Hava Leh
 
Può capitare di sentire visceralmente un concetto o una emozione fortissima, ma non riuscire ad esternarla?
[QUOTE]



Le parole non mi bastano mai e molto spesso non riesco ad esprimere le mie sensazioni.
Non tutti riusciamo ad esternare i sentimenti con le parole ed i motivi potrebbero essere tanti.
Secondo me l'uso delle parole e' una capacita' intellettuale , uno dei campi del nostro quoziente I.Q. Ma e' pure influenzato dallo stato d'animo in cui ci troviamo.
 
Vecchio 23-12-2008, 09.23.03
Hava Leh
 
Citazione:
Originalmente inviato da clessidra
Eppure, Cilia, sospetto che fra il vaniloquio nauseante e il silenzio facilmente scambiabile per indifferenza, si nasconda una manciata di parole necessarie e sentite, parole capaci di esprimere il desiderio di vicinanza. E forse la difficoltà non sta nello scovarle quelle poche parole, ma piuttosto nel trovare il coraggio di pronunciarle vincendo l'orgoglio di doverle riprenderle intatte.


Clessidra, non credo che nel caso da te descritto piu' sopra ci sia bisogno di parole, ma della tua presenza penso di si.
 
Vecchio 23-12-2008, 09.57.37
Cilia
 
Citazione:
Originalmente inviato da clessidra
Forse, ma la capisco meno Nonostante la mia formazione filosofica (o forse proprio per quella) ai dottoroni preferisco i narratori e i poeti, meglio se un po' maledetti

Comunque, ti prometto, di rileggere quel pensiero fino a sbriciolarlo, almeno che non sia lui a sbriciolare prima me
Sarà perché io non ho una formazione filosofica (e me ne dispiaccio assai), che ti ho scritto il brano di Gadamer senza sottintese (e neppure manifeste) intenzioni di dar prova di una mia qualche prossimità con i dottoroni. Io queste robe le ricordo perché entrano in me e hanno lo stesso valore di una melodia da canticchiare mentre mi accingo a pulire casa.

Per questo motivo, Clessidra, in questo caso, sforzasi di sbriciolare quel pensiero equivale a sottoporsi al sacrificio di ascoltare una canzone che non ci piace
 
Vecchio 23-12-2008, 10.43.50
clessidra
 
Citazione:
Originalmente inviato da Alessandra
Io non ho formazione alcuna, e anch'io sarei nella tua stessa paralisi in quella situazione, ma dalla mia posizione privilegiata (senza preparazione e soprattutto fuori dalla vicenda) so che le parole possono anche non sostenere mai un contesto del genere, ma intuisco che il gesto potrebbe forse avere la sua importanza fondante, anche solo come evento inaspettato, comunque caldo, per cominciare a farne scorrere poi di quelle taumaturgiche, perlomeno non invadenti, con calma, in un altro momento. Anche se non è detto che accada. Ma è importante?
Non so, sono molto combattuta.
C'è da dire che molte delle parole che non ho mai detto, io purtroppo non le conosco nemmeno.
Quindi prendi il mio intervento per quello che è.
Anche a me piace Bukowski, ma forse lui ha dimenticato di scrivere: Se ti urla dal petto e stai fermo per paura o per orgoglio, fallo.
Non che l'autore desse però consigli sempre e comunque salutari
Piacere di ritrovarti clessidra
Anch'io sono contenta di ritrovarti, Alessandra, molto contenta.
Ho apprezzato il tono dubitativo del tuo post e soprattutto l'aggiunta alla poesia di Bukowski, forse perché quel verso apocrifo va dritto dritto a toccarmi il nervo scoperto.
Certo che la poesia di Neruda postata da Sara dà una buona spallata alle ingombranti muraglie interne che, chi più chi meno, noi umani troppo inciviliti, tendiamo ad innalzare.

Per te, per Cilia, per Sara e per Hava che ho da poco letto e ringrazio, posto una poesia di Saramago. Ci leggo, o meglio, mi è utile leggerci una decisa accettazione della indicibilità

Non diremo parole smorte

Non diremo parole smorte, suoni
intrisi di saliva masticata
nel viluppo dei denti e della lingua.
Colate tra le labbra, le parole
son l'ombre confuse, agitate,
del vertical silenzio che si espande

"E", come ci ricordi tu ogni volta Alessandra, "questa sarà davvero l'ultima"
 
Vecchio 23-12-2008, 11.08.54
clessidra
 
Citazione:
Originalmente inviato da Cilia
Sarà perché io non ho una formazione filosofica (e me ne dispiaccio assai), che ti ho scritto il brano di Gadamer senza sottintese (e neppure manifeste) intenzioni di dar prova di una mia qualche prossimità con i dottoroni. Io queste robe le ricordo perché entrano in me e hanno lo stesso valore di una melodia da canticchiare mentre mi accingo a pulire casa.

Per questo motivo, Clessidra, in questo caso, sforzasi di sbriciolare quel pensiero equivale a sottoporsi al sacrificio di ascoltare una canzone che non ci piace
Eh si, mi è venuta proprio male quella risposta, puzza d'insopportabile saccenteria. Mi dispiace e me ne vergogno non poco

Ora attacco l'aspirapolvere, metto Cremonini a palla e medito su qualche pagina di Geronimo Stilton così scendo dal piedistallo e torno nei miei cenci.
buona giornata Cilia
 
Vecchio 23-12-2008, 13.49.33
Peccato Capitale
 
-Dire ''Ti amo'' mi viene facilissimo.
E' un termine che non vedo supportato da un reale sentimento, o meglio da un sentimento che credo non esista o non esista per me.
Non credo nessuno melò abbia mai detto. Sicuramente l'affermazione avrebbe creato disagio e imbarazzo da parte mia.
-Non riesco a dire ''Ti odio''.
E' un termine che ha una valenza pesante, un significato che và oltre le parole. Se arrivo a ''odiare'' una persona il mio comportamento non può fermarsi alle stesse, ma deve passare all'azione.
-Non riesco a confidarmi e ometto il più possibile, se posso.

*Sinceramente, nonostante io sia pigrissima, ho fatto diverse cose.
Non amo sperimentare, quindi mi precludo numerose esperienze senza nessun rimpianto.
*Riesco a consolare,a far del bene, ma non ad aiutare se non in incognito.
*Il male ha invece un mandante preciso e mi piace che si sappia.
 
Vecchio 23-12-2008, 14.00.09
Cilia
 
Citazione:
Originalmente inviato da Peccato Capitale
*Il male ha invece un mandante preciso e mi piace che si sappia.
Mi spieghi meglio questo punto?
 
Vecchio 23-12-2008, 14.06.46
Peccato Capitale
 
*__*

Citazione:
Originalmente inviato da Cilia
Mi spieghi meglio questo punto?
Intendevo dire..se a una persona capita qualcosa, penso sia meglio non nè dia colpa al destino, al fato o a Dio, specie se è successo per un mio intervento.
Naturalmente non parlo di nulla che sia particolarmente cruento.
 
Vecchio 23-12-2008, 14.36.10
Cilia
 
Citazione:
Originalmente inviato da clessidra
Eh si, mi è venuta proprio male quella risposta, puzza d'insopportabile saccenteria. Mi dispiace e me ne vergogno non poco
Boh, a me non sembrava così.

Sarà perché anche dalla scrittura trapelano le parole che non si dicono ancor più di quelle che si dicono? Non so.

Sta di fatto che, per quanto riguarda me, non devi vergognarti né scusarti di alcunché.
Mi andava solo di precisare bene l'intenzione che mi aveva a mossa a riferirti quella frase.

il suono è come lo straripare della qualità sensibile in quanto tale, l'incapacità della forma di trattenere il suo contenuto.

Secondo me, applicandola alla circostanza da te riportata, la qualità sensibile che dovrebbe straripare, e che potrebbe essere l'impulso più sincero per avvicinarti al dolore della tua amica ( il quale ti porterebbe ad avvicinarti a lei nonostante tu non riesca a trovare le parole adatte a farlo) è l'impotenza.
In questo caso specifico per rompere il ghiaccio bisogna dar voce all'impotenza, non alla capacità.

Insomma, il suono può solo manifestare l'incapacità di non poter più contenere l'incapacità stessa di trovarlo. Anziché soccorrere si va a chiedere scusa per il fatto di non riuscire a farlo.
La sincerità è un sentimento alto che può lenire ancor più della parola appropriata.
 
Vecchio 23-12-2008, 14.40.04
Cilia
 
Citazione:
Originalmente inviato da Peccato Capitale
Intendevo dire..se a una persona capita qualcosa, penso sia meglio non nè dia colpa al destino, al fato o a Dio, specie se è successo per un mio intervento.
Naturalmente non parlo di nulla che sia particolarmente cruento.
Certo che sì, Peccato ( a proposito, buone feste )

Secondo me bisogna "essere cattivi" alla luce del sole. E amare nell'ombra.
 
Vecchio 23-12-2008, 15.22.58
Jacaranda
 
Citazione:
Originalmente inviato da clessidra
Più di un mese fa una collega ha vissuto un lutto gravissimo. Da vent'anni, da quando abbiamo cominciato a lavorare insieme, fra noi si è solidificata una relazione fatta di palesi e fortissimi conflitti e alla stesso tempo di una tacita e timorosa stima. Entrambe abbiamo sempre cercato di fare a meno di qualunque retorica e di ipocrite formalità che avrebbero potuto concederci delle tregue. Alle parole false abbiamo sempre preferito il silenzio. E nemmeno oggi, di fronte al suo dolore devastante, io riesco a rompere questo "patto". Dal momento che ha ricevuto la notizia di quella indicibile perdita non l'ho più vista né sentita.
Le ho mandato un telegramma di due sole parole, niente di più.
La so murata nella sua disperazione e qualunque cosa mi figuro di dirle mi appare vuota, inutile, addirittura offensiva. Ma il pensiero che una mia chiamata forse la distrarrebbe, la scuoterebbe per un attimo dal suo buio, è un pensiero continuo. Spero di riuscire a chiamarla presto.


Sono da anni votata ad un sottile pragmatismo sentimentale, perchè ho visto belle emozioni in fiore inebriarsi troppo spesso dell'odore algido dell'ignavia, bisognosa di un alibi.

Comprenderai, allora, la laconicità di un messaggio molto poco aulico ma tratto dalla sapienza popolare: "mentre il dottore studia, il malato muore."

Ultima modifica di Jacaranda : 23-12-2008 alle ore 16.58.51.
 
Vecchio 23-12-2008, 20.12.32
Sara
 
Citazione:
Originalmente inviato da clessidra
Più di un mese fa una collega ha vissuto un lutto gravissimo. Da vent'anni, da quando abbiamo cominciato a lavorare insieme, fra noi si è solidificata una relazione fatta di palesi e fortissimi conflitti e alla stesso tempo di una tacita e timorosa stima. Entrambe abbiamo sempre cercato di fare a meno di qualunque retorica e di ipocrite formalità che avrebbero potuto concederci delle tregue. Alle parole false abbiamo sempre preferito il silenzio. E nemmeno oggi, di fronte al suo dolore devastante, io riesco a rompere questo "patto". Dal momento che ha ricevuto la notizia di quella indicibile perdita non l'ho più vista né sentita.
Le ho mandato un telegramma di due sole parole, niente di più.
La so murata nella sua disperazione e qualunque cosa mi figuro di dirle mi appare vuota, inutile, addirittura offensiva. Ma il pensiero che una mia chiamata forse la distrarrebbe, la scuoterebbe per un attimo dal suo buio, è un pensiero continuo. Spero di riuscire a chiamarla presto.
Io mi sono trovata in situazioni simili o quasi, momenti quando la mia mente e il mio cuore erano in disaccordo con le mie azioni. Quando sono stata zitta quando invece avrei voluto dire qualcosa, e al contrario, quando ho parlato ( o scritto) di troppo quando invece era meglio tacere....
Non si puó tornare indietro, si puó solo migliorare per il futuro. Migliorare forse non esattamente, ma si agire in modo diverso per poter essere in pace con la propria coscienza.
Bisogna sempre chiedersi " cosa ho da perdere?"...male che vada le nostre parole verranno malinterpretate....Ma molto piú probabilmente, specialmente se dette col cuore, verrano prese come una boccata di aria fresca. Ed é meglio correre il rischio di non essere capita che perdere un'occasione per dire qualcosa di buono. Bisogna fare in modo di non avere mai rimpianti.

A volte ho la sensazione di voler dire qualcosa ma non riesco a trovare le parole....e siccome parlo tante lingue insieme e allo stesso tempo capita che dico quello che sento con la parola adatta che esiste solo in una lingua che l'altro non conosce....E ne esce fuori un bel pasticcio, ma devo dire che sempre che ho parlato col cuore in mano, sono stata compresa, credo che la sinceritá viene sempre fuori. La tua collega non potrá fare a meno di sentirti sincera, non importa le parole che sceglierai.

Ti é piaciuta la poesia di Neruda? A me piace tantissimo, questo si, peró, quanto coraggio bisogna avere, in questa vita.....
 
Vecchio 23-12-2008, 20.23.37
Sara
 
[QUOTE=Peccato Capitale;148051]-*Riesco a consolare,a far del bene, ma non ad aiutare se non in incognito.
QUOTE]

"Non sappia la tua sinistra ció che fa la tua destra"....
 
Vecchio 23-12-2008, 20.35.24
clessidra
 
Ho letto tante volte tutte le risposte, fino alle ultime di Cilia e di Jacaranda. E' stata una discussione intensa e importante, per me. Vi ringrazio tutte di cuore.
Ora sento di dovermi fermare con le parole per cercare di avvertire sulla pelle, una per una, le spinte che vedo o immagino (fa lo stesso) nei vostri messaggi.
 
Vecchio 23-12-2008, 21.00.55
clessidra
 
Citazione:
Originalmente inviato da Sara
Io mi sono trovata in situazioni simili o quasi, momenti quando la mia mente e il mio cuore erano in disaccordo con le mie azioni. Quando sono stata zitta quando invece avrei voluto dire qualcosa, e al contrario, quando ho parlato ( o scritto) di troppo quando invece era meglio tacere....
Non si puó tornare indietro, si puó solo migliorare per il futuro. Migliorare forse non esattamente, ma si agire in modo diverso per poter essere in pace con la propria coscienza.
Bisogna sempre chiedersi " cosa ho da perdere?"...male che vada le nostre parole verranno malinterpretate....Ma molto piú probabilmente, specialmente se dette col cuore, verrano prese come una boccata di aria fresca. Ed é meglio correre il rischio di non essere capita che perdere un'occasione per dire qualcosa di buono. Bisogna fare in modo di non avere mai rimpianti.

A volte ho la sensazione di voler dire qualcosa ma non riesco a trovare le parole....e siccome parlo tante lingue insieme e allo stesso tempo capita che dico quello che sento con la parola adatta che esiste solo in una lingua che l'altro non conosce....E ne esce fuori un bel pasticcio, ma devo dire che sempre che ho parlato col cuore in mano, sono stata compresa, credo che la sinceritá viene sempre fuori. La tua collega non potrá fare a meno di sentirti sincera, non importa le parole che sceglierai.

Ti é piaciuta la poesia di Neruda? A me piace tantissimo, questo si, peró, quanto coraggio bisogna avere, in questa vita.....
Mi è piaciuta molto, Sara e anche il racconto e i pensieri del tuo ultimo messaggio A presto
 
Vecchio 23-12-2008, 23.23.59
Juliet
 
Citazione:
Originalmente inviato da Peccato Capitale
Sinceramente è una curiosità un pochino più ampia, rispetto al titolo del thread...

1) Può capitare di sentire visceralmente un concetto o una emozione fortissima, ma non riuscire ad esternarla?
2) Può capitare di non riuscire a fare, nonostante pressioni forti, una azione.? Non sorvolare su cose che ci appartengono talmente, da non relegarle per opportunismo o quantaltro?
3) Può capitare di ''odiare'' una parola o un termine?
4) Può capitare di non usare determinate parole per paura o/e discrezione?
1) Può capitare di sentire visceralmente un concetto o una emozione fortissima, ma non riuscire ad esternarla?]

no.
piuttosto mi è capitato di non volerla esternare, per non offendere.



2) Può capitare di non riuscire a fare, nonostante pressioni forti, una azione.? Non sorvolare su cose che ci appartengono talmente, da non relegarle per opportunismo o quantaltro?

se non sono convinta di una cosa non la faccio assolutamente. non mi accorgo neppure delle pressioni. divento assai cocciuta.


3) Può capitare di ''odiare'' una parola o un termine?

tutte le parole che implicano violenza.


4) Può capitare di non usare determinate parole per paura o/e discrezione

per paura e discrezione, no.
per educazione si.
 
Vecchio 24-12-2008, 09.55.56
Peccato Capitale
 
Citazione:
Originalmente inviato da Cilia
( a proposito, buone feste )
Ricambio di cuore ed estendo a chi ci legge.
 
Vecchio 18-02-2009, 16.09.22
satya
 

Alla mia mamma adorata!



Non ho ti ho mai detto che, ogni tanto, mi torna la paura.
Non te lo dirò mai.
Abbiamo e avremo sempre un po' paura, io e te.
Insieme.






Non dire a volte fa sentire di più.




 
Vecchio 18-02-2009, 16.37.39
kormoran
 
Citazione:
Originalmente inviato da Peccato Capitale
Sinceramente è una curiosità un pochino più ampia, rispetto al titolo del thread...

1) Può capitare di sentire visceralmente un concetto o una emozione fortissima, ma non riuscire ad esternarla?
2) Può capitare di non riuscire a fare, nonostante pressioni forti, una azione.? Non sorvolare su cose che ci appartengono talmente, da non relegarle per opportunismo o quantaltro?
3) Può capitare di ''odiare'' una parola o un termine?
4) Può capitare di non usare determinate parole per paura o/e discrezione?
1.in situazioni del genere ,istintivamente ho privilegiato l'azione alla parola.
2.certo e anche spesso: tutte le volte in cui non sono stato convinto personalmente della bonta' di una determinata azione.
3.il mio vocabolario si e' limitato nel tempo,ci sono tante parole e/o termini che non uso mai,ma non per odio,per desuetudine.
4.per la paura di ferire certamente...
 
Vecchio 18-02-2009, 17.03.00
Samarilla
 
Ho milioni di frasi non dette
dentro di me,
per discrezione,
ma soprattutto per il timore
di essere invadente.
 
Vecchio 20-02-2009, 15.13.32
Memole
 
Citazione:
Originalmente inviato da Peccato Capitale
Sinceramente è una curiosità un pochino più ampia, rispetto al titolo del thread...


1) Può capitare di sentire visceralmente un concetto o una emozione fortissima, ma non riuscire ad esternarla?
2) Può capitare di non riuscire a fare, nonostante pressioni forti, una azione.? Non sorvolare su cose che ci appartengono talmente, da non relegarle per opportunismo o quantaltro?
3) Può capitare di ''odiare'' una parola o un termine?
4) Può capitare di non usare determinate parole per paura o/e discrezione?

1)Credo di si, conosco persone che si tengono tutto dentro e non esternano i loro sentimenti... li nascondono ben bene e non fanno capire nulla di loro stesse. Quindi direi di si, per una persona introversa questo è possibile. Per quel che mi riguarda, purtroppo (certi dicono per fortuna) non riesco a nascondere le emozioni forti! Appena qualcosa mi turba, il mio viso si incupisce, appena qualcosa mi rallegra, il mio sorriso si allarga. "Dicono" che va bene così. Bah... a volte sarebbe bello riuscire a celare i propri sentimenti.
2)Non ho capito la domanda pardon!!!!
3)Si... ci sono parole grammaticalmente brutte... tipo quelle con tante T o S o P ...
E poi ci sono le parole che evocano altre cose... il nome di qualcuno che ci ha fatto male, un termine che si aggrappa all'inconscio e non lo molla più
4) A me capita di continuo. Sarà perchè sono particolarmente (troppo troppo troppo) attenta a non ferire chi mi sta di fronte! Mi spiego: sono una persona spontanea, ma allo stesso tempo guardo alla sensibilità di chi mi sta accanto e se so che certi termini (racconti, parole ecc...) possono ferire, non li uso. Esempio: una mia cara amica single sta vivendo un brutto periodo perchè lei non ha *nessuno* e io mi sono appena trovata "l'omo". Mi ha esplicitamente detto che non vorrebbe mai vedermi inebetita e con le stelline da Hello Spank a parlare di nuvolette rosa. Mi ha chiesto di essere discreta nei miei racconti. Risultato: io non racconto più nulla.
 
Vecchio 20-02-2009, 21.28.57
ugodin
 
a mia moglie


quel senso di stupore che talvolta mi prende quando ti guardo
il freddo ai piedi mentre ti penso
i brividi tra le dita mentre ti nomino
e tu sei nell'altra stanza, così vicina
eppure così lontana
da non sapere
da non percepire il freddo che sale dalle gambe
ciò che io vorrei sapere
e conoscere
e trovare
dove maledizione sono i miei calzettoni
 
Vecchio 20-02-2009, 22.09.30
numeripari
 
Citazione:
Originalmente inviato da Samarilla
Ho milioni di frasi non dette
dentro di me,
per discrezione,
ma soprattutto per il timore
di essere invadente.
Milioni no, ma alcune sì...
E porca zozza, è proprio perchè temo di essere invadente
 
Vecchio 20-02-2009, 22.41.37
Alessandra
 
A volte le parole segano le sbarre della prigione della mia mente e scappano.
 
Vecchio 21-02-2009, 09.24.00
catluc
 
Peccato sai che io ci ho scrito addirittura un racconto sopra. Che non verrà mai letto dalla persona a cui l'ho dedicatol
 
Vecchio 21-02-2009, 09.27.42
Peccato Capitale
 
Citazione:
Originalmente inviato da catluc
Peccato sai che io ci ho scrito addirittura un racconto sopra. Che non verrà mai letto dalla persona a cui l'ho dedicatol
Uhm...Cate, ho quasi paura a chiederti perchè.
 
Vecchio 21-02-2009, 12.58.10
catluc
 
Citazione:
Originalmente inviato da Peccato Capitale
Uhm...Cate, ho quasi paura a chiederti perchè.
Perchè sono sicura avrebbe paura a leggerlo....ci sono tante verità nelle parole non dette...
 
Vecchio 24-02-2009, 15.28.26
Serky
 
Citazione:
Originalmente inviato da Peccato Capitale
Sinceramente è una curiosità un pochino più ampia, rispetto al titolo del thread...

1) Può capitare di sentire visceralmente un concetto o una emozione fortissima, ma non riuscire ad esternarla?
2) Può capitare di non riuscire a fare, nonostante pressioni forti, una azione.? Non sorvolare su cose che ci appartengono talmente, da non relegarle per opportunismo o quantaltro?
3) Può capitare di ''odiare'' una parola o un termine?
4) Può capitare di non usare determinate parole per paura o/e discrezione?
1) Mi è capitato parecchie volte. Spesso non sono riuscita ad esternare qualche emozione per la paura di essere fraintesa o per la paura di generare false aspettative in chi avrebbe recepito quelle emozioni. In ogni caso è sempre la paura che mi ha bloccata...paura dei gesti e delle reazioni altrui, paura delle aspettative, paura del dolore che sarebbe potuto scaturire se avessi esternato quelle emozioni nel modo sbagliato. E sempre per "proteggermi" non ho lasciato che venissero fuori.
2) Di solito, se non riesco a compiere un azione, è perchè mi arrivano pressioni troppo forti, o dall'esterno o da me stessa. Cerco di fare in modo che le mie azioni non siano un obbligo, ma risultino spontanee. Cerco, perchè naturalmente non sempre è così e non sempre le mie azioni sono così spontanee come vorrei o come credo.
3) Io odio tantissimi termini, tutti quelli che si ricollegano alla violenza o alla prevaricazione.
4) Come per la prima domanda, credo che certi termini spesso non si usino per paura, per avere l'illusione di "proteggersi" in qualche modo. Non usarli per discrezione capita solo se si è veramente discreti. Credo che spesso ci lasciamo scappare parole che non vorremo dire, magari colti dalla rabbia o dall'impotenza.



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