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di politica, cultura, società - 2009
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05-11-2009, 15.18.41
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Verso una ridefinizione del ruolo femminile
VERSO UNA RIDEFINIZIONE DEL RUOLO FEMMINILE
La forza delle donne in dieci punti
Ora serve un nuovo femminismo
di UMBERTO VERONESI
L a questione dellaborto, intorno alla quale ruota la recente polemica sullapprovazione della Ru486, è la tipica situazione in cui la società si trova a dover scegliere il male minore, come direbbe Paul Ricoeur. Tutti siamo contrari allidea dellinterruzione di gravidanza, perché è un atto contro natura (nel senso che va contro limperativo del Dna alla riproduzione) e che comporta conseguenze traumatiche dal punto di vista psicologico.
Tuttavia condannare laborto legalmente non impedisce che gli aborti avvengano. Se una donna è talmente disperata da non volere un bambino, troverà comunque un modo per non averlo e se un medico e un ospedale non la accoglierà, finirà pericolosamente in mani incompetenti. Laborto è un fatto serio, ma laborto clandestino è una vera tragedia e per questo la legalizzazione corrisponde alla scelta del male minore. E la modalità della pillola RU486 rende questa scelta meno dolorosa per la donna.
La finalità della legge 194 era quella di ridurre gli aborti clandestini e non di promuovere il principio che interrompere una gravidanza è giusto. Si trattava semplicemente di spostare lobiettivo da una cultura punitiva a una cultura preventiva. I fatti ci hanno dato ragione: il numero di aborti è drasticamente diminuito e il mercato nero, tradizionalmente legato alla criminalità, è scomparso. Si è confermato così il modello che si applica ad ogni forma di proibizionismo: il vietare non ha alcun valore educativo, non riduce il fenomeno che si proibisce e rafforza il potere criminale. È inoltre una posizione che offre il massimo di libertà: chi ha convinzioni religiose non farà una scelta che non ritiene accettabile solo per il fatto che è legale. Va detto che la 194 non è stata pienamente applicata: le azioni di informazione ed educazione andrebbero molto sviluppate nel rispetto della multiconfessionalità e multietnicità della nostra comunità. Certo, la sfida c ulturale che sottende tutto il ragionamento è la ridefinizione del ruolo della donna. Il principio dellautodeterminazione, alla base delle scelte cruciali che aspettano le nostre donne, soprattutto le più giovani (come la gravidanza o la fecondazione assistita, se necessario) presuppone conoscenza e coscienza. Conoscenza del proprio corpo e della propria mente, e anche delle possibilità che la scienza offre per migliorarle. Coscienza dei valori che permettono ad ogni donna di applicare la conoscenza alle scelte, senza linfluenza di retaggi che derivano da secoli di predominanza maschile. Dobbiamo renderci conto dei molti punti di forza femminili nella società odierna.
Il primo è la capacità di conciliare la necessità lavorativa e procreativa: lunione del ruolo sociale e del ruolo materno, che ancora non ha trovato un punto di equilibrio, ma rimane una fra le più importanti conquiste femminili.
Il secondo è la resistenza al dolore e alla fatica. Posso testimoniare in prima persona come le donne sappiano accettare ed affrontare meglio la malattia, e molte altre tragedie, che sanno a volte trasformare in occasione di riordino della propria vita o di rinascita personale. E quando lottano contro un destino avverso, sono tenaci e persistenti.
Il terzo punto è la motivazione al lavoro e lattaccamento allistituzione che rappresentano. Se una donna si impegna per un ente (azienda o istituto pubblico) o tanto più per una causa, ne fa suoi i principi e le regole e vi aderisce con costanza e determinazione incrollabili.
A questo è indirettamente collegato il quarto punto che è il senso della giustizia.
Metà dei nostri magistrati sono donne, molte eccellono e sono alla ribalta delle cronache per la loro integrità e fermezza nel giudizio.
Altro esempio: tutti sappiamo che le donne vigile sono inflessibili e difficilmente cedono alla trattativa su una multa.
Il quinto punto è la tendenza allarmonia, che rende maggiore, rispetto agli uomini, il senso della disciplina e dellorganizzazione.
Il sesto è la maggior sensibilità artistica e culturale. Basta guardarsi intorno al cinema, a teatro, ed ogni tipo di incontro culturale per rendersi conto che la maggioranza dei partecipanti è donna.
Il settimo è la capacità intellettuale di ragionamento e concentrazione. Per secoli si è pensato che la donna non fosse adatta alle attività scientifiche e invece è dimostrato che è vero il contrario: più della metà dei miei ricercatori è donna e la loro produttività e il loro ingegno sono straordinari.
Lottavo punto è la loro maggiore forza decisionale, soprattutto nei momenti critici.
Ad esempio quando un matrimonio fallisce è spesso la donna che fa il primo passo per chiedere il divorzio.
Il nono è che la donna è naturalmente meno aggressiva delluomo e nella nostra società laggressività è innegabilmente un handicap. Valgono di più lintuizione, lattitudine e la velocità di comprensione, la tolleranza, la capacità di dialogo: tutte doti tipiche femminili.
Il decimo, che nasce dagli altri messi insieme, è che la donna è portatrice di pace e lassenza di conflitti è la condizione per lo sviluppo del progresso civile.
Per questo ho scritto spesso che il futuro è donna e molti non si spiegano la mia convinzione: perché allora le donne non hanno il sopravvento, e spesso neppure la parità? Perché la donna deve ancora superare i suoi punti di debolezza. Innanzitutto lequilibrio fra lavoro e figli di cui ho parlato, è un ostacolo (o, se vogliamo, una sfida) su cui ben riflettere. Poi cè un innegabile pregiudizio psicologico che pesa sulle sue spalle per quanto riguarda la carriera lavorativa: quando si arriva ai vertici, per tradizione la responsabilità va alluomo.
Eppure cominciano ad essere numerose le donne che dimostrano di poter agevolmente svolgere ruoli dirigenziali sia in azienda che in politica; ma ancora rappresentano delle eccezioni alla regola. Infine va considerato il peso culturale delle religioni che mostrano tradizionalmente una vena maschilista (il sacerdozio ad esempio non è consentito alle donne). Il mio suggerimento quindi è la nascita di un nuovo movimento femminista rivisto, che tenga conto dei nuovi punti di forza e di debolezza (quelli che ho individuato sono solo un esempio) che tracciano il quadro della figura della donna oggi. Credo che limportante sia tenere vivo il dibattito sulla questione femminile, e penso che la cultura del mondo dovrebbe occuparsene di più, per mantenere gli equilibri e per accelerare il processo di sviluppo e di benessere, a cui la mente femminile pu contribuire in modo straordinario
corriere.it
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05-11-2009, 21.49.36
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Nonostante il titolo e i sottotitoli dell'articolo mi facciano venire l'orticaria -tanto più se partoriti da un uomo- ho dato una scorsa veloce e vi ho trovato parole come laborto, lunione, lassenza, linfluenza e lottavo.
Allora ho capito che è l'ennesima sortita della nostra Peccato Capitale per burlarsi di noi.
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06-11-2009, 11.40.08
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11-11-2009, 19.57.19
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Non vi sembra che - leggendo i dieci punti - il genere maschile, esca fuori come un "soggetto inferiore"? In sostanza, sessista?
-la resistenza al dolore e alla fatica. quando lottano contro un destino avverso, sono tenaci e persistenti.
-Se una donna si impegna per un ente (azienda o istituto pubblico) o tanto più per una causa, ne fa suoi i principi e le regole e vi aderisce con costanza e determinazione incrollabili.
-il senso della giustizia.
-capacità intellettuale di ragionamento e concentrazione.
-maggiore forza decisionale, soprattutto nei momenti critici.
Ma perchè, gli uomini sono da meno?
Ci sono dei riscontri oggettivi, oltretutto, per affermare quanto sopra?
Mi piacerebbe leggere, una volta tanto, anche e soprattutto riflessioni maschili, visto che Veronesi lo deprezza senza nominarlo.
Edric, Orchidea Selvaggia, Bond, Alì, Gladiatore, etc.etc...
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26-11-2009, 16.00.37
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Virgilio
Mercoledì, 25 novembre 2009 • Categoria: Tendenze
E' la conclusione che emerge da una nuova ricerca realizzata dall'Associazione Donne & Qualità.
Dunque la nuova icona nell'immaginario maschile è la donna dominatrice.
A quanto sembra, viene abbandonata la dolcezza e quel senso erotico di maternità, mentre si fa largo lo stereotipo di donna con forte determinazione e maniere decise.
La ricerca realizzata dall'Associazione Donne & Qualità è stata realizzata su un campione di 500 coppie (sposate o semplicemente fidanzate) con un età compresa tra i 20 e i 50 anni.
I maschi sembrano orientati verso gusti più forti; interrogati sulla tipologia di donna preferita hanno messo al primo posto la "femmina" dominante (43,1 per cento), con una netta capacità di esprimere sicurezza nelle proprie capacità.
Al secondo posto la compagna materna (31,7) e comprensiva.
Al terzo la remissiva (14,1).
Seguono la tipologia di donna svampita (7,7), la lolita (2,9) e lo spirito libero (0,5).
Di fatto le donne di oggi, anche mamme e lavoratrici, sono sempre di più rappresentanti di un gentil sesso che detiene ruoli importanti nel modo del lavoro, che mantengono quasi completamente i figli e talvolta anche mariti.
Se quasi il 60% del campione ammette il ribaltamento dei ruoli nella coppia, solo il 16 resta fermo su posizioni classiche.
Il restante si divide tra chi non ha voluto rispondere o ha dato indicazioni varie.
E voi, cosa pensate?
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26-11-2009, 16.21.09
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Citazione:
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Originalmente inviato da adry57
Se quasi il 60% del campione ammette il ribaltamento dei ruoli nella coppia, solo il 16 resta fermo su posizioni classiche.
Il restante si divide tra chi non ha voluto rispondere o ha dato indicazioni varie.
E voi, cosa pensate?
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Si, penso che socialmente sia avvenuto un certo ribaltamento della coppia.
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