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Vecchio 07-08-2009, 12.47.48
Bondourant
 
Berlusconi "eroe" del gasdotto? La "sorpresa" della Turchia

Una fonte del governo turco rivela il retroscena della firma dell'accordo South Stream
"Il premier ha chiamato: voleva partecipare alla cerimonia. Putin e Erdogan hanno sorriso"

Berlusconi "eroe" del gasdotto?
La "sorpresa" della Turchia


Berlusconi "eroe" del gasdotto? La "sorpresa" della Turchia



ISTANBUL - Quando il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi ha definito come "un grande successo della diplomazia italiana" l'accordo siglato ieri tra Turchia e Russia sul gasdotto South Stream, il governo di Ankara si è stupito non poco. Lo rivela una fonte del governo Erdogan alla Reuters, che oggi riporta la ricostruzione della bizzarra "intrusione" di Berlusconi nella cerimonia della firma.

Gli accordi tra Mosca e Ankara per far passare il gas russo attraverso le acque turche del Mar Nero fino all'Europa erano "già stati conclusi - racconta la fonte alla Reuters - quando il governo turco ha ricevuto un'inaspettata richiesta dell'ultimo minuto da parte di Berlusconi che voleva partecipare alla cerimonia della firma" del premier russo Vladimir Putin e di quello turco Tayyip Erdogan, ad Ankara. La fonte aggiunge che si è creata una "certa sorpresa" quando ci si è resi conto che Berlusconi voleva rivendicare l'accordo come un suo successo personale.


ke buffone....


"E' il tipo di cosa che può causare un problema diplomatico - dice ancora la fonte turca - Ma siccome si trattava di Berlusconi, ha solo fatto sorridere i due leader". La Reuters cita anche il sito del governo italiano che riporta la dichiarazione secondo cui il progetto South Stream è "un successo personale del primo ministro italiano". Per i turchi, una vera "esagerazione".

repubblica

lo sport del puttaniere è quello di far vedere sempre la sua troncia vecchia e putrefatta dappertutto.

vende sempre fontane di Trevi.
 
Vecchio 07-08-2009, 12.54.34
Juliet
 
"E' il tipo di cosa che può causare un problema diplomatico - dice ancora la fonte turca - Ma siccome si trattava di Berlusconi, ha solo fatto sorridere i due leader". La Reuters cita anche il sito del governo italiano che riporta la dichiarazione secondo cui il progetto South Stream è "un successo personale del primo ministro italiano". Per i turchi, una vera "esagerazione".
(7 agosto 2009

http://www.repubblica.it/2009/07/sez...erlusconi.html

http://www.governo.it/
 
Vecchio 07-08-2009, 22.43.56
fantasma76
 
Mi ricordo che una volta doveva presentarsi in un tribunale e non mi ricordo in quali paese andò a fare una visita a sorpresa, un altra volta si è imbucato ad un matrimonio, alla fine il mondo lo considera per quello che è il buffone di corte.
 
Vecchio 07-08-2009, 22.57.18
ohnefrieden
 
Citazione:
Originalmente inviato da fantasma76
.......
alla fine il mondo lo considera per quello che è il buffone di corte.
Un buffone nelle cui mani una maggioranza dell'italico popolo ha messo il timone del Paese.
Mica male.
Intanto "Il Corriere" riporta la notizia con diverso stile:
http://www.corriere.it/economia/09_a...4f02aabc.shtml
 
Vecchio 07-08-2009, 23.53.51
fantasma76
 
Citazione:
Originalmente inviato da ohnefrieden
Un buffone nelle cui mani una maggioranza dell'italico popolo ha messo il timone del Paese.
I governanti rispecchiano il paese, in un paese serio lo avrebbero cacciato, qui lo facciamo re, questo è il paese dei balocchi.
 
Vecchio 18-08-2009, 19.14.47
fantasma76
 
Citazione:
Gelo con Washington: "Italia e Eni sono troppo amiche della Russia"
Tecnico al lavoro in un gasodotto

La partnership per il gasdotto
South Stream non piace agli
Usa: Roma deve diversificare
MAURIZIO MOLINARI
CORRISPONDENTE DA NEW YORK
Le scelte di politica energetica di Silvio Berlusconi e dell’Eni preoccupano l’amministrazione Obama. Al Dipartimento di Stato i resoconti sul blitz del premier italiano in Turchia per suggellare il patto fra Erdogan e Putin sul gasdotto South Stream hanno sollevato malumori. «L’interesse italiano dovrebbe essere diversificare le fonti di approvvigionamento mentre in questa maniera si aumenta la dipendenza da Mosca» afferma un diplomatico ben a conoscenza del dossier. Poco lontano dal Dipartimento, in uno dei pochi caffè attorno a Foggy Bottom, un altro diplomatico usa toni più aspri chiedendo l’anonimato: «Non comprendiamo perché l’Eni si comporti da lobbista di Gazprom in Europa promuovendo con South Stream un oleodotto destinato a trasformare l’Italia nella nuova Ucraina d’Europa, totalmente dipendente dal gas di Mosca».

Il linguaggio poco paludato svela un’irritazione americana che nel mondo petrolifero è di pubblico dominio. Al 14° piano del grattacielo al numero 475 della Quinta Strada, l’Eurasia Group di Ian Bremmer produce resoconti periodici sulla rivalità fra il South Stream, con il quale la Russia vuole creare una nuova linea di trasporto del proprio gas verso l’Europa Occidentale, e il Nabucco, sostenuto da Washington e da un folto gruppo di Paesi europei, accomunati dal desiderio di importare gas non russo per scongiurare la dipendenza energetica dal Cremlino. «La competizione è sulla fonte a cui attingere per il gas - spiega John Levy, specialista di Eurasia Group per il Caucaso - perché South Stream è sostenuto da italiani, francesi e tedeschi, che da tempo fanno importanti affari con Gazprom, mentre Nabucco è voluto da chi cerca nuovi partner per gli approvvigionamenti».

Poco più giù sulla Quinta Strada, al numero 500, ha sede la società Louis Capital Markets il cui direttore esecutivo Edward Morse ha la fama di essere il maggior esperto mondiale di energia. Camicia celeste senza cravatta e gelato «Ben & Jerry» sul tavolo, Morse ritiene che la partita sia ancora più ampia: «Mosca vuole il South Stream per non dover più far passare il proprio gas destinato all’Europa Occidentale attraverso l’Ucraina, con cui è ai ferri corti, e al tempo stesso per essere lei a distribuire in Occidente il gas dei ricchi giacimenti kazaki e turkmeni», mentre Washington «ha interesse a non veder l’Europa dipendente dalla forniture russe», identificando fonti alternative di gas nelle «disponibilità potenziali di due Stati alleati come l’Azerbaigian e l’Iraq». Sono partite strategiche opposte perché gli Stati Uniti puntano a sfruttare il gas per integrare l’Europa con le repubbliche indipendenti del Caucaso e con l’Iraq, mentre Mosca sta tentando di creare un legame energetico con l’Europa Occidentale talmente consistente da indebolire i rapporti transatlantici, ovvero la solidità della Nato.

«Ciò che colpisce di questa partita è che al momento tanto South Stream che Nabucco sono progetti teorici, perché la Russia non ha gas a sufficienza per il primo e l’Azerbaigian non mette ancora a disposizione il gas per il secondo» aggiunge Morse, secondo il quale «siamo ancora nella fase della trattativa fra i due fronti» e per questo colpisce che «l’Italia, attraverso l’Eni, sta giocando con i russi a poche settimane di distanza dagli abbracci dell’Aquila fra Obama e Berlusconi». Agli specialisti del settore non è sfuggito che lo scorso 5 giugno a San Pietroburgo il vicepremier russo Igor Sechin - ex agente del Kgb, regista della politica energetica del Cremlino e fedelissimo di Putin - nel suo discorso sulle priorità di politica energetica della Federazione russa abbia nominato un unico personaggio straniero: l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, plaudendo alla sua idea di «creare un’agenzia globale del greggio». Nella bozza del testo preparata dagli speechwriter di Sechin il nome di Scaroni non c’era, è stato Sechin ad aggiungerlo di proprio pugno. Ma gli americani non si fidano di Sechin, presidente della compagnia petrolifera Rosneft che ha ingoiato le proprietà della Yukos di Mikhail Khodorkovsky, l’oligarca leader dell’opposizione che Putin fece arrestare per evasione fiscale nel 2004 e sta scontando una condanna a otto anni di carcere.

Ciò che accomuna i diplomatici di Washington e gli analisti di petrolio di New York è l’impressione che l’Italia si sia schierata con la Russia nel grande gioco per gli equilibri energetici del XXI secolo, tanto più che il South Stream dovrebbe vedere la luce nel 2015, appena tre anni dopo il North Stream grazie al quale Mosca potrà esportare direttamente gas alla Germania senza dover più attraversare i territori delle confinanti e irrequiete Bielorussia e Polonia. E’ uno scenario che porta a prevedere che la Russia fornirà alla Germania ben il 60% delle importazioni di gas ed all’Italia almeno il 20%, consentendo a Gazprom di controllare nel 2015 il 33% del mercato europeo rispetto all’attuale 28. Il sospetto che circola a Washington è che «Berlusconi possa avere interessi particolari nell’aumentare i legami energetici con la Russia» ma nelle sue frequenti missioni negli Stati Uniti Scaroni ha spiegato che c’è continuità fra le scelte dei governi Berlusconi e Prodi perché sono frutto della situazione energetica in cui versa l’Europa.

Con la Germania che programma la chiusura totale delle centrali nucleari e la Spagna che fa altrettanto con quelle a carbone, la dipendenza dell’Ue dal gas è destinata ad aumentare. Se a ciò si aggiunge che la produzione europea di gas - Norvegia esclusa - è destinata nei prossimi anni a scendere da 250 a 150 miliardi di metri cubi annui per far fronte a un fabbisogno di 550 miliardi significa dover programmare un aumento delle importazioni, che al momento sono di 300 miliardi di metri cubi. E i maggiori fornitori rimangono Russia e Norvegia, seguiti da Algeria e Libia, con sullo sfondo lo scenario del gas liquido Lng presente nell’Africa meridionale. E’ questa la cornice che spinge l’Italia verso il South Stream, un progetto da 12 miliardi di dollari - per importare 63 miliardi di metri cubi annui - che Gazprom si è già impegnata a finanziare per la metà. Tantopiù che il Nabucco, secondo gli studi dell’Eni, è un progetto indebolito dalla mancanza di impegno degli azeri nel fornire gas e dall’impossibilità di portare quello turkmeno e kazako attraverso il Mar Caspio perché, trattandosi di un lago, far transitare un tubo richiederebbe l’avallo da parte di tutti i Paesi rivieraschi e la Russia, che è fra questi, si oppone.

Ciò che distingue il monopoli dell’energia è però l’incertezza delle alleanze perché trattandosi di geopolitica tutto può cambiare rapidamente, rimettendo in discussione gli attuali equilibri: un rasserenamento dei rapporti fra Mosca e Kiev taglierebbe le gambe al South Stream mentre se Teheran dovesse aprire a sorpresa all’America, l’Occidente avrebbe gas a sufficienza per far decollare il Nabucco. L’amministrazione Obama guarda invece in altra direzione: per garantire all’Europa l’energia di cui avrà bisogno nei prossimi 20 anni pensa a una ricetta composta da nucleare, energie rinnovabili, risparmi nei consumi e carbone pulito. Si spiega così quanto dice Morse sulla «novità europea più interessante del momento» ovvero il «boom di arrivi di carbone nei porti di Amsterdam, Rotterdam e Anversa». Le tensioni fra Italia e Stati Uniti sui temi energici sembrano destinate a segnare l’imminente debutto dei due ambasciatori Giulio Terzi a Washington e David Thorne a Roma.
http://www.lastampa.it/redazione/cms...6455girata.asp
Siamo finiti dietro la cortina di ferro, quel comunistaccio di Berlusconi ci ha condotti nella santa madre patria russa, siamo nell'asse del male, contro gli glienchi, fra poco diventiamo paese canaglia e fanno fare a Berlusconi la fine di Sadam che non volle piegarsi ai petroldollari.
Spero che la prossima volta che si intrufola ai matrimoni come ha fatto in Turchia se ne ricordi.
 
Vecchio 21-08-2009, 11.33.31
random
 
Se non son servi non li vogliamo
20 agosto 2009

Un mese fa, quando sono partito per 15 giorni di vacanza all’estero, mi sono detto: finalmente due settimane senza televisione italiana. Invece, appena arrivato, ho scoperto con raccapriccio che nel villaggio turistico arrivavano Tg1, Tg2, Tg3, Tg4, Tg5, Italia1, TgLa7. Ogni tanto ci davo un’occhiata, per tenermi aggiornato sull’Italia: a parte la notizia che faceva caldo (ovviamente record, come ogni anno a memoria d’uomo) e la gente andava in vacanza – fenomeni inediti, soprattutto d’estate – e quella che Berlusconi garantiva una brillante uscita dalla crisi e una pronta entrata degli abruzzesi nelle case che sta costruendo con le sue mani, per non parlare dell’ennesimo colpo a vuoto del Superenalotto, non ho saputo altro. Mi è persino venuta un po’ di nostalgia per i giornali italiani, almeno finchè in paese non ne ho trovato uno, vecchio di tre giorni: poi è passata. Me lo sono portato in spiaggia, circondato dall’invidia di altri italiani in astinenza, e sfogliandolo ho appreso che in Italia faceva caldo, che gli italiani erano in vacanza e che presto l’Italia sarebbe uscita dalla crisi e gli abruzzesi sarebbero rientrati nelle case eccetera. Niente da fare, invece, per il Superenalotto.

Dopo qualche giorno di black out totale, sono rientrato in Italia e all’aeroporto ho subito fatto incetta di quotidiani: caldo record, esodo dei vacanzieri, prossima uscita dalla crisi ed entrata nelle case, Superenalotto. L’altra sera riaccendo un tg dopo tre settimane: il Tg1, per la precisione. Fuffa politichese con le solite figurine che esternano a turno per pochi secondi ciascuna, visibilmente abbronzate e circondate da scenari turistici (a parte Capezzone, sempre pallidissimo col Transatlantico sullo sfondo e le piaghe da decubito, a far la guardia al bidone). Poi gli esteri (credo, gli short di Michelle Obama e, più di fretta, qualche carrettata di morti in Iraq e Afghanistan). Poi l’inutilmente ridanciano Attilio Romita annunciava nell’ordine (non sto scherzando): “Nuovo colpo di scena nel giallo della ragazza rom uccisa da un’auto pirata”; primo collegamento con i Monopoli di Stato per l’estrazione del Superenalotto; “tutti i rischi per i cercatori di funghi” (con preziosi consigli dell’esperto, tipo “portare calzature idonee” e “se vi perdete, cercate di orientarvi”); “caldo record, allarme in nove città”; secondo collegamento con Superenalotto; le vacanze di Madonna a Portofino; il nuovo trend delle spiagge attrezzate per cani; terzo collegamento con il Superenalotto; sigla.

Intanto, sulla Stampa, un circostanziato articolo di Maurizio Molinari con varie frasi virgolettate di analisti e uomini del Dipartimento di Stato rivelava che l’amministrazione Obama è furibonda per l’asse Berlusconi-Putin-Erdogan sul gas e a Washington si ipotizzano (sempre fra virgolette) “interessi particolari di Berlusconi nell’aumentare i legami energetici con la Russia”. Dove “particolari” sta per “personali”: insomma, secondo gli americani, Al Pappone si starebbe facendo – tanto per cambiare - gli affari suoi. La notizia ovviamente, a parte i lettori della Stampa, non l’ha saputa nessuno. Il Tg1, per dirla col suo direttore Scodinzolini, “non fa gossip”. E gli altri nemmeno (infatti sono scatenati appresso alle voci su George Clooney gay). Ma Al Pappone la notizia l’ha notata eccome, infatti ha fatto sparare dai suoi sgherri contro il direttore della Stampa, Mario Calabresi, con una volgarità finora sconosciuta financo ai suoi sgherri, il che è tutto dire.

E’ accaduto che un distratto redattore del quotidiano torinese abbia pubblicato la foto di una prima pagina dell’Avvenire tratta da internet, senz’accorgersi che il titolo del giornale dei vescovi era un fotomontaggio beffardo come i tanti che girano in rete (“Il Papa a sorpresa: Silvio, ora basta”). Appena scoperto lo svarione, La Stampa s’è scusata con i lettori e con l’Avvenire. Cose che capitano. Ma l’house organ berlusconiano, che di falsi d’autore se ne intende visto che ne fabbrica da anni in quantità industriali, ha sparacchiato la cosa addirittura in prima pagina, attribuendola a una scelta dolosa, a un complotto del giornale di casa Agnelli, notoriamente comunista. Titoli: “Così si fabbrica un falso scoop anti Cavaliere”; “L’odio in redazione”; “La Stampa crea un falso per attaccare il premier”; “Copia, incolla e tarocca: il bersaglio è sempre il Cav”. Elegante la chiusa dell’editoriale di Paolo Granzotto: “Lascia un po’ disorientati che un esempio così palese del sonno della ragione, del gioco sporco, della mascalzonaggine intellettuale venga da un giornale diretto da Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi Calabresi. Egli, difatti, dovrebbe ben sapere quale ne sia la caratura etica e dove conducono le orchestrate campagne d’odio che procedono per isterismi, per rabbiosi luoghi comuni, per falsi teatrali e carte truccate nel mazzo. Egli più di ogni altro”. Qualcuno potrebbe pensare che questa sconcezza sia uscita per volontà di Mario Giordano: Invece no: lo Jervolino di casa Berlusconi è stato appena giubilato per fare, anzi per rifare posto a Vittorio Feltri. Qualcun altro potrebbe dunque pensare che quella sconcezza sia stata commissionata da Vittorio Feltri. Invece no: il popolare Littorio s’insedierà al Giornale soltanto domani. La verità è che quella sconcezza è il frutto spontaneo della gara al servo più servo che è in corso negli house organ alpapponici. Perché al bulimico padrone non basta più nemmeno la piaggeria di un Giordano nè l’obbedienza di un Belpietro (anch’egli trasmigrato a Libero, dopo la promessa non mantenuta del Tg1): ora Al Pappone pretende, se possibile, di più. E Granzotto ha voluto dimostrare che tutto è possibile: anche superare in servilismo Mariolino Linguadivelluto. La stessa gara è in corso alla Rai: non per nulla hanno nominato i direttori che sappiamo; non per nulla nessun tg, nemmeno il Tg3, ha mai osato intervistare la signora Patrizia D’Addario, notissima e popolarissima in tutte le tv del mondo fuorchè in quelle italiane.

Dimenticavo: nel giro di un solo mese, gli abbonati a Il Fatto Quotidiano sono già 20 mila. Chissà perché. Forse non è stata una cattiva idea, fare un giornale.

http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=18151849d5188f8e



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