La divisione della Palestina: un successo israeliano
01/05/2009
Israele ha cominciato a imporre restrizioni alla libertà di movimento dei palestinesi a partire dal 1991. Da allora, lo stato ebraico non ha fatto altro che affinare la burocrazia e la logistica della divisione. Anche se i palestinesi ritrovassero la loro unità, il governo di Israele non rinuncerà di buon grado alla sua più grande conquista: separare Gaza dalla Cisgiordania – scrive la giornalista israeliana Amira Hass.
La totale separazione tra la Cisgiordania e la Striscia di Gaza è una delle maggiori conquiste della politica israeliana, il cui principale obiettivo è prevenire una soluzione basata su decisioni e visioni internazionali, imponendo, al contrario, un compromesso basato sulla superiorità militare di Israele. Dinnanzi alla violenta rivalità tra i due movimenti in competizione per avere la meglio nel governo “farsa” palestinese, è semplice dimenticare lo sforzo che Israele ha profuso per separare famiglie, economie, culture e società tra le due parti dello stato palestinese in via di costruzione. Ai palestinesi, “aiutati” dalla geografia, non è rimasto altro che coronare questa divisione con il loro doppio regime.
Le restrizioni che Israele impose alla circolazione dei palestinesi nel 1991 hanno invertito un processo che era stato avviato nel giugno del 1967. A quell’epoca, per la prima volta dal 1948, una cospicua porzione di palestinesi viveva di nuovo nel territorio di un unico paese, senza dubbio un paese soggetto ad occupazione, ma per lo meno unitario. E’ anche vero che presto emersero tre categorie di residenti palestinesi: cittadini di Israele di terza classe, residenti di Israele (a Gerusalemme) e residenti dei “territori amministrati”. Eppure, il fatto di ripristinare vecchi legami sociali e familiari, e di creare nuove modalità di integrazione sociale, culturale ed economica si è rivelato più forte delle distinzioni amministrative. Il dinamismo, la creatività e l’ottimismo della prima Intifada (1987-1992) debbono molto alla realtà generata da questa libertà di movimento all’interno di un unico paese.
Israele ha posto un freno a questa libertà di movimento alla vigilia della prima guerra del Golfo. Dal gennaio del 1991, Israele ha solamente affinato la burocrazia e la logistica della scissione e della divisione: non solamente tra i palestinesi dei Territori Occupati e i loro fratelli all’interno di Israele, ma anche tra i palestinesi residenti a Gerusalemme e quelli residenti nel resto dei territori, e tra i residenti a Gaza e i residenti in Cisgiordania/Gerusalemme. Gli ebrei vivono sullo stesso lembo di terra all’interno di un distinto e superiore sistema di privilegi, leggi, servizi, infrastrutture e libertà di movimento.
Un giorno, quando verranno aperti gli archivi, sapremo fino a che punto fu calcolato e pianificato questo processo. Nel frattempo, non possiamo ignorare il fatto che esso è iniziato nel momento in cui la Guerra Fredda e l’apartheid sudafricana stavano finendo, e mentre la comunità internazionale stava decidendo che era giunta l’ora di arrivare ad un accordo tra palestinesi e israeliani per la formazione di due stati sulla base dei confini del 4 giugno 1967.
Parallelamente al processo di Oslo, Israele ha intrapreso dei passi burocratici che vanificavano la clausola prevista dagli accordi di Oslo secondo la quale la Striscia di Gaza e la Cisgiordania sono un’unica unità territoriale. Ai residenti di Gaza è proibito vivere, studiare e lavorare in Cisgiordania senza il permesso di Israele (che è concesso raramente, e solamente a richiedenti favoriti). Ai residenti di Gaza è proibito entrare in Cisgiordania anche attraverso il confine con la Giordania. Amici e parenti vivono a soli 70 km di distanza, ma Israele non permette loro di incontrarsi. Oggi un palestinese nato a Gaza che vive in Cisgiordania senza il permesso di Israele è considerato una “presenza clandestina”.
L’ambiguo disimpegno unilaterale da Gaza, compiuto da Israele nel 2005, ha perpetuato un processo iniziato nel 1991: la Striscia di Gaza e la Cisgiordania rientrano in tipi di amministrazione differenti, con Israele che abilmente presenta Gaza come un’entità indipendente non più soggetta ad una occupazione. Alle ultime elezioni palestinesi, Hamas si è dimostrato più convincente di Fatah nel momento in cui ha attribuito la “vittoria” palestinese e il ritiro israeliano a se stesso e alla propria lotta armata, e ha promesso che “Gerusalemme sarà la prossima conquista”. A ciò è seguita la presa di potere di Hamas a Gaza nel 2007, e la direttiva del presidente Mahmoud Abbas a decine di migliaia di impiegati dell’Autorità Palestinese di boicottare il loro posto di lavoro nella Striscia.
Negli ultimi colloqui per giungere ad un’unità palestinese, le domande sostanziali non sono state poste: l’opinione pubblica della Cisgiordania e di Gaza ha rinunciato al legame tra le due parti occupate nel 1967, fino alla remota realizzazione del sogno di un unico stato? I palestinesi chiederanno conto alle loro due leadership dell’aiuto che esse hanno offerto a Israele nel separare i due territori? Per Hamas il legame con il mondo arabo e musulmano è più vitale del suo legame con la Cisgiordania? Il prestigio formale a livello internazionale, e i vantaggi di cui godono i loro burocrati, sono più cari all’ANP e all’OLP della popolazione di Gaza?
Le risposte devono provenire anche da parte israeliana, e soprattutto da coloro che affermano di appoggiare la pace. Prima della vittoria di Hamas alle elezioni del 2006, la sede amministrativa dell’ANP si trovava a Gaza. Ciò non ha impedito che Israele perfezionasse le condizioni di separazione e divisione che hanno trasformato la Striscia nel campo di detenzione che è oggi, mentre la maggior parte dei pacifisti israeliani stava con le mani in mano. Anche se al Cairo avvenisse un miracolo e i palestinesi ritrovassero la loro unità, il governo di Israele non rinuncerà di buon grado alla sua più grande conquista: separare Gaza dalla Cisgiordania. Questa conquista, che non farà che alimentare un sanguinoso conflitto, rappresenta un disastro per entrambi i popoli.
Amira Hass è una nota scrittrice e giornalista israeliana; è l’unica giornalista israeliana ad aver vissuto per anni con i palestinesi, a Gaza ed in Cisgiordania; scrive abitualmente sul quotidiano Haaretz
Titolo originale:
An Israeli achievement
http://www.medarabnews.com/2009/05/0...so-israeliano/