L'Art Nouveau (Arte Nuova, in francese), fu uno stile artistico, diffuso in Europa e negli Stati Uniti, che interessò le arti figurative, l'architettura e le arti applicate, tra il 1890 e il primo decennio del Novecento.
Il movimento, conosciuto internazionalmente soprattutto con la denominazione francofona, assume localmente nomi diversi, ma dal significato di fondo affine, tra i quali: Style Guimard, Style 1900 o Scuola di Nancy (Francia), Stile Liberty (dal nome dei magazzini inglesi di Arthur Lasenby Liberty, che vendevano oggetti esotici), Modernismo o Stile floreale in Italia, Modern Style in Gran Bretagna, Jugendstil ("Stile giovane") in Germania, Nieuwe Kunst nei Paesi Bassi, Styl Młodej Polski (Stile di Giovane Polonia) in Polonia, Style sapin in Svizzera, Sezessionstil (Stile di secessione, vedi la secessione viennese) in Austria, Modern in Russia e Arte Modernista o Modernismo in Spagna.
Storia dello stile Art Nouveau
L'Art Nouveau ebbe il suo inizio nel 1890. Il nome deriva da quello di un negozio parigino, «l'Art Nouveau Bing», aperto nel 1895 da Siegfrid "Samuel" Bing, che sfoggiava alcuni oggetti dal design innovativo, ovvero di provenienza estremo-orientale, tra cui mobili, stoffe, tappeti e vari oggetti d'arte. Il movimento trae le sue origini dall'ideologia estetica anglosassone dalle Arts and Crafts, che aveva posto l'accento sulla libera creazione dell'artigiano, come unica alternativa alla meccanizzazione e alla produzione in serie di oggetti di dubbio valore estetico. L'Art Nouveau, rielaborando questi assunti, aprì la strada al moderno design e all'architettura moderna. Un punto importante per la diffusione di quest'arte fu l'Esposizione Universale del 1900, svoltasi a Parigi, nella quale il nuovo stile trionfò in ogni campo. Ma il movimento si diffuse anche attraverso altri canali: la pubblicazione di nuove riviste, come L'arts pour tous, e l'istituzione di scuole e laboratori artigianali. Lo stile raggiunse probabilmente il suo apogeo durante l'Esposizione Internazionale d'Arte Decorativa Moderna, svoltasi a Torino nel 1902, in cui furono esposti i progetti di designers provenienti dai Paesi europei.
Nel campo letterario, i caratteri più importanti sono: il preziosismo, l'esotismo, l'allusione ai mondi del passato, ormai scomparsi (il Medioevo cavalleresco, le corti dei re Luigi in Francia, le monarchie cinesi e giapponesi), l'opposizione al positivismo, e l'interesse verso la teosofia. Nella narrativa, rigetta il realismo, optando per la novella storica e il racconto di esperienze di allucinazioni e pazzia, per la descrizione di raffinati ambienti di Bohemia, introducendo il personaggio della donna fatale, che conduce gli uomini al piacere e alla morte.
Caratteristiche dell'Art Nouveau
Una delle caratteristiche più importanti dello stile è l'ispirazione alla natura, di cui studia gli elementi strutturali, traducendoli in una linea dinamica e ondulata, con tratto «a frusta». Semplici figure sembravano prendere vita e evolversi naturalmente in forme simili a piante o fiori.
Entwurf für den Wandfries im Palais Stoclet a Brussel, dettaglio: L'albero della vita di Gustav KlimtCome movimento artistico l'Art Nouveau possiede alcune affinità con i pittori Preraffaelliti e Simbolisti, e alcune figure come Aubrey Beardsley, Alfons Mucha, Edward Burne-Jones, Gustav Klimt, e Jan Toorop possono essere collocate in più di uno di questi stili. Diversamente dai pittori simbolisti, tuttavia, l'Art Nouveau possedeva un determinato stile visivo; e al contrario dei Preraffaelliti che prediligevano rivolgere lo sguardo al passato, l'Art Nouveau non si formalizzava nell'adoperare nuovi materiali, superfici lavorate, e l'astrazione al servizio del puro design.
L'Art Nouveau in architettura e design d'interni evitò lo storicismo eclettico che permeava l'Epoca vittoriana. Gli artisti dell'Art Nouveau selezionarono e modernizzarono alcuni tra gli elementi del Rococò, come le decorazioni a fiamma e a conchiglia, al posto dei classici ornamenti naturalistici Vittoriani. Prediligevano invece la Natura per fonte di ispirazione ma ne stilizzarono evidentemente gli elementi e ampliarono tale repertorio con l'aggiunta di alghe, fili d'erba, insetti.
Caratteristiche le forme organiche, le linee curve, con ornamenti a predilezione vegetale o floreale. Le immagini orientali, soprattutto le stampe giapponesi, con forme altrettanto curvilinee, superfici illustrate, vuoti contrastanti, e l'assoluta piattezza di alcune stampe, furono un'importante fonte di ispirazione. Alcuni tipi di linee e curve divennero dei cliché, poi adoperati dagli artisti di tutto il mondo. Altro fattore di grande importanza è che l'Art Nouveau non rinnegò l'uso dei macchinari come accadde in altri movimenti contemporanei, come quello di Arts & Crafts, ma vennero usati e integrati nella creazione dell'opera. In termini di materiali adoperati la fonte primaria furono certamente il vetro e il ferro battuto, portando ad una vera e propria forma di scultura e architettura.
L'Art Nouveau si configurò come stile ad ampio raggio, che abbracciava i più disparati campi – architettura, design d'interni, gioielleria, design di mobili e tessuti, utensili e oggettistica, illuminazione, ecc. Oggi l'Art Nouveau è considerata precursore dei movimenti più innovativi del XX secolo, come l'espressionismo, il cubismo, il surrealismo, l'Art Deco ed il successivo Movimento Moderno in architettura (in Italia definito anche Razionalismo).
I settori
Vaso Daum, Nancy 1900 circaLa lavorazione del vetro fu un campo in cui questo stile trovò una libera e grandiosa forma espressiva— per esempio, i lavori di Louis Comfort Tiffany a New York o di Émile Gallé e i fratelli Daum a Nancy in Francia.
In gioielleria l'Art Nouveau ne rivitalizzò l'arte, con la natura come principale fonte di ispirazione, arricchita dai nuovi livelli di virtuosismo nella smaltatura e nell'introduzione di nuovi materiali, come opali o pietre semipreziose. L'aperto interesse per l'arte giapponese e l'ancora più specializzato entusiasmo per la loro abilità nella lavorazione dei metalli, promosse nuove tematiche e approcci agli ornamenti. Per i primi due secoli l'accento fu posto sulle gemme, specialmente sul diamante, e il gioielliere o l'orafo si occupavano principalmente di incastonare pietre, per un loro vantaggio puramente economico. Ma ora stava nascendo un tipo di gioielleria completamente differente, motivato più da un'artista-designer che da un gioielliere in sola qualità di incastonatore di pietre preziose.
Furono i gioiellieri di Parigi e Bruxelles che crearono e definirono l'Art Nouveau in gioielleria, e fu in queste città che vennero creati gli esempi più rinomati. La critica francese dell'epoca fu concorde nell'affermare che la gioielleria stava attraversando una fase di trasformazione radicale, e che il disegnatore di gioielli francese René Lalique ne era il fulcro. Lalique glorificò la natura nella sua arte, estendendone il repertorio per includere nuovi aspetti— libellule o erba—, inspirati dall'incontro tra la sua intelligenza e l'arte giapponese.
I gioiellieri si dimostrarono molto acuti nel richiamarsi con il nuovo stile ad una nobile tradizione guardando indietro, al Rinascimento, con i suoi monili in oro lavorato e smaltato, e la visione del gioielliere come artista prima che artigiano. Nella maggior parte delle opere di quel periodo le pietre preziose retrocessero in un secondo piano. I diamanti furono per lo più utilizzati con un ruolo secondario, accostati a materiali meno noti come il vetro, l'avorio e il corno.
La moda dilagante dell'arte e del disegno giapponese che si sviluppò negli anni 1860-70 e che poi fu chiamata japonisme fu il contributo singolo più importante al disegno della gioielleria art nouveau e all'art nouveau in generale .
Anche i promotori della decorazione ispirata alla botanica , Eugène Grasset , Christopher Morris ,William Morris e i loro seguaci in questa scelta estetica accolsero con favore la comparsa dell'arte e del manufatto giapponese .
E.Grasset ,Histoire des quatre fils d'Aymon
Sulcitana
24-04-2009, 14.59.02
Sulcitana
Lucien Falize , 1895, Oro e smalti
Sulcitana
24-04-2009, 15.01.54
Juliet
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Originalmente inviato da Sulcitana
Invitation au voyage ?
Yes.
Invitation au voyage.
Louis Comfort Tiffany
Louis Comfort Tiffany (18 febbraio 1848 – 17 gennaio 1933) è stato un artista e designer statunitense.
È famoso per le sue creazioni Art Nouveau in mosaici di vetro legato a stagno, detto vetro Tiffany. Fu anche pittore e creatore di gioielli ed elementi di arredo.
(..)
All'età di 24 anni si interessò alla fabbricazione di oggetti artistici in vetro e nel 1885 fondò una propria azienda vetraria, dove ideò un processo per la produzione di vetro opalescente che egli promuoveva, quando altri artisti ritenevano migliore il vetro trasparente. Un rivale di Tiffany su questo argomento fu il vetraio John La Farge. Entrambi i punti di vista erano motivati dagli ideali del movimento Arts and Crafts fondato da William Morris in Inghilterra.
Nel 1893 la sua azienda introdusse una nuova tecnica, Favrile, per realizzare per soffiatura a mano vasi e coppe. Altra attività principale era la produzione di vetrate a mosaico, ma la sua azienda progettava una gamma completa di elementi di arredo. Egli dedicò tutta la sua competenza alla decorazione della sua nuova casa a Laurelton Hall, sulla Oyster Bay a Long Island, completata nel 1904. La casa fu donata alla sua fondazione per gli studenti di arte assieme a 24,3 ha di terreno, ma venne distrutta da un incendio nel 1957.
Tra le aziende fondate da Tiffany troviamo la L.C. Tiffany & Associated Artists, la Tiffany Glass Company, i Tiffany Studios, le Tiffany Furnaces, e le L.C. Tiffany Furnaces.
L. C. Tiffany divenne membro della Society of American Artists nel 1877, della National Academy of Design nel 1880, della American Water Color Society e della Societé des Beaux Arts. Nel 1900 ricevette la carica di Cavaliere della Legion d'Onore.
Morì il 17 gennaio 1933 e venne sepolto nel Green-Wood Cemetery a Brooklyn, New York, USA.
Importanti collezioni di vetri Tiffany [modifica]
Molti esempi del suo lavoro sono conservati al Metropolitan Museum of Art di New York. Questa mostra presenta vetri colorati, mosaici murali in vetro, lampade da scrivania e vasi in vetro, e comprende un friso in vetro colorato raffigurante dei fiori di wisteria con delle colline sullo sfondo.
Un'unica sezione trasversale di vetrate di Tiffany si trova allo Smith Museum of Stained Glass di Chicago, dove possono essere viste a fianco di altri importanti stili di vetrate coloate. Sempre a Chicago si trova la più grande collezione esistente di vetrate tiffany nella loro collocazione originale. Si trovano alla Seconda chiesa Presbiteriana (vicino al distretto storico di Prairie Avenue).
Il Charles Hosmer Morse Museum of American Art, a Winter Park, in Florida, sostiene di ospitare la più completa collezione di opere di Tiffany. Molti oggetti provengono dalla sua residenza, Laurelton Hall; la collezione Morse è la più grande collezione rimanente di questi oggetti.
Un'altra si trova in un museo della piccola città inglese di Accrington, la Haworth Art Gallery. Questa collezione venne donata da un uomo del posto, Josepth Briggs, che lasciò l'Inghilterra nel 1891, e che lavorò per molti anni con L.C. Tiffany su molti progetti, essendo tra le altre cose il manager di Tiffany. La collezione personale di Briggs venne donata alla città nel 1933. http://it.wikipedia.org/wiki/Louis_Comfort_Tiffany
Tiffany Dragonfly
Juliet
24-04-2009, 15.05.42
Sulcitana
Lucien Falize , 1880
immagine lesartsdecorafifs.fr
Sulcitana
24-04-2009, 15.08.50
Sulcitana
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Yes.
Invitation au voyage.
Quels sont beaux !
Sulcitana
24-04-2009, 15.17.57
Juliet
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Originalmente inviato da Sulcitana
Quels sont beaux !
Casa_Fenoglio-La_Fleur_Torino
Juliet
24-04-2009, 15.52.55
Juliet
Tiffany Laburnum
Laburnum Tiffany
Laburnum anagyroides
Maggiociondolo
Il maggiociondolo (Laburnum anagyroides Medik., 1787) è un piccolo albero spogliante (alto dai 4 ai 6 metri), appartenente alla famiglia delle Fabaceae.
Dettaglio dei racemi dei fioriHa portamento arbustivo, la corteccia è liscia, con rami espansi verdi scuri e ramoscelli penduli e pubescenti.
Le foglie (composte da tre foglioline) hanno un lungo picciolo, glabre superiormente e pelose inferiormente.
I fiori sono di colore giallo oro, molto profumati, sono raggruppati in lunghi racemi penduli (fino a 25 cm) e fioriscono tipicamente in maggio.
I semi sono legumi dai numerosi semi neri contenenti citisina (un alcaloide), estremamente velenosi (per l'uomo, ma anche per capre e cavalli) specie se immaturi.
Alcuni animali selvatici tuttavia (come lepri, conigli e cervi) se ne possono cibare senza problemi, e per questo in alcune regioni è ritenuta una pianta magica.
Il legno è duro e pesante, di colore giallo/bruno, ottimo per pali, lavori al tornio e come combustibile. In passato - ma anche oggi nelle rievocazioni storiche - era utilizzato come ottimo legno per la costruzione degli archi.
Il poeta inglese Francis Thompson descrisse il laburnum in una sua poesia:
« Mark yonder, how the long laburnum drips
Its jocund spilth of fire, its honey of wild flame! »
(Francis Thompson, Sister Songs (1895))
[CENTER]
La prima fase dell’Art Nouveau si colloca tra il 1893 e il 1895. In
questi anni Beardsley realizzò i disegni per Salome, che vanno a
collocarsi tra i primissimi esempi di Art Nouveau in Inghilterra.
Salomé,la nuova donna
I disegni realizzati per illustrare Salome furono caratterizzati da un
linearismo incisivo e da una forte sinteticità di derivazione giapponese
che, oltre a contribuire all’affermazione di Beardsley, facendone il
primo artista grafico veramente moderno, ebbero una grande
influenza sul repertorio stilistico dell’Art Nouveau.
Oscar Wilde stava cercando un artista che illustrasse l’edizione inglese
di Salome quando, nell’aprile del 1893, un disegno di Beardsley
apparso nel primo numero della rivista periodica The Studio attirò la
sua attenzione.
Il disegno, di cui poi l’artista realizzò una seconda versione
stilisticamente perfezionata , raffigurava una terrificante
Salomé sospesa a mezz’aria con la testa mozzata e gocciolante di
Giovanni tra le mani, e riportava una battuta del dramma: J’ai baisé ta
bouche Iokanaan. Quest’opera, in cui bellezza e crudeltà apparivano
indissolubilmente legati, proiettò Beardsley nell’universo del
decadentismo e gli guadagnò l’ambìto incarico di illustrare tutta la
Salome.
Il risultato fu una serie di disegni nel più puro stile giapponese, dove
le superfici bianche, alternate alle campiture di nero, sottolineavano in
modo inedito il clima di corruzione dell’opera e contribuivano a creare
l’effetto drammatico, similmente all’uso fatto da Moronobu della
tecnica sumizurie con la quale l’artista sottolineò la forza, più che la
delicatezza, della figura femminile.
Gli stravaganti disegni di Beardsley per Salome, non sempre aderenti
al testo e ricchi di dettagli anacronistici, contenevano anche diversi
accenni caricaturali nei confronti di Wilde, che si vide ritratto nel
volto della luna e si riconobbe nelle vesti di Erode. Pur mostrando
ammirazione per il lavoro di Beardsley, Wilde confessò di preferire le
atmosfere suggestive dei quadri di Gustave Moreau, in cui
prevalevano i rossi porpora e le ombre dorate.
La figura di Salomé, donna sensuale e perversa che usa l’arma della
seduzione per acquisire potere e per raggiungere il proprio obiettivo,
incarna l’immagine della nuova donna di fine secolo, consapevole del
proprio valore e in lotta per l’emancipazione. La Salomé di Beardsley,
con la sua bellezza diabolica, misteriosa, dietro la quale si percepisce
orrore e sgomento, e la sua capacità di sovvertire le regole diventa il
prototipo della femme fatale, la donna pericolosa, che sarà un tema
ricorrente nell’Art Nouveau.
Le donne disegnate da Beardsley da Salome in poi furono considerate
immorali e scandalose perché esprimevano un forte erotismo pur non
essendo rappresentate in maniera pornografica. Dal loro
atteggiamento inoltre, trasparivano intelligenza, malizia, capacità di
compiere scelte autonome. Il pubblico ne era inevitabilmente turbato
perché esse non apparivano conformi a quelle convenzioni che
relegavano la donna inglese ai margini della vita sociale e la volevano
fragile, innocente e subordinata al proprio padre, fratello o marito.
Fonte nipponico.com
Ultima modifica di Sulcitana : 25-04-2009 alle ore 17.18.58.
Sulcitana
25-04-2009, 17.23.29
Juliet
Citazione:
Originalmente inviato da Sulcitana
Aubrey Beardsley
[CENTER]
La prima fase dell’Art Nouveau si colloca tra il 1893 e il 1895. In
questi anni Beardsley realizzò i disegni per Salome, che vanno a
collocarsi tra i primissimi esempi di Art Nouveau in Inghilterra.
Salomé,la nuova donna
I disegni realizzati per illustrare Salome furono caratterizzati da un
linearismo incisivo e da una forte sinteticità di derivazione giapponese
che, oltre a contribuire all’affermazione di Beardsley, facendone il
primo artista grafico veramente moderno, ebbero una grande
influenza sul repertorio stilistico dell’Art Nouveau.
Oscar Wilde stava cercando un artista che illustrasse l’edizione inglese
di Salome quando, nell’aprile del 1893, un disegno di Beardsley
apparso nel primo numero della rivista periodica The Studio attirò la
sua attenzione.
Il disegno, di cui poi l’artista realizzò una seconda versione
stilisticamente perfezionata , raffigurava una terrificante
Salomé sospesa a mezz’aria con la testa mozzata e gocciolante di
Giovanni tra le mani, e riportava una battuta del dramma: J’ai baisé ta
bouche Iokanaan. Quest’opera, in cui bellezza e crudeltà apparivano
indissolubilmente legati, proiettò Beardsley nell’universo del
decadentismo e gli guadagnò l’ambìto incarico di illustrare tutta la
Salome.
Il risultato fu una serie di disegni nel più puro stile giapponese, dove
le superfici bianche, alternate alle campiture di nero, sottolineavano in
modo inedito il clima di corruzione dell’opera e contribuivano a creare
l’effetto drammatico, similmente all’uso fatto da Moronobu della
tecnica sumizurie con la quale l’artista sottolineò la forza, più che la
delicatezza, della figura femminile.
Gli stravaganti disegni di Beardsley per Salome, non sempre aderenti
al testo e ricchi di dettagli anacronistici, contenevano anche diversi
accenni caricaturali nei confronti di Wilde, che si vide ritratto nel
volto della luna e si riconobbe nelle vesti di Erode. Pur mostrando
ammirazione per il lavoro di Beardsley, Wilde confessò di preferire le
atmosfere suggestive dei quadri di Gustave Moreau, in cui
prevalevano i rossi porpora e le ombre dorate.
La figura di Salomé, donna sensuale e perversa che usa l’arma della
seduzione per acquisire potere e per raggiungere il proprio obiettivo,
incarna l’immagine della nuova donna di fine secolo, consapevole del
proprio valore e in lotta per l’emancipazione. La Salomé di Beardsley,
con la sua bellezza diabolica, misteriosa, dietro la quale si percepisce
orrore e sgomento, e la sua capacità di sovvertire le regole diventa il
prototipo della femme fatale, la donna pericolosa, che sarà un tema
ricorrente nell’Art Nouveau.
Le donne disegnate da Beardsley da Salome in poi furono considerate
immorali e scandalose perché esprimevano un forte erotismo pur non
essendo rappresentate in maniera pornografica. Dal loro
atteggiamento inoltre, trasparivano intelligenza, malizia, capacità di
compiere scelte autonome. Il pubblico ne era inevitabilmente turbato
perché esse non apparivano conformi a quelle convenzioni che
relegavano la donna inglese ai margini della vita sociale e la volevano
fragile, innocente e subordinata al proprio padre, fratello o marito.
Fonte nipponico.com
Che bello Sulcitana .
Dove è finita l'Alce di prima ?
Mi piaceva tanto..
Ultima modifica di Juliet : 25-04-2009 alle ore 17.54.26.
Juliet
26-04-2009, 09.05.37
Sulcitana
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet
Che bello Sulcitana .
Dove è finita l'Alce di prima ?
Mi piaceva tanto..
Eccola ,spudoratamente OT.
Ps : apriamo una discussione sugli artisti del "Periodo d'oro dell'illustrazione "?
Edmund Dulac , Gerda
Sulcitana
26-04-2009, 13.00.21
Juliet
Citazione:
Originalmente inviato da Sulcitana
Eccola ,spudoratamente OT.
Ps : apriamo una discussione sugli artisti del "Periodo d'oro dell'illustrazione "?
Edmund Dulac , Gerda
Volentieri per gli artisti del "Periodo d'oro dell'illustrazione
ARTE: LIBERTY, AL VIA CELEBRAZIONI CENTENARIO DEL MOVIMENTO
Salsomaggiore Terme
21 aprile
Roma, 21 apr. - (Adnkronos) - Al via le celebrazioni del centenario del movimento Liberty in Italia, che si aprono con il convegno internazionale ''Le Regine del Liberty. Le citta' termali d'Europa e i percorsi della cultura tra '800 e '900'', che si tiene a Salsomaggiore Terme giovedi' 23 e venerdi' 24 aprile. Il convegno riunira' i piu' prestigiosi studiosi e critici europei di questo noto fenomeno artistico che ha influenzato tutti i linguaggi della societa', dall'architettura ai manufatti, dalla fotografia al cinema, lasciando monumenti e forme d'arte riconoscibilissime nelle citta' d'arte, nelle stazioni balneari e nelle localita' termali del nostro paese.
Salsomaggiore Terme
''Le Regine del Liberty'', inaugurando il ciclo delle celebrazioni, dara' il via ad una serie di iniziative e convegni nel biennio 2009-2010 che ha l'obiettivo di tracciare la piu' organica e approfondita riflessione del fenomeno Liberty in Italia e in Europa, a cento anni dalla sua nascita. Infatti, dopo Salsomaggiore, che e' uno dei luoghi piu' rappresentativi del movimento, le celebrazioni proseguiranno con altri due convegni internazionali il 23 e 24 giugno a Palermo e l'8 e 9 ottobre a Viareggio (le altre due citta' simbolo del Liberty) e si chiuderanno nel 2010 con una grande mostra che riunira' le testimonianze locali ed transnazionali.
Gli intenti della filosofia Art & Crafts furono presto disillusi, l'obiettivo di diffondere la gioielleria artistica ad un pubblico più vasto senza l'ausilio della meccanizzazione si rivelò un'utopia. Il brillante imprenditore Arthur Lasenby Liberty comprese l'errore di fondo del movimento, e seppe gestire al meglio le proprie risorse, grazie anche al fondamentale supporto del talentuoso designer Archibald Knox. La società Liberty & Co., trasformatasi presto in un colosso del settore, grazie alla produzione di massa riuscì ad abbattere i costi, e rappresentò sempre la più temuta concorrenza per la Guild, guidata da Ashbee, che fu costretta a chiudere i battenti nel 1907. Arthur Liberty possedeva un intuito straordinario, era un genio dell'imprenditoria, ed il suo istinto e le sue convinzioni in campo commerciale gli consentirono di trovare un nuovo fertile mercato che si situava fra la sensibilità artistica del XIX secolo e le nuove esigenze del XX, epoca socialmente rinnovata e tecnologicamente progredita. L'impresa Liberty, sebbene traesse origine dalla sensibilità dell'Art & Crafts e credesse in vari suoi principi li reinterpretò in chiave più moderna. Liberty previde un'epoca nella quale il marchio di fabbrica sarebbe diventato fondamentale nel mondo del design, un futuro nel quale lo stile sarebbe stato sempre più democratico ed il design più largamente diffuso ed ambito. L'immenso impero di Liberty ebbe i suoi natali nel 1875, quando questi, allora trentatreenne, aprì un piccolo Emporio Orientale a Londra, negozio che riscosse un enorme successo e divenne punto di riferimento fra gli estimatori. Liberty, ambizioso e spregiudicato, sentì presto la necessità di creare un proprio marchio che rispecchiasse i mutamenti sociali ed estetici di quel particolare periodo storico. Iniziò con il disegno su stoffa, integrando poi con altri settori, sinchè, nel 1898, fu in grado di avviare un'azienda per la produzione di argenteria e gioielleria. Il direttore della Liberty, Llewellyn, era un gallese che diede il nome celtico della prima collezione, la Cymric, realizzata a Birmingham nella fabbrica di Haseler. La seconda collezione Cymric fu esposta a Londra in occasione dell'Esposizione Art & Crafts nel 1899. Haseler aveva firmato un contratto per produrre gioielli ed argenteria, ma gli accordi prevedevano che il design dovesse essere frutto di artisti e designers della Liberty & Co. Fra questi spiccò la stella luminosa di Archibald Knox, nuova recluta che si fece subito notare. Inizialmente si ispirò alla tradizione celtica ma, quando lasciò che si esprimesse il suo vero genio artistico, si cimentò in reinterpretazioni estremamente stilizzate e personali di quegli stessi motivi in chiave geometrica e funzionale giocando con linee pulite e prive di orpelli. L'opera di Knox, pur partendo da antiche tradizioni, si sviluppa in modo del tutto moderno e sorprendente, prefigurando il Bauhaus e senza mai cedere alle decadenze dell'Art Nouveau francese. Il suo celeberrimo intreccio celtico fu sovente realizzato in argento traforato decorato da smalti blu e verde pavone, così come la famosa linea a colpo di frusta con la piccola coda ripiegata. I gioielli della linea Cymric, in genere in argento, erano spesso arricchiti di turchesi imperfetti e nodosi o da madreperle ondulate, nel classico stile Art & Crafts, e decorati di smalto fluttuante verde e blu o incastonati di perle blister secondo la tradizione Art Nouveau. Famosa tecnica di Knox fu il suggestivo mosaico in opale, pietra cara alla decadenza, che poteva riprodurre tutte le sfumature dell'alba e del tramonto. Le fibbie per cinture, fondamentali nella moda di fine secolo per le " donne farfalla" costrette in rigidi corsetti modellanti, furono fra i pezzi di maggior successo della linea Cymric. Spesso i progetti di Knox divenivano il filo conduttore per oggetti e gioielli diversi che seguivano un comun denominatore. Con spirito imprenditoriale, Arthur Liberty fece produrre in massa gioielli d'argento che rispecchiavano quelli battuti a mano dagli orafi di Art & Crafts, e laddove le imprecisioni dovevano essere il valore aggiunto dell'unicità del pezzo, qui i colpi di martello erano prodotti dagli stessi stampi industriali. Con grande delusione di Ashbee, i suoi disegni esercitarono una notevole influenza sulla serie Cymric, e dove aveva fallito la sua utopia di diffondere le arti minori al grande pubblico, riuscì brillantemente la genialità imprenditoriale di Arthur Liberty.
Source Segreti di pulcinella
Archibald Knox
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Immagini Tadema Gallery
Sulcitana
26-04-2009, 22.37.14
Juliet
Liberty & Co was founded by Arthur Lasenby Liberty (1843-1917) in 1875. He was managing the Oriental Warehouse owned by Farmer and Rogers before opening his own shop called East India House at 218a Regent Street, London. Importing goods from across the world, but mainly Asia. retailing wares such as Persian Rugs, Furntiure, Jewellery, Metalware and Curios. At some point in the late 1890s (97-98) after already selling Kayserzinn pewter wares successfully he started to sell their new range of Art Nouveau Pewter. The firm Kayserzinn of Krefeld, Germany had its own new prolific designers such as Hugo Leven, Hermann Fauser and Karl Berhoff. With the invention of the Huber press, mass production was now available for a lot more items, This was to go against the likes of Ashbee and his Guild of Handicraft who believed in the timeserved tradition of handmade / handcrafted items , each being individual and unique.
.....By this time Liberty & Co were producing their silverware range known as Cymric (pro- Koomric) with Archibald Knox as the main designer, incorporating Celtic designs which Arthur Lasenby Liberty was to become fascinated by after a trip to Ireland. In 1899 an exhibition was held in the Liberty & Co shop to show off their new range of Jewellery (Gold and Silver jewellery is both known as Cymric). It was around this time that Liberty & Co had started a venture with a Birmingham Silversmith called William H Haseler, who went on to producing the Silver and Pewter range for Liberty & Co. With the Silver range being expensive, in about 1902 the Pewter ware known as Tudric was introduced ( known as poor mans silver ) to appeal to the masses. Liberty & Co went on to open several retail outlets in Paris , Scotland and even New Zealand . I am often questioned as to why all my Pewter is highly polished and the answer is simple, and remains the same everytime 'It is meant to be shiny , It was back in 1902 and it should be today'. Jay Lewis 2009.
Sir Lawrence Alda-Tadema (1836-1912) was a prominent Classical painter of the Victorian era. He was well known for his portrayal of Greek and Roman scenes.
Figlio di un tecnico vetraio, si diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia Insofferente verso la cultura verista tardo ottocentesca che qui incontra, si sente piuttosto attratto dagli stimoli offerti dalle Biennali veneziane che frequenta entrando in contatto con le ricerche simboliste e l’ambiente della secessione viennese. Fondamentale in questo periodo l’incontro con la pittura mistica e simbolista di Jan Toorop nel 1905.
1906-1915 - A partire dal 1909 condivide l’esperienza del gruppo di artisti legati a Ca’ Pesaro e partecipa alle loro mostre. E al 1910 risale l’altro fondamentale incontro con la raffinata produzione di Gustav Klimt.
In questo contesto nasce l’amicizia con il pittore Teodoro Wolf Ferrari, con cui condivide un crescente interesse verso le arti applicate: assieme a lui intraprende in particolare una significativa ricerca sulle potenzialità espressive del vetro mosaico, i cui esiti vengono presentati a Monaco nel 1913 e alla Biennale veneziana nel 1914.
Allo stesso 1913 risale inoltre la singolare presenza di Zecchin all’annuale mostra di Ca’ Pesaro dove in una saletta dedicata realizza la decorazione Il giardino delle fate, in estrema sintonia con i vetri esposti nel medesimo spazio da Giuseppe Barovier. Nello stesso anno partecipa con opere pittoriche alla prima mostra della Secessione Romana e alle successive edizioni del 1914 e del 1915.
Al 1914 va datato anche lo straordinario ciclo pittorico-decorativo su tela Le Mlle e una notte, realizzato per l’Hotel Terminus di Venezia e già definito, il “capolavoro della pittura liberty a Venezia”
1916-1920 - Sempre più interessato alle arti applicate, durante la guerra Zecchin organizza a Murano un laboratorio di arazzi e ricami, eseguiti perlopiù con un punto di sua invenzione (“punto mio”) che imita la pennellata. Così, riproponendo e ispirandosi ad alcuni soggetti dei suoi dipinti, realizza una ricca produzione di stoffe ed arazzi, alla quale si dedica ampiamente anche nel dopoguerra e durante gli anni Venti. Di quegli stessi anni è anche la proficua collaborazione con il laboratorio di ricamo della contessa Pia di Valmarana per la quale, tra l’altro, progetta lavori che partecipano alle più importanti mostre di arte decorativa dell’epoca.
Alla riapertura delle mostre di Ca’ Pesaro nel 1919, Zecchin presenta una decina di arazzi e ricami e una piccola serie di vetri smaltati. Anche l’anno successivo a Milano alla Galleria Pesaro espone arazzi e mosaici insieme a vetri decorati a smalto e oro, testimoniando così il suo crescente interesse verso il mondo del vetro.
1921-1925 - Dal 1921 al 1925 fu direttore artistico di Vetri Soffiati Muranesi Cappellin Venin & C., dove creò pezzi classicheggianti di vetro leggeri e con colori delicati che riscossero grande successo in Italia e all’estero. Ispirati dallo stile pittorico del XVI secolo dei pittori veneti, queti vasi furono i primi esempi di lavori moderni i vetro di Murano.
1926-1947 - Negli anni trenta Zecchin collaborò con S.A.L.I.R. fornendo disegni per incisioni su vetro e decorando personalmente vetri con smalti. Lavorò occasionalmente con Ferro Toso nel 1930 e nel 1938per il quale creò gli eleganti calici Leggerissimi. Collaborò con A.V.E.M. nel 1932, con Seguso Vetri D’Arte nel 1933-34. Durante gli ultimi anni della sua vita, Zecchin si dedicò all’insegnamento.
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Vaso a murrine 1914
Fonte e immagini arteliberty.it
Sulcitana
27-04-2009, 18.56.50
Sulcitana
Zecchin , Vetrate
Salomè
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Le mille e una notte
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Donne
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Convegno mistico
Sulcitana
28-04-2009, 15.25.18
Sulcitana
Giuseppe Pellizza da Volpedo , Girotondo
Sulcitana
28-04-2009, 15.28.02
Sulcitana
De Nittis , Il salotto della principessa Matilde
Sulcitana
28-04-2009, 19.09.47
Juliet
Citazione:
Originalmente inviato da Sulcitana
Giuseppe Pellizza da Volpedo , Girotondo
Juliet
29-04-2009, 09.57.52
Sulcitana
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet
@Juliet
Galileo Chini fu uno dei protagonisti più importanti e significativi del passaggio fra Ottocento e Novecento in Italia. Notevoli sono anche le sue opere. L'artista viene infatti incaricato nel 1910 di decorare il Prah-ti-Nam, il fastoso salone del trono di Bankok, era già all'apice della sua brillante carriera. L'imperatore Siamese voleva infatti che ad affrescare il salone con gli espisodi più salienti della sua dinastia, fosse il più noto affreschista dell'epoca.
La Primavera classica
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Pannello decorativo con putti, ceramica policroma, 1923 ca
Montecatini Terme, Terme Tamerici
Sulcitana
29-04-2009, 16.50.26
Sulcitana
Il Manifesto
Nato nel corso della rivoluzione francese, il manifesto aveva originariamente lo scopo di divulgare le notizie nel più breve tempo possibile.
Nel corso dell’ Ottocento, con la produzione e crescita degli oggetti di consumo, conseguente alla diffusione della produzione industriale, il manifesto si trasformò in un fondamentale veicolo per le comunicazioni commerciali, senza però perdere la sua originaria funzione informativa.
Alla fine del secolo XIX , il manifesto passa da ampie descrizioni verbali alle immagini, le quali assumono ruoli più rilevanti ed autonomi.
La fase innovativa del manifesto, avviene con il periodo dell’Art Nouveau in Francia, il Liberty in Italia, dove l’arte dell’immagine illustra il prodotto industriale.
Si innesta in questo modo la pubblicità con l’arte.
Nascono così dei veri propri artisti della cartellonistica anche con grande intuito commerciale nell’elaborare l’immagine del prodotto.
In Italia fra i maggiori esponenti della cartellonistica ricordiamo Marcello Dudovich con il suo “Otello di Verdi”, Aldo Mazza, Leonardo Bistolfi con il suo celebre manifesto della “Prima Esposizione Internazionale d’Arte di Torino” 1902, Leopoldo Metlicovitz con il suo “Onoranze a Volta”, Gino Boccasile, A.D. Stella, A. Natoli, Zanoni, Mazzolari, Morino, Achille Mauzan, Orlando Orlandi, Giovanni Maria Mataloni, Luigi Caldanzano, Leonetto Cappiello, Adolfo Hohenstein, Aleardo Terzi, Franz Laskoff, Nomellini con il suo ”Olio Sasso”…
Il manifesto viene portato dal movimento Liberty al rango di arte.
Fonte e immagini artelibery.it
Sulcitana
29-04-2009, 16.52.12
Sulcitana
Sulcitana
29-04-2009, 16.57.11
Sulcitana
Metlicovitz Leopoldo, Madame butterfly 1904
Sulcitana
29-04-2009, 17.18.50
Juliet
Leonardo Bistolfi
Juliet
30-04-2009, 12.04.38
Juliet
Marcello Dudovich
Juliet
30-04-2009, 15.19.46
Sulcitana
Paul Berthon , Liane de Pougy, 1900 circa
Sulcitana
30-04-2009, 15.23.55
Sulcitana
Manifesto per Pan , Joseph Sattler
Sulcitana
30-04-2009, 15.27.47
Juliet
Aldo Mazza
Juliet
30-04-2009, 15.27.50
Sulcitana
Jugend n.40 , Ludwig von Zumbusch, 1897
Sulcitana
30-04-2009, 15.31.21
Juliet
Gino Boccasile
Juliet
30-04-2009, 15.38.38
Sulcitana
Josef Maria Auchentaller - Manifesto Seebad Grado, 1906
Sulcitana
30-04-2009, 15.41.30
Juliet
Boccasile
Juliet
30-04-2009, 15.53.29
Juliet
Nomellini
Juliet
30-04-2009, 15.55.48
Juliet
Franz Laskoff,
Juliet
30-04-2009, 15.59.52
Juliet
Juliet
30-04-2009, 16.02.39
Juliet
Franz Laskoff,
Juliet
30-04-2009, 16.04.28
Juliet
Juliet
30-04-2009, 16.09.06
Juliet
20hohenstei
Juliet
30-04-2009, 23.06.21
Juliet
Leonetto Cappiello
Juliet
30-04-2009, 23.20.27
Juliet
Luigi Caldanzano
Juliet
30-04-2009, 23.27.40
Juliet
Giovanni Maria Mataloni
Juliet
30-04-2009, 23.38.11
Juliet
Achille Mauzan
Juliet
01-05-2009, 00.18.48
Juliet
Juliet
01-05-2009, 14.54.35
Sulcitana
Ver Sacrum
Rivista del movimento della Secessione viennese, pubblicata a cadenza mensile dal 1898 al 1903, di grande rilievo per l’originalità della veste grafica e la qualità dei testi letterari. Il titolo deriva dall’antico rito dei popoli italici (vedi Ver sacrum) con il quale alcuni uomini e animali nati in primavera venivano consacrati agli dei e destinati ad abbandonare il luogo d’origine per fondare altrove un nuovo insediamento; una simile investitura in certo modo “sacra” sentivano di avere gli artisti viennesi che avevano scelto di dare vita alla “secessione” dall’accademia e dalle scuole artistiche più legate alla tradizione.
Il valore fondamentale della linea in tutte le espressioni artistiche della Secessione spiega l’importante ruolo della grafica all’interno del movimento, come ambito espressivo e insieme fecondo terreno di sperimentazione. Quasi tutti gli esponenti del gruppo viennese (tra i maggiori, Gustav Klimt, Josef Maria Olbrich, Otto Wagner, Koloman Moser, Josef Hoffmann, Alphonse Mucha, Alfred Roller, Friedrich König) collaborarono con “Ver Sacrum”, ideando copertine, modelli di impaginazione, decorazioni, vignette, caratteri per titoli e cartigli, e illustrando i testi con tavole inedite. La dialettica tra figurazione e decorazione dà luogo sulle pagine della rivista (di formato quadrato) a eleganti soluzioni, tra le più significative del periodo Art Nouveau.
Ver Sacrum , Primo numero , Alfred Roller
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Sulcitana
01-05-2009, 15.00.04
Sulcitana
G. Klimt , Manifesto per Ver Sacrum
Sulcitana
01-05-2009, 15.05.59
Sulcitana
G. Klimt , L'albero della vita
immagine wikipedia
Sulcitana
01-05-2009, 15.12.05
Juliet
Citazione:
Originalmente inviato da Sulcitana
Ver Sacrum
Rivista del movimento della Secessione viennese, pubblicata a cadenza mensile dal 1898 al 1903, di grande rilievo per l’originalità della veste grafica e la qualità dei testi letterari. Il titolo deriva dall’antico rito dei popoli italici (vedi Ver sacrum) con il quale alcuni uomini e animali nati in primavera venivano consacrati agli dei e destinati ad abbandonare il luogo d’origine per fondare altrove un nuovo insediamento; una simile investitura in certo modo “sacra” sentivano di avere gli artisti viennesi che avevano scelto di dare vita alla “secessione” dall’accademia e dalle scuole artistiche più legate alla tradizione.
Il valore fondamentale della linea in tutte le espressioni artistiche della Secessione spiega l’importante ruolo della grafica all’interno del movimento, come ambito espressivo e insieme fecondo terreno di sperimentazione. Quasi tutti gli esponenti del gruppo viennese (tra i maggiori, Gustav Klimt, Josef Maria Olbrich, Otto Wagner, Koloman Moser, Josef Hoffmann, Alphonse Mucha, Alfred Roller, Friedrich König) collaborarono con “Ver Sacrum”, ideando copertine, modelli di impaginazione, decorazioni, vignette, caratteri per titoli e cartigli, e illustrando i testi con tavole inedite. La dialettica tra figurazione e decorazione dà luogo sulle pagine della rivista (di formato quadrato) a eleganti soluzioni, tra le più significative del periodo Art Nouveau.
Ver Sacrum , Primo numero , Alfred Roller
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Juliet
01-05-2009, 15.21.42
Sulcitana
@ July
Manifesto Secessione di Vienna , Alfred Roller
Sulcitana
01-05-2009, 15.25.39
Juliet
Citazione:
Originalmente inviato da Sulcitana
@ July
Manifesto Secessione di Vienna , Alfred Roller
@ Sulcitana
Venere nella grotta
Koloman Moser
Juliet
01-05-2009, 15.26.59
Sulcitana
@ juliet
Koloman Moser
Sulcitana
01-05-2009, 15.34.00
Juliet
Koleman Moser
Juliet
01-05-2009, 15.43.15
Sulcitana
Manifesto per Ver Sacrum , 1903 , Koloman Moser
Sulcitana
01-05-2009, 15.53.21
Juliet
Koloman Moser
Juliet
02-05-2009, 14.46.28
Sulcitana
Manuel Orazzi
L'Atlantide
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Sarah Bernhardt portrait
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Manifesto per La Maison Moderne , Manuel Orazzi , 1903 circa
Sulcitana
02-05-2009, 19.22.21
Sulcitana
Fernand Thesmar, Barbedienne , 1880
Source Musée D'Orsay.fr
Sulcitana
02-05-2009, 19.26.24
Sulcitana
Two Birds on a Thorny Bough, Fernand Thesmar (French, 1843 - 1912) 1879
source Cleveland Museum of Art
Sulcitana
02-05-2009, 19.35.11
Sulcitana
André Fernand Thesmar
source artnet.com
Sulcitana
04-05-2009, 17.31.42
Sulcitana
Il 1900 e l'Esposizione internazionale di Parigi
Walter Benjamin:
Le esposizioni mondiali trasfigurano il valore di scambio delle merci; creano un ambito in cui il loro valore d’uso passa in secondo piano; inaugurano una fantasmagoria in cui l’uomo entra per lasciarsi distrarre. L’industria dei divertimenti gli facilita questo compito, sollevando all’altezza della merce.
Occorre in effetti constatare che L’Esposizione Universale di Parigi del 1900 superò la quota di 50 milioni di visitatori (solo quella di Osaka del 1970 fece altrettanto), e questo successo fu solo in parte motivato dall’interesse per il progresso industriale o per gli intrecci economici. Questo evento verrà infatti ricordato soprattutto per gli spettacolari apparati temporanei, lo sfarzo di luci elettriche, che meriterà a Parigi il titolo di Ville Lumière, e la comparsa della forma di intrattenimento contemporaneo per eccellenza, il cinema, i cui primi prodotti vennero presentati al pubblico proprio in tale occasione. Questa gigantesca massa di persone potè inoltre per la prima volta spostarsi velocemente attraverso la capitale francese utilizzando la nuova metropolitana, che tagliava la città da Est ad Ovest, dalla porta di Vicenne a quella di Maillot; le stazioni, ancora oggi celeberrime, furono decorate da Hector Guimard, e restano tra i momumenti più conosciuti dell’Art Nouveau.
Ecco, quasi ci si dimentica, nella roboante mole di informazioni legate all’Esposizione Universale, di ricordare un altro evento di grande rilevanza: nel padiglione dedicato all’arredo e alla decorazione vengono presentati oggetti nuovi, caratterizzati da linee sinuose ispirate al mondo vegetale, decretando la nascita di una nuova arte per un nuovo secolo, l’Art Nouveau appunto. Ed al centro di questo rinnovamento troviamo la città di Torino, che si aggiudica la medaglia d’oro per l’arredo attraverso l’ebanista Vittorio Valambrega; titolare di una ditta nata nel 1884, egli aveva inaugurato da una decina d’anni in Via Prinicipe Amedeo 13 una nuova bottega, nella quale lavorano 50 operai circa tra falegnami, scultori tappezzieri e verniciatori, e che divenne cuore pulsante del mobile liberty, secondo la definizione italiana dell’”arte nuova”.
Si tratta sicuramente di un fatto sorprendente: un italiano che ottiene una così alta consacrazione a livello internazionale scegliendo uno stile che, allora come oggi, è considerato sostanzialmente estraneo e forzato per la cultura delle regioni di qua dalle Alpi. Da dove poteva arrivare questa capacità, artistica come imprenditoriale, di scegliere un linguaggio stilistico internazionale per imporsi in una competizione produttiva che si svolgeva su scala sempre più globale? Più che al genio del singolo viene da pensare ad un clima culturale favorevole, e ad una solida formazione.
In effetti la riflessione riguardo a quella che oggi definiremmo “formazione professionale” era stata stimolata proprio dal fenomeno delle esposizioni internazionali, che avevano avuto il merito innanzitutto di riportare alla ribalta le professionalità artigianali e protoindustriali, che fino a quel momento erano state escluse a priori dal sistema educativo e relegate alle botteghe quali luogo di trasmissione del sapere, ed inoltre di porre a confronto i differenti paesi, quindi, seppur indirettamente, i frutti dei differenti sistemi scolastici.
Proprio l’esposizione parigina del 1900, che si pone come momento di sintesi delle esperienze del secolo precedente, tentò di essere in qualche modo “didattica”, e di sottolineare come alla base del progresso umano che in quella sede veniva celebrato ci fosse la formazione scolastica. Fu così che i padiglioni nazionali accolsero quelli che vennero giudicati i migliori esempi dei rispettivi sistemi scolastici, con speciale rilievo dato a scuole di indirizzo scientifico, o a scuole di “arti e mestieri”.
source scuolesancarlo .org
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Sulcitana
04-05-2009, 17.45.48
Sulcitana
Paris in photos , 1900
Eiffel Tower to the Trocadero and Colonial Section
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St. Augustine Church, Paris
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Tuileries
Sulcitana
06-05-2009, 13.26.10
Juliet
Actress Edwina Booth photographed by George Hurrell.
Juliet
07-05-2009, 19.17.17
Sulcitana
Alfons Mucha
Flower
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Amants
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Prophetess
Sulcitana
07-05-2009, 19.22.39
Sulcitana
Alfons Mucha
Sulcitana
08-05-2009, 18.00.05
Sulcitana
Louis Auroc
Sulcitana
08-05-2009, 18.02.15
Sulcitana
EVALD NIELSEN
Sulcitana
08-05-2009, 18.05.43
Sulcitana
BRITISH ARTS & CRAFTS
source Tadema gallery
Sulcitana
09-05-2009, 15.46.07
Sulcitana
Ella Naper
Lily-pad Hair Combs
Sulcitana
09-05-2009, 18.40.35
Juliet
Art Nouveau - Armadio da parete
Juliet
09-05-2009, 19.32.18
Juliet
Il busto di Nefertiti
patacca Art Déco?
Due storici mettono in dubbio l'autenticità del busto
PARIGI
È polemica sulla Monna Lisa egiziana. Due studiosi, uno svizzero, Henri Stierlin, e uno francese, Jean-Jacques Fietcher, contestano l’autenticità del busto della regina Nefertiti conservato all’Altes Museum di Berlino. Il capolavoro dell’arte egizio più celebre del museo della capitale tedesca non è che una volgare impostura Art Deco? Se lo chiede il quotidiano francese «Le Figaro», ricordando che supposizioni e voci stanno prendendo fiato dopo la pubblicazione da parte dello storico ginevrino Stierlin del libro «Le buste de Nefertiti, une imposture dell’egyptologie?», pubblicato dalla casa editrice francese Infolio (pagine 135, euro 18).
Un saggio «francamente provocatorio», sottolinea «Le Figaro», che intravede i colori di un vero e proprio giallo nella vicenda. D’altronde, che le cose non siano chiare, lo ammettono tutti i libri relativi a questo busto, che non tacciono il fatto che le circostanze della scoperta sono poco chiare, osserva Stierlin. Dubbi e perplessità sull’autenticità del busto di Nefertiti sono stati sollevati anche dallo storico Fietcher nel suo libro inchiesta sui falsari in archeologia, intitolato «Faussaires d’Egypte», pubblicato dalla casa editrice francese Flammarion (pagine 252, euro 25).
Nel 1911, a Amarna, la capitale del faraone «eretico» Akhenaton (1390-1352 a.C.), il marito di Nefertiti, l’archeologo tedesco Ludwig Borchardt entrò in quello che si sarebbe rivelato l’atelier del celebre scultore Thoutmes. Vi troverà utensili vari, arnesi da lavoro, colori e poi racconterà la sua grande meraviglia per le straordinarie scoperte. «Ma i suoi resoconti sono troppo imprecisi, troppo vaghi per essere onesti», afferma senza mezzi termini Henri Stierlin. La descrizione dei reperti rinvenuti è giudicata «laconica», sbrigativamente stringata, osserva Stierlin; in particolare quella del busto è definita semplicemente «in uno stato di conservazione miracoloso».
Borchardt si è sempre rifiutato di mostrare il suo diario delle scoperte, osserva con malizia Stierlin. E l’Altes Museum che custodisce questo documento non ha concesso allo studioso ginevrino l’autorizzazione a consultarlo. Quello che è certo è che bisognò aspettare ben dodici anni, il 1923, perchè Borchardt accettasse di redigere un rapporto dettagliato sul ritrovamento della statua di Nefertiti, conclude ancora una volta malizioso Henri Stierlin.
Fietcher ha espresso dubbi sull’autenticità egiziana del busto anche per le fattezze del volto raffigurato: «il suo viso è troppo fine per essere vero». Per risolvere il giallo occorrerebbero esami scientifici rigorosi, scrive «Le Figaro», ma, ad esempio la datazione con il carbonio 14 non darebbe risultati certi, dal momento che la scultura è in calcare e pietra con dei pigmenti minerali, mentre sarebbero necessari degli elementi organici.
Al Louvre, Guillemette Andreu-Lanoe, direttrice del dipartimento delle antichità egiziane, non crede alla tesi della falsa Nefertari: «Conosco bene il direttore del Museo di Berlino e non avrebbe esitazione a identificare un falso reperto, come del resto ha già fatto tante volte».
Dal 1889, i vetri Loetz raggiunsero notorietà nella esibizione alla Esposizione Internazionale di Parigi sotto la appena costruita Tour Eiffel. I pezzi Loetz vinsero numerosi riconoscimenti critici per la serie “Onyx” e per i vetri opachi che contrastavano con la naturalezza di simulate pietre dure.
Pochi lavori in vetro hanno esplorato con tanta intensità i rapporti cromatici ottenibili con il verde-azzurro attraverso cobalto, ferro, rame come la fabbrica fondata nel 1840 da Johann Loetz a Klostermuhle, in Boemia, allora ancora sotto il controllo dell’impero Austro-Ungarico. Anche se Loetz morì nel 1848, la fabbrica proseguì l’attività sotto la gestione della moglie sotto il nome di Glasfabrik Johann Loetz-Witwe (Fabbrica Vetri della Vedova di Johann Loetz), nome che rimase sino alla chiusura avvenuta nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Dagli inizi degli anni Ottanta del XIX secolo, i lavori prodotti dalla Loetz acquisirono grande reputazione per la manifattura di vetri finissimi, prodotti sotto la direzione del nipote di Loetz, Max Ritter von Spaun, che aveva modernizzato il lavoro introducendo anche innovativi tipi di vetri, tecniche produttive, diverse delle quali brevettate a suo nome. Dal 1889, i vetri Loetz raggiunsero notorietà nella esibizione alla Esposizione Internazionale di Parigi sotto la appena costruita Tour Eiffel. I pezzi Loetz vinsero numerosi riconoscimenti critici per la serie “Onyx” e per i vetri opachi che contrastavano con la naturalezza di simulate pietre dure. L’Esposizione parigina del 1889 fu il trampolino di lancio delle migliori realizzazioni dell’arte vetraria ed è accettata come data che segna la nascita dell’Art Nouveau con i primi lavori di Emile Gallé esposti accanto ai vetri “favrile” di Tiffany. I lavori di Loetz si allontanavano dagli echi di Gallé e di Tiffany per le ornamentazioni applicate in argento sul vetro opalescente dei vasi e delle coppe. Spaun fu ulteriormente incoraggiato dal successo ottenuto alla Columbia World’s Fair di Chicago del 1893, e concentrò tutti i suoi sforzi per sviluppare le componenti iridescenti; nel 1989, dopo anni di sperimentazione, brevettò una tecnica per produrre un blu profondo e un oro dai riflessi metallici per cui i vetri Loetz sono conosciuti; Spaun celebrò l’occasione con una impressionante mostra di oggetti disegnati da lui per la produzione viennese con le nuove tecniche, ulteriore tappa di un percorso che di lì a qualche anno lo avrebbe reso il più raffinato e il più progressivo al mondo tra i produttori di vetri Art Nouveau.
Molti vetri Loetz vennero commissionati ad artisti della Secessione Viennse come Koloman Moser e Josef Hoffman, combinando forme innovative con tecniche avanzate. Il principale designer per Loetz tra il 1903 e il 1914 fu Maria Kirschner, che era nata a Praga ma che aveva studiato ed acquisito professionalità a Parigi e Berlino. La Kirschner preferì forme sottili di elegante semplicità con poche decorazioni applicate, quasi in contrasto con l’Art Nouveau francese, e per la Loetz disegnò almeno 200 pezzi, alcuni dei quali sono firmati con il suo monogramma, MK, da non confondere con le due lettere in stampatello che segnano la firma di Moser. Le sue forme e le dimensioni dei suoi lavori sono molto simili a quelle di Louis Comfort Tiffany, il cui lavoro procede parallelo a quello di Loetz mostrano una chiara influenza austriaca, probabilmente assorbita agli inizi, in quel 1889 in cui Tiffany ammirò i Loetz esposti all’Esposizione di Parigi. E’ facile immaginare che la grande migrazione agli inizi del XX secolo abbia portato da Tiffany molti abili artigiani vetrai provenienti dalle fabbriche Loetz ed altre produttrici boeme.
In contrasto con l’evoluzione dello spirito Art Nouveau del disegno della Kirschner, i prodotti ideati da Josef Hoffman e dai suoi allievi tendono ad essere più controllati, quasi definiti da proporzioni architettoniche. La combinazione di semplicità di forma con la superficie vibrante. lustra di colori e di organicità, fa dei vasi Loetz i vetri della massima qualità.
fonte guide supereva liberty e deco
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Sulcitana
15-05-2009, 14.51.22
Sulcitana
Arte vetraria francese
Si potrebbe dire, viene l’Art Nouveau e veramente tutto cambia; il vetro riesce a trovare, qui in Francia, le sue espressioni più significative, sia sul piano del linguaggio decorativo, che, esasperando la flessuosità dei vegetali, li trasforma in manifestazione della forza emotiva della natura, che su quello delle tecniche (la pâte-de-verre, il vetro-cammeo, la marqueterie, il poudré, ecc.): è questa la combinazione che porta la Francia della fine del secolo a cambiamenti radicali nell’industria vetraria e nelle arti ad essa più strettamente legate.
In questo panorama rinnovato emerge la figura di Emile Gallé insieme ad una schiera di artisti altrettanto validi e significativi: i fratelli Daum, Argy-Rousseau, Décorchemont, Legras, i fratelli Müller, Réné Lalique, Charles Schneider e tanti altri. Ma è Gallé l’innovatore e l’anima profonda di questa nuova arte, il poeta-industriale che crede nella possibilità di fare poesia anche attraverso la produzione di massa; in questo senso rappresenta bene anche gli orientamenti culturali di questa fine secolo, così dibattuta fra il pezzo unico, e quindi la produzione artigianale, e il pezzo di serie di produzione industriale. Lui, Gallé, costituisce la via di mezzo: suoi sono tutti i disegni, suoi sono gli studi e le prove delle nuove tecniche, sempre sotto il suo controllo il lavoro degli operai che realizzano le opere; le quali poi alla fine sono sempre dei pezzi unici perché le tecniche adottate non permettono certo una identica ripetizione del risultato dal momento che il poudré non può mai essere lo stesso, l’intercalaire risulta diverso a seconda di come si dispongono gli ossidi, e via di seguito.
Durante gli Anni Venti del ‘900 gli artisti francesi dediti alle arti decorative, sia con il vetro sia con altri materiali, dimostrano grandissime capacità e creano forme e decorazioni molto eleganti, facendo della Francia il centro di riferimento mondiale, consacrato nel 1925 dall’Exposition Internazionale des Arts Décoratifs et Industrials Modernes che si tiene appunto a Parigi.
Fra questi, nel settore del vetro, René Lalique ha un successo commerciale superiore a tutti gli altri nel campo dei vetri di lusso. Certo si tratta del multiplo, ben disegnato, costoso e prodotto industrialmente, quindi non della creazione d’arte individuale, eppure la sua fama è continuata con i suoi successori e continua ancora oggi.
Nel secondo dopoguerra lo stile francese sembra cristallizzarsi nei suoi gloriosi caratteri tradizionali, ben lontano dalle nuove idee che vanno sviluppandosi in Italia e in Scandinavia, come se troppo forte fosse ancora l’influenza del suo splendente passato e, per contro, troppo deboli i tentativi di trovare una moderna identità.
Daum
È il notaio Jean Daum che, fuggito dalla Lorena dopo la guerra franco-prussiana del 1870, rileva una vetreria a Nancy e comincia a fabbricare lastre da finestra e vetri da orologio; ma è solo dopo la sua morte, nel 1885, che i figli Auguste e Antonin riescono a portarla al successo iniziando una lavorazione a livello artistico. Auguste si occupa dell’amministrazione, Antonin è l’artista che, da grande innovatore, riesce ad elevare la firma Daum accanto a quella di Gallé, ai vertici dei vetri Art Nouveau. Per lui l’essenza magica della natura consiste principalmente nel colore: di qui l’importanza di catturare l’esatta sfumatura di un fiore, di una foglia, di un ramo. Al di là del simbolismo così di moda in quel momento, Antonin Daum parla di “studio delle cose viventi, amore per la verità, ritorno all’intellettualismo, alla sensibilità poetica nella decorazione, ai principi logici del disegno e dell’ornamento”. È evidente in queste parole la sintonia con Emile Gallé e non soltanto sul piano estico o stilistico ma anche su quello teorico dell’arte; importante sarà perciò il suo ruolo anche nell’Ecole de Nancy, soprattutto dopo la morte di Gallé nel 1904.
Betulle , 1903
Neppure il piano della sperimentazione gli è estraneo: introduce infatti molte e svariate tecniche riuscendo ad impiegarle contemporaneamente tanto da ottenere risultati straordinari. La più difficoltosa ed apprezzata è quella detta intercalaire con cui realizza opere piene di mistero e audacia, che sembrano raggiungere la terza dimensione. Si ottiene saldando a caldo, su una prima capsula di vetro o cristallo, composta spesso a più strati e decorata usando più tecniche, una seconda capsula pure a uno o più strati; se durante il raffreddamento l’opera non ha subito crepe o rotture (cosa non insolita data la difficoltà della lavorazione), si passa alla decorazione esterna. È con questi vetri, oggi molto difficilmente reperibili, che all’Esposizione Universale del 1900 a Parigi gli viene riconosciuto il Grand Prix.
E poi l’incisione dove usa progressivamente ruote di ferro, rame, piombo e sughero per ottenere dal vetro un risultato di delicatezza e leggerezza. Nel 1909, con Amlaric Walter, introduce la pâte de verre, risultato di una fusione in vetro simile a quella in bronzo a cera persa, ma di esecuzione assai più difficile e il cui procedimento è stato sempre tenuto segreto.
Poi l’interruzione della guerra del 1914-18, le grandi mutazioni nel campo artistico, le Avanguardie, l’Art Déco. In Daum, dove Antonin andava gradualmente ritirandosi lasciando la guida della vetreria al nipote Paul, tutto ciò si manifesta come evoluzione graduale verso linee più asciutte ed intagli netti e precisi che nulla tolgono all’eleganza dell’oggetto ed al suo successo sul mercato. Tra i prodotti migliori c’è una ricca serie di lampade e di vasi profondamente incisi all’acido, spesso in vetro incolore o blu brillante, giallo o verde, che inglobano decisi motivi geometrici di grande effetto. La bellezza ora è data, oltre che dalla qualità del vetro, dalla sua trasparenza, splendore e luminosità, dalla qualità delle forme che devono essere scrupolosamente rigorose ed armoniche.
Nel secondo dopoguerra la manifattura Daum continua la sua tendenza alla sperimentazione per esempio nell’utilizzo della pâte de verre insieme al cristallo, secondo un procedimento incredibilmente difficoltoso e a tutt’oggi rimasto segreto. Si tratta pur sempre, comunque, di una produzione che, come si è già fatto notare, mantiene un carattere di maggiore tradizionalità rispetto ad altri paesi come Italia e Scandinavia; ciò nonostante hanno voluto lavorare per Daum artisti di fama internazionale come Salvator Dalì, Dmitrienko, Paloma Picasso e altri, realizzando piccole serie numerate di sculture .
Sulcitana
16-05-2009, 15.20.23
Sulcitana
Daum
Sulcitana
16-05-2009, 23.52.32
Juliet
Daum shaped
Juliet
16-05-2009, 23.55.44
Juliet
Tiffany
Juliet
17-05-2009, 00.06.40
Juliet
Liberty a Sassari
Juliet
18-05-2009, 14.31.28
Sulcitana
Emile Gallé
Emile Gallé (1846-1904) nasce e vive a Nancy dove il padre possiede una manifattura di vetro e porcellana. Affascinato, fin dall’infanzia, dal mondo delle piante e degli insetti, compie a Weimar, fra il 1862 e il 1866, studi di botanica oltre che di filosofia, e al ritorno si accosta all’attività del padre fino ad assumerne nel 1874, quando questi si ritira, la completa direzione. Fin dall’inizio i suoi vetri, ma anche le sue ceramiche, riscuotono un enorme successo; può quindi ingrandire la fabbrica fino a raggiungere 300 dipendenti, diversificare la produzione aggiungendo l’ebanisteria, aprire negozi a Parigi ed a Londra, esporre regolarmente e con grande successo presso l’Union Centrale de l’Art Décoratif fin dal 1878, fino ad arrivare all’ Esposizione Universale di Parigi del 1900 e a quella di Torino del 1902, che rappresentano il punto culminante della sua carriera.
Ma è necessario tenere conto che Gallé è anche un intellettuale, che prende parte alla vita culturale del suo tempo, frequenta poeti, si fa ammaliare dall’arte giapponese fattagli conoscere dall’amico pittore Takouso Takasima. Questo Gallé artista si esprime attraverso il vetro: sulla porta d’ingresso del suo laboratorio fa scolpire “Ma racine est au fond de bois”, le mie radici sono nel cuore dei boschi; sui suoi vetri parlanti riporta i testi di Victor Hugo, di Charles Baudelaire e di tutti gli altri poeti o scrittori che ama e che ha amato. Infine, consapevole anche lui della necessità di una cooperazione fra arte, industria e artigianato, fonda nel 1901, con i fratelli Daum, Louis Majorelle, Eugène Vallin e Victor Prouvé, l’Ecole de Nancy o, con le sue parole, Groupement Provincial des Industries d’Art. Che non è quindi soltanto un insegnamento o un raggruppamento di artisti che hanno comunanza di orientamenti estetici o stilistici, ma una affermazione, sulla linea di William Morris o, più tardi, della Wiener Werkstätte, dell’unità dell’arte e cioè della necessità di instaurare uno stretto rapporto fra artista e artigiano o, sempre con le sue parole, fra artista, tecnico e industriale. Questo per rappresentare la complessa personalità di Gallé; quanto al Gallé maître verrier è stato giustamente considerato il più importante di tutta la storia del vetro.
Dal 1874 al 1884 si può datare il primo dei suoi periodi detto trasparente, dal materiale impiegato, il vetro trasparente decorato a smalti duri policromi. Per la produzione successiva non è facile stabilire un ordine cronologico, ma è comunque caratterizzata dai vetri opachi lavorati con varie tecniche: craquelé, fumé, metallisé, oxidé, moucheté, fino ai vetri a più strati, che vengono lavorati alla mola per ottenere il disegno voluto e le differenti sfumature di colore. Dal 1890 comincia ad essere utilizzata la gravure à l’acide, cioè l’incisione in negativo o in positivo di vetri a più strati per mezzo di bagni d’acido fluoridrico: è con questo vetro-cammeo che Gallé sviluppa il proprio stile inconfondibile apportandovi complesse tecniche innovative.
L’ultimo passo in avanti lo fa nel 1894 quando installa un grande forno che dispone di dieci piazze di lavorazione, con cui riesce a dare inizio ad una produzione veramente industriale, sempre però sotto il suo controllo e con la sua supervisione. Ne escono pezzi assolutamente originali e di un grande effetto decorativo, che impongono uno stile presto divenuto l’immagine stessa dell’Art Nouveau.
Gallé muore di leucemia nel 1904 e fino al 1914 la conduzione della fabbrica passa alla moglie Henriette, aiutata dagli amici di Emile, soprattutto Prouvé. Quando anche lei muore, il genero Paul Perdrizet non è certo all’altezza della situazione che via via degenera fino ad arrivare nel 1935 alla chiusura.
This article explores the importance of the botanical world for Émile Gallé. This fascination, begun in childhood, grew throughout his life and led the artist to help found the Société Centrale d'horticulture de Nancy, of which he was the Secretary, and to establish links with eminent botanists and horticulturists. In his glass, Gallé delved into a repertoire of botanical forms to create new decorative motifs and new object shapes. Far from a servile imitation, Gallé used the natural world as a point of departure for formal and aesthetic experimentation, realised and translated into glass by subtle effects of the medium.http://images.google.it/imgres?imgur...%3D21%26um%3D1
Juliet
18-05-2009, 21.45.21
Juliet
Etagère
c. 1900
Louis Majorelle
Wood
h. 139.7 cm
UEA 21004
Louis Majorelle’s furniture received international acclaim at the 1900 Paris Exposition Universelle at which he showed furniture with landscape and flower designs described in marquetry (inlaid wood) or carved into polished, luxurious woods. The following year Majorelle was involved in the formation of the Ecole de Nancy (with Emile Gallé as president) to promote the role of the arts in industry and Nancy as a centre of production for Art Nouveau.
Nel corso del XIX secolo le arti applicate conobbero un sempre maggior successo che ne determinò la diffusione presso un vasto pubblico.
L’Arts and Crafts promosso da Morris in Inghilterra gettò per primo le basi per quella trasformazione che giunse al suo culmine con l’affermarsi dell’art nouveau in Europa e negli Stati Uniti.
L'accordo tra arte e industria costituì, infatti, il punto di partenza per il progetto di rinnovamento delle arti applicate auspicato durante l’art nouveau.
Da questo momento la moderna possibilità di creare oggetti preziosi
ed esteticamente studiati, alla portata di tutti, sottrasse le arti applicate dall’alveo ristretto dell’artigianato artistico, facendo guadagnare loro una posizione di riconosciuto prestigio nel sistema delle arti, alle origini del design.
Funzione e fruizione delle nuove creazioni, infatti, permisero la consacrazione di questa produzione come forma d’arte autonoma.
Con il Liberty, c’è un ritorno alla lavorazione artigianale ed ad uno stile ricco di applicazioni decorative, ispirati a soluzioni formali originali, compatibili con i nuovi materiali e con le nuove tecniche produttive, dando così origine alla prima decorazione autenticamente industriale dell’arte moderna.
Genova , Via Piaggio
I cigni di Via Piaggio
Sulcitana
19-05-2009, 19.15.55
Sulcitana
Edicole
Parma , Via Garibaldi
* * *
Bologna , Via IV Novembre ang. Via D'Azeglio
fonte e immagini arteliberty.com
Sulcitana
19-05-2009, 19.19.12
Sulcitana
Vetrate
Galileo Chini Vetrata 1908
Vetro dipinto e piombato 196x80 cm.
Fornaci San Lorenzo
Coll. privata - da " Liberty e Deco " Motta Editore
Stresa - Pensilina entrata - Hotel Des Iles Borromees
Sulcitana
21-05-2009, 19.17.32
Sulcitana
I Pavoni 1912
Vetrata realizzatada Umberto Bottazzi
La Cascina delle Civette, Stanza dei ciclamini, Villa Torlonia, Roma
Sulcitana
22-05-2009, 11.58.09
Juliet
Winter garden
winter garden in art nouveau built in 1900, Onze-Lieve-Vrouw-Waver (my hometown, between Antwerp and Brussels, Belgium). Architect unknown Very unusual : art nouveau in a catholic school.
Stunning visiting room (1900) of the school of the Ursulines
Onze-Lieve-Vrouw-Waver, B
Juliet
22-05-2009, 12.25.00
Juliet
Belgio - Winter garden
Juliet
26-05-2009, 08.32.13
Sulcitana
Boldini , Franca Florio
Sulcitana
26-05-2009, 16.32.39
Sulcitana
Palermo Liberty
Non di solo barocco e' fatta Palermo. C'e' anche una citta' modernista che tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento scelse l'art-nouveau per realizzare i teatri, le ville e i palazzi di una borghesia che voleva sentirsi all'altezza della vecchia aristocrazia cittadina .
Per sensazioni ed immagini lontane, di quando ci sono venuto per la prima volta verso il 1930, spesso riesco a estrarre dal bellissimo caos che e' Palermo una citta' essenzialmente liberty, quasi una piccola capitale dell'art-nouveau". Queste parole dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia ci raccontano come doveva essere la citta' molti anni fa, accendendo il desiderio di andare a verificare quanto sia andato perduto e quanto invece sia sopravvissuto con il compito di tramandare la memoria di un mondo scomparso. Chi giunge a Palermo potra' sentire ancora oggi gli echi di una citta' che, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, aveva scelto il modernismo, la cosiddetta art-nouveau, per realizzare opere che mostrassero la ricchezza e il prestigio di una borghesia imprenditoriale in ascesa. Una classe che intendeva costruire teatri piuttosto che chiese, e poi palazzi e ville all'altezza di quelle dell'antica aristocrazia. Ecco il liberty. Si mostra glorioso negli interni del Teatro Massimo ai quali lavoro' Ernesto Basile che diresse i lavori dal 1891, anno della morte del padre Giovan Battista Filippo ideatore del progetto iniziale, o nello splendido salone di Villa Igiea
Ultima modifica di Sulcitana : 26-05-2009 alle ore 18.28.00.
Sulcitana
26-05-2009, 18.33.55
Sulcitana
Villa Igiea
Affreschi del pittore E. De Maria Von Bergler,
con la collaborazione di L. Di Giovanni e M. Cortegiani
Sulcitana
27-05-2009, 16.14.54
Juliet
contorni tipici del liberty
Juliet
28-05-2009, 18.56.14
Sulcitana
Fondazionethulecultura Palermo
Dopo trentanni di attività, nel dicembre 2001 nella sede storica delle Edizione Thule, si è costituita la Fondazionethulecultura per opera del prof. Tommaso Romano per incrementare i già ricchi fondi bibliografici e storico documentari che attraversano i tre decenni della vita culturale non solo italiana.
La Fondazione organizza e promuove la libertà della cultura locale, nazionale ed internazionale in tutte le sue forme, attraverso convegni, conferenze , seminari , stampa, divulgazione di libri e cataloghi, mostre d'arte storico documentarie, concerti, borse di studio di ricerca, premi e riconoscimenti, filmati, cd, e cd rom non profit.
Quì, in particolare, viene trattata in parte la raccolta d'arte liberty della Fondazione.
fonte arteliberty.it
Sulcitana
28-05-2009, 18.59.09
Sulcitana
Cavalletto da pittore
di Ettore De Maria Bergler
Sulcitana
28-05-2009, 19.41.16
Juliet
Nudi
Giovanni Segantini -
Juliet
17-06-2009, 14.45.40
Sulcitana
Liberty a Catania
Il Liberty della Sicilia sud – orientale e quello di Catania in particolare manifestarono stilemi diversi da quelli della scuola di Palermo.
Tale differenza dipende dalla peculiarità della cultura architettonica locale, e dall’esigenza di funzionalità espressa dai committenti e dalla diversa formazione di alcuni autori Catanesi e del Val di Noto.
Si è già detto della formazione, grazie ai miglioramenti dell’agricoltura e dell’economia del ceto borghese; ma va detto anche della fioritura di architetti e capimastri locali che, pur restando fedeli ai canoni barocchi, creano uno stile particolare.
Questa tradizione artigianale costituisce l’humus su cui si innesta l’esperienza Liberty.
Mentre dunque la scuola di Palermo trova riferimenti nello stile gotico–catalano, la Sicilia sud–orientale si trova a fare i conti con la tradizione barocca.
A Catania si assume come punto di riferimento il 1907, anche se non mancano edifici Liberty anteriori a questa data, come il Palazzo Rosa in via 6 aprile innalzato tra il 1903 e il 1905.
Catania, in quegli anni, ha una realtà industriale notevole, come dimostrano le numerose ciminiere vicino al piazzale della stazione ferroviaria e una borghesia progressista pronta alla modernità e alla costruzione di abitazioni in stile Liberty.
Ricordiamo, fra le tante, Villa Mirando, in via XX Settembre, Palazzo Manganelli in Corso Italia, Palazzo Merano in via Umberto, Palazzo Zingali Tetto in via Etnea, villa Ardizzone in viale Mario Rapisardi.
Una peculiarità dell’architettura catanese è quella di inserire nel contesto della facciata statue in pietra e in metallo, che spesso hanno la funzione di sostenere lampade.
A Catania si diffondono stuccatori, decoratori, ebanisti, scalpellini che lavorarono in stile Liberty, ma anche cantieri che producono, in sintonia con la nuova moda, mattonelle, ferro battuto, vetri, ceramiche
fonte Il Liberty in Sicilia
Arch. Ernesto Basile
Palazzo Manganelli: Corso Italia Catania, 1907.
Sulcitana
17-06-2009, 14.54.01
Sulcitana
Il Liberty a Siracusa
Agli inizi del secolo Siracusa aveva una buona situazione sociale ed economica: le strade erano migliori che altrove, i pozzi consentivano un’agricoltura irrigua.
Su questa realtà economica si innesta l’esperienza della Scuola dell’Arte Applicata di Siracusa diretta nel 1901 del piemontese Giovanni Fusero.
Seguace della nuova arte, egli portava gli allievi a lavorare all’aperto, a contatto con la natura da cui trarre elementi atti a sollecitare le fantasie.
A Siracusa, in Ortigia, si ammirano in via Capodieci due facciate Liberty che si inseriscono armonicamente nel tessuto più antico; mentre sulla terraferma c’è un intero quartiere con edifici Liberty, circoscritto a nord da Viale Teocrito, a sud dalla ferrovia, ad est dalla Chiesa di Santa Lucia.
Tra le città del siracusano Augusta è quella che risente maggiormente dell’influenza di Catania, mentre ad Avola maggiore influenza ha la Scuola d’Arte Applicata di Siracusa.
Anonimo
Villino sulla Riviera Dionisio il Grande n. 192, Siracusa
Gaetano Vinci e G. Masuzzo, 1907
Casa Riscica via Pellico Avola (Siracusa).
Gaetano Vinci e G. Masuzzo, 1907
Casa Riscica via Pellico Avola (Siracusa) particolare decorazione in pietra.
Nata in contrapposizione all’arte del XVIII secolo, ai pomposi salotti Luigi XV, all’architettura neogotica, la Scuola di Nancy promuoveva due idee rivoluzionarie: “l’arte per tutti”, e “il bello nell’utile”. Perché non mettere il bello in oggetti di uso comune? Perché non produrre arte su scala industriale? Questi erano gli interrogativi di Gallé e dei suoi compagni di avventura, i vetrai Daum e Gruber, l’ebanista Majorelle, i pittori Vallin e Prouvé. Grandi nomi che avevano qualcosa in comune: provenivano tutti da famiglie di industriali.
La storia della famiglia Daum è esemplare. Il notaio alsaziano Jean Daum decise di finanziare una fabbrica di vetri per orologi e lenti per occhiali. Presto si rese conto che l’attività non avrebbe mai raggiunto risultati economici significativi e decise di introdurre una sezione artistica all’interno della produzione. Chiamò artigiani della zona e cominciò a produrre vasi dal vetro trasparante intagliato e decorato in oro. Il vetro non era solo intagliato o modellato, ma anche “scolpito”. Una tecnica consisteva nel sovrapporre diversi bagni di vetro di colore differente che abili mani raschiavano delicatamente per creare disegni floreali dalle forme sinuose e delicate. Bellissime anche le applicazioni che decoravano i vasi più elaborati e che solo gli artisti più esperti erano in grado di eseguire: per evitare la frantumazione del vaso, la sua temperatura e quella dell’applicazione dovevano essere assolutamente identiche. I pezzi così prodotti, vere e proprie opere d’arte, divennero ben presto il manifesto dell’Art Nouveau. Oggi sono esposti nel Museo delle Belle Arti di Nancy (Place Stanislas) e nel Museo della Scuola di Nancy (rue du Sergent Blandan 35). In quest’ultimo è anche una straordinaria collezione di arredi e oggetti di arte decorativa dei maestri della scuola.
La natura è fonte primaria d’ispirazione per gli artisti dell’Art Nouveau sia nelle forme che nei colori.
Tra i pezzi di maggior interesse il museo presenta il piano a coda di Majorelle i cui intarsi raccontano la morte del cigno, le lampade in ferro e vetro, i delicatissimi vasi di Gallé che giocano con le trasparenze del vetro e la sovrapposizione dei colori creando delle forme plastiche e morbide, le vetrate colorate di Gruber, i quadri di Victor Prouvé le cui figure in primo piano sono dipinte con precisione naturalistica, quasi fotografica, su uno sfondo che ricorda nel tratto l’impressionismo.
Lo spirito dell’Art Nouveau avvolge anche gli edifici più belli di Nancy: la Maison Hout, la casa di Majorelle, il quartiere Saurupt. Queste grandi e affascinanti costruzioni hanno degli elementi comuni: architettura dalle linee arrotondate, eleganti facciate decorate con motivi floreali, totale assenza di simmetria e armoniosa mescolanza di diversi materiali quali pietra, legno, mattoni, ferro, vetro e ceramiche. Purtroppo questa corrente artistica ebbe vita breve.Con inspiegabile ed implacabile rapidità dopo la prima guerra mondiale non venne più apprezzata e gli edifici Art Nouveau vennero soprannominati “case degli incubi”. Diverse costruzioni furono abbattute per lasciar spazio a case più funzionali. Solo dal 1975, in seguito a una rivalutazione di questo movimento, gli edifici Art Nouveau sono tutelati dallo stato francese.
Jacques GRUBER
Sundhausen 1870 - Paris 1936
Décorateur et peintre-verrier
Sulcitana
21-06-2009, 18.41.47
Sulcitana
Louis MAJORELLE
Toul 1859 - Nancy 1926
Industriel, artiste décorateur et ébéniste
Meuble à musique, 1898, Musée de l'Ecole de Nancy
* * *
Sulcitana
22-06-2009, 19.13.08
Sulcitana
Jacques GRUBER
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immagini lartnouveau.com
Sulcitana
23-06-2009, 15.09.54
Sulcitana
La scuola di Parigi
I due centri dell’Art Nouveau francese furono Nancy e Parigi .
I designer di Parigi erano legati all’editore e mercante Samuel Bing (1838-1905) e al suo Pavillon de l’Art Nouveau alla fiera di Parigi del 1900 .
Bing sponsorizzò vari designer tra i quali Georges de Feure (1868- 1928) , Eugène Gaillard , Edward Colonna (nato nel 1862) e l’architetto Hector Guimard (1867-1942 ), autore di alcune notevoli entrate a motivi naturalistici del métro di Parigi .
Hector Guimard
Métro Châtelet
Abbesses
Tuileries
Métro Cité-
Sulcitana
24-06-2009, 09.48.20
foglie di acqua
Commistione di stili
Il Quartiere Coppedè a Roma
Luca Ceccarelli
L’esperimento artistico-architettonico più originale intrapreso a Roma nei primi decenni del secolo passato è senza dubbio quello che si scorge nelle case della zona tra la Salaria e la Nomentana che prende il nome di Quartiere Coppedè. Il curioso appellativo deriva dal suo stesso inventore, l’architetto e scultore fiorentino Gino Coppedè, che lo progettò e ne guidò per la più parte la realizzazione, dal 1913 e poi, con una lunga interruzione dovuta alla Prima Guerra Mondiale, fino alla morte, avvenuta nel 1926.
Figlio di un artigiano mobiliere, esperto di intaglio del legno, Coppedè padroneggiava nello stesso tempo gli stili decorativi più in voga in Europa, come il Liberty e l’Art Déco, e il repertorio italiano dei secoli passati (con una predilezione per il Medio Evo, il Manierismo e il Barocco). Ne risulta un paesaggio unico: villini circondati da una discreta vegetazione, edifici in cui l’antichità greca, con i suoi motivi mitologici, si uniscono al medioevo, un medioevo che si immagina da fiaba, con le fate e i cavalieri corazzati. In altri edifici si nota una dominanza del contemporaneo Liberty, fondato sulla stilizzazione di determinati elementi della natura, come gigli, rose, campanelle, rami che si intersecano, uno stile a Roma piuttosto insolito, sormontato com’è dal cosiddetto "umbertino" neorinascimentale. Ma non è tutto: la Palazzina del Ragno, ad esempio, con i suoi archi disposti asimmetricamente e il faccione scolpito, vuole riecheggiare la statuaria assiro-babilonese (a cui del resto occhieggiava anche l’arte barocca).
Palazzina del Ragno
particolare Palazzina del Ragno
Ma nel repertorio di Gino Coppedè c’era dell’altro: egli era stato allievo della scuola di Alfredo D’Andrade, l’architetto e restauratore d’origine spagnola che costituiva, in Italia, l’esempio principe per la falsificazione dei monumenti antichi (suo è il Borgo Medievale di Torino). È a questo filone di genialità capricciosa ed eclettica che dobbiamo lo sviluppo, nel Quartiere Coppedè, di svariate suggestioni scultoree e decorative, sempre peraltro con un’attenzione prevalente alla natura e all’elemento passionale, e ad una mitologia spesso decisamente rude. Il tutto senza negare spazio al sacro della religiosità cattolica: un’edicola con una Madonna con il Bambino si trova su una delle torri che fiancheggiano l’enorme arco che delimita l’accesso al quartiere, in piazza Mincio (un’altra è in via Brenta, sul muro di una casa simil medievale). E nemmeno alle eventuali suggestioni cinematografiche, se è vero che il portone di piazza Mincio 2, risalente al 1926, e dunque, probabilmente, l’ultima costruzione di mano del maestro Coppedè, è copiata fedelmente da una scena del film Cabiria del 1914.
Palazzo in Piazza Mincio
Villino in via Brenta 9
Villino delle Fate
Villino delle Fate
Dopo la sua costruzione il Quartiere Coppedè è finito in un oblio generale, screziato qua e là dalla curiosità di qualche visitatore più o meno erudito. Il fatto è che le costruzioni fantasiose che Gino Coppedè vi volle realizzare, all’interno risultarono ben presto piuttosto scomode e invecchiate. Inoltre, l’innalzarsi di nuovi palazzi all’intorno nei decenni successivi, la fiumana di traffico automobilistico e la selva di insegne al neon sempre più vivaci fanno sì che il quartiere abbia un aspetto antiquato e un po’ spento. Un’operazione architettonico-urbanistica interessante ma che non teneva conto dei successivi sviluppi della città e della società (e chi lo faceva, allora?) ma che certamente era assai interessante, nel suo sincretismo e nella sua apertura al mito senza apparati ideologici (come sarebbe stato, di lì a poco, per l’architettura del fascismo).
Grazie Foglie
Per avere fatto la ricerca. Infatti è così.
A volte cito l'opera visivamente e non bibliograficamente ai fini di inserimento esemplificativo nel periodo storico - Liberty - dando per scontato che noi tutti se ne conosca l'autore.
Tralascio quindi la dicitura, soprattutto se già citata in precedenza, sulla quale è comunque sempre interessante compiere un ulteriore approfondimento.
(Nel mio posto 107 L'autore Segantini era riferita solo all'ultima. Esso conteneva ben 4 citazioni iconografiche. tutte apprtenenti al periodo Liberty ma ad autori diversi che hai gentilmente richiamato tu. )
Grazie infinite ancora Foglie, ogni tuo intervento è più che il benvenuto e fonte di maggiore informazioni.
Juliet
26-06-2009, 17.42.02
foglie di acqua
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet
.
A volte cito l'opera visivamente e non bibliograficamente ai fini di inserimento esemplificativo nel periodo storico - Liberty - dando per scontato che noi tutti se ne conosca l'autore.
Tralascio quindi la dicitura, soprattutto se già citata in precedenza, sulla quale è comunque sempre interessante compiere un ulteriore approfondimento.
Casomai tralasci le didascalie, le citazioni bibliografiche sono tutt’altra cosa.
Citazione:
(Nel mio posto 107 L'autore Segantini era riferita solo all'ultima. Esso conteneva ben 4 citazioni iconografiche. tutte apprtenenti al periodo Liberty ma ad autori diversi che hai gentilmente richiamato tu. )
Veramente sono tutte opere di Segantini, ho aggiunto solo le didascalie (titolo, luogo, museo) ad ogni opera.
L’unica opera che non é di Segantini è questa:
che è di Mosè Bianchi, come ho specificato nel post.
Citazione:
Grazie infinite ancora Foglie, ogni tuo intervento è più che il benvenuto e fonte di maggiore informazioni.
Prego.
foglie di acqua
27-06-2009, 08.22.02
Sulcitana
Chez Maxim 's
Le Musée de chez Maxim's et l'Art Nouveau.
Pierre Cardin propriétaire depuis 1981 du restaurant Maxim's, symbole de l'art nouveau, collectionne depuis 60 ans les chefs d'œuvres les plus caractéristiques de la belle époque.
Plus de 550 pièces venues du monde entier, signées des plus prestigieux créateurs tels que Majorelle, Tiffany, Gallé, Massier... sont enfin présentés au public.
Pierre Cardin a recrée l'appartement d'une grande courtisane sur trois étages de son établissement classé monument historique.
C'est en partie grâce à ces dames que Maxim's est entré dans l' histoire de Paris, Prince, Roi, Duc , Ministres tout le gotha international a participé aux grandes heures de ce restaurant.
Immeuble construit en 1885, peu après le prolongement du boulevard Saint-Germain.
Le restaurant, un bouillon Chartier, est installé en rez-de-chaussée en 1902, puis repris par Rougeot qui le cède en 1920 à M. Vagenende.
A l'intérieur, la salle reçoit un décor foisonnant Art nouveau avec boiseries courbes, miroirs ainsi que faïences aux motifs de fruits et 36 paysages de Pivain, peints sur pâte de verre
Une verrière comportant des fleurs recouvre une ancienne cour intérieure.
Classé Monument Historique en 1983 : façade et salles avec leur décor.
* * *
11, rue Saint -Benoit Paris 6e
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Montparnasse 1900
59 bd du Montparnasse Paris 6e - 1903
Restaurant (bouillon Chartier) installé en 1903 dans l'ancienne boutique d'un marchand d'huile ; décor réalisé à cette époque avec boiseries et miroirs dans le style Art Nouveau.
Les revêtements en céramique, aux dessins floraux, ponctués de paysages de la France, sont signés par le céramiste Louis Trézel.
Le restaurant, repris en 1923 par Rougeot, ancien directeur du restaurant Vagenende est aujourd'hui Montparnasse 1900 après avoir été un moment le "Bistro de la gare Montparnasse" de Michel Oliver.
Inscription à l'inventaire des monuments historiques le 16 juillet 1984
fonte lartnouveau.com
Sulcitana
27-06-2009, 09.33.31
Jacaranda
Sulcitana, che buon lavoro di selezioni iconografiche che stai facendo !
Perchè non rendi la lettura più agevole a tutti, accompagnandole con un commento tradotto o una sinossi attinta in lingua italiana ?
Sarebbe di estrema agilità per tutti i lettori interessati, io in prima battuta, che fatico a gestire il tempo di sfogliare pagine così piacevoli ( e ti confesso - anche utili per il mio lavoro).
Ci conto.
Jacaranda
27-06-2009, 10.34.08
Juliet
Sellete Emile Andre, Lampe Louis Majorelle, Vase �mile Gall�, Sellete Louis Majorelle
Piano ERARD "Le Mort du Cygne", Louis Majorelle d'apr�s un dessin de Victor Prouv�, sign� et dat� sur flanc droit : V. Prouv� 1905
Juliet
27-06-2009, 10.39.43
Juliet
Emile Andrè
Juliet
27-06-2009, 11.47.45
Juliet
Ernesto Basile
Ernesto Basile (Palermo, 1857 – 1932) è stato un architetto italiano esponente del modernismo internazionale e del Liberty.
Biografia
Figlio dell'architetto Giovan Battista Filippo, dopo la laurea in architettura conseguita nel 1878 gli s'affiancò nelle commissioni importanti. Nel 1890 succedette al padre nella cattedra universitaria e, dopo la morte di lui (1891), concluse l'opera più importante della Palermo ottocentesca, il Teatro Massimo.
Continuò a lavorare nella sua città per tutta la vita realizzando edifici pubblici e ville private, portando avanti contemporaneamente varie commissioni in diverse località siciliane e dell'Italia meridionale. Mantenne anche rapporti con Roma dove eresse alcune dimore signorili e costruì l'ala nuova di Montecitorio con l'aula del Parlamento (1902-1927).
Il Transatlantico
La carriera d'architetto a Palermo comprende: Villa Igiea (1899-1900), la Villa Florio dell'Olivuzza (1899-1900), la casa Utveggio (1901-1903), il villino Fassini (1903) (ora distrutto), il villino Basile (1903-1904). Molto attiva fu anche la partecipazione del Basile alle numerose esposizioni sia come progettista di padiglioni architettonici, sia d'ambienti interni ed arredi singoli, avendo avviato dal 1902 un sodalizio con la ditta palermitana Ducrot, insieme allo scultore Antonio Ugo. Nel 1902 è presente a Torino, nel 1906 a Milano, nel 1909 a Messina dove realizzò diverse opere per la ricostruzione della città dopo il disastroso terremoto che seppellì sotto le macerie ben 100.000 messinesi, nel 1911 a Roma , dal 1903 al 1909, alle Biennali di Venezia, e, nel 1914 a Reggio Calabria.
La facciata della nuova ala del Palazzo di MontecitorioI suoi studi sono dedicati all'architettura siciliana, quella Arabo-Normanna e Rinascimentale (caratteristiche della Sicilia), a cui unisce la conoscenza delle più innovative sperimentazioni artistiche ed architettoniche europee dell'epoca.
Si dedica inoltre alla progettazione di arredi improntati su di un design di avanguardia, che lo rendono famoso in Europa.
Morì a Palermo nel 1932.
Scrive Rossana Bossaglia, a proposito del grande architetto:
« La vita di Ernesto Basile, come architetto, progettista, di arredi e come artista, si svolge sotto il segno di una fortuna costante e solida. La prima condizione fortunata è costituita, s'intende, dal suo talento; ma vi si accompagna subito il vantaggio di essere il figlio di uno dei più colti, intelligenti, aperti architetti italiani dell'Ottocento, Giovanni Battista Basile, appunto. »
(Rossana Bossaglia, I Grandi Siciliani”, 1992)
La modernità di Basile si rivelerà con la costruzione del villino Florio, la prima architettura Liberty che compare in Italia prima che a Milano o a Torino, gli s'affianca il complesso di Villa Igiea avviato nel 1899 e ultimato l'anno dopo anche negli splendidi arredi interni.
Il grande albergo è ancora oggi oggetto d'ammirazione da parte dei visitatori per la raffinata decorazione e per le architetture aeree mosse da una policromia vellutata e sensuale. Alle spalle di questa realizzazione sta l'originale progettualità del Basile che ebbe una mano leggera e straordinaria ispirata dalla lezione della grande pittura europea.
El Art Nouveau
Escrito por: David en Arte y literatura
Hasta ahora el único modernismo que conocía era el Estil Modernista Catalán, principalmente Barcelonés. En Catalunya el Art Nouveau fue un estilo arquitectónico que se prolongó durante cincuenta años, a partir del 1880, y que tenía como exponentes más destacados a los arquitectos Antoni Gaudí, Lluís Domènech i Montaner y Josep Puig i Cadafalch.. El Art Noveau o Modernismo se dio prácticamente en los países más importantes de Europa: Bélgica, Francia, Inglaterra, Austria, Alemania, Italia y España. Fue un movimiento que apareció a finales del siglo XIX buscando un arte nuevo que sustituyese a los estilos dominantes, como el eclecticismo y el historicismo, acercando el arte a toda la población en un intento de socializar el arte. En el nuevo libro que estoy leyendo – Historia Intelectual del Siglo XX - se habla de este movimiento en el capítulo 4, con título les Demoiselles du Modernisme, supongo que en honor de las protagonistas de algunas de las primeras obras modernistas, como por ejemplo las óperas Salomé y Elektra de Richard Strauss, la Colombina de Pierrot de Schoenberg, o las Demoiselles d’Avignon de Pablo Picasso, obras de principios del siglo XX.
Exemple de bijou Art nouveauL’art de la joaillerie a été revitalisé par l’art nouveau, la principale source d’inspiration étant la nature. Cette rénovation fut complétée par la virtuosité atteinte dans le travail de l’émail et des nouveaux matériaux tels que l’opale et autres pierres semi-précieuses. L’intérêt généralisé porté à l’Art japonais et l’enthousiasme grandissant vers les différentes techniques de la transformation du métal, jouèrent un rôle considérable dans les nouvelles approches artistiques et les thèmes d’ornementation.
Durant les deux siècles précédents, la joaillerie fine s’était centrée sur les pierres précieuses, particulièrement sur les diamants. La préoccupation du joaillier consistait principalement à former un cadre adapté, afin que la pierre resplendisse. Avec l’Art nouveau, un nouveau type de joaillerie voit le jour, motivée et dirigée par le concept du dessin artistique, ne donnant plus l’importance centrale du bijou à la pierre sertie.
Les joailliers de Paris et Bruxelles furent les principaux instigateurs de ce revirement, donnant un nouveau souffle qui se traduira rapidement par une large renommée du style Art nouveau. Les critiques français contemporains étaient unanimes : l’art de la joaillerie traversait une transformation radicale, et le joaillier et maître verrier René Lalique se trouvait en son centre. Lalique glorifia la nature dans ses créations, amplifiant son répertoire pour y intégrer des éléments peu conventionnels, – citons les libellules et herbes - inspirés par les dessins de l’art japonais.
Les joailliers désiraient se démarquer tout en inscrivant ce nouveau style dans une tradition, puisant leur inspiration dans la Renaissance, pensons notamment aux bijoux en or émaillé et sculpté. Dans la majorité des créations émaillées, les pierres précieuses cédèrent leur place prédominante, les diamants étant relégués à un rôle subsidiaire en combinaison à des matériaux moins habituels comme le verre modelé, l’ivoire et la corne. La perception du métier de joaillier évolue, considéré par ses créations comme artiste et non plus comme artisan.
Il s'est rendu célèbre par ses créations étonnantes de bijoux, puis de bouteilles de parfum, de vases, de bijoux, chandeliers, horloges et, à la fin de sa vie, de cabochons de voitures. L'entreprise qu'il a fondée fonctionne toujours. Son nom est resté attaché à la créativité et la qualité, car il a toujours su dessiner des objets fastueux mais restant discrets.
À 16 ans, il commence son apprentissage avec un joaillier parisien, Louis Aucoq. Il suit ensuite, de 1878 à 1880, les cours du Sydenham Art College à Londres. Après être revenu en France, il travaille pour Aucoq, Cartier, Boucheron et d'autres. Il découvre l'art japonais contemporain à travers les expositions universelles de 1867 et 1878, ce qui sera pour lui une source d'inspiration.
En 1882, il devient dessinateur concepteur indépendant pour plusieurs maisons de joaillerie de Paris (Georges Fouquet, Aucoq, Hamelin, Boucheron, Henri Vever...) Il lance quatre ans plus tard, en 1885, sa propre joaillerie.
En 1890, il rencontre Alice Ledru qu'il épouse peu après et avec qui il aura une fille, Suzanne (1892) et un garçon, Marc Lalique (1900). Il se mariera beaucoup plus tard avec Marie - Jeanne Anère avec qui il aura deux autres enfants : Raymond Lalique et Renée Lalique. Lalique est reconnu comme un des concepteurs de bijoux les plus importants de l'Art nouveau français ; en créant des pièces innovantes pour la nouvelle boutique de Samuel Bing à Paris, La Maison de l'Art Nouveau. Il commence à exposer ses œuvres à son nom dès 1894, notamment au Salon des artistes français de 1897 et 1898. Le grand verrier Émile Gallé le découvre à l'occasion du premier et en fait un éloge appuyé. Son stand à l'exposition universelle de 1900 à Paris remporte un franc succès.
Tout en gardant les sources d'inspiration de l'Art nouveau, faune et flore, dont le paon, divers insectes et parfois un bestiaire fantastique, il innove en utilisant des matériaux peu usités pour la bijouterie à cette époque : le verre, l'émail, le cuir, la corne, la nacre, et en préférant souvent les pierres semi-précieuses aux pierres précieuses. L'introduction du volume dans la bijouterie est facilitée par ses connaissances en modelage. Il dessine ses modèles, les faisant réaliser par une équipe de ciseleurs, sculpteurs et émailleurs qu'il recrute avec soin.
De nombreuses femmes de la noblesse, de la bourgeoisie et du spectacle se sont mises à porter ses bijoux extraordinaires, telles la marquise Arconati-Visconti, la comtesse de Béarn, la princesse de Guermantes, Mme Waldeck-Rousseau, Sarah Bernhardt pour laquelle il réalise en 1902 son costume de scène pour la reprise de la pièce Théodora au Théâtre Sarah Bernhardt.
Le maître verrier
Il s'intéresse tôt au verre comme matière artistique et il installe dès 1890 un atelier de verrerie où il commence à expérimenter ses possibilités, dans un premier temps dans la bijouterie. Il en effectue des moulages et apprivoise la liaison verre-métaux. Ses premiers bijoux comportant cette matière sont exposés en 1895.
Après avoir ouvert une boutique place Vendôme à Paris, il commence à concevoir en 1895 des flacons de parfums en verre, étant ainsi le premier à imaginer de commercialiser cet emblème du luxe et du raffinement dans un emballage tout aussi splendide. Il le fait aussi dans le but de produire de beaux objets en séries importantes, et donc de rendre son art accessible à un nombre croissant de personnes. Cette même année 1895, le Musée des Arts décoratifs fait entrer Lalique dans ses collections.
En 1898, il installe un atelier de verrerie dans la propriété de Clairefontaine (Yvelines), lui permettant, en particulier, de mieux maîtriser le verre soufflé.
En 1900, Lalique triomphe à l'Exposition universelle de Paris et en 1905 il ouvre un magasin, « plâce Vendôme ». En 1910, il crée pour le parfumeur François Coty, qu'il a rencontré en 1908, le flacon pour « Ambre antique ».
En 1913, il rachète une verrerie à Combs-la-Ville (Seine-et-Marne) et dès 1914, il convertit son usine à la fabrication d'objets médicaux destinés aux hôpitaux et aux pharmacies. En 1918, il construit une usine de verre en alsace à Wingen-sur-Moder.
Après la fin de la Première Guerre mondiale, les bijoux très colorés, très fantastiques de Lalique n'étaient plus dans l'air du temps. Le créateur le sent et décide de se reconvertir, et dès 1920, il se tourne vers l'Art déco. Ainsi le succédané néo-classique et géométrique Art Déco remplace l'Art nouveau. Cependant, selon Olivier Mauny, le PDG de Lalique , ses créations vont ouvrir la voie à une industrialisation des objets d'arts, car une des meilleures manières d'inscrire le luxe et l'esthétisme au quotidien est d'en faire des objets usuels. Il va ainsi créer de nombreux objets tels : vases, coupes, chandeliers, flacons à parfum, bouchons de radiateurs pour la 5 CV Citroën (1925), décorations des wagons-restaurants de l'Orient Express (1929), décorations de la salle à manger des premières classes du paquebot Normandie (1936), fontaines des Champs-Élysées.
En 1933, la première rétrospective est organisée au Musée des Arts décoratifs.
En 1945, année de sa mort, son fils Marc Lalique démarre le travail du cristal.
René Lalique est enterré dans le cimetière du Père-Lachaise, Paris, France.
Innovations techniques
René Lalique ne se contente pas de créer des modèles, il construit aussi une usine à Wingen-sur-Moder afin de les fabriquer en grande série, et dépose des brevets sur de nombreuses techniques de fabrication (verre pressé-moulé, verre à double fond).
Il crée également des effets esthétiques : le satiné Lalique, les verres opalescents.
Retable de René Lalique à l'église Saint Mathieu, Millbrook, Jersey.
Œuvres de commande
L'excellence de ses créations, et le goût qu'il met dans œuvres, lui valent de réaliser le décor intérieur de plusieurs paquebots : l'Ile-de-France, le De Grasse, le Normandie, ainsi que des trains de prestige l'Orient-Express et le Nice-Côte d'Azur express.
Il réalise des vitraux pour l'église sainte-Nicaise de Reims. Inspiré par la chapelle de la Vierge Fidèle à Douvres-la-Délivrande, près de Caen, il livre aux sœurs qui lui ont commandé un crucifix, outre cette croix de verre, une porte de tabernacle, un retable, une lampe, deux colonnes lumineuses, les verrières du chœur, la table de communion et l'autel, entièrement en verre.
Louis Guingot, peintre résolument art nouveau, mais malheureusement méconnu, était membre du mouvement de l'École de Nancy. Il utilisait une technique de peinture à la colle très originale. Citons également Henri Bellery-Desfontaines, Jules Chéret, Georges de Feure, Victor Prouvé et Théophile Alexandre Steinlen, tous artistes peintres qui se dédièrent tout autant à la peinture, à la lithographie et à l'affiche, refusant la séparation entre arts nobles et arts mineurs : la peinture devient un élément du décor.
Victor Prouvé, né le 13 août 1858 à Nancy - mort le 15 février 1943 à Sétif (Algérie) est un peintre, portraitiste, paysagiste, sculpteur et graveur français. Il appartient au mouvement de l'Art nouveau.
Biographie
Il fait ses études à l'École de Dessin et l'École des Beaux-Arts de Paris.
Il a aussi dessiné des décors de verreries, de meubles pour Émile Gallé. Il travaille pour Eugène Vallin, Fernand Courteix, Daum Frères et Albert Heymann.
Il s'adonne à l'art de la reliure, en compagnie de Camille Martin et du relieur René Wiener.
En 1888, il découvre la Tunisie, qui influence la lumière de ses tableaux.
Il devient le second président de l'École de Nancy à la mort de Gallé, en 1904.
De 1919 à 1940, il prend la direction de l'École des Beaux-Arts de Nancy.
Henri Bellery-Desfontaines (1867-1909) was a French Art Nouveau painter, decorator and illustrator of posters, lithographs, tapestries, furniture, bank bills, etc. He created the printing works characters of Bellery-Desfontaines-large and Bellery-Desfontaines-étroit for the Fonderie G. Peignot et Fils.
Oggi, “Aemilia Ars” è il nome del merletto di Bologna che nacque grazie alla tenacia della contessa Lina Bianconcini Cavazza che fu sostenitrice dell'insegnamento del reticello e del “punto in aria” . Quest'arte così elaborata, produceva un merletto di stile antico per adornare corredi e capi di biancheria con soggetti romantici rappresentati da fiori, stelle, uccelli e frutti.
Nel passato era il nome di una società che fu fondata nel 1898 per iniziativa di un gruppo di persone composto da nobili (tra i quali il conte Francesco Cavazza), imprenditori e artisti riuniti tutti insieme grazie al carisma e alle conoscenze dall'architetto-restauratore Alfonso Rubbiani.
Lo scopo dell'associazione era quello di proteggere le arti e industrie decorative della regione emiliana e di dar vita ad un rinnovamento nelle arti decorative, applicate sugli oggetti di uso quotidiano
Direttore artistico dell'impresa era Alfonso Rubbiani, singolare figura di artista, sostenitore acceso del recupero dell'arte medioevale e rinascimentale, che credeva fermamente nella natura come fonte di ispirazione.
L'Aemilia Ars, attraverso i suoi artisti (citiamo: Achille Casanova, Giuseppe de Col, Edoardo Collamarini, Augusto Sezanne e Alfredo Tartarini), forniva modelli e nuovi disegni alle varie industrie e ai laboratori artigiani della regione che si sarebbero occupati della realizzazione. L'attività copriva tutti i settori delle arti applicate: dai mobili alla ceramica, dai vetri ai ferri battuti, dalle rilegature in cuoio ai gioielli, al ricamo; attività quest'ultima forse più conosciuta, non trascurando gli interventi decorativi su edifici pubblici e privati: tesi al recupero ed al miglioramento della qualità artistica.
Alessandrini, Bomboniera,1902, Bologna, Museo Davia Bargellini
Fabbrica Fratelli Minardi, su disegno di G. e A. Casanova Piastrelle per bagno Minardi, 1902
Faenza, Palazzo Conti-Sinibaldi o Guidi
Achille Casanova, Sala Verde o dei Matrimoni, 1900-02, Bologna, Palazzo del Comune
Il successo e la notorietà dell’ Aemilia Ars sul mercato nazionale ed estero furono sanciti dalla sua partecipazione a diverse esposizioni internazionali (Torino 1902, Liegi 1905, Milano 1906, Bruxelles 1910) e dai numerosi riconoscimenti e premi ottenuti.
Pur ottenendo significativi successi in sede di esposizioni nazionali e pur avendo sviluppato l'aspetto commerciale della produzione con l'apertura di un negozio-galleria in via Ugo Bassi a Bologna, la società decise nel 1903 di sospendere l'attività per mancanza di fondi.
I costi di produzione erano troppo alti e la clientela si ridusse di numero.
Si decise comunque di mantenere in attività la manifattura di merletti e ricami a punto antico, fondata dalla contessa Lina Bianconcini Cavazza, questa attività continuò fino al 1936 e raggiunse un alto livello di organizzazione coinvolgendo negli utili anche le lavoratrici e dando loro una formazione gratuitamente.
Quando l’attività venne messa in liquidazione, il suo fondo di disegni e campionari di pizzi e ricami fu acquistato dal comune di Bologna e andò a formare il fondo Aemilia Ars dei Musei Civici d’Arte Antica.
Prime riproduzioni dell’Aemilia Ars.- La Donna, 20 settembre 1911
Paolo Mezzanotte scrive ( Fascicolo N°11 del Luglio 1923- pag.457*) a riguardo della Mostra Internazionale di Arti Visive tenutasi a Monza:
“ Molti, moltissimi merletti e ricami; nei quali è però raro qualche abito di novità. “L’Aemilia Ars” si è un poco addormentata sui successi di un ventennio fa: nuoce soprattutto, alle sue trame delicate, la disposizione in una vecchia vetrina di detestabile gusto floreale.”
Ouvrier lithographe, Chéret se familiarise très jeune avec le travail du dessin pour des prospectus et suit des cours du soir à l’École nationale de dessin. C'est à Londres qu'il étudie les procédés industriels de la lithographie en couleurs. En 1866, il ouvre à Paris un atelier où il emploie des pierres de grand format. Ses recherches sur la couleur aboutissent dans les années 1880-1890 : avec des couleurs primaires superposées en trois ou quatre tirages, il obtient toutes les variétés possibles de coloris.
Surnommé "le Watteau des rues" par Manet, Chéret est considéré comme le père de l'affiche moderne. Son style est aisément reconnaissable : le personnage principal, souvent une femme – la "chérette", mignonne, joyeuse, élégante et toujours en mouvement – est identifié par la couleur la plus vive, le jaune ou le rouge. Au cours de sa carrière, Chéret a produit plus d'un millier d'affiches. http://expositions.bnf.fr/Zola/bonhe...eret/intro.htm
Juliet
28-06-2009, 12.43.32
Juliet
Jules Chéret, Bal du Moulin Rouge, 1889
color lithograph, 124.1 x 88 cm (48 7/8 x 34 5/8 in.)
Los Angeles County Museum of Art
Kurt J. Wagner, M.D., and C. Kathleen Wagner Collection
Juliet
28-06-2009, 12.57.04
Jacaranda
L'Art Nouveau, il gusto per un'epoca e la ricerca esasperata della decorazione.
La Belle Epoque nelle affiches di uno dei suoi maggiori esponenti pittorici:
Henri de Toulouse-Lautrec.
Jacaranda
28-06-2009, 13.04.52
Juliet
Jules Chéret (1836-1932)
Ultima modifica di Juliet : 28-06-2009 alle ore 15.49.17.
Juliet
28-06-2009, 15.44.54
Sulcitana
Arte Liberty e Decò , Guide Supereva
Sulcitana
28-06-2009, 15.51.46
Juliet
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet
Jules Chéret, Bal du Moulin Rouge, 1889
color lithograph, 124.1 x 88 cm (48 7/8 x 34 5/8 in.)
Los Angeles County Museum of Art
Kurt J. Wagner, M.D., and C. Kathleen Wagner Collection
Juliet
28-06-2009, 15.57.23
Juliet
Citazione:
Originalmente inviato da Jacaranda
L'Art Nouveau, il gusto per un'epoca e la ricerca esasperata della decorazione.
La Belle Epoque nelle affiches di uno dei suoi maggiori esponenti pittorici:
Henri de Toulouse-Lautrec.[/CENTER]
Juliet
28-06-2009, 16.02.25
Juliet
Lautrec
Juliet
28-06-2009, 16.05.20
Jacaranda
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet
Juliet ha qualche senso inserire un quadro senza neanche menzionare il titolo ai tuoi lettori ?
Jacaranda
28-06-2009, 16.07.21
Juliet
Citazione:
Originalmente inviato da Jacaranda
Juliet ha qualche senso inserire un quadro senza neanche menzionare il titolo ai tuoi lettori ?
hai ragione. è vero. non ha senso .
allora, Jaca, facciamo un quizzzzzzzz.
ecco, dello stesso autore :
Chi è ???
Juliet
28-06-2009, 16.09.30
Juliet
di questo non conosco , l'autore. ma è sicuro Liberty
Juliet
28-06-2009, 16.11.39
Juliet
credo sia Liberty
Juliet
28-06-2009, 16.14.03
Juliet
un nudo sdraiato liberty
Juliet
28-06-2009, 16.17.49
Juliet
un bordello liberty
Juliet
28-06-2009, 16.19.40
Jacaranda
Controindovinello.
Jacaranda
28-06-2009, 16.20.15
Juliet
un amore saffico liberty - Lautrec.
(controllate l'autore )
Juliet
28-06-2009, 16.21.27
Juliet
Citazione:
Originalmente inviato da Jacaranda
Juliet ha qualche senso inserire un quadro senza neanche menzionare il titolo ai tuoi lettori ?
Spe, Jaca, si chiama mica per caso.....
Le voyer ?
Juliet
28-06-2009, 16.33.33
Jacaranda
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet
Spe, Jaca, si chiama mica per caso.....
Le voyer ?
Juliet, conosci il francese che citi in forum, sul serio ma proprio sul serio ?
ps: il controindovinello da quiz, coerente col topic, noto che non è stato di tuo gradimento mnemonico.
Jacaranda
28-06-2009, 16.35.26
Juliet
Citazione:
Originalmente inviato da Jacaranda
Molto molto gradito Jaca, il controindovinello... che ... cosi... proprio proprio proprio .. cosi...... mi fa venire in mente.... per associazione creativa..... Kunisada - Liberty
non lo so, Jaca il perchè .....
Juliet
28-06-2009, 16.44.25
Jacaranda
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet
]ma cosi... mi fa venire in mente, per associazione creativa.. non so perchè.... Kunisada - Liberty
Devi fare ancora molto studio allora per dirti conoscitrice. Sei lontana anni luce dall'expertise sul Liberty e l'Art Nouveau, se non hai riconosciuto il soggetto del controindovinello.
A proposito di citazioni ed associazioni incongrue, voyeur è la dizione corretta del termine che citi spesso sbagliando: memorizzalo una volta per tutte. Ricordati che ti leggono in tanti e non sta bene fare brutte figure.
_________________________
Intanto come al solito hai cambiato anche immagine, come nel tuo solito stile.
Jacaranda
28-06-2009, 16.46.52
Juliet
Citazione:
Originalmente inviato da Jacaranda
Devi fare ancora molto studio allora per dirti conoscitrice. Sei lontana anni luce dall'expertise sul Liberty e l'Art Nouveau, se non hai riconosciuto il soggetto del controindovinello.
A proposito di citazioni ed associazioni incongrue, voyeur è la dizione corretta del termine che citi spesso sbagliando: memorizzalo una volta per tutte. Ricordati che ti leggono in tanti e non sta bene fare brutte figure.
Jaca, entiendo .
well, , il tuo mood si è finally outspread anche in questo topic con il beneplacito del liberty ?
a te la translation from french - obviously !
Jaca, my darling ! come on with lautrec and Kunisada (better) .
Juliet
28-06-2009, 16.50.07
Jacaranda
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet
ah bene, il tuo mood si è finalmente outspread anche in questo topic con il beneplacito del liberty ?
a te la translation from french - obviously !
Jaca, my darling ! come on with lautrec and Kunisada (better) .
Juliet, sospetto che Roderigo ti tenga qui per farti solo trolleggiare e moviemntare le acque del forum.
Dài, fai la buonina.
Jacaranda
28-06-2009, 16.52.10
Juliet
Citazione:
Originalmente inviato da Jacaranda
Juliet, sospetto che Roderigo ti tenga qui per farti solo trolleggiare e moviemntare le acque del forum.
Dài, fai la buonina.
Jaca, ovvio che Roderigo mi tiene qui solo solo solo per questo ..
ma... contavo in tuo appoggio ... trolleggiante.
Juliet
28-06-2009, 16.54.45
Jacaranda
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet
Jaca, ovvio che Roderigo mi tiene qui solo solo solo per questo ..
ma... contavo in tuo appoggio ... trolleggiante.
Juliet a te serve solo un aggancio per postare le tue immagini.
Jacaranda
28-06-2009, 16.58.21
Juliet
Citazione:
Originalmente inviato da Jacaranda
Juliet a te serve solo un aggancio per postare le tue immagini.
entiendiemoci Jaca, posta tu uno di ' sti benedetti shunga liberty - érotiques, de style ukiyo-e.
chè fino a qui Roderigo me lo concede, poi mi mette nel saloon come sempre.
p.s.
ci i sente stasera...
Ultima modifica di Juliet : 28-06-2009 alle ore 17.21.53.
Non un imitatore di Mucha, ma un artista autentico, ricco di inventiva e di eleganza tutta Art Nouveau.
I bronzi di Maurice Bouval per molto tempo sono stati considerati come una modesta imitazione di quelli di Mucha, e solo nell’ultimo decennio è avvenuta la giusta rivalutazione artistica (e, conseguenzialmente, anche quella del mercato). Nato nel 1816 e deceduto nel 1913, lo scultore francese Maurice Bouval fu allievo del realista Jean-Alexander-Joseph Falguière (1831-1900). Si mise in luce all’Esposizione di Parigi del 1900 con le sue opere in metallo, che comprendevano anche candelieri in ormolu (stagno,rame e zinco) e posate rivestite in argento; ma quel che gli diede la fama furono però le lampade e i busti a soggetto muliebre, fanciulle misteriore, magari con lo sguardo rivolto verso il basso o con occhi chiusi, avvolte da rami o da foglie. Nonostante una produzione abbastanza articolata (scatoline, calamai, porta forcine, tutte in bronzo), Bouval non fu autore particolarmente prolifico, ed i suoi pezzi sono abbastanza rari; di solito i pezzi sono firmati “M.Bouval” e riportano il marchio della fonderia (tra le fonderie che utilizzarono i modelli di bouval, la Thiébaut Freres di Parigi)
Fonte Art Liberty e Decò , Guide supereva
Ophelia , 1900 circa
artnet.com
* * *
Flamenco Dancer
antiquehelper.com
Sulcitana
29-06-2009, 15.00.37
Juliet
Gioielleria
A proposito di gioielleria.....
Louis Aucoc
Carved horn decorated with seed pearls c1905
Plique-à-jour enamel with small rose-cut diamonds in the veins c1900
‘Flora’, art nouveau broochLouis Aucoc (21 September 1850 Paris - 10 December 1932 Paris), was a leading Parisian art nouveau jeweller and goldsmith, working with his father and brother André.
The Aucoc family firm at 6 Rue de la Paix was established in Paris in 1821[1] and was patronised by the house of King Louis Philippe, the House of Orléans, Napolean III and Empress Eugenie. The business left the hands of the Aucoc family in 1932.
Louis Aucoc married Micheline Louise Isaiah Rondeleux on 4 June 1872 [2] and had three children - Georges, René and a daughter who married André la Ferté.
Dalle discinte fanciulle Art Nouveau ai flaconi per profumi.
Louis Chalon. Di lui, a malapena si riesce a scoprire la data di nascita: 1866. La produzione dei suoi bronzi – fondamentalmente lampade, busti, orologi da mensola ma anche ceramiche come vasi e piatti – ha come soggetto d’elezione una fanciulla, Fanciulle che – come impongono i valori estetici dell’Art Nouveau – sono per lo più nude, semisvestite, appena ricoperte di veli ed in forte relazione con elementi naturalistici e floreali. Molto più vitali di quelle di Bouval, le figure femminili di Chalon hanno una energia interiore che viene evidenziata anche nei ritratti di figure carismatiche degli inizi del Novecento, come le ballerine Lois Fuller o Cleo de Merode, cui Chalon dedicò una scultura in bronzo dorato e argentato. Si colgono addirittura certe anticipazioni Art Deco’ in alcune intense geometrie e nelle posizioni drammatiche di alcune delle sue donne. I suoi pezzi sono sia firmati che marcati dal monogramma inciso; quasi tutte hanno i sigilli delle fonderie. Recentemente un flacone per il profumo Viville Moulin Rouge, in vetro incolore patinato rosso, altezza 15 cm, risalente al 1920, è stato valutato settantamila euro.
fonte Art Liberty e Decò , guide supereva
Les Filles des Vagues
* * *
The dance of Salomè
immagini artnet.com
Sulcitana
29-06-2009, 15.08.01
Juliet
Gioielleria
Louis Cartier
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Louis Cartier (1875 – 1942) è stato un imprenditore, gioielliere e orologiaio francese, fondatore della Cartier, una delle più grande produttrici di orologi al mondo.
Figlio di Alfred Cartier e nipote di Louis(l'apprendista gemmologo della bottega di Picard, che apre il primo negozio ad insegna Cartier a Parigi). Louis era un appassionato di orologi da tasca e desiderava creare una sua linea. Se a creare il primo orologio da polso fu Patek Phillipe nel 1868, Louis Cartier ebbe il merito di renderlo popolare a scapito dell'orologio da taschino. Louis Cartier fu l'anima della maison, un geniale innovatore che seppe circondarsi dei migliori talenti nell'arte grafica e gioielliera. Insieme ai fratelli Pierre e Alfred, pose le basi di Cartier Monde, fondando le filiali di Londra e New York. Viaggiatore instancabile ed uomo di mondo, Louis coltivo' relazioni con la Russia, l'India e la Cina, fonti di ispirazioni di alcune collezioni cartier di grande succeso.
Nel 1904, l'amico Alberto Santos-Dumont, pioniere dell'aviazione, domandò a Cartier di disegnargli un orologio che potesse utilizzare durante i voli. Dal momento che gli orologi da polso prodotti all'epoca non erano abbastanza pratici, Louis Cartier creò il "Santos", che fu anche il primo orologio da polso per uomo e che entrò in produzione nel 1911. Da quel momento Cartier inaugurò la linea di produzione di orologi da polso in Rue de la Paix, a Parigi, con il supporto tecnico dei Edmond Jaeger (Jaeger Le Coultre) che forniva a Cartier i movimenti.
of openwork lozenge shape, each corner set
with a sugarloaf cabochon sapphire,
the border set with brilliant-cut diamonds.
Marked Cartier 105
Paris, circa 1925
Diameter 3.8 cm
Cartier - deco
Charming deco green glass flowers in the "fruit salad style" made popular by Cartier looks like vintage Trifari or TKF. Pendant measures over one inch wide and is extended from a 14 inch long dainty "paper clip" chain. Best for a slender neck! The only mark we can find is the number "26" stamped into the back and we suspect this is the style number of the piece rather than the date. Beautifully finished and looks to be rhodium plated. Note the two ornamental rhinestone stations that attach the chain to the pendant. There are no tiny rhinestones in the centers of the flowers
Horst P. Horst, model wearing Cartier's "Diamants Mystérieux."
British Vogue, September 1934.
Scanned from "Art Deco 1910-1939"
edited by Charlotte Benton, Tim Benton and Chislaine Wood.
Juliet
29-06-2009, 15.41.05
Sulcitana
Agathon Léonard
Lavorò per Sèvres , creando statuine biscuit stile Art nouveau per decorazioni da tavolo .
Famosa la serie di sei danzatrici , Le Jeu de l'Echarpe , che servì da modello a figure in bronzo dorato per le quali è meglio noto
Play of the Scarf
Vision de Faust
Sulcitana
29-06-2009, 15.42.10
Juliet
Gioielleria liberty - Boucheron
Boucheron est un joaillier français. La Maison est fondée par Frederic Boucheron en 1858. Quatre générations de descendants directs lui succèdent. En 2000, le Groupe Gucci/PPR acquiert la société
The Boucheron Tiara
A little bit of history
The Boucheron tiara was left to Queen Elizabeth the Queen Mother by the Hon. Mrs Greville from Boucheron in London on 8th January, 1921. It was made up from the customers stones which were taken from an old tiara.
Her Majesty Queen Elizabeth the Queen Mother asked for the height of the tiara to be increased by adding a number of brilliant cut diamonds and a single marquise cut diamond in 1953
Our replica tiara is made as near as possible to the original. It is finished in silver plating
... all'epoca liberty gli uomini donavano preziosi gioielli per le calze delle amate .
Questi sono Boucheron.
Ultima modifica di Juliet : 29-06-2009 alle ore 20.01.09.
Juliet
29-06-2009, 19.54.51
Sulcitana
Gustav Gurschner
Operò a Vienna, ultimo esponente della Secessione, ma con l'occhio rivolto alle sinuosità dell'Art Nouveau francese.
Quel che rese famoso Gurschner, fu la luce. Lo scultore Gustav Gurschner, bavarese, nato nel 1873 e morto – quasi centenario – nel 1970, fu uno degli ultimi Secessionisti, anche se il suo stile, tutto curve e sinuosità, è più vicino all’Art Nouveau franco-belga. Dopo essere stato ingiustamente considerato artista commerciale, sono in anni recenti la sua produzione – lo testimoniano i risultati d’asta – ha raggiunto un ben più ampio consenso. Regine incontrastate della sua produzione, le donne; attorcigliate a colpi di frusta che richiamano steli e gambi, le figure femminili fanno sovente da sostegno a paralumi in vetro iridescente, molti dei quali furono realizzati dalla Loetz (alla Esposizione di Parigi del 1900 Bakalowitz & Söhne espose lampade in metallo la cui montatura era stata disegnata da Gurschner, mentre le lempade iridescenti erano di propria produzione). Materiali eterogenei si associano, dal bronzo al vetro alle conchiglie (spesso i Nautilus). Gurschner rivisitò nel suo stile particolarissimo qualsiasi altro oggetto, dai vasi (in cui spesso erano inserite fasce di decorazione stilizzate) agli svuotatasche, dalle coppe ai portafiammiferi. Sovente i pezzi erano marcati (si conoscono diversi tipi di firme, da “Gurschner depose” al cognome preceduto da numeri).
Art Liberty o Decò guide supereva
Lampada bronzo conchiglia nautilus
Sulcitana
11-07-2009, 15.17.44
Juliet
Sarah Bernhardt
Sarah Bernhardt
Sarah Bernhardt
Giovanni Boldini
Juliet
11-07-2009, 15.22.39
Juliet
Queen Elizabeth (1912)
Juliet
11-07-2009, 15.27.44
Juliet
Sarah Bernhardt - "Le Duel d'Hamlet"
Juliet
11-07-2009, 15.36.47
Juliet
Sarah Bernhardt (Parigi, 22 ottobre 1844 – Parigi, 26 marzo 1923) è stata una celebre attrice teatrale francese. Il suo vero nome era Rosine Bernardt.
Soprannominata La voix d'or ("La voce d'oro") e La divina, Sarah Bernhardt è ad oggi considerata come la più grande attrice del XIX secolo.
Marius Mars-Vallet (French 1869-1957) "Sarah Bernhardt as Theodora " Circa 1900 bronze sculpture with multi coloured polychrome patinas, signed and with the foundry seal for Frederic Goldscheider Paris, cire perdue
Maurice LeBlanc (French, 19th & early 20th century)
A bronze bust of Sarah Bernhardt as the Princess Lointaine, with contrasting brown patination,
circa 1900, signed and stamped France.
Dimensions: Total height 16&1/2 inches by 16&1/2 inches in width
Sarah Bernhardt (Parigi, 22 ottobre 1844 – Parigi, 26 marzo 1923)
Il suo vero nome era Rosine Bernardt.
Soprannominata La voix d'or ("La voce d'oro") e La divina, Sarah Bernhardt è ad oggi considerata come la più grande attrice del XIX secolo.
Vita e carriera
Terminati gli studi in Conservatorio nel 1862, ha fatto parte della Comédie-Française che ha abbandonato nel 1866 per l'Odéon. Venne scoperta sulle scene de "Le Passant" di François Coppée nel 1869 e trionfò come regina del "Ruy Blas" nel 1872; tali interpretazioni la portarono ad essere richiamata dalla "Comédie Francaise" dove interpretò Phèdre nel 1874 e Hernani tre anni dopo, nel 1877.
Nel 1880 si dimise con un certo scandalo del «Français» e creò la propria compagnia teatrale, con la quale partì per l'estero, dove riuscì a far fortuna. A New York incontrò Thomas Edison e registrò su un cilindro sonoro un brano del Phèdre. Rientrata in Francia, diresse il Teatro del Rinascimento dal 1893, poi il Teatro delle Nazioni dove interpretò La signora delle Camelie.
La Bernhardt ritratta da Jules Bastien-Lepage (1848-1884) nel 1879.Nel dicembre del 1894 chiese a Alfons Mucha di disegnare i propri manifesti. I successivi sei anni di collaborazione diedero un secondo momento di splendore alla sua carriera che, verso la fine, la vide impegnata anche come attrice per il cinema muto. Il primo film in cui recitò fu Il duello di Amleto nel 1900. Ne girò otto, di cui due autobiografici. L'ultimo, Sarah Bernhardt a Belle Isle (1912) descrive la sua vita quotidiana. Nel 1914 le venne conferita la Legione d'Onore. L'amputazione di una gamba nel 1915, quando l'attrice aveva 70 anni, non le impedì di continuare a recitare da seduta.
La sua vita privata è stata piuttosto "vivace". A vent'anni, da una relazione con un nobile belga, Charles-Joseph-Eugene-Henri, Principe di Ligne, ha avuto il suo unico figlio, Maurice Bernhardt, che diventerà scrittore. Successivamente, ebbe diversi amanti, tra cui artisti del calibro di Gustave Doré e Georges Clairin, e attori come Mounet-Sully e Lou Tellegen. Nel 1882 si sposò a Londra con un collega di origini greche, Aristides Damala, che era però dipendente dalla morfina, così la loro relazione durò pochissimo. Sarah restò comunque legalmente sua moglie sino alla morte del giovane attore, che avvenne nel 1889 all'età di 34 anni. Corteggiata da Ida Rubinstein e Anna de Noialles, ha vissuto con la pittrice Louisa Abbema, che la accompagna in tournée, professando pubblicamente il suo lesbismo.
Allo scoppiare dell'Affare Dreyfus, Sarah diede il suo sostegno ad Émile Zola.
Sarah Bernhardt pubblicò diversi libri ed opere teatrali e fu inoltre tra le fonti di ispirazione per il personaggio dell'attrice La Berma, descritta da Marcel Proust ne Alla ricerca del tempo perduto. L'influenza è stata così netta che Proust ha spesso chiamato il personaggio nelle sue lettere "Haras", l'inverso di Sarah.
Sarah Bernhardt nel ruolo di Marguerite Gautiere (La dame aux camélias)
1862 : Valérie di Eugène Scribe ;
1862 : Les Femmes Savantes (le Donne Sapienti) di Molière ;
1864 : Un mari qui lance sa femme di Labiche & Deslandes (nel ruolo della principessa Douchinka) ;
1866 : La Biche aux Bois di T & H Cognard ;
1866 : Phèdre di Racine (nel ruolo di Aricia) ;
1866 : Le Jeu de l'amour et du hasard (Il gioco dell'amore e del destino) di Marivaux (nel ruolo di Silvia) ;
1867 : Les Femmes savantes di Molière (nel ruolo di Armande) ;
1867 : Il Marchese di Villemer di George Sand ;
1867 : François le Champi di George Sand (nel ruolo di Mariette) ;
1868 : Kean di Dumas padre (nel ruolo di Anna Damby) ;
1869 : Il Passante de François Coppée nel ruolo maschile di un cantore (Zanetto), fu il suo primo grande successo;
1870 : L'Altra di George Sand ;
1871 : Jeanne-Marie di André Theuriet ;
1871 : Fai quel che devi di François Coppée ;
1871 : La Baronessa di Edouard Foussier e Charles Edmond;
1872 : Mademoiselle Aïssé di Louis Bouilhet ;
1872 : Ruy Blas di Hugo (nel ruolo di Doña Maira di Neubourg, regina di Spagna);
1872 : Mademoiselle de Belle-Isle di Dumas padre (ruolo di Gabrielle) ;
1872 : Britannicus di Racine (nel ruolo di Junie) ;
1872 : Le Nozze di Figaro di Beaumarchais ;
1872 : Mademoiselle de la Seiglière di Jules Sandeau ;
1873 : Dalila di Octave Feuillet (nel ruolo della principessa Falconieri) ;
1873 : Chez l'Avocat di Paul Ferrier ;
1873 : Andromaca de Racine ;
1873 : Phèdre de Racine (nel ruolo di Aricia) ;
1873 : La Sfinge di Octave Feuillet ;
1874 : Zadig di Voltaire ;
1874 : Phèdre di Racine (nel ruolo di di Fedra) ;
1875 : La Figlia di Roland di Henri de Bornier;
La Straniera di Alexandre Dumas figlio (nel ruolo di Mrs. Clarkson) ;
Roma Sconfitta di Parodi ;
1877 : Hernani di Victor Hugo (nel ruolo di Doña Sol) ;
1879 : Phèdre di Racine (nel ruolo di Fedra) ;
1880 : L'Aventuriera di Émile Augier ;
1880 : Adrienne Lecouvreur di Legouvé & Scribe ;
1880 : Froufrou di Henri Meilhac e Ludovic Halévy ;
1880 : La Signora delle Camelie di Alexandre Dumas figlio (nel ruolo di Marguerite Gautier) ;
1882 : Fédora di Victorien Sardou ;
Théodora di Victorien Sardou (nel ruolo di Theodora, imperatrice di Bisanzio) ;
La Tosca di Victorien Sardou ;
La Princesse Georges di Alexandre Dumas figlio ;
1890 : Cleopatra di Victorien Sardou ;
1893 : I Re di Jules Lemaître ;
1894 : Gismonda di Victorien Sardou ;
1895 : Anfitrione di Molière ;
1895 : Magda : (traduzione di Heimat di Hermann Sudermann) ;
1896 : La Signora delle Camelie di Alexandre Dumas figlio (nel ruolo di Marguerite Gautier) ;
1896 : Lorenzaccio di Musset ;
1897 : Spiritismo di Victorien Sardou ;
1897 : La Samaritana di Rostand ;
1897 : I Cattivi pastori di Octave Mirbeau ;
1898 : Medea di Catulle Mendès ;
1898 : La Signora delle Camelie di Alexandre Dumas figlio (nel ruolo di Marguerite Gautier) ;
Giovanna d'Arco di Jules Barbier ;
Izeyl di Eugène Morand & Armand Sylvestre ;
Re Lear di Shakespeare (nel ruolo di Cordelia) ;
1899 : Amleto di Shakespeare (nel ruolo di Amleto);
Antonio e Cleopatra di Shakespeare (nel ruolo di Cleopatra) ;
Macbeth di Shakespeare (nel ruolo di Lady Macbeth) ;
Pierrot Assassin di Richepin (nel ruolo di Pierrot) ;
1900 : L'Aiglon di Edmond Rostand (nel ruolo di Napoleone II, Duca di Reichstadt) ;
Angelo, tiranno di Padova di Hugo (nel ruolo di Tisbe)
1903 : La Strega di Victorien Sardou ;
1904 : Pelléas et Mélisande di Maeterlinck (nel ruolo di Pelléas) ;
1906 : The Lady From the Sea di Ibsen ;
1906 : La Vergine di Avila di Catulle Mendès (nel ruolo di Teresa D'Avila) ;
1911 : La regina Elisabetta di Émile Moreau;
1913 : Jeanne Doré di Tristan Bernard (nel ruolo di Jeanne Doré).
Film [modifica]
1900 : Il Duello di Amleto
1908 : La Tosca
1911 : La Signora delle Camelie (Camille)
1912 : Adrienne Lecouvreur
1912 : Elisabeth Regina d'Inghilterra
1912 : Sarah Bernhardt a Belle-Isle (nell'interpretazione di sé stessa)
1915 : Mères Françaises (un'infermiera della Croce Rossa)
1915 : Ceux de chez nous (biografico)
1916 : Jeanne Doré
1923 : La Veggente (incompiuto)
Libri
Dans les Nuages, Impressions d'une Chaise Charpentier (1878)
L'Aveu, drame en un acte en prose (1888)
Adrienne Lecouvreur, drame en six actes (1907)
Ma Double vie (1907)
Un Cœur d'homme, pièce en quatre actes (1911)
Petite idole (1920)
L'Art du Théâtre: la voix, le geste, la prononciation, etc.
[I]Juliet :Sarah Bernhardt (Parigi, 22 ottobre 1844 – Parigi, 26 marzo 1923)
Il suo vero nome era Rosine Bernardt.[/B]
Soprannominata La voix d'or ("La voce d'oro") e La divina, Sarah Bernhardt è ad oggi considerata come la più grande attrice del XIX secolo.
Terminati gli studi in Conservatorio nel 1862, ha fatto parte della Comédie-Française che ha abbandonato nel 1866 per l'Odéon. Venne scoperta sulle scene de "Le Passant" di François Coppée nel 1869 e trionfò come regina del "Ruy Blas" nel 1872; tali interpretazioni la portarono ad essere richiamata dalla "Comédie Francaise" dove interpretò Phèdre nel 1874 e Hernani tre anni dopo, nel 1877.
La Comédie-Française (2005)La Comédie-Française, o Théâtre-Français fu fondata nel 1680 e si trova dal 1799 nel cuore del Palais-Royal nell’I arrondissement di Parigi.
È il solo teatro francese di Stato che dispone di una compagnia permanente di attori, la Troupe des Comédiens français. Il drammaturgo più conosciuto legato alla Comédie-Française è Molière. È considerato come il patrono dei comédiens français. Eppure era morto da sette anni quando nacque la la casa di Molière.
Storia
La Comédie-Française nel XVIII secolo La sala del teatro nel XVIII secoloLa Comédie-Française fu fondata a seguito di uno speciale ordine, la lettre de cachet, del re Luigi XIV il 21 ottobre 1680 per fondere le due sole compagnie parigine dell’epoca, la compagnia dell’Hôtel Guénégaud e quella dell'Hôtel de Bourgogne. Il 25 agosto, gli attori si erano già uniti per la loro prima rappresentazione mettendo in scena Fedra di Jean Racine e Carosses d'Orléans di La Chapelle. Il decreto imperiale accordò loro il monopolio delle recite a Parigi, che i comédiens français difenderanno gelosamente nel corso del XVIII secolo, particolarmente contro i Comédiens-italiens .
Il 5 febbraio 1681, i comédiens français si riunirono con un atto costitutivo di associazione che regolava in particolar modo il regime pensionistico degli attori. Il repertorio si componeva allora di opere teatrali di Molière e di Racine, pure di qualche lavoro di Pierre Corneille, Paul Scarron e Jean Rotrou. Le assegnazioni erano stabilite dall’autore se vivo e, in caso contrario, dai primi gentiluomini della Camera del re.
Il 3 settembre 1793, durante la rivoluzione francese, la Comédie-Française venne chiusa per ordine del comitato di salute pubblica, e gli attori furono imprigionati.
Il 30 maggio 1799, il nuovo governo mise a loro disposizione la salle Richelieu dove recitava Talma, per permettere agli attori di ricostruire la compagnia.
Il motto della Comédie-Française è Simul et singulis (essere insieme e essere sé stessi).
La Comédie-Française dispone oggi di un repertorio di tremila opere teatrali e di tre teatri a Parigi: la salle Richelieu (parte del Palais-Royal), il Théâtre du Vieux-Colombier e lo Studio-Théâtre.
1680-1687 : Hôtel de Guénégaud : la Comédie-Française nacque all'Hôtel de Guénégaud.
1687-1770 : Salle des Fossés-Saint-Germain : nel giugno del 1687, gli attori furono espulsi per ordine del re dall’Hôtel de Guénégaud, perché rischiavano di disturbare il Collège des Quatre-Nations appena aperto. Si trasferirono al jeu de paume de l'Étoile, 6 rue des Fossés-Saint-Germain-des-Prés (attuale n°14 della rue de l'Ancienne-Comédie).
1770-1782 : Salle des Machines del Palais des Tuileries.
1782-1793 : Théâtre de l'Odéon : nel 1782, i comédiens-français sono accolti provvisoriamente al Théâtre de l'Odéon. La compagnia si era dispersa all’epoca della Rivoluzione, il teatro divenne proprietà privata.
1799-ai nostri giorni : Salle Richelieu al Palais-Royal ideato dall’architetto Victor Louis.
La sua vita privata è stata piuttosto "vivace". A vent'anni, da una relazione con un nobile belga, Charles-Joseph-Eugene-Henri, Principe di Ligne, ha avuto il suo unico figlio, Maurice Bernhardt, che diventerà scrittore. Successivamente, ebbe diversi amanti, tra cui artisti del calibro di Gustave Doré e Georges Clairin, e attori come Mounet-Sully e Lou Tellegen
Sarah Bernhardt
Gustave Dorè
Juliet
14-07-2009, 12.45.24
Juliet
Portrait of Sarah by Georges Clairin
Juliet
22-07-2009, 15.01.31
Juliet
Ida Lvovna Rubinstein
Costume per Ida Rubinstein
Ritratto di Ida Rubenstein di Valentin Serov, 1910
Ida Lvovna Rubinstein (San Pietroburgo, 5 ottobre 1885 – Vence, 20 settembre 1960) è stata una danzatrice russa, una mecenate e un personaggio mondano della belle époque.
Vita
Nata in una famiglia ebraica benestante, la Rubinstein rimase orfana in tenera età. Ebbe, per gli standard del balletto russo, poca educazione formale. Debuttò nel 1909 sotto la guida privata di Mikhail Fokine, con una esibizione solista nella Salomé di Oscar Wilde, in cui si svestì completamente nel corso della Danza dei sette veli.
Serge Diaghilev la fece entrare nei Ballets Russes, nei quali danzò nel ruolo di Cleopatra nella stagione parigina del 1909. Fu uno spettacolo notevole: i costumi erano disegnati da Léon Bakst e il finale ispirò il pittore Kees van Dongen per il suo Souvenir della stagione operistica russa 1909.
La Rubinstein fu molto celebrata anche dall'arte. Il ritratto fattole da Valentin Serov nel 1910 segna la realizzazione più completa dello stile maturo del pittore. Lo scultore Art Déco Demetre Chiparus produsse una statuetta d'Ida Rubinstein, che fu ritratta anche da Antonio de la Gandara.
Nel 1911 la Rubinstein iniziò una relazione, durata tre anni, con la pittrice Romaine Brooks, che realizzò un ritratto notevole della ballerina, e la utilizzò come modella per Venere.
La Rubinstein ballò nuovamente con il Ballet Russe nella stagione 1910, esibendosi in Sheherazade, un balletto basato sulla prima storia delle Mille e una notte, coreografato da Michel Fokine e scritto da lei e da Léon Bakst. Lo spettacolo fu ammirato all'epoca per la sua sensualità e l'allestimento sontuoso, ma oggigiorno viene eseguito raramente, essendo considerato come una pantomima, mentre il suo orientalismo, all'epoca di moda, appare oggi datato.
Nel 1911 si esibì ne Il martirio di San Sebastiano, che Gabriele d'Annunzio scrisse per lei, che ebbe la parte principale mentre le musiche furono opera di Claude Debussy. Questo balletto fu sia un trionfo (per il suo modernismo stilizzato) che uno scandalo; l'arcivescovo di Parigi chiese ai cattolici di non andare a vederlo perché la parte di San Sebastiano era affidata a una donna e ad una ebrea.
Dopo aver lasciato il Ballet Russe, la Rubinstein fondò e finanziò diverse compagnie di balletto, e lavorò con diversi importanti coreografi e compositori, tra cui Arthur Honegger.
Commissionò ed eseguì il Boléro di Maurice Ravel nel 1928, e spesso inscenò eventi di balletto libero e continuò a danzare fino all'inizio della II guerra mondiale.
La Rubinstein non è considerata tra le stelle più grandi del balletto: cominciò il suo addestramento troppo tardi per poter avere qualche possibilità. Ebbe comunque una notevole presenza scenica ed era in grado di recitare.
Ebbe però un ruolo molto importante, nella storia del balletto e della musica, come mecenate, commissionando a grandi autori opere adatte alle proprie capacità, che mischiavano la danza col dramma e la recitazione.
Commissionò ed eseguì il Boléro di Maurice Ravel nel 1928, e spesso inscenò eventi di balletto libero e continuò a danzare fino all'inizio della II guerra mondiale.
Ravel - Bolero - Daniel Barenboim - Berliner Phil. Pt. 2
Juliet
28-08-2009, 14.55.08
Juliet
Style Guimard
Hector Guimard
Designed in 1899, the Porte Dauphine station exhibits Guimard's only surviving enclosed edicule of the Paris Métro.Hector Guimard (Lyon, March 10, 1867 - New York, May 20, 1942) was an architect, who is widely considered today to be the most prominent representative of the French Art Nouveau movement of the end of the nineteenth and beginning of the twentieth centuries.
Guimard did not originally have such a high reputation, because he did not have any followers; however, recently, people have come to realize the extraordinary formal and typological profusion of his architectural and decorative work, the best of it done in a relatively short fifteen years of prolific creative activity.
Years of study
Like many other French nineteenth-century architects, Guimard attended the Ecole Nationale des Beaux-Arts in Paris where he became acquainted with the theories of Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc. These rationalist ideas provided the foundations of the future structural principles of Art Nouveau. Some say that Guimard became devoted to this style when he visited the Hôtel Tassel in Brussels, designed by Victor Horta, however of a very different style.
In 1898, he designed the Castel Béranger, which displays a tension between a medieval sense of geometrical volume, and the organic "whiplash" lines Guimard saw in Brussels.
A flashing glory
The Castel Béranger made Guimard famous and he soon had many commissions. He continued working in the Art Nouveau style, especially devoted to its ideal of harmony and continuity, which led him to take over the interior decoration of his buildings as well. This culminated in 1909 with the Hotel Guimard (his wedding present to his rich American wife) where ovoid rooms contain unique pieces of furniture, which are considered integral parts of the building.
Castel Bèranger
If the skylights favored by Victor Horta are rather absent in his work (except in his 1910 Mezzara Hotel), Guimard undertook astonishing experiments in space and volume. Some of these include the Coilliot houseand its disconcerting double-frontage (1898), La Bluette and its beautiful volumetric harmony (1898), and especially the Castel Henriette (1899) and the Castel d’Orgeval (1905), radical demonstrations of a vigorous and asymmetrical "free plan", twenty-five years before the theories of Le Corbusier. But other buildings of his, like the splendid Nozal Hotel,[10] in 1905, employ a rational, symmetrical, square-based style like that of Viollet-le-Duc.
Guimard also employed some structural innovations, as in the extraordinary concert hall Humbert-de-Romans[11] (1901), where a complex frame splits the sound waves to lead to perfect acoustics, or as in the Hôtel Guimard (1909), where the ground was too narrow to have the exterior walls bear any weight, and thus the arrangement of interior spaces differ from one floor to another.
The curious, inventive Guimard was also a precursor of industrial standardization, insofar as he wished to diffuse the new art on a large scale. His greatest success here – in spite of some scandals – was his famous entrances to the Paris Metro, based on the ornamented structures of Viollet-le-Duc. The idea is taken up – but with less success – in 1907 with a catalogue of cast iron elements applicable to buildings : Artistic Cast Iron, Guimard Style.
Guimard's art objects have the same formal continuity as his buildings, harmoniously uniting practical function with linear design, as in the Vase des Binelles, of 1903) or this sketch of his furniture.
His inimitable stylistic vocabulary suggests plants and organic matter, while remaining resolutely on the side of abstraction. Flexible mouldings and a sense of movement are found in stone as well as wood carvings. Guimard created abstract two-dimensional patterns that were turned into stained glass(Mezzara hotel, 1910), ceramic panels (Coilliot house, 1898), wrought iron (Castel Henriette, 1899), wallpaper(Castel Béranger, 1898) or fabric (Guimard hotel, 1909).
[edit] Oblivion
In spite of Guimard's innovations and talent, the press and the public quickly grew tired of him--not so much with his work, but his personality. His relationship with the clergyman who commissioned him to build the Humbert de Romans Concert Hall (arguably the most complete expression of his Art Nouveau style) soured by the time of its completion in 1901, and the clergyman left France. Within five years the magnificent concert venue was demolished; it is now only known through photographs and articles from art journals.
Guimard's work is itself victim of inherent contradictions of the ideals of the Art Nouveau movement: his best creations remained financially inaccessible to the general public, and his attempts at standardization of materials, parts, and measures never could keep pace with his very personal architectural vocabulary. Guimard was completely forgotten when he died in New York in 1942, where the fear of war and anti-Semitism (his wife was Jewish) had forced him into exile.
The rediscovery
Many of Guimard's buildings were destroyed after his death, but he started to be rediscovered in the 1960s. Now, scholars have reconstructed his career and he has been the subject of much research. Still, one hundred years after what Le Corbusier called the "magnificent gesture" of Art Nouveau, most of Guimard's buildings remain inaccessible to the public, and he has no museum devoted to him. However, original architectural drawings by Guimard are held in the Dept. of Drawings & Archives at Avery Architectural and Fine Arts Library at Columbia University in New York City. http://en.wikipedia.org/wiki/Hector_Guimard
Guimard style
Juliet
02-10-2009, 16.06.56
Juliet
Art Nouveau-Jugendstil buildings
Juliet
04-11-2009, 16.30.45
Juliet
Paris - Boulevard Pereire
Tra il 1890 e il 1910, in America e in Europa, si diffonde un particolare stile che assume svariati nomi a seconda del paese di riferimento; abbiamo così il Modern Style in Gran Bretagna, il Liberty statunitense, lo stile Floreale in Italia, lo Style Guimard in Francia, il Jugendstil in Germania, l'Arte Joven in Spagna e la Sezession in Austria. Tuttavia, per ovviare alla probabile confusione determinata dalla presenza di così tanti nomi diversi, si è pensato di riunirli tutti sotto il termine universale Art Nouveau.
Ufficialmente si è soliti collocare l'inizio del "movimento" nel 1893, quando Victor Horta realizzò a Bruxelles la Maison Autrique e la Maison Tassel; tuttavia, è bene tener presente che già tre anni prima, a Parigi, Siegfried Bing aveva aperto un negozio chiamato l'Art Nouverau - La Maison Bing, nel quale si trovavano oggetti dal design innovativo: mobili, tappeti, vari oggetti d'arte...
Nel 1900 a Parigi, durante l'Esposizione Universale, il nuovo stile ottiene un trionfo in ogni campo. Successivamente, attraverso la pubblicazione di nuove riviste, e l'istituzione di scuole e laboratori, il movimento di diffonde, considerevolmente, in Francia e nel resto dell'Europa.
L'Art Nouveau diventa ben presto l'anticipatrice del moderno design e dell'odierna architettura, grazie anche all’importanza che, con tale stile, comincia ad essere attribuita al progetto, necessario per "gettare le basi" della creazione vera e propria.
Comune a tale stile è l'opposizione all'arte accademica e storica e l'affermazione di un'arte che trae la propria ispirazione dalla natura; caratterizzato da figure molto semplici che rievocano la forma di piante o fiori oppure da figure ispirate agli "abitanti" del mondo animale, con un'evidente tendenza alla sinuosità, alle linee sottili e alla deformazione asimmetrica.
Molto legati alla natura, come fonte d'ispirazione, producono lavori in cui la natura stessa viene stilizzata e il cui repertorio comprende anche alghe, fili d'erba, insetti. Grande fonte d'ispirazione sono anche le stampe giapponesi con le loro forme curvilinee, le superficie illustrate, la pienezza della stampa. A differenza di altri movimenti artistici, l'Art Nouveau non s'allontana dall'uso di macchinari, né da materiali atipici come il vetro e il ferro battuto, ma crea un vero connubio tra scultura e architettura.
Concettualmente, il movimento s'ispira all'ideologia di William Morris, contenuta nell'Arts And Craft, il quale considerava la libera creazione dell'artigiano l'unica alternativa alla meccanizzazione e alla produzione in serie di valori di scarso valore estetico.
In pittura, segni ricollegabili all'Art Nouveau sono ravvisabili nei quadri di pittori come Edward Munch e Paul Gauguin, nei preraffaelliti e nei simbolisti; in particolare, l'Art Nouveau si differenzia dai preraffelliti per la forte attenzione al moderno e all'uso di nuovi materiali e dai simbolisti per un maggiore valore visivo.
In architettura e nel design d'interni, essa prende le distanze dallo storicismo proprio dell'Età Vittoriana, nonostante vengano selezionati e modernizzati alcuni elementi del Rococò, come le decorazioni a fiamma e a conchiglia.
Una grande forma espressiva si ha nell'ambito della lavorazione del vetro, con gli straordinari lavori del newyorkese Louis Comfort Tiffany, di Émile Gallé e dei fratelli Auguste e Antonin Daum in Francia.
In gioielleria, ispirandosi ad elementi naturali come piante ed animali, ne rivitalizza l'arte, creando gioielli caratterizzati da un elegante uso degli smalti e dall'introduzione di nuovi materiali (opali e pietre semi-preziose). Con l'Art Nouveau, la gioielleria non è più la semplice arte dell'incastonatore di pietre ma un vero campo in cui l'artista-designer può creare oggetti unici e preziosi, come accade nelle gioiellerie di Parigi e Bruxelles. A dimostrare quest'innovazione è, con i suoi lavori ispirati alla natura e all'arte giapponese, il francese René Lalique, noto disegnatore di gioielli.
In ambito grafico, l’Art Nouveau contribuisce allo sviluppo della cartellonistica, ad opera di Pierre Bonnard, Henri de Toulouse-Lautrec, Jules Chéret, Eugène Grasset.
Negli anni a seguire, l'Art Nouveau diventa protagonista di un commercio di prodotti in serie destinati a un pubblico di massa, tanto che il termine assume, a partire dal 1907, un significato non proprio positivo. Tuttavia, non si può negare l’importanza che essa ha avuto nel rivoluzionare il modo di concepire l'arte e di anticipare importanti movimenti del novecento, come l’espressionismo, il surrealismo, il cubismo, il Movimento Moderno e l'Art Dèco.
Architetti
Raimondo Tommaso d'Aronco, Mikhail Eisenstein, August Endel, Antoni Gaudi, Victor Horta, Josef Hoffmann, Hector Guimard, Charles Rennie Mackintosh, Louis Sullivan, Henry Van de Velde, Otto Wagner, Lucien Weissenburger, Marian Peretiatkovich
Pittori
Valentin Serov, Aubrey Beardsley, Konstantin Korovin, Alfons Mucha, Konstantin Somov, Henri de Toulouse-Lautrec, Pierre Bonnard, Léon Bakst, Gustav Klimt
Gioiellieri
Émile Gallé, René Lalique, Louis Comfort Tiffany, Stanisław Wyspiański