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L'Archivio
di Metaforum
Forum
di politica, cultura, società - 2009
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17-09-2009, 11.48.18
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Attentato a Kabul, colpiti due nostri blindati: morti 6 parà della Folgore
KABUL - Almeno 6 militari italiani sono morti e altri tre sono rimasti feriti in modo grave in Afghanistan in seguito ad un attentato kamikaze che ha colpito un convoglio della Nato sulla strada che porta dal centro cittadino all'aeroporto di Kabul. Sia i morti che i feriti sono tutti del 186esimo Reggimento Paracadutisti Folgore. Nello scoppio sono rimasti coinvolti due blindati italiani di scorta al convoglio. Lo confermano fonti del ministero della Difesa e dello Stato maggiore della Difesa. «Gli effetti sono stati devastanti, dunque è da escludere un attacco con esplosivo piazzato sulla strada», ha sottolineato una fonte militare, confermando che «le sei vittime sono tutte italiane».
Oltre ai nostri 6 militari morti ci sarebbero, tra i civili, anche due vittime afghane, forse i due kamikaze.
COINVOLTI DUE BLINDATi LINCE - L'attentato in cui sono rimasti coivolti due nostri blindati Lince, è avvenuto alle 12.10 locali, le 9.40 in Italia, nei pressi della rotonda Massud, dove il traffico è rallentato per i controlli sul traffico diretto verso l'ambasciata Usa, il comando Isaf e l'aeroporto. Sui due lati delle strade sono stati distrutti case e negozi. Secondo le prime ricostruzioni, un automezzo civile con a bordo i due kamikaze con un notevole carico di esplosivo sarebbe riuscito ad infilarsi tra i mezzi prima di esplodere.
ATTENTATO RIVENDICATO DAI TALEBANI - Un portavoce dei talebani, Zabiullah Mujahid, ha rivendicato l’attentato. In un messaggio sms il portavoce ha riferito che un uomo di nome Hayutullah si è fatto esplodere contro il convoglio militare dell’Isaf, nel centro della capitale.
ATTACCHI SUICIDI - Negli ultimi mesi, nonostante la massiccia presenza di forze armate internazionali, a Kabul si sono moltiplicati gli attacchi suicidi dei talebani. L'ultimo è stato l'8 settembre scorso, quando un'autobomba ha ucciso tre civili esplodendo davanti all'entrata della base aerea della Nato.
http://www.corriere.it/esteri/09_set...4f02aabc.shtml
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17-09-2009, 11.55.09
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attentato a kabul
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17-09-2009, 11.58.00
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Afghanistan, strage di italiani: 6 morti
I
Bomba a Kabul, strage di militari
"I morti sono sei"
Forte esplosione nel centro di Kabul
Un'autobomba colpisce due blindati
ROMA
Una forte esplosione è stata udita oggi nel centro di Kabul. Lo riferiscono giornalisti presenti sul posto. La deflagrazione è avvenuta nella zona delle ambasciate, proiettando verso il cielo un’enorme colonna di denso fumo nerastro: lo hanno precisato testimoni oculari, secondo cui qualche istante più tardi in città sono risuonate a distesa le sirene dei soccorsi. Si tratta del quartiere in cui si trovano le legazioni di Stati Uniti e Gran Bretagna, come pure altre rappresentanze diplomatiche di Paesi stranieri e organizzazioni sovranazionali.
Fonti giornalistiche presenti sul posto hanno riferito di almeno sei corpi esanimi a terra. Stando a un portavoce dell’Isaf, la Forza Internazionale di Assistenza per la Sicurezza guidata dalla Nato, la deflagrazione è avvenuta lungo la strada che conduce all’aeroporto internazionale, dove è ospitata una base dell’Alleanza Atlantica, la stessa attaccata lo scorso 8 settembre da un kamikaze per conto dei Talebani, che rivendicarono poi l’attentato, costato la vita a tre civili.
Il portavoce ha precisato comunque che lo scoppio non si è verificato in prossimità della struttura militare, ma le fonti giornalistiche hanno aggiunto che sarebbero stati presi di mira proprio veicoli alleati. Dal ministero dell’Interno è frattanto trapelato che ancora una volta si sarebbe trattato di un kamikaze. Il sito sorge tra l’altro non lontano dal Palazzo Presidenziale, nel quale poco prima il presidente uscente Hamid Karzai aveva tenuto una conferenza stampa sulle controverse elezioni del 20 agosto. La capitale dell’Afghanistan di recente è stata teatro di numerosi attacchi suicidi: oltre a quello contro lo scalo aereo, il mese precedente era stato preso d’assalto addirittura il quartier generale dell’Isaf, in piena città; sette gli afghani rimasti uccisi nell’occasione.
La televisione afghana Tolo di Kabul ha messo in onda delle immagini relative all’attentato di oggi nella capitale che mostrano un mezzo italiano Lince danneggiato nella parte anteriore. Almeno due mezzi militari italiani sono rimasti coinvolti. Fonti della Difesa confermano: sono sei i soldati italiani morti nell’attentato kamikaze che ha coinvolto due mezzi «Lince». Altri 3 militari sono in condizioni gravissime. Le altre due vittime dell’attentato sono invece due civili afghani. È stata un’autobomba a provocare la strage degli italiani. Secondo una prima ricostruzione, un’auto carica di esplosivo è scoppiata al passaggio del primo mezzo del convoglio, uccidendo tutti e cinque gli occupanti. Danni gravi anche al secondo Lince: uno dei militari a bordo è morto e altri tre sono rimasti feriti.
Un portavoce dei talebani, Zabiullah Mujahid, ha rivendicato l’attentato di oggi a Kabul contro in cui sono rimasti uccisi alcuni militari italiani. In un messaggio sms il portavoce ha riferito che un uomo di nome Hayutullah si è fatto esplodere contro il convoglio militare dell’Isaf, nel centro della capitale.
http://www.lastampa.it/redazione/cms...7420girata.asp
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17-09-2009, 12.08.01
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11, 46 - La Russa: “Sei vittime italiane, sei soldati del 186esimo reggimento della Folgore di stanza a Kabul, dove il nostro contingente opera con circa 150 militari”. Per fornire i nomi si attende di avvertire le famiglie: 4 caporalmaggiori, un sergente maggiore e l’ufficiale che comandava i due mezzi.
http://www.giornalettismo.com/archiv...aliani-caduti/
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17-09-2009, 12.28.30
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Una tragedia.
Siamo vicini alle famiglie, uniti nel dolore.
Dall'inizio della missione (2004) le vittime sono 21. :
Ricordiamo fra gli altri:
Caporal maggiore GIOVANNI BRUNO - Il 3 ottobre 2004 alla periferia di Kabul esce di strada il mezzo sul quale viaggiava il caporal maggiore Bruno, 23 anni.
Capitano di fregata BRUNO VIANINI - Il 3 febbraio 2005 il capitano è su un aereo civile in volo da Herat a Kabulche precipita in una zona di montagna 60 km a sudest della capitale.
Caporal maggiore capo MICHELE SANFILIPPO - L' 11 ottobre 2005 il caporal maggiore, 34 anni, è trovato morto nella camerata del battaglione Genio a Kabul, colpito alla testa da un proiettile partito accidentalmente.
Tenente MANUEL FIORITO e maresciallo LUCA POLSINELLI - Il 5 maggio 2006 un ordigno esplode al passaggio di una pattuglia italiana su due veicoli blindati a sud-est di Kabul. Rimangono uccisi gli alpini Fiorito, 27 anni, e Polsinelli, 29 anni.
Tenente colonnello CARLO LIGUORI - Il 2 luglio 2006 il tenente colonnello Liguori, 41 anni muore d'infarto a Herat.
Caporal maggiore GIUSEPPE ORLANDO - Il 20 settembre 2006, si ribalta il 'Puma' sul quale viaggia una pattuglia italiana a Chahar Asyab. Muore il caporal maggiore Orlando, 28 anni.
Caporal maggiori GIORGIO LANGELLA e VINCENZO CARDELLA - Sei giorni dopo, sempre a Chahar Asyab, un ordigno improvvisato esplode al passaggio di una pattuglia italiana: resta ucciso il caporal maggiore Langella, 31 anni, mentre altri 5 militari italiani sono feriti. Tra questi il caporal maggiore Cardella che morirà alcuni giorni dopo.
LORENZO D'AURIA - Il 24 settembre 2007, l'agente del Sismi Lorenzo D'Auria viene gravemente ferito durante il blitz delle forze speciali britanniche compiuto per la sua liberazione. Trasportato in Italia, D'Auria morirà qualche giorno dopo.
Maresciallo capo DANIELE PALADINI - Il 24 novembre 2007 il maresciallo Paladini è nella valle di Pagman, a 15 km da Kabul, da un kamikaze che si fa esplodere. Altri tre militari feriti.
Maresciallo GIOVANNI PEZZULO - Il 13 febbraio 2008 il maresciallo Pezzulo, 44 anni, è ucciso in un attacco con armi da fuoco portatili nel distretto di Uzeebin, a circa 60 km da Kabul. Un altro militare è ferito. Pezzulo faceva parte del Cimic Group South di Motta di Livenza, un reparto che si occupa prevalentemente di attività di cooperazione civile-militare.
Caporal maggiore ALESSANDRO CAROPPO - Il 21 settembre 2008 Caroppo, del contingente italiano a Herat, muore per un malore prima di montare di guardia.
Maresciallo ARNALDO FORCUCCI - Il 15 gennaio 2009, il maresciallo dell'Aeronautica muore per un arresto cardiocircolatorio.
Caporal maggiore ALESSANDRO DI LISIO - Il 14 luglio, Di Lisio, dell'8/o reggimento Guastatori Paracadutisti Folgore, muore per lo scoppio di un ordigno al passaggio di un convoglio italiano a Farah.
http://www.ansa.it/opencms/export/si...672906104.html
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17-09-2009, 12.39.13
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juliet cazzo, come ti viene in mente di scrivere una lista di nomi quando si sta aspettando la lista dei nomi dei militari morti?
ho letto la lista dei nomi
ho tirato un sospiro di sollievo non trovando quello dei miei amici
e solo dopo mi sono accorta che era l'elenco delle vittime del passato
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17-09-2009, 12.41.13
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scusa lo scatto
ma il 186 folgore è il reggimento di siena
ho amici lî, cari amici
e non sappiamo niente ancora
ed è un angoscia indescrivibile
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17-09-2009, 12.45.33
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Citazione:
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Originalmente inviato da wiwi
juliet cazzo, come ti viene in mente di scrivere una lista di nomi quando si sta aspettando la lista dei nomi dei militari morti?
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Cavolo Wiwi, in 'sto tempo che sei stata assente sei diventata orba ?
Non leggi le date chiaramente tutte espresse?
Beh, sei perdonata data la tensione del momento, si vive di minuto in minuto l'angoscia delle famiglie.
Altre informazioni.
Kabul, strage di italiani: morti 6 soldati, 4 feriti gravi. I Talebani rivendicano l'attacco kamikaze
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Es...780848070.html
P.s. leggo ora le tue scuse accettate
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17-09-2009, 12.57.52
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scegliere le parole è sempre difficile, ho scelto una preghera per esprimere il dolore e che non dimenticheremo il Loro Sacrifico,
Preghiera per la Patria
Dio Onnipotente ed Eterno cui danno gloria il cielo, la terra e il mare, ascolta la nostra preghiera !
Giurando fedeltà alla Bandiera, abbiamo promesso amore e servizio alla Patria, nel ricordo del sacrificio di chi è caduto perché noi vivessimo in un mondo più libero e più giusto.
Donaci, o Signore, la forza di custodire e difendere il bene prezioso della pace e, in comunione di spirito con tutti coloro che lavorano e soffrono, donaci la gioia di dare il nostro contributo, per la serenità delle nostre case, per la prosperità della nostra terra, per il bene dell'Italia.
Amen.
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17-09-2009, 13.19.54
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occorre ritirare immediatamente i soldati dall'Afghanistan e dalle altre missioni all'estero e impiegarli sul territorio in difesa dello stesso.
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17-09-2009, 13.47.55
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AFGHANISTAN: IERI WARNING ATTENTATI LUNGO AIRPORT ROAD
(ANSA) - KABUL, 17 SET - Un rischio attentati nella provincia
di Kabul era stato diramato ieri, con un warning, delle forze di
sicurezza. Negli ultimi tempi gli allarmi su attacchi alle forze
della coalizione sono diventati quasi quotidiani e vengono tutti
attentamente valutati.
Con quello di ieri le forze di sicurezza allertavano i diversi
contingenti, compreso quello italiano, su possibili azioni
offensive contro le strutture governative afghane o della
coalizione presenti lungo l'Airport road, che dal centro della
citta', Pashtunistan square, porta al'aeroporto internazionale.
L'allarme indicava il rischio di azioni da parte di una
cellula di tre-quattro elementi che recentemente avevano
trasferito nella capitale un veicolo da utilizzare per
un'offensiva suicida contro obiettivi sensibili.
(ANSA).
AU
17-SET-09 13:01 NNNN
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17-09-2009, 13.50.31
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Onore ai caduti italiani nella lotta contro il terrorismo.
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17-09-2009, 13.52.26
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wiwi, ho letto ora che hai amici nel 186°. mi spiace. tenterò di mandarti le info che ho. ho tentato per messaggio privato ma li hai disabilitati. le vittime sono quattro caporalmaggiori, un
tenente e un sergente. uno è sardo.
10 i feriti, nessuno di essi in pr
ti sono vicino.
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17-09-2009, 13.57.32
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Il soldato sardo morto stamane
nell'attentato a Kabul era un caporalmaggiore della Folgore,
Matteo Mureddu, 26 anni, di Solarussa
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17-09-2009, 13.59.56
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Mi dispiace per quanto è successo, ma anche in questo caso si trattava di una tragedia annunciata. E' stata annunciata prima ancora che l'Italia cambiasse formalmente le modalità di ingaggio.
E' da tempo che siamo in guerra - altro che missione di pace! - ed in una guerra qualche volta anche un nemico mal equipaggiato riesce ad avere la meglio.
Ricordando che la nostra Costituzione ripudia l'uso della guerra quale strumento per la risoluzione dei conflitti, più che mai oggi è necessario chiederci: perchè siamo lì? a fare che cosa? per chi?
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17-09-2009, 14.21.59
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scusate, visto lo strazie delle famiglia e visto che wiwi ha attivato la messaggeria da questo momento le notizie gliele invierò tramite mp. se qualcuno ha validi motivi per avere notizie dei militari uccisi mi contatti.
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17-09-2009, 15.09.51
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I nomi sono stati pubblicati.
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18-09-2009, 12.52.26
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Quel sangue del Sud versato per il Paese
Nel momento della tragedia non possiamo non chiederci
perché a morire sono sempre, o quasi sempre, soldati del Meridione
Quel sangue del Sud
versato per il Paese
ROBERTO SAVIANO
Vengo da una terra di reduci e combattenti. E l'ennesima strage di soldati non l'accolgo con la sorpresa di chi, davanti a una notizia particolarmente dolorosa e grave, torna a includere una terra lontana come l'Afghanistan nella propria geografia mentale. Per me quel territorio ha sempre fatto parte della mia geografia, geografia di luoghi dove non c'è pace. Gli italiani partiti per laggiù e quelli che restano in Sicilia, in Calabria o in Campania per me fanno in qualche modo parte di una mappa unica, diversa da quella che abbraccia pure Firenze, Torino o Bolzano.
Dei ventun soldati italiani caduti in Afghanistan la parte maggiore sono meridionali. Meridionali arruolati nelle loro regioni d'origine, o trasferiti altrove o persino figli di meridionali emigrati. A chi in questi anni dal Nord Italia blaterava sul Sud come di un'appendice necrotizzata di cui liberarsi, oggi, nel silenzio che cade sulle città d'origine di questi uomini dilaniati dai Taliban, troverà quella risposta pesantissima che nessuna invocazione del valore nazionale è stato in grado di dargli. Oggi siamo dinanzi all'ennesimo tributo di sangue che le regioni meridionali, le regioni più povere d'Italia, versano all'intero paese.
Indipendentemente da dove abitiamo, indipendente da come la pensiamo sulle missioni e sulla guerra, nel momento della tragedia non possiamo non considerare l'origine di questi soldati, la loro storia, porci la domanda perché a morire sono sempre o quasi sempre soldati del Sud. L'esercito oggi è fatto in gran parte da questi ragazzi, ragazzi giovani, giovanissimi in molti casi. Anche stavolta è così. Non può che essere così. E a sgoccioli, coi loro nomi diramati dal ministro della Difesa ne arriva la conferma ufficiale. Antonio Fortunato, trentacinque anni, tenente, nato a Lagonegro in Basilicata. Roberto Valente, trentasette anni, sergente maggiore, di Napoli. Davide Ricchiuto, ventisei anni, primo caporalmaggiore, nato a Glarus in Svizzera, ma residente a Tiggiano, in provincia di Lecce. Giandomenico Pistonami, ventisei anni, primo caporalmaggiore, nato ad Orvieto, ma residente a Lubriano in provincia di Viterbo. Massimiliano Randino, trentadue anni, caporalmaggiore, di Pagani, provincia di Salerno. Matteo Mureddu, ventisei anni, caporalmaggiore, di Solarussa, un paesino in provincia di Oristano, figlio di un allevatore di pecore. Due giorni fa Roberto Valente stava ancora a casa sua vicino allo stadio San Paolo, a Piedigrotta, a godersi le ultime ore di licenza con sua moglie e il suo bambino, come pure Massimiliano Radino, sposato da cinque anni, non ancora padre.
Erano appena sbarcati a Kabul, appena saliti sulle auto blindate, quei grossi gipponi "Lince" che hanno fama di essere fra i più sicuri e resistenti, però non reggono alla combinazione di chi dispone di tanto danaro per imbottire un'auto di 150 chili di tritolo e di tanti uomini disposti a farsi esplodere. Andando addosso a un convoglio, aprendo un cratere lunare profondo un metro nella strada, sventrando case, macchine, accartocciando biciclette, uccidendo quindici civili afgani, ferendone un numero non ancora precisato di altri, una sessantina almeno, bambini e donne inclusi.
E dilaniando, bruciando vivi, cuocendo nel loro involucro di metallo inutilmente rafforzato i nostri sei paracadutisti, due dei quali appena arrivati. Partiti dalla mia terra, sbarcati, sventrati sulla strada dell'aeroporto di Kabul, all'altezza di una rotonda intitolata alla memoria del comandante Ahmad Shah Massoud, il leone del Panjshir, il grande nemico dell'ultimo esercito che provò ad occupare quell'impervia terra di montagne, sopravvissuto alla guerra sovietica, ma assassinato dai Taliban. Niente può dirla meglio, la strana geografia dei territori di guerra in cui oggi ci siamo svegliati tutti per la deflagrazione di un'autobomba più potente delle altre, ma che giorno dopo giorno, quando non ce ne accorgiamo, continua a disegnare i suoi confini incerti, mobili, slabbrati. Non è solo la scia di sangue che unisce la mia terra a un luogo che dalle mie parti si sente nominare storpiato in Affanìstan, Afgrànistan, Afgà. E' anche altro. Quell'altro che era arrivato prima che dai paesini della Campania partissero i soldati: l'afgano, l'hashish migliore in assoluto che qui passava in lingotti e riempiva i garage ed è stato per anni il vero richiamo che attirava chiunque nelle piazze di spaccio locali. L'hashish e prima ancora l'eroina e oggi di nuovo l'eroina afgana. Quella che permette ai Taliban di abbondare con l'esplosivo da lanciare contro ai nostri soldati coi loro detonatori umani.
E' anche questo che rende simili queste terre, che fa sembrare l'Afganistan una provincia dell'Italia meridionale. Qui come là i signori della guerra sono forti perché sono signori di altro, delle cose, della droga, del mercato che non conosce né confini né conflitti. Delle armi, del potere, delle vite che con quel che ne ricavano, riescono a comprare. L'eroina che gestiscono i Taliban è praticamente il 90% dell'eroina che si consuma nel mondo. I ragazzi che partono spesso da realtà devastate dai cartelli criminali hanno trovato la morte per mano di chi con quei cartelli criminali ci fa affari. L'eroina afgana inonda il mondo e finanzia la guerra dei Taliban. Questa è una delle verità che meno vengono dette in Italia. Le merci partono e arrivano, gli uomini invece partono sempre senza garanzia di tornare. Quegli uomini, quei ragazzi possono essere nati nella Svizzera tedesca o trasferiti in Toscana, ma il loro baricentro rimane al paese di cui sono originari. È a partire da quei paesini che matura la decisione di andarsene, di arruolarsi, di partire volontari. Per sfuggire alla noia delle serate sempre uguali, sempre le stesse facce, sempre lo stesso bar di cui conosci persino la seduta delle sedie usurate. Per avere uno stipendio decente con cui mettere su famiglia, sostenere un mutuo per la casa, pagarsi un matrimonio come si deve, come aveva già organizzato prima di essere dilaniato in un convoglio simile a quello odierno, Vincenzo Cardella, di San Prisco, pugile dilettante alla stessa palestra di Marcianise che ha appena ricevuto il titolo mondiale dei pesi leggeri grazie a Mirko Valentino. Anche lui uno dei ragazzi della mia terra arruolati: nella polizia, non nell'esercito. Arruolarsi, anche, per non dover partire verso il Nord, alla ricerca di un lavoro forse meno stabile, dove sono meno certe le licenze e quindi i ritorni a casa, dove la solitudine è maggiore che fra i compagni, ragazzi dello stesso paese, della stessa regione, della stessa parte d'Italia. E poi anche per il rifiuto di finire nell'altro esercito, quello della camorra e delle altre organizzazioni criminali, quello che si gonfia e si ingrossa dei ragazzi che non vogliono finire lontani.
E sembra strano, ma per questi ragazzi morti oggi come per molti di quelli caduti negli anni precedenti, fare il soldato sembra una decisione dettata al tempo stesso da un buon senso che rasenta la saggezza perché comunque il calcolo fra rischi e benefici sembra vantaggioso, e dalla voglia di misurarsi, di dimostrare il proprio valore e il proprio coraggio. Di dimostrare, loro cresciuti fra la noia e la guerra che passa o può passare davanti al loro bar abituale fra le strade dei loro paesini addormentati, che "un'altra guerra è possibile". Che combattere con una divisa per una guerra lontana può avere molta più dignità che lamentarsi della disoccupazione quasi fosse una sventura naturale e del mondo che non gira come dovrebbe, come di una condizione immutabile.
Sapendo che i molti italiani che li chiameranno invasori e assassini, ma pure gli altri che li chiameranno eroi, non hanno entrambi idea di che cosa significhi davvero fare il mestiere del soldato. E sapendo pure che, se entrambi non ne hanno idea e non avrebbero mai potuto intraprendere la stessa strada, è perché qualcuno gliene ne ha regalate di molto più comode, certo non al rischio di finire sventrati da un'autobomba. Infatti loro, le destinazioni per cui partono, non le chiamano "missione di pace".
Forse non lo sanno sino in fondo che nelle caserme dell'Afghanistan possono trovare la stessa noia o la stessa morte che a casa. Ma scelgono di arruolarsi nell'esercito che porta la bandiera di uno Stato, in una forza che non dispone della vita e della morte grazie al denaro dei signori della guerra e della droga. Per questo, mi augurerei che anche chi odia la guerra e ritiene ipocrita la sua ridefinizione in "missione di pace", possa fermarsi un attimo a ricordare questi ragazzi. A provare non solo dolore per degli uomini strappati alla vita in modo atroce, ma commemorarli come sarebbe piaciuto a loro. A onorarli come soldati e come uomini morti per il loro lavoro. Quando è arrivata la notizia dell'attentato, un amico pugliese mi ha chiamato immediatamente e mi ha detto: "Tutti i ragazzi morti sono nostri". Sono nostri è come per dire sono delle nostre zone. Come per Nassiriya, come per il Libano ora anche per Kabul. E che siano nostri lo dimostriamo non nella retorica delle condoglianze ma raccontando cosa significa nascere in certe terre, cosa significa partire per una missione militare, e che le loro morti non portino una sorta di pietra tombale sulla voglia di cambiare le cose. Come se sui loro cadaveri possa celebrarsi una presunta pacificazione nazionale nata dal cordoglio. No, al contrario, dobbiamo continuare a porre e porci domande, a capire perché si parte per la guerra, perché il paese decide di subire sempre tutto come se fosse indifferente a ogni dolore, assuefatto ad ogni tragedia.
Queste morti ci chiedono perché tutto in Italia è sempre valutato con cinismo, sospetto, indifferenza, e persino decine e decine di morti non svegliano nessun tipo di reazione, ma solo ancora una volta apatia, sofferenza passiva, tristezza inattiva, il solito "è sempre andata così". Questi uomini del Sud, questi soldati caduti urlano alle coscienze, se ancora ne abbiamo, che le cose in questo paese non vanno bene, dicono che non va più bene che ci si accorga del Sud e di cosa vive una parte del paese solo quando paga un alto tributo di sangue come hanno fatto oggi questi sei soldati. Perché a Sud si è in guerra. Sempre.
Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency
(18 settembre 2009)
http://www.repubblica.it/2009/09/sez...i-del-sud.html
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18-09-2009, 16.06.28
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Purtroppo stiamo perdendo la guerra per il semplice motivo che i talebani la considerano tale, noi no, al massimo la chiamiamo missione di pace, andiamo là a fare i buoni come in Iraq, dove i nostri avamposti erano aperti a tutti, perchè amiamo la popolazione locale. Invece i nemici della civiltà si sono introdotti con i loro camion imbottiti di tritolo e hanno fatto saltare mezza caserma con i militari dentro. Abbiamo fatto la guerra a Milosevic, però non con i nostri aerei, al massimo con il nostro aeroporto, abbiamo lasciato aperto la nostra ambasciata perchè noi siamo-buoni-ripudiamo-la-guerra-vogliamo-il-dialogo. In Afghanistan abbiamo cominciato a capire che combattevamo contro le bestie, perciò ci siamo fatti i blindati un pò più blindati, tutto qua. Ma per sparare bisogna sempre avvisare prima, ehi amico se proprio mi costringi ti sparo, ma il primo colpo lo mando in aria hai tutto il tempo per scappare, che non ti saltasse in mente di sparare tu, prima, ad uno buono come me. Ma in guerra dopo attentati del genere si approntano delle rappresaglie, si dirama un ultimatum, ci si avvale di ostaggi come merce di scambio. Le uniche cose che i buzzurri possono capire. Naturalmente tutto questo non le possiamo fare perché noi ripudiamo la guerra e perciò perdiamo. Ragion per cui occorre ritirarci nella maniera meno vile possibile, giusto per non fare la figuraccia di Zapatero. Andandocene magari alla chetichella o magari distruggendo (per rappresaglia, appunto)qualche campo di cocaina dell'afghanistan (basta qualche tanica di benzina e una cassetta di bombe a mano). E' un'idea per un'uscita di scena cinematografica, nulla più.
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18-09-2009, 16.34.15
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in memoria
In memoria
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Il dolore per la morte di sei nostri militari a kabul non deve ottenebrarci fino al punto di insultare o mancare di rispetto coloro che combattono e resistono alla occupazione della Nato. Il Kamikaze che
ne ha provocato la morte è saltato in aria assieme a loro e bisogna almeno riflettere sul perchè una persona è disposta a morire pur di provocare la morte al nemico. Insultare o maledire la Resistenza afghana come ha fatto la destra italiana non aiuta a capire quanto ci sta succedendo ed a vedere con chiarezza nel nostro futuro. L'Afghanistan da quasi dieci anni è occupato da eserciti della Nato e da contractors che puntellano un governo inviso alla popolazione retto da un individuo appartenente ad una famiglia mafiosa di trafficanti di droga. Un governo che avrebbe dovuto introdurre la democrazia
ed avviare un processo di liberazione della donna che non è mai avvenuto e che semmai ha legiferato
norme che ne hanno ribadito la schiavitù. L'unica ragione per la quale l'Italia è presente in Afghanistan deriva dalla sua appartenenza alla Nato e da ragioni di prestigio e di convenienza di rapporti di collaborazione con gli USA. Gli afghani non hanno mai minacciato l'Italia ma hanno la sventura di abitare una nazione geostrategicamente appetita dagli USA nel loro disegno di dominio mondiale e di controllo delle fonti energetiche. In quanto al pericolo terrorista che minaccerebbe l'Occidente si tratta di una invenzione della propaganda antislamica che dal crollo delle Torri Gemelli ad oggi viene alimentata per giustificare ogni sorta di nefandezza compiuta contro la popolazione civile dell'Iraq e dell'Afghanistan. Consideriamo quindi la morte dei sei nostri militari un prezzo di sangue pagato ad una alleanza militare e politica nella quale non abbiamo alcuna voce in capitolo, non siamo in grado
di influenzarne le scelte come i confederati di Delo non erano in grado di influenzare le scelte di Atenee come gli eserciti alleati di Roma dovevano soltanto servire la causa dell'Impero soltanto per
non esserne esclusi.
L'Occidente combatte le sue guerre coloniali con eserciti di soldati professionisti. Le truppe vengono reclutate nelle regioni povere dell'Impero, negli Usa come in Italia. I sei morti sono tutti meridionali che se avessero avuto alternative migliori probabilmente avrebbero scelto un altro mestiere, un altro lavoro. Non hanno avuto scelta. Hanno dovuto arruolarsi e, per raggranellare i soldi necessari ad un matrimonio o al pagamento di un mutuo, offrirsi di andare all'estero. Per questo il loro destino è ancora di più inaccettabile dal momento che deriva da una scelta di vita la cui alternativa era magari la disoccupazione o il lavoro nero e malpagato. Ai giovani del Sud la riforma Gelmini chiude possibilità
di sbocco nell'insegnamento ed il federalismo prossimo futuro la possibilità di offrire personale alle pubbliche amministrazioni del Nord.
Il Potere continua ad usarli dopo la morte. Negli USA le salme dei caduti vengono rimpatriate nottetempo e furtivamente. Da noi si faranno solenni funerali di Stato che raduneranno in prima fila un ceto politico cinico, sazio, pagato in modo scandaloso per gli scranni che occupa. Un ceto politico che vive all'ombra del potere americano e che si serve anche di questi morti per accaparrarsi favori e protezione.
Pietro Ancona
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18-09-2009, 16.35.21
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in memoria
ps:
spero che la riflessione che faremo sarà pacata ed ispirata dai sentimenti per i quali a volte ci siamo distinti per umanità e rispetto degli altri.
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18-09-2009, 21.46.10
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Signor Piero Ancona, ma ci faccia il piacere. E' grazie a quelli come lei che stiamo perdendo la guerra col fondamentalismo islamico. A quelli come lei che considerano la folle ideologia talebana, per la quale sgozzarono daniel Pearl col coltello da macellai halal, al pari di una qualsiasi posizione politica degna di un'assise democratica e civile. A quelli come lei che non vogliono mancare di rispetto ai kamikaze e che definiscono "resistenza" la battaglia senza scrupoli che i talebani combattono contro la civiltà, la ragione e la fede vera. Caro signore, rinsavisca, non si faccia il servo sciocco dei mullah, l'utile idiota della causa naziislamica di bin laden.
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18-09-2009, 22.51.00
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Pietro Ancona dovrebbe spiegare perche' nelle zone dell'Afghanistan dove non vi e' la presenza dei talebani non vi sono kamikaze o azioni di guerriglia contro le forze NATO. Le zone dell'Afghanistan occupate dai talebani sono le zone nelle quali la popolazione civile e' sottoposta ad un regime che instaura una situazione di terrore senza eguali al mondo.
Ricordiamo a Piero Ancona che nelle zone sotto controllo talebano e' proibito per le donne uscire di casa senza l'autorizzazione dell'uomo, le bambine non possono studiare, gli uomini sono obbligati a non tagliarsi la barba, e' proibito indossare abiti quali jeans o una semplice camicia perche' ricordano l'occidente, e' proibito ascoltare musica o guardare film occidentali. Gli omosessuali vengono torturati e uccisi, le donne vittime di stupro vengono lapidate, le donne che mostrano pure un solo centimetro quadrato del corpo (persino un dito del piede) vengono picchiate a bastonate e frustate, i bambini vengono fatti crescere con il fucile imbracciato, la produzione di droghe pesanti viene promossa a principale forma di agricoltura.
Ti piacerebbe vivere nell'Afghanistan dei talebani, Ancona?
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19-09-2009, 01.42.53
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Citazione:
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Originalmente inviato da Raptor
Ricordiamo a Piero Ancona che nelle zone sotto controllo talebano e' proibito per le donne uscire di casa senza l'autorizzazione dell'uomo, le bambine non possono studiare, gli uomini sono obbligati a non tagliarsi la barba, e' proibito indossare abiti quali jeans o una semplice camicia perche' ricordano l'occidente, e' proibito ascoltare musica o guardare film occidentali. Gli omosessuali vengono torturati e uccisi, le donne vittime di stupro vengono lapidate, le donne che mostrano pure un solo centimetro quadrato del corpo (persino un dito del piede) vengono picchiate a bastonate e frustate, i bambini vengono fatti crescere con il fucile imbracciato, la produzione di droghe pesanti viene promossa a principale forma di agricoltura.
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E a tutto ciò ci aggiungiamo la morte dei soldati della cosiddetta "missione di pace" senza risolvere un emerito niente.
Le donne continuano a non poter uscire di casa, le bambine continuano a non poter studiare etc, etc.
C'è solo qualche morto in più: i soldati.
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19-09-2009, 09.26.17
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Per cosa sono morti?

Era partito per fare la guerra, per dare il suo aiuto alla sua terra. Gli avevano dato le mostrine e le stelle e il consiglio di vender cara la pelle. (...) Ora che è morto la patria si gloria d'un altro eroe alla memoria. Ma lei che lo amava, aspettava il ritorno d'un soldato vivo. D'un eroe morto che ne farà se accanto, nel letto, le è rimasta la gloria d'una medaglia alla memoria.
Fabrizio De André, La ballata dell'eroe
Per cosa sono morti?
Per difendere la pace, la libertà, la democrazia in Afghanistan e la sicurezza internazionale come dicono i nostri politici? No.
Non per la pace, perché i nostri soldati in Afghanistan stanno facendo la guerra.
Non per la libertà, perché i nostri soldati stanno occupando quel paese.
Non per la democrazia, perché i nostri soldati proteggono un governo-fantoccio che non ha nulla di democratico.
Non per la sicurezza internazionale, perché i nostri soldati stanno combattendo contro gli afgani, non contro il terrorismo islamico internazionale: a questo, semmai, stanno fornendo un pretesto per odiare e attaccare l'Occidente e anche il nostro paese.
E allora per cosa sono morti?
La risposta l'ha data il generale Fabio Mini, ex comandante del contingente Nato in Kosovo, intervenendo la scorsa settimana a un dibattito sull'Afghanistan tenutosi a Firenze e organizzato da Peacereporter:
"Ufficialmente lo scopo fondamentale, il center of gravity, della missione non è la ricostruzione, o la pacificazione né la democrazia: è la salvaguardia della coesione della Nato in un momento di crisi della stessa. Questo è lo scopo dichiarato, scritto nei documenti ufficiali della missione Isaf. La Nato è in Afghanistan esclusivamente per dimostrare che è coesa: lo scopo è essere insieme. Ecco perché gli Stati Uniti chiedono soldati in più: ma pensate davvero che manchino loro le forze per far da soli? Credete davvero che i nostri soldati o i lituani siano importanti? No! L'importante è che nessuno si sottragga a un impegno Nato. Ecco perché vengono chiesti continuamente uomini agli alleati".
Enrico Piovesana su Peacereporter - 17/9/09
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19-09-2009, 10.37.19
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Affonda il progetto democratico afghano
by Redazione
Fonte: Medarabnews
A quasi otto anni dall’inizio dell’invasione militare a guida americana che avrebbe dovuto spazzar via il regime talebano e portare diritti umani e democrazia in Afghanistan, il definitivo naufragio del progetto democratico promosso dall’Occidente sembra essere sancito dal fallimento delle elezioni presidenziali tenutesi il 20 agosto, e dall’inarrestabile ascesa dei Talebani, la cui presenza si avverte ormai in tutto il paese.
Le elezioni presidenziali sono state caratterizzate dal testa a testa fra due candidati: il presidente uscente Hamid Karzai, e l’ex ministro degli esteri ed ex consigliere del comandante Ahmad Shah Massoud, Abdullah Abdullah.
Di padre pashtun e madre tagika, Abdullah Abdullah era considerato l’avversario più credibile di Karzai – un uomo che, date le sue origini ed il suo passato nella resistenza antisovietica prima, ed antitalebana poi, sarebbe stato in grado di raccogliere il consenso delle diverse etnie che compongono il paese e di avere un forte potere di attrazione fra gli stessi pashtun (l’etnia maggioritaria, a cui appartiene Karzai e dalla quale è emerso il movimento talebano).
L’esito del voto avrebbe tuttavia smentito molte previsioni: le sapienti manovre pre-elettorali del presidente uscente, che è riuscito a stringere alleanze con leader tribali e signori della guerra di diverse etnie (fra cui spicca in particolare l’accordo stipulato con il famigerato Rashid Dostum, tornato espressamente dal suo esilio in Turchia per garantire a Karzai il voto degli uzbeki), hanno fatto sì che Abdullah registrasse successi molto inferiori al previsto nelle aree non pashtun del paese.
D’altra parte, nelle regioni meridionali ed orientali dell’Afghanistan, dove è maggioritaria l’etnia pashtun, il predominio dei Talebani ha fatto sì che l’affluenza al voto fosse praticamente nulla. In generale, l’affluenza complessiva nel paese è stata molto bassa, attestandosi intorno al 30-35%, malgrado le dichiarazioni trionfali inizialmente fatte dal governo, che aveva parlato di una partecipazione vicina al 50%.
L’altro dato che alcuni analisti hanno fatto osservare è che gli afghani hanno votato soprattutto su base identitaria , dando il voto ai propri leader tribali ed in base alla propria appartenenza etnica, ed esprimendo in questo modo la propria sfiducia nei confronti dello stato centrale e della sua capacità di fornire servizi e protezione.
A screditare ulteriormente il risultato elettorale sono giunte le accuse di brogli, moltiplicatesi di pari passo con gli annunci che parlavano di un vantaggio di Karzai sempre più consistente nei confronti di Abdullah.
Queste notizie sono state accompagnate dall’emergere di aspri contrasti fra le due commissioni che avevano il compito di monitorare lo svolgimento delle elezioni: l’Independent Election Commission (IEC), ritenuta da molti troppo vicina al governo Karzai, e l’Electoral Complaints Commission, nominata dall’ONU, ma considerata da altri molto allineata con le posizioni dell’amministrazione americana.
L’IEC ha infine dichiarato in maniera ufficiosa la vittoria di Karzai con il 54,1% dei voti, una percentuale che eviterebbe all’attuale presidente di doversi sottoporre ad un rischioso ballottaggio. Le numerosissime denunce di brogli hanno tuttavia di fatto bloccato l’annuncio di qualsiasi risultato definitivo, lasciando il paese in un pericoloso limbo in attesa che vengano presi in esame tutti i ricorsi.
Il rischio paventato da alcuni è che la contrapposizione fra Karzai ed Abdullah si trasformi in un aperto scontro etnico nel paese. In assenza di un compromesso politico fra le parti, bisognerà attendere i risultati del riesame dei voti per sapere se Karzai sarà confermato presidente, o se sarà necessario il secondo turno elettorale per definire un vincitore.
Al momento, Karzai non appare legittimato a governare. D’altra parte i risultati finali resteranno sconosciuti ancora per diverse settimane. Un eventuale ballottaggio rischierebbe di slittare alla prossima primavera a causa del durissimo inverno afghano alle porte. Nel frattempo rischia di crearsi un vuoto politico del quale, secondo molti, i Talebani potrebbero soltanto approfittare.
Del resto, secondo stime dell’ International Council on Security and Development (ICOS) , I Talebani avrebbero ormai una presenza stabile nell’80% del paese, come testimonia fra l’altro il rapido deterioramento della sicurezza nel nord, in particolare nelle province di Kunduz e di Balkh.
A questo punto si aprono nuovi scenari che coinvolgono il più ampio teatro dell’Asia centrale. I Talebani starebbero infatti cercando di tagliare le linee di rifornimento della NATO che provengono da nord. Per contrastare questo tentativo gli USA potrebbero essere tentati di utilizzare nuovamente i “signori della guerra” del nord – come Dostum ed altri – per ricacciare indietro la minaccia talebana. Questi ultimi, d’altra parte, si appoggiano spesso a paesi esterni, come l’Uzbekistan o il Tagikistan, che sono etnicamente affini a molte delle tribù presenti nell’Afghanistan settentrionale.
Tali paesi non hanno però solo interessi “etnici” che li legano alla realtà afghana. Ad esempio, l’Uzbekistan teme il propagarsi del fondamentalismo di marca talebana all’interno del proprio territorio, ed i suoi possibili intrecci con il Movimento Islamico dell’Uzbekistan (IMU). Del resto, il rafforzamento dell’influenza talebana è visto come una minaccia anche da grandi potenze come la Russia e la Cina (quest’ultima, ad esempio, considera l’evoluzione dei movimenti radicali in Asia centrale come potenzialmente pericolosa a causa della propria crisi interna nella regione dello Xinjiang ).
A questi timori condivisi si sovrappongono tuttavia antagonismi di altra natura, come ad esempio quello fra tagiki ed uzbeki. Tali antagonismi a loro volta rientrano nel più ampio quadro della lotta fra le grandi potenze – USA e Russia in primo luogo, ma anche Cina e India – per il predominio in Asia Centrale.
Da questi brevi accenni si comprende come un’estensione della “crisi talebana” rischi di mettere in moto altri processi che coinvolgerebbero un teatro molto più ampio.
Di fronte all’impasse in Afghanistan, rappresentato da un lato dalla crisi post-elettorale e dall’altro dal dilagare dei Talebani, si moltiplicano sulla stampa internazionale (sia quella dei paesi dell’area, sia quella occidentale) i tentativi di analizzare le ragioni che hanno portato a questo vicolo cieco, e di trovare una possibile via d’uscita.
Molti commentatori sembrano concordi nel ritenere gli sforzi di “nation-building” portati avanti in Afghanistan assolutamente insufficienti e mal indirizzati. Basta dare un’occhiata alle cifre per comprendere come l’impegno occidentale, ed americano in particolare, sia stato assolutamente sbilanciato a favore dell’approccio militare.
Si è invece investito poco e male nella costruzione delle istituzioni dello stato afghano e nella lotta alla dilagante corruzione che soffoca il paese .
A questo punto, la ricetta che molti propongono per dare una soluzione alla crisi afghana è il progressivo disimpegno militare americano, che deve essere accompagnato però dalla costruzione di uno stato centrale afghano in grado di mantenere l’unità del paese, pur lasciando ampia autonomia alle sue componenti etniche e tribali. Nel far questo, bisognerà tener presente la particolare composizione culturale, religiosa ed etnica del paese.
Per evitare tuttavia che l’Afghanistan venga di fatto abbandonato a se stesso, e ripiombi quasi certamente in una guerra civile altrettanto devastante di quella che scoppiò all’indomani del ritiro sovietico dal paese (con effetti imprevedibili per la regione), sarà imprescindibile inserire il disimpegno militare americano ed occidentale – affiancato da un serio sforzo votato al rafforzamento dello stato afghano – nella cornice di un accordo regionale che garantisca la pace interna del paese ed allo stesso tempo fornisca una valida risposta ai timori nutriti dai paesi vicini, attraverso un sistema di equilibri accuratamente bilanciati che sia in grado di fornire garanzie a tutti.
Si tratta di una strada estremamente difficile da percorrere, ma allo stesso tempo dell’unica possibilità rimasta per evitare che l’Afghanistan sprofondi sempre più in una crisi dalla quale nessuno degli attori coinvolti saprà più come uscire.
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Mi auguro che venga rimessa in campo la proposta di una Conferenza internazionale sull'Afghanistan, come era stato proposto da Dalema, durante l'ultimo governo Prodi.
E' augurabile che, abbandonata la retorica, non ci si sottragga ad un ultimo gesto di responsabilità.
Personalmente, le "guerre di civilizzazione" non mi hanno mai convinto.
Se il reale obiettivo fosse stato portare una forma di democrazia si sarebbe fatto qualcosa di più sotto il profilo civile, invece si è investito complessivamente poco - rispetto all'IRAQ, solo briciole - e male (principalmente sul profilo militare).
La guerra in Afghanistan è stata una guerra voluta e condotta a modo loro dagli USA, ai quali la comunità internazionale non ha saputo dire dei NO e ridiscutere man mano gli obiettivi.
Dal 2004, il consenso della popolazione afghana è andato via via deteriorando, i talebani hanno ricominciato a riempire gli spazi che non siamo stati capaci di garantire, perchè avevamo altro da fare in IRAQ. La popolazione civile afghana è stata spesso vittima di coloro che erano lì per difenderli, e si è trovata per altri 5 anni tra il martello e l'incudine della guerra.
Non ci può che addolorare ancora di più la morte di nostri connazionali in Afghanistan, e per la morte di tanti civili, perchè non sono morti per gli obiettivi democratici che erano stati prefissati ma per motivi di opportunità politica.
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19-09-2009, 14.07.55
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Citazione:
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Originalmente inviato da contericci
Signor Piero Ancona, ma ci faccia il piacere. E' grazie a quelli come lei che stiamo perdendo la guerra col fondamentalismo islamico. A quelli come lei che considerano la folle ideologia talebana, per la quale sgozzarono daniel Pearl col coltello da macellai halal, al pari di una qualsiasi posizione politica degna di un'assise democratica e civile. A quelli come lei che non vogliono mancare di rispetto ai kamikaze e che definiscono "resistenza" la battaglia senza scrupoli che i talebani combattono contro la civiltà, la ragione e la fede vera. Caro signore, rinsavisca, non si faccia il servo sciocco dei mullah, l'utile idiota della causa naziislamica di bin laden.
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servo sciocco sarà lei. Si faccia il conto di quanti Daniele Pearl sono stati sgozzati dai contractors killlers con i quali l'Occidente ha impestato l'Afghanistan, quanti morti per bombardamenti, per fame, per malattie, per altro. In ogni caso la causa della indipendenza e della libertà del popolo afghano sta vincendo. Si informi! Sebbene in Afghanistan si mandino a morire i figli poveri dell'Occidente oramai il grosso della opinione pubblica è contro la guerra. Si informi delle armi che l'Occidente usa, si informi dei droni, delle armi al laser, al plutonio, all'ranio ed alle tante altre diavolerie di un feroce colonialismo che tuttavìa non vincerà.....
Si vada a stringere al petto quel delinquente di Karzay e la sua feroce famiglia mafiosa di trafficanti di droga e di armi....
Nazista sarà lei.... Io sono pacifista, contro tutte le guerre, sono per la parità delle nazioni....
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19-09-2009, 14.09.33
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Citazione:
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Originalmente inviato da amarena
E a tutto ciò ci aggiungiamo la morte dei soldati della cosiddetta "missione di pace" senza risolvere un emerito niente.
Le donne continuano a non poter uscire di casa, le bambine continuano a non poter studiare etc, etc.
C'è solo qualche morto in più: i soldati.
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invece le donne intabarrate da Karzay hanno libertà.....
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19-09-2009, 14.10.49
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Citazione:
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Originalmente inviato da Raptor
Pietro Ancona dovrebbe spiegare perche' nelle zone dell'Afghanistan dove non vi e' la presenza dei talebani non vi sono kamikaze o azioni di guerriglia contro le forze NATO. Le zone dell'Afghanistan occupate dai talebani sono le zone nelle quali la popolazione civile e' sottoposta ad un regime che instaura una situazione di terrore senza eguali al mondo.
Ricordiamo a Piero Ancona che nelle zone sotto controllo talebano e' proibito per le donne uscire di casa senza l'autorizzazione dell'uomo, le bambine non possono studiare, gli uomini sono obbligati a non tagliarsi la barba, e' proibito indossare abiti quali jeans o una semplice camicia perche' ricordano l'occidente, e' proibito ascoltare musica o guardare film occidentali. Gli omosessuali vengono torturati e uccisi, le donne vittime di stupro vengono lapidate, le donne che mostrano pure un solo centimetro quadrato del corpo (persino un dito del piede) vengono picchiate a bastonate e frustate, i bambini vengono fatti crescere con il fucile imbracciato, la produzione di droghe pesanti viene promossa a principale forma di agricoltura.
Ti piacerebbe vivere nell'Afghanistan dei talebani, Ancona?
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I talebani sono patrioti come lo sono stati tanti sacerdoti in Italia contro il nazismo. L'occupazione NATO è di stampo nazista....
in quanto alla condizione della donna le ricordo che in Italia ci sono
centodieci morte all'anno e centinaia di migliaia di ferite e mutilate e che oltre diecimila donna vivono in clandestinità per sfuggire il Macho
marito, padre, fratello o altro.....Si informi
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19-09-2009, 18.19.19
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Quindi ti risulta che i nostri partigiani si facevano saltare in aria tra i civili?
Sulla condizione delle donne c'è una sola piccolissima differenza:
Qui quel comportamento di merda,quando beccato,viene condannato con leggi sempre più severe.
Li invece ad essere sempre più severe sono le condanne per legge,nei confronti delle donne.
Si facesse una vera guerra,come quella di una volta...
perderebbero in 1 settimana.
adesso invece tra scudi umani e pacifinti,loro hanno gioco facile.
Ma tu pietro,sei COMPLICE delle loro azioni perchè tramite i tuoi veti umanitari,rendi le loro azioni EFFICACI.
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19-09-2009, 18.43.45
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19-09-2009, 22.30.28
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Alle famiglie delle vittime dell’attentato che ha subito un mezzo militare dell’Esercito italiano a Kabul va tutta alla nostra piena solidarietà, il nostro profondo cordoglio e un abbraccio forte, però non possiamo esimerci dal notare come la presenza del contingente militare italiano in Afghanistan è frutto e figlia di una scelta politica e strategica, oltre che militare, assurda e sbagliata. Le truppe italiane vanno ritirate subito. Peraltro, anche la giustificazione della loro presenza con la necessità di garantire lo svoglimennto di elezioni libere e democratiche, in Afghanistan, è stata del tutto vana e inutile, come dimostrano ed hanno denunciato i colossali brogli subiti dalle opposizioni al governo Karzai, denunce fatte da tutti gli osservatori.
http://www.paoloferrero.it/
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19-09-2009, 22.37.38
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Citazione:
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Originalmente inviato da Pietro Ancona
servo sciocco sarà lei. Si faccia il conto di quanti Daniele Pearl sono stati sgozzati dai contractors killlers con i quali l'Occidente ha impestato l'Afghanistan, quanti morti per bombardamenti, per fame, per malattie, per altro. In ogni caso la causa della indipendenza e della libertà del popolo afghano sta vincendo. Si informi! Sebbene in Afghanistan si mandino a morire i figli poveri dell'Occidente oramai il grosso della opinione pubblica è contro la guerra. Si informi delle armi che l'Occidente usa, si informi dei droni, delle armi al laser, al plutonio, all'ranio ed alle tante altre diavolerie di un feroce colonialismo che tuttavìa non vincerà.....
Si vada a stringere al petto quel delinquente di Karzay e la sua feroce famiglia mafiosa di trafficanti di droga e di armi....
Nazista sarà lei.... Io sono pacifista, contro tutte le guerre, sono per la parità delle nazioni....
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Ma cacchio, siamo in presenza di un servo sciocco più sciocco di quello che pensavo. Chiamare "libertà" il regime barbaro e oscurantista dei talebani è appunto la sciocchezza del secolo, ma che dico, del millennio. Oddio, le guerre, è noto, provocano accoppamenti più o meno drammatici, che in genere ricadono sulla coscienza di chi le scatena, (per le cause dell'attuale conflitto vedere l'11 settembre 2001). Kharzai è uno dei pochi leader presentabili tra i milioni di poveracci che costituiscono la popolazione dell'Afghanistan. Sa, quando l'islam domina per secoli le menti finiscono per rimanere un tantino ottenebrate e il materiale umano ora è quello che è, bisogna accontentarsi.
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19-09-2009, 23.35.25
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Citazione:
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Originalmente inviato da Juliet
Alle famiglie delle vittime dell’attentato che ha subito un mezzo militare dell’Esercito italiano a Kabul va tutta alla nostra piena solidarietà, il nostro profondo cordoglio e un abbraccio forte, però non possiamo esimerci dal notare come la presenza del contingente militare italiano in Afghanistan è frutto e figlia di una scelta politica e strategica, oltre che militare, assurda e sbagliata. Le truppe italiane vanno ritirate subito. Peraltro, anche la giustificazione della loro presenza con la necessità di garantire lo svoglimennto di elezioni libere e democratiche, in Afghanistan, è stata del tutto vana e inutile, come dimostrano ed hanno denunciato i colossali brogli subiti dalle opposizioni al governo Karzai, denunce fatte da tutti gli osservatori.
http://www.paoloferrero.it/
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Condivido l'analisi, ma sono titubante per quanto riguarda un disimpegno immediato dall'Afghanistan. Secondo me, vale la pena cercare con tutte le forze di fare un ultimo tentativo diplomatico per non lasciare tutta l'area nel caos.
Sia chiaro che gli USA, come hanno fatto per lo scudo spaziale in Polonia, devono fare anche loro dei passi indietro.
Se però la situazione è degenerata al punto tale che la stragande maggioranza degli afghani non vede l'ora che gli USA e la NATO si facciano da parte, la cosa più giusta è andarsene, smobilitare.
Non sarebbe la prima volta che questo succede, e chi ha preso decisoni di questo tipo, come ad esempio De Gaule in Algeria, non ha perso il suo carisma anzi sono azioni per le quali ha guadagnato la fama di statista.
Vero Obama!?!
Per quanto riguarda gli "statisti de noj altri", quelli ruspanti - locali , sarebbe necessario a questo punto superare la vecchia logica di un prezzo con il sangue dei nostri militari per rimanere seduti al tavolo dei "Grandi del Pianeta", che visti da vicino, grandi non sono.
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20-09-2009, 08.25.23
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"Non c'é coraggio nei tuoi occhi, solo tristezza"
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20-09-2009, 09.22.59
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Citazione:
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Originalmente inviato da Raptor
Pietro Ancona dovrebbe spiegare perche' nelle zone dell'Afghanistan dove non vi e' la presenza dei talebani non vi sono kamikaze o azioni di guerriglia contro le forze NATO. Le zone dell'Afghanistan occupate dai talebani sono le zone nelle quali la popolazione civile e' sottoposta ad un regime che instaura una situazione di terrore senza eguali al mondo.
Ricordiamo a Piero Ancona che nelle zone sotto controllo talebano e' proibito per le donne uscire di casa senza l'autorizzazione dell'uomo, le bambine non possono studiare, gli uomini sono obbligati a non tagliarsi la barba, e' proibito indossare abiti quali jeans o una semplice camicia perche' ricordano l'occidente, e' proibito ascoltare musica o guardare film occidentali. Gli omosessuali vengono torturati e uccisi, le donne vittime di stupro vengono lapidate, le donne che mostrano pure un solo centimetro quadrato del corpo (persino un dito del piede) vengono picchiate a bastonate e frustate, i bambini vengono fatti crescere con il fucile imbracciato, la produzione di droghe pesanti viene promossa a principale forma di agricoltura.
Ti piacerebbe vivere nell'Afghanistan dei talebani, Ancona?
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Caro Nick, forse ti è sfuggito, ma mesi fa il governo Karzai ha varato una legge con la quale si obbliga la donna afghana a non rifiutare i rapporti sessuali con il marito. Oveero, la donna afghana può legalmente essere stuprata da suo marito.
I burqa e le barbe proliferano ovunque, anche a Kabul, ma forse non sono mai passati di moda se non in qualche servizio confezionato dall'embedded di turno.
Il problema principale è che il nostro e il loro sono due mondi diversi e i cambiamenti a suon di bombe, specie se dall'esterno, sono impossibili. Abbiamo visto il flop delle elezioni e per sovraccarico oggi abbiamo dovuto legalizzare l'apparato di potere di un corrotto e incapace ormai inviso anche a coloro che lo avevano piazzato li qualche anno fa.
Ah, dimenticavo. Leggevo pochi giorni or sono che la produzione di oppio era diminuita del 10% rispetto all'anno scorso. Ho pensato che fosse un buon risultato dovuto all'efficacia delle azioni dell'Isaf. Balle!
I signori della guerra e della droga, avevano semplicemente effettuato un'operazione di mercato, visto che l'offerta aveva superato la domanda mondiale e il prezzo era calato.
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20-09-2009, 09.38.19
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Citazione:
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Originalmente inviato da contericci
Purtroppo stiamo perdendo la guerra per il semplice motivo che i talebani la considerano tale, noi no, al massimo la chiamiamo missione di pace, andiamo là a fare i buoni come in Iraq, dove i nostri avamposti erano aperti a tutti, perchè amiamo la popolazione locale. Invece i nemici della civiltà si sono introdotti con i loro camion imbottiti di tritolo e hanno fatto saltare mezza caserma con i militari dentro. Abbiamo fatto la guerra a Milosevic, però non con i nostri aerei, al massimo con il nostro aeroporto, abbiamo lasciato aperto la nostra ambasciata perchè noi siamo-buoni-ripudiamo-la-guerra-vogliamo-il-dialogo. In Afghanistan abbiamo cominciato a capire che combattevamo contro le bestie, perciò ci siamo fatti i blindati un pò più blindati, tutto qua. Ma per sparare bisogna sempre avvisare prima, ehi amico se proprio mi costringi ti sparo, ma il primo colpo lo mando in aria hai tutto il tempo per scappare, che non ti saltasse in mente di sparare tu, prima, ad uno buono come me. Ma in guerra dopo attentati del genere si approntano delle rappresaglie, si dirama un ultimatum, ci si avvale di ostaggi come merce di scambio. Le uniche cose che i buzzurri possono capire. Naturalmente tutto questo non le possiamo fare perché noi ripudiamo la guerra e perciò perdiamo. Ragion per cui occorre ritirarci nella maniera meno vile possibile, giusto per non fare la figuraccia di Zapatero. Andandocene magari alla chetichella o magari distruggendo (per rappresaglia, appunto)qualche campo di cocaina dell'afghanistan (basta qualche tanica di benzina e una cassetta di bombe a mano). E' un'idea per un'uscita di scena cinematografica, nulla più.
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Quelli che tu chiami buzzurri, sono i discendenti di coloro che hanno inflitto claomorose sconfitte alle maggiori potenze militari che hanno modificato l'assetto geopolitico del mondo dai tempi di Gengis Khan fino ad oggi.
Gli Inglesi hanno dovuto registrare tre sconfitte in un arco di tempo che va dal 1842 al 1912.
In ultimo l'Armata Rossa, che operando proprio come tu auspichi che si operasse con i "buzzurri", ossia radendo al suolo villaggi, compiendo terribili rappresaglie, bombardando e via minchionando ha causato 1.5 milioni di morti con il risultato di aver collezionato l'unica sconfitta militare della sua storia.
Oggi tocca a noi.
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20-09-2009, 10.32.42
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Citazione:
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Originalmente inviato da taccaromiceto
Quindi ti risulta che i nostri partigiani si facevano saltare in aria tra i civili?
Sulla condizione delle donne c'è una sola piccolissima differenza:
Qui quel comportamento di merda,quando beccato,viene condannato con leggi sempre più severe.
Li invece ad essere sempre più severe sono le condanne per legge,nei confronti delle donne.
Si facesse una vera guerra,come quella di una volta...
perderebbero in 1 settimana.
adesso invece tra scudi umani e pacifinti,loro hanno gioco facile.
Ma tu pietro,sei COMPLICE delle loro azioni perchè tramite i tuoi veti umanitari,rendi le loro azioni EFFICACI.
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Premessa N°1: non condivido una virgola e ritengo questo modo di pensare molto pericoloso.
Premessa N°2: credo sia legittimo desiderare che le donne musulmane abbiano i loro diritti.
L'oppressione delle donne è un fenomeno globale per cui dovrebbe essere anche una preoccupazione globale, tollerarla in nome di differenze religiose o culturali ci permette solo di sfuggire alla responsabilità di fare qualcosa a questo riguardo.
Ma dovremmo essere chiari sul fatto che l’invasione USA dell’Afghanistan non ha niente a che fare con la liberazione della donna.
Se Bush si fosse dedicato al benessere delle donne, la sua amministrazione non avrebbe cercato di compromettere alcuni dei loro diritti faticosamente ottenuti perfino negli stessi Stati Uniti.
La “coalizione” USA ha invaso l’Afghanistan con il pretesto dichiarato di uccidere Osama bin Laden e i suoi compagni, non per salvare le donne afghane.
Con questo Bush riuscì anche a confezionare la guerra afghana come una guerra per la libertà delle donne afghane.
Ritengo atto di arroganza credere che sia possibile concedere la libertà attraverso l’uso della forza o emancipare le donne dagli uomini della loro stessa cultura.
In effetti, dopo anni di guerra e di occupazione americana, gli afghani “moderati” sono solo capaci di venir fuori con una legge agghiacciante che intende legare il sesso al sostentamento, permettendo ad un marito di affamare la moglie se non ha rapporti sessuali con lui.
Questo non testimonia i limiti del progetto USA di liberare gli afghani?
Questo dovrebbe anche dirci che l’inveterata misoginia della cultura tribale non è localizzata ai Talebani o alle loro interpretazioni misogine dell’Islam.
Sebbene non sia sempre produttivo vedere il mondo attraverso il prisma della storia o dei valori occidentali, credo che possiamo imparare alcune lezioni dalla storia del colonialismo occidentale e dei movimenti per i diritti civili in Occidente.
Una delle lezioni che possiamo imparare è che laddove vi fu un’espansione dei diritti o delle libertà politiche, razziali, sessuali, ciò avvenne perché fu la gente stessa a combattere per tali diritti e libertà.
In altre parole, i diritti non furono semplicemente concessi al popolo dallo Stato o imposti da occupanti stranieri.
Il vecchio adagio che dice che il vero cambiamento non può essere imposto con la forza è vero realmente e potrebbe anche essere questa la ragione per cui il Corano vieta anche la coercizione nella religione.
Pertanto non vi è ragione di ritenere che il cambiamento nelle società musulmane possa soltanto essere imposto dall’esterno, ma al contrario credo che esso possa venire e realmente verrà dai musulmani stessi.
Tuttavia, perché questa trasformazione accada, un numero sufficiente di musulmani avrà bisogno di rendersi conto che molto di ciò che viene fatto passare per "islamico", che sia il burqa, la segregazione sessuale in pubblico e/o in privato, la lapidazione, l’uccisione di una donna in nome "dell’onore" e molte altre pratiche atroci associate all’Islam, non viene menzionato né sancito dal Corano.
Certamente, una simile presa di coscienza non può aver luogo in presenza delle attuali strutture sociali in cui le donne devono confrontarsi con la realtà dell’autorità maschile ed i musulmani devono confrontarsi con l’assenza di libertà civili e politiche nei Paesi a maggioranza musulmana e con il razzismo ed i sentimenti anti-islamici nelle società occidentali.
Tutte queste cose dovranno cambiare e chiaramente non spetta solo ai musulmani compiere questi cambiamenti, specialmente per quanto riguarda il sempre più violento razzismo anti-islamico in Europa e negli Stati Uniti.
Per questo certe argomentazioni diventano poi giustificazioni per voler sradicare l’Islam in nome dell’assimilazione, del multiculturalismo, o della lotta all’estremismo.
Sebbene i musulmani siano in parte da biasimare per alcune reazioni negative, credo che sia importante non dimenticare le profonde e antiche radici storiche della paura occidentale nei confronti delle differenze.
Sarebbe bene che la gente leggesse l’illuminante testo di Thomas Babington Macaulay: “Minute on Education” (1835), nel quale egli dichiara che l’intento dei britannici in India dovrebbe essere quello di “formare una classe di persone, indiane per sangue e colore della pelle, ma inglesi per gusti, opinioni, valori morali ed intelletto.
Oggi non è esagerato considerare il multiculturalismo britannico o la “laïcité” francese come moderne variazioni dello stesso tema.
Altro che guerra di una settimana.
Ultima modifica di ohnefrieden : 20-09-2009 alle ore 11.07.37.
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20-09-2009, 12.33.23
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rispetto per il dolore
cito repubblica, ma forse anche su altri giornali
il rispetto per il dolore
dove é finito?
come si possono pubblicare le foto di un bambino in attesa dell' arrivo della bara di suo padre?
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20-09-2009, 14.11.53
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vuoi la risposta cinica, o quella moralmente corretta?
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20-09-2009, 14.14.03
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Citazione:
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Originalmente inviato da Pietro Ancona
in quanto alla condizione della donna le ricordo che in Italia ci sono
centodieci morte all'anno e centinaia di migliaia di ferite e mutilate e che oltre diecimila donna vivono in clandestinità per sfuggire il Macho
marito, padre, fratello o altro.....Si informi
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E' stupido paragonare la condizione della donna in Italia e in Afghanistan, non sto neanche a spiegarti il perchè, dovresti arrivarci da solo
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20-09-2009, 21.43.17
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La notizia dell'ennesimo attentato che ha colpito a morte sei militari italiani, ne ha feriti altri quattro e ha provocato oltre 60 vittime, tra morti e feriti fra i civili afghani, mi raggiunge in aeroporto. È un pugno nello stomaco, una stretta alla gola. Un desiderio di fare immediatamente qualcosa per coloro che sono stati investiti da un uragano di dolore. Poi, mi assale il ricordo di Alessandro Di Lisio, paracadutista anche lui della Folgore morto a Farah il 14 luglio scorso. Mi risuonano nella mente le parole di suo padre, quando abbracciandolo a Ciampino all'arrivo della salma del figlio, mi sussurrò, riconoscendomi come eguale nel dolore: «Lei è lucida, io non lo sono». In quella frase è racchiusa l'attonita consapevolezza del dolore che ti ha investito, lasciandoti apparentemente privo di forze.
L'orrore della perdita di chi amavi profondamente. L'espropriazione della dimensione privata che diventa dolore pubblico. La rabbia dell'impotenza. C'è una dignità con la quale ci si espone al dolore che nasce dal rispetto collettivo di quella morte, dalla consapevolezza che chi amavi non ha scelto di morire ma ha sicuramente scelto quella vita. Qualunque sia stato il percorso personale che lo ha portato fino a lì. E a te, che gli sei sopravvissuto, non è dato contestare. Sarebbe un'offesa per chi non c'è più. Rabbia, dolore, voglia di chiudersi in sé stessi e insieme paura di rimanere soli. In questo contrasto di emozioni e precipitare di eventi di cui non hai nessun controllo, non si può essere lucidi. Non tocca a «loro» essere lucidi. È invece un dovere che dovremmo sentire noi tutti. Uniti come italiani, solidali come comunità ai genitori, alle compagne, ai figli. Tutto il resto è pornografia del dolore e retorica che svilisce i valori. Condivisione e unità, oggi. Lucidità politica e capacità di analizzare e porre i problemi alla luce dei tragici eventi, domani. Sempre che esista il coraggio della verità.
di Rosa Calipari
fonte
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20-09-2009, 23.47.46
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Citazione:
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Originalmente inviato da wiwi
...il rispetto per il dolore dove é finito?
come si possono pubblicare le foto di un bambino in attesa dell' arrivo della bara di suo padre?
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Citazione:
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Originalmente inviato da wiwi;226920 L'orrore della perdita di chi amavi profondamente. L'espropriazione della dimensione privata che diventa dolore pubblico. La rabbia dell'impotenza. C'è una dignità con la quale ci si espone al dolore che nasce dal rispetto collettivo di quella morte, dalla consapevolezza che chi amavi non ha scelto di morire ma ha sicuramente scelto quella vita. Qualunque sia stato il percorso personale che lo ha portato fino a lì. E a te, che gli sei sopravvissuto, non è dato contestare. Sarebbe un'offesa per chi non c'è più. Rabbia, dolore, voglia di chiudersi in sé stessi e insieme paura di rimanere soli. In questo contrasto di emozioni e precipitare di eventi di cui non hai nessun controllo, non si può essere lucidi.
...Tutto il resto è pornografia del dolore e retorica che svilisce i valori. di [I
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Il dolore non è uno stato d'animo da rispettare.
Chi soffre è un debole o un incapace.
Il dolore o è una merce da vendere o dei quali sentirsi onorati o altrimenti e'...niente e diventa pornografia del dolore.
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21-09-2009, 00.11.26
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Citazione:
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Originalmente inviato da Juliet
Nel momento della tragedia non possiamo non chiederci
perché a morire sono sempre, o quasi sempre, soldati del Meridione
Quel sangue del Sud
versato per il Paese
ROBERTO SAVIANO
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Caro Saviano,
noi di PeaceReporter ci siamo fermati, abbiamo riflettuto e ricordato i sei ragazzi dedicando loro alcuni versi di Fabrizio De André, La ballata dell'eroe. Onore, dunque, a quei ragazzi partiti dalla sua Terra, Saviano, ma anche di chi scrive, dalla mia. Anche io sono un figlio del Sud, di quell'appendice necrotizzata di cui alcuni del Nord vorrebbero liberarsi. Ma non sia mai che per essere accettati da quei chirurghi noi dovremmo sventolare le mimetiche insanguinate dei nostri conterranei per dire "guardate, abbiamo pagato il nostro tributo per l'intero Paese". Che ci recidano, piuttosto, che ci lascino andare alla deriva.
Lei, Saviano, dice: "Quel sangue del Sud versato per il Paese". Io non credo che i nostri soldati in Afghanistan stiano difendendo l'Italia. Non so quanto consapevolmente, invece, combattono per far fare bella figura al nostro governo di turno nei confronti della Nato. Non sono io a dirlo, e non potrei perché gli atti sono secretati, ma chi ad essi ha avuto accesso come il tenente generale dell'esercito Fabio Mini. L'Italia come gli altri contingenti che non siano statunitensi, devono essere lì in nome di una sempre più traballante coesione della Nato. Anche io credevo che i miei conterranei fossero lì per esportare democrazia, pacificare e ricostruire un Paese, l'Afghanistan, dilaniato dall'ottusa visione dei Taliban e dalle nostre bombe. Ma non è così.
Si onorino le vite spezzate di quei soldati, ci si stringa intorno alle loro famiglie, alle loro comunità. Ma non si usi la loro morte per farci accettare una guerra di cui noi in Italia abbiamo digerito le più bieche logiche. Non si imponga il silenzio a chi quelle logiche non vuole farle sue. Se 150 chili di tritolo hanno squarciato la robusta pelle di un Lince è perché un nemico disposto a farsi esplodere ha accettato di nuocere a quelli che nella sua visione erano nemici.
Il nostro pensiero va alle vittime civili afghane che se siano i talebani ad attaccare o i nostri soldati, sono sempre - se delle morti fosse possibile fare una classifica - quelle più incomprensibili e difficili da sopportare.
Non so se lei, Saviano, ha come si dice dalle nostre parti "fatto il soldato". Da come scrive, deduco di sì. Anche io ho prestato "con elevato senso del dovere" i miei servigi all'Esercito Italiano. Era il 1999 e sebbene le mie attività fossero limitate a comode funzioni di cancelleria, sono stato a stretto contatto con i professionisti di stanza alla Caserma Marselli di Corso Malta, a Napoli, nella sua città. In nessuno dei sottotenenti, marescialli, sergenti o caporalmaggiori che ho avuto la fortuna di incontrare ho rintracciato la minima titubanza in quello che facevano. Nessuno di loro era entrato nell'esercito "perché non aveva altra scelta, per scappare dall'altro esercito, quello della camorra o delle criminalità organizzate". L'esercito non esiste se non c'è a reggerlo uno spiccato spirito di appartenenza; quello non puoi inventartelo, non lo impari e se non sei fatto per la vita di caserma, non ci resisti più di un mese. D'altra parte leggendo sui quotidiani le testimonianze dei parenti di questi ultimi figli del Sud partiti per l'Afghanistan e non più tornati, non trovo una sola parola da cui possa dedurne che non amassero a pieno il loro lavoro e che non fossero orgogliosi di quello che facevano. Nel 1999 c'erano due missioni aperte: Bosnia e Kosovo. Le domande di chi voleva partire erano superiori al numero previsto per i contingenti. Li ho visti, nella mia caserma, discutere animatamente. Si voleva partire per fare esperienza, per uscire dalla monotonia di Corso Malta, ma soprattutto - non è assolutamente disdicevole - per soldi. E tutti sapevano che non si andava in gita.
L'eroina afghana inonda il mondo e finanzia la guerra dei Taliban e questa, come lei dice, è una delle verità che meno vengono dette in Italia. Ma nessuno si è preoccupato di andare a fondo su una dichiarazione del generale russo Mahmut Gareev (comandante in Afghanistan quando gli invasori erano i sovietici) secondo cui gli Stati Uniti non fanno nulla per fermare il traffico di droga perché, da questo, ne traggono profitti per 50 miliardi di dollari all'anno utili a coprire gran parte delle spese militari. "Gli Americani stessi - dice Gareev in un'intervista a RussiaToday - ammettono che la droga viene spesso trasportata fuori dall'Afghanistan a bordo dei loro aerei". Ma al di là di voler discutere sull'attendibilità o dignità delle fonti, dove sarebbe la novità? Quale guerra è stata mai finanziata con soldi puliti? In quale guerra non si è dovuti scendere a patti con i criminali?
Lei, Saviano, dice che giù al Sud si è in guerra. Non posso darle torto, ma preferirei che i nostri ragazzi si dessero da fare non per dimostrare che "combattere un'altra guerra è possibile". Preferirei, scusi la facile retorica, che dimostrassero che "un altro mondo è possibile". Per una volta, questa, la camorra non è responsabile della morte dei nostri fratelli.
Il mio personale cordoglio va alle famiglie Fortunato, Valente, Pistonami, Ricchiuto, Randino e Mureddu
Nicola Sessa
FONTE: PeaceReporter (link nel titolo)
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21-09-2009, 00.14.04
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Citazione:
Edric:Il mio personale cordoglio va alle famiglie Fortunato, Valente, Pistonami, Ricchiuto, Randino e Mureddu
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Mi unisco anch'io nel porgere le condoglianze alle famiglie.
Vorrei tanto che potessero sentire l'affetto di tutti.
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21-09-2009, 10.55.26
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onoranze funebri e neomilitarismo
Onoranze funebri e neomilitarismo
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Due giorni di lutto nazionale, solenni funerali di Stato, ricevimento delle salme a Ciampino da parte del Presidente della Repubblica, camera ardente visitata da migliaia di persone, titoloni in prima pagina
strillati dai massmedia in preda ad un vero e proprio delirio di magniloquenza, pennivendoli che saccheggiano dal vocabolario gli aggettivi e tutte le figure retoriche per comunicare ai lettori la loro profondissima compenetrazione con il luttuoso ma glorioso evento!
Se fossi familiare di uno dei soldati che hanno perso la vita mi sentirei stordito, strattonato, trascinato da questa enorme corrente di enfasi nazionale e spesso nazionalistica, e preferirei piangere il mio morto in un contesto più sobrio. Una enorme folla che rende omaggio e partecipa ad un funerale non vuol dire una enorme partecipazione reale, un enorme cordoglio.
Credo che con questo teatro montato dal Governo si voglia in qualche modo cancellare sotto una valanga di patriottismo e di lodi ai "valori" dell'eroismo dei militi immolati per l'Italia la mancanza di ragioni e di motivi accettabili per una morte in una terra lontanissima dai nostri confini. Per quale motivo i nostri soldati sono in Afghanistan? Per combattere il terrorismo? Una motivazione che gli stessi americani tendono a cancellare quando sempre più frequentemente appellano i combattenti come "insurgents". Infatti si tratta di insorti contro l'occupazione straniera di eserciti Nato e di killers contractors, contro bombardamenti che hanno massacrato una parte della popolazione, donne e bambini compresi, una sequenza di stragi realizzate con aerei senza pilota (drone) e bombe di tonnellate di peso capaci di scavare crateri immensi e distruggere interi villaggi.
Stiamo in Afghanistan perchè siamo membri della Nato e dobbiamo assolvere ai nostri compiti internazionali. Ma la Nato non è più un organismo di difesa, è diventata uno strumento della guerra globale dell'impero americano per il controllo delle zone petrolifere e l'affermazione della sua egemonia sul mondo intero. E' difficile credere che oltre mille basi militari USA sparse nel mondo ed in particolare lungo la linea delle nazioni che esprimono culture diverse da quella occidentale siano presidi di pace e di stabilità.
L'Italia deve poter discutere dentro la Nato le scelte militari. Ma queste vengono imposte dagli anglosassoni e chiunque non si dichiara pronto a "credere, obbedire, combattere" viene iscritto nel libro dei sospettati. L'Impero è molto sospettoso e, oltre alla lista degli stati-canaglia, dispone di varie altre liste sulla base della fedeltà più o meno canina ai suoi interessi. L'Italia non chiederà mai di discutere gli ordini che vengono impartiti dai generali del Pentagono. Almeno questa Italia bipartisan!
Tutta questa enfasi e questa intensa mobilitazione dei vertici dello Stato sta in qualche modo cambiando la natura della democrazia italiana. Nei primi cinquanta anni della Repubblica il ruolo delle Forze Armate è sempre stato defilato mai ostentato, discreto. Avevamo anche un esercito di leva, nazionalpopolare che si identificava profondamente con la Repubblica democratica scaturita dalla Resistenza.
Ora abbiamo un esercito di professionisti legatissimi ai generali americani, che non sono certamente mercenari ma che comunque hanno fatto delle armi il loro lavoro permanente fino alla pensione. Questo esercito di professionisti mobilita risorse ed interessi enormi e, laddove avvia processi di privatizzazione (come avviene in forma massiccia negli USA), crea ancora altri interessi economici di grandissima rilevanza e peso.
Con queste solenni celebrazioni dei caduti nelle missioni all'estero, questo Esercito si colloca in posizioni assai di più preminenti di quelle che aveva occupato nella cosidetta "prima repubblica". L'opinione pubblica viene indotta ad identificarsi sempre di più con la parte militare del Paese e questo non sono sicuro che sia un bene.
Una opinione pubblica che si schiera tutta dalla parte dei nostri militari ostentando disprezzo indifferenza lontananza dalle sofferenze delle popolazioni che occupiamo potrebbe sempre di più
assomigliare a quella che lodava le gesta dei Generali a cominciare dal generale Rodolfo Graziani
in Africa, gesta che glorificavano un colonialismo spietato e criminale che tuttora persiste nel profondo della cultura nazionale, che non è stato rimosso dalla fase civile aperta dalla Costituzione,
dall'amore per la pace e per il rispetto di tutti gli esseri umani. Avete notato come il termine pacifismo
sia stato degradato e come i pacifisti sono considerati più o meno amici dei terroristi?
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
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21-09-2009, 13.05.44
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Vita da parà: tra Siena e Kabul con le caramelle nello zaino
dal nostro inviato Sandro Vacchi
SIENA - Se un omone di un metro e novanta va in Afghanistan con cinque chili di caramelle nello zaino per distribuirle ai bambini, pensate che sia Rambo? Questo era Antonio
Fortunato, 35 anni, paracadutista della Folgore, alla faccia di chi ha riempito Internet di messaggi contro i ”mercenari”.
«Gentaglia. Sono gentaglia» dice di loro Domenico Fortunato, infermiere lucano in pensione e padre del tenente ucciso a Kabul, e li accomuna a chi gli ha ammazzato il figlio. Il ”mercenario” guadagnava 1800 euro al mese, più l’indennità di missione di 140 euro al giorno, sostanzialmente uguali per tutti dal caporale al generale. Va poi considerata una indennità legata al tipo di servizio: insomma chi sta prevelantemente in ufficio guadagna leggermente di meno.
E veniamo alle malelingue che sostengono che fra i militari c’è la corsa a partecipare alle missioni proprio per fare i soldi. «Qui di volontario è rimasta solo la ferma. Tutto il resto è obbligatorio» spiega un maggiore. Tradotto: una volta deciso di fare il militare di professione, ed entrato nei ranghi, dove ti spediscono lì devi andare, non ci sono santi, a meno che uno non abbia seri problemi fisici. Ma allora cosa ci fa nelle forze armate? Potrebbe scattare il paradosso di ”Comma 22”, da un film americano degli anni Settanta: ”L’unico motivo per chiedere il congedo dal fronte è la pazzia, ma chiunque chieda il congedo dal fronte non è pazzo.”
Chiaro, adesso, chi sono gli uomini che partono per certe missioni? Uomini che mettono al mondo figli come Martin, che ieri mattina è regolarmente entrato in classe alla ”Baldassarre Peruzzi”, vicino alla caserma ”Roberto Bandini” dove suo padre lavorava quand’era in patria. Martin non ha diciotto anni, ma sette, e fa la seconda elementare. Si assenterà certamente martedì, invece, quando il suo babbo sarà sepolto nel cimitero di Uòpini, a un passo dalla frazione di Badesse dove abitava e vicino alla tomba del tenente dei parà Silvano Arca, morto quindici anni fa anche se non in un teatro di guerra.
Il Comune di Monteriggioni, di sinistra, ha messo a disposizione un loculo. Il sindaco Valentino Bruno è stato fra i primissimi a salire alla palazzina di via Togliatti, con l’assessore all’urbanistica Adriano Chiattini che è un po’ il referente degli uomini della Folgore nel Senese: un terreno è stato messo a disposizione dei paracadutisti, che qui costruiranno le loro case in cooperativa. «Qui stiamo benissimo, ci siamo pienamente ambientati» ammettono tutti. L’inserimento dei quasi ottocento militari (e venti soldatesse) nella comunità è testimoniato anche da Pian del Lago, dove hanno trasformato in parco naturale un terreno un tempo abbandonato. Se lo tengono pochi giorni l’anno, per fare i lanci, ma per il resto è della cittadinanza.
Di lanci un parà ne fa una decina in un anno e c’è poco di rambistico in questi militari. Una volta entrato nell’esercito come volontario, chi vuole passare alla Folgore sostiene alcune prove attitudinali: sollevamenti alla sbarra, volteggi alle parallele, corsa. Se le supera, fa un avviamento di tre mesi a Pisa e al termine passa al corso per paracadutista.
Una trafila fatta anche da Antonio Fortunato, di leva dal ’94, subito prima di sposare Gianna, lucana anche lei, che proprio ieri sarebbe dovuta entrare come insegnante precaria in un istituto tecnico di Siena. Poi la carriera con il basco rosso, due volte nel Kosovo, la Bosnia, il Libano. Viene proprio dal Libano l’amica di Gianna, Maja; non si stacca da lei, l’accudisce come una madre. Ha conosciuto a Beirut suo marito: si chiama Aldo Zizzo, era laggiù ai tempi del generale Angioni e adesso comanda i cinquecento uomini della Folgore a Kabul. Dove Antonio, il parà con le caramelle, è morto con cinque amici.
fonte
Ultima modifica di wiwi : 21-09-2009 alle ore 17.40.26.
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21-09-2009, 20.15.19
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Citazione:
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Originalmente inviato da Juliet
Mi unisco anch'io nel porgere le condoglianze alle famiglie.
Vorrei tanto che potessero sentire l'affetto di tutti.
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Io no. Ne ho le scatole piene di tutta questa retorica che di fatto non mi appartiene.
Sono contro le guerre e le "spedizioni di pace", che nascondono solo commerci di armi da tutti gli stati europei verso questi paesi, (compreso ovviamente il nostro).
Chi è partito non era un soldato di leva ma chi ha scelto professionalmente il proprio destino, a un tot. di euro da portare a casa a fine mese.
E le famiglie conoscevano i rischi che questi giovani correvano, no?
E allora personalmente il cordoglio non lo porgo per niente.
Avete scelto la guerra come mestiere perche' qui di lavoro non ce n'è ? Non avreste guadagnato abbastanza? E allora scusate, ma non mi sento di portare cordoglio per niente.
Qui ci sono operai, precari, impiegati che non sognano i 10.000 euro mensili per fare i "pallonari" dei film dei vanzina e cercano solo di vivere una vita dignitosa con la propria famiglia.
Poi cadono dalle impalcature, investono col camion che guidano altre persone e muoiono loro stessi, vivono in case che derubano i loro stipendi e hanno una normale esistenza di merda.
Sono fessi allora.
Tutti a Kabul a fare gli eroi (col beneplacido dei parenti e di quanti dimostreranno loro poi molto civilmente, sentite condoglianze)
Ma chi vogliamo prendere in giro?
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21-09-2009, 20.46.20
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Citazione:
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Originalmente inviato da aria
Io no. Ne ho le scatole piene di tutta questa retorica che di fatto non mi appartiene.
Sono contro le guerre e le "spedizioni di pace", che nascondono solo commerci di armi da tutti gli stati europei verso questi paesi, (compreso ovviamente il nostro).
Chi è partito non era un soldato di leva ma chi ha scelto professionalmente il proprio destino, a un tot. di euro da portare a casa a fine mese.
E le famiglie conoscevano i rischi che questi giovani correvano, no?
E allora personalmente il cordoglio non lo porgo per niente.
Avete scelto la guerra come mestiere perche' qui di lavoro non ce n'è ? Non avreste guadagnato abbastanza? E allora scusate, ma non mi sento di portare cordoglio per niente.
Qui ci sono operai, precari, impiegati che non sognano i 10.000 euro mensili per fare i "pallonari" dei film dei vanzina e cercano solo di vivere una vita dignitosa con la propria famiglia.
Poi cadono dalle impalcature, investono col camion che guidano altre persone e muoiono loro stessi, vivono in case che derubano i loro stipendi e hanno una normale esistenza di merda.
Sono fessi allora.
Tutti a Kabul a fare gli eroi (col beneplacido dei parenti e di quanti dimostreranno loro poi molto civilmente, sentite condoglianze)
Ma chi vogliamo prendere in giro?
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Aria, li conosci personalmente? hai mai parlato con loro? condiviso momenti di vita? sai come erano e come sono i ragazzi che sono partiti per chiamarli "pallonari"? conosci le loro famiglie? l'angoscia che attanaglia le loro giornate?
no! non sai niente di loro.
non sai, che qualcuno di loro, finita la giornata di lavoro, si toglie la divisa da parà e indossa quella di volontario e passa ore sull'ambulanza a fare emergenza e servizi ordinari. non sai niente di loro.
e allora silenzio.
non hanno chiesto loro di essere chiamati eroi
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21-09-2009, 21.00.41
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Citazione:
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Originalmente inviato da wiwi
Aria, li conosci personalmente? hai mai parlato con loro? condiviso momenti di vita? sai come erano e come sono i ragazzi che sono partiti per chiamarli "pallonari"? conosci le loro famiglie? l'angoscia che attanaglia le loro giornate?
no! non sai niente di loro.
non sai che qualcuno di loro, finita la giornata di lavoro, si toglie la divisa da parà e indossa quella di volontario e passa ore sull'ambulanza di emergenza del 118 o a fare servizi ordinari.
e allora silenzio.
non hanno chiesto loro di essere chiamati eroi
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No Wiwi, non sto' zitta.
Perche' è ora di capire bene come il volontariato di alcuni venga manipolato da altri che cercano di creare un'atmosfera che non esiste in un Paese che è pronto a riempire le strade di ronde che picchiano e ammazzano e bruciano le tende degli immigrati.
Non sto' zitta perchè non capisco perche' quella pieta' debba essere mandata all'estero e non tenuta qui, in Italia dove giovani come Abba muoiono a sprangate.
stai zitta tu.
Stiamo zitte insieme e insieme urliamo, perche' mi sa che è lo stesso dolore che ci logora, e insieme la stessa incapacita' di vedere come uscirne 
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22-09-2009, 19.14.57
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Citazione:
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Originalmente inviato da aria
Io no. Ne ho le scatole piene di tutta questa retorica che di fatto non mi appartiene.
Sono contro le guerre e le "spedizioni di pace", che nascondono solo commerci di armi da tutti gli stati europei verso questi paesi, (compreso ovviamente il nostro).
Chi è partito non era un soldato di leva ma chi ha scelto professionalmente il proprio destino, a un tot. di euro da portare a casa a fine mese.
E le famiglie conoscevano i rischi che questi giovani correvano, no?
E allora personalmente il cordoglio non lo porgo per niente.
Avete scelto la guerra come mestiere perche' qui di lavoro non ce n'è ? Non avreste guadagnato abbastanza? E allora scusate, ma non mi sento di portare cordoglio per niente.
Qui ci sono operai, precari, impiegati che non sognano i 10.000 euro mensili per fare i "pallonari" dei film dei vanzina e cercano solo di vivere una vita dignitosa con la propria famiglia.
Poi cadono dalle impalcature, investono col camion che guidano altre persone e muoiono loro stessi, vivono in case che derubano i loro stipendi e hanno una normale esistenza di merda.
Sono fessi allora.
Tutti a Kabul a fare gli eroi (col beneplacido dei parenti e di quanti dimostreranno loro poi molto civilmente, sentite condoglianze)
Ma chi vogliamo prendere in giro?
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Edward quota Aria. Sono obiettore di coscienza. Precarissimo nei miei lavori... ( mi capita ancora di rifiutare lavori pagati 5 euro l'ora)
Detesto questa retorica post mortem di soldati professionisti pagatissimi e consci dei rischi. Fosse morto un militare di leva
avrei compreso di piu' anche se siamo lontani anni luce.
Ma è possibile che in questo paese partiamo per le guerre da gladiatori e se qualcuno muore tutti piangono come delle femminucce?
Allora o è un paese di scemi o a maggioranza ipocrita.
Io ho sempre pensato che se esci con un mitra, e cammini dentro un carro armato...insomma qualcosa sai di quel che puo' capitarti..
e probabilmente ne hai parlato in famiglia..che è d'accordo con la scelta...
Spesso, mi sento una mosca rara... Aria...forse siamo soli noi due....
o forse insieme a molti altri che non hanno il nostro stesso coraggio..
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22-09-2009, 19.18.37
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Citazione:
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Originalmente inviato da aria
No Wiwi, non sto' zitta.
Perche' è ora di capire bene come il volontariato di alcuni venga manipolato da altri che cercano di creare un'atmosfera che non esiste in un Paese che è pronto a riempire le strade di ronde che picchiano e ammazzano e bruciano le tende degli immigrati.
Non sto' zitta perchè non capisco perche' quella pieta' debba essere mandata all'estero e non tenuta qui, in Italia dove giovani come Abba muoiono a sprangate.
stai zitta tu.
Stiamo zitte insieme e insieme urliamo, perche' mi sa che è lo stesso dolore che ci logora, e insieme la stessa incapacita' di vedere come uscirne 
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Mi sono innamorato di Aria. Quoto ancora . In maniera perentoria e categorica.
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22-09-2009, 19.21.05
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AFGHANISTAN: PARROCO DEL NAPOLETANO,QUEI MORTI NON SONO EROI
MISSIONE NON DI PACE, PREGHIERA BERSAGLIERE 'INNO PAGANO'
(ANSA) - PORTICI (NAPOLI), 22 SET - Rispetto e cordoglio per
il dolore delle famiglie dei sei para' morti a Kabul ma anche un
rifiuto a chiamarli 'eroi' per una missione ''che di pace non ha
nulla''. A Portici (Napoli) il parroco della Chiesa del Sacro
Cuore, Giorgio Pisano, interviene sulla tragedia costata la vita
ai sei militari in forza al 186 Reggimento della 'Folgore'
impegnati nella missione Isaf, a guida Nato, e contesta come ha
gia' fatto domenica a messa l'etichetta di eroi che da piu'
parti e' affibbiata ai soldati.
Durante l'omelia, Pisano ha commentato la 'preghiera del
bersagliere' come un 'inno pagano' alla guerra e puntualizzato
il concetto di pace. ''In Afghanistan non si sta svolgendo una
missione di pace: c'e' una realta' di esasperazione in cui sei
costretto a sparare per primo per evitare che lo faccia il
nemico'', dice. ''Ai bambini ho spiegato che i soldati sono
morti non in nome di Dio ma a causa delle loro scelte e di
meccanismi logico-strategici di guerra. Come saltano in aria
tanti civili inermi, cosi' muoiono anche coloro che dicono di
essere li' in missione di pace''. Un esempio ha reso piu' chiaro
il concetto:
''Non sono ne' Madre Teresa di Calcutta ne' San Francesco
d'Assisi che andava dal sultano per 'dialogare'; oggi invece
c'e' una esasperazione a cercare il nemico da identificare con
il diverso, l'immigrato, o qualcuno da cui difendersi''. Pisano
esprime vicinanza alla famiglie dei morti, in particolare alle
loro mogli e ai figli, e aggiunge: ''il martire, il testimone
cristiano da' la vita non con un fucile! A Kabul non c'e' un
esercito della salvezza. Quale tipo di sicurezza diamo a questo
Paese?''.
Il messaggio di pace, secondo il parroco, e' affidato ai
pilastri tracciati nell'enciclica 'Pacem in terris' di papa
Giovanni 23esimo: amore, giustizia, verita' e liberta' utili a
'pacificare' il mondo. Nei prossimi giorni, negli incontri di
chiesa, si continuera' a pregare e a parlare dell'argomento
''perche' - conclude - nasca una coscienza globale di Stato in
chiave democratica reale in cui l'uomo e' posto al centro a
partire dal piu' debole e indifeso''. ''Tu non uccidere!
affermava don Primo Mazzolari, ai tempi della seconda guerra
mondiale'', ha concluso. (ANSA)
YW1-TOR
22-SET-09 17:55 NNNN
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22-09-2009, 19.22.28
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AFGHANISTAN: CONSIGLIERE PDL, PARROCO PORTICI DA SCOMUNICARE
(V. 'AFGHANISTAN: PARROCO DEL NAPOLETANO...' DELLE 17.55)
(ANSA) - NAPOLI, 22 SET - Il consigliere regionale del Pdl
della Campania Angelo Polverino chiede la scomunica del parroco
di Portici che, a proposito dei para' uccisi in Afghanistan, ha
sostenuto che ''non sono degli eroi''.
''Sono figlio di un militare dei para' della Folgore gia'
medaglia d'argento - dice in una nota - e penso che un parroco
come quello di Portici debba essere scomunicato a vita per
quello che dice sulla missione a Kabul dei militari italiani e
che vede, tra gli altri, in prima linea i para' della Folgore,
che hanno pagato con l'estremo sacrificio l'attaccamento ai
valori dell'Italia e dell'occidente''.
''Un parroco cosi' non ha motivo ne' diritto di dire messa in
chiesa - continua - e per questa ragione credo che sia giusto
allontanarlo. Chiunque lo ascolta puo' essere deviato da quello
che dice, perche' e' a tutti gli effetti un soggetto a
rischio''.
''Va proibita ad horas l'attivita' - conclude - a chi
continua a fare danni nel nome di Dio. Rispetti quelle vittime
di Kabul, autentici eroi ed orgoglio della Nazione. Che Dio lo
perdoni perche' non sa quel che dice''.
(ANSA).
COM-PGL/BOM
22-SET-09 18:53 NNNN
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22-09-2009, 19.26.18
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Io sono un laureato con master e studi di buon profilo. Malgrado le difficolta', simili a quelle di tanti altri , ancora si puo' permettere di rifiutare offerte di lavoro di merda che questo paese offre ai suoi giovani o tardo giovani.
Ma non ho visto funerali di stato per le morti bianche degli operai
oppure qualcuno che alzi la voce sullo stato del lavoro in Italia
che in altri tempi avrebbe gia' fatto scendere milioni di persone in piazza senza mezze misure...
Ma che paese siete diventati?
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22-09-2009, 19.55.22
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Citazione:
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Originalmente inviato da Edward
...
Ma che paese siete diventati?
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Perchè tu dove vivi?
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22-09-2009, 20.20.40
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Nasco e vivo a Roma da sempre, ma sostanzialmente in un paese
che mi costringe a vedere tante ingiustizie nei pensieri e nelle azioni.
Un paese ipocrita, falso e malsano, inquinato in senso non atmosferico
poco trasparente e castale. Di sicuro poco civile e molto qualunquista.
L'espressione "siete diventati" era una licenza letteraria, un artificio..
speravo si capisse....
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22-09-2009, 21.49.28
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Citazione:
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Originalmente inviato da Edric
Perchè tu dove vivi?
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Citazione:
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Originalmente inviato da Edward
....ma sostanzialmente in un paese
che mi costringe a vedere tante ingiustizie nei pensieri e nelle azioni.
Un paese ipocrita, falso e malsano, inquinato in senso non atmosferico
poco trasparente e castale. Di sicuro poco civile e molto qualunquista.
L'espressione "siete diventati" era una licenza letteraria, un artificio..
speravo si capisse....
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Ho sempre pensato che il prolema fondamentale di questo Paese sia la cultura. Siamo nel 2009 e noi qui in Italia viviamo con la stessa apertura mentale che c'era 50 anni fa.
Di fronte al grosso tema dello Stato laico, (e di conseguenza della difesa dei diritti civili) , di fronte al quesito "di sinistra ma come?", di fronte a tutti i problemi che avrebbero dovuto essere affrontati con senso di responsabilita' e cristallina chiarezza da ambo le parti: sinistra e destra.
Cosi' non è stato: entrambe le parti si sono prima nascoste dietro le lunghe tonache parrocchiali e poi ognuno ha seguito la sua strada: la corruzione, la mafia, la destra piu' oltranzista e fascista e tant'altro.. Intanto ora, abbiamo un Paese cosi': senza coscienza.
Ecco perche' abbiamo giovani che partono per fare il soldato e partono per difendere una democrazia che di fatto non hanno nel loro stesso Paese, (e tutta la Nazione celebra loro con funerali di Stato cosi' come al piu' celebre dei conduttori televisivi nel Duomo di Milano....allora qui qualcuno è scemo, no? Son scemi quelli che partono e sono nella memoria collettiva come le illustrazioni di Walter Molino sul Corriere della Sera o i conduttori televisivi con contaratti milionari?), cosi' come abbiamo giovani che fanno la fila per patecipare al Grande Fratello o quelli che vogliono far parte delle ronde per "picchiare i negri di merda".
Allora io mi chiedo: qui c'è una bussola impazzita.
Qui c'è una non- cultura che alimenta individui che agiscono senza capire perche' fanno quello che fanno e si sentono comunque legittimati.
Ma diobono, da chi?
Dal senso di Patria? Non certo quello manifestato da questo Governo.
Dalla voglia di emergere sopratutti (per poi galleggiare come emeriti str...nzi che nessuno ama piu' di tanto, se non i parenti giustamente luttuosi, ma non meno colpevoli per averceli mandati?).
La colpa di tutto questo sfascio culturale è distribuibile, a mio avviso, sia a destra che soprattutto a sinistra.
Cos'è che ci ha fregato?
Il potere mediatico del cavaliero. Che ha motivato e rafforzato la leggerezza mentale, l'incosistenza etica, morale e politica, celebrando solo il potere economico e l'incosistenza intellettuale.
Tutto si muove solo per avere piu' potere economico. Persino la Patria non ha piu' senso: (bossi non si voleva pulire il sedere col tricolore? eppure oggi è al governo).
Lo vada a spiegare lui ai genitori dei militari morti a Kabul, che sono morti per una Patria sulla quale è pronto a pisciarci sopra!
Per una Pace che la Lega non vuole con nessuno, perche' la pace richiede confronti e progetti e la lega vuole solo abbracciare fucili e dividere l'Italia.
Allora Edric, personalmente capisco il gentilissimo Edward  nelle sue perplessita' e riconosco a me stessa (generazionalmente parlando), la colpa di non aver creato da subito, le condizioni per poter vivere oggi in un Paese, fuori dal medioevo.
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22-09-2009, 22.01.09
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Citazione:
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Originalmente inviato da aria
Ho sempre pensato che il prolema fondamentale di questo Paese sia la cultura. Siamo nel 2009 e noi qui in Italia viviamo con la stessa apertura mentale che c'era 50 anni fa....
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Aria, condivido quasi in toto il tuo post. Meditato e consapevole.
Certamente questo tipo di politica manageriale (chiamiamola cosi) di Berlusconi ha contribuito a deteriorare lo stato di cose e forse ad accelerarlo.
Non dimentichiamo però che se Berlusconi è al potere è perchè non ha trovato un contradditorio che lo ha contrastato efficacemente, e soprattutto che noi italiani siamo abituati a lamentarci, ma non agire. Siamo abituati a farci comandare. La storia insegna.
Per cui, è vero, tutti piangiamo i sei militari ma drammaticamente poco si fa per prevenire a che ciò accada nuovamente.
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22-09-2009, 22.19.20
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Aria:
Citazione:
Io no. Ne ho le scatole piene di tutta questa retorica che di fatto non mi appartiene.
Sono contro le guerre e le "spedizioni di pace", che nascondono solo commerci di armi da tutti gli stati europei verso questi paesi, (compreso ovviamente il nostro).
Chi è partito non era un soldato di leva ma chi ha scelto professionalmente il proprio destino, a un tot. di euro da portare a casa a fine mese.
E le famiglie conoscevano i rischi che questi giovani correvano, no?
E allora personalmente il cordoglio non lo porgo per niente.
Avete scelto la guerra come mestiere perche' qui di lavoro non ce n'è ? Non avreste guadagnato abbastanza? E allora scusate, ma non mi sento di portare cordoglio per niente.
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Edward:
Citazione:
Ma non ho visto funerali di stato per le morti bianche degli operai
oppure qualcuno che alzi la voce sullo stato del lavoro in Italia
che in altri tempi avrebbe gia' fatto scendere milioni di persone in piazza senza mezze misure...
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Condivido pienamente questi due messaggi, neanche a me appartiene questa retorica.
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22-09-2009, 22.48.04
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"Di fronte al grosso tema dello Stato laico, (e di conseguenza della difesa dei diritti civili) , di fronte al quesito "di sinistra ma come?", di fronte a tutti i problemi che avrebbero dovuto essere affrontati con senso di responsabilita' e cristallina chiarezza da ambo le parti: sinistra e destra.
Cosi' non è stato: entrambe le parti si sono prima nascoste dietro le lunghe tonache parrocchiali e poi ognuno ha seguito la sua strada: la corruzione, la mafia, la destra piu' oltranzista e fascista e tant'altro.. Intanto ora, abbiamo un Paese cosi': senza coscienza."
"Non dimentichiamo però che se Berlusconi è al potere è perchè non ha trovato un contradditorio che lo ha contrastato efficacemente, e soprattutto che noi italiani siamo abituati a lamentarci, ma non agire. Siamo abituati a farci comandare. La storia insegna.
Per cui, è vero, tutti piangiamo i sei militari ma drammaticamente poco si fa per prevenire a che ciò accada nuovamente."
si juliet, non avevo detto niente di diverso.
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22-09-2009, 22.57.49
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Citazione:
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Originalmente inviato da ohnefrieden
Condivido pienamente questi due messaggi, neanche a me appartiene questa retorica.
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Quando le persone svuoteranno le loro menti dalla retorica e le riempiranno di idee e di nuovi progetti, si avranno persone nuove, nuove idee e nuovi luoghi da vivere 
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23-09-2009, 10.38.37
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Citazione:
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Originalmente inviato da aria
Dalla voglia di emergere sopratutti (per poi galleggiare come emeriti str...nzi che nessuno ama piu' di tanto, se non i parenti giustamente luttuosi, ma non meno colpevoli per averceli mandati?).
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Citazione:
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Originalmente inviato da Edward
Edward quota Aria. Sono obiettore di coscienza. Precarissimo nei miei lavori... ( mi capita ancora di rifiutare lavori pagati 5 euro l'ora)
Detesto questa retorica post mortem di soldati professionisti pagatissimi e consci dei rischi. Fosse morto un militare di leva
avrei compreso di piu' anche se siamo lontani anni luce.
Ma è possibile che in questo paese partiamo per le guerre da gladiatori e se qualcuno muore tutti piangono come delle femminucce?
Allora o è un paese di scemi o a maggioranza ipocrita.
Io ho sempre pensato che se esci con un mitra, e cammini dentro un carro armato...insomma qualcosa sai di quel che puo' capitarti..
e probabilmente ne hai parlato in famiglia..che è d'accordo con la scelta...
Spesso, mi sento una mosca rara... Aria...forse siamo soli noi due....
o forse insieme a molti altri che non hanno il nostro stesso coraggio..
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Citazione:
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Originalmente inviato da aria
Io no. Ne ho le scatole piene di tutta questa retorica che di fatto non mi appartiene.
Sono contro le guerre e le "spedizioni di pace", che nascondono solo commerci di armi da tutti gli stati europei verso questi paesi, (compreso ovviamente il nostro).
Chi è partito non era un soldato di leva ma chi ha scelto professionalmente il proprio destino, a un tot. di euro da portare a casa a fine mese.
E le famiglie conoscevano i rischi che questi giovani correvano, no?
E allora personalmente il cordoglio non lo porgo per niente.
Avete scelto la guerra come mestiere perche' qui di lavoro non ce n'è ? Non avreste guadagnato abbastanza? E allora scusate, ma non mi sento di portare cordoglio per niente.
Qui ci sono operai, precari, impiegati che non sognano i 10.000 euro mensili per fare i "pallonari" dei film dei vanzina e cercano solo di vivere una vita dignitosa con la propria famiglia.
Poi cadono dalle impalcature, investono col camion che guidano altre persone e muoiono loro stessi, vivono in case che derubano i loro stipendi e hanno una normale esistenza di merda.
Sono fessi allora.
Tutti a Kabul a fare gli eroi (col beneplacido dei parenti e di quanti dimostreranno loro poi molto civilmente, sentite condoglianze)
Ma chi vogliamo prendere in giro?
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Si può avversare la guerra e la retorica militarista, e per parte mia l'avverso, però provare pietà e cordoglio per i soldati caduti è una pura questione di umanità.
Che fossero consapevoli, prima di partire, dei rischi a cui andavano incontro è dubbio, dato che nella nostra retorica le guerre vengono chiamate "missioni di pace". Solo dalle lettere che giungono dall'Afghanistan ai familiari si apprende che i soldati inviati laggiù sono molto preoccupati e hanno paura.
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23-09-2009, 10.45.22
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Citazione:
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Originalmente inviato da contericci
Purtroppo stiamo perdendo la guerra per il semplice motivo che i talebani la considerano tale, noi no, al massimo la chiamiamo missione di pace, andiamo là a fare i buoni come in Iraq, dove i nostri avamposti erano aperti a tutti, perchè amiamo la popolazione locale. Invece i nemici della civiltà si sono introdotti con i loro camion imbottiti di tritolo e hanno fatto saltare mezza caserma con i militari dentro. Abbiamo fatto la guerra a Milosevic, però non con i nostri aerei, al massimo con il nostro aeroporto, abbiamo lasciato aperto la nostra ambasciata perchè noi siamo-buoni-ripudiamo-la-guerra-vogliamo-il-dialogo. In Afghanistan abbiamo cominciato a capire che combattevamo contro le bestie, perciò ci siamo fatti i blindati un pò più blindati, tutto qua. Ma per sparare bisogna sempre avvisare prima, ehi amico se proprio mi costringi ti sparo, ma il primo colpo lo mando in aria hai tutto il tempo per scappare, che non ti saltasse in mente di sparare tu, prima, ad uno buono come me. Ma in guerra dopo attentati del genere si approntano delle rappresaglie, si dirama un ultimatum, ci si avvale di ostaggi come merce di scambio. Le uniche cose che i buzzurri possono capire. Naturalmente tutto questo non le possiamo fare perché noi ripudiamo la guerra e perciò perdiamo. Ragion per cui occorre ritirarci nella maniera meno vile possibile, giusto per non fare la figuraccia di Zapatero. Andandocene magari alla chetichella o magari distruggendo (per rappresaglia, appunto)qualche campo di cocaina dell'afghanistan (basta qualche tanica di benzina e una cassetta di bombe a mano). E' un'idea per un'uscita di scena cinematografica, nulla più.
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Quello che dici riguardo la guerra in Kosovo non è vero. L'Italia partecipò ai bombardamenti e fu il terzo paese, dopo Usa e Francia, per numero di bombe sganciate. Poi di questo possiamo esserne orgogliosi o vergognarcene, a secondo dei nostri valori.
In Afghanistan non siamo da soli. Siamo con la Nato e guidati dagli Stati Uniti, che vantano una virilità bellica superiore alla nostra, ma hanno gli stessi problemi. Prima di noi, hanno fatto la guerra in Afghanistan i sovietici, ammazzando oltre un milione di persone, ma si sono dovuti ugualmente ritirirare sconfitti dopo nove anni di occupazione. E prima ancora i britannici.
In Afghanistan non ha mai vinto nessuno.
* * *
In Afghanistan siamo in “missione di pace”?
Quello che le televisioni non dicono e non mostrano
In Afghanistan non siamo in “missione di pace” ma in missione di “Peace Enforcing”, cioè IMPOSIZIONE della pace. Cioè GUERRA. Ma in televisione non ve lo dicono, all’Informazione vera preferiscono la commovente retorica nazional-militarista dell’eroe morto per la patria.
Andrea Nativi (analista militare, direttore della Rivista Italiana Difesa):
“È sempre stata una guerra, basta leggersi il mandato dell’ISAF. Solamente in Italia si continua con questa finzione politica iniziata con i precedenti governi e proseguita con questo, secondo la quale noi siamo a svolgere una missione di pace. Il gen. Bertolini, il nostro numero 1 in Afghanistan ha detto correttamente che si tratta di una missione di “Peace Enforcing” e cioé “imposizione della pace”, che è uno dei modi carini per chiamare la guerra”. ( fonte)
Generale Arpino: “Siamo in GUERRA. Smettiamola con la retorica”. (fonte)
Gino Strada (Emergency): “In Afghanistan è vera guerra. Dobbiamo ritirarci subito.” (fonte)
Lucio Caracciolo (esperto di geopolitica, direttore della rivista geopolitica Limes): “Sì, guerra: la parola che i nostri dirigenti politici e militari hanno sempre scansato. Mancando così al dovere di verità che la democrazia pretende da chi ne esercita le magistrature.” ( fonte )
Posted on Settembre 21, 2009 by Alessio in Asia
http://ale1980italy.wordpress.com/
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23-09-2009, 12.04.49
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Citazione:
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Originalmente inviato da Roderigo
Si può avversare la guerra e la retorica militarista, e per parte mia l'avverso, però provare pietà e cordoglio per i soldati caduti è una pura questione di umanità.
Che fossero consapevoli, prima di partire, dei rischi a cui andavano incontro è dubbio, dato che nella nostra retorica le guerre vengono chiamate "missioni di pace". Solo dalle lettere che giungono dall'Afghanistan ai familiari si apprende che i soldati inviati laggiù sono molto preoccupati e hanno paura.
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Caro Roderigo, Edward rimane stupito della tua ingenuita'...
perchè voglio chiamarla cosi', non posso pensare ad altro...
ma come si fa a dire quello che hai detto tu "Che fossero consapevoli, prima di partire, dei rischi a cui andavano incontro è dubbio" ....Che certe affermazioni me le aspetto dal pubblico medio
della tv spazzatura non certo dal gestore di un forum di livello come
questo.
Si parla di un corpo scelto, di tradizione , ambito ahime' da una buona dose di esaltati ( ho detto ambito, e non che siano tutti esaltati) volenterosi di mostrare i muscoli...
Ora Roderigo mica ci vorrai far credere che parliamo di crocerossine?
Io ho il coraggio necessario per non concordare con te e scriverlo
qui senza particolari timori perche' sono certo di non avere torto.
Roderigo, in Italia si muore su un ponteggio per motivi legati
allo sfruttamento del lavoro. Voglio funerali di stato per gente
considerata poco e che ogni giorno lotta per la vita.
Siamo seri. E' bene non cadere nel tranello delle propagande di regime.
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23-09-2009, 18.19.38
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Citazione:
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Originalmente inviato da aria
No Wiwi, non sto' zitta.
Perche' è ora di capire bene come il volontariato di alcuni venga manipolato da altri che cercano di creare un'atmosfera che non esiste in un Paese che è pronto a riempire le strade di ronde che picchiano e ammazzano e bruciano le tende degli immigrati.
Non sto' zitta perchè non capisco perche' quella pieta' debba essere mandata all'estero e non tenuta qui, in Italia dove giovani come Abba muoiono a sprangate.
stai zitta tu.
Stiamo zitte insieme e insieme urliamo, perche' mi sa che è lo stesso dolore che ci logora, e insieme la stessa incapacita' di vedere come uscirne 
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Seguendo la tua linea di ragionamento non dovresti nemmeno commemorare Borsellino e Falcone,o Dalla Chiesa.
Avevano il loro mestiere pagato profumatamente e sapevano che rischiavano la morte.
Ci sono tanti operai che muoiono per 1000 € al mese.
Pace all'anima loro e un vaffa.... ai familiari.
Oppure potresti capire la marea di minchiate che hai scritto e riconoscere che comunque i familiari non sono responsabili di ciò che hanno scelto di fare i figli,i nipiti,i cugini ecc ecc.
Quindi il cordoglio ai familiari non vuol dire affatto appoggiare le azioni dei loro cari partiti.
Per questo puoi non considerarli eroi,ma i parnti centrano davvero poco.
Magari però hai espresso il cordoglio verso chi lanciava estintori verso altri militari,VERO?  .
Naturlamente allucinanti e fasciofobiche le affermazioni sulle ronde.
Come se non sapessi che in Afghanistan ci sono andati ONU e NATO.
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23-09-2009, 18.27.46
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Citazione:
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Originalmente inviato da aria
Ho sempre pensato che il prolema fondamentale di questo Paese sia la cultura. Siamo nel 2009 e noi qui in Italia viviamo con la stessa apertura mentale che c'era 50 anni fa.
Di fronte al grosso tema dello Stato laico, (e di conseguenza della difesa dei diritti civili) , di fronte al quesito "di sinistra ma come?", di fronte a tutti i problemi che avrebbero dovuto essere affrontati con senso di responsabilita' e cristallina chiarezza da ambo le parti: sinistra e destra.
Cosi' non è stato: entrambe le parti si sono prima nascoste dietro le lunghe tonache parrocchiali e poi ognuno ha seguito la sua strada: la corruzione, la mafia, la destra piu' oltranzista e fascista e tant'altro.. Intanto ora, abbiamo un Paese cosi': senza coscienza.
Ecco perche' abbiamo giovani che partono per fare il soldato e partono per difendere una democrazia che di fatto non hanno nel loro stesso Paese, (e tutta la Nazione celebra loro con funerali di Stato cosi' come al piu' celebre dei conduttori televisivi nel Duomo di Milano....allora qui qualcuno è scemo, no? Son scemi quelli che partono e sono nella memoria collettiva come le illustrazioni di Walter Molino sul Corriere della Sera o i conduttori televisivi con contaratti milionari?), cosi' come abbiamo giovani che fanno la fila per patecipare al Grande Fratello o quelli che vogliono far parte delle ronde per "picchiare i negri di merda".
Allora io mi chiedo: qui c'è una bussola impazzita.
Qui c'è una non- cultura che alimenta individui che agiscono senza capire perche' fanno quello che fanno e si sentono comunque legittimati.
Ma diobono, da chi?
Dal senso di Patria? Non certo quello manifestato da questo Governo.
Dalla voglia di emergere sopratutti (per poi galleggiare come emeriti str...nzi che nessuno ama piu' di tanto, se non i parenti giustamente luttuosi, ma non meno colpevoli per averceli mandati?).
La colpa di tutto questo sfascio culturale è distribuibile, a mio avviso, sia a destra che soprattutto a sinistra.
Cos'è che ci ha fregato?
Il potere mediatico del cavaliero. Che ha motivato e rafforzato la leggerezza mentale, l'incosistenza etica, morale e politica, celebrando solo il potere economico e l'incosistenza intellettuale.
Tutto si muove solo per avere piu' potere economico. Persino la Patria non ha piu' senso: (bossi non si voleva pulire il sedere col tricolore? eppure oggi è al governo).
Lo vada a spiegare lui ai genitori dei militari morti a Kabul, che sono morti per una Patria sulla quale è pronto a pisciarci sopra!
Per una Pace che la Lega non vuole con nessuno, perche' la pace richiede confronti e progetti e la lega vuole solo abbracciare fucili e dividere l'Italia.
Allora Edric, personalmente capisco il gentilissimo Edward  nelle sue perplessita' e riconosco a me stessa (generazionalmente parlando), la colpa di non aver creato da subito, le condizioni per poter vivere oggi in un Paese, fuori dal medioevo.
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Oltre che fasciofobica,nanofobica!
Vuoi fare entrare nella tua testolina che in Afghanistan partecipano alla guerra anche nazioni che non hanno un nano e 8 televisioni private?
Oppure ti rode troppo il culo per ammettere che non centra un cazzo chi governa?
P.S. La missione di guerra vede morti italiani per colpa della gente come te.
Con le convenzioni di Ginevra di MERDA (!),nessun paese vincerà più una guerra contro i paesi che non hanno firmato (giustamente) tali convensioni.
Loro mettono dei bambini ed i civili davanti,e noi inermi becchiamo attentati e pallottole.
Fosse per me l'afghanistan sarebbe diventato un mega parcheggio.
E basta con sto buonismo del cazzo!
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23-09-2009, 21.15.10
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Citazione:
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Originalmente inviato da Edward
Caro Roderigo, Edward rimane stupito della tua ingenuita'...perchè voglio chiamarla cosi', non posso pensare ad altro. ma come si fa a dire quello che hai detto tu "Che fossero consapevoli, prima di partire, dei rischi a cui andavano incontro è dubbio" ....Che certe affermazioni me le aspetto dal pubblico medio
della tv spazzatura non certo dal gestore di un forum di livello come
questo.....Ora Roderigo mica ci vorrai far credere che parliamo di crocerossine?
Io ho il coraggio necessario per non concordare con te e scriverlo
qui senza particolari timori perche' sono certo di non avere torto.
Roderigo, in Italia si muore su un ponteggio per motivi legati
allo sfruttamento del lavoro. Voglio funerali di stato per gente
considerata poco e che ogni giorno lotta per la vita.
Siamo seri. E' bene non cadere nel tranello delle propagande di regime.
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Edward ha perfettamente ragione: sembra sia sufficiente "far cadere la lacrima", per essere dalla parte della ragione perche' si sono toccati gli "umani sentimenti."
Verifichiamo quanti "umani sentimenti", non abbiamo fatto piangere nei tg e nei giornali.
Quanto abbiamo pianto e ci siamo rivoltati per gli immigrati nei barconi, per i rom condannati a vivere in porcilaie piene di fango e senza servizi. Quanto abbiamo pianto per chi e' rinchiuso nei CPT pieni di uomini, donne e bambini?
Quanto piangiamo per i nostri anziani, abbandonati a se' stessi e soli e senza speranze? e per le persone senza lavoro?
Io mi rifiuto di piangere perche' il mio pianto diverrebbe strumentalizzato alla linea politica dello STATUS QUO, che io rifiuto.
Personalmente preferisco incazzarmi.
e di brutto. E pretendere altri programmi govenativi.
Alias: questo governo deve andare a casa!
Citazione:
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Originalmente inviato da taccaromiceto
Seguendo la tua linea di ragionamento non dovresti nemmeno commemorare Borsellino e Falcone,o Dalla Chiesa.
Avevano il loro mestiere pagato profumatamente e sapevano che rischiavano la morte.
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Peccato che loro lavoravano per Governi che a parole volevano debellare la mafia e di fatto lavoravano invece per il contrario.
Il loro operato ha tentato di salvare un Paese insalvabile, e non era chiamata "operazione di Pace", ma guerra alla mafia.
Anche li' si sono strumentalizzate molte lacrime e molti dolori.
Dimmi, tu non piangi al loro sacrificio?
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23-09-2009, 21.32.14
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Citazione:
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Originalmente inviato da taccaromiceto
Oltre che fasciofobica,nanofobica!
Vuoi fare entrare nella tua testolina che in Afghanistan partecipano alla guerra anche nazioni che non hanno un nano e 8 televisioni private?
Oppure ti rode troppo il culo per ammettere che non centra un cazzo chi governa?
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Guarda caro Tacca, che il mio deretano gode di ottima salute cosi' come la mia mente.
Tant'è che mi sembra di ravvisare (al contrario di te che sembri un tantinello ottenebrato nelle tue capacita' di giudizio), una grossa preoccupazione da parte di tutti i Paesi (USA in testa), che partecipano alla "Missione di Pace", circa l'utilita' di esserci e soprattutto circa l'obbiettivo da raggiungere.
Quelli come te, mandano giovani soldati a morire ammazzati per non si sa' cosa...Neppure Obama ieri sera da letterman è stato capace di giustificare uno sterminio simile!
(per il tuo deretano consiglio la Pasta di Fissan con ossido di zinco. Per altre parti piu' o meno molli, credo di non poter consigliare niente.
Non frequento...)
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23-09-2009, 22.52.44
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Citazione:
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Originalmente inviato da taccaromiceto
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Loro mettono dei bambini ed i civili davanti,e noi inermi becchiamo attentati e pallottole.
...
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Le bombe che piovono da 3000 metri di altezza o i droni che sono pilotati via satellite dal Nevada, e che individuano talvolta semplici assemblamenti come obbietti da colpire, secondo te fanno la differenza tra gli "insorgenti", come si usa definirli adesso, e i civili?
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24-09-2009, 12.16.55
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Allora Aria non ci capiamo.
Tutte le missioni,fatte in questo modo,sono destinate a diventare pesanti sconfitte.
Basta con l'ipocrisia delle missioni di pace,dove i terroristi approfittano e si fanno saltare in aria mentre si consegnano caramelle ai bambini del posto (successo in Iraq).
Se si decide di agire contro un'altra nazione,si faccia un atto di guerra!
Truppe a terra e copertura aerea,MILIONI di soldati e pattugliamento metro per metro di tutto il territorio,eliminando anche chi può sembrare una minaccia.
Altrimenti ascoltiamo voi pacifiNti e becchiamoci in silenzio l'ennesima tragedia!
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24-09-2009, 13.47.27
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Dispiace anche a me la morte dei sei ragazzi, ma non ho sopportato la ipocrita manipolazione dell'episodio in funzione statolatrica con tanto di richiesta (imposizione) di un giorno di lutto nazionale.
Dovremmo fare ogni giorno un lutto nazionale per chi muore nel compimento del suo dovere?
Retorica e statolatria, ma si sa, siamo nella società dello spettacolo, e Napolitano si adegua seguendo le orme di Ciampi che con la sua riesumazione di questi riti esteriori e ipociti non si è reso conto di avere riportato indietro il paese di decenni, dando appigli agli eterni super-patriottici e agli sciovinisti nazionalisti.
Bravo quello che ha gridato "Pace Subito!"
Regalandoci l'espressione esterrefatta di un Napolitano (idolatrato egli stesso, chiamasi "presidentolatria") che ha dimenticato il senso profondo della sua posizione a favore di superficiali pratiche propagandistiche.
15 civilin afgani morti, nessuno ne parla.
4 feriti it contro 55 afgani: nessuno ne parla.
E bravi i presidi che non hanno partecipato.
E qui, brava Aria.

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24-09-2009, 13.48.45
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Citazione:
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Originalmente inviato da taccaromiceto
Allora Aria non ci capiamo.
Tutte le missioni,fatte in questo modo,sono destinate a diventare pesanti sconfitte.
Basta con l'ipocrisia delle missioni di pace,dove i terroristi approfittano e si fanno saltare in aria mentre si consegnano caramelle ai bambini del posto (successo in Iraq).
Se si decide di agire contro un'altra nazione,si faccia un atto di guerra!
Truppe a terra e copertura aerea,MILIONI di soldati e pattugliamento metro per metro di tutto il territorio,eliminando anche chi può sembrare una minaccia.
Altrimenti ascoltiamo voi pacifiNti e becchiamoci in silenzio l'ennesima tragedia!
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Certo così le tragedie le moltiplichiamo in maniera esponenziale.
L'areonautica ne ha aumentato l'efficenza, ma l'approccio è lo stesso delle cannoniere inglesi nell'800.
Altra cosa è conquistare il territorio palmo a palmo. Altro che sei morti!
Ci hanno provato gli americani in Vietnam ed i Russi in Afghanistan, con il semplice risultato che si sono portati a casa una sconfitta. Noi siamo degli estranei, degli invasori.
Tu credi che qualcuno accetti di buon grado che un estraneo venga a casa tua a dirti cosa devi fare?
Lo dici proprio tu!
Chi combatte per la propria terra è 10mila volte più motivato di chi si trova a combattere per che cosa?
Terrorismo? E' aumentato
Stabilizzazione? Adesso anche il Pakistan è una polveriera (atomica)
Democrazia? Basta guardare i risultati delle elezioni. La vittoria di Karzai al momento non è riconosciuta neanche dagli americani (infatti alla riunione ONU non si è presentato)
Diritti? Vedi le leggi approvate da Karzai contro le donne
Droga? C'è ne molto più ora che quando c'erano i talebani. In particolare è nato un business droga per armi con gli USA.
Quanto al terrorismo è l'altra faccia della medaglia della supremazia tecnologica negli armamenti:
il passaggio dalla resistenza alla resilienza!
Tutto questo grazie anche ai guerrafondai. Quelli non mancano mai!
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24-09-2009, 14.10.20
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Tutti gli insuccessi che hai mensionato in Afghanistan sono figli del tipo di missione adottata.
Potresti scommetterci l'anima,io avrei bloccato la produzione dell'oppio.
Fuoco ai campi ed ai contadini che lo coltivavano,compresi i figli!
Mio fratello (L'unico) ha avuto dei problemi con l'eroina,loro se ne sono sbattuti della possibile morte di mio fratello,figurati se io mi preoccupo di quella dei bambini afghani.
Naturalmente, da sola la clava non basta.
Acquisterei come ONU,anche a vuoto se necessario,tutto il grano prodotto in afghanista a prezzi più convenenti dell'oppio,in modo da rendere meno sanguinaria la lotta tra poveri.
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24-09-2009, 15.04.41
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taccaro, mi spiace molto per tuo fratello.
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24-09-2009, 15.15.55
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Fortunatamente ne è uscito con ''solo'' un'epatite C ed una cura pesantissima di interferone,ma poteva andare peggio.
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24-09-2009, 15.45.25
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Citazione:
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Originalmente inviato da taccaromiceto
Potresti scommetterci l'anima,io avrei bloccato la produzione dell'oppio.
Fuoco ai campi ed ai contadini che lo coltivavano,compresi i figli!
Mio fratello (L'unico) ha avuto dei problemi con l'eroina,loro se ne sono sbattuti della possibile morte di mio fratello,figurati se io mi preoccupo di quella dei bambini afghani.
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Ma che discorso è?
Tuo fratello ha avuto problemi psicologici - ricercàtene le cause nel disagio della società, in questo sistema osceno, e non state a prendervela con i bambini afgani!  - e si è pure salvato...
E quelli rischiano ogni giorno di morire di fame, ci mancherebbe che i loro genitori non le tentassero tutte per salvarli (e salvarsi, perchè rischiano di morire di fame anche loro).
Tenendo conto che spesso sono obbligati da "signori" della guerra che li utilizzano come schiavi, spesso in accordo con fetenti capitalisti occidentali, gli stessi che tramano nel buio per mantenere quest'orrendo Status Quo!
Fossi in te mi vergognerei di quello che hai scritto: il problema (risolto) di tuo fratello vale la vita di centinaia di bambini afgani?
Mio padre (che è stato un grande uomo, uno scrittore/pubblicista apprezzatissimo nel suo campo) è morto di eccesso di psicofarmaci: dovrei bombardare quei mascalzoni di psichiatri fasulli e tutta la categoria, magari sparando - come usa oggi - sulla crocerossa?
Molti amici miei (alcuni cari come fratelli) sono MORTI di eroina, e quelli che si sono salvati, sono stati emarginati lo stesso: è questa società che fa schifo, non gli afgani.
Prenditela casomai con chi - le elite occidentali dei paesi che ami, USA in testa, che controllano l'intero businness - gestisce il MERCATO, non con i poveracci!
Citazione:
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Naturalmente, da sola la clava non basta.
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La clava da sola o non da sola non risolve un cazzo, anzi aggrava la situazione.
Citazione:
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Acquisterei come ONU,anche a vuoto se necessario,tutto il grano prodotto in afghanista a prezzi più convenenti dell'oppio,in modo da rendere meno sanguinaria la lotta tra poveri.
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Qui non c'è da rendere meno sanguinaria la lotta tra poveri, ma da eliminare totalmente la guerra e la povertà.
Per quanto riguarda l' ONU, ringrazia che c'è Obama, perchè il Bush che hai sempre difeso, manco l'ascoltava!

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24-09-2009, 16.19.55
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Magari oltre alla società è colpa della famiglia.
Per tua informazione mio fratello ha problemi dalla nascita,non è mai stato autosufficiente.
Per me è una lotta alla pari,loro cercano di sfamare i loro figli,io tento di far morire i miei per sfamare loro.
Questo per quanto riguarda la guerra alle coltivazioni dell'oppio.
Per quanto riguarda invece l'intervento ONU e NATO,ho scritto cose molto chiare e molto comprensibili.
Le opzioni erano 2.
O te ne stai a casa e non va in un territorio di guerra.
Oppure vai e FAI LA guerra.
Quest'interventismo diliuto nel pacifismo non porta ad un cazzo.
P.S:Azzo,mi mancava che gli usa gestiscono il mercato mondiale dell'oppio,dovevo capirlo,cosa brutta= USA.
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24-09-2009, 17.41.37
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I contadini che coltivano i campi di oppio sono dei poveri cristi. Non è certo bruciando loro e i loro figli che si fa un minimo di giustizia. Forse siamo noi e i nostri figli quelli da bruciare visto quello che fanno le nostre multinazionali in Africa.
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24-09-2009, 20.25.31
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Citazione:
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Originalmente inviato da Roderigo
Si può avversare la guerra e la retorica militarista, e per parte mia l'avverso, però provare pietà e cordoglio per i soldati caduti è una pura questione di umanità.
Che fossero consapevoli, prima di partire, dei rischi a cui andavano incontro è dubbio, dato che nella nostra retorica le guerre vengono chiamate "missioni di pace". Solo dalle lettere che giungono dall'Afghanistan ai familiari si apprende che i soldati inviati laggiù sono molto preoccupati e hanno paura.
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Si. Anch'io considero un dovere onorare i caduti e ricordarli e parlarne e interrogarci sulle loro morti - per un fatto di umanità sicuramente e affinchè esse non siano inutili. per non lasciarli morire di nuovo - per non dimenticarli.
Parlarne con riconoscenza perchè possano continuamente ricordarci quanto la guerra sia inutile, infame, crudele e perversa. E quanti nomi diversi essa possa assumere.
I caduti di Kabul e il cuoco di Cesare
di Franco Cardini
Se lo domandava molto tempo fa il vecchio Bertolt Brecht: Giulio Cesare ha conquistato tutta la Gallia: ma non aveva nemmeno un cuoco? Gli fece eco, anni più radi, il nostro Lucio Dalla in Itaca: "Capitano, che hai negli occhi – il tuo splendido destino – pensi mai al marinaio – a cui mancan pane e vino? – Capitano, che hai trovato – principesse in ogni porto, - pensi mai al rematore – che sua moglie crede morto?".
È una bella canzone, questa di Dalla: un po’ vecchia ormai, ma adatta a chi corre l’avventura in paesi lontani. Chissà se la conoscono, i nostri parà in Afghanistan. Fra l’altro, farebbe molto al caso loro: e al nostro.
Lo dico perché anch’io ho seguito, il 20 aprile, il rientro dei nostri ragazzi caduti. Sono un vecchio ex ufficiale d’aeronautica, i parà li conosco e li amo. Quelli, poi, avrebbero potuto per età essere miei figli. E avrei potuto essere nonno di Simone Valente, il bambino di due anni figlio del sergente maggiore Roberto: uno dei cinque tornati a casa forse proprio secondo la descrizione di un altro nostro poeta e musicista, Fabrizio de André, le salme avvolte nelle bandiere "legate strette perché sembrassero intere".
I politici e i loro gregari gestori dei mass media, che – ne siano consapevoli o no – ce li hanno sulla coscienza, si sono sgolati chiamandoli "vittime", "eroi", "martiri". No: niente di tutto ciò. Un soldato che cade durante un combattimento o un incidente di guerra è, appunto, un caduto: non è una "vittima", perché tale appellativo spetta agli inermi, agli indifesi che avrebbero dovuto restare estranei ai fatti d’arme, laddove i soldati stanno in uniforme e in armi perché di tali fatti sono coprotagonisti. Non è né un "martire", né un "eroe" perché, al di là della retorica facile perché gratuita, tali termini spettano a chi in qualche modo ha compiuto qualcosa di straordinario e di esemplare.
E i cinque parà, strettamente parlando, non sono caduti nemmeno nell’adempimento del loro dovere, in quanto erano in Afghanistan per una loro libera volontaria scelta. Essi sono caduti nell’esercizio delle loro funzioni, facendo il loro lavoro: in una circostanza tragica, ma che faceva parte purtroppo della loro condizione professionale. E che ne facesse parte ciascuno di loro lo sapeva benissimo.
Poiché il loro lavoro aveva ed ha una valenza pubblica, onoriamoli.
Ma non infanghiamone la memoria contaminandola con la retorica. Per un soldato, la morte – lo diceva benissimo José Antonio Primo de Rivera, che lo provò con i fatti – "è un atto di servizio".
Ecco perché è grottesco che il ministro La Russa dichiari che quei parà sono morti "per la Patria". In Italia, se si vuol restare fedeli alla Costituzione le armi s’imbracciano soltanto per difendersi; e il teorema della "difesa preventiva", secondo il quale l’occupazione dell’Afghanistan servirebbe a tutelare le nostre città e le nostre case dalla possibilità di attacchi terroristici, prima di essere infame è ridicolo. La guerra al terrorismo si fa con l’intelligence, con l’infiltrazione e soprattutto con l’eliminazione delle ragioni sociali e politiche suscettibili di far guadagnare simpatie ai terroristi: non con i bombardamenti aerei e con i carri armati.
L’occupazione dell’Afghanistan ha avuto tra le sue conseguenze quella di diffondere a macchia d’olio il terrorismo e la simpatia per esso. Lorsignori hanno mandato i nostri soldati a morire per far piacere alla superpotenza statunitense e nel nome di un demenziale teorema geopolitico; ed essi hanno accettato il rischio, al di là delle varianti personali, perché ciò faceva parte della loro condizione professionale. Il che non vuol affatto dire che i nostri ragazzi siano morti invano: al contrario. Quando a troppi italiani sarà caduto dagli occhi il malefico velo della propaganda che ora intralcia loro la vista, apparirà chiaro che quelle vite sacrificate sono state altrettanti passi sulla via della pace e della giustizia: la quale passa per forza attraverso il riconoscimento che l’avventura in Afghanistan è stata tanto infame quanto assurda.
E non è meno grottesco Umberto Bossi, quando ammettendo di aver votato per mandare in Afghanistan i nostri soldati, precisa che non aveva alcuna intenzione di "mandarli a morire". Non so se Ella abbia fatto il soldato e ignoro quanto Ella sappia di storia, Signor Ministro: ma lasci che Le confidi in un orecchio un piccolo segreto. In guerra ci si muore.
D’altronde, la gaffe di Bossi è comprensibile. Ma proprio questo la rende più repellente. Le guerre in Iraq e in Afghanistan, come troppi conflitti che oggi insanguinano il mondo dalla Palestina all’Africa, vedono confrontarsi forze armate "regolari" e superarmate contro avversari in condizione militarmente inferiore, a parte le vittime civili e i caduti sotto "fuoco amico" e a causa di "danni collaterali", che in genere si degnano appena di una distratta menzione. È sottinteso che molti pensano che, in una guerra del genere, i "nostri" data la loro superiorità militare siano invulnerabili e che il morire tocchi solo agli altri. Così come nessuno storico si è mai piegato sui problemi e magari i dolori del cuoco di Cesare, che pure era in fondo un uomo come lui e come noi, assistiamo oggi a una terribile ingiustizia, che aggiunge all’orrore del sangue versato l’offesa del disprezzo e della noncuranza.
Dei nostri cinque parà, anche se a pochi giorni dal loro sacrificio essi stanno già purtroppo entrando nell’oblìo (sono queste le regole della società-spettacolo), finché facevano notizia ci hanno detto tutto: ne abbiamo visti i volti, ne abbiamo letti i profili biografici, ne conosciamo i nomi e quelli delle loro mogli, delle loro fidanzate, dei loro figli. Qualcuno di loro avrebbe forse preferito un po’ più di riserbo, di silenzio: di pudicizia. Ma in fondo è forse giusto che sia stato così: erano soldati del nostro esercito, gente nostra. I prossimi, gli affini, i familiari ci sono ovviamente e naturalmente sempre più cari di chi ci sta più lontano.
Ma non sarebbe né umano, né cristiano continuar a ignorare le vittime degli “altri”, a tenere nell’ombra e nel silenzio quelli “dell’altra parte” (se è un’altra parte: e non lo è, perché con loro non siamo in guerra, e comunque perché condividiamo con loro la condizione umana, la vera patria comune): come le decine di poveri afghani, fra cui donne vecchi e bambini, trucidati non troppi giorni fa da un barbaro disumano e inutile attacco aereo mentre cercavano di alleviar la loro miseria drenando un po’ di benzina da un camion sventrato. Era “complicità col terrorismo”, quel povero gesto? Era un “atto di guerra”, d’una guerra non dichiarata, quella strage barbarica, che teneva dietro a un numero ormai spaventosamente alto di analoghe stragi tutte impunite?
Ed è umano, è degno della “nostra civiltà occidentale”, continuar a trattare come dei semplici numeri tutti i poveri morti che giornalmente affollano le cronache distratte di quelle guerre lontane – in Afghanistan come in Iraq, come in Palestina, come in Africa, come nel sud-est asiatico, come nell’America latina, anzi che sovente vengono taciuti del tutto perché “non fanno notizia”?
Ecco: umanità e giustizia vogliono che anch’essi facciano al contrario notizia; che cessino di essere aridi e anonimi numeri su un bollettino o su una statistica. Perché pesano sulla nostra coscienza. E sono un peso intollerabile soprattutto per noi che all’insensata e infame avventura afghana siamo sempre stati contrari, e nondimeno non siamo riusciti a fermarla.
Mi chiedo: esiste chi possa raccogliere queste righe e farle proprie? Ed esiste in Italia un giornale che abbia il coraggio di dedicar alle vittime afgane innocenti ogni giorno cinque brevi necrologie, tante quanti erano i nostri parà caduti?
Sarebbe necessario e doveroso specchiarsi in quei volti, imparar a fare i conti con chi è morto anche per colpa del nostro silenzio e della nostra acquiescenza; con quelli della cui uccisione siamo stati complici, e lo abbiamo fatto a cuor leggero perché erano “lontani”, perché erano “diversi”, perché non hanno nessuno che li difenda e ne rivendichi la memoria e il rispetto.
Dovremmo meditare sulle loro sembianze e sulla loro vite spezzate, noialtri che non riusciamo a opporci abbastanza efficacemente alle canaglie nostrane, ai mascalzoni che con arroganza ci vanno ripetendo che invadere un paese altrui e bombardare degli inermi da duemila metri è un normalissimo – e perfino “eroico” - atto di guerra per quanto la guerra non sia dichiarata, mentre difendere la propria terra con le armi di cui dispone un popolo che non ha né aerei, né elicotteri, né missili aria terra, né mezzi corazzati, è un atto “infame” e “vile”.
http://www.ilmanifesto.it/archivi/co...articolo/1518/
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24-09-2009, 22.15.07
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Citazione:
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Originalmente inviato da ni3mi
I contadini che coltivano i campi di oppio sono dei poveri cristi. Non è certo bruciando loro e i loro figli che si fa un minimo di giustizia. Forse siamo noi e i nostri figli quelli da bruciare visto quello che fanno le nostre multinazionali in Africa.
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Conosci delle mmultinazionali che hanno fatto casinno in afghanistan?
Quando parlo dei contadini,non intendo solo quelli ma FINO A quelli.
E NON sto dicendo che bisogna andare a bruciare tutto.
Sto dicendo che SE DECIDI di andare,devi fare piazza pulita,altrimenti il nostro governo se ne poteva stare a casa.
L'11 settembre è un atto di Guerra.
Quelle persone sono state addestrate in afghanistan e coloro che comandavano (I talebani),appoggiavano il terrorismo.
Quindi,e mi riferisco anche all'articolo menzognero (come al solto ) de ''il manifesto'',non siamo andati per fare un favore a nessuno.
C'è un articolo della NATO e dell'ONU che parla chiaro.
In caso di attacco ad 1 stato membro dell'ONU o della NATO,TUTTI gli altri devono OBBLIGATORIAMENTE ataccare lo stato aggressore.
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24-09-2009, 22.35.20
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Citazione:
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Originalmente inviato da Juliet
Si. Anch'io considero un dovere onorare i caduti e ricordarli e parlarne e interrogarci sulle loro morti - per un fatto di umanità sicuramente e affinchè esse non siano inutili. per non lasciarli morire di nuovo - per non dimenticarli.
Parlarne con riconoscenza perchè possano continuamente ricordarci quanto la guerra sia inutile, infame, crudele e perversa. E quanti nomi diversi essa possa assumere.
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Considero questa affermazione una cazzata colossale.
Con tutto il rispetto per Juliette, io avrei rotto le gambe a mio figlio pur di non farlo partire..
Piangere "dopo,e sui morti degli altri" è troppo comodo, cara Jiuliette!scrivi molto sciogliemente sui coctails... forse è quello il tuo argomento: vai!!
tutti si sentono persone rispettabili, perche' hanno pianto.
Perche' ne hanno parlato con riconoscenza..
ma santoiddio!! Non avete un minimo di decenza!
Nel dire, pensare e scrivere quel che siete.
non avete minimamente il senso della vergogna.
Esiste anche questo, nella cultura personale di ognuno: capire quando è il caso di vergognarsi di sparare cazzate a gogo'.
E allora facciamo il punto: rsmettiamola di far finta di indignarci e poi piangere per cose che sentiamo lontanissime da noi , ma che se interveniamo, facciamo la figura di quelli informati..
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24-09-2009, 23.26.04
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Citazione:
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Originalmente inviato da aria
Citazione:
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Originalmente inviato da Juliet
Si. Anch'io considero un dovere onorare i caduti e ricordarli e parlarne e interrogarci sulle loro morti - per un fatto di umanità sicuramente e affinchè esse non siano inutili. per non lasciarli morire di nuovo - per non dimenticarli.
Parlarne con riconoscenza perchè possano continuamente ricordarci quanto la guerra sia inutile, infame, crudele e perversa. E quanti nomi diversi essa possa assumere.
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Considero questa affermazione una cazzata colossale.
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Tante teste, tante idee, cara Aria.
Questo è il bello della libertà di pensiero e di opinione.
Ed è anche il bello della libertà di espressione sulla base della propria sensibilità ed esperienza oltre che sui più elementari sentimenti di umana soldarietà.
Per fortuna sono molto molto lontana dai tuoi preconcetti " posizionamenti narrativi " politici.
Non so cosa avrei consigliato ai miei figli, e non mi interessa sapere cosa avresti fatto tu con il tuo (spero che tu stia parlando per eccesso di "sense making" - ovviamente per te) .
Onoro i caduti, soffro insieme alle famiglie e spero che la loro morte possa essere momento di positiva riflessione per tutti, te compresa . 
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25-09-2009, 00.51.36
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La menzogna afghana
di Massimo Fini
Dobbiamo piantarla con la menzogna che siamo in Afghanistan, oltre che per portarvi una democrazia di cui a quella gente non importa nulla, per combattere il terrorismo internazionale.
Gli afgani non sono mai stati terroristi, tantomeno internazionali. Non c'erano afgani nei commandos che abbatterono le Torri Gemelle, non un solo afgano è stato trovato nelle cellule, vere o presunte, di Al Quaeda scoperte dopo l'11 settembre. C'erano arabi sauditi, yemeniti, giordani, egiziani, algerini, tunisini, ma non afgani. Nei dieci anni di durissimo conflitto contro l'invasore sovietico gli afgani non si resero responsabili di un solo atto terroristico, tantomeno kamikaze, né dentro né fuori dal loro Paese, e se dal 2006 si sono decisi a ricorrere anche a quest'arma all'interno di una guerra di guerriglia è perché si trovano di fronte a un nemico quasi invisibile che usa prevalentemente aerei senza pilota, ma armati di missili, telecomandati. Del resto non si può gabellare una lotta di resistenza che dura da otto anni, con l'evidente appoggio di gran parte della popolazione senza il quale non potrebbe esistere, per terrorismo. Gli stessi Pentagono e Cia, nei loro documenti, chiamano i guerriglieri “insurgents", insorti. Solo il ministro La Russa usa ancora il termine "terroristi".
In Afghanistan all'epoca dell'attacco alle Torri Gemelle c'era Bin Laden. Ma i taliban, preso il potere, se l'erano trovati in casa e, dopo gli attentati in Kenya e Tanzania, era diventato un problema anche per loro. Tanto che quando Clinton nel 1998, attraverso contatti discreti, propose al Mullah Omar di uccidere lo sceicco saudita il leader taliban si mostrò disponibile. Inviò a Washington il suo braccio destro, Ahmed Wakij, che incontrò il presidente americano due volte, il 28 novembre e il 18 dicembre. Wakij propose due alternative: o gli americani fornivano missili per colpire lo sceicco oppure sarebbero stati i taliban a dare agli Usa le coordinate esatte del luogo dove si trova Osama in modo che potessero centrarlo a colpo scuro. Ma nell'un caso e nell'altro la responsabilità dell'attentato dovevano assumersela gli americani perché Bin Laden in Afghanistan aveva costruito ospedali, strade, ponti, godeva di una grande popolarità presso la popolazione e il governo taliban non poteva assumersi la paternità del suo assassinio. Stranamente Clinton declinò l'offerta (Documento del Dipartimento di Stato, agosto 2005).
In ogni caso Bin Laden è scomparso dalla scena da anni. Si dice allora che, Bin Laden o no, l'Afghanistan è tuttora la culla del terrorismo quaedista, cioè arabo. La Cia ha calcolato che fra i circa 50mila "i n s u r ge n t s " ci sono 386 stranieri. Ma sono uzbeki, ceceni, turchi. Non arabi. E poi che interesse avrebbero i terroristi internazionali a far base in un Paese presidiato da 110mila soldati Nato, quando potrebbero stare nello Yemen, dove c'è un governo che li protegge, o mimetizzarsi fra la popolazione in Arabia Saudita, in Giordania, in Egitto per prepararvi in tutta tranquillità i loro eventuali attentati? Al Quaeda, ammesso che esista, è una realtà del tutto marginale in Afghanistan. Ma noi la prendiamo a pretesto per continuare ad occupare quel Paese.
Le altre motivazioni con cui cerchiamo di legittimare la nostra presenza sono: riportare la sicurezza e la stabilità nel Paese, la lotta alla corruzione dilagante, alla disoccupazione, alla droga. È del tutto evidente che la situazione di insicurezza e di instabilità è provocata proprio dalla presenza delle truppe occidentali perché quel popolo orgoglioso e fiero, che ha cacciato inglesi e sovietici, non tollera occupazioni, comunque motivate.
Stabilità e sicurezza ci sono state nei sei anni del governo taliban. E qui bisogna fare un passo indietro altrimenti non si capisce niente né del fenomeno taliban né di ciò che accade oggi in Afghanistan. Dopo la sconfitta dei sovietici, i leggendari comandanti che li avevano combattuti, gli Ismail Khan, gli Hekmatyar, i Dostum, i Massud, e i loro sottoposti, in lotta per la conquista del potere, si erano trasformati in bande di taglieggiatori, di assassini, di stupratori che agivano nel più pieno arbitrio. La crescita del movimento taliban fu dovuta a questo. I taliban, appoggiati dalla popolazione che non ne poteva più di quei soprusi, combatterono e sconfissero i "signori della guerra" e li cacciarono dal Paese riportandovi l'ordine e la legge, sia pure un duro ordine e una dura legge, la sharia, lontanissima dalla nostra sensibilità
ma accettata da larga parte di quelle popolazioni. Nell'Afghanistan del Mullah Omar, come mi ha raccontato Gino Strada che vi ha vissuto, si poteva viaggiare tranquilli anche di notte. In quell'Afghanistan non c'era disoccupazione perché il mullah, sia pur con qualche moderata e mirata concessione all'industrializzazione, aveva mantenuto l'economia di sussistenza. Non c'era corruzione per il semplice motivo che i taliban facevano impiccare i corrotti. Infine dal 2000 non c'era neppure più traffico d'oppio perché il mullah aveva troncato la coltivazione del papavero (si veda il diagramma pubblicato dal Corriere il 12/6/2006: nel 2001, anno in cui rileva la decisione presa nel 2000, la produzione di oppio crolla quasi a zero, oggi l'Afghanistan produce il 93% dell'eroina). E allora cosa dovremmo fare? Sbaraccare e "lasciare che gli afgani sbaglino da soli". E invece restiamo. Le ragioni le spiega, senza pudore, Sergio Romano sul Corriere (19/9): gli Stati Uniti devono salvare la faccia, i Paesi alleati mantenere il loro "prestigio internazionale". E così per la nostra bella faccia continuiamo ad ammazzare uomini, donne, bambini afgani a decine, forse a centinaia di migliaia perché dei morti afgani nessuno tiene il conto quasi che non avessero anche loro, come i nostri "ragazzi", padri, madri, spose, figli. Non sono morti uguali ai nostri. Non appartengono alla "cultura superiore".
Il Fatto Quotidiano, 23 settembre 2009
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25-09-2009, 01.02.40
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Citazione:
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Originalmente inviato da Roderigo
La menzogna afghana
di Massimo Fini
[...]In Afghanistan all'epoca dell'attacco alle Torri Gemelle c'era Bin Laden. Ma i taliban, preso il potere, se l'erano trovati in casa e, dopo gli attentati in Kenya e Tanzania, era diventato un problema anche per loro. Tanto che quando Clinton nel 1998, attraverso contatti discreti, propose al Mullah Omar di uccidere lo sceicco saudita il leader taliban si mostrò disponibile. [...]
Il Fatto Quotidiano, 23 settembre 2009
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Ma quando gli Usa gli chiesero di consegnarlo dopo l'11 settembre, il Mullah Omar rispose: "che loro non nè sapevano nulla", emettendo una fatwa nella quale invitava Bin Laden ad abbandonare il Paese.
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25-09-2009, 01.09.29
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Citazione:
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Originalmente inviato da Salvo
Ma quando gli Usa gli chiesero di consegnarlo dopo l'11 settembre, il Mullah Omar rispose: "che loro non nè sapevano nulla", emettendo una fatwa nella quale invitava Bin Laden ad abbandonare il Paese.
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[...]In Afghanistan all'epoca dell'attacco alle Torri Gemelle c'era Bin Laden. Ma i taliban, preso il potere, se l'erano trovati in casa e, dopo gli attentati in Kenya e Tanzania, era diventato un problema anche per loro. Tanto che quando Clinton nel 1998, attraverso contatti discreti, propose al Mullah Omar di uccidere lo sceicco saudita il leader taliban si mostrò disponibile. [...]
Credo che nella citazione (quote) si debba considerare anche il passaggio immediatamente successivo, se no il senso non è chiaro:
Inviò a Washington il suo braccio destro, Ahmed Wakij, che incontrò il presidente americano due volte, il 28 novembre e il 18 dicembre. Wakij propose due alternative: o gli americani fornivano missili per colpire lo sceicco oppure sarebbero stati i taliban a dare agli Usa le coordinate esatte del luogo dove si trova Osama in modo che potessero centrarlo a colpo scuro. Ma nell'un caso e nell'altro la responsabilità dell'attentato dovevano assumersela gli americani perché Bin Laden in Afghanistan aveva costruito ospedali, strade, ponti, godeva di una grande popolarità presso la popolazione e il governo taliban non poteva assumersi la paternità del suo assassinio. Stranamente Clinton declinò l'offerta (Documento del Dipartimento di Stato, agosto 2005).
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25-09-2009, 01.13.54
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Citazione:
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Originalmente inviato da Roderigo
[...]In Afghanistan all'epoca dell'attacco alle Torri Gemelle c'era Bin Laden. Ma i taliban, preso il potere, se l'erano trovati in casa e, dopo gli attentati in Kenya e Tanzania, era diventato un problema anche per loro. Tanto che quando Clinton nel 1998, attraverso contatti discreti, propose al Mullah Omar di uccidere lo sceicco saudita il leader taliban si mostrò disponibile. [...]
Credo che nella citazione (quote) si debba considerare anche il passaggio immediatamente successivo, se no il senso non è chiaro:
Inviò a Washington il suo braccio destro, Ahmed Wakij, che incontrò il presidente americano due volte, il 28 novembre e il 18 dicembre. Wakij propose due alternative: o gli americani fornivano missili per colpire lo sceicco oppure sarebbero stati i taliban a dare agli Usa le coordinate esatte del luogo dove si trova Osama in modo che potessero centrarlo a colpo scuro. Ma nell'un caso e nell'altro la responsabilità dell'attentato dovevano assumersela gli americani perché Bin Laden in Afghanistan aveva costruito ospedali, strade, ponti, godeva di una grande popolarità presso la popolazione e il governo taliban non poteva assumersi la paternità del suo assassinio. Stranamente Clinton declinò l'offerta (Documento del Dipartimento di Stato, agosto 2005).
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Si, Roderigo, e ampliando il raggio si potrebbe includere il Pakistan, i suoi servizi di sicurezza, come i grandi manovratori e doppio giochisti.
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25-09-2009, 01.21.42
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Citazione:
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Originalmente inviato da Salvo
Si, Roderigo, e ampliando il raggio si potrebbe includere il Pakistan, i suoi servizi di sicurezza, come i grandi manovratori e doppio giochisti.
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Tra l'altro, sappiamo che i taliban sono in buona parte una creatura dell'Isi, che i campi di addestramento di Al Qaeda sono in Waziristan, nel Pakistan del sud, che spesso l'esercito pachistano ha accompagnato fino al confine afghano squadre di guerriglieri taliban, per poi riprenderle e riportarle nei loro rifiugi una volta ritornate dalle loro incursioni.
Se proprio vogliamo identificare uno stato nemico, è difficile immaginare che l'Afghanistan sia più pericoloso del Pakistan.
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25-09-2009, 01.27.21
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La guerra in Afghanistan miete vittime ormai da anni.
Infdifferentemente se si è daccordo o meno,bisogna far SCEGLIERE ai propri figli la loro strada.
Quindi le famiglie,GIUSTAMENTE,nulla potevano se i propri figli/nipoti/cugini ecc,erano partiti in guerra.
Dire gli spezzerei le gambe è fuori da ogni logica,altrimenti torneremmo all'epoca in cui i genitori,anche conla violenza,imponevano le proprie scelte ai figli.
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25-09-2009, 01.29.55
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Citazione:
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Originalmente inviato da Roderigo
Tra l'altro, sappiamo che i taliban sono in buona parte una creatura dell'Isi, che i campi di addestramento di Al Qaeda sono in Waziristan, nel Pakistan del sud, che spesso l'esercito pachistano ha accompagnato fino al confine afghano squadre di guerriglieri taliban, per poi riprenderle e riportarle nei loro rifiugi una volta ritornate dalle loro incursioni.
Se proprio vogliamo identificare uno stato nemico, è difficile immaginare che l'Afghanistan sia più pericoloso del Pakistan.
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Quoto, d'altronde Musharaf dopo l'11 settembre si era schierato contro al qaeda ma non contro i taliban, ben presto venne smentito dai fatti e dalle pressioni ma l'area grigia dell'isi rimase intatta
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25-09-2009, 01.33.34
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Anche per questo,spesso e volentieri,i bombardamenti avvengono all'interno del territorio pakistano.
Senza considerare le centinaia di morti causate dall'esercito pakistano nelle lotte contro i talebani che sconfinavano in pakistan.
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25-09-2009, 14.28.16
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Citazione:
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Originalmente inviato da taccaromiceto
Anche per questo,spesso e volentieri,i bombardamenti avvengono all'interno del territorio pakistano.
Senza considerare le centinaia di morti causate dall'esercito pakistano nelle lotte contro i talebani che sconfinavano in pakistan.
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Taccaromiceto, muoiono italiani e muoiono in Afghanistan.
E' una missione di pace questa ?
Afghanistan, altri due italiani feriti vicino a Herat. Il premier: la missione non cambia
I soldati italiani sono stati coinvolti un nuovo scontro a fuoco avvenuto nella provincia di Herat. Sono due i feriti, entrambi lievi: uno ha riportato una leggera lesione a una mano e l'altro al collo. L'attacco, secondo quanto si è appreso, si è verificato nell'area di Shindand, la stessa dove era rimasto ferito un altro paracadutista 24 ore prima.
Il distretto di Shindand sembra dunque essere uno dei più pericolosi dell'ovest dell'Afghanistan, tutto a comando italiano. Shindand, a circa metà strada tra le città di Herat (a nord) e Farah (a sud) è un importante crocevia di traffici illeciti di varia natura «e l'accresciuta presenza sul territorio delle forze Nato - sottolineano fonti militari - disturba». I soldati sono stati attaccati da insorti nel distretto di Shindad, «mentre stavano effettuando una attività mirata alla distribuzione di aiuti umanitari e di assistenza medica alla popolazione, richiesta dagli stessi anziani dei villaggi dell’area».
http://www.unita.it/news/italia/8884...one_non_cambia
24 settembre 2009
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25-09-2009, 22.33.28
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Juliet,è propio quello che io contesto.
Una missione di guerra mascherata da missione di pace crea solo morti da parte di chi agisce attraverso la NATO.
Per questo secondo me,o se ne stavano a casa,o andavano dichiaratamente a fare una guerra,con tutto ciò che ne consegue
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25-09-2009, 23.20.40
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Citazione:
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Originalmente inviato da taccaromiceto
Juliet,è propio quello che io contesto.
Una missione di guerra mascherata da missione di pace crea solo morti da parte di chi agisce attraverso la NATO.
Per questo secondo me,o se ne stavano a casa,o andavano dichiaratamente a fare una guerra,con tutto ciò che ne consegue
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Taccaromiceto, non credo che contestiamo la stessa cosa.
Secondo me, in questa situazione non ci si doveva mettere.
Il Governo dovrebbe impegnarsi con tutte le su forse ad uscirne.
Perchè non lo fa ?
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26-09-2009, 00.26.00
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Perchè fa parte della NATO
P.S. COntestiamo la stessa cosa ma in maniera differente.
Tu dici che li non ci dovevano andare (in barba agli accordi presi in sede NATO
Io dico che se hanno deciso di andarci,devono fare la GUERRA
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26-09-2009, 00.51.48
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Citazione:
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Originalmente inviato da taccaromiceto
Perchè fa parte della NATO
P.S. COntestiamo la stessa cosa ma in maniera differente.
Tu dici che li non ci dovevano andare (in barba agli accordi presi in sede NATO
Io dico che se hanno deciso di andarci,devono fare la GUERRA
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Infatti, Tacca, diciamo cose opposte.
Secondo me, il Governo dovrebbe ritirare il nostro contingente , immediatamente.
Meglio impiegare questi soldi a favore dei terremotati o dei cassantegrati.
Chè ancora dobbiamo vedere cosa succederà in Italia, dove la crisi non accenna a diminuire.
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26-09-2009, 00.56.30
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ma NON PUO',essendo un paese che fa parte della NATO e dell'ONU.
A meno che tu non voglia far uscire il nostro paese da queste alleanze.
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26-09-2009, 01.02.10
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Citazione:
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Originalmente inviato da taccaromiceto
ma NON PUO',essendo un paese che fa parte della NATO e dell'ONU.
A meno che tu non voglia far uscire il nostro paese da queste alleanze.
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Basta che il Governo non proroghi e non rifinanzi la missione.
Motivo ?
Non abbiamo i soldi.
E non si può fare i "buoni" senza averne le possibilità.
Semplice 
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29-09-2009, 10.41.02
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Citazione:
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Originalmente inviato da taccaromiceto
Per me è una lotta alla pari,loro cercano di sfamare i loro figli,io tento di far morire i miei per sfamare loro.
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Insisti?
Non ti è ancora chiaro che loro non c'entrano niente, assi, la maggiorparte non sa nulla della fine che fanno i materiali che contribuisce a coltivare: ma documentari, tu, ne vedi mai?
Cercherò di suggerirti qualcosa, anche se per ora non mi sto occupando di queste faccende...
Citazione:
Le opzioni erano due:
O te ne stai a casa e non va in un territorio di guerra.
Oppure vai e FAI LA guerra.
Quest'interventismo diliuto nel pacifismo non porta ad un cazzo.
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Manfatti su questo sono d'accordo.
Meglio tornare a casa.
Almeno finchè non si trova un modo più intelligente ed efficace per intervenire.
Citazione:
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P.S:Azzo,mi mancava che gli usa gestiscono il mercato mondiale dell'oppio,dovevo capirlo,cosa brutta= USA.
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Se leggi bene ho detto le ELITES dei paesi ricchi occidentali, gli USA in testa, spesso conniventi con le Mafie: i contadini ( e soprattutto i loro figli), làssali perde, già rischiano la vita, se non producono li ammazza direttamente il Boss di turno.
Il male va curato a partire da casa propria.

Ultima modifica di Daruma : 29-09-2009 alle ore 11.02.00.
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30-09-2009, 19.00.41
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Citazione:
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Originalmente inviato da Daruma
Ma che discorso è?
Tuo fratello ha avuto problemi psicologici - ricercàtene le cause nel disagio della società, in questo sistema osceno, e non state a prendervela con i bambini afgani!  - e si è pure salvato...
E quelli rischiano ogni giorno di morire di fame, ci mancherebbe che i loro genitori non le tentassero tutte per salvarli (e salvarsi, perchè rischiano di morire di fame anche loro).
Tenendo conto che spesso sono obbligati da "signori" della guerra che li utilizzano come schiavi, spesso in accordo con fetenti capitalisti occidentali, gli stessi che tramano nel buio per mantenere quest'orrendo Status Quo!
Fossi in te mi vergognerei di quello che hai scritto: il problema (risolto) di tuo fratello vale la vita di centinaia di bambini afgani?
Mio padre (che è stato un grande uomo, uno scrittore/pubblicista apprezzatissimo nel suo campo) è morto di eccesso di psicofarmaci: dovrei bombardare quei mascalzoni di psichiatri fasulli e tutta la categoria, magari sparando - come usa oggi - sulla crocerossa?
Molti amici miei (alcuni cari come fratelli) sono MORTI di eroina, e quelli che si sono salvati, sono stati emarginati lo stesso: è questa società che fa schifo, non gli afgani.
Prenditela casomai con chi - le elite occidentali dei paesi che ami, USA in testa, che controllano l'intero businness - gestisce il MERCATO, non con i poveracci!
La clava da sola o non da sola non risolve un cazzo, anzi aggrava la situazione.
Qui non c'è da rendere meno sanguinaria la lotta tra poveri, ma da eliminare totalmente la guerra e la povertà.
Per quanto riguarda l' ONU, ringrazia che c'è Obama, perchè il Bush che hai sempre difeso, manco l'ascoltava!

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Edward sarebbe dell'idea di concordare con Daruma.
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