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di politica, cultura, società - 2009
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12-01-2009, 13.44.08
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Il codice etico di Tzahal
"RUAH TZAHAL" e' il codice etico distribuito ad ogni nuova recluta, e costituisce la base morale che si esige per tutte le azioni militari di tzahal.
Il codice e' stato compilato da ufficiali dell'esercito insieme al professor Assa Kasher, decano della cattedra d'etica all'universita' di Tel Aviv.
Una parte del codice tratta di rispetto umano, sia di fronte ai compagni d'armi e sia verso i soldati e popolazione nemici. Citazione:
"L'obbligo al rispetto non si limita ai diritti legali, perche' si puo' mancare di rispetto senza violare i diritti. E' percio' necessario di vedere la persona per se stessa e non come un mezzo per raggiungere lo scopo. L'essere umano non e' un mezzo da adoperare per scopi, ma ha un proprio valore.
Si deve evitare di usare la forza per umiliare altri soldati e civili, e soldati e popolazione nemici."
Voglio aggiungere che il codice e' in vigore in tzahal e una commissione si occupa di controllarne l'uso e di aggiornarlo.
La decisione di avvertire gli abitanti di Gaza prima di ogni bombardamento si basa sulle regole del codice. Per quanto io ne sappia non esiste altrove.
E' chiaro che avvertendo il nemico sulle sue intenzioni tzahal mette in pericolo i suoi propri soldati.
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12-01-2009, 13.50.21
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il ruah ormai lo stamperanno in fogli a due voli formato extramorbido....
ecco l'etica del nuovo esercito israeliano (che sottolineo, con il vecchio non ha nulla a che spartire)
Gaza's burn victims add to pressure on army over phosphorus
se cliccate qui trovate l'articolo del times di londra. attenti per le foto....
Sheera Frenkel in Jerusalem and Michael Evans, Defence Editor
Pressure grew on Israel to end the use of controversial white phosphorus yesterday as The Times saw more evidence of its deployment around civilian populations in Gaza.
More than 50 people with burns were taken into Nasser Hospital in the southern town of Khan Yunis, in what the hospital director, Youssef Abu Al-Reesh, said was a massive case of exposure to white phosphorus.
“We don’t have the medical experience to judge these cases, but we searched the internet according to the cases we have, and it indeed confirmed that it’s white phosphorus munitions. I have been working in this hospital for ten years and I have never seen anything like this.”
The 1980 Geneva treaty says that white phosphorus should not be used as a weapon of war in civilian areas, but there is no blanket ban on its use as a smokescreen or for illumination. It produces a thick white smoke when exposed to oxygen, but can cause severe burns and melt flesh to the bone if it comes into contact with skin.
Muhammad Tahseen, 20, said that he was sitting outside his home in Al-Qarara when a shell exploded above. He described watching his two cousins writhe in pain as he stood metres away, unable to help. “There was an explosion and white smoke. I saw my cousins screaming . . . I saw them burning and their clothes burning. I saw their skin melting.”
Doctors said that they were unable to provide further help to Muhammad Nabih Ahmed, 17, listed in critical condition with burns to the chest and back. The family hope to get Ahmed treated in an Egyptian hospital. But travel from Khan Yunis to the southern border with Egypt is treacherous, and many aid organisations have ceased travelling along the roads.
When first questioned by The Times last week an Israeli military spokesman “categorically denied” using white phosphorus in Gaza. In a statement issued yesterday the spokesman’s office said: “We don’t specify operational details, nor the type of ammunition that we use, but any ammunition that is used by the IDF [Israel Defence Forces] is within the scope of international law.”
Human Rights Watch said it was sure Israel had used white phosphorus. “The use of white phosphorus in densely populated areas of Gaza violates the requirement under international humanitarian law to take all feasible precautions to avoid civilian injury and loss of life,” it said.
Further research by The Times into the type of US-made shells being fired by Israeli gunners on the border with Gaza uncovered additional evidence that the light blue munitions, known as M825A1s, are carriers of white phosphorus, impregnated in more than 100 felt wedges.
The lot number – PB-91J011-002A – visible in a photograph published by The Times last week indicates that the shells being used by the IDF were assembled in September 1991 at Pine Bluff arsenal in America, where all US white phosphorus munitions are reportedly made. The contractors are Chamberlain Manufacturing [metal parts only], General Dynamics, and Ordnance and Tactical Systems.
White phosphorus can be air-burst or ground-burst. It emits a distinct garlic smell. When air-burst, it covers a larger area than ground-burst and is useful to mask large troop movements. However, this spreads the incendiary effect over a wider area.
Munir Albarsh, the Head of Emergency Medicine at Gaza’s Ministry of Health, said that doctors were collecting tissue samples at hospitals across Gaza to send for phosphorus testing at international laboratories. He added that the ministry would demand an independent international investigation into Israel’s use of white phosphorus.
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12-01-2009, 14.48.26
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Citazione:
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Originalmente inviato da Hava Leh
"RUAH TZAHAL" e' il codice etico distribuito ad ogni nuova recluta, e costituisce la base morale che si esige per tutte le azioni militari di tzahal.
Il codice e' stato compilato da ufficiali dell'esercito insieme al professor Assa Kasher, decano della cattedra d'etica all'universita' di Tel Aviv.
Una parte del codice tratta di rispetto umano, sia di fronte ai compagni d'armi e sia verso i soldati e popolazione nemici. Citazione:
"L'obbligo al rispetto non si limita ai diritti legali, perche' si puo' mancare di rispetto senza violare i diritti. E' percio' necessario di vedere la persona per se stessa e non come un mezzo per raggiungere lo scopo. L'essere umano non e' un mezzo da adoperare per scopi, ma ha un proprio valore.
Si deve evitare di usare la forza per umiliare altri soldati e civili, e soldati e popolazione nemici."
Voglio aggiungere che il codice e' in vigore in tzahal e una commissione si occupa di controllarne l'uso e di aggiornarlo.
La decisione di avvertire gli abitanti di Gaza prima di ogni bombardamento si basa sulle regole del codice. Per quanto io ne sappia non esiste altrove.
E' chiaro che avvertendo il nemico sulle sue intenzioni tzahal mette in pericolo i suoi propri soldati.
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Cara Hava, l'etica e la guerra sono aspetti che mal si conciliano. Come sappiamo tutti le guerre moderne, simmetriche od asimmetriche, colpiscono soprattutto i civili.
I paesi occidentali poi, ed Israele per mentalità è un paese occidentale, accettano con molta difficoltà scontri che possono mettere in gioco la vita dei propri soldati e dei propri civili, con perdite che incrinerebbero il sostegno dell'opinione pubblica.
Il soldato stesso sarebbe restio a combattere se i propri comandanti non utilizzassero tutti gli accorgimenti per garantirgli, seppur nel pericolo, il massimo della sicurezza.
Per questo di fatto non si disdegna di utilzzare bombardamenti aerei e cannoneggiamenti vari a tappeto per far il più possibile piazza pulita degli avversari prima di un'avanzata di terra.
Operazione che è stata anticipata da massicci bombardamenti nei giorni precedenti, che hanno lo scopo non solo di intimorire direttamente il combattente avversario ma anche demoralizzare il popolo di cui il combattente stesso fà parte.
In una situazione come Gaza, con una densità di abitanti tra le più alte al mondo e nessuna possibilità di fuga, i volantini e le telefonate danno l'idea di voler contribuire per lo più ad aumentare il terrore nella popolazione più che a metterla in salvo, per le motivazioni anche psicologiche di cui sopra e perchè effettivamente diventa impossibile individuare dei posti sicuri.
Come ho scritto già in un altro post i civili di Gaza si trovano tra l'incudine di Hamas ed il martello israeliano. Lasciando da parte qualsiasi considerazione rispetto ad Hamas, Israele si stà comportando militarmente come qualsiasi altro paese occidentale in un contesto analogo.
Lasciamo quindi l'etica da parte e domandiamoci: di fronte a questa strage, ne valeva la pena? per che cosa? e dopo?
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12-01-2009, 14.48.29
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questo codice sa veramente di presa per il culo.
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12-01-2009, 14.51.03
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Citazione:
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Originalmente inviato da gladiatore78rm
questo codice sa veramente di presa per il culo.
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Gia', meglio il codice etico di Hamas, indubbiamente 
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12-01-2009, 14.54.09
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hamas non ha un codice etico e non finge di averlo.
ma dopo tutto quello che ha fatto l'esercito israeliano è scandaloso che vogliano passare per persone che mettono la vita umana, anche quella del "nemico" prima di qualsiasi cosa.
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12-01-2009, 15.23.40
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Citazione:
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Originalmente inviato da Edric
Cara Hava, l'etica e la guerra sono aspetti che mal si conciliano. Come sappiamo tutti le guerre moderne, simmetriche od asimmetriche, colpiscono soprattutto i civili.
I paesi occidentali poi, ed Israele per mentalità è un paese occidentale, accettano con molta difficoltà scontri che possono mettere in gioco la vita dei propri soldati e dei propri civili, con perdite che incrinerebbero il sostegno dell'opinione pubblica.
Il soldato stesso sarebbe restio a combattere se i propri comandanti non utilizzassero tutti gli accorgimenti per garantirgli, seppur nel pericolo, il massimo della sicurezza.
Per questo di fatto non si disdegna di utilzzare bombardamenti aerei e cannoneggiamenti vari a tappeto per far il più possibile piazza pulita degli avversari prima di un'avanzata di terra.
Operazione che è stata anticipata da massicci bombardamenti nei giorni precedenti, che hanno lo scopo non solo di intimorire direttamente il combattente avversario ma anche demoralizzare il popolo di cui il combattente stesso fà parte.
In una situazione come Gaza, con una densità di abitanti tra le più alte al mondo e nessuna possibilità di fuga, i volantini e le telefonate danno l'idea di voler contribuire per lo più ad aumentare il terrore nella popolazione più che a metterla in salvo, per le motivazioni anche psicologiche di cui sopra e perchè effettivamente diventa impossibile individuare dei posti sicuri.
Come ho scritto già in un altro post i civili di Gaza si trovano tra l'incudine di Hamas ed il martello israeliano. Lasciando da parte qualsiasi considerazione rispetto ad Hamas, Israele si stà comportando militarmente come qualsiasi altro paese occidentale in un contesto analogo.
Lasciamo quindi l'etica da parte e domandiamoci: di fronte a questa strage, ne valeva la pena? per che cosa? e dopo?
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Posso essere d'accordo con te per sommi capi, ma alla tua ultima domanda preferisco di chiedere una a te: che alternativa ci restava dopo tanti anni di sacrifici per gli abitanti del confine? e quale paese al mondo avrebbe permessa la violazione del suo territorio e attacchi ai propri cittadini?
Stiamo qui a discutere gia' da 3 settimane ma nessuno ha risposto a questa domanda.
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12-01-2009, 15.29.20
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Citazione:
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Originalmente inviato da Tzazzamita
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non ne ho mai dubitato.
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12-01-2009, 15.40.33
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Citazione:
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Originalmente inviato da Hava Leh
Posso essere d'accordo con te per sommi capi, ma alla tua ultima domanda preferisco di chiedere una a te: che alternativa ci restava dopo tanti anni di sacrifici per gli abitanti del confine? e quale paese al mondo avrebbe permessa la violazione del suo territorio e attacchi ai propri cittadini?
Stiamo qui a discutere gia' da 3 settimane ma nessuno ha risposto a questa domanda.
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Alla seconda domanda ti posso rispondere subito: nessun paese al mondo e tra tutti i paesi del mondo ci metto naturalmente Israele, ma anche Gaza (anche se non è uno stato).
Rispetto alla prima domanda ti rimanderei QUI ed, in particolare:
" ...
Come uscire quindi da questa spirale di violenza e distruzione? Il primo passo è la richiesta di un immediato cessate il fuoco da parte della comunità internazionale. Questa tregua dovrebbe essere imposta dalle Nazioni Unite ed inequivocabilmente sostenuta dall'America. Inoltre le seguenti condizioni dovrebbero essere incluse:
- l'interruzione da parte di Hamas del lancio di missili, bombe o di qualsiasi altra azione violenta con base in Cisgiordania o nei territori di Gaza, e la cooperazione alla cattura di chiunque infranga la tregua, quale che sia la fazione a cui egli appartiene.
- l'interruzione da parte di Israele di qualsiasi bombardamento, uccisione mirata o azione violenta finalizzata all'eliminazione di attivisti, militanti o sospetti terroristi in Cisgiordania o a Gaza, e l'uso della propria forza militare per prevenire qualsiasi ulteriore attacco contro i palestinesi.
- l'apertura delle frontiere con Gaza e il libero accesso a e da Israele, soggetto alla sola perquisizione e al sequestro delle armi. La libera circolazione di cibo, gas, elettricità, acqua, beni di consumo e materiali via terra, via mare e per via aerea, soggetta solamente alla perquisizione e al sequestro delle armi.
- il rilascio da parte di Israele di tutti i detenuti palestinesi, che verranno ricondotti in Cisgiordania o a Gaza secondo libera scelta dei prigionieri stessi. Il rilascio da parte di Hamas di Gilad Shalit e di chiunque altro sia attualmente detenuto dalle forze palestinesi.
- l'accettazione da ambo le parti di una forza internazionale per l'applicazione dei presenti accordi.
- Il divieto per entrambi di insegnare e/o invocare l'uso della violenza dentro e fuori le moschee, gli istituti educativi e sui media.
- una interruzione delle ostilità per i prossimi 20 anni ed una risoluzione condivisa tra NATO, Nazioni Unite e USA per la messa in atto dei presenti patti e per l'imposizione di dure sanzioni in caso di violazione dei patti stessi.
L'applicazione di queste condizioni costituirebbe un'enorme differenza, isolerebbe gli elementi estremisti da ambo le parti e renderebbe quindi possibile l'inizio di una trattativa tra israeliani e palestinesi riguardo altre numerose questioni. La condizione di base per creare la pace è fare in modo che ambo le parti si sentano "sicure". Un primo e critico passo è parlare un linguaggio che tenga conto delle sofferenze di entrambe i popoli, in un clima di dialogo nel quale le storie di tutti siano ascoltate e capite. Inoltre è Israele, in veste di potenza militare superiore, a dover intraprendere i primi passi: promuovere un corposo Piano Marshall nei territori di Gaza e in Cisgiordania per porre fine alla povertà e alla disoccupazione, ricostruire le infrastrutture e incoraggiare gli investimenti, smantellare gli insediamenti o rendere gli insediati cittadini di uno stato palestinese, permettere che 30000 rifugiati palestinesi all'anno tornino in Israele nell'arco dei prossimi 30 anni, scusarsi ufficialmente per il ruolo svolto nelle espulsioni del 1948 e offrirsi di coordinare uno sforzo a livello mondiale per indennizzare tutti i palestinesi dispersi durante l'occupazione, ed infine riconoscere uno stato palestinese all'interno dei confini già definiti nell'Accordo di Ginevra del 2003. Questo è il solo modo in cui Israele potrà garantire la propria sicurezza nazionale. E' il solo modo per sconfiggere definitivamente Hamas e tutti gli estremisti che desiderano una guerra senza fine contro Israele.
..."
La soluzione proposta daMichael Lerner è quella che più si avvicina al mio modo di pensare come potrebbe essere il futuro per gli israeliani ed i palestinesi.
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12-01-2009, 15.53.04
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Lo scritto e' interessante, Edric, ma non capisco solo perche' i palestinesi dovrebbero avere libero accesso ad Israele. Penso sia diritto di ogni stato stabilire chi far passare alla frontiera oppure no, e del resto e' quel che avviene in ogni parte del mondo.
Che si debbano trovare dei sistemi per consentire ai palestinesi di spostarsi tra Gaza e la Cisgiordania senza troppi intoppi sono d'accordo, ma "libero accesso in Israele" mi suona un po' "strano"...
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12-01-2009, 16.00.22
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Citazione:
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Originalmente inviato da Naacal
Lo scritto e' interessante, Edric, ma non capisco solo perche' i palestinesi dovrebbero avere libero accesso ad Israele. Penso sia diritto di ogni stato stabilire chi far passare alla frontiera oppure no, e del resto e' quel che avviene in ogni parte del mondo.
Che si debbano trovare dei sistemi per consentire ai palestinesi di spostarsi tra Gaza e la Cisgiordania senza troppi intoppi sono d'accordo, ma "libero accesso in Israele" mi suona un po' "strano"...
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Bisognerebbe chiederlo all'autore... Vediamo se trovo una cartina che si riferisca all'ipotesi di accordo che era stata partorita nel 2003. 
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12-01-2009, 16.10.14
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Eccola!
Basterebbe creare un corridoio, tipo autostrada... Con passaggi sopraelevati per gli israeliani  .
Da noi hanno fatto tanti di quei viadotti!!!

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12-01-2009, 16.12.41
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secondo me dovrebbero cessare il fuoco altro che viadotti, eh 
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12-01-2009, 16.43.39
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Citazione:
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Originalmente inviato da Juliet
secondo me dovrebbero cessare il fuoco altro che viadotti, eh 
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Ma se Israele venisse diviso in due da una lingua di terra per unire Gaza alla Cisgiordania, come li fai passare gli israeliani?
Che debba cessare il fuoco è pacifico, ma tu lo segui il discorso?
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12-01-2009, 16.44.15
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Citazione:
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Originalmente inviato da Naacal
Lo scritto e' interessante, Edric, ma non capisco solo perche' i palestinesi dovrebbero avere libero accesso ad Israele. Penso sia diritto di ogni stato stabilire chi far passare alla frontiera oppure no, e del resto e' quel che avviene in ogni parte del mondo.
Che si debbano trovare dei sistemi per consentire ai palestinesi di spostarsi tra Gaza e la Cisgiordania senza troppi intoppi sono d'accordo, ma "libero accesso in Israele" mi suona un po' "strano"...
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si chiama ipotesi di patria comune a differente regime di diritto amministrativo.
qualcosa di molto simile all'U.E.
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12-01-2009, 16.45.05
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Citazione:
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Originalmente inviato da Tzazzamita
si chiama ipotesi di patria comune a differente regime di diritto amministrativo.
qualcosa di molto simile all'U.E.
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E la ritieni praticabile?
(oh, grazie a Dio qualcuno normale con cui discutere!)
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12-01-2009, 16.50.00
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Citazione:
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Originalmente inviato da Edric
Ma se Israele venisse diviso in due da una lingua di terra per unire Gaza alla Cisgiordania, come li fai passare gli israeliani?
Che debba cessare il fuoco è pacifico, ma tu lo segui il discorso?
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putroppo l'esperienza maggiore che abbiamo in materia si chiama Corridoio Polacco, un striasca di terra nata ai tempi dell'Ordine Teutonico, che gira e rigira, fu ripresa dopo il Trattato di Versailles del 1919, e divideva le Prussie. Il resto della storia lo conosciamo.
non ci sta un'esperienza pratica a cui guardare, sidovrebbe creare qualosa pratiamente da zero. e questo richiederebbe la massima collaborazione fra i contraenti
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12-01-2009, 16.51.46
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Citazione:
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Originalmente inviato da Naacal
E la ritieni praticabile?
(oh, grazie a Dio qualcuno normale con cui discutere!)
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al momento scrivente non ci sono i presupposti.
ma se i due popoli vogliono sopravvivere entrambi in quel territorio non vedo come potrebbero fare in modo diverso
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12-01-2009, 16.54.13
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Citazione:
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Originalmente inviato da Tzazzamita
putroppo l'esperienza maggiore che abbiamo in materia si chiama Corridoio Polacco, un striasca di terra nata ai tempi dell'Ordine Teutonico, che gira e rigira, fu ripresa dopo il Trattato di Versailles del 1919, e divideva le Prussie. Il resto della storia lo conosciamo.
non ci sta un'esperienza pratica a cui guardare, sidovrebbe creare qualosa pratiamente da zero. e questo richiederebbe la massima collaborazione fra i contraenti
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Forse qualche esperienza la si puo' trovare. Penso a Russia e Kaliningrad, anche se forse usano collegamenti via mare.
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12-01-2009, 16.58.46
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Citazione:
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Originalmente inviato da Naacal
Forse qualche esperienza la si puo' trovare. Penso a Russia e Kaliningrad, anche se forse usano collegamenti via mare.
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ci stanno ancora strutture della CSI e diritti ditransito della Russia sui territori ex sovietici (pensa che ancora fino al 1994 poteva mantenere truppe sulla ex Germania Orientale, che ritira perchè i soldati russi se ne approfittano per fuggire)
e kaliningrad/konisberg è ancora un qualcosa da definire .
perchè non è Russia
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12-01-2009, 17.27.01
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a proposito di codice etico dell'esercito israeliano...
12 Jan. '09: Israel is using phosphorous illegally in Gaza Strip bombings
Information received by B'Tselem and several media reports indicate that the army is using phosphorous in the Gaza Strip. This weapon serves primarily to create screening, enabling forces to advance on the ground without being exposed. In addition, however, the phosphorous burns everything in comes in contact with, causing severe burns to humans. It is also capable of setting buildings and fields on fire.
International humanitarian law does not prohibit use of this weapon as such. However, the Third Protocol to the Convention on Prohibitions or Restrictions on the Use of Certain Conventional Weapons which may be Deemed to be Excessively Injurious or to Have Indiscriminate Effects, which relates to incendiary weapons, states that such weapons may only be used against military objects. When the military object is located within a civilian area, the use of phosphorous is absolutely prohibited.
Israel has not signed the Protocol, but the rule it states is based on two customary principles of international law, which are binding on Israel. The first is the prohibition on using weapons that cannot distinguish between combatants and civilians, and the second is the prohibition on using weapons which by their nature cause unnecessary suffering.
The use of such a weapon in a densely populated civilian area like the Gaza Strip breaches these two principles, and violates Israel’s obligation to take every possible precaution to limit harm to civilians.
B'Tselem demands that the army immediately cease using phosphorous in the Gaza Strip.
bella banda di criminali...
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12-01-2009, 17.34.13
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sempre a proposito di codice etico...
ZCZC0378/SXB
@PR17151
R EST S0B SA1 ST1 QBXB
GAZA: FRANCIA A ISRAELE, NON UTILIZZARE BOMBE AL FOSFORO
(ANSA) - PARIGI, 12 GEN - La Francia ha chiesto ufficialmente a Israele di
non utilizzare bombe al fosforo bianco nei combattimenti in
corso nella striscia di Gaza invocando la loro tossicita' per la
popolazione.
''La Francia si associa alla domanda fatta dall'Human Rights
Watch alle autorita' israeliane di non utilizzare questo tipo di
armi a causa della loro tossicita' e della densita' della
popolazione a Gaza'', ha detto alla stampa il portavoce del
ministero degli esteri francese, Eric Chevallier.
''L'uso del fosforo bianco nelle zone fortemente popolate di
Gaza - ha aggiunto l'organizzazione - e' in contrasto con
l'obbligo imposto dal diritto internazionale umanitario di
prendere tutte le precauzioni possibili per evitare di ferire o
uccidere civili e il divieto ad armamenti chimici''. (ANSA).
Y5K-BL
12-GEN-09 17:21 NNNN
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12-01-2009, 17.50.37
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Citazione:
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Originalmente inviato da Edric
Ma se Israele venisse diviso in due da una lingua di terra per unire Gaza alla Cisgiordania, come li fai passare gli israeliani?
Che debba cessare il fuoco è pacifico, ma tu lo segui il discorso?
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La strada e' gia' stata fatta ai tempi di Arafat. E' stata chiusa perche' serviva ai terroristi.
Sapete tutto ma siete poco informati!
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12-01-2009, 17.52.23
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Citazione:
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Originalmente inviato da Deborah Fait
La strada e' gia' stata fatta ai tempi di Arafat. E' stata chiusa perche' serviva ai terroristi.
Sapete tutto ma siete poco informati!
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esistono delle foto?
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12-01-2009, 17.54.31
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Citazione:
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Originalmente inviato da Deborah Fait
La strada e' gia' stata fatta ai tempi di Arafat. E' stata chiusa perche' serviva ai terroristi.
Sapete tutto ma siete poco informati!
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Rispondi tu allora alla proposta del tuo connazionale.
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12-01-2009, 18.06.45
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Citazione:
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Originalmente inviato da Edric
Rispondi tu allora alla proposta del tuo connazionale.
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Non mi interessa, lerner e' famoso per essere fazioso, per questo vi piace.
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12-01-2009, 18.08.31
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Citazione:
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Originalmente inviato da Tzazzamita
esistono delle foto?
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Che ne so , e' roba del processo di pace, anni 90, chiusa dopo pochi mesi. All'epoca ne parlavano tutti i giornali dei milioni spesi per fargli la strada....per terroristi.
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12-01-2009, 18.19.10
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Citazione:
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Originalmente inviato da Deborah Fait
Che ne so , e' roba del processo di pace, anni 90, chiusa dopo pochi mesi. All'epoca ne parlavano tutti i giornali dei milioni spesi per fargli la strada....per terroristi.
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insomma roba ...all'italiana!
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12-01-2009, 18.38.21
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Citazione:
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Originalmente inviato da Tzazzamita
insomma roba ...all'italiana!
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e perche'? Gli e' stata fatta un'autostrada che portava da gaza ai territori, credendo che forse il processo di pace valeva anche per loro. Invece l'autostrada gli e' servita per far entrare piu' comodamentre i terroristi da Gaza e territori in Israele.
Dovevamo lasciarla aperta?
Sarebbe stata all'italiana se l'avessima lasciata a loro per ammazzarci meglio.
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12-01-2009, 19.08.55
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Citazione:
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Originalmente inviato da Deborah Fait
e perche'? Gli e' stata fatta un'autostrada che portava da gaza ai territori, credendo che forse il processo di pace valeva anche per loro. Invece l'autostrada gli e' servita per far entrare piu' comodamentre i terroristi da Gaza e territori in Israele.
Dovevamo lasciarla aperta?
Sarebbe stata all'italiana se l'avessima lasciata a loro per ammazzarci meglio.
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e le foto?
per il resto non penso che gli ingegneri avrebbero fatto dei caselli per il territorio israeliano
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12-01-2009, 19.22.24
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Citazione:
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Originalmente inviato da Hava Leh
"RUAH TZAHAL" e' il codice etico distribuito ad ogni nuova recluta, e costituisce la base morale che si esige per tutte le azioni militari di tzahal.
Il codice e' stato compilato da ufficiali dell'esercito insieme al professor Assa Kasher, decano della cattedra d'etica all'universita' di Tel Aviv.
Una parte del codice tratta di rispetto umano, sia di fronte ai compagni d'armi e sia verso i soldati e popolazione nemici. Citazione:
"L'obbligo al rispetto non si limita ai diritti legali, perche' si puo' mancare di rispetto senza violare i diritti. E' percio' necessario di vedere la persona per se stessa e non come un mezzo per raggiungere lo scopo. L'essere umano non e' un mezzo da adoperare per scopi, ma ha un proprio valore.
Si deve evitare di usare la forza per umiliare altri soldati e civili, e soldati e popolazione nemici."
Voglio aggiungere che il codice e' in vigore in tzahal e una commissione si occupa di controllarne l'uso e di aggiornarlo.
La decisione di avvertire gli abitanti di Gaza prima di ogni bombardamento si basa sulle regole del codice. Per quanto io ne sappia non esiste altrove.
E' chiaro che avvertendo il nemico sulle sue intenzioni tzahal mette in pericolo i suoi propri soldati.
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Il codice etico serve per ridurre il danno alla popolazione civile o per legittimare l'attacco contro di essa?
Dato che ti ho telefonato quindici minuti prima, è lecito che io bombardi la tua casa?
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12-01-2009, 19.22.47
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Etica e strategia militare nell'età del terrorismo
Un dibattito mirato sulla giustificazione morale degli omicidi mirati in Israele
di Giovanni Damele
Negli ultimi mesi si è sviluppata sulle colonne dei giornali israeliani una vivace polemica sulle conseguenze etiche della pratica degli assassini mirati, suscitata soprattutto dai contenuti di un nuovo “codice etico” del quale recentemente si è dotato Tsahal (le forze di difesa israeliane). Il nocciolo della questione è se l'omicidio di stato di nemici, compiuto con operazioni nel corso delle quali spesso vengono uccisi degli innocenti, sia moralmente giustificabile. Come riferisce un articolo uscito recentemente sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (“Ethik und Liquidierung”, F.A.Z. 1/4/04), Tsahal sembra avere risolto il problema etico, almeno da un punto di vista linguistico, definendo gli omicidi mirati come “impedimenti mirati” di attentati terroristici. In tal modo, la fraseologia dell'esercito israeliano ha spostato l'attenzione dei cittadini dall'uccisione in sé alla prevenzione degli attentati.
Dal 1992, Tsahal si è dotato di un nuovo Codice di condotta, nel quale sono confluiti elementi del diritto internazionale e del diritto israeliano. Recentemente, una commissione di esperti, militari e giuristi, presieduta dal professor Asa Kasher, titolare della cattedra di filosofia morale presso l'Università di Tel Aviv, ha sviluppato un nuovo codice di condotta per la guerra a bassa intensità contro il terrorismo, nella quale i soldati devono operare a contatto con la popolazione civile. Lo stesso Asa Kasher è tornato in un suo articolo sul dilemma morale degli assassini mirati, posto dalla necessità di scegliere tra la salvaguardia delle vite dei cittadini israeliani e il rischio di uccidere degli innocenti. Secondo Kasher, lo stato di Israele, in quanto democrazia, ha il dovere di provvedere alla salvaguardia dei suoi cittadini con una efficace protezione delle loro vite, ma ciò deve avvenire proteggendo la vita e la dignità di tutti gli esseri umani, anche se stranieri o ostili. Perciò, lo stato d'Israele ha il dovere di eliminare con ogni mezzo i pericoli per la vita dei suoi cittadini, rappresentati dai terroristi, compiendo tuttavia ogni sforzo per minimizzare i danni ai palestinesi che non sono coinvolti con il terrorismo.
In questo articolo, in particolare, Kasher parla di “ambiente umano” che potrebbe essere dannegiato nelle operazioni contro i terroristi. Ciò ha attirato le critiche del politologo Reuven Pedahzur. Questi, in un articolo su Haaretz, ha contestato l'uso di quest'espressione, che rappresenterebbe un'ulteriore passo verso la “disumanizzazione” dei palestinesi, nascondendo le persone concrete dietro a una categoria generale e spersonalizzando i civili uccisi.
Ma le principali critiche all'articolo di Kasher sono venute dalla pubblicista e politologa Orit Shochat, che ha contestato soprattutto la netta distinzione compiuta dal filosofo di Tel Aviv tra organizzazione terroristica ed esercito regolare. Secondo Kasher, in sostanza, un esercito organizzato sarebbe in ogni caso più “etico” di una organizzazione terroristica, dal momento che le operazioni militari vengono progettate per colpire obiettivi militari, cercando di evitare i civili. Ammesso che ciò sia mai avvenuto, secondo Shochat questo non sarebbe comunque il caso dell'Intifada. Negli ultimi anni, infatti, la maggior parte delle vittime dell'esercito israeliano, sempre secondo Shochat, sarebbe stata costituita da persone non direttamente coinvolte negli scontri.
In un suo articolo su Haaretz del 3 marzo 2004, la politologa israeliana, al fine di dimostrare l'insensatezza di codici militari come quello stilato da Kasher, ha portato l'esempio di un ipotetico professore di filosofia palestinese che stilasse un codice etico del terrore, chiedendosi come sarebbe considerato in Israele. Ahmed Yassin, ha notato la politologa, in fondo ha riproposto una sorta di codice dopo ogni attacco terroristico, sostenendo che Hamas preferisce uccidere soldati che civili. Ma ai suoi occhi, tutti gli israeliani, o per lo meno la stragrande maggioranza di loro, a giudicare dai risultati elettorali, hanno sostenuto l'occupazione per più di trent'anni. Inoltre finanziano gli insediamenti, prestano servizio nell'esercito, e anche quando ritornano alla vita civile, sono potenziali riservisti. Per questo, dal punto di vista di Yassin, tutti gli israeliani sono delle bombe ad orologeria, proprio come i terroristi palestinesi dal punto di vista israeliano. La distinzione tra obiettivi moralmente legittimi e moralmente illegittimi, insomma, è quanto mai discutibile, soprattutto quando è unilaterale. Da questo punto di vista, stabilire un codice etico per la guerra contro il terrore non sarebbe diverso dal fornire delle regole per legittimare gli obiettivi del terrorismo. Perciò, conclude Orit Shochat, sarebbe meglio non stilare codici di questo genere.
Josef Agassi, professore di filosofia a Tel Aviv come Kasher, ha invece rimproverato a Kasher di aver voluto spostare un contrasto di natura eminentemente politica sul terreno filosofico, con l'intento di neutralizzarlo. Secondo Agassi, non è in questione il diritto di Israele ad essere protetto, ma la pratica degli omicidi mirati, il cui risultato reale potrebbe essere soltanto un ulteriore inasprimento del conflitto. Un'altra intellettuale di Tel Aviv, la filosofa Ruth Manor, ha invece sottolineato il pericoloso potenziale deresponsabilizzante che, a suo avviso, nasconderebbero le teorie di Kasher.
Il salto di qualità costituito dall'uccisione dello sceicco Yassin, cui sembra corrispondere un ampliamento del campo degli “obiettivi moralmente legittimi”, sembra destinato a dare un ulteriore impulso al dibattito, considerando anche il tentativo compiuto dal governo israeliano di inserire la propria guerra al terrorismo palestinese nel contesto più ampio della guerra al terrorismo internazionale.
16 aprile 2004
www.wema.it
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12-01-2009, 21.01.54
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Citazione:
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Originalmente inviato da Naacal
E la ritieni praticabile?
(oh, grazie a Dio qualcuno normale con cui discutere!)
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siamo tutti anormali??   
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12-01-2009, 22.23.58
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Originalmente inviato da Naacal
Gia', meglio il codice etico di Hamas, indubbiamente 
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Indubbiamente non la menano più di tanto. Sono terroristi e si comportano coerentemente.
Loro non vorrebbero mai commettere errori e ammazzano una volta ogni morte di papa, quelli col codice etico ammazzano più di 300 bambini in due settimane e parlano di errori.
L'etica della presa per il culo.
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13-01-2009, 07.42.06
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Originalmente inviato da adry57
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No, non parlo in generale, parlo di uno o due utenti fuori di testa tra i quali non ti includo.
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13-01-2009, 07.43.56
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Citazione:
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Originalmente inviato da artas
Indubbiamente non la menano più di tanto. Sono terroristi e si comportano coerentemente.
Loro non vorrebbero mai commettere errori e ammazzano una volta ogni morte di papa, quelli col codice etico ammazzano più di 300 bambini in due settimane e parlano di errori.
L'etica della presa per il culo.
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L'etica della presa per il culo della quale devi essere un Gran Maestro, direi, visto che il fatto che siano terroristi e si comportino coerentemente e' sufficiente perche' di loro tu non debba mai parlare.
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13-01-2009, 07.44.57
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Originalmente inviato da Roderigo
Il codice etico serve per ridurre il danno alla popolazione civile o per legittimare l'attacco contro di essa?
Dato che ti ho telefonato quindici minuti prima, è lecito che io bombardi la tua casa?
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Se la tua casa e' piena di missili ed armi si', quindi e' meglio che tu esca prima che venga bombardata, non trovi?
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