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Vecchio 13-01-2008, 21.21.23
Roderigo
 
La gran «rottura» di Sarkò all'Eliseo

La gran «rottura» di Sarkò all'Eliseo





Ieri sono usciti tre libri dedicati all'ex moglie Cécilia, pieni di aneddoti, giudizi impietosi, intrecci tra personale e politico. Lei prova a bloccarne uno ma il tribunale le dà torto Secondo un sondaggio il 60% dei francesi pensa ormai che il presidente esibisca troppo la sua vita privata. «Trasparenza necessaria», dice lui. L'opposizione è spiazzata


ANNA MARIA MERLO - PARIGI


La vita privata di Maria Antonietta ha avuto un peso politico? La famosa domanda che risorge tutte le volte che si parla della biografia della «regina scellerata» si ripresenta nella Francia del XXI secolo. Nicolas Sarkozy ha scelto di far diventare pubblica la sua vita privata. I media hanno ottemperato, con grande entusiasmo. Il presidente parla di «trasparenza necessaria», di «rottura» rispetto alle falsità dei suoi predecessori (ma poi nasconde la leggera operazione che ha subito alla gola ad ottobre, contraddicendo gli impegni presi in campagna elettorale). Il risultato è un bombardamento quasi quotidiano di rivelazioni, immagini, smentite. Una sequenza che in pochi mesi ha trasformato la V Repubblica, già nata con dei contenuti monarchici, in un regno dove il tempo è dato esclusivamente dal potere. Un mutamento, nei fatti, che sta andando oltre la riforma delle istituzioni che sta preparando la commissione presieduta dall'ex primo ministro Edouard Balladur e che ha alla vice-presidenza il socialista Jack Lang. In Francia è in corso una vera e propria rivoluzione di palazzo, una trasformazione profonda della funzione presidenziale. In molti sono preoccupati. Libération ha definito Sarkozy un «Putin soft».

La tripletta dell'ex first lady

Ieri e l'altro ieri sono usciti in Francia ben tre libri dedicati all'ex moglie, Cécilia Sarkozy, la quale ha tentato di farne proibire uno. Ma il tribunale le ha dato torto, ieri, e per l'appello bisognerà aspettare settimane. In questi tre libri, diversi tra loro, la vita privata si intreccia strettamente con la politica. «La first lady è convinta che è tempo di passare all'azione - scrivono Michel Darmon e Yves Deral in Ruptures (ed. Du Moment) - Cécilia svela il piano che ha in testa ai suoi uomini e dice loro con tono di sfida: è il momento di provare che avete le palle». È la descrizione di Cécilia in Libia nelle vesti di una «James Bond girl», nel luglio scorso, al momento della liberazione delle infermiere bulgare e del medico palestinese, prigioneri di Gheddafi da 8 anni. Cécilia si sarebbe messa alla testa di un'operazione-commando, i poliziotti francesi avrebbero preso d'assalto il carcere libico e sfondato le porte. «Non è vero - smentiscono due infermiere bulgare - sono stati i libici ad aprile le celle». Claude Guéant, segretario generale dell'Eliseo, ha anch'egli smentito. Perplessità della commissione parlamentare di inchiesta sulla liberazione delle infermiere, che non ha potuto interrogare Cécilia, a causa del veto di Sarkozy. Un vero problema politico: le commissioni parlamentari hanno il diritto di convocare, anche con la forza, chiunque considerino interessante per l'inchiesta, mentre Cécilia vi è sfuggita per decisione dell'Eliseo. Pare che Sarkozy le avesse «offerto» il ruolo di prima donna in Libia per cercare di sedurla di nuovo ed evitare di arrivare fino al divorzio.

Nel libro della giornalista Anna Bitton (Cécilia, Flammarion), che Cécilia vorrebbe censurare, l'ex first lady descrive Sarkozy in termini poco gloriosi : «un tirchio», che «salta addosso» alle donne di cui «non si ricorda neppure il nome», che «non ama nessuno, neppure i suoi figli», che «non ha amici». Anedotti di poco conto? Probabile, ma un malessere serpeggia ormai nell'opinione pubblica. Secondo un recente sondaggio, più del 60% dei francesi pensa ormai che Sarkozy esibisca troppo la sua vita privata. Le foto in vacanza con Carla Bruni sono state la goccia di troppo. Una valanga di immagini di cattivo gusto ha invaso i giornali del mondo, dalla storia dei due anelli identici offerti a Cécilia e a Carla, fino al disagio di fronte all'esibizione del bambino dell'ex top model a Petra (tra l'altro, il luogo dove Cécilia era andata in vacanza con il suo amante, quando aveva rotto con Nicolas nel 2005...).

La V Repubblica, che Mitterrand ai tempi dui De Gaulle, prima di essersi così bene calato nel ruolo, aveva definito «un colpo di stato permanente» - frase con cui gioca oggi il socialista François Hollande battezzando l'era Sarkozy «coup d'éclat permanent» - è già cambiata. Sarkozy chiama i ministri «collaboratori». Nell'intervento in tv del 31 gennaio, per gli auguri ai cittadini, in pochi minuti ha detto ben 48 volte «io». Spesso prende le decisioni da solo, senza neppure informare i dicasteri interessati. I risultati non sono sempre dei migliori: per esempio, sempre in tv, il 29 novembre scorso ha annunciato la messa in vendita del 3% della partecipazione pubblica in Edf, all'insaputa del ministero delle finanze e della direzione della società elettrica. Il titolo è immediatamente calato in Borsa e lo stato, che sperava di incassare almeno 5 miliardi di euro, ha dovuto accontentarsi di 3,7.

Lo stesso scenario si è riprodotto l'8 febbraio, con l'annuncio a sorpresa dell'abolizione della pubblicità sulle tv pubbliche. Il ministero della cultura e la direzione di France Télévisions non erano informati e hanno avuto anch'essi la notizia in diretta. Poi hanno dovuto cercare di rimpire di contenuti l'annuncio presidenziale.

Il corpo presidenziale

Lo storico del corpo Georges Vigarello dice che siamo di fronte ogni giorno all' «album mediatico dell'inquilino dell'Eliseo». Per Vigarello, c'è «un'esaltazione del corpo più individuale, che rivendica la propria singolarità, che racconta la propria storia, affermando le proprie esigenze ed affetti». Un'esibizione di un potere individuale in una società sempre più individualista, che va a detrimento di tutto il rituale repubblicano, delle forme che durano da decenni. I tempi lunghi della repubblica - che finora erano stati anche quelli della democrazia, che richiede tempo per il confronto - sono spazzati via dalla fretta presidenziale. «Andrò a cercare la crescita con i denti» ha detto. Sarkozy vuole forzare la realtà, ma la realtà risorge, blocca, crea ostacoli. La tattica di Sarkozy, nei primi sette mesi di potere all'Eliseo, è stata quella di circoscrivere, di schivare i problemi, quando si presentano. Di mostrare se stesso sempre in movimento fisico, dal jogging in pantaloncini corti fino allo scalone dell'Eliseo dei primi giorni ai viaggi romantici di fine anno, per dare l'illusione che la «rottura» promessa è in corso e che tutto dipende da lui.

La crescita non arriva, anzi l'economia francese stagna? Allora il presidente del «potere d'acquisto» che si è fatto eleggere sulla promessa di far aumentare il reddito delle famiglie francesi, parla di riforma della tv pubblica. I sindacati frenano sulla riforma delle pensioni? Sarkozy, dopo aver additato al pubblico ludibrio i beneficiari dei regimi speciali - «dei privilegiati» - parla d'altro, cambia terreno, (ma in quesi giorni le trattative concrete per riformare i regimi speciali vanno a rilento).

L'opposizione è spiazzata. Assente. Spera in un sussulto automatico in occasione delle elezioni municipali, a marzo. Le critiche arrivano solo come sussurri alle orecchie dell'opinione pubblica. Perché Sarkozy spiazza. Ha cominciato con l' «apertura», nominando delle personalità (ex) di sinistra nel governo (Bernard Kouchner, Fadela Amara, Eric Besson, Jean-Pierre Jouyet), che prosegue con le voci sul prossimo rimpasto governativo, che potrebbe vedere l'entrata di un pezzo grosso socialista, Jack Lang (che mira al ministero della giustizia). Continua con l'offensiva ideologica. Ha rubato al filosofo Edgar Morin l'espressione «politica di civiltà». Dice di voler «mettere l'uomo al centro dell'economia», accusa il capitale finanziario e Bruxelles. Ma nei fatti le decisioni prese finora sono tutte di stampo liberista. Sgravi fiscali (15 miliardi di euro) per le fascie più abbienti, che avrebbero dovuto rilanciare i consumi e invece non hanno prodotto nessun effetto. Abolizione di fatto delle 35 ore.

E siamo solo all'inizio: il programma per il 2008 è una riforma in profondità del «modello sociale francese». L'obiettivo è distruggere le «rigidità» del mercato del lavoro e le «fortezze sindacali». In programma, la fine del contratto di lavoro collettivo, per arrivare a contratti aziendali, se non adirittura personali (il primo ministro François Fillon ha parlato di «accordo diretto tra il dipendente e il suo datore di lavoro in materia di durata del lavoro»). I disoccupati, che non diminuiscono, sono descritti come dei «pelandroni», dei «profitattori» a cui verranno imposte delle penalità se non accettano un lavoro alla seconda offerta dell'ufficio di collocamento. Confonde le idee quando parla di «Europa protettrice» e chiede a Bruxelles di applicare la «preferenza comunitaria» o quando si propone come paladino del «rilancio dell'Europa» (attraverso il mini-trattato di cui si è aggiudicato la paternità), mentre la Francia non rispetta i parametri di Maastricht. Nel 2008 ci saranno 23mila posti in meno nella pubblica amministrazione (11.220 nella scuola). In materia di immigrazione al ministro dell'«identità nazionale», Brice Hortefeux, fa usare la mano di ferro (25mila espulsioni l'anno, a tutti i costi). Il filosofo Alain Badiou, che ha scritto un libro di successo (17mila copie vendute) sul fenomeno Sarkozy (De quoi Sarkozy est-il le nom?, Lignes), parla di «pétainismo soft» di fronte a una sinistra impotente. Incita al «coraggio». Per ora regna la confusione, anche se cresce un'opposizione alla volgarità esibita. Ma siamo lontani da un progetto di ricambio.


il manifesto 12 gennaio 2008
http://www.ilmanifesto.it
 
Vecchio 13-01-2008, 21.27.30
ggiu
 
(hanno detto in tv che hanno scritto sul times che sarkozy merita il 'Silvio Berlusconi Award' come politico più imbarazzante d'europa)



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