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Il pericolo del monoteismo
Riporto tre articoli. Anche se si tratta di articoli slegati uno dall'altro (i primi due sono recenti, il terzo un po' meno) li riporto in un unico post per non aprire tre discussioni.
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ansa.it/site/notizie/awnplus/cultura/news/2008-01-20_120174170.html
«Teatro: Gesù gay a Sydney, polemica
Chiesa anglicana locale protesta
(ANSA) - SYDNEY, 20 GEN - La Chiesa anglicana australiana protesta contro uno spettacolo teatrale in cui Gesù viene presentato come un omosessuale sedotto da Giuda. Lo spettacolo 'Corpus Christi', dell'americano Terrence McNally, è nel cartellone del Martedì grasso gay e lesbico previsto in febbraio a Sydney. Lo spettacolo - che nel 1997 andò in scena negli Usa con minacce di morte per l'autore, e in seguito anche in Italia - rappresenta anche un Gesù che celebra un matrimonio gay tra due apostoli.»
Quando Calderoli disse di indossare una maglietta con delle vignette blasfeme nei confronti di Maometto, gli integralisti islamici reagirono in maniera a dir poco esagerata e fanatica causando gravi disordini in cui ci furono morti e feriti. Questo articolo invece dice che nel 1997 insorsero gli integralisti cristiani con minacce di morte per l'autore di uno spettacolo teatrale. Questo dovrebbe fare riflettere sul fatto che non solo l'integralismo islamico è pericoloso: TUTTO il monoteismo è pericoloso!
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l'Unità 20.1.08
«INTERVISTA AD ADONIS ll poeta siriano, tra i premiati, parla di pace e guerra e di Palestina. Ma anche del Papa e di monoteismi
«Gli integralismi sono tre: islamico, ebreo e cristiano»
di m.s.p
«I media occidentali parlano solo del fondamentalismo islamico. E ignorano il fondamentalismo ebreo come quello cristiano. Il problema, alla radice, è quello dei monoteismi. Per capire la nostra epoca dobbiamo andare oltre, chiederci quale visione dell’essere umano e della verità essi suggeriscano. È il monoteismo che va rimesso in questione». Ali Ahmad Said Isbir, è lui che parla, il poeta e saggista noto piuttosto come Adonis, si professa «a-religioso». Ma alla questione dell’integralismo, così come alla guerra in Iraq, alla politica estera americana, all’esportazione del capitalismo tecnologico, al terrorismo e al significato del velo nel mondo islamico, ha dedicato i saggi di Oceano nero, usciti per Guanda nel 2006. Uomo garbatissimo (oltre che sempre di ricercata eleganza), il settantottenne siriano Adonis è tra i premiati dal Grinzane. Da Parigi, dove vive da anni - dopo gli studi a Damasco, la prigionia per la militanza nel locale partito socialista, i decenni in Libano - eccolo a Torino, tra gli argenti e i cristalli ottocenteschi e scintillanti del ristorante «Il Cambio». Qui entra con scrupolo in una vicenda che, dice «è vostra e io sono ospite in casa vostra», insomma la questione di Benedetto XVI alla Sapienza. «Lo dico da intellettuale lettore di giornali. Io sono per il dialogo. Quindi, penso si debba dialogare anche con i rappresentanti delle religioni. Però a rispetto deve corrispondere rispetto. Ci vuole reciprocità. Se il pontefice accettasse di ricevere dei laici, degli atei, degli a-religiosi in Vaticano, per discutere davvero, confrontandosi, con loro di etica come di scienza, ecco, assumerebbe un altro aspetto l’invito per lui in un’università laica».
L’Adonis di Cento poesie d’amore, il poeta che ha fatto fare il suo ingresso al verso libero nella poesia araba, e che, da qualche lustro regolarmente candidato al Nobel, cuce il suo filo tra Oriente e Occidente, tra Rilke e Abu Nawas, non rifugge affatto dal dire la sua sull’attualità politica. Il «Nonino», della cui giuria è membro, [...].».
Non ho riportato la fine dell'articolo dove parla della questione politica fra Israele e Palestina perché mi interessava sottolineare il suo punto di vista sul monoteismo e non voglio che questa diventi un'altra discussione da metasaloon.
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Corriere della Sera 29/11/2007
«Monoteismi Jan Assmann, le origini dell'intolleranza
Quando la religione diventa un'arma nelle mani del potere
di Mario Andrea Rigoni
Non c'è, in apparenza, fenomeno più mostruoso della violenza praticata in nome della religione, del terrore scatenato in nome di Dio. Eppure esso è piuttosto una norma che un'eccezione storica, tragicamente confermata dal nostro tempo, anche se con modalità -- come quelle dello stragismo suicida di origine islamica -- che la fantasia più sinistra difficilmente avrebbe potuto concepire. A un tentativo di critica della violenza religiosa, compito dei più urgenti, si dedica nel volume Non avrai altro Dio (Il Mulino) l'egittologo tedesco Jan Assmann, un originale e notevole studioso che aveva già trattato i termini del problema con Mosè l'egizio (Adelphi) e che ha inaugurato un tipo di indagine, la «semantica culturale», attenta al rilievo che i fatti assumono, piuttosto che nella storia, nella rappresentazione della memoria (La memoria culturale, Einaudi). In conformità con questa metodologia, Assmann si chiede perché i testi sacri del monoteismo ebraico-cristiano- islamico siano caratterizzati da un linguaggio della violenza che interrompe la tradizione di «reciproco riconoscimento e traducibilità» propria delle precedenti religioni politeistiche.
La risposta è semplice: il monoteismo, con la sua concezione di un Dio unico, instaura un concetto di verità esclusiva, collegato a una rivelazione che riduce le verità di tutte le altre religioni al rango di aberrazioni e di menzogne da perseguitare, cosicché agli «idolatri» e agli «infedeli» non viene offerta altra alternativa che la conversione o l'eliminazione.
Mentre nell'antichità egiziana, babilonese, indiana, greca e romana tutti gli dei rappresentano infine un unico Dio e risultano dunque reciprocamente compatibili e traducibili l'uno nell'altro, nelle nuove religioni monoteistiche (precedute dalla breve ma significativa esperienza di Akhenaton nell'Egitto della XVIII dinastia) nessun dio può essere ammesso all'infuori dell'unico vero Dio.
Assmann non sostiene, ovviamente, che l'antico mondo politeistico fosse il regno della pace e della tranquillità, ma solo che la violenza che vi aveva luogo era motivata da ragioni di potere e di sovranità, ossia da ragioni politiche, anziché da questioni di verità, ossia di adesione o meno a un'ortodossia divina. [...].
JAN ASSMANN, Non avrai altro Dio IL MULINO PAGINE 148, e 9».
Anche in questo caso non ho riportato la fine dell'articolo. Non sono d'accordo con l'affermazione: «nell'antichità egiziana, babilonese, indiana, greca e romana tutti gli dei rappresentano infine un unico Dio»: si tratta di un'interpretazione moderna, un po' troppo filosofica e slegata dalla realtà del mito. Per il resto sono abbastanza d'accordo con questa prima parte dell'articolo, in cui vengono sottolineate alcune differenze tra le antiche religioni mediterranee e il monoteismo.
Ultima modifica di willypd : 21-01-2008 alle ore 00.41.23.
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