Non esiste nell'Islam un concetto analogo a quello di omosessualità, nel senso di un'identità innata. Al contrario, le espressioni sessuali fra lo stesso sesso si manifestano in modi diversi e separati, che non sono trattati nello stesso modo, né socialmente né giuridicamente. Innanzitutto va detto che l'Islam si occupa di giudicare e valutare i comportamenti piuttosto che i desideri sessuali. In particolare nell'Islam viene condannato il rapporto anale– con uomini o donne indifferentemente –, identificandolo come un peccato molto grave. [1] Il concetto stesso di orientamento omosessuale non trova riconoscimento né applicazione nella legge islamica. Secondo Khaled El-Rouayheb, la tolleranza nei confronti dei casti rapporti amorosi pederastici, diffusi sin dal IX secolo (testimoniati dalla letteratura e dalla tradizione di diverse epoche) fu letteralmente spazzata via dall'adozione della morale impressa sulla borghesia dell'Inghilterra vittoriana (metà XIX secolo), che già aveva trasformato l'etica sessuale europea e si apprestava a rivoluzionare i costumi dell'occidentalizzata élite araba. (El-Rouayheb, 2005, p.156)
Il rapporto anale non può essere separato dal coinvolgimento dei sentimenti e del ruolo tra dominazione e sottomissione: ciò andrebbe in totale contraddizione alla fede islamica, poiché l'essere umano sa che la dominazione è qualcosa a cui l'Eterno, e Lui soltanto, può accedere. Mai un essere umano può dominarne un altro nell'universo terreno, che l'Onnipotente ha creato e che può in esclusiva assoluta dominare. La sottomissione stessa, di conseguenza, diventa un atto possibile solo di fronte a Dio. In questo sta il più profondo dei significati della religione islamica (Islam stesso, in arabo, significa infatti sottomissione).
Il concetto di orientamento sessuale è inammissibile nell'Islam, in quanto trasgressione dalla connessione spirituale che lega tutti e tutto nell'universo. Orientarsi sessualmente significa di fatto chiudersi in una visione fisica della vita, a dispetto di quella spirituale: per questo l'attrazione deve avvenire innanzitutto a livello spirituale e trascendentale, poiché ogni essere umano è uno spirito che occupa un corpo; lo spirito in sé, la vera natura umana, non è né donna né uomo, non è né bianco né nero, né ricco né povero. Tutti gli spiriti sono uguali, e non devono in alcun modo accentuare le differenze tra due corpi: in questo si ritrova il fatto che l'Islam, come molte religioni, lavora nell'anelare dello spirito a un livello superiore rispetto a quello terreno. Terminologicamente, un rapporto tra due persone dello stesso sesso è il liwat (rapporto anale), sia esso tra uomo e ragazzo, due uomini adulti o tra uomo e donna: quale che sia il caso, l'Islam non lo accetta e lo proibisce espressamente. L'uomo è conosciuto come luti, un'espressione intraducibile in italiano, da intendersi come colui che penetra. Il partner, se pagato, è murd mu'ajirin (affittato), altrimenti amrad (imberbe, in una parola che implica un rapporto più sostanzialmente fisico), o ghulām (giovane, nel senso di nuovo al genere di pratiche). Una categoria semantica a parte meritano quegli uomini "colpiti" dal desiderio di essere penetrati da partner maschili. A essi viene riferito il termine ma'bun considerati portatori di una vera e propria malattia dello spirito, ubnah. E' argomento di discussione l'eziologia e la presunta cura di tale "morbo", che rende il ruolo e la reputazione di queste persone radicalmente diversi da quello di colui che penetra. Un'altra categoria consiste nello studio di coloro che si sentono attratti da giovani ragazzi. Si pensa che ogni uomo rientri in questa categoria, e i loro desideri sono visti come naturali, eppur problematici, se questo porta a diventare un luti. (El-Rouayheb, 2005, pp. 14-24) Ad esempio, si narra che il giurista hanbalita Ibn al-Jawzi (?–1200) abbia detto
«Colui che afferma di non provare alcun desiderio quando guarda a bei ragazzi o bei giovani è un bugiardo, e se gli credessimo lo vedremmo come un animale, non un essere umano.» (Monroe, 1997, p. 117)
Questo certamente testimonia l'opinione, diffusa tra alcuni intellettuali nei secoli passati, che l'omofobia era un sentimento da condannare, quasi da emarginare – una visione che per molti aspetti stride con la moderna idea, più conservatrice, di relazione sessuale. Nondimeno, l'atto di liwat (sodomia, per l'appunto) viene condannato, e agli uomini viene consigliato di stare molto attenti all'attrazione che possono provare verso un giovane maschio, chiedendo loro di concentrarsi su una donna attraverso delle raccomandazioni di ordine religioso, improntate sulla resistenza alla tentazione. Maometto invitò i suoi seguaci a "
diffidare dei giovani imberbi, perché sono una fonte di danno più grande delle giovani vergini". Allo stesso modo, l'imam e studioso di legge Sufyan al-Thawri (?–783) si dice sia scappato dalle terme un giorno, asserendo a proposito della tentazione sessuale che "
se ogni donna ha un demone che l'accompagna, allora un bel giovane ne ha diciassette". Allo stesso modo, un hadith di Maometto (racconto della vita di Maometto o resoconto di sue parole) dice che l'amore casto garantisce l'ingresso nel paradiso: "
Colui che ama e rimane casto e nasconde il suo segreto e muore, muore da martire". Questo significa che, l'amore per giovani uomini nell'Islam, lontano dall'essere il sentiero verso la perdizione che è nel Cristianesimo, era un sentimento comprensibile che, se tenuto sotto controllo, poteva innalzare un credente fino al paradiso. L'amore tra uomini diventò un crimine punibile (nella vita) solo se veniva consumato - e veniva sorpreso nel praticarlo, il che richiede la testimonianza di quattro uomini o di otto donne. Se non si veniva sorpresi nel compiere atti omosessuali, comunque, si veniva ugualmente puniti tra le fiamme dell'inferno. (Murray and Roscoe, 1997, passim) Storicamente la pena è stata meno severa delle sue controparti Abraiste: il Giudaismo e il Cristianesimo. Nel Corano è scritto che se una persona commette un peccato può pentirsi e avere la sua vita salva, nonostante ciò ci sono degli hadith che prescrivono la pena di morte. Sembra che questo sia parte di un climax che giungerà alla proibizione così come è stato con l'alcol e il gioco d'azzardo. Le prime culture islamiche, specialmente quelle in cui l'omosessualità era radicata nelle loro culture pagane furono acclamate per la loro cultura nell'estetica omosessuale. Si sono riconciliati con la loro nuova religione seguendo l'hadith di Maometto citato in precedenza che dichiara martire colui che nasconde il suo segreto e muore casto anche provando una forte passione.
Ibn Hazm, Ibn Da'ud, Al-Mu'tamid, Abu Nuwas, e molti altri scrissero molto e apertamente dell'amore tra uomini. Tuttavia, perché la trasgressione sia provata, almeno quattro uomini o otto donne devono testimoniare contro l'accusato, rendendo in questo modo molto difficile perseguire coloro che non rimangono casti nella privacy della propria casa. Il significato dato a "rapporto omosessuale" è rapporto sessuale tra due o più uomini, o rapporto sessuale tra due o più donne. Non comprende la masturbazione, e non ha nemmeno niente a che fare con le polluzioni nuttorne; entrambi questi aspetti, anche non essendo punibili stando alla Shari'a, sono comunque considerati invalidanti e richiedono che il musulmano si lavi completamente prima della sua prossima preghiera.
L'omosessualità nella Sharia
La Shari'a è la legge dell'Islam. Nonostante ci sia un certo consenso riguardo al fatto che rapporti sessuali fra persone dello stesso sesso siano in violazione della Shari'a, ci sono differenze di opinione tra gli studiosi dell'Islam per quanto riguarda le punizioni, l'opera di riforma, e quali siano le prove che generalmente richieste prima che la pena fisica abbia luogo. Nell'Islam sunnita ci sono otto Madhab, o scuole legali, di cui solo quattro sono attualmente esistenti: la hanafita, la malikita, la sciafeita e la hanbalita. La principale scuola sciita è chiamata Ja'farita, ma ci sono anche la Zaydita e la Ismailita. Più di recente, molti gruppi hanno rifiutato la tradizione a favore dell'ijtihad, o interpretazione individuale. Di queste scuole, secondo Michael Mumisa, dell'istituto Al Mahdi di Birmingham:
- La scuola hanafita non considera adulterio i rapporti omosessuali, e lascia la pena a discrezione del giudice. Molti dei più giovani studenti di questa scuola hanno esplicitamente scartato la pena di morte; alcuni la ammettono per un secondo crimine.
- L'Imam Shafi'i considera il sesso omosessuale analogo agli altri zinā' (sesso prematrimoniale, fuori dal matrimonio). Così, se si scopre che una persona sposata ha avuto rapporti omosessuali viene punita come un adultero (lapidato a morte), e una persona non sposata viene punita come fornicatore (frustato).
- La scuola malikita dice che se si scopre che qualcuno (sposato o non) ha avuto rapporti omosessuali dovrebbe essere punito con la pena riservata agli adulteri.
- Nelle scuole giafarite, l'Iracheno Sayyid al-Kho'ī dice che qualsiasi persona colpevole di aver commesso atti omosessuali deve essere punita come un adultero.
È importante notare che la pena di un adultero richiede che ci siano quattro testimoni perché possa essere eseguita. Analogamente tutte le scuole richiedono la testimonianza di quattro uomini per applicare la pena prevista per i rapporti omosessuali. Tuttavia se può essere presentata una prova oggettiva (come test del DNA, fotografie, ecc.), si può rendere effettiva la pena senza i quattro testimoni. Secondo lo studioso dell'Islam Yusuf al Qaradawi:
"
I giuristi dell'Islam hanno avuto opinioni divergenti riguardo la pena per questa pratica abominevole. Dovrebbe essere la stessa pena prevista per lo zina, o andrebbero uccisi sia il partecipante attivo che quello passivo? Anche se questa pena può sembrare crudele, gli è stato consigliato di mantenere la purezza della società islamica, e di mondarla dagli elementi pervertiti".
(The lawful and the prohibited in Islam, p.165)
È anche importante notare che affinché la pena sia implementata sono sempre richiesti quattro testimoni. L'Islam ammira molto l'atto sessuale, come sacro rapporto spirituale. Pertanto implementare la pena e presentare i quattro testimoni, sarenne un atto di oscenità, che è una offesa per la moralità del resto della società. (CONTINUA)
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