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di politica, cultura, società - 2008
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26-11-2008, 00.08.24
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Vaticano: Gramsci trovo' la fede prima di morire
VATICANO: GRAMSCI TROVO' LA FEDE PRIMA DI MORIRE

di Elisa Pinna
CITTA' DEL VATICANO - Antonio Gramsci, fondatore del Partito Comunista italiano, trovò la fede in punto di morte e ricevette i sacramenti cristiani. Ad affermarlo, con convinzione e dovizia di particolari, è stato oggi mons. Luigi De Magistris , pro-penitenziere emerito della Santa Sede nonché conterraneo del grande intellettuale marxista. Più volte in passato erano circolate voci sul riavvicinamento alla fede del dirigente comunista; boatos ripresi da alcuni articoli di giornale, ma nulla di più. "Questo fatto, nel mondo della falce e martello, preferiscono tacerlo, ma è proprio così", ha proclamato il presule vaticano, oggi ottantaduenne. De Magistris aveva 11 anni quando Gramsci morì nel 1937, dopo una lunga malattia trascorsa in parte in carcere, in parte sotto la vigilanza della polizia fascista nella clinica 'Quisisana' di Roma. Il presule ha spiegato di aver saputo i particolari della "conversione" da una suora che lavorava nel nosocomio. "Il mio conterraneo, Gramsci - ha detto De Magistris - aveva nella sua stanza l'immagine di Santa Teresa del Bambino Gesù. Durante la sua ultima malattia, le suore della clinica dove era ricoverato portavano ai malati l'immagine di Gesù Bambino da baciare. Non la portarono a Gramsci. Lui disse: "Perché non me l'avete portato?" Gli portarono allora l'immagine di Gesù Bambino e Gramsci la bacio". "Gramsci è morto con i Sacramenti, è tornato alla fede della sua infanzia. La misericordia di Dio santamente ci 'perseguita'. Il Signore non si rassegna a perderci", ha commentato l'esponente vaticano. Tuttavia Beppe Vacca, ex parlamentare del Pci e presidente della fondazione Gramsci ha replicato che dai numerosi documenti editi ed inediti delle ultime ore del leader comunista tale riavvicinamento alla fede "non risulta", anche se ciò "non sarebbe uno scandalo".
La vicenda spirituale di Gramsci è stata, a sorpresa, riportata alla luce oggi durante una conferenza stampa convocata alla Radio Vaticana per presentare il primo catalogo di santini e immagini sacre per collezionisti. Proprio un santino, del resto, secondo il racconto del monsignore, avrebbe riacceso la passione religiosa dell'intellettuale morente. "Se c'é una persona che può sapere di una conversione di Antonio Gramsci e di una sua morte in seno alla Chiesa cattolica, quella persona é proprio monsignor De Magistris", ha commentato in serata l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Infatti De Magistris, ora in pensione, è stato preposto del Tribunale della Penitenzieria della Santa Sede, l'organo che si occupa delle indulgenze, dei perdoni e delle vicende di fede dei battezzati della Chiesa Cattolica. Le parole dell'esponente vaticano non hanno però fugato i dubbi e le perplessità di una vicenda che rimane in definitiva privata. "Temo fortemente che non sia assolutamente vero che Gramsci si sia convertito in extremis. Posso assicurare comunque che Pericle non si è convertito al confucianesimo", ha ironizzato Luciano Canfora, studioso di letteratura classica e attento conoscitore della vita di Antonio Gramsci. "La conversione di Antonio Gramsci al cattolicesimo? Una vecchia storia, ma mai provata da documenti ufficiali, che anzi la smentiscono", ha sostenuto Giorgio Baratta, presidente della "International Gramsci society Italia", uno dei massimi esperti sulla vita e il pensiero politico e filosofico del fondatore del Pci. "La prima volta che questa notizia venne pubblicata - ha spiegato - fu nel 1977, quando Giuseppe della Vedova riportò sulla rivista "Studi sociali" la testimonianza di una suora".(elisa.pinna@ansa.it).
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26-11-2008, 08.11.03
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Nella notizia trovo soltanto volgarità: perchè la "rivelazione" in sé, a settant'anni dalla morte di Gramsci, appare più che altro un patetico bollino di recupero applicato alla sua figura, a dimostrare una presunta inevitabilità di Dio e perchè è da quando studiai la sua biografia, molti anni orsono, che ogni tanto arriva il fenomeno con la verità nuova di zecca, vecchia almeno di trent'anni: ne sentii parlare per la prima volta nei settanta.
Nel caso, il "rivelatore" è un propenitenziere del Vaticano, cui sarei tentato di non credere già per via dell'astrusa qualifica, che rimesta in una polemica datata. Le lettere di Tatiana Schucht, la cognata, e dell'amico Sraffa sono le sole testimonianza scritte della vita ultima di Gramsci, e nel ricordo delle due persone, per nulla organiche al PCI, non si è mai trovata traccia di nessuna conversione. Per rispetto alla figura? mi sembra strano, i fatti personali citati nel carteggio toccano anche l'intimità dell'uomo.
E se poi anche fosse? cambia forse qualcosa nel bagaglio di conoscenze e di capacità critica che ci ha lasciato? o, ancora, qualche altro fenomeno ha da divulgare un prontuario di comportamento di uso comune per il passo d'addio? Diceva Pavese che che l'uomo di immortale ha solo il ricordo che porta e quello che lascia. A noi, per chi ci ha preceduto, compete il secondo: per quello, i pettegolezzi sulla sua morte non mi spostano una virgola.
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26-11-2008, 08.22.20
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Beh, al contrario di te, io la trovo una notizia di portata storica.
Appena un po' meno della vittoria di Luxuria all'Isola dei Famosi che campeggia nella prima pagina di Liberazione.
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26-11-2008, 08.52.48
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Citazione:
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Originalmente inviato da Michi
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E se poi anche fosse? cambia forse qualcosa nel bagaglio di conoscenze e di capacità critica che ci ha lasciato?
...
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Perfettamente d'accordo.
Il signor Luigi De Magistris , pro-penitenziere emerito della Santa Sede, data l'età, pensi alla sua di morte al posto di quella degli altri.
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26-11-2008, 09.08.05
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Citazione:
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Originalmente inviato da Cilia
Appena un po' meno della vittoria di Luxuria all'Isola dei Famosi che campeggia nella prima pagina di Liberazione.
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Milady non farmi aprire bocca al riguardo...
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26-11-2008, 09.16.10
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ma era stata smentita ieri dal responsabile del fondo gramsci.....
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26-11-2008, 09.21.39
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Citazione:
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Originalmente inviato da Michi
Milady non farmi aprire bocca al riguardo...
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Su questo non posso che essere d'accordo con te.
Il silenzio è d'oro, ma in questo caso va benissimo anche placcato.
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26-11-2008, 10.11.17
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La conversione di Gramsci
continua imperterrito lo sciacallaggio clericale degli uomini del laicismo e dell'ateismo: si parla della conversione di Gramsci..
Ammesso che fosse davvero avvenuta riguarderebbe un uomo in punto di morte, debilitatato psicologicamente e fisicamente dalle malattie, probabilmente non in grado di connettere e con una forte alterazione della percesione della realtà. Che cosa c'entra questa essere umano in punto di scomparire con il Gramsci comunista dell'ordine nuovo e dei quaderni del carcere?
Perchè la Chiesa è cosi preoccupata ad accertarsi della conversione dei non credenti? A chi ed a che cosa giova sapere che una persona cessa di essere coerente con se stessa?
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26-11-2008, 10.32.09
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E' una storiella che viene tirata in ballo ogni tanto.
Non c'è certezza storica dell'accaduto, e se anche fosse stato così, che significato può avere il bacio ad un'immaginetta sacra fatto da una persona in punto di morte?
E' storicamente provato che quando Gramsci era in grado di schiacciare le noci nell'incavo delle ginocchia, non abbia mai baciato nessuna immaginetta sacra. Anche dopo la "villeggiatura" a spese di Benito, quando doveva ormai usare lo schiaccianoci, non ha baciato niente di sacro. Allora?
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26-11-2008, 10.38.19
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C'è già un thread al riguardo che forse ti è sfuggito: questo.
Comunque non mi soffermerei troppo sul voyerismo dell'ultima ora che affligge molti cattolici.
Chissà quanti sono i credenti che, prima di morire, hanno bestemmiato Dio, eppure si sono egualmente guadagnati il Paradiso.
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26-11-2008, 10.50.15
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Su questo non ci sono dubbi.
Immaginiamo un Essere Superiore, il Dio, che assegna una pena eterna per un peccato commesso in uno spazio temporale che è infinitesimo.
Non sarebbe certo un comportamento da Dio.
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26-11-2008, 16.32.12
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Citazione:
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Originalmente inviato da artas
E' una storiella che viene tirata in ballo ogni tanto.
Non c'è certezza storica dell'accaduto, e se anche fosse stato così, che significato può avere il bacio ad un'immaginetta sacra fatto da una persona in punto di morte?
E' storicamente provato che quando Gramsci era in grado di schiacciare le noci nell'incavo delle ginocchia, non abbia mai baciato nessuna immaginetta sacra. Anche dopo la "villeggiatura" a spese di Benito, quando doveva ormai usare lo schiaccianoci, non ha baciato niente di sacro. Allora?
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esatto.
la valutazione di una persona si deve basare su tutta la sua vita, le coerenza che ha avuto, le cose che ha fatto e quello che ci ha lasciato
la morte è solo un momento
poi, figurasi, proprio lui che disse:
« Non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione [...] vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini »
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26-11-2008, 18.50.29
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Citazione:
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Originalmente inviato da Michi
Nella notizia trovo soltanto volgarità: perchè la "rivelazione" in sé, a settant'anni dalla morte di Gramsci, appare più che altro un patetico bollino di recupero applicato alla sua figura, a dimostrare una presunta inevitabilità di Dio e perchè è da quando studiai la sua biografia, molti anni orsono, che ogni tanto arriva il fenomeno con la verità nuova di zecca, vecchia almeno di trent'anni: ne sentii parlare per la prima volta nei settanta.
Nel caso, il "rivelatore" è un propenitenziere del Vaticano, cui sarei tentato di non credere già per via dell'astrusa qualifica, che rimesta in una polemica datata. Le lettere di Tatiana Schucht, la cognata, e dell'amico Sraffa sono le sole testimonianza scritte della vita ultima di Gramsci, e nel ricordo delle due persone, per nulla organiche al PCI, non si è mai trovata traccia di nessuna conversione. Per rispetto alla figura? mi sembra strano, i fatti personali citati nel carteggio toccano anche l'intimità dell'uomo.
E se poi anche fosse? cambia forse qualcosa nel bagaglio di conoscenze e di capacità critica che ci ha lasciato? o, ancora, qualche altro fenomeno ha da divulgare un prontuario di comportamento di uso comune per il passo d'addio? Diceva Pavese che che l'uomo di immortale ha solo il ricordo che porta e quello che lascia. A noi, per chi ci ha preceduto, compete il secondo: per quello, i pettegolezzi sulla sua morte non mi spostano una virgola.
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In qualche modo hai accennato all'aspetto più interessante di queste dichiarazioni, quello per cui ho postato l'agenzia , quello per cui la ho inserita nel contesto dell'ora di religione.
Vale a dire la mia curiosità, da non cattolico che nemmeno sa come si fa il segno della croce, circa il bisogno incoercibile che la Chiesa Cattolica ha di adoperarsi in un opera di continuo estremo proselitismo o recupero del fedele disperso, specie in articulo mortis. Mi sono sempre domandato il perchè e il senso di questa caratteristica comportamentale che in qualche modo la distingue da altri credo religiosi.
Speravo e spero che emerga questo tema da discutere, specie con chi la fede cattolica ce l'ha.
Pure se non credente mi interessa molto il punto di vista dei cattolici su questo punto, dato che non vivo, per costume personale, rinchiuso nella torre d'avorio delle mie convinzioni personali, ma preferisco alimentare un sano dubbio in me e negli altri.
Quanto alla figura che Gramsci ha lasciato di sè , hai perfettamente ragione, ma è un tema che avrebbe meritato apposita collocazione diversa da questa.
Se c'è qualche cattolico che si sente di argomentare circa il tema che ho evidenziato, sono interessato a sentire la sua.
Auspicabilmente senza che venga sbranato o ridicolizzato dai soliti noti, ma si senta invece libero di esprimere le sue convinzioni.
Ben venga poi la polemica se i fedeli stessi si esprimono in modo prevaricante, sia beninteso.
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27-11-2008, 00.48.11
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Antonio Gramsci santo subito
Alessandro Robecchi
Colpo di scena: ecco Antonio Gramsci convertito, diventato cattolico in punto di morte con tanto di bacio all'immaginetta e sacramenti. Lo ha detto monsignor Luigi De Magistris, Pro-Penitenziere Maggiore Emerito (perbacco!) nel corso di una toccante cerimonia. Per la precisione nel corso della presentazione del primo catalogo internazionale dei santini, insomma una raccolta di figurine pie, niente a che vedere con l'album delle figurine dei senza-Dio del manifesto, ma insomma, fatte le debite proporzioni sempre di una bella collezione si tratta. Il Corriere della Sera riprende la cosa in pompa magna, dando conto della strabiliante rivelazione storica.
Eppure questa faccenda della conversione in punto di morte di Antonio Gramsci non è nuova. Venne già smentita a suo tempo da Paese Sera sulla scorta di influenti testimonianze storiche, e pure dallo stesso Corriere, sempre nel 1977. E dunque ecco lo scoop fresco di immaginetta, una voce già girata trent'anni fa, già rigettata dagli storici con testimonianze e documenti alla mano. Siamo allo scoop ciclico, che riemerge ogni qualche decennio, e allo stesso modo viene riseppellito. Prendiamoci Gramsci? Già tentato, già fallito.
Ma dunque, siccome di storia si tratta, ecco i fatti, ripassiamo un po'. Antonio Gramsci aveva vicino, nell'ora fatale, la cognata Tania. La quale, nelle lunghe lettere alla famiglia e all'amico Piero Sraffa - visto il carattere privato delle missive - non avrebbe certo taciuto un dettaglio così importante (per gli storici e per i tempi). Non solo: già dieci anni prima di quelle antiche smentite, nel 1967, Arnaldo Nesti, professore dell'Università di Firenze aveva incontrato in Svizzera le suore addette al capezzale di Gramsci (suor Linda, suor Maria Ausilia e, una certa suor Palmira, ri-perbacco), oltre al sacerdote che si recava ogni giorno da Gramsci morente. E nessuno di loro accreditò la tesi di una conversione. In più, rivelano gli storici più attenti, tra le rivelazioni della cognata Tania c'è anche quella relativa a una precedente malattia di Gramsci (nel '33, quattro anni prima della morte), durante la quale lui le chiese di vigilare, che nessuno gli mettesse in mano santini durante il delirio, o lo comunicasse in stato di incoscienza. Insomma, niente trappoloni per il compagno Gramsci, era lui il primo a dirlo. Nel momento fatale Tania cacciò suore e preti.
Si potrebbe continuare, le testimonianze sono numerose e univoche, e insomma, se è di storia che stiamo parlando, la storia finisce qua. Oltretutto Gramsci fu cremato, cosa che non sarebbe avvenuta in caso di conversione, e che non piacque nemmeno al regime, timoroso di incidenti, visto che si era vicini al primo maggio. Punto. Resta da capire, o se volete, da almanaccare, sul perché si tenti un nuovo scippo sulle ceneri di Gramsci. Un bisogno di testimonial illustri da parte del Vaticano un po' in affanno? Dice monsignor De Magistris nella sua rivelazione-scoop che «il Signore non si rassegna a perderci». Bella frase, ma qui, a ben vedere è qualcun altro che non si rassegna: qualcuno avrà pensato che una bella immaginetta gramsciana nella collezione dei cattolici ferventi ci sarebbe stata proprio bene. La dimostrazione che non si può essere comunisti senza essere anche un po' «catto». Ma così non è, dannazione. Tentativo maldestro, e ci si chiede da dove arrivi, e come mai ci caschino le altre sfere vaticane. Che l'insuccesso gli stia dando alla testa?
il manifesto 26 novembre 2006
http://www.ilmanifesto.it
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27-11-2008, 00.58.12
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L'ennesimo falso scoop, stavolta del Vaticano
Gramsci convertito in fin di vita? La Storia fatta con le barzellette
Disse Gramsci morente:
i preti ignorano la vita
Alla fine degli anni '60 un docente fiorentino
ricostruisce gli ultimi giorni di vita
Guido Liguori
«La sai l'ultima? Gramsci si è convertito in punto di morte!» Sì, è proprio l'ultima! L'ultima barzelletta, in ordine di tempo. Perché quasi ogni giorno ce n'è una, di barzelletta sul comunista sardo. Tramontate le barzellette su Totti, le barzellette su Gramsci continuano a essere una moda nazionale. Non si tratta qui di riscrivere la storia, ma semplicemente di fregarsene, della storia. Di farne carne da porco. Basta spararne una "carina", che ovviamente abbia una qualche valenza anticomunista, e subito il "Corrierone" la rilancia sul suo sito, i giornali di destra ci faranno pagine e pagine, e qualche craxiano di ferro (esistono ancora) presto ci scriverà addirittura un libro («il libro delle barzellette su Gramsci»). Così, dopo Gramsci che organizzava orge nel sanatorio russo in cui era ricoverato, dopo Gramsci che in carcere si iscrisse al Psi, dopo Gramsci che in realtà era liberale, dopo Gramsci che si è suicidato buttandosi dalla finestra della clinica Quisisana, dopo Gramsci che è stato ucciso da Togliatti e da Stalin mascherati da Diabolik nella stessa clinica (tutto questo - si badi bene - è veramente già stato detto!), ecco ora Gramsci che si è convertito alla religione cattolica nei giorni precedenti alla morte, avvenuta il 27 aprile 1937. Sempre alla Quisisana di Roma, ovviamente, un posto che avrebbe potuto ispirare Le Carrè o Agata Christie.
«Gramsci morì con i sacramenti. E chiese alle suore che lo assistevano di poter baciare un'immagine del Bambino Gesù», ha affermato, sprezzante del ridicolo, l'arcivescovo sardo Luigi de Magistris, penitenziere emerito della Santa Sede, in occasione della presentazione di un nuovo catalogo dei santini. Per anni si è accusato Togliatti e il Pci di voler fare di Gramsci un santino, ora lo si vuol fare entrare - sempre come santino - in un'altra squadra, neanche si trattasse di una figurina Panini. «Il mio conterraneo Gramsci - ha detto l'anziano presule - aveva nella sua stanza l'immagine di Santa Teresa del Bambino Gesù. Durante la sua ultima malattia, le suore della clinica dove era ricoverato portavano ai malati l'immagine di Gesù Bambino da baciare. Non la portarono a Gramsci. Lui disse: "Perché non me l'avete portato?" Gli portarono allora l'immagine di Gesù Bambino e Gramsci la baciò. Gramsci è morto con i Sacramenti, è tornato alla fede della sua infanzia», ha concluso De Magistris.
Fin qui le cronache, al limite della barzelletta, come si vede. Ma le barzellette, per essere gustose, devono essere nuove. Quella raccontata invece ieri in Vaticano è vecchia come il cucco, risalendo almeno al 1977. Già allora un gesuita, padre Della Vedova, anche in quella occasione ripreso e diffuso dal "Corrierone", cercò di perorare l'idea del Gramsci convertito in extremis. Spalleggiato da una certa signora Lina Corigliano, intervistata da Gente . Già dieci anni prima, però, Arnaldo Nesti, un docente universitario fiorentino, aveva ricostruito con serietà la vicenda degli ultimi giorni di Gramsci, raccogliendo le testimonianze insospettabili di tre suore della Quisisana e del cappellano della casa di cura, Giuseppe Furrer. Senza inizialmente sapere bene chi fosse «il dottor Gramsci», il giovane sacerdote vi aveva riconosciuto una personalità fuori dall'ordinario e ogni pomeriggio, se le condizioni di salute del "prigioniero" lo consentivano (Gramsci riacquistò la piena libertà solo pochi giorni prima della morte, e comunque si alternavano intorno a lui squadre di poliziotti e carabinieri, che non lo perdevano mai di vista), amava trascorrere un po' di tempo conversando con lui. «Il dottor Gramsci - testimoniò ammirato il sacerdote - rivelava una conoscenza specialistica dei padri della chiesa, specialmente di sant'Agostino, conosceva bene anche san Tommaso e in particolare Rosmini».
L'illustre malato non rinunciava a denunziare i limiti della chiesa cattolica, che così acutamente aveva indagato nei Quaderni , dicendo ad esempio al sacerdote: «Non posso capire che voi preti abbiate una conoscenza così limitata della vita umana... siete fuori della realtà».
Anche le tre suore rimasero colpite da Gramsci, in particolare dalla sua gentilezza. E cercarono ovviamente in tutti i modi di salvargli l'anima. Nel Natale 1936 due bambini vestiti di bianco fecero il giro delle stanze per far baciare la statuetta di Gesù. Gramsci - gentile sempre coi bambini - non si sottrasse. Certo, se avesse saputo che questo semplice gesto di quieto vivere sarebbe stato rivenduto settanta anni dopo come "conversione", ci avrebbe pensato due volte... Ma cosa si vuol rimproverare a un uomo ridotto allo stremo, sempre più vicino alla morte, ucciso piano piano dalla mancanza di cure a cui lo aveva condannato il Tribunale speciale e il regime carcerario? Un altro testimone d'eccezione, allora ragazzo, Luciano Barca, in seguito dirigente del Pci, economista, deputato di lungo corso, ci ha fornito un racconto toccante della situazione di Gramsci, che egli incontrò alla Quisisana, dove si recava a trovare la madre ricoverata: «Quello che ci passa accanto senza dar mostra di vederci è un uomo basso, spettinato, con il corpo deformato da due gobbe. Cammina lentamente quasi facendosi guidare da un dito che striscia nel muro di fronte alle porte delle stanze... Arriva fino all'estremità del lungo corridoio, poi si gira e torna indietro. Noi intanto ci siamo spostati verso la sua stanza, incapaci di nascondere la nostra sfacciata curiosità e anche un po' di emozione. E questa volta non ci ignora. Prima di entrare nella stanza ci guarda e ci sorride».
Il 25 aprile 1937 il comunista sardo è colpito da emorragia cerebrale. Don Furrer e le tre suore si mobilitano, preparano il secchiello con l'acqua benedetta. «Non ricordo - scrive il sacerdote - se gli ho amministrato o meno l'assoluzione sotto condizione». Il che già dice tutto. Ma anche contro questi poveri tentativi di salvare l'anima al comunista sardo insorse Tania, la cognata di Gramsci, suo principale contatto con il mondo esterno in tutti gli anni del carcere (altra barzelletta: Tania carceriera di Gramsci per conto di Stalin... già sentita anche questa). E, aldilà dei ricordi dei testimoni, sempre da verificare, sempre da accogliere col dubbio dello storico, è proprio da Tania e dagli altri amici e parenti più vicini a Gramsci (la moglie Giulia a Mosca, il fedele amico Piero Sraffa, che viveva a Cambridge e che lo era andato a trovare più volte alla Quisisana, aiutandolo a redigere la domanda per potersi ricongiungere con la famiglia in Unione Sovietica, una volta riacquistata la libertà piena - cosa che avvenne solo pochi giorni prima della morte) che viene la conferma del fatto che la conversione di Gramsci sia una ipotesi senza fondamenti. Perché manca del tutto, nella loro corrispondenza privata, resa nota solo molti decenni dopo i fatti, un qualsiasi cenno a una conversione di Gramsci alla fede religiosa. Non vi è in archivio, cioè, una sola carta, un solo documento che vada in questa direzione, una lettera che contenga una qualsiasi confidenza, da sorella a sorella, da sorella ad amico. Persino il fratello Carlo, non inserito nel movimento comunista, fa cenno a nulla di ciò, scrivendo ad esempio ai parenti in Sardegna. Si è di fronte alla mancanza di una qualsiasi traccia.
Ma davvero - dirò qualcuno - si vuole fare noiosamente storia con i documenti, le testimonianze, le indagini serie? Ma questa è tutta roba da professori universitari, nuova genia di fannulloni e infingardi ormai quotidianamente additati al pubblico ludibrio. Molto meglio riempire con la fantasia i vuoti, veri o presunti, che la storia ha lasciato, le pagine bianche che la storiografia non sa riempire. Molto meglio raccontare barzellette. «La sai l'ultima? Gramsci...»
Liberazione 26 novembre 2008
http://www.liberazione.it
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27-11-2008, 01.16.04
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Riaffiora una notizia già discussa e smentita trent'anni fa
Gramsci, la leggenda della conversione
Monsignor De Magistris rilancia la testimonianza di una suora che assistette al trapasso
Ma lo storico Giuseppe Vacca biografo del pensatore la giudica del tutto inattendibile
MARCO POLITI
CITTÀ DEL VATICANO - Gramsci si convertì in extremis? La Radio vaticana sembra darlo per certo. Sul sito dell' emittente campeggia il titolo. «Mons. De Magistris rivela: Gramsci si convertì al cristianesimo prima di morire». Lo scoop, che agli studiosi non risulta per niente e anzi fu oggetto di smentite già una trentina di anni fa, si materializza nella più innocente delle conferenze stampa.
Si parla di «santini» e alla presentazione del primo Catalogo internazionale, che ne raccoglie più di duemila in 512 pagine, mons. Luigi De Magistris, veterano della Curia vaticana, confida en passant: «Il mio conterraneo Gramsci teneva nella sua stanza alla clinica Quisisana l' immaginetta di santa Teresina del Bambin Gesù». Poi in crescendo il prelato, sardo anche lui, rivela: «Le suore della clinica avevano l' usanza di portare a Natale la statuina del Bambino Gesù perché i malati la potessero baciare».
E che succede? Le suore, per discrezione, non entrano nella stanza del sovversivo comunista Gramsci, ma lui viene a sapere della singolare processione e chiede: «Perché non me l' avete portata?». Continua a raccontare De Magistris: «Gli portarono allora l' immagine di Gesù Bambino e Gramsci la baciò». Ma non è finita. Il prelato chiude con un colpo di cannone: «Gramsci è morto con i sacramenti. E' tornato alla fede della sua infanzia».
A Repubblica De Magistris indica la sua pista, l' unica cosa nuova e inedita nella vicenda. Sarebbe stata una suora sarda della clinica Quisisana - Pinna di cognome - ad aver rivelato ogni cosa al fratello mons. Giovanni Maria Pinna, diventato segretario del Tribunale della Segnatura apostolica (una sorte di Corte di Cassazione vaticana). E mons. Pinna lo confidò a De Magistris.
Unico neo. Della suora si sono perse le tracce, probabilmente è deceduta, e mons. Pinna è morto anche lui. De Magistris ha sentito la storia una trentina di anni fa. Così ci dice personalmente. Poi, però, si schermisce: «Non voglio sia fatto il mio nome. E' sufficiente raccontare la vicenda». Forse dice così perché cinque anni fa il vescovo De Magistris perse la porpora per un' altra «storia». Trapelò sulla stampa che lui e un altro monsignore spagnolo erano stati gli unici due consultori della Congregazione per le Cause dei santi a sollevare dubbi sull' accelerata causa di beatificazione del fondatore dell' Opus Dei. Una causa - com' è noto - palesemente raccomandata da Giovanni Paolo II, in cui furono anche messi da parte testimoni scomodi.
De Magistris, che è stato personalità di rilievo in Vaticano, non diventò porporato né con Wojtyla né con papa Ratzinger. Commenta secco il filosofo Giuseppe Vacca, ex parlamentare Pci e presidente dell' Istituto Gramsci: «I documenti editi e inediti sulle ultime ore e sulla morte di Antonio Gramsci sono tanti e da nessuno di questi emerge la tesi della sua conversione». Non sarebbe uno scandalo, soggiunge Vacca, ma «il fatto non trova alcun riscontro documentato».
Il direttore del Gramsci ricorda che una trentina di anni fa circolò già il racconto di un' anziana suora, ma senza alcun seguito. Nel 1977 ne parlò su una rivista il padre gesuita Della Vedova, provocando smentite da parte di studiosi gramsciani sul Paese Sera e in altre sedi. Neanche la polizia segreta fascista, che sorvegliò da vicino il leader del Pci fino alla sua morte nell' aprile del 1937, segnalò mai alcunché. D' altronde perché la rivelazione non avvenne nel dopoguerra, quando sarebbe stata un' arma eccellente nelle mani del Vaticano contro i comunisti? All' Osservatore Romano stanno meditando se riprendere la storia. Giudicano però «attendibile» la personalità di De Magistris.
Repubblica, 26 novembre 2008
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27-11-2008, 01.28.32
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Un documento inequivocabile registrato nel 1967
Il racconto del cappellano della clinica
Il malato si mostrava paziente e tollerante mentre il prete pregava per lui
Altre volte non riusciva a nascondere una buona dose di ironia sul clero
SIMONETTA FIORI
Gli ultimi giorni del leader comunista sono diventati ormai un genere letterario su cui si esercitano le penne più fantasiose. Dopo "l' omicidio per avvelenamento", il "suicidio", il "tentativo di sequestro da parte di Stalin" - tutte ipotesi formulate nel corso degli ultimi anni - ora è la volta della "conversione". Che non è neanche un nuovo capitolo del feuilleton, essendo già stato scritto nel 1977 dal gesuita Giuseppe Della Vedova.
Fu in quella occasione che i quotidiani pubblicarono le testimonianze di chi fu vicino a Gramsci nel periodo trascorso nella clinica romana Quisisana. E tra i testimoni che allora smentirono la conversione figurano proprio i religiosi ai quali fu affidata la cura spirituale dell' illustre malato: suor Linda, suor Maria Ausilia, suor Palmira e l' allora cappellano della clinica Giuseppe Furrer. Il loro racconto era stato registrato nel 1967 dallo studioso Arnaldo Nesti, il quale era andato a trovarli a Ingebhol in Svizzera presso la Congregazione delle suore della Santa Croce. Il resoconto di questi colloqui fu pubblicato su Paese Sera il 21 aprile del 1977.
Il ritratto di Gramsci, composto da don Giuseppe, è di un uomo "sfinito", "mite", "acuto conoscitore dei padri della Chiesa", soprattutto di Sant' Agostino. S' incontravano ogni giorno alle 16, ma spesso Gramsci non aveva voglia di parlare, si esprimeva più con i gesti, stringendosi nelle spalle. Il cappellano aveva l' abitudine di accomiatarsi dal malato con un Pater Noster, un' Ave Maria, talvolta con una benedizione. Gramsci si mostrava "pazientemente tollerante", "taceva", ma talora non riusciva a nascondere una buona dose di ironia sul clero. «Non posso capire», disse un giorno al cappellano, «come voi preti abbiate una conoscenza così limitata della vita umana. Avete una grande responsabilità per il contatto con il confessionale, ma siete fuori dalla realtà».
Anche le suore tratteggiarono un Gramsci "gentile" e curioso verso le cose religiose. Nel corso di un corteo natalizio con il Bambin Gesù, non si sottrasse al bacio della statuetta. Il loro sogno sarebbe stato quello di vederlo entrare nella cappella. Un giorno, di fronte alle insistenze di suor Maria Aniceta Ragli, Gramsci rispose: «Sorella, non è che non voglio, non posso».
Quando fu colpito da emorragia cerebrale, il 25 aprile del 1937, le suore prepararono il secchiello dell' acqua santa. «Non ricordo», raccontò il parroco a Nesti, «se gli ho amministrato o meno l' assoluzione sotto condizione». Fu appoggiata sul letto la stola violacea, ma Gramsci era ormai assente, immobile. La cognata Tania protestò veementemente per quella che giudicava "una violenza".
Un altro racconto prezioso è quello di Carlo Gramsci, fratello di Nino. «Un sacerdote», riferì Carlo, «tentò di convertire Nino in tutti i modi, ma egli all' ultimo tentativo reagì voltandosi verso il muro». La sua testimonianza fu raccolta dal comunista eretico Alfonso Leonetti, il quale ne rimarcò la veridicità, essendo stato Carlo al capezzale del fratello fino all' ultimo. Fin qui le testimonianze. Era necessario tirarle fuori dagli archivi? Evidentemente sì, ma senza illusioni. Quello di Gramsci appare un feuilleton inesauribile. Più appetibile di qualsiasi documento.
Repubblica, 26 novembre 2008
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27-11-2008, 02.22.39
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Originalmente inviato da Hatman
In qualche modo hai accennato all'aspetto più interessante di queste dichiarazioni, quello per cui ho postato l'agenzia , quello per cui la ho inserita nel contesto dell'ora di religione.
Vale a dire la mia curiosità, da non cattolico che nemmeno sa come si fa il segno della croce, circa il bisogno incoercibile che la Chiesa Cattolica ha di adoperarsi in un opera di continuo estremo proselitismo o recupero del fedele disperso, specie in articulo mortis. Mi sono sempre domandato il perchè e il senso di questa caratteristica comportamentale che in qualche modo la distingue da altri credo religiosi.
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Credo che il bisogno di cui scrivi dipenda dal dogma della misericordia divina.
La conversione in punto di morte è significativa dell’essenza del dogma come elemento di unione fra la volontà di Dio che si rivela e la coscienza della persona salvata attraverso la chiamata, e quindi dell'obbedienza alla fede.
La misericordia si rivela anche e soprattutto nel chiamare alla fede chi non l'ha professata nel suo percorso di vita.
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27-11-2008, 13.56.52
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Originalmente inviato da Roderigo
L'ennesimo falso scoop, stavolta del Vaticano
Gramsci convertito in fin di vita? La Storia fatta con le barzellette
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Fonti accreditate dicono che sia andata così:
Gramsci è ormai alle ultime ore di vita. Il prete gli fa visita e Antonio chiede di redimersi e diventare cattolico.
Ma… figliolo… ne sei sicuro… proprio sicuro?
Certo padre, ne sono sicurissimo.
Non capisco… dopo un’intera vita spesa per il comunismo, solo ora – in punto di morte – chiedi la conversione… non… non capisco.
E’ molto semplice, padre, visto che ormai devo morire, voglio diventare cattolico; assolutamente.
Questo l’ho capito, quello che mi sfugge è… la ragione di questo tuo ravvedimento. La… ragione… capisci?
La “ragione” è più semplice di quello che sembra; devo morire? E allora mi converto e divento cattolico; e così sono sicuro che muore… uno di loro!

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27-11-2008, 18.37.08
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squallidi corvi svolazzano attorno alle figure dei grandi
Ammesso (ma lo escludo!) che Gramsci si fosse convertito in punto di morte, quale valore ha un simile atto compiuto in stato di terribile debilitazione fisica e possibile marasma cerebrale o altro?
Lo stesso è avvenuto con Renato Guttuso con un cardinale piazzato nella sua abitazione e l'esclusione di tutti gli amici e parentdel pittore a cominciare da Marta Marzotto.
Si tratta di una prepotenza vaticana offensiva per la memoria di Gramsci. Un Vaticano che vuole aggiungere al suo carniere una preda. Non più di una preda. Che tristezza!!!
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27-11-2008, 22.58.45
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Originalmente inviato da Bubamara
Credo che il bisogno di cui scrivi dipenda dal dogma della misericordia divina.
La conversione in punto di morte è significativa dell’essenza del dogma come elemento di unione fra la volontà di Dio che si rivela e la coscienza della persona salvata attraverso la chiamata, e quindi dell'obbedienza alla fede.
La misericordia si rivela anche e soprattutto nel chiamare alla fede chi non l'ha professata nel suo percorso di vita.
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Grazie per la risposta Bubi
certo però che un adesione sincera resta difficile , in certe circostanze, da accertare agli occhi del ministro di Dio...il fatto che mi lascia perplesso è che si rimette sempre la "salvezza" a degli elementi formali.
Capitò una cosa simile anche per un mio familiare...
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27-11-2008, 23.43.35
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Fermi, tutti!!! Una notizia dopo l'altra... Viviamo proprio in un epoca complessa, piena di colpi di scena
Clamorose rivelazioni-testimonianza di un’infermiera sarda
Woijtyla morente gridò:
«Allah è grande»
FONTE: Liberazione.it
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28-11-2008, 12.03.44
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Citazione:
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Originalmente inviato da Hatman
Grazie per la risposta Bubi
certo però che un adesione sincera resta difficile , in certe circostanze, da accertare agli occhi del ministro di Dio...il fatto che mi lascia perplesso è che si rimette sempre la "salvezza" a degli elementi formali.
Capitò una cosa simile anche per un mio familiare...
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Sono d'accordo; quello che personalmente non approvo è rendere pubblica una notizia (vera o falsa che sia) che ha che fare con la sfera intima di una persona.
Persona tra l'altro che nn può più dire niente a riguardo.. non lo trovo umanamente rispettoso.
Ma forse, da non cattolica, ho un'idea troppo idealizzata della spiritualità.
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28-11-2008, 15.34.19
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Difatti credo che queste dichiarazioni nascano dal bisogno di fare proselitismo spinto all'estremo, unito al formalismo di cui si parlava prima. E' questo aspetto che mi colpisce molto.
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28-11-2008, 16.25.30
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Originalmente inviato da Hatman
Difatti credo che queste dichiarazioni nascano dal bisogno di fare proselitismo spinto all'estremo, unito al formalismo di cui si parlava prima. E' questo aspetto che mi colpisce molto.
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E, cosa che dovremmo ricordare al propenitenziere, proprio Ratzinger, la primavera scorsa (a Pavia?), si era espresso contro le conversioni pret-à-porter, ridefinendo la necessità di legarle ad un "percorso" che matura nel tempo.
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28-11-2008, 18.41.47
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Konkluzione:
GRAMSCI
MAI
SI RIKONVERTI'
IPOCRITI PRETI FARISEI
ora basta:
inventate(vene)
n'artra:
Tanto nun ce credemo lostesso!
(ay pretacci farsi!)
ps:
gnafacciocchiù destè str..ate!
sòvekkyo y stanko!

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30-11-2008, 02.59.17
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Gramsci: niente conversione, alla fine

Le ultime ore del leader politico raccontate da don Ennio Innocenti,
collaboratore di padre Virginio Rotondi.
MARCO TOSATTI
E alla fine, non si convertì. Il vaticanista dell''Agenzia Italia, Salvatore Izzo, ha ricostruito oggi la vicenda del fondatore del Partito Comunista. Ecco la sua storia:
"Gli ultimi giorni di Antonio Gramsci alla clinica "Quisisana" di Roma, nell''aprile del 1937, sono stati ricostruiti in modo esatto sia dai sostenitori della sua conversione che da quanti dubitano che essa avvenne. Gramsci era stato battezzato con una certa solennita'' dal vicario generale della sua diocesi, e ha ragione mons. Luigi De Magistris, suo conterraneo e penitenziere emerito della Santa Sede, che ha rilanciato nei giorni scorsi la clamorosa notizia di un ritorno del grande politico sardo alla fede della sua infanzia, quando dice che il fondatore del Pci chiese di baciare l''immagine di Gesu'' Bambino e manifesto'' cosi'' alle suore della clinica Quisisana di aver ritrovato Dio. Ma e'' vero anche che Tania, la cognata russa, sbarro'' piu'' volte la strada al cappellano, padre Giuseppe Furrer, che doveva confessarlo. Il religioso, 30 anni dopo i fatti, ha raccontato allo studioso Arnaldo Nesti, grande sociologo della religione, di aver dovuto alla fine limitarsi a poggiare la stola viola sul malato ormai sconoscente, e ha dichiarato di non ricordare se nel compiere quel gesto aveva recitato o meno l''assoluzione "sotto condizione" che il paziente fosse ancora vivo. Gramsci, infatti, era stato colpito pochi giorni prima del decesso da un''imponente emorragia cerebrale e quindi non era piu'' in grado di esprimersi. A ricostruire in modo molto pacato (e in tempi non sospetti) il travaglio di Gramsci e di chi lo assisteva alla clinica "Quisisana" e'' stato don Ennio Innocenti, teologo e politologo, stretto collaboratore di padre Virginio Rotondi, il gesuita che converti'' Curzio Malaparte e Giuseppe Saragat. Nel volume "Temi di Apologetica" (pubblicato nel 2004), il sacerdote toscano mette infatti d''accordo le due versioni (contraddittorie solo in apparenza) e scrive: "ricoverato nella Clinica Quisisana di Roma, nessuna obiezione Gramsci mosse al fatto che il Crocifisso dominasse la parete bianca della sua camera; anzi: accetto'' di conversare amabilmente di religione non solo con il sacerdote cappellano, ma anche con le Suore Infermiere. Ad una disse che, a suo parere, il libro piu'' bello dopo il Vangelo e'' l''"Imitazione di Cristo"; ad un''altra disse che il santo piu'' vicino a Gesu'' e'' certamente Francesco d''Assisi; la notte di Natale la Madre Superiora porto'' anche a lui, come a tutti i malati, la statuetta di Gesu'' Bambino e anche lui la bacio''. Quando sopravvenne l''ultimo improvviso e tragico malore, Gramsci fece a tempo a sussurrare alla Suora accorsa queste parole: ''Madre, preghi per me, perche'' sento di essere alla fine''. E ancora: ''mi aiuti a pregare... mi sento proprio sfinito''". "Naturalmente - scrive ancora don Innocenti - il cappellano della clinica fu subito avvertito e si presento'' sulla soglia della camera in cotta e stola, ma gli fu decisamente sbarrato l''ingresso da una parente di Gramsci, una donna non italica, oriunda russa. Risulta, pero'', inoppugnabilmente, che giorni prima del citato malore, Antonio Gramsci fu visto, in clinica, sostare sulla porta della cappella nella quale si conservava l''eucaristia in un atteggiamento assorto, giudicato, non sprovvedutamente, di preghiera". Inoltre, continua Innocenti, risulta che all''amico generale Coppino, in visita abitualmente alla clinica Quisisana, Antonio Gramsci ribadi'', si'', la fiducia nella vittoria politica, ma temperata da questa nuova critica consapevolezza: ''Le nostre idee - confido'' - sono terrene; saranno le idee cristiane a durare: esse sono eterne''".
Nel suo libro, don Innocenti, che e'' tra l''altro il promotore della causa di beatificazione del commissario Luigi Calabresi, altro figlio spirituale di padre Rotondi e membro del suo Movimento Oasi, ricostruisce alcune celebri conversioni: quella di Papini e del famoso Pitigrilli, ricorda, "provocarono una specie di terremoto delle coscienze. Fra gli scienziati che passarono dall''ateismo materialistico al cattolicesimo - scrive - e'' celebre il caso del premio Nobel Alexis Carrel, spettatore d''uno strepitoso miracolo a Lourdes". Destarono sorpresa in molti, annota, i funerali religiosi richiesti da Luchino Visconti e dal filosofo Ugo SPirito. E mentre "Pirandello e Saba erano probabilmente assai vicini a ricongiungersi a Cristo - e piu'' ancora Silone - ma il traguardo non fu da loro raggiunto, neppure ''in extremis'', tra i celebri convertiti ''in extremis'' vanno invece annoverati Carducci, Pascoli e Malaparte". Sul ritorno alla fede di quest''ultimo, c''e'' da registrare una emblematica risposta di padre Rotondi (chiamato nel 1957 alla clinica "Sanatrix", dove Malaparte era ricoverato, da suore altrettanto motivate di quelle che venti anni prima erano alla "Quisisana" con Gramsci) a Matteo Collura, che a suo tempo lo intervisto'': "L''ultima sua notte ha voluto che gli tenessi la mano per ore e ore. Volle che ripetessimo insieme la preghiera che gli avevo insegnato. Altro che droghe e sedativi: Malaparte fu lucidissimo sino all''ultimo istante. Hanno detto che gli ho strappato la conversione profittando del suo delirio preagonico. Tutte calunnie, lo ripeto: vorrei morire io in quel modo".Della conversione di Saragat, che disse a padre Rotondi "Adesso la sua fede e'' anche la mia", hanno scritto invece padre Ferdinando Castelli, critico letterario della rivista "Civilta'' Cattolica", e Carlo Testa nel volume "Padre Rotondi, le battaglie di un gesuita". Sulla conversione di Renato Guttuso, che suscito'' grandi polemiche, c''e'' la testimonianza del card. Fiorenzo Angelini, vicinissimo anche lui a padre Rotondi, che celebro'' la messa al Palazzo del Grillo il giorno dell''ultimo Natale dell''artista, che si era commosso e aveva pianto, e che prima della messa, volendo riconciliarsi, si era confessato. "Renato - ha rivelato Angelini - e'' sempre stato un credente non praticante, e non praticante per le vicende della sua vita. In lui la fede, pur velata e sofferta, non e'' mai stata spenta. Non e'' il convertito nel senso di sant''Agostino. Non e'' stato mai ateo. Parliamo di conversione come miglioramento. Guttuso non amava rispondere a chi gli chiedeva della sua fede, e soprattutto del rapporto con la sua adesione politica. Questi uomini, soprattutto gli artisti, hanno una vita piena di grovigli, magari originariamente con cause e colpe estranee; io stesso ho piu'' volte chiesto scusa per l''errato atteggiamento degli uomini di Chiesa".Con Angelini, uno dei pochi amici ammessi a visitare il maestro morente era Giulio Andreotti. Da parte sua don Innocenti (che ipotizza anche un estremo ritorno alla fede di Napoleone e di Benito Mussolini) racconta pure la mancata conversione di Augusto Guerriero, ex magistrato e grande editorialista con lo pseudonimo di ''Ricciardetto'', che "quando incontro'' Madre Teresa di Calcutta fece sapere a tutti: ''Io sentii tutta la vanita'' del mondo in cui sono vissuto, delle sue passioni, delle sue lotte, delle sue ambizioni. E avevo il sentimento acuto e doloroso di essere vissuto invano. Perche'' vi e'' un solo ideale per cui valga la pena di vivere: ed e'' la carita''''". "Proprio Madre Teresa - rivela don Innocenti - ando'' a trovarlo nell''ultima degenza ospedaliera, esortandolo a confessarsi e comunicarsi, ma ''Ricciardetto'' non si decise a compiere quel passo. Eppure vi era vicinissimo: padre Raimondo Spiazzi ebbe piu'' volte l''impressione, nei suoi intimi colloqui con Guerriero, che il suo interlocutore stesse predisponendo tutto per la confessione generale". Lo stesso religioso domenicano racconto'' che "Augusto ripeteva ''Agnus Dei qui tollis peccata mundi'' commovendosi fino al pianto".
29 novembre 2008
www.lastampa.it
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30-11-2008, 19.01.45
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Citazione:
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Originalmente inviato da Michi
E, cosa che dovremmo ricordare al propenitenziere, proprio Ratzinger, la primavera scorsa (a Pavia?), si era espresso contro le conversioni pret-à-porter, ridefinendo la necessità di legarle ad un "percorso" che matura nel tempo.
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quindi addio anche ai matrimoni lampo per le reclute della chiesa ?
Mi vengono ancora i brividi se penso a tutto quello che mi sarebbe toccato con una mia ex bigotta ( matrimonio chiodo fisso)....
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30-11-2008, 19.20.42
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Citazione:
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Originalmente inviato da random
Fonti accreditate dicono che sia andata così:
Gramsci è ormai alle ultime ore di vita. Il prete gli fa visita e Antonio chiede di redimersi e diventare cattolico.
Ma… figliolo… ne sei sicuro… proprio sicuro?
Certo padre, ne sono sicurissimo.
Non capisco… dopo un’intera vita spesa per il comunismo, solo ora – in punto di morte – chiedi la conversione… non… non capisco.
E’ molto semplice, padre, visto che ormai devo morire, voglio diventare cattolico; assolutamente.
Questo l’ho capito, quello che mi sfugge è… la ragione di questo tuo ravvedimento. La… ragione… capisci?
La “ragione” è più semplice di quello che sembra; devo morire? E allora mi converto e divento cattolico; e così sono sicuro che muore… uno di loro!

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die una antico motto meridonale: 'u paradiso si po' arrubbare'
bisognava morire in stato grazia, quindi era possibile che il più cattivo degli uomini, malato nel suo letto confessandosi, e quindi pervenendo ad uno stato di grazia, sarebbe andato in paradiso, magari dopo un lungo soggiorno in purgatorio, ma alla fine sempre in paradiso sarebbe andato.
una volta quando ero ragazzo che servivo da chierichetto, dopo un discorso del parroco, chiamammo D-o, il Grande Ragioniere, perchè praticamente il parroco ci spiegò che nei cieli c'er una specie di libro mastro (reminescenze del kippur?) ove venivano annotate le nostre azioni, naturalmente con valore positivo quelle buone e con segno negativo quelle cattive, il saldo era paradiso od inferno. e noi immaginavamo tutti 'sti angeli intenti ad aggiornare questa specie di conti correnti...................... e poi vi stava lo sconto del purgatorio!
oggi invece si vuole lottare queste idee semplicistiche, riscoprendo i valori dei percorsi cateuminali, il valore delle azioni, esaltarela figura di D-o d'amore, enon diforza divina da tener ebuona se fulmini, aette, guerre,carestie, etc.etc. etc.etc.
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