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di politica, cultura, società - 2008
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28-11-2008, 16.43.38
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Zucchero all'origine della vita
Stelle, c'è zucchero nello spazio
"Svelata l'origine della vita"
Una molecola trovata a 26mila anni luce "È il primo elemento del brodo primordiale"
di ELENA DUSI
Il brodo primordiale è dolce e viene preparato nella cucina dello spazio, con la polvere di stelle a fornire gli ingredienti e gli astri in via di formazione che danno il calore necessario. Il radiotelescopio delle Alpi di Grenoble, il cui occhio è guidato da un gruppo di astronomi italiani, francesi e spagnoli, ha individuato una molecola di zucchero che fluttua nello spazio a 26mila anni luce da noi con una temperatura simile a quella della Terra durante una giornata estiva. Non si tratta ancora di un extraterrestre così come la fantascienza lo immagina, ma con tutta probabilità quel che si è scoperto è la lettera alfa dell'alfabeto che compone la vita.
Lo zucchero glicolaldeide che si trova immerso della nube stellare G31, alla periferia della Via Lattea, è uno dei primi mattoni della biologia. Fa parte di quelle molecole capaci di assemblarsi attraverso reazioni chimiche sempre più complesse fino a raggiungere lo stadio che è considerato il traguardo della vita: il Dna e l'Rna. Sono loro le due molecole che consentono la divisione degli organismi, aprendo la strada a uno dei requisiti fondamentali degli esseri viventi: la riproduzione.
Insieme al ritrovamento di tracce biologiche su alcuni meteoriti caduti sulla Terra, la scoperta dello zucchero stellare appena pubblicata sulla rivista Astrophysics finisce col dare maggior peso a quella teoria della panspermia avanzata dall'astronomo britannico Fred Hoyle. Negli anni ?50 Hoyle (che era anche scrittore di fantascienza) suggerì che la vita fosse nata nello spazio e avesse poi colonizzato il pianeta Terra (e anche altri, con tutta probabilità) viaggiando a bordo di comete e meteoriti. Negli anni in cui Stanley Miller riempiva ampolle di vetro con i gas del brodo primordiale, Hoyle arrivò a scommettere con gli ascoltatori della sua trasmissione radio che da qualche parte nello spazio ci fosse già una squadra di cricket capace di sconfiggere le nazionali inglese e australiana, le più forti sul pianeta azzurro.
"Cercare le molecole della vita non era il nostro obiettivo. Siamo astronomi e ci occupiamo di cinematica delle formazioni stellari" racconta oggi Claudio Codella, ricercatore della sezione di radioastronomia dell'Inaf (Istituto nazionale di astrofisica), uno dei componenti dell'équipe che ha fatto la scoperta. "Però quando abbiamo notato quel debole segnale strano tra i nostri risultati ci siamo subito messi in allarme. Non si trattava di uno degli elementi più abbondanti nell'universo e solo alla fine siamo riusciti a dargli l'etichetta del glicolaldeide. Accanto a lui, con tutta probabilità, esistono altre molecole della vita che non siamo ancora in grado di identificare".
Per Ernesto Di Mauro - che insegna biologia molecolare alla Sapienza di Roma, è fra i fondatori della Società di astrobiologia italiana e ha condotto esperimenti sulla formazione del Dna e Rna nei meteoriti - il glicolaldeide era uno dei pezzi che mancavano per spiegare la sintesi delle molecole della vita nello spazio. "Senza questi zuccheri - spiega - Dna e Rna sarebbero stringhe senza forma.
Assomiglierebbero a spaghetti scotti lasciati a galleggiare nell'acqua. Il glicolaldeide è necessario per dare rigidità alla struttura, perché contiene carbonio. Questo elemento, fra i più abbondanti nell'universo dopo idrogeno e ossigeno, può essere paragonato a un mattoncino Lego. Riesce a combinarsi in un numero molto grande di strutture ha un'importanza fondamentale per gli esseri viventi".
A Science Serena Viti, un'altra astrofisica che ha partecipato alla scoperta, commenta che l'abbondanza dello zucchero trovato nella nube stellare dimostra che la formazione di queste molecole "dev'essere un processo comune anche ad altre regioni dell'universo dove ci sono stelle in formazione".
repubblica.it
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28-11-2008, 16.50.19
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quindi le stelle sono dolci ...   ..
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29-11-2008, 14.43.19
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trovato qualche dolce precedente :
Giugno 20,2000—La prospettiva di vita nello spazio potrebbe diventare più dolce,con la scoperta di una semplice molecola di zucchero nello spazio.
La scoperta del glicolaldeide in una nube di gas e polveri vicino al centro della nostra galassia è stata fatta dagli scienziati utilizzando il 12 Meter Telescope della National Science Foundation,un radiotelescopio situato a Kitt Peak in Arizona.
“La scoperta di questa molecola di zucchero in una nube dalla quale nuove stelle sono state formate significa che è sempre più probabile che i precursori chimici della vita si sono formati in nubi simili molto prima che i pianeti si sviluppassero intorno alle stelle”.(Jan M. Hollis della NASA Goddard Space Flight Center a Greenbelt,MD).
“La scoperta potrebbe essere un’importante chiave per comprendere la formazione della vita sulla terra” è d’accordo Philip Jewell del National Radio Astronomy Observatoty (NRAQ).Le condizioni nelle nubi interstellari potrebbero,in alcuni casi,assomigliare molto alle condizioni sulla terra agli inizi,così lo studio della chimica delle nubi interstellari potrebbe aiutare gli scienziati a capire come le bio-molecole si siano formate agli inizi della storia del nostro pianeta.In aggiunta,alcuni scienziati hanno ipotizzato che la Terra potrebbe essere stata “seminata” con le molecole complesse provenienti dalle comete passeggere,costituite dal materiale delle nubi interstellari che si condensò per formare il Sistema Solare.
Il Glicolaldeide ,una molecola di 8 atomi composta da carbone,ossigeno e idrogeno,può combinarsi con altre molecole per formare i più complessi zuccheri Ribosio e Glucosio.
Il Ribosio è un blocco di acidi nucleici come l’RNA e il DNA,che trasportano il codice genetico degli organismi viventi.Il Glucosio è lo zucchero presente nella frutta.Il glicolaldeide contiene esattamente gli stessi atomi,anche se in una struttura molecolare diversa,come il metile formato e l’acido acetico,entrambi scoperti precedentemente nelle nubi interstellari.Il Glicolaldeide è una molecola semplice cugina dello zucchero,dicono gli scienziati.
| Sulla sinistra: La molecola di glicolaldeide,il più semplice zucchero, viene messa a confronto con le forme di zucchero più complesse che ricorrono in natura (per esempio il D-zucchero).
Il glicolaldeide è il solo membro della famiglia degli zuccheri riscontrato nelle nubi interstellari.Notiamo che la struttura del glicolaldeide è contenuta sia nel Ribosio che nel Glucosio.
Il Ribosio costituisce la spina dorsale della molecola di acido ribonucleico che è coinvolta nella sintesi delle proteine nelle cellule viventi.il Glucosio,il più comune zucchero,è presente nella linfa delle piante e nella frutta.
| Le molecole di zucchero sono state rilevate in una grande nuvola di gas e detriti a circa 26.000 anni luce di distanza dalla terra,vicino al centro della nostra Galassia.Le stesse nubi,spesso attraverso molti anni luce,sono state materiale di formazione di nuove stelle;inoltre hanno costituito gli ambienti –anche se molto più rarefatto rispetto agli standard terrestri-dove sono avvenute in centinaia di migliaia o milioni di anni le reazioni chimiche complesse.Sono state scoperte oltre 120 molecole,presenti nelle nubi interstellari,molte delle quali contengono un piccolo numero di atomi; solo poche molecole, però,possiedono otto o più atomi .
La scoperta è stata fatta mediante l’ intercettazione di una debole radio emissione proveniente dalle molecole di zucchero presenti nella nube interstellare.Le molecole ,infatti,quando passano da uno stato di energia rotazionale ad un altro,emettono segnali radio a precise frequenze.La famiglia di radio frequenze emesse da particolari molecole costituisce un’ impronta digitale utilizzata dagli scienziati per identificarle.Gli scienziati hanno,in questo modo, identificato il glicolaldeide attraverso la intercettazione di sei frequenze delle radio emissioni ,che costituiscono la regione dello spettro elettromagnetico compresa tra le familiari microonde e le radiazioni infrarosse.
Il NRAQ 12 Meter Telescope, usato per rilevare le molecole di zucchero, è stato uno strumento pioniere nella rilevazione delle molecole nello spazio.Costruito nel 1967,è stato il primo ad individuare dozzine di molecole che ora sappiamo esistenti nello spazio,inclusa la prima grande scoperta del monossido di carbonio,utilizzato ora dagli astronomi per evidenziare le regioni dove le stelle si sono formate.Verrà chiuso alla fine di Luglio in attesa dell’Atacama Large Millimeter Array,un avanzato sistema di 64 antenne radio telescopi nel nord del Cile.
fonte
MOLECOLE DI UNO ZUCCHERO SCOPERTE NELLA COSTELLAZIONE DEL SAGITTARIO |
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IL numero delle molecole complesse scoperte nello spazio aumenta continuamente. Oggi sono più di 130 quelle individuate in nebulose, atmosfere dei pianeti e comete: l'ammoniaca, il metanolo, la formaldeide, l'acido formico, gli alcol etilico, metilico e vinilico, e così via. Alcuni anni fa in una nebulosa è stata scoperta persino la glicina, uno degli amminoacidi più semplici, i costituenti delle proteine. Lo spazio interstellare appare quindi sempre più come uno sterminato laboratorio chimico dove si producono composti che sino a pochi decenni fa era impensabile poter osservare al di fuori della Terra: i mattoni necessari all'origine della vita possono dunque essersi sintetizzati nelle gelide nebulose di gas e polveri che sono sparse nel disco della nostra galassia. L'ultima scoperta riguarda uno zucchero, la cui molecola è composta da otto atomi: la glicolaldeide, lo zucchero più semplice esistente in natura. Per la verità, già nel 2000 furono individuate tracce di questo composto nella massiccia nube molecolare Sagittarius B2 (Sgr B2), che dista da noi circa 26.000 anni luce in direzione del centro della Via Lattea, ma i dati spettrali allora ottenuti erano di bassa qualità, per cui era necessario riconfermare questa scoperta sulla base di osservazioni più consistenti. Adesso, un gruppo di astronomi statunitensi, utilizzando il gigantesco radiotelescopio da oltre 100 metri di diametro di Green Bank (Virginia, Usa), ha confermato l'esistenza della glicolaldeide nella regione più interna di Sgr B2. Questi enormi complessi di gas e polveri, le cui dimensioni tipiche sono dell'ordine di molti anni luce, sono costituiti dal materiale da cui si formeranno nuove stelle e nuovi pianeti. Il segnale registrato risulta sorprendentemente forte se paragonato alle osservazioni precedenti, e ciò sta a indicare che in quella regione esiste una quantità considerevole di questo zucchero semplice. La scoperta è stata fatta rilevando il debolissimo segnale radio emesso dalle molecole a frequenze comprese tra 13 GHz e 22 GHz. Quando queste passano da un livello energetico alto ad uno più basso, emettono energia sotto forma di onde radio ad una precisa lunghezza d'onda. Una serie di frequenze radio emesse o assorbite da una particolare molecola ne rappresenta l'inconfondibile "impronta digitale". Sulla Terra la maggior parte delle reazioni chimiche ha luogo nell'acqua. Nello spazio interstellare l'ambiente è ben diverso e le molecole complesse si formano per lo più sulla superficie di microscopici grani di polvere sparsi in abbondanza nelle nebulose. In un simile scenario, le molecole più piccole, come acqua, biossido di carbonio, metano, ammoniaca, metanolo e formaldeide si addensano sui grani di polvere interstellare. Quando durante gli stadi iniziali di formazione di una stella si sviluppa un'onda d'urto, causata dal collasso della nebulosa o dall'espulsione violenta di materiale, che in genere accompagna le prime fasi evolutive, questa non solo fornisce l'energia necessaria a sintetizzare molecole più complesse presenti nella regione di formazione stellare, partendo da quelle più semplici, ma riesce anche a liberare le molecole di nuova formazione dai grani di polvere che hanno agito da catalizzatori. Sebbene la maggior parte dei processi chimici attivi sul nostro pianeta e quelli che agiscono nelle nubi interstellari siano molto differenti, alla fine i risultati sono molto simili. Questo ed altri studi, come ad esempio uno recente condotto dallo stesso gruppo, che ha permesso di scoprire la presenza del glicole etilenico in Sgr B2, mostrano che la chimica prebiotica, cioè la formazione delle molecole di base necessarie allo sviluppo della vita, hanno luogo nelle nubi di gas e polveri interstellari molto tempo prima che la nebulosa collassi per formare una nuova stella e un nuovo sistema planetario. Ciò suggerisce l'esistenza di una chimica universale prebiotica grazie alla quale vengono sintetizzati dei composti, che, venendosi a trovare in un ambiente dove le condizioni ambientali sono adatte, possono dare origine a forme di vita elementare. La vita, sotto forma di forme biologiche semplici, dovrebbe quindi essere un fenomeno relativamente comune nell'universo. Durante le fasi di formazione, nelle parti più esterne di un sistema planetario la temperatura non dovrebbe raggiungere valori tali da distruggere ogni molecola prebiotica ed è proprio in queste regioni che per condensazione del materiale residuato dall'aggregazione dei pianeti hanno origine i nuclei cometari. Un forte supporto questo alla teoria della "panspermia", suggerita molti anni fa da Fred Hoyle e Chandra Wickramasinghe, secondo la quale la collisione di una cometa con un pianeta o il passaggio di questo attraverso una coda cometaria potrebbe portare alla disseminazione di materiale prebiotico, dal quale con il tempo, se l'ambiente è adatto, avrebbe la possibilità di svilupparsi la vita, come forse è accaduto alla Terra qualche centinaio di milioni di anni dopo la sua formazione.
[TSCOPY](*)INAF, Osservatorio di Torino [/TSCOPY]
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| Data: 8/12/2004
Autore: Mario Di Martino (*)
Fonte: La Stampa
Link: http://www.lastampa.it/_settimanali/tst/estrattore/tutto_scienze/art3.asp
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29-11-2008, 14.55.59
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Ciò non fa altro che confutare la mia teoria fin da quando ero bambina.
Briciole di biscotti del bambino sadico che sta giocando a "Il piccolo dio. Crea il tuo universo".
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29-11-2008, 15.42.36
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Citazione:
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Originalmente inviato da Alessandra
Ciò non fa altro che confutare la mia teoria fin da quando ero bambina.
Briciole di biscotti del bambino sadico che sta giocando a "Il piccolo dio. Crea il tuo universo".
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Dici ? ...c'e' anche l'odore del bruciato
http://notizie.it.msn.com/curiosita/...entid=10221980
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29-11-2008, 15.50.06
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vedo crozzazichìchi che canta:
'e tant ch'eggia vutà
e tant ch'eggià ggirà
che 'o doce a sott'a tazza fin mmocca m'adda arrivà'
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29-11-2008, 15.58.19
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29-11-2008, 20.58.07
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Citazione:
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Originalmente inviato da mormore
trovato qualche dolce precedente :
Giugno 20,2000 Questo ed altri studi, come ad esempio uno recente condotto dallo stesso gruppo, che ha permesso di scoprire la presenza del glicole etilenico in Sgr B2, mostrano che la chimica prebiotica, cioè la formazione delle molecole di base necessarie allo sviluppo della vita, hanno luogo nelle nubi di gas e polveri interstellari molto tempo prima che la nebulosa collassi per formare una nuova stella e un nuovo sistema planetario. Ciò suggerisce l'esistenza di una chimica universale prebiotica grazie alla quale vengono sintetizzati dei composti, che, venendosi a trovare in un ambiente dove le condizioni ambientali sono adatte, possono dare origine a forme di vita elementare. La vita, sotto forma di forme biologiche semplici, dovrebbe quindi essere un fenomeno relativamente comune nell'universo. Durante le fasi di formazione, nelle parti più esterne di un sistema planetario la temperatura non dovrebbe raggiungere valori tali da distruggere ogni molecola prebiotica ed è proprio in queste regioni che per condensazione del materiale residuato dall'aggregazione dei pianeti hanno origine i nuclei cometari. Un forte supporto questo alla teoria della "panspermia", suggerita molti anni fa da Fred Hoyle e Chandra Wickramasinghe, secondo la quale la collisione di una cometa con un pianeta o il passaggio di questo attraverso una coda cometaria potrebbe portare alla disseminazione di materiale prebiotico, dal quale con il tempo, se l'ambiente è adatto, avrebbe la possibilità di svilupparsi la vita, come forse è accaduto alla Terra qualche centinaio di milioni di anni dopo la sua formazione. [/size][/color][/font][color=Black]]
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Interessante teoria.
Passando dal macrocosmo al microcosmo, rimanendo in tema di prebiotici e pensando alla loro importanza per le funzioni della flora intestinale, mi tornano alla mente le considerazioni fatte da gruppi di medici i quali sostengono che la nostra salute dipenda in larga parte dal funzionamento del nostro intestino e reputano la disbiosi intestinale una delle cause primarie di numerossisime malattie croniche che affilggono l'uomo moderno.
Un breve studio al riguardo
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03-12-2008, 09.07.02
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Citazione:
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Originalmente inviato da Cilia
Interessante teoria.
Passando dal macrocosmo al microcosmo, rimanendo in tema di prebiotici e pensando alla loro importanza per le funzioni della flora intestinale, mi tornano alla mente le considerazioni fatte da gruppi di medici i quali sostengono che la nostra salute dipenda in larga parte dal funzionamento del nostro intestino e reputano la disbiosi intestinale una delle cause primarie di numerossisime malattie croniche che affilggono l'uomo moderno.
Un breve studio al riguardo
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Si anche se le teorie che ippotizzano uno sviluppo spontaneo sulla terra stessa non perdono in vigore :
Su "Science"
Il "brodo primordiale" rivisitato
Rianalizzando i campioni originali dello storico esperimento, i ricercatori sono riusciti a isolare, grazie alle tecniche odierne, molti più amminoacidi
Un gruppo di ricercatori dell' Università dell'Indiana, della Scripps Institution of Oceanography, della Carnegie Institution e del NASA Astrobiology Institute ha rianalizzato il classico esperimento di Stanley Miller sull'origine della vita, offrendo una nuova chiave di lettura di come i 'mattoni' costitutivi della vita possano essersi originati da eruzioni vulcaniche. I risultati dello studio sono stati pubblicati in un articolo ( The Miller Volcanic Spark Experiment) sull'ultimo numero di "Science", la stessa rivista che nel lontano 1953 ospitò lo storico resoconto di Miller ( A Production of Amino Acids Under Possible Primitive Earth Conditions). Nel classico esperimento di Miller sul "brodo primordiale" teorizzato da Aleksandr Oparin e da John Haldane erano stati mescolati metano, ammoniaca, vapore acqueo e idrogeno, per poi farvi scoccare una scintilla, in modo da simulare l'atmosfera delle Terra primitiva e gli effetti delle eruzioni vulcaniche. Miller poté così scoprire che nel giro di alcuni giorni si erano formati diversi composti organici, dimostrando che quell'atmosfera poteva aver dato origine alla vita.
Lo spunto per nuova la ricerca è stato dato a Jeffrey Bada, che ora insegna alla Scripps Institution, ma che negli anni sessanta fu allievo di Miller all'Università della California a San Diego, dal rinvenimento fra gli oggetti trovati nello studio di Miller dopo la sua morte, avvenuta lo scorso anno, di una serie di provette sigillate contenenti campioni originali degli esperimenti condotti dal grande chimico. Ma non solo: fra le sue carte è stata trovata anche la descrizione di due altri esperimenti che Miller non pubblicò, nonostante avessero consentito la produzione di un numero maggiore di amminoacidi rispetto all'esperimento la cui pubblicazione gli diede la fama.
Dall'analisi dei campioni originali dell'esperimento pubblicato, i ricercatori sono riusciti a isolare, grazie alle tecniche analitiche odierne, ben 14 amminoacidi e cinque ammine, contro i soli cinque amminoacidi (acido aspartico, glicina, acido alfa-amminobutirrico e due versioni dell'alanina) trovati da Miller. Nei campioni del secondo esperimento, non pubblicato, hanno invece scoperto 22 amminoacidi e cinque ammine, contro i 14 amminoacidi e cinque ammine isolati da Miller. Il terzo esperimento, anch'esso non pubblicato, aveva dato luogo a un numero minore di amminoacidi.
Secondo i ricercatori la scelta di non pubblicare gli altri due esperimenti, e segnatamente il secondo, può essere stata compiuta da Miller a causa della maggiore complessità dell'apparato sperimentale utilizzato, che all'epoca avrebbe potuto suscitare perplessità nei revisori della rivista "Science".
"Non ci sono molti esperimenti che possano essere considerati storicamente più famosi di quelli eseguiti da Miller - ha osservato Adam Johnson, che ha preso parte allo studio - essi hanno ridefinito il nostro pensiero sull'origine della vita, mostrando inequivocabilmente che i suoi mattoni costitutivi fondamentali potevano essere derivati da processi naturali."
fonte
La dinamica delle zolle crostali poteva essere già attiva
La Terra primordiale non era desolata
Prove indirette dell'esistenza di acqua liquida, forse oceani, risalenti a 4,2 miliardi di anni fa
«Io non sono cattiva. È che mi disegnano così». La frase di Jessica Rabbit potrebbe adattarsi alla Terra primordiale, quella di 4,2 miliardi di anni fa, poco più di 300 milioni di anni dopo la formazione del nostro pianeta. Finora si era sempre pensato, e illustrato, la Terra del periodo Adeano (4,5-3,85 miliardi di anni fa) più o meno come l'inferno: atmosfera irrespirabile, vulcani e lava da ogni parte, rocce fuse in fase di raffreddamento, assenza di acqua liquida e di vita di qualsiasi ordine e grado, enormi asteroidi (fino a 200-300 km di diametro) che periodicamente colpivano il pianeta squassandolo. Recenti scoperte ribaltano questa immagine e, anzi, ne emerge una opposta: meno asteroidi e comunque non in grado di estinguere del tutto le prime forme di vita (archea) che si erano formate, acqua liquida e forse oceani, rocce solide che avevano formato una crosta con l'inizio dell'attività tettonica, ossia il movimento delle placche e la formazione di continenti, come avviene ora. Insomma, non proprio un paradiso, ma un posto passabile.
ZIRCONI - Sul giornale scientifico Nature è comparso uno studio guidato dal professore di geochimica a Ucla (University of California Los Angeles) Mark Harrison in cui si portano prove dell'esistenza dell'attività tettonica terrestre già nei primi 500 milioni di anni della storia del pianeta. Analizzando con nuove tecniche estremamente sofisticate le inclusioni nei cristalli di zircone rinvenuti all'interno di rocce laviche dell'Australia occidentale risalenti a 3 miliardi di anni, si è scoperto che gli zirconi sono molto più vecchi (4-4,2 miliardi di anni) e si sono formati in una zona in cui il flusso di calore era di 75 milliwatt per metro quadro, di gran lunga inferiore a 200-300 milliwatt al metro quadro previsto per quel periodo geologico. L'unico ambiente possibile per la formazione di zirconi con un flusso di calore così basso è quello della zona di collisione tra placche tettoniche, come avviene oggi tra la placca di Nazca nell'oceano Pacifico che s'infila sotto il Sudamerica e va a formare la catena delle Ande grazie anche a temperature di fusione inferiori dovute alla grande presenza di acqua nelle rocce.
ACQUA LIQUIDA - Finora gli scienziati giudicavano impossibile l'esistenza nell'Adeano di una tettonica attiva, ma questo studio dimostra due cose: la presenza di vaste estensioni di acqua liquida (oceani o almeno mari) e rocce già solidificate, quindi un ambiente molto diverso da un pianeta infernale di vulcani, colate di lava e rocce bollenti.
NUOVI SCENARI - Questo studio apre quindi scenari nuovi per la storia dell'evoluzione. Le più antiche testimonianze di vita sono contenute in rocce di 3,83 miliardi di anni rinvenute in Groenlandia, come riporta martedì il New York Times. Ma a questo punto la presenza di crosta solida e acqua liquida (e un minore bombardamento di asteroidi, come risulta da recenti studi) viene spostata a un periodo di molto anteriore, fino a 4,4 miliardi di anni fa, concedendo così una fase molto più lunga per il periodo di incubazione delle prime forme di vita, come presume Stephen J. Mojzsis, professore di geologia all'Università del Colorado.
fonte
Una passeggiata virtuale
ps ...mossa dal tuo spunto ho trovato questo piccolo studio
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